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lunedì 29 dicembre 2014

VERSO IL 2015, AGRINSIEME EMILIA ROMAGNA ALLA NUOVA GIUNTA REGIONALE: “CHIUSE 1.900 AZIENDE AGRICOLE NELL’ULTIMO ANNO. DALLA ZOOTECNIA ALLA FRUTTICOLTURA ALLA BARBABIETOLA, BISOGNA CONVERGERE SU STRATEGIE DI VALORIZZAZIONE DEGLI AREALI PRODUTTIVI; GOVERNARE L’OFFERTA; OPERARE SU MODALITÀ DI DIFFERENZIAZIONE DEL PRODOTTO E ANDARE VERSO UNA MAGGIORE AGGREGAZIONE DEL SISTEMA”

Fonte: Agrinsieme Emilia - Romagna

Salutato Babbo Natale, gli agricoltori si apprestano ad archiviare l’orribile 2014 e a disegnare le linee guida del nuovo anno. Con un’incognita di nome Russia destinata ad influire in maniera sempre più decisiva sull’agricoltura dell’Emilia Romagna. “Chiuse 1.900 aziende agricole nell’ultimo anno. Dalla zootecnia alla frutticoltura finanche alla barbabietola, bisogna convergere su strategie di valorizzazione degli areali produttivi; governare l’offerta giocando un ruolo importante nella programmazione, organizzazione e commercializzazione; operare su modalità di differenziazione e innovazione del prodotto e andare verso una maggiore aggregazione del sistema”. E’ questa, in sintesi, la road map per il 2015 indirizzata alla nuova giunta regionale da Agrinsieme Emilia Romagna. Il raggruppamento che riunisce Confagricoltura, Cia, Fedagri-Confcooperative, Agci-Agrital e Legacoop Agroalimentare e conta in regione oltre 40mila imprese associate, fa il punto e chiude l’annata agraria soffermandosi su alcuni settori strategici dell’agroalimentare emiliano romagnolo:  
Pomodoro da industria: Netto incremento della produzione regionale del pomodoro da industria (+26 per cento rispetto all’anno precedente) su una superficie coltivata di 24.533 ettari complessivi, tuttavia la campagna 2014 si è chiusa con un andamento stagionale altalenante che ha portato una parte del distretto ad avere basse produzioni e prezzi ancora troppo volatili. “Un’annata condizionata da maltempo e problematiche fitosanitarie e flagellata dal calo delle rese e dall’applicazione dei parametri qualitativi” – commenta Guglielmo Garagnani, presidente regionale di Confagricoltura e coordinatore di Agrinsieme Emilia Romagna. Risultato: resa media per ettaro inferiore alla media triennale 2011-2013 (65,07 t/ha rispetto a 69,19 t/ha) e drastica riduzione degli introiti delle imprese agricole pari al 20%. “La trattativa con l’industria per il 2015 – incalza Garagnani - dovrà pertanto mettere al centro la scaletta dei parametri qualitativi per permettere all'agricoltore di avere un prezzo del prodotto più stabile”.  
Barbabietola da zucchero: La fase estiva della campagna bieticolo-saccarifera è stata caratterizzata da incessanti precipitazioni e da temperature al di sotto della media stagionale. Tali condizioni hanno indotto livelli polarimetrici medio bassi, accompagnati da buone performance in relazione alla resa in radici. Complessivamente, sono stati registrati in Emilia Romagna ottimi livelli produttivi: oltre 10 t/ha su una superficie coltivata di 27mila ettari. “Le frequenti piogge durante le fasi di raccolta e di conferimento del prodotto hanno purtroppo indotto rallentamenti nei programmi di consegna ed una conseguente maggiorazione dei costi per le aziende agricole. Nonostante queste criticità e avversità, il risultato è eccezionale: la barbabietola si dimostra una coltura insostituibile in Emilia Romagna e lo è ancora di più alla luce delle norme sul greening previste dalla nuova Politica Agricola Comunitaria che richiedono l’avvicendamento colturale” – precisa il coordinatore di Agrinsieme Emilia Romagna, Garagnani.
Frutticoltura e Vino: Raccolta frutticola in crescita (pesche, +3,6%; nettarine, + 21,7%; albicocche, +54,7%) rispetto ad un’annata 2013 assai scarsa ma prezzi pagati agli agricoltori di gran lunga inferiori ai costi di produzione (le pesche hanno toccato 16 centesimi al chilo; le pere, 20 centesimi). Produzione in caduta libera, invece, per i vini bianchi e rossi con indici negativi soprattutto in Romagna: il 2014 ha segnato una flessione complessiva del 6 per cento rispetto all’anno precedente. Sul fronte dei prezzi, si è evidenziato un drastico calo delle quotazioni, ben oltre il 10 per cento, con i vini di fascia medio bassa che hanno mostrato maggiori segni di sofferenza. Ad incidere sul trend negativo dell’annata vitivinicola anche l’aumento dei costi di produzione dovuto al protrarsi dell’estate “pazza” che ha richiesto interventi sanitari e agronomici extra. “Nel 2015 la produzione frutticola e vitivinicola dovrà concentrarsi – afferma Carlo Piccinini, presidente di Fedagri-Confcooperative Emilia Romagna - sulla valorizzazione dei prodotti e su una commercializzazione più strutturata capace di competere con gli altri paesi del bacino del Mediterraneo. Tra i nodi chiave, la distribuzione, i rapporti con la GDO e la promozione dell’export: nel settore ortofrutticolo in particolare, la fase di lavorazione e trasformazione è troppo onerosa se paragonata a quella della Spagna, causa l’alto costo del lavoro e dell’energia; servono inoltre misure concrete e coordinate come l’assicurazione del credito all’esportazione. Con una variabile da non sottovalutare: il crollo dell’export verso la Russia ha innescato effetti immediati e drammatici sull’agricoltura regionale e la crisi del rublo che si sta profilando – conclude Piccinini - renderà sempre più difficile il commercio con quell’area”.  
Zootecnia: L'intero aggregato zootecnico in Emilia Romagna ha ceduto in un anno il 7,4%: un risultato che ha comportato una flessione del 5,7% dei prezzi del bestiame vivo e le riduzioni del 9,2% dei prodotti lattiero caseari, oltre che dell'8% delle uova. I costi di allevamento hanno consentito di ridurre in parte le perdite soprattutto grazie alla flessione dei prezzi dei mangimi. Per quanto riguarda il comparto del latte ed i suoi derivati, prosegue la crisi di mercato con un calo delle quotazioni all’origine: -3,7% su base congiunturale e -0,7% su base tendenziale, principalmente a causa della debolezza persistente delle quotazioni del Parmigiano Reggiano pari ad un 15,8% in meno rispetto all’anno precedente. “Nel 2014 c’è stato solo un lieve incremento della produzione di forme (+0,7%), ma occorre – dichiara Antonio Dosi, presidente Cia Emilia Romagna - riequilibrare l’offerta di formaggio sul mercato attuando con velocità e rigore il trasferimento di latte ad altre destinazioni e puntando a recuperare l’insufficiente valorizzazione del prodotto oggetto di importanti flussi di esportazione”. Il settore suinicolo si sta disallineando dalle dinamiche dell’industria di trasformazione. Ciò penalizza la produzione agricola a livello dei prezzi dei suini da macellazione rispetto al 2013 (- 11,8%) ed in termini di produzione nazionale. “Occorre ricreare – continua Dosi - l’interesse della filiera ad uno sviluppo omogeneo della stessa, mantenendo le relazioni con gli altri mercati di importazione di prodotti integrativi e ricercando mercati esteri per la valorizzazione delle carni e dei trasformati realizzati secondo i percorsi di qualità tipici della tradizione suinicola regionale”. Il settore avicunicolo, quello con il maggior grado di integrazione produttiva e con il più alto tasso di autoapprovvigionamento, risente delle dinamiche dei consumi e del peso della distribuzione organizzata con cali significativi delle quotazioni di mercato (polli -10,1%; tacchini – 2,8%; uova -6,6%; conigli -20,3% rispetto all’anno precedente). Si reputa pertanto indispensabile mettere a valore l’attuale dimensione di filiera per costruire condizioni di maggiore stabilità dei redditi integrando gli attuali sbocchi interni con azioni mirate sui mercati esteri, al fine di mantenere vivaci le quotazioni nazionali trasferendo offerte eccedenti di prodotto. Persiste, infine, l’esigenza di ridare redditività all’allevamento bovino a fronte della perdita di valore del mercato per i capi nati all’estero ed allevati in Italia, caratterizzato da un calo delle macellazioni (-5,6% nei primi nove mesi del 2014), un calo medio delle quotazioni all'origine del 3% su base annua con punte molto negative per le vacche (-10%) e i vitelli (-7%). Tra gli obiettivi: rafforzare le due maggiori industrie di macellazione di carne bovina su territorio regionale e le loro filiere di trasformazione e commercializzazione, al fine di ricreare condizioni di convenienza per l’allevamento bovino da carne. Sul trend dei consumi, “la vendita delle carni bovine in Emilia Romagna - osserva Giovanni Luppi, presidente del Distretto Nord Italia Legacoop Agroalimentare - ha subito nel 2014 una flessione del 2-3% dovuta soprattutto al consolidarsi di una dieta alimentare alternativa. Si confermano invece segnali di stabilità nei consumi di salumi e insaccati, dove soccombe però il comparto più tradizionale a vantaggio di prodotti innovativi poveri di grassi”.

mercoledì 19 dicembre 2012

DDL STABILITA’: GUIDI (CONFAGRICOLTURA) IMPORTANTE PROROGA AL 2015 DEL CAMBIO DI REGIME FISCALE PER LE SOCIETA’ AGRICOLE

Fonte: Confagricoltura

“Un risultato importante, perché dà il tempo alle forze politiche di ripensare e annullare un provvedimento assolutamente antistorico”. E’ questo il commento del presidente della Confagricoltura Mario Guidi all’emendamento, contenuto nel Ddl Stabilità approvato oggi alla Camera, che proroga all’esercizio 2015 l’entrata in vigore della norma che impedisce alle società agricole di persone e capitali, che svolgono esclusivamente attività agricola, di optare per la determinazione del reddito su base catastale, piuttosto che a bilancio. La proroga al 2015, che sposta di due anni l’entrata in vigore del provvedimento (e di tre anni rispetto alla versione iniziale che ne prevedeva addirittura la retroattività al 2012) è un successo per Confagricoltura che, fin dall’inizio, ha contestato il provvedimento ritenendolo in contrasto con la libertà d’impresa e con gli obiettivi di crescita e modernizzazione del settore. “Una norma – spiega il presidente Guidi – che avrebbe scoraggiato definitivamente la nascita di nuove imprese agricole e che avrebbe avuto conseguenze gravissime per quelle già costituite, costrette a modificare il proprio regime fiscale dopo aver fatto piani di investimento sulla base di business plan di medio e lungo periodo.” “Attendiamo ora – conclude il presidente di Confagricoltura - il voto finale del Parlamento.”

giovedì 13 settembre 2012

VENDEMMIA 2012, IN CALO LA QUANTITÀ, MA TIENE LA QUALITÀ. LE PERDITE MAGGIORI NEI TERRITORI COLLINARI E PER LE VARIETÀ PRECOCI.

Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione  

Rabboni: si annuncia una vendemmia con profili di interesse. Il Lambrusco si conferma leader dell'export tra i vini emiliano-romagnoli. Da Bruxelles l'accordo per il prolungamento a dopo il 2015 dei diritti di impianto, mentre per la prima volta anche i produttori di vino potranno usufruire dei pagamenti diretti.

Bologna - Cala la quantità, ma non la qualità, che si preannuncia decisamente buona specialmente per i rossi e le varietà a maturazione più tardiva. E’ questo il dato più significativo della vendemmia 2012, ormai in corso specialmente per i vini bianchi, su tutto il territorio regionale e che sconta gli effetti, per quanto riguarda rese dei mosti e quantità di uva raccolta, di un’estate caldissima e siccitosa, che è andata a sommarsi alle gelate tardive del mese di aprile. Tuttavia, se le quantità si preannunciano tra le più basse degli ultimi anni, la qualità non dovrebbe destare preoccupazioni, grazie a un mese di settembre decisamente più favorevole, sia sotto il profilo delle precipitazioni che delle temperature, mentre proprio le alte temperature e l’assenza di piogge estive hanno contribuito a una forte concentrazione zuccherina e a una totale assenza di parassiti e muffe. “Si annuncia una vendemmia che, al netto del calo di produzione, presenta profili interessanti, anche sotto il profilo dei prezzi – ha detto l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni che oggi a Sorbara (Mo) ha visitato la Cantina Paltrinieri– in particolare per il Lambrusco che conferma il suo ruolo di leader dell’export di vini emiliano-romagnoli. Questa fase positiva ha dietro il lavoro di rinnovamento commerciale e produttivo delle aziende, ma anche l’impegno della Regione. Dal 2007 a oggi le risorse pubbliche per il settore vitivinicolo sono state superiori ai 190 milioni di euro e sono andate essenzialmente al rinnovo dei vigneti, alla modernizzazione delle cantine e alla promozione. Oggi in Emilia-Romagna ci sono 4.300 ettari di nuovi vigneti, mentre ne sono stati estirpati 3 mila non più produttivi." Rabboni ha anche annunciato tre “buone notizie per il comparto vitivinicolo” in arrivo da Bruxelles nell’ambito della riforma della Pac. Si tratta della possibilità per i produttori di vino di usufruire per la prima volta dei pagamenti diretti; del raggiunto accordo sul “greening” che esonera i viticoltori dall’obbligo di destinare il 7% del loro territorio aziendale alle pratiche ambientali e dell’orientamento ormai prevalente tra i diversi stati di prorogare i diritti di impianto a dopo il 2015. Per il 2012 la produzione di vino in Emilia-Romagna dovrebbe attestarsi – secondo le stime di Assoenologi - intorno ai 6 milioni 130 mila ettolitri contro i 6 milioni 455 mila ettolitri del 2011. Una riduzione del 5%, che potrebbe raggiungere il 10% in Emilia. La situazione comunque non è omogenea sul territorio regionale. A subire gli effetti dell’anomalo andamento meteo-climatico sono stati infatti soprattutto i territori collinari, non serviti da impianti di irrigazione e le varietà più precoci raccolte già ad agosto. Decisamente migliore la situazione per i vigneti di pianura, soccorsi da adeguate irrigazioni, e per le varietà più tardive, che proprio in questi giorni possono completare regolarmente la maturazione, Lambrusco e Sangiovese in testa.

In crescita l’export del 15,8%. Il Lambrusco “re” dell’export emiliano-romagnolo. La Regione sostiene la proposta di disciplinare IGT “Emilia”
 Ammontano a oltre 7 milioni di euro le risorse stanziate nel 2012 dalla Regione Emilia-Romagna per sostenere la promozione sui mercati esteri e la vendita diretta dal produttore al consumatore. A fronte di un costante calo dei consumi interni, acuito anche dalla difficile congiuntura economica nazionale, l’export costituisce un canale fondamentale, in crescita anche nel 2011 del 15,8% (contro un dato nazionale del 12,4%) per un fatturato di oltre 306 milioni di euro. Tra i vini più apprezzati sui mercati esteri vi è sicuramente il Lambrusco che copre tra il 60 e il 70% in valore del totale delle esportazioni di vini regionali. Un dato di per sé indicativo del crescente successo di questo vino, che negli ultimi ha visto un notevole miglioramento qualitativo grazie al rinnovamento dei vigneti e all’innovazione tecnologica e che può vantare un ottimo rapporto-qualità prezzo. Oggi uno dei problemi del Lambrusco, a fronte di numerosi casi di contraffazione, è quello di garantire l'autenticità e la tipicità di un vino che deve derivare, almeno per l'85%, da uve della stessa Igt, compresa la fase di dolcificazione. Proprio per questo il Consorzio per la tutela vini dell’Emilia, con il forte sostegno della Regione Emilia-Romagna, ha rinnovato al Comitato nazionale vini, dopo una prima bocciatura, la proposta di disciplinare IGT “Emilia”, che prevede l’obbligo, da gennaio 2013, di produrre il Lambrusco IGT nelle Province dove sono prodotte le uve (ovvero tutto il territorio della Regione Emilia – Romagna con l’esclusione della Provincia di Rimini e le province lombarde di Mantova e Cremona). Una prima risposta è attesa per il 18 settembre quando si riunirà la Commissione tecnico normativa del Comitato nazionale.

La vendemmia 2012 in Emilia
In Provincia di Piacenza le uve destinate alle basi spumanti sono state raccolte con un leggero anticipo rispetto alla normalità. Le uve bianche in particolare hanno subito una perdita di peso, che si attesta, secondo le stime, intorno al 15%, dovuta esclusivamente al gran caldo che ha caratterizzato i mesi di luglio ed agosto. Più contenuto il calo previsto per le uve rosse – Barbera e Bonarda - che dovrebbero beneficiare delle migliori condizioni meteo climatiche di settembre. La vendemmia del 2012 è iniziata a Parma circa a metà agosto con le uve Chardonnay che hanno dato una resa in vigna buona, ma con rese basse alla spremitura per lo scarso contenuto di acqua provocato dal gran caldo. Rese in vigna basse (-20%) anche per Moscato e Sauvignon. In cantina la qualità è buona. Nel Reggiano per l’Ancellotta è previsto un calo produttivo del 15 - 20%, mentre per le uve Lambrusco si dovrebbero invece confermare i volumi della scorsa vendemmia. Per quanto attiene i vini bianchi di collina, sono già pressoché ultimate le operazioni di vendemmia per Spergola, Chardonnay e Pinot; si stima una riduzione della produzione di uva attorno al 20 – 25% rispetto al 2011 ed un calo della resa di trasformazione in vino del 5 - 8 %. Simile la situazione in provincia di Modena, con cali della produzione intorno al 5-10% ma con una qualità decisamente buona. La vendemmia del Pignoletto è praticamente terminata; le uve si presentano in buono stato in quanto la quasi totalità dei vigneti è dotata di impianti di irrigazione a goccia. Per i Lambruschi l’equilibrio dei costituenti appare ottimale per ottenere un vino ricco di profumi, grazie anche alle piogge di inizio settembre e al calo delle temperature che permetteranno un ottimale completamento della maturazione. Nel Bolognese si riferiscono cali quantitativi anche del 30-50%, con difficoltà particolari per le uve destinate alla spumantizzazione. Le piogge settembrine hanno dato sollievo ai vigneti e riequilibrato la situazione in particolare per i vigneti a bacca rossa.

In calo la superficie complessiva, ma aumenta quella media aziendale. In aumento le richieste per la ristrutturazione e la riconversione dei vigneti
Al 31 agosto 2012 erano presenti in regione 23.238 aziende con vigneti per una superficie complessiva di 51.652 ettari. Si tratta di un dato complessivamente in calo (nel 2010 la coltura della vite sfiorava i 56 mila ettari, nel 2000 i 60 mila) anche per gli incentivi all’ estirpazione dei vigneti concessi dalla UE. Va tuttavia notato che il settore presenta negli ultimi anni caratteristiche di grande dinamicità, con una spiccata propensione agli investimenti e all’ammodernamento aziendale. Significativo è ad esempio il fatto che la superficie media aziendale coltivata a vite sia in 10 anni (dal 2000 al 2010) passata da 1,35 a 2,21 ettari e che nel 2012 abbiano fatto registrare un significativo aumento le domande per la ristrutturazione e la riconversione dei vigneti: 989 in totale per una superficie interessata di 1.437 ettari e un contributo complessivo di oltre 12 milioni 250 mila euro. Risorse queste che sono andate pressoché integralmente a interventi per la meccanizzazione del vigneto in pianura. Dal 2009 la riconversione e la ristrutturazione dei vigneti ha interessato circa 4.335 ettari.



Le superfici vitate in Emilia Romagna: 
www.agrestetv.it/documenti/Le superfici vitate in Emilia.doc