Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che la Conferenza Stato Regioni di oggi ha approvato all'unanimità alcuni importanti provvedimenti relativi al settore agricolo, come il Piano assicurativo 2016, l’istituzione del Sistema di consulenza aziendale in agricoltura, la rideterminazione dei consumi medi dei prodotti petroliferi impiegati nei lavori agricoli e l’aggiornamento delle norme sulla condizionalità.
Per quanto riguarda il Piano assicurativo, sono state consolidate le innovazioni introdotte negli ultimi anni, mirate a orientare le scelte degli agricoltori secondo gli obiettivi fissati dal Programma nazionale di sviluppo rurale, approvato dalla Commissione europea lo scorso novembre. In particolare, è stato ampliato l’elenco delle colture assicurabili con l’inserimento di colture di recente introduzione come il goji, la quinoa, i funghi coltivati, la soia edamame ed il mango in Sicilia. Sono state ulteriormente specificate, inoltre, alcune colture già presenti nell’elenco, per consentire la stipula di polizze più aderenti alle esigenze delle imprese. Le colture da biomassa sono state separate in graminacee autunno vernine, mais e sorgo, mentre le insalate suddivise in lattuga, cicorie ed indivia.
Per il settore zootecnico, le novità riguardano l’introduzione della garanzia per la mancata produzione di miele a causa di eventi meteorologici avversi, l’ampliamento dell’elenco delle epizoozie assicurabili a carico degli allevamenti avicoli e le serre per fungicoltura tra le strutture assicurabili.
È stata inoltre prevista un’agevolazione contributiva per i nuovi assicurati per i primi tre anni di adesione al sistema assicurativo, il termine di sottoscrizione delle polizze a ciclo autunno-primaverile e delle colture permanenti è stato spostato dal 31 marzo al 30 aprile. Sono stati innalzati i tetti massimi ai parametri contributivi per nesti di vite, piante di vite Portinnesto, vivai di Vite, e confermati quelli per il resto delle colture.
“Ringrazio le Regioni per il lavoro perché quello di oggi è un passaggio importante per il settore, soprattutto per quanto riguarda l’approvazione del piano assicurativo 2016 che – ha dichiarato il Ministro Martina - rappresenta un concreto strumento di tutela del reddito delle imprese, in vista dell’avvio della nuova campagna. Procederemo ora con l’attivazione delle altre misure di gestione dei rischi del programma nazionale, come i fondi di mutualizzazione e la stabilizzazione dei redditi. In questo modo le imprese potranno disporre di un set di strumenti integrati garantendo una migliore sostenibilità dei processi di crescita e di adattamento ai cambiamenti climatici”.
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giovedì 17 dicembre 2015
lunedì 23 febbraio 2015
LA CONFERENZA STATO-REGIONI APPROVA NUOVO DM DI APPLICAZIONE DELLA PAC. AGRINSIEME DICE NO: “SI INTRODUCONO RESTRIZIONI A DECISIONI GIÀ PRESE”.
Fonte: Agrinsieme
La Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera al decreto ministeriale di applicazione dei pagamenti diretti Pac per il 2015. Il decreto doveva definire le norme applicative di quanto deciso dall’Italia e notificato a Bruxelles il 1° agosto 2014; in realtà su due aspetti fondamentali va al di là di questo e introduce in modo retroattivo delle forti restrizioni alle decisioni prese lo scorso anno. Infatti, sui premi accoppiati per il latte introduce il criterio secondo cui il pagamento accoppiato è destinato solo “ai produttori per i capi appartenenti ad allevamenti iscritti ai libri genealogici o nel Registro anagrafico e sottoposti ai controlli funzionali, che partoriscono nell’anno…”. Per Agrinsieme si tratta “di una restrizione inaccettabile che penalizza, gli allevamenti andando, tra l’altro, contro la logica dei regolamenti europei sui pagamenti accoppiati, che è quella di sostenere settori in difficoltà”. L’altra restrizione retroattiva, ad avviso del coordinamento tra Cia, Confagricoltura ed Alleanza delle Cooperative agroalimentari, riguarda “l’agricoltore attivo”: il DM prevede che tutte le partite Iva attivate “in campo agricolo” dopo il 1° agosto 2014 devono dimostrare di rispettare le condizioni dell’art.13 del Regolamento Ue 639/2014, cioè che l’attività agricola ‘non sia insignificante’”. “Questa nuova versione modifica in modo significativo – commenta Agrinsieme - i deliberati precedenti e crea pesanti oneri burocratici, perché comporta, per gli agricoltori che ricadono in questa condizione, la verifica dei ricavi agricoli ed extra agricoli. Peraltro, i criteri per definire che l’attività agricola sia ‘insignificante’ non sono del tutto definiti dai regolamenti comunitari e quindi permangono margini di incertezza”. Agrinsieme si oppone fortemente a queste misure e sta verificando la possibilità di un’azione in sede comunitaria su un provvedimento che appare “discriminatorio perché crea disuguaglianze tra ‘tipologie’ di agricoltori”.
La Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera al decreto ministeriale di applicazione dei pagamenti diretti Pac per il 2015. Il decreto doveva definire le norme applicative di quanto deciso dall’Italia e notificato a Bruxelles il 1° agosto 2014; in realtà su due aspetti fondamentali va al di là di questo e introduce in modo retroattivo delle forti restrizioni alle decisioni prese lo scorso anno. Infatti, sui premi accoppiati per il latte introduce il criterio secondo cui il pagamento accoppiato è destinato solo “ai produttori per i capi appartenenti ad allevamenti iscritti ai libri genealogici o nel Registro anagrafico e sottoposti ai controlli funzionali, che partoriscono nell’anno…”. Per Agrinsieme si tratta “di una restrizione inaccettabile che penalizza, gli allevamenti andando, tra l’altro, contro la logica dei regolamenti europei sui pagamenti accoppiati, che è quella di sostenere settori in difficoltà”. L’altra restrizione retroattiva, ad avviso del coordinamento tra Cia, Confagricoltura ed Alleanza delle Cooperative agroalimentari, riguarda “l’agricoltore attivo”: il DM prevede che tutte le partite Iva attivate “in campo agricolo” dopo il 1° agosto 2014 devono dimostrare di rispettare le condizioni dell’art.13 del Regolamento Ue 639/2014, cioè che l’attività agricola ‘non sia insignificante’”. “Questa nuova versione modifica in modo significativo – commenta Agrinsieme - i deliberati precedenti e crea pesanti oneri burocratici, perché comporta, per gli agricoltori che ricadono in questa condizione, la verifica dei ricavi agricoli ed extra agricoli. Peraltro, i criteri per definire che l’attività agricola sia ‘insignificante’ non sono del tutto definiti dai regolamenti comunitari e quindi permangono margini di incertezza”. Agrinsieme si oppone fortemente a queste misure e sta verificando la possibilità di un’azione in sede comunitaria su un provvedimento che appare “discriminatorio perché crea disuguaglianze tra ‘tipologie’ di agricoltori”.
venerdì 20 febbraio 2015
MIPAAF: CONFERENZA STATO-REGIONI APPROVA NUOVO DECRETO MINISTERIALE SU APPLICAZIONE NUOVA PAC
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che la Conferenza Stato Regioni ha approvato ieri il decreto che completa il quadro normativo nazionale di attuazione della riforma della Politica agricola comune fino al 2020 per i pagamenti diretti, che valgono per l’Italia circa 27 miliardi di euro totali. Il nuovo provvedimento modifica ed integra il decreto del 18 novembre 2014, completando le norme su attività agricola, agricoltore in attività, mantenimento delle superfici agricole, attività minima su quelle naturalmente mantenute, calcolo del valore dei diritti all’aiuto e alcuni adempimenti connessi al greening. “Con questo provvedimento – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina – diamo certezze agli agricoltori in un passaggio delicato come quello dell’applicazione della nuova Pac. Non è la riforma che avremmo voluto, ma dobbiamo impiegare al meglio tutte le risorse che abbiamo a disposizione soprattutto per la tutela dei redditi degli agricoltori. Ora siamo al lavoro per semplificare: entro marzo vogliamo essere pronti con la prima domanda per gli aiuti precompilata online. Per 700mila aziende significherà rendere semplice come un click la dichiarazione per i fondi europei, tagliando il peso burocratico e restituendo tempo alle imprese”.
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che la Conferenza Stato Regioni ha approvato ieri il decreto che completa il quadro normativo nazionale di attuazione della riforma della Politica agricola comune fino al 2020 per i pagamenti diretti, che valgono per l’Italia circa 27 miliardi di euro totali. Il nuovo provvedimento modifica ed integra il decreto del 18 novembre 2014, completando le norme su attività agricola, agricoltore in attività, mantenimento delle superfici agricole, attività minima su quelle naturalmente mantenute, calcolo del valore dei diritti all’aiuto e alcuni adempimenti connessi al greening. “Con questo provvedimento – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina – diamo certezze agli agricoltori in un passaggio delicato come quello dell’applicazione della nuova Pac. Non è la riforma che avremmo voluto, ma dobbiamo impiegare al meglio tutte le risorse che abbiamo a disposizione soprattutto per la tutela dei redditi degli agricoltori. Ora siamo al lavoro per semplificare: entro marzo vogliamo essere pronti con la prima domanda per gli aiuti precompilata online. Per 700mila aziende significherà rendere semplice come un click la dichiarazione per i fondi europei, tagliando il peso burocratico e restituendo tempo alle imprese”.
venerdì 28 novembre 2014
DIGESTATO, MIPAAF-MATTM: APPROVATO DECRETO IN CONFERENZA STATO REGIONI
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Ministero delle Politiche agricole e il Ministero dell’Ambiente comunicano che oggi, in sede di Conferenza Stato Regioni, è stato approvato lo schema di decreto sulla revisione delle norme relative alla gestione degli effluenti di allevamento e sull’utilizzazione agronomica del digestato, prodotto dagli impianti di digestione anaerobica. Il provvedimento in questione è frutto di un’approfondita istruttoria, a cui hanno preso parte le Regioni, i Ministeri dell’Ambiente e della Salute e le Associazioni di categoria.
Nel merito il provvedimento prevede:
a) bipartizione del digestato in agrozootecnico ed agroindustriale;
b) condizioni di parificazione ai concimi di origine chimica, attraverso un’esecuzione di analisi chimiche al digestato in uscita dagli impianti ed il calcolo dell’azoto tramite l’effettivo fabbisogno delle colture, così da garantire il rispetto dell’ambiente;
c) divieto di utilizzazione agronomica del digestato in caso di immissione negli impianti di colture che provengano dai siti di bonifica;
d) flessibilità della collocazione temporale del periodo obbligatorio di 60 giorni di divieto di spandimento degli effluenti;
e) introduzione di una graduale limitazione all’uso di colture no food alternative all’utilizzazione agricola dei terreni coltivati.
“Con il decreto – ha dichiarato il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti – si individua la soluzione giusta per rafforzare la sostenibilità ambientale delle produzioni agricole, consentendo allo stesso tempo una diversificazione delle attività che rappresenta una novità positiva di crescita per le imprese. Le aziende potranno infatti valorizzare gli scarti di produzione e produrre energia da fonti alternative, operando in linea con gli obiettivi energetici italiani ed europei”. “Abbiamo risolto definitivamente una questione aperta da troppo tempo come quella sul digestato. Ora siamo pronti – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina – per un intervento sulle zone vulnerabili e ci impegniamo entro poche settimane a presentare richiesta alla Commissione europea. Insieme al Ministero dell’Ambiente proseguiremo il lavoro di concerto per una revisione della Direttiva Nitrati, per adeguarla ai più recenti studi scientifici, che hanno dimostrato il limitato contributo del settore agricolo a questo tipo di inquinamento delle acque”.
Il Ministero delle Politiche agricole e il Ministero dell’Ambiente comunicano che oggi, in sede di Conferenza Stato Regioni, è stato approvato lo schema di decreto sulla revisione delle norme relative alla gestione degli effluenti di allevamento e sull’utilizzazione agronomica del digestato, prodotto dagli impianti di digestione anaerobica. Il provvedimento in questione è frutto di un’approfondita istruttoria, a cui hanno preso parte le Regioni, i Ministeri dell’Ambiente e della Salute e le Associazioni di categoria.
Nel merito il provvedimento prevede:
a) bipartizione del digestato in agrozootecnico ed agroindustriale;
b) condizioni di parificazione ai concimi di origine chimica, attraverso un’esecuzione di analisi chimiche al digestato in uscita dagli impianti ed il calcolo dell’azoto tramite l’effettivo fabbisogno delle colture, così da garantire il rispetto dell’ambiente;
c) divieto di utilizzazione agronomica del digestato in caso di immissione negli impianti di colture che provengano dai siti di bonifica;
d) flessibilità della collocazione temporale del periodo obbligatorio di 60 giorni di divieto di spandimento degli effluenti;
e) introduzione di una graduale limitazione all’uso di colture no food alternative all’utilizzazione agricola dei terreni coltivati.
“Con il decreto – ha dichiarato il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti – si individua la soluzione giusta per rafforzare la sostenibilità ambientale delle produzioni agricole, consentendo allo stesso tempo una diversificazione delle attività che rappresenta una novità positiva di crescita per le imprese. Le aziende potranno infatti valorizzare gli scarti di produzione e produrre energia da fonti alternative, operando in linea con gli obiettivi energetici italiani ed europei”. “Abbiamo risolto definitivamente una questione aperta da troppo tempo come quella sul digestato. Ora siamo pronti – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina – per un intervento sulle zone vulnerabili e ci impegniamo entro poche settimane a presentare richiesta alla Commissione europea. Insieme al Ministero dell’Ambiente proseguiremo il lavoro di concerto per una revisione della Direttiva Nitrati, per adeguarla ai più recenti studi scientifici, che hanno dimostrato il limitato contributo del settore agricolo a questo tipo di inquinamento delle acque”.
venerdì 8 febbraio 2013
APPROVATO IL PIANO RIASSICURATIVO AGRICOLO 2013
FONTE: MIPAAF
La Conferenza Stato Regioni ha approvato il piano
riassicurativo per il 2013, presentato dal Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali con l’obiettivo di sostenere la competitività delle
imprese agricole riducendo le conseguenze delle avversità atmosferiche,
attraverso lo strumento della riassicurazione dei rischi agricoli agevolati
contrattati dalle imprese di assicurazione e una maggiore flessibilità e
capacità di adattamento alle novità introdotte dal Piano assicurativo
recentemente approvato dalla stessa Conferenza.
Con il nuovo Piano riassicurativo vengono stabilite
nuove modalità operative del Fondo di riassicurazione dei rischi agricoli, al
fine di aumentare la diffusione di prodotti assicurativi presso le imprese e
realizzare economie di scala tali da ridurre il costo dei premi pagati dagli
agricoltori.
Le principali novità introdotte riguardano
l’ampliamento delle tipologie di polizze riassicurabili, incluse tutte polizze
sperimentali ed innovative compatibili con la normativa comunitaria, evitando
vincoli a tipologie contrattuali prefissate.
Non sarà infatti più obbligatorio ricorrere a forme
di riassicurazione prestabilite sulla base delle diverse tipologie di polizza,
ma potranno essere utilizzate tutte le tecniche riassicurative presenti sui
mercati internazionali, ampliando l’offerta e la concorrenza dei prodotti
assicurativi, con conseguente diminuzione dei costi di riassicurazione.
Infine, il precedente sistema di riassicurazione che obbligava
il Fondo a ricorrere ad un meccanismo riassicurativo proporzionale per le
polizze multi rischio e che ne frenava lo sviluppo è stato superato, prevedendo
la possibilità di ricorrere alla riassicurazione non proporzionale “stop loss”,
che è invece in grado di incrementare la leva riassicurativa e gli effetti
sulle polizze multi rischio incentivate dal Piano assicurativo, anche in
termini di contribuzione, in quanto unica tipologia assicurativa che consente
di prendere in considerazione i rischi catastrofali, come siccità e alluvioni.
Il Piano riassicurativo agricolo 2013 è stato
notificato alla Commissione Europea il 18 gennaio scorso, per la verifica della
compatibilità alla normativa sugli aiuti di Stato. La sua entrata in vigore
consentirà un incremento nella diffusione delle polizze innovative quali
strumento della gestione del rischio a disposizione delle imprese agricole.
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venerdì 25 gennaio 2013
APPROVATO IL NUOVO PIANO ASSICURATIVO AGRICOLO 2013, OPPORTUNITA’ IMPORTANTI PER L’AGRICOLTURA ITALIANA
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il piano assicurativo agricolo 2013, approvato il 24 Gennaio dalla Conferenza Stato-Regioni, pone le basi per consentire alle imprese agricole di cogliere appieno le opportunità offerte dalla riforma della Politica Agricola Comune. Il Piano è stato predisposto con il fattivo contributo delle parti interessate e si caratterizza per alcuni aspetti innovativi, in grado di orientare le scelte degli agricoltori.
In particolare:
- abbandono del sostegno alle polizze monorischio e concentrazione delle risorse pubbliche, comunitarie e nazionali, sulle forme più complete di copertura dei rischi (pluri e multi), mediante rimodulazione delle percentuali massime di intervento;
- maggiori incentivi ai nuovi assicurati;
- differenziazione tra eventi catastrofali, come ad esempio la siccità, da quelli sistemici, come la grandine, per consentire una migliore sostenibilità del sistema ed una maggiore propensione delle imprese assicurative a prendere in carico i rischi;
- possibilità per le imprese agricole di indirizzare la copertura assicurativa verso i rischi che hanno concreta possibilità di verificarsi nei territori di riferimento;
- associazione del rischio “colpo di sole” con quello di “venti sciroccali” e “gelo/brina” con “sbalzi termici”, per garantire una migliore distribuzione territoriale dei rischi stessi;
- ampliamento delle possibilità assicurative per la zootecnia, come ad esempio le riduzioni di produzione di latte bovino a seguito di squilibri termo igrometrici, introdotte a livello sperimentale;
- possibilità per i maidicoltori di assicurare le produzioni contro le fitopatie responsabili delle aflatossine nel mais. Le novità introdotte favoriscono, inoltre, il progressivo allargamento territoriale dello strumento assicurativo alle Regioni del Centro Sud, dove solo un esiguo numero di imprese aderisce alle coperture agevolate dei rischi che, alla luce di ciò che è avvenuto negli ultimi anni, rappresentano l’unico strumento in grado di dare risposte adeguate alle gravi conseguenze delle avversità atmosferiche, che sempre più spesso colpiscono i tali territori.
Allo strumento assicurativo dovranno poi essere affiancati, in maniera complementare, i fondi di mutualizzazione, previsti nella riforma PAC, per consentire alle imprese agricole di governare anche quei rischi a fronte dei quali non è attualmente possibile sottoscrivere polizze agevolate e la cui gestione, nell’ambito della nuova programmazione comunitaria, è affidata proprio a queste misure di intervento, come ad esempio lo strumento per la stabilizzazione dei redditi. Lo sviluppo di un sistema moderno di gestione dei rischi a disposizione delle imprese agricole costituisce uno degli elementi essenziali per garantirne la competitività nei mercati caratterizzati da elevata volatilità ed in continua evoluzione come quelli agricoli, senza trascurarne gli elementi di qualità e territorialità che delineano i punti di forza di molte nostre imprese.
Il piano assicurativo agricolo 2013, approvato il 24 Gennaio dalla Conferenza Stato-Regioni, pone le basi per consentire alle imprese agricole di cogliere appieno le opportunità offerte dalla riforma della Politica Agricola Comune. Il Piano è stato predisposto con il fattivo contributo delle parti interessate e si caratterizza per alcuni aspetti innovativi, in grado di orientare le scelte degli agricoltori.
In particolare:
- abbandono del sostegno alle polizze monorischio e concentrazione delle risorse pubbliche, comunitarie e nazionali, sulle forme più complete di copertura dei rischi (pluri e multi), mediante rimodulazione delle percentuali massime di intervento;
- maggiori incentivi ai nuovi assicurati;
- differenziazione tra eventi catastrofali, come ad esempio la siccità, da quelli sistemici, come la grandine, per consentire una migliore sostenibilità del sistema ed una maggiore propensione delle imprese assicurative a prendere in carico i rischi;
- possibilità per le imprese agricole di indirizzare la copertura assicurativa verso i rischi che hanno concreta possibilità di verificarsi nei territori di riferimento;
- associazione del rischio “colpo di sole” con quello di “venti sciroccali” e “gelo/brina” con “sbalzi termici”, per garantire una migliore distribuzione territoriale dei rischi stessi;
- ampliamento delle possibilità assicurative per la zootecnia, come ad esempio le riduzioni di produzione di latte bovino a seguito di squilibri termo igrometrici, introdotte a livello sperimentale;
- possibilità per i maidicoltori di assicurare le produzioni contro le fitopatie responsabili delle aflatossine nel mais. Le novità introdotte favoriscono, inoltre, il progressivo allargamento territoriale dello strumento assicurativo alle Regioni del Centro Sud, dove solo un esiguo numero di imprese aderisce alle coperture agevolate dei rischi che, alla luce di ciò che è avvenuto negli ultimi anni, rappresentano l’unico strumento in grado di dare risposte adeguate alle gravi conseguenze delle avversità atmosferiche, che sempre più spesso colpiscono i tali territori.
Allo strumento assicurativo dovranno poi essere affiancati, in maniera complementare, i fondi di mutualizzazione, previsti nella riforma PAC, per consentire alle imprese agricole di governare anche quei rischi a fronte dei quali non è attualmente possibile sottoscrivere polizze agevolate e la cui gestione, nell’ambito della nuova programmazione comunitaria, è affidata proprio a queste misure di intervento, come ad esempio lo strumento per la stabilizzazione dei redditi. Lo sviluppo di un sistema moderno di gestione dei rischi a disposizione delle imprese agricole costituisce uno degli elementi essenziali per garantirne la competitività nei mercati caratterizzati da elevata volatilità ed in continua evoluzione come quelli agricoli, senza trascurarne gli elementi di qualità e territorialità che delineano i punti di forza di molte nostre imprese.
mercoledì 26 settembre 2012
MACFRUT, RABBONI: "AL PIÙ PRESTO UNA NORMATIVA COMUNE EUROPEA PER RIEQUILIBRARE I RAPPORTI TRA I PRODUTTORI AGRICOLI E LA GRANDE DISTRIBUZIONE. PORRÒ IL TEMA IN CONFERENZA STATO-REGIONI E AL MINISTRO CATANIA"
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione
Bologna- "Per favorire una più equa distruzione del reddito all’interno della filiera e una maggiore trasparenza nei rapporti commerciali tra produzione agricola e grande distribuzione, rapporti oggigiorno troppo squilibrati a tutto vantaggio della Gdo, occorre giungere al più presto ad una normativa comune europea, anche per evitare il rischio di una penalizzazione dei produttori italiani da parte dei grandi gruppi distributivi internazionali, che hanno la possibilità di approvvigionarsi in tutta l’Ue”. Lo ha affermato l’assessore regionale all’agricoltura dell’Emilia-Romagna, Tiberio Rabboni, al convegno organizzato dalla Regione, in collaborazione con Cesena Fiera, che ha aperto oggi l’edizione 2012 di Macfrut, la rassegna internazionale dell’ortofrutta. Dopo aver espresso soddisfazione per il risultato conseguito con il varo del decreto applicativo dell’articolo 62 del decreto liberalizzazioni del gennaio scorso, decreto che fissa alcuni precisi “paletti” nella disciplina dei rapporti commerciali tra produzione agricola, industria di trasformazione e grandi catene distributive (obbligo di contratti scritti tra la parti, garanzie sui tempi di pagamento e divieto di pratiche sleali) e che entrerà in vigore dal 24 ottobre prossimo, Rabboni ha insistito sulla necessità di arrivare rapidamente ad un allineamento della regolamentazione in materia all’interno dei singoli Stati membri, attraverso il varo di una normativa comune a livello comunitario. “C’è un evidente scarto - ha rimarcato l’assessore – tra la consapevolezza della necessità di un intervento legislativo per riequilibrare la situazione con regole chiare che tutelino l’anello più debole della filiera, cioè i produttori agricoli, e l’effettiva realtà”. “Proprio per questo – ha concluso – a fronte del fatto che la decisione europea tarda ad arrivare, proporrò alla Conferenza Stato – Regioni e al Ministro Catania di sollecitare la Commissione Ue a muoversi rapidamente in questa direzione”.
Gli appuntamenti della Regione al Macfrut
Nel pomeriggio di domani, giovedì 27 settembre, presso lo stand della Regione Emilia-Romagna al padiglione D si terranno due incontri dedicati, il primo, ad illustrare gli aspetti salienti che hanno caratterizzato l'attivazione in Emilia-Romagna della Ocm ortofrutticola nel triennio 2009-2011, il secondo per presentare le novità in campo fitosanitario. Venerdì 28, infine, spazio ancora ai temi fitosanitari con la tavola rotonda in sala Verde dedicata a “La certificazione delle piante da frutto alla luce delle nuove norme europee sulla qualità”. Tra le iniziative da segnalare i tre appuntamenti, ormai tradizionali, realizzati nello stand, al mattino, con gli studenti di diversi istituti di interesse agrario per una piacevole discussione sui temi della qualità e delle produzioni ortofrutticole regionali.
Bologna- "Per favorire una più equa distruzione del reddito all’interno della filiera e una maggiore trasparenza nei rapporti commerciali tra produzione agricola e grande distribuzione, rapporti oggigiorno troppo squilibrati a tutto vantaggio della Gdo, occorre giungere al più presto ad una normativa comune europea, anche per evitare il rischio di una penalizzazione dei produttori italiani da parte dei grandi gruppi distributivi internazionali, che hanno la possibilità di approvvigionarsi in tutta l’Ue”. Lo ha affermato l’assessore regionale all’agricoltura dell’Emilia-Romagna, Tiberio Rabboni, al convegno organizzato dalla Regione, in collaborazione con Cesena Fiera, che ha aperto oggi l’edizione 2012 di Macfrut, la rassegna internazionale dell’ortofrutta. Dopo aver espresso soddisfazione per il risultato conseguito con il varo del decreto applicativo dell’articolo 62 del decreto liberalizzazioni del gennaio scorso, decreto che fissa alcuni precisi “paletti” nella disciplina dei rapporti commerciali tra produzione agricola, industria di trasformazione e grandi catene distributive (obbligo di contratti scritti tra la parti, garanzie sui tempi di pagamento e divieto di pratiche sleali) e che entrerà in vigore dal 24 ottobre prossimo, Rabboni ha insistito sulla necessità di arrivare rapidamente ad un allineamento della regolamentazione in materia all’interno dei singoli Stati membri, attraverso il varo di una normativa comune a livello comunitario. “C’è un evidente scarto - ha rimarcato l’assessore – tra la consapevolezza della necessità di un intervento legislativo per riequilibrare la situazione con regole chiare che tutelino l’anello più debole della filiera, cioè i produttori agricoli, e l’effettiva realtà”. “Proprio per questo – ha concluso – a fronte del fatto che la decisione europea tarda ad arrivare, proporrò alla Conferenza Stato – Regioni e al Ministro Catania di sollecitare la Commissione Ue a muoversi rapidamente in questa direzione”.
Gli appuntamenti della Regione al Macfrut
Nel pomeriggio di domani, giovedì 27 settembre, presso lo stand della Regione Emilia-Romagna al padiglione D si terranno due incontri dedicati, il primo, ad illustrare gli aspetti salienti che hanno caratterizzato l'attivazione in Emilia-Romagna della Ocm ortofrutticola nel triennio 2009-2011, il secondo per presentare le novità in campo fitosanitario. Venerdì 28, infine, spazio ancora ai temi fitosanitari con la tavola rotonda in sala Verde dedicata a “La certificazione delle piante da frutto alla luce delle nuove norme europee sulla qualità”. Tra le iniziative da segnalare i tre appuntamenti, ormai tradizionali, realizzati nello stand, al mattino, con gli studenti di diversi istituti di interesse agrario per una piacevole discussione sui temi della qualità e delle produzioni ortofrutticole regionali.
venerdì 6 maggio 2011
Direttiva nitrati, la conferenza Stato-Regioni approva uno schema di accordo
FONTE: REGIONE EMILIA - ROMAGNA
Direttiva nitrati, la conferenza Stato-Regioni approva uno schema di accordo per la realizzazione di uno studio per l'aggiornamento delle zone vulnerabili e la definizione dei carichi inquinanti
Bologna - La Conferenza Stato-Regioni ha approvato oggi uno schema di accordo per la predisposizione entro l’anno di uno studio finalizzato all’aggiornamento delle zone vulnerabili da nitrati e alla definizione dei carichi inquinanti attribuibili ai diversi settori civili e produttivi. Lo studio affiancherà l’intenso lavoro fin qui effettuato ai fini della richiesta di “deroga” ai limiti attuali di azoto zootecnico per ettaro in via di conclusione il prossimo 17 maggio a Bruxelles. Lo studio proposto sarà inoltre di supporto all’attuazione delle più recenti direttive europee in materia delle acque. Le Regioni e Province autonome si impegnano -così recita l’accordo- a promuovere l’aggiornamento delle zone vulnerabili e l’adeguamento dei programmi d’azione ai risultati che emergeranno dallo studio.
L’ accordo è stato fortemente sostenuto e voluto da Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Veneto, dal momento che l’attuale normativa impone gravosi oneri amministrativi e gestionali alle aziende agricole zootecniche di queste regioni e necessita di adeguamenti in relazione ai cambiamenti intervenuti nel tempo, anche al fine di determinare un’equilibrata distribuzione delle responsabilità tra le diverse possibili fonti di inquinamento da nitrati.
E’ pertanto necessaria una conoscenza più approfondita dei fenomeni, mediante un monitoraggio costante ed esteso al fine di comprendere le reali cause della presenza di nitrati nelle acque, non esclusivamente attribuibili all’attività rurale, e rivedere le designazioni delle aree definite vulnerabili.
Tra gli altri impegni, l’importante accordo firmato in giornata prevede l’individuazione degli strumenti finanziari necessari ai fini del concorso integrale agli investimenti aziendali diretti all’adeguamento infrastrutturale degli obiettivi di stoccaggio degli effluenti e, infine, lo sviluppo di specifiche misure per la valorizzazione della sostanza organica adottando procedure agevolate di recupero nonché per il contrasto alla desertificazione.
Gli assessori regionali all’agricoltura dell’Emilia-Romagna Tiberio Rabboni , del Piemonte Claudio Sacchetto, della Lombardia Giulio De Capitani, del Veneto Franco Manzato, del Friuli Venezia Giulia Claudio Violino , commentano con soddisfazione:
“L’inquinamento da nitrati delle falde acquifere non può essere sottovalutato, ma nemmeno accollato unicamente alle aziende agricole della pianura Padana. Mentre attendiamo fiduciosi la deroga agli attuali limiti di spandimento dell’azoto sui territori sottoposti al vincolo, proponiamo un percorso condiviso e scientificamente supportato finalizzato all'aggiornamento delle zone vulnerabili da nitrati e alla definizione dei carichi inquinanti attribuibili ai diversi settori civili e produttivi. Questo documento può rappresentare un valido inizio per un chiarimento definitivo della problematica.”
Direttiva nitrati, la conferenza Stato-Regioni approva uno schema di accordo per la realizzazione di uno studio per l'aggiornamento delle zone vulnerabili e la definizione dei carichi inquinanti
Bologna - La Conferenza Stato-Regioni ha approvato oggi uno schema di accordo per la predisposizione entro l’anno di uno studio finalizzato all’aggiornamento delle zone vulnerabili da nitrati e alla definizione dei carichi inquinanti attribuibili ai diversi settori civili e produttivi. Lo studio affiancherà l’intenso lavoro fin qui effettuato ai fini della richiesta di “deroga” ai limiti attuali di azoto zootecnico per ettaro in via di conclusione il prossimo 17 maggio a Bruxelles. Lo studio proposto sarà inoltre di supporto all’attuazione delle più recenti direttive europee in materia delle acque. Le Regioni e Province autonome si impegnano -così recita l’accordo- a promuovere l’aggiornamento delle zone vulnerabili e l’adeguamento dei programmi d’azione ai risultati che emergeranno dallo studio.
L’ accordo è stato fortemente sostenuto e voluto da Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Veneto, dal momento che l’attuale normativa impone gravosi oneri amministrativi e gestionali alle aziende agricole zootecniche di queste regioni e necessita di adeguamenti in relazione ai cambiamenti intervenuti nel tempo, anche al fine di determinare un’equilibrata distribuzione delle responsabilità tra le diverse possibili fonti di inquinamento da nitrati.
E’ pertanto necessaria una conoscenza più approfondita dei fenomeni, mediante un monitoraggio costante ed esteso al fine di comprendere le reali cause della presenza di nitrati nelle acque, non esclusivamente attribuibili all’attività rurale, e rivedere le designazioni delle aree definite vulnerabili.
Tra gli altri impegni, l’importante accordo firmato in giornata prevede l’individuazione degli strumenti finanziari necessari ai fini del concorso integrale agli investimenti aziendali diretti all’adeguamento infrastrutturale degli obiettivi di stoccaggio degli effluenti e, infine, lo sviluppo di specifiche misure per la valorizzazione della sostanza organica adottando procedure agevolate di recupero nonché per il contrasto alla desertificazione.
Gli assessori regionali all’agricoltura dell’Emilia-Romagna Tiberio Rabboni , del Piemonte Claudio Sacchetto, della Lombardia Giulio De Capitani, del Veneto Franco Manzato, del Friuli Venezia Giulia Claudio Violino , commentano con soddisfazione:
“L’inquinamento da nitrati delle falde acquifere non può essere sottovalutato, ma nemmeno accollato unicamente alle aziende agricole della pianura Padana. Mentre attendiamo fiduciosi la deroga agli attuali limiti di spandimento dell’azoto sui territori sottoposti al vincolo, proponiamo un percorso condiviso e scientificamente supportato finalizzato all'aggiornamento delle zone vulnerabili da nitrati e alla definizione dei carichi inquinanti attribuibili ai diversi settori civili e produttivi. Questo documento può rappresentare un valido inizio per un chiarimento definitivo della problematica.”
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