Fonte: Ufficio Stampa NewCo PER.A – PERicoltori Aggregati
Nasce la più grande Organizzazione del Mondo
nel settore della produzione, selezione e valorizzazione della Pera
Bologna, 06 maggio 2015: una città ed un giorno importanti nella storia della coltivazione della pera, uno dei principali prodotti frutticoli italiani che ogni anno arriva sulle tavole del 90% delle famiglie del nostro Paese (ndr: l’Italia è il 3° maggiore produttore di pere nel mondo ed il 1° nella EU28). Questa città e questo giorno sono infatti il luogo e la data in cui si è tenuta l’Assemblea costituente di una nuova società voluta per il momento da 22 aziende italiane e che sono: Agrintesa, Alegra, Apo Conerpo, Apo Scaligera, Apol Industriale, ATI Frutticoltori, Az. Agr.la Flli Visentini, Diamantina, Fruit Modena Group, Frutteto, Iaffa, Italfrutta, La Buona Frutta, Naturitalia, Op Ferrara, Op Francescon, Opera, Orogel Fresco, Ortolani Cofri, PatFrut, POV, S. Adriano. Tutti insieme rappresentano circa 1.000 produttori di pere. Questi produttori coltivano oltre 7.500 ettari di pereto distribuiti tra Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto (nel cuore del Territorio più vocato per la produzione delle varietà più nobili e ricercate) e ogni anno raccolgono oltre 200.000 tonnellate di pere, in larga parte Abate Fetel. La nuova società sarà la più grande organizzazione del Mondo nel settore della produzione, selezione e valorizzazione della pera per il consumo fresco.
I soci costituenti hanno deciso di unire tutte le loro forze e il loro know-how per dare vita ad una grande associazione di frutticoltori che finalmente sia al tempo stesso: l’unica specializzata esclusivamente nella coltivazione, conservazione, selezione e confezionamento della pera;
• una realtà dimensionata e strutturata in modo tale da essere in grado di parlare ai Consumatori di pere - in Italia, nella EU28 ed in tante altre Nazioni del Mondo – e quindi capace di raccontare loro tutta la storia, i valori e la salute racchiusi in una pera italiana di qualità;
• un partner affidabile e di lungo termine - perché in grado di garantire standard elevatissimi e continuità insuperabile nei servizi - di tutti i più qualificati Distributori di Frutta che vorranno condividere con la nuova società l’obiettivo di perseguire la “Sostenibilità Vera” (Sociale, Ambientale ed Economica) della coltivazione della pera, una delle colonne portanti della Frutticoltura nazionale.
L’attività delle prossime settimane – che si svolgerà sulla base di un dettagliato action plan approvato dall’Assemblea costituente – vedrà coinvolte le migliori e più qualificate Risorse Umane rese disponibili dai Soci costituenti e porterà all’individuazione del marchio ed alla formale costituzione della Società davanti al Notaio prima della fine di maggio ed alla definizione di tutti gli aspetti relativi all’operatività della nuova azienda - nei frutteti, nei centri di condizionamento e sui Mercati - entro la metà di giugno.
Aspetti questi ultimi che ovviamente possono essere dettagliatamente pianificati solo da oggi in poi, dopo che è stata definita la base sociale di partenza e sono quindi diventati disponibili i dati precisi in merito all’effettiva entità della produzione e degli asset messi a disposizione dalla compagine sociale iniziale, in termini di strutture, infrastrutture e Risorse Umane.
La nuova Società, che sarà coordinata da Luca Granata, è il frutto di un progetto inclusivo, e non esclusivo, generoso e di ampie vedute, nato per unire e non per dividere, e pertanto è e resterà sempre aperta a tutti i Frutticoltori ed a tutti gli Operatori attivi a qualsiasi titolo ed in qualsiasi ambito della filiera della pera che - al pari dei soci costitutori - credono davvero e non solo a parole che l’aggregazione tra Agricoltori sia una condizione imprescindibile per lo sviluppo e la sostenibilità dell’Agricoltura e che quindi vogliono contribuire a realizzarla perché hanno realmente a cuore il futuro di lungo termine di questa preziosa parte della Frutticoltura italiana e degli Agricoltori che ne rappresentano l’anima e l’essenza.
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giovedì 7 maggio 2015
NASCE NEWCO PER.A - PERICOLTORI AGGREGATI
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giovedì 10 novembre 2011
AGRICOLTURA, CRESCE DEL 3% IL VALORE DELLA PRODUZIONE. RABBONI: "CONFERMATO IL RUOLO ANTICICLICO DEL SETTORE. SERVONO PERÒ NUOVI STRUMENTI PER CRISI"
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia Informazione e Ufficio Stampa
Diffuse le prime anticipazioni sull'andamento dell'annata agraria 2011, che si chiude l'11 novembre, giorno di San Martino. Bene cereali, allevamenti e vino. Male l'ortofrutta.
Bologna - Cresce anche nel 2011 il valore della produzione agricola regionale che, con un +3% rispetto all’anno precedente, porta il comparto a superare la soglia dei 4.300 milioni di euro. “Si tratta di una stima prudenziale, che non comprende ancora il valore di produzioni che vengono commercializzate nei mesi autunnali e invernali – spiega l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni, commentando le prime anticipazioni relative all’andamento dell’annata agraria 2011 che si chiude tradizionalmente l’11 novembre, giorno di San Martino - Tuttavia il dato è già indicativo di un’annata complessivamente positiva. Dopo un 2010 che aveva fatto registrare un + 11%, questa ulteriore crescita conferma il ruolo anticiclico e di traino alla ripresa del settore agricolo, che, come è noto, alimenta un indotto che concorre per circa il 20% alla ricchezza regionale e nazionale.” “In questo quadro spicca – ha sottolineato Rabboni – il pesante andamento dell’ortofrutta e della frutta in particolare, colpita sia dalla psicosi della Eschirichia Coli che da un’offerta congestionata di prodotto italiano ed europeo nel ristretto periodo del consumo estivo. E’ una situazione non nuova, che reclama cambiamenti urgenti nella capacità dei produttori di regolare l'offerta e la qualità del prodotto immesso sul mercato, ma che chiama in causa anche l’Europa, cui chiediamo di mettere in campo nuovi e più efficaci strumenti di prevenzione delle crisi e di stabilizzazione dei redditi.”
Tra i comparti con un andamento positivo, quello dei cereali (+14%), trainato in particolare dalla buona performance del mais e dall’aumento dei prezzi del grano duro, ma anche quello degli allevamenti con una crescita generalizzata del valore delle produzioni intorno al 10%. Più ombre che luci invece per ortaggi (-11%) e frutta (-22%), due settori che più di altri hanno dovuto scontare gli effetti negativi della difficile congiuntura dei prezzi. Positive anche le prime previsioni relative al vino, per il quale si stima un +9%. I migliori andamenti di prezzo all'origine si sono verificati per frumento duro, barbabietola, vino, carni e latte; i peggiori per patate, cipolle, cocomeri, fragole, pesche, nettarine, susine e pere
L’andamento dei principali settori: bene cereali, allevamenti e vino. Male la frutta
I cereali hanno registrato un aumento dei ricavi su base annua all’incirca del 14%. Un risultato originato principalmente dall’ottima performance produttiva del mais (+27% circa) dovuta al favorevole andamento climatico, ma anche alla forte ripresa dei prezzi del grano duro (+50%). Positivo anche l’andamento del grano tenero che presenta un incremento del valore delle produzioni attorno al 10%.
In lieve flessione (-8,7% circa) rispetto al 2010 il valore delle colture industriali. Ad incidere negativamente è stato soprattutto il ridimensionamento degli investimenti a barbabietola da zucchero, stimato attorno al 20%, che ha portato ad una contrazione media dei ricavi dei bieticoltori attorno al -7%, nonostante il buon andamento qualitativo e quantitativo della produzione e l’aumento del prezzo di liquidazione da parte dell’industria saccarifera. Negativo è risultato anche l’andamento della produzione lorda vendibile della soia (-13%), da imputare principalmente al calo delle rese unitarie per ettaro.
Decisamente pesante poi l’andamento del settore orto-frutta, fortemente penalizzato dalla considerevole contrazione delle quotazioni registrata nel corso del 2011 rispetto al 2010.
Alla perdita di valore degli ortaggi (-11%) hanno contribuito principalmente le forti diminuzioni di prezzo registrate da patate, cipolle, cocomeri, fragole. Stabile sui medesimi livelli dello scorso anno è, invece, il valore della produzione del pomodoro da industria, che si conferma la coltura più rilevante del comparto.
Annata tutta da dimenticare per la frutta, il comparto più duramente colpito (oltre -22%) dalla negativa congiuntura dei prezzi. Archiviate ormai le pesanti perdite subite dalla frutta estiva, con particolare riferimento a pesche e nettarine, non rimane che confidare in un recupero degli andamenti di mercato della frutta autunno-invernale (pere, mele, actinidia) rispetto ai livelli attuali scarsamente remunerativi per gli agricoltori.
I dati relativi alla produzione di vino evidenziano una flessione dei quantitativi attorno al 13%. Per quanto riguarda gli andamenti di mercato, si può ipotizzare sulla base delle prime informazioni raccolte un aumento dei prezzi medi di circa il 25%, che porterebbe ad una crescita su base annua del valore complessivo della produzione di vino di quasi il 9%.
L’andamento del settore allevamenti è positivo, con un aumento dei ricavi stimato attorno al 10%, per il contemporaneo incrementarsi di quantità prodotte e prezzi di mercato. Sul dato pesano comunque le difficoltà determinate dai crescenti livelli di spesa per l’acquisto di mangimi e le incertezze sul prezzo del latte da Parmigiano-Reggiano, un valore che verrà definito soltanto a fine 2012, ad avvenuta commercializzazione di gran parte del formaggio prodotto nel 2011 che ha visto un aumento della produzione e la crescita delle scorte.
Diffuse le prime anticipazioni sull'andamento dell'annata agraria 2011, che si chiude l'11 novembre, giorno di San Martino. Bene cereali, allevamenti e vino. Male l'ortofrutta.
Bologna - Cresce anche nel 2011 il valore della produzione agricola regionale che, con un +3% rispetto all’anno precedente, porta il comparto a superare la soglia dei 4.300 milioni di euro. “Si tratta di una stima prudenziale, che non comprende ancora il valore di produzioni che vengono commercializzate nei mesi autunnali e invernali – spiega l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni, commentando le prime anticipazioni relative all’andamento dell’annata agraria 2011 che si chiude tradizionalmente l’11 novembre, giorno di San Martino - Tuttavia il dato è già indicativo di un’annata complessivamente positiva. Dopo un 2010 che aveva fatto registrare un + 11%, questa ulteriore crescita conferma il ruolo anticiclico e di traino alla ripresa del settore agricolo, che, come è noto, alimenta un indotto che concorre per circa il 20% alla ricchezza regionale e nazionale.” “In questo quadro spicca – ha sottolineato Rabboni – il pesante andamento dell’ortofrutta e della frutta in particolare, colpita sia dalla psicosi della Eschirichia Coli che da un’offerta congestionata di prodotto italiano ed europeo nel ristretto periodo del consumo estivo. E’ una situazione non nuova, che reclama cambiamenti urgenti nella capacità dei produttori di regolare l'offerta e la qualità del prodotto immesso sul mercato, ma che chiama in causa anche l’Europa, cui chiediamo di mettere in campo nuovi e più efficaci strumenti di prevenzione delle crisi e di stabilizzazione dei redditi.”
Tra i comparti con un andamento positivo, quello dei cereali (+14%), trainato in particolare dalla buona performance del mais e dall’aumento dei prezzi del grano duro, ma anche quello degli allevamenti con una crescita generalizzata del valore delle produzioni intorno al 10%. Più ombre che luci invece per ortaggi (-11%) e frutta (-22%), due settori che più di altri hanno dovuto scontare gli effetti negativi della difficile congiuntura dei prezzi. Positive anche le prime previsioni relative al vino, per il quale si stima un +9%. I migliori andamenti di prezzo all'origine si sono verificati per frumento duro, barbabietola, vino, carni e latte; i peggiori per patate, cipolle, cocomeri, fragole, pesche, nettarine, susine e pere
L’andamento dei principali settori: bene cereali, allevamenti e vino. Male la frutta
I cereali hanno registrato un aumento dei ricavi su base annua all’incirca del 14%. Un risultato originato principalmente dall’ottima performance produttiva del mais (+27% circa) dovuta al favorevole andamento climatico, ma anche alla forte ripresa dei prezzi del grano duro (+50%). Positivo anche l’andamento del grano tenero che presenta un incremento del valore delle produzioni attorno al 10%.
In lieve flessione (-8,7% circa) rispetto al 2010 il valore delle colture industriali. Ad incidere negativamente è stato soprattutto il ridimensionamento degli investimenti a barbabietola da zucchero, stimato attorno al 20%, che ha portato ad una contrazione media dei ricavi dei bieticoltori attorno al -7%, nonostante il buon andamento qualitativo e quantitativo della produzione e l’aumento del prezzo di liquidazione da parte dell’industria saccarifera. Negativo è risultato anche l’andamento della produzione lorda vendibile della soia (-13%), da imputare principalmente al calo delle rese unitarie per ettaro.
Decisamente pesante poi l’andamento del settore orto-frutta, fortemente penalizzato dalla considerevole contrazione delle quotazioni registrata nel corso del 2011 rispetto al 2010.
Alla perdita di valore degli ortaggi (-11%) hanno contribuito principalmente le forti diminuzioni di prezzo registrate da patate, cipolle, cocomeri, fragole. Stabile sui medesimi livelli dello scorso anno è, invece, il valore della produzione del pomodoro da industria, che si conferma la coltura più rilevante del comparto.
Annata tutta da dimenticare per la frutta, il comparto più duramente colpito (oltre -22%) dalla negativa congiuntura dei prezzi. Archiviate ormai le pesanti perdite subite dalla frutta estiva, con particolare riferimento a pesche e nettarine, non rimane che confidare in un recupero degli andamenti di mercato della frutta autunno-invernale (pere, mele, actinidia) rispetto ai livelli attuali scarsamente remunerativi per gli agricoltori.
I dati relativi alla produzione di vino evidenziano una flessione dei quantitativi attorno al 13%. Per quanto riguarda gli andamenti di mercato, si può ipotizzare sulla base delle prime informazioni raccolte un aumento dei prezzi medi di circa il 25%, che porterebbe ad una crescita su base annua del valore complessivo della produzione di vino di quasi il 9%.
L’andamento del settore allevamenti è positivo, con un aumento dei ricavi stimato attorno al 10%, per il contemporaneo incrementarsi di quantità prodotte e prezzi di mercato. Sul dato pesano comunque le difficoltà determinate dai crescenti livelli di spesa per l’acquisto di mangimi e le incertezze sul prezzo del latte da Parmigiano-Reggiano, un valore che verrà definito soltanto a fine 2012, ad avvenuta commercializzazione di gran parte del formaggio prodotto nel 2011 che ha visto un aumento della produzione e la crescita delle scorte.
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giovedì 22 settembre 2011
PER LAMBRUSCHI E VITIGNI EMILIANI MENO PRODUZIONE MA DI QUALITÀ. RABBONI: BUONA VENDEMMIA CHE PERMETTE DI PROSEGUIRE NEI SUCCESSI DEGLI ULTIMI ANNI
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia Informazione e Ufficio Stampa
Bologna – Vini di buona qualità, anche se con una produzione media in calo del 15%. E’ questo il dato principale che caratterizza anche nelle province emiliane, così come in quelle romagnole, l’andamento della vendemmia 2011. “Si profila - ha detto l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni, che ieri a Castelvetro di Modena ha visitato l’azienda Cleto Chiarli - una buona vendemmia che permetterà alle nostre cantine di proseguire nei successi degli ultimi anni. I vini regionali stanno crescendo su tutti i mercati, in particolare su quelli esteri. A marzo 2011 il nostro export ha registrato un più 28%. Una crescita dovuta soprattutto ai lambruschi, con il lambrusco DOC di Modena esportato per il 45% della produzione e l ’IGT Emilia, tipologia Lambrusco, per il 70%.” “Questi risultati - ha aggiunto Rabboni - si spiegano con la capacità organizzativa e commerciale, ma anche e soprattutto con il grande salto qualitativo compiuto. Nella sola provincia di Modena le vigne dedicate al Lambrusco DOC sono passate dal 20% del totale dei vigneti del 2001 al 43% del 2010. Da sottolineare anche l’exploit commerciale del Pignoletto frizzante e classico, nonché la riconferma delle ottime prestazioni dei vini piacentini. Un impegno, quello dei nostri vitivinicoltori che è stato sostenuto anche dalla Regione come testimoniano i circa 35 milioni di euro erogati dal nostro Programma di sviluppo rurale e dai fondi europei dell’OCM vino che negli ultimi anni hanno promosso un significativo ammodernamento con oltre 3000 ettari di vecchi vigneti estirpati ed altrettanti riconvertiti e ristrutturati. Il prossimo anno l’OCM vino metterà a disposizione del comparto regionale circa 28, 5 milioni di euro.”
La vendemmia 2011: come è andata nelle province emiliane
Nella zona dei Colli bolognesi la raccolta è terminata con una diminuzione delle rese di circa il 20% rispetto allo scorso anno. In provincia di Reggio Emilia - dove la vendemmia dei bianchi è stata completata e sta ora per concludersi quella dei rossi - la produzione si presenta molto differenziata da zona a zona a causa del clima secco. Le previsioni parlano di una riduzione della produzione pari a circa un 10-12%. Lo stato sanitario delle uve è ottimo; il grado zuccherino è di circa un grado e mezzo in più rispetto al 2010. Per quanto riguarda la provincia di Modena le uve Lambrusco presentano un equilibrio dei costituenti ottimale per la vinificazione e per ottenere un prodotto fragrante e profumato. Le prime indicazioni dal modenese, con una stima produttiva di circa 1.400.000 quintali, prevedono una diminuzione in quantità del 10-15% sia per le principali varietà di Lambrusco sia per le uve a bacca bianca della zona di Castelfranco Emilia. Vendemmia ormai conclusa anche in tutta la zona Doc Colli di Parma, con uva arrivata alle cantine in condizioni ottimali. In provincia di Piacenza la vendemmia è quasi terminata, con i rossi, in particolare la Barbera, che hanno patito per l’andamento climatico caldo e secco. La qualità si preannuncia buona mentre la produzione inferiore alla media
Bologna – Vini di buona qualità, anche se con una produzione media in calo del 15%. E’ questo il dato principale che caratterizza anche nelle province emiliane, così come in quelle romagnole, l’andamento della vendemmia 2011. “Si profila - ha detto l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni, che ieri a Castelvetro di Modena ha visitato l’azienda Cleto Chiarli - una buona vendemmia che permetterà alle nostre cantine di proseguire nei successi degli ultimi anni. I vini regionali stanno crescendo su tutti i mercati, in particolare su quelli esteri. A marzo 2011 il nostro export ha registrato un più 28%. Una crescita dovuta soprattutto ai lambruschi, con il lambrusco DOC di Modena esportato per il 45% della produzione e l ’IGT Emilia, tipologia Lambrusco, per il 70%.” “Questi risultati - ha aggiunto Rabboni - si spiegano con la capacità organizzativa e commerciale, ma anche e soprattutto con il grande salto qualitativo compiuto. Nella sola provincia di Modena le vigne dedicate al Lambrusco DOC sono passate dal 20% del totale dei vigneti del 2001 al 43% del 2010. Da sottolineare anche l’exploit commerciale del Pignoletto frizzante e classico, nonché la riconferma delle ottime prestazioni dei vini piacentini. Un impegno, quello dei nostri vitivinicoltori che è stato sostenuto anche dalla Regione come testimoniano i circa 35 milioni di euro erogati dal nostro Programma di sviluppo rurale e dai fondi europei dell’OCM vino che negli ultimi anni hanno promosso un significativo ammodernamento con oltre 3000 ettari di vecchi vigneti estirpati ed altrettanti riconvertiti e ristrutturati. Il prossimo anno l’OCM vino metterà a disposizione del comparto regionale circa 28, 5 milioni di euro.”
La vendemmia 2011: come è andata nelle province emiliane
Nella zona dei Colli bolognesi la raccolta è terminata con una diminuzione delle rese di circa il 20% rispetto allo scorso anno. In provincia di Reggio Emilia - dove la vendemmia dei bianchi è stata completata e sta ora per concludersi quella dei rossi - la produzione si presenta molto differenziata da zona a zona a causa del clima secco. Le previsioni parlano di una riduzione della produzione pari a circa un 10-12%. Lo stato sanitario delle uve è ottimo; il grado zuccherino è di circa un grado e mezzo in più rispetto al 2010. Per quanto riguarda la provincia di Modena le uve Lambrusco presentano un equilibrio dei costituenti ottimale per la vinificazione e per ottenere un prodotto fragrante e profumato. Le prime indicazioni dal modenese, con una stima produttiva di circa 1.400.000 quintali, prevedono una diminuzione in quantità del 10-15% sia per le principali varietà di Lambrusco sia per le uve a bacca bianca della zona di Castelfranco Emilia. Vendemmia ormai conclusa anche in tutta la zona Doc Colli di Parma, con uva arrivata alle cantine in condizioni ottimali. In provincia di Piacenza la vendemmia è quasi terminata, con i rossi, in particolare la Barbera, che hanno patito per l’andamento climatico caldo e secco. La qualità si preannuncia buona mentre la produzione inferiore alla media
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lunedì 11 luglio 2011
EX ZUCCHERIFICIO DI OSTELLATO, FIRMATO L'ACCORDO PER LA RICONVERSIONE.
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia Informazione e Ufficio Stampa
Bologna - Realizzazione di quattro impianti di piccole dimensioni per la produzione di energia elettrica da biogas e mantenimento dell’ attività di stoccaggio dei sottoprodotti legati al ciclo della produzione dello zucchero. E’ quanto prevede l’accordo firmato oggi a Bologna presso la sede della Regione Emilia-Romagna per la riconversione dello zuccherificio di Ostellato nel ferrarese. L’intesa, che è stata sottoscritta, oltre che dalla Regione, dalla Provincia di Ferrara, dal Comune di Ostellato, dalla Co.Pro.B, il gruppo proprietario dell’ex zuccherificio, e dalle organizzazioni sindacali garantisce il mantenimento del livello di occupazione attuale e mette in campo un progetto per la produzione di energia da fonti rinnovabili che potrà utilizzare i sottoprodotti della coltivazione della barbabietola. E’ proprio questo, secondo l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni “uno dei punti qualificanti dell’intesa, insieme al fatto che si giunga finalmente a dare uno sbocco professionale a quella parte dei lavoratori ancora privi di occupazione”. Dopo la chiusura di Ostellato infatti nel 2005 una parte dei lavoratori erano già stati impiegati nello stabilimento di Minerbio della stessa proprietà.
L’accordo individua un percorso che fissa al 31 dicembre 2012 la piena operatività degli impianti e che prevede un investimento complessivo da parte della Co.Pro.B di 20 milioni di euro. La Regione Emilia-Romagna si impegna a realizzare un monitoraggio sul fronte della tempistica, della corretta informazione della popolazione, della piena sostenibilità ambientale e sociale dell’intervento.
Cosa prevede l’accordo
I 4 impianti per la produzione di energia elettrica da biogas che sorgeranno nel’area dell’ex zuccherificio avranno una potenza inferiore a 1 MW ciascuno. Entro il novembre 2011 è previsto il rilascio dell’autorizzazione unica e l’immediato avvio dei lavori che dovranno terminare entro la fine del 2012. La Co.Pro.B si impegna ad organizzare corsi di formazione per il futuro personale e a realizzare un percorso didattico rivolto alle scuole d’intesa con il Comune di Ostellato sui temi delle energie rinnovabili. L’accordo prevede anche che nel sito di Ostellato rimanga l’attività di stoccaggio dei sughi e melasso (ovvero i sottoprodotti del ciclo dello zucchero) a supporto delle attività del gruppo.
Bologna - Realizzazione di quattro impianti di piccole dimensioni per la produzione di energia elettrica da biogas e mantenimento dell’ attività di stoccaggio dei sottoprodotti legati al ciclo della produzione dello zucchero. E’ quanto prevede l’accordo firmato oggi a Bologna presso la sede della Regione Emilia-Romagna per la riconversione dello zuccherificio di Ostellato nel ferrarese. L’intesa, che è stata sottoscritta, oltre che dalla Regione, dalla Provincia di Ferrara, dal Comune di Ostellato, dalla Co.Pro.B, il gruppo proprietario dell’ex zuccherificio, e dalle organizzazioni sindacali garantisce il mantenimento del livello di occupazione attuale e mette in campo un progetto per la produzione di energia da fonti rinnovabili che potrà utilizzare i sottoprodotti della coltivazione della barbabietola. E’ proprio questo, secondo l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni “uno dei punti qualificanti dell’intesa, insieme al fatto che si giunga finalmente a dare uno sbocco professionale a quella parte dei lavoratori ancora privi di occupazione”. Dopo la chiusura di Ostellato infatti nel 2005 una parte dei lavoratori erano già stati impiegati nello stabilimento di Minerbio della stessa proprietà.
L’accordo individua un percorso che fissa al 31 dicembre 2012 la piena operatività degli impianti e che prevede un investimento complessivo da parte della Co.Pro.B di 20 milioni di euro. La Regione Emilia-Romagna si impegna a realizzare un monitoraggio sul fronte della tempistica, della corretta informazione della popolazione, della piena sostenibilità ambientale e sociale dell’intervento.
Cosa prevede l’accordo
I 4 impianti per la produzione di energia elettrica da biogas che sorgeranno nel’area dell’ex zuccherificio avranno una potenza inferiore a 1 MW ciascuno. Entro il novembre 2011 è previsto il rilascio dell’autorizzazione unica e l’immediato avvio dei lavori che dovranno terminare entro la fine del 2012. La Co.Pro.B si impegna ad organizzare corsi di formazione per il futuro personale e a realizzare un percorso didattico rivolto alle scuole d’intesa con il Comune di Ostellato sui temi delle energie rinnovabili. L’accordo prevede anche che nel sito di Ostellato rimanga l’attività di stoccaggio dei sughi e melasso (ovvero i sottoprodotti del ciclo dello zucchero) a supporto delle attività del gruppo.
giovedì 24 giugno 2010
PESCHE E NETTARINE: DISCRETO AVVIO DELLA CAMPAGNA. RABBONI: LAVORIAMO PER UN ACCORDO TRA MONDO AGRICOLO E GRANDE DISTRIBUZIONE
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia Informazione e Ufficio Stampa
Bologna - Una previsione di minor produzione nazionale di pesche e di percoche (-5%) e di nettarine (-8%), più marcata in Emilia-Romagna (-17% le pesche, -20% le percoche, - 19% le nettarine) rispetto al 2009, soprattutto dopo le violente grandinate dei giorni scorsi. Un avvio di campagna discreto, con prezzi alla produzione superiori a quelli dello scorso anno, per ora senza sovrapposizioni di produzione, senza un’eccessiva pressione da parte dei Paesi concorrenti (Spagna e Grecia) e con la positiva apertura dei mercati in Russia e nei Paesi dell’Est dopo il blocco del 2009. Questo, in estrema sintesi, il quadro produttivo e commerciale emerso dalla riunione della Consulta agricola e dei rappresentanti delle Organizzazioni dei produttori ortofrutticoli dell’Emilia-Romagna, convocata dall’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni, per fare il punto sulla situazione del settore, soprattutto in un comparto – quello peschicolo – delicato e di estrema importanza.
Sulla base dei dati produttivi ed economici forniti dal Centro servizi ortofrutticoli, integrati da quelli degli operatori presenti, la situazione appare molto simile a quella del 2008, anche se pesano fortemente gli effetti della crisi economica sui consumi. “Quello che dobbiamo rilevare – osserva l’assessore Rabboni – è che permangono rapporti non positivi tra produzione e grande distribuzione e tra produzione e industria di trasformazione”. Non solo: il minor raccolto di quest’anno può incidere sui costi complessivi dell’azienda agricola, erodendone ulteriormente il reddito messo già a dura prova dalla crisi del 2009.
Proprio per sollecitare rapporti non conflittuali ed affermare nuovi criteri e regole per una più equa redistribuzione del valore a favore dei produttori ortofrutticoli, Rabboni ha chiesto nei giorni scorsi al ministro delle politiche agricole Galan di farsi portavoce presso il Governo per realizzare – sull’esempio di quanto accaduto in Francia – un accordo fra mondo agricolo e grande distribuzione. “Fino ad ora non c’è stata alcuna risposta” commenta l’assessore. “Noi comunque chiederemo ancora l’intervento del ministro. Se non avremo risultati a livello nazionale, avvieremo un confronto a livello regionale. Nel frattempo stiamo lavorando, in accordo con il mondo agricolo, ad una serie di proposte – rapporto tra produzione e Gdo, ruolo delle organizzazioni dei produttori nella Pac dopo il 2013, promozione dell’immagine del settore e dei consumi, regole fitosanitarie di reciprocità negli scambi commerciali tra Paesi - da discutere ed approvare nel ‘G 20 dell’ortofrutta’ che si terrà alla prossima edizione di Macfrut in ottobre”.
Bologna - Una previsione di minor produzione nazionale di pesche e di percoche (-5%) e di nettarine (-8%), più marcata in Emilia-Romagna (-17% le pesche, -20% le percoche, - 19% le nettarine) rispetto al 2009, soprattutto dopo le violente grandinate dei giorni scorsi. Un avvio di campagna discreto, con prezzi alla produzione superiori a quelli dello scorso anno, per ora senza sovrapposizioni di produzione, senza un’eccessiva pressione da parte dei Paesi concorrenti (Spagna e Grecia) e con la positiva apertura dei mercati in Russia e nei Paesi dell’Est dopo il blocco del 2009. Questo, in estrema sintesi, il quadro produttivo e commerciale emerso dalla riunione della Consulta agricola e dei rappresentanti delle Organizzazioni dei produttori ortofrutticoli dell’Emilia-Romagna, convocata dall’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni, per fare il punto sulla situazione del settore, soprattutto in un comparto – quello peschicolo – delicato e di estrema importanza.
Sulla base dei dati produttivi ed economici forniti dal Centro servizi ortofrutticoli, integrati da quelli degli operatori presenti, la situazione appare molto simile a quella del 2008, anche se pesano fortemente gli effetti della crisi economica sui consumi. “Quello che dobbiamo rilevare – osserva l’assessore Rabboni – è che permangono rapporti non positivi tra produzione e grande distribuzione e tra produzione e industria di trasformazione”. Non solo: il minor raccolto di quest’anno può incidere sui costi complessivi dell’azienda agricola, erodendone ulteriormente il reddito messo già a dura prova dalla crisi del 2009.
Proprio per sollecitare rapporti non conflittuali ed affermare nuovi criteri e regole per una più equa redistribuzione del valore a favore dei produttori ortofrutticoli, Rabboni ha chiesto nei giorni scorsi al ministro delle politiche agricole Galan di farsi portavoce presso il Governo per realizzare – sull’esempio di quanto accaduto in Francia – un accordo fra mondo agricolo e grande distribuzione. “Fino ad ora non c’è stata alcuna risposta” commenta l’assessore. “Noi comunque chiederemo ancora l’intervento del ministro. Se non avremo risultati a livello nazionale, avvieremo un confronto a livello regionale. Nel frattempo stiamo lavorando, in accordo con il mondo agricolo, ad una serie di proposte – rapporto tra produzione e Gdo, ruolo delle organizzazioni dei produttori nella Pac dopo il 2013, promozione dell’immagine del settore e dei consumi, regole fitosanitarie di reciprocità negli scambi commerciali tra Paesi - da discutere ed approvare nel ‘G 20 dell’ortofrutta’ che si terrà alla prossima edizione di Macfrut in ottobre”.
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