Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
MARTINA: “FINO AL 2020 INVESTIAMO 1,6 MILIARDI PER SVILUPPARE STRUMENTI ASSICURATIVI”
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che venerdì 26 giugno ad Expo si è svolto un convegno organizzato con Ismea dal titolo: “Tutela del reddito agricolo e gestione del rischio: la strategia nazionale”. Un’occasione di confronto tra Istituzioni, organizzazioni agricole, organismi di difesa e compagnie assicuratrici.
“La tutela del reddito è una priorità assoluta,- ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina che ha preso parte all’evento - per questo abbiamo deciso di investire fino al 2020 oltre 1,6 miliardi di euro per sviluppare gli strumenti assicurativi e migliorare nella gestione dei rischi. Il nostro obiettivo è aumentare le aziende agricole assicurate e diffondere meglio questa protezione sul territorio nazionale, lavorando anche al Sud per fare conoscere meglio le opportunità di salvaguardia. Dalla prossima settimana partiamo con un confronto con parti sociali e regioni sul fondo di mutualità. In Europa – ha concluso Martina - ribadiremo la necessità di avere più strumenti per contrastare le crisi, perché l'embargo russo ci dimostra che l'Ue non è adeguatamente attrezzata per rispondere alle esigenze delle imprese”.
“L’Italia è tra i Paesi europei che hanno la più solida tradizione nel sostegno pubblico alla gestione del rischio - ha sottolineato il Presidente Ismea Ezio Castiglione- . Oggi, grazie agli incentivi dello Stato, sono circa 85 mila le imprese che sottoscrivono annualmente una polizza assicurativa, con un’incidenza complessiva sulla produzione agricola nazionale del 15 per cento (23% per le colture arboree) e un valore assicurato che nel 2014 ha sfiorato gli 8 miliardi di euro. Tuttavia – ha precisato Castiglione - a fronte di tanti punti di forza, l’attuale sistema di risk management non è esente da alcune importanti da criticità, prima fra tutte l’elevata concentrazione territoriale dell’intervento (circoscritto per lo più al Nord), settoriale (limitato ai settori vitivinicolo e delle colture arboree) e dimensionale (netta prevalenza di imprese più grandi)”.
“La novità più grande - ha dichiarato Raffaele Borriello Direttore Generale di Ismea – è costituita appunto dalla misura dell’IST (Income Stabilization Tool), volta a supportare, attraverso la formula dei fondi di mutualizzazione, la gestione del rischio di reddito da parte delle imprese agricole. Obiettivo dello strumento è fornire appunto agli agricoltori una protezione dalle perdite di reddito. Una copertura più ampia di quelle tradizionali che tiene quindi in conto tutti i fenomeni che possono impattare sui fatturati dell’azienda, compresi i rischi connessi agli andamenti del mercato. L’IST – ha proseguito Borriello - rappresenta un innovazione sostanziale nell’offerta europea di politiche a sostegno della stabilità dei redditi agricoli, di rilevanza strategica nell’attuale scenario caratterizzato da una maggiore e più frequente esposizione dell’agricoltura a stati di crisi.”
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venerdì 26 giugno 2015
MIPAAF: A EXPO CONVEGNO SU TUTELA DEL REDDITO AGRICOLO E GESTIONE DEL RISCHIO
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martedì 17 dicembre 2013
COLDIRETTI: ANNATA AGRARIA IN CALO, PLV DEL 2013 A MENO 4%
Fonte: Coldiretti Ferrara
Aziende in rosso, strette tra calo dei prezzi, anomalie climatiche e aumento dei costi di produzione. Coldiretti progetta l’agricoltura 2020 a sostegno delle periferie urbane.
Proprio mentre il Pil nazionale torna a crescere, l’agricoltura dell’Emilia Romagna, secondo le prime stime Coldiretti, fa registrare una battuta d’arresto e, per la prima volta dopo tre anni, la Plv (Produzione Lorda Vendibile) cala di circa il 4 per cento. Dove non erano riusciti terremoto e siccità (nel 2012 la Plv ha raggiunto i 4.450 milioni di euro, con un aumento sul 2011 superiore al 3%), è riuscito – commenta Coldiretti – un andamento primaverile eccessivamente piovoso e bassi prezzi di mercato. Ad aggravare la situazione ha contribuito l’aumento dei costi di produzione, che ha portato conti aziendali in rosso in molti settori. Nell’ortofrutta si sono registrati prezzi in aumento, in parte favoriti dal calo di alcune produzioni (pesche –2%, nettarine –2,6%, albicocche –23%), in parte dalla buona partenza del mercato di produzioni come mele (+16%) e pere (+15%), che si spera possa essere confermata nel mercato dei prossimi mesi. Con prezzi soddisfacenti anche sul fronte delle orticole (in particolare i meloni, anche se sono mancati i quantitativi) il settore ortofrutticolo – secondo Coldiretti – ha avuto un aumento complessivo attorno al 15% in termini di Plv. Aumento che purtroppo non è stato confermato a livello di redditi per le aziende in quanto l’aumento dei prezzi non ha compensato i cali di produzione. Sul fronte dei seminativi, aumentano le produzioni di cereali: il frumento tenero è cresciuto dell’11,7%, il duro del 5,5% e il mais, dopo il crollo netto 2012 a causa della siccità, con il +38,5% di quest’anno è tornato quasi a livelli normali. La qualità è buona, ma la Coldiretti stima che potrebbe mancare all’appello più del 15% della Plv. Non è andata meglio per la barbabietola da zucchero e per il pomodoro, settori sui quali hanno influito pesantemente le piogge primaverili che hanno ritardato e in alcuni casi bloccato le semine. Entrambi i settori fanno registrare un calo attorno al 25%. Nei vigneti la produzione 2013 è risultata superiore al 2012, con un decisa contrazione dei prezzi, che dovrebbero portare ad un calo della Plv finale. Anche in questo caso le maggiori quantità non hanno compensato i minori prezzi, con conseguente perdita di reddito per le aziende. Negli allevamenti, che rappresentano quasi il 50% della Plv regionale, segni parzialmente negativi per il settore suinicolo e bovino. L’annata è stata a singhiozzo: i suini erano partiti bene, con prezzi discreti fino a settembre e poi il crollo in ottobre. Nel settore bovino da carne, soprattutto per i vitelloni, il mercato ha “tirato” nel primo semestre ed è calato consistentemente in estate, senza che poi ci sia stata l’attesa ripresa autunnale. Sull’andamento della carne bovina pesano i minori consumi calati mediamente del 20%. Risultato quasi sorprendente per gli allevamenti di polli, che, nonostante l’aviaria, hanno avuto una Plv sostanzialmente stabile. In calo la produzione di latte alimentare, anche a causa del maltempo che ha ridotto la disponibilità di buon foraggio. I prezzi bassi nel primo semestre sono cresciuti a livelli soddisfacenti nella seconda parte dell’anno. Per il Parmigiano Reggiano a tutto ottobre si registrava una flessione attorno all’1% del numero di forme, con prezzi per il prodotto di dodici mesi in crescita rispetto all’inizio dell’anno. La novità per il “re dei formaggi” è che in questi ultimi anni, secondo quanto ha rilevato anche il Consorzio del Parmigiano Reggiano, è cresciuta fortemente la vendita diretta, che oggi rappresenta in Emilia Romagna fino al 20% delle vendite. “Il calo della Plv – ha detto il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello – è solo un indicatore dell’andamento dell’economia agricola emiliano romagnola. Il nostro tallone di Achille è la difficoltà a trasformare la capacità produttiva in reddito per le aziende. I prezzi alla produzione, infatti, non riescono a compensare gli aumenti senza freni dei costi”. Secondo stime Coldiretti, solo riempire la mangiatoia a fine 2013 costa fino al 20% in più rispetto all’inizio dell’anno, mentre in campagna i costi energetici, in particolare del carburante, hanno portato l’aratura di un campo a costi quasi pari ad una corsa di formula 1. “La nostra organizzazione – ha affermato Tonello – da un lato è impegnata ad accorciare la filiera e a redistribuire più equamente il valore finale del prodotto tra i soggetti che vanno dal campo alla tavola con progetti come quello di Fai, Filiera agricola italiana; dall’altro è alla ricerca di strumenti per valorizzare servizi che le aziende agricole possono svolgere in settori nuovi come ad esempio quello dei servizi alla collettività, dall’agriturismo alla salvaguardia ambientale, dalle fattorie didattiche all’agricoltura sociale. Ed è per questo che con l’assessorato regionale all’Agricoltura stiamo lavorando per dare nuovi indirizzi al Piano di Sviluppo rurale 2014-2020”.
Agricoltura 2014-2020: la campagna va in città
Su 14.000 ettari di superficie totale del Comune di Bologna, ci sono 3.197 ettari (22%) di terreni agricoli, gestiti da 266 aziende agricole: 2.421 di seminativi, 118 di vigna, 154 di frutta, 143 di prati, 225 ettari di boschi annessi ad aziende agricole. Quello di Bologna è solo un esempio di una realtà più ampia: in prossimità di tutte le grandi città, ma anche dei paesi più grandi del territorio regionale, c’è un’agricoltura che si insinua tra le case, che si compenetra con le zone industriali, che è integrata nelle grandi direttrici di espansioni e nelle periferie urbane. “Grazie alla vicinanza alle aree urbanizzate, oltre a svolgere la loro attività di produttrici di beni alimentari – ha detto Tonello – queste aziende potrebbero svolgere altri importanti ruoli al servizio della collettività urbana, in particolare in quelle periferie, che secondo quanto ha rilevato il Censis, si sono allargate a macchia d’olio e a volte in modo incontrollato, con la conseguenza che hanno bisogno di recuperare strutture e occasioni di connettività. Su questo abbiamo cominciato a confrontarci con l’assessore regionale all’Agricoltura, Tiberio Rabboni”. E’ un confronto con la Regione – spiega Coldiretti – che scaturisce anche dalla nuova programmazione agricola europea per il periodo 2014-2020, che punta a sviluppare sistemi di multifunzionalità per le aziende più vicine ai centri urbani. L’obiettivo è individuare soluzioni specifiche per valorizzare la peculiarità di queste aziende: dalla vendita diretta all’agriturismo, dagli interventi ambientali (creazione di fasce verdi, realizzazione di boschetti) a veri e propri servizi per la collettività cittadina. “Si tratta di sviluppare nella nostra regione, come avviene in altri Paesi europei – ha spiegato Tonello – quella che prende il nome di agricoltura sociale. E’ un’attività che non va confusa con il ruolo, peraltro importante e prezioso di strutture sociali (cooperative, associazioni di volontariato) che si servono di strumenti e strutture agricole per fare il loro servizio. Nel nostro caso si tratta di servizi che la stessa azienda agricola può fornire per le fasce più deboli e svantaggiate, dai bambini agli anziani, ai disabili. Parliamo di agri-asilo, di centri per anziani, di pet terapy, che le aziende potrebbero affiancare alla loro normale attività”. In Emilia Romagna, secondo Coldiretti, solo nel territorio comunale delle città capoluogo di provincia si trovano 175.000 ettari di agricoltura con oltre 12.000 aziende.
Altri dati:
www.agrestetv.it/documenti/annata_2013_tabella.doc
www.agrestetv.it/documenti/COLDIRETTI_ANNATA_2013.doc
Aziende in rosso, strette tra calo dei prezzi, anomalie climatiche e aumento dei costi di produzione. Coldiretti progetta l’agricoltura 2020 a sostegno delle periferie urbane.
Proprio mentre il Pil nazionale torna a crescere, l’agricoltura dell’Emilia Romagna, secondo le prime stime Coldiretti, fa registrare una battuta d’arresto e, per la prima volta dopo tre anni, la Plv (Produzione Lorda Vendibile) cala di circa il 4 per cento. Dove non erano riusciti terremoto e siccità (nel 2012 la Plv ha raggiunto i 4.450 milioni di euro, con un aumento sul 2011 superiore al 3%), è riuscito – commenta Coldiretti – un andamento primaverile eccessivamente piovoso e bassi prezzi di mercato. Ad aggravare la situazione ha contribuito l’aumento dei costi di produzione, che ha portato conti aziendali in rosso in molti settori. Nell’ortofrutta si sono registrati prezzi in aumento, in parte favoriti dal calo di alcune produzioni (pesche –2%, nettarine –2,6%, albicocche –23%), in parte dalla buona partenza del mercato di produzioni come mele (+16%) e pere (+15%), che si spera possa essere confermata nel mercato dei prossimi mesi. Con prezzi soddisfacenti anche sul fronte delle orticole (in particolare i meloni, anche se sono mancati i quantitativi) il settore ortofrutticolo – secondo Coldiretti – ha avuto un aumento complessivo attorno al 15% in termini di Plv. Aumento che purtroppo non è stato confermato a livello di redditi per le aziende in quanto l’aumento dei prezzi non ha compensato i cali di produzione. Sul fronte dei seminativi, aumentano le produzioni di cereali: il frumento tenero è cresciuto dell’11,7%, il duro del 5,5% e il mais, dopo il crollo netto 2012 a causa della siccità, con il +38,5% di quest’anno è tornato quasi a livelli normali. La qualità è buona, ma la Coldiretti stima che potrebbe mancare all’appello più del 15% della Plv. Non è andata meglio per la barbabietola da zucchero e per il pomodoro, settori sui quali hanno influito pesantemente le piogge primaverili che hanno ritardato e in alcuni casi bloccato le semine. Entrambi i settori fanno registrare un calo attorno al 25%. Nei vigneti la produzione 2013 è risultata superiore al 2012, con un decisa contrazione dei prezzi, che dovrebbero portare ad un calo della Plv finale. Anche in questo caso le maggiori quantità non hanno compensato i minori prezzi, con conseguente perdita di reddito per le aziende. Negli allevamenti, che rappresentano quasi il 50% della Plv regionale, segni parzialmente negativi per il settore suinicolo e bovino. L’annata è stata a singhiozzo: i suini erano partiti bene, con prezzi discreti fino a settembre e poi il crollo in ottobre. Nel settore bovino da carne, soprattutto per i vitelloni, il mercato ha “tirato” nel primo semestre ed è calato consistentemente in estate, senza che poi ci sia stata l’attesa ripresa autunnale. Sull’andamento della carne bovina pesano i minori consumi calati mediamente del 20%. Risultato quasi sorprendente per gli allevamenti di polli, che, nonostante l’aviaria, hanno avuto una Plv sostanzialmente stabile. In calo la produzione di latte alimentare, anche a causa del maltempo che ha ridotto la disponibilità di buon foraggio. I prezzi bassi nel primo semestre sono cresciuti a livelli soddisfacenti nella seconda parte dell’anno. Per il Parmigiano Reggiano a tutto ottobre si registrava una flessione attorno all’1% del numero di forme, con prezzi per il prodotto di dodici mesi in crescita rispetto all’inizio dell’anno. La novità per il “re dei formaggi” è che in questi ultimi anni, secondo quanto ha rilevato anche il Consorzio del Parmigiano Reggiano, è cresciuta fortemente la vendita diretta, che oggi rappresenta in Emilia Romagna fino al 20% delle vendite. “Il calo della Plv – ha detto il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello – è solo un indicatore dell’andamento dell’economia agricola emiliano romagnola. Il nostro tallone di Achille è la difficoltà a trasformare la capacità produttiva in reddito per le aziende. I prezzi alla produzione, infatti, non riescono a compensare gli aumenti senza freni dei costi”. Secondo stime Coldiretti, solo riempire la mangiatoia a fine 2013 costa fino al 20% in più rispetto all’inizio dell’anno, mentre in campagna i costi energetici, in particolare del carburante, hanno portato l’aratura di un campo a costi quasi pari ad una corsa di formula 1. “La nostra organizzazione – ha affermato Tonello – da un lato è impegnata ad accorciare la filiera e a redistribuire più equamente il valore finale del prodotto tra i soggetti che vanno dal campo alla tavola con progetti come quello di Fai, Filiera agricola italiana; dall’altro è alla ricerca di strumenti per valorizzare servizi che le aziende agricole possono svolgere in settori nuovi come ad esempio quello dei servizi alla collettività, dall’agriturismo alla salvaguardia ambientale, dalle fattorie didattiche all’agricoltura sociale. Ed è per questo che con l’assessorato regionale all’Agricoltura stiamo lavorando per dare nuovi indirizzi al Piano di Sviluppo rurale 2014-2020”.
Agricoltura 2014-2020: la campagna va in città
Su 14.000 ettari di superficie totale del Comune di Bologna, ci sono 3.197 ettari (22%) di terreni agricoli, gestiti da 266 aziende agricole: 2.421 di seminativi, 118 di vigna, 154 di frutta, 143 di prati, 225 ettari di boschi annessi ad aziende agricole. Quello di Bologna è solo un esempio di una realtà più ampia: in prossimità di tutte le grandi città, ma anche dei paesi più grandi del territorio regionale, c’è un’agricoltura che si insinua tra le case, che si compenetra con le zone industriali, che è integrata nelle grandi direttrici di espansioni e nelle periferie urbane. “Grazie alla vicinanza alle aree urbanizzate, oltre a svolgere la loro attività di produttrici di beni alimentari – ha detto Tonello – queste aziende potrebbero svolgere altri importanti ruoli al servizio della collettività urbana, in particolare in quelle periferie, che secondo quanto ha rilevato il Censis, si sono allargate a macchia d’olio e a volte in modo incontrollato, con la conseguenza che hanno bisogno di recuperare strutture e occasioni di connettività. Su questo abbiamo cominciato a confrontarci con l’assessore regionale all’Agricoltura, Tiberio Rabboni”. E’ un confronto con la Regione – spiega Coldiretti – che scaturisce anche dalla nuova programmazione agricola europea per il periodo 2014-2020, che punta a sviluppare sistemi di multifunzionalità per le aziende più vicine ai centri urbani. L’obiettivo è individuare soluzioni specifiche per valorizzare la peculiarità di queste aziende: dalla vendita diretta all’agriturismo, dagli interventi ambientali (creazione di fasce verdi, realizzazione di boschetti) a veri e propri servizi per la collettività cittadina. “Si tratta di sviluppare nella nostra regione, come avviene in altri Paesi europei – ha spiegato Tonello – quella che prende il nome di agricoltura sociale. E’ un’attività che non va confusa con il ruolo, peraltro importante e prezioso di strutture sociali (cooperative, associazioni di volontariato) che si servono di strumenti e strutture agricole per fare il loro servizio. Nel nostro caso si tratta di servizi che la stessa azienda agricola può fornire per le fasce più deboli e svantaggiate, dai bambini agli anziani, ai disabili. Parliamo di agri-asilo, di centri per anziani, di pet terapy, che le aziende potrebbero affiancare alla loro normale attività”. In Emilia Romagna, secondo Coldiretti, solo nel territorio comunale delle città capoluogo di provincia si trovano 175.000 ettari di agricoltura con oltre 12.000 aziende.
Altri dati:
www.agrestetv.it/documenti/annata_2013_tabella.doc
www.agrestetv.it/documenti/COLDIRETTI_ANNATA_2013.doc
giovedì 2 febbraio 2012
IL MINISTRO CATANIA INAUGURA LA 110ª FIERAGRICOLA «LA PAC TUTELI MADE IN ITALY E REDDITI DELLE IMPRESE»
Fonte: Ufficio Stampa Fieragricola
Il ministro delle Politiche agricole, prima del convegno inaugurale sulla riforma della Pac, ha incontrato i vertici di Veronafiere e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali.
Verona, 2 febbraio 2012. «Fieragricola riveste da sempre un ruolo particolare per l’agrcioltura italiana ed europea. Ma è Veronafiere a rappresentare il tempio dell’agroalimentare, con diverse manifestazioni di primo piano, a partire da Vinitaly, che è un evento mondiale e che mette in risalto le eccellenze del Made in Italy». Così il ministro per le Politiche agricole, Mario Catania, descrive il ruolo del polo fieristico di Verona, pochi minuti prima di incontrare il vicepresidente vicario di Veronafiere, Claudio Valente, il direttore generale, Giovanni Mantovani, il direttore generale della Commissione Agricoltura Ue, José Manuel Silva Rodriguez, e i presidenti delle organizzazioni sindacali agricole.
Fieragricola, che questa mattina e fino a domenica, per la 110ª volta, sarà il cuore dell’agricoltura europea e dell’esposizione di macchine, mezzi agricoli, bioenergie e animali da reddito, proseguirà alle 11 con il convegno inaugurale sulla riforma della Pac post 2013.
Proprio sulla Pac, il ministro Catania ha ribadito la posizione italiana: «Chiederò a Bruxelles che la Pac sia uno strumento di tutela dell’agricoltura italiana, che faccia chiarezza in termini di regole e che distribuisca risorse adeguate ai produttori. Serviranno regole più rigide sulle indicazioni dei prodotti, sull’etichettatura e sulla difesa del vero Made in Italy dalle contraffazioni».
Allineati contro l’agropirateria e le contraffazioni alimentari si muoverebbero, ha dichiarato il ministro Catania, «i decreti sulle liberalizzazioni nell’agroalimentare, che puntano a migliorare l’equilibrio della redditività, oggi eccessivamente sbilanciato verso la grande distribuzione».
Catania invia anche un messaggio ai pescatori. Una piccola rappresentanza era a manifestare davanti a Veronafiere in mattinata. «Sono vicinissimo alle loro esigenze – ha specificato - ma non possiamo in alcun modo andare contro le decisioni dell’Unione europea in materia di stock delle specie pescabili».
Il vicepresidente vicario di Veronafiere, Claudio Valente, nel salutare il ministro, esprime soddisfazione per le parole di elogio che lo stesso Catania ha avuto verso Fieragricola e l’Ente Fiera. «Siamo tornati al centro della discussione delle politiche agricole europee. Fino a domenica Fieragricola sarà il cuore del dibattito in un momento di crisi. Pertanto ci attendiamo dalla Pac risposte immediate per gli operatori del settore».
Il ministro delle Politiche agricole, prima del convegno inaugurale sulla riforma della Pac, ha incontrato i vertici di Veronafiere e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali.
Verona, 2 febbraio 2012. «Fieragricola riveste da sempre un ruolo particolare per l’agrcioltura italiana ed europea. Ma è Veronafiere a rappresentare il tempio dell’agroalimentare, con diverse manifestazioni di primo piano, a partire da Vinitaly, che è un evento mondiale e che mette in risalto le eccellenze del Made in Italy». Così il ministro per le Politiche agricole, Mario Catania, descrive il ruolo del polo fieristico di Verona, pochi minuti prima di incontrare il vicepresidente vicario di Veronafiere, Claudio Valente, il direttore generale, Giovanni Mantovani, il direttore generale della Commissione Agricoltura Ue, José Manuel Silva Rodriguez, e i presidenti delle organizzazioni sindacali agricole.
Fieragricola, che questa mattina e fino a domenica, per la 110ª volta, sarà il cuore dell’agricoltura europea e dell’esposizione di macchine, mezzi agricoli, bioenergie e animali da reddito, proseguirà alle 11 con il convegno inaugurale sulla riforma della Pac post 2013.
Proprio sulla Pac, il ministro Catania ha ribadito la posizione italiana: «Chiederò a Bruxelles che la Pac sia uno strumento di tutela dell’agricoltura italiana, che faccia chiarezza in termini di regole e che distribuisca risorse adeguate ai produttori. Serviranno regole più rigide sulle indicazioni dei prodotti, sull’etichettatura e sulla difesa del vero Made in Italy dalle contraffazioni».
Allineati contro l’agropirateria e le contraffazioni alimentari si muoverebbero, ha dichiarato il ministro Catania, «i decreti sulle liberalizzazioni nell’agroalimentare, che puntano a migliorare l’equilibrio della redditività, oggi eccessivamente sbilanciato verso la grande distribuzione».
Catania invia anche un messaggio ai pescatori. Una piccola rappresentanza era a manifestare davanti a Veronafiere in mattinata. «Sono vicinissimo alle loro esigenze – ha specificato - ma non possiamo in alcun modo andare contro le decisioni dell’Unione europea in materia di stock delle specie pescabili».
Il vicepresidente vicario di Veronafiere, Claudio Valente, nel salutare il ministro, esprime soddisfazione per le parole di elogio che lo stesso Catania ha avuto verso Fieragricola e l’Ente Fiera. «Siamo tornati al centro della discussione delle politiche agricole europee. Fino a domenica Fieragricola sarà il cuore del dibattito in un momento di crisi. Pertanto ci attendiamo dalla Pac risposte immediate per gli operatori del settore».
giovedì 10 novembre 2011
AGRICOLTURA, CRESCE DEL 3% IL VALORE DELLA PRODUZIONE. RABBONI: "CONFERMATO IL RUOLO ANTICICLICO DEL SETTORE. SERVONO PERÒ NUOVI STRUMENTI PER CRISI"
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia Informazione e Ufficio Stampa
Diffuse le prime anticipazioni sull'andamento dell'annata agraria 2011, che si chiude l'11 novembre, giorno di San Martino. Bene cereali, allevamenti e vino. Male l'ortofrutta.
Bologna - Cresce anche nel 2011 il valore della produzione agricola regionale che, con un +3% rispetto all’anno precedente, porta il comparto a superare la soglia dei 4.300 milioni di euro. “Si tratta di una stima prudenziale, che non comprende ancora il valore di produzioni che vengono commercializzate nei mesi autunnali e invernali – spiega l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni, commentando le prime anticipazioni relative all’andamento dell’annata agraria 2011 che si chiude tradizionalmente l’11 novembre, giorno di San Martino - Tuttavia il dato è già indicativo di un’annata complessivamente positiva. Dopo un 2010 che aveva fatto registrare un + 11%, questa ulteriore crescita conferma il ruolo anticiclico e di traino alla ripresa del settore agricolo, che, come è noto, alimenta un indotto che concorre per circa il 20% alla ricchezza regionale e nazionale.” “In questo quadro spicca – ha sottolineato Rabboni – il pesante andamento dell’ortofrutta e della frutta in particolare, colpita sia dalla psicosi della Eschirichia Coli che da un’offerta congestionata di prodotto italiano ed europeo nel ristretto periodo del consumo estivo. E’ una situazione non nuova, che reclama cambiamenti urgenti nella capacità dei produttori di regolare l'offerta e la qualità del prodotto immesso sul mercato, ma che chiama in causa anche l’Europa, cui chiediamo di mettere in campo nuovi e più efficaci strumenti di prevenzione delle crisi e di stabilizzazione dei redditi.”
Tra i comparti con un andamento positivo, quello dei cereali (+14%), trainato in particolare dalla buona performance del mais e dall’aumento dei prezzi del grano duro, ma anche quello degli allevamenti con una crescita generalizzata del valore delle produzioni intorno al 10%. Più ombre che luci invece per ortaggi (-11%) e frutta (-22%), due settori che più di altri hanno dovuto scontare gli effetti negativi della difficile congiuntura dei prezzi. Positive anche le prime previsioni relative al vino, per il quale si stima un +9%. I migliori andamenti di prezzo all'origine si sono verificati per frumento duro, barbabietola, vino, carni e latte; i peggiori per patate, cipolle, cocomeri, fragole, pesche, nettarine, susine e pere
L’andamento dei principali settori: bene cereali, allevamenti e vino. Male la frutta
I cereali hanno registrato un aumento dei ricavi su base annua all’incirca del 14%. Un risultato originato principalmente dall’ottima performance produttiva del mais (+27% circa) dovuta al favorevole andamento climatico, ma anche alla forte ripresa dei prezzi del grano duro (+50%). Positivo anche l’andamento del grano tenero che presenta un incremento del valore delle produzioni attorno al 10%.
In lieve flessione (-8,7% circa) rispetto al 2010 il valore delle colture industriali. Ad incidere negativamente è stato soprattutto il ridimensionamento degli investimenti a barbabietola da zucchero, stimato attorno al 20%, che ha portato ad una contrazione media dei ricavi dei bieticoltori attorno al -7%, nonostante il buon andamento qualitativo e quantitativo della produzione e l’aumento del prezzo di liquidazione da parte dell’industria saccarifera. Negativo è risultato anche l’andamento della produzione lorda vendibile della soia (-13%), da imputare principalmente al calo delle rese unitarie per ettaro.
Decisamente pesante poi l’andamento del settore orto-frutta, fortemente penalizzato dalla considerevole contrazione delle quotazioni registrata nel corso del 2011 rispetto al 2010.
Alla perdita di valore degli ortaggi (-11%) hanno contribuito principalmente le forti diminuzioni di prezzo registrate da patate, cipolle, cocomeri, fragole. Stabile sui medesimi livelli dello scorso anno è, invece, il valore della produzione del pomodoro da industria, che si conferma la coltura più rilevante del comparto.
Annata tutta da dimenticare per la frutta, il comparto più duramente colpito (oltre -22%) dalla negativa congiuntura dei prezzi. Archiviate ormai le pesanti perdite subite dalla frutta estiva, con particolare riferimento a pesche e nettarine, non rimane che confidare in un recupero degli andamenti di mercato della frutta autunno-invernale (pere, mele, actinidia) rispetto ai livelli attuali scarsamente remunerativi per gli agricoltori.
I dati relativi alla produzione di vino evidenziano una flessione dei quantitativi attorno al 13%. Per quanto riguarda gli andamenti di mercato, si può ipotizzare sulla base delle prime informazioni raccolte un aumento dei prezzi medi di circa il 25%, che porterebbe ad una crescita su base annua del valore complessivo della produzione di vino di quasi il 9%.
L’andamento del settore allevamenti è positivo, con un aumento dei ricavi stimato attorno al 10%, per il contemporaneo incrementarsi di quantità prodotte e prezzi di mercato. Sul dato pesano comunque le difficoltà determinate dai crescenti livelli di spesa per l’acquisto di mangimi e le incertezze sul prezzo del latte da Parmigiano-Reggiano, un valore che verrà definito soltanto a fine 2012, ad avvenuta commercializzazione di gran parte del formaggio prodotto nel 2011 che ha visto un aumento della produzione e la crescita delle scorte.
Diffuse le prime anticipazioni sull'andamento dell'annata agraria 2011, che si chiude l'11 novembre, giorno di San Martino. Bene cereali, allevamenti e vino. Male l'ortofrutta.
Bologna - Cresce anche nel 2011 il valore della produzione agricola regionale che, con un +3% rispetto all’anno precedente, porta il comparto a superare la soglia dei 4.300 milioni di euro. “Si tratta di una stima prudenziale, che non comprende ancora il valore di produzioni che vengono commercializzate nei mesi autunnali e invernali – spiega l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni, commentando le prime anticipazioni relative all’andamento dell’annata agraria 2011 che si chiude tradizionalmente l’11 novembre, giorno di San Martino - Tuttavia il dato è già indicativo di un’annata complessivamente positiva. Dopo un 2010 che aveva fatto registrare un + 11%, questa ulteriore crescita conferma il ruolo anticiclico e di traino alla ripresa del settore agricolo, che, come è noto, alimenta un indotto che concorre per circa il 20% alla ricchezza regionale e nazionale.” “In questo quadro spicca – ha sottolineato Rabboni – il pesante andamento dell’ortofrutta e della frutta in particolare, colpita sia dalla psicosi della Eschirichia Coli che da un’offerta congestionata di prodotto italiano ed europeo nel ristretto periodo del consumo estivo. E’ una situazione non nuova, che reclama cambiamenti urgenti nella capacità dei produttori di regolare l'offerta e la qualità del prodotto immesso sul mercato, ma che chiama in causa anche l’Europa, cui chiediamo di mettere in campo nuovi e più efficaci strumenti di prevenzione delle crisi e di stabilizzazione dei redditi.”
Tra i comparti con un andamento positivo, quello dei cereali (+14%), trainato in particolare dalla buona performance del mais e dall’aumento dei prezzi del grano duro, ma anche quello degli allevamenti con una crescita generalizzata del valore delle produzioni intorno al 10%. Più ombre che luci invece per ortaggi (-11%) e frutta (-22%), due settori che più di altri hanno dovuto scontare gli effetti negativi della difficile congiuntura dei prezzi. Positive anche le prime previsioni relative al vino, per il quale si stima un +9%. I migliori andamenti di prezzo all'origine si sono verificati per frumento duro, barbabietola, vino, carni e latte; i peggiori per patate, cipolle, cocomeri, fragole, pesche, nettarine, susine e pere
L’andamento dei principali settori: bene cereali, allevamenti e vino. Male la frutta
I cereali hanno registrato un aumento dei ricavi su base annua all’incirca del 14%. Un risultato originato principalmente dall’ottima performance produttiva del mais (+27% circa) dovuta al favorevole andamento climatico, ma anche alla forte ripresa dei prezzi del grano duro (+50%). Positivo anche l’andamento del grano tenero che presenta un incremento del valore delle produzioni attorno al 10%.
In lieve flessione (-8,7% circa) rispetto al 2010 il valore delle colture industriali. Ad incidere negativamente è stato soprattutto il ridimensionamento degli investimenti a barbabietola da zucchero, stimato attorno al 20%, che ha portato ad una contrazione media dei ricavi dei bieticoltori attorno al -7%, nonostante il buon andamento qualitativo e quantitativo della produzione e l’aumento del prezzo di liquidazione da parte dell’industria saccarifera. Negativo è risultato anche l’andamento della produzione lorda vendibile della soia (-13%), da imputare principalmente al calo delle rese unitarie per ettaro.
Decisamente pesante poi l’andamento del settore orto-frutta, fortemente penalizzato dalla considerevole contrazione delle quotazioni registrata nel corso del 2011 rispetto al 2010.
Alla perdita di valore degli ortaggi (-11%) hanno contribuito principalmente le forti diminuzioni di prezzo registrate da patate, cipolle, cocomeri, fragole. Stabile sui medesimi livelli dello scorso anno è, invece, il valore della produzione del pomodoro da industria, che si conferma la coltura più rilevante del comparto.
Annata tutta da dimenticare per la frutta, il comparto più duramente colpito (oltre -22%) dalla negativa congiuntura dei prezzi. Archiviate ormai le pesanti perdite subite dalla frutta estiva, con particolare riferimento a pesche e nettarine, non rimane che confidare in un recupero degli andamenti di mercato della frutta autunno-invernale (pere, mele, actinidia) rispetto ai livelli attuali scarsamente remunerativi per gli agricoltori.
I dati relativi alla produzione di vino evidenziano una flessione dei quantitativi attorno al 13%. Per quanto riguarda gli andamenti di mercato, si può ipotizzare sulla base delle prime informazioni raccolte un aumento dei prezzi medi di circa il 25%, che porterebbe ad una crescita su base annua del valore complessivo della produzione di vino di quasi il 9%.
L’andamento del settore allevamenti è positivo, con un aumento dei ricavi stimato attorno al 10%, per il contemporaneo incrementarsi di quantità prodotte e prezzi di mercato. Sul dato pesano comunque le difficoltà determinate dai crescenti livelli di spesa per l’acquisto di mangimi e le incertezze sul prezzo del latte da Parmigiano-Reggiano, un valore che verrà definito soltanto a fine 2012, ad avvenuta commercializzazione di gran parte del formaggio prodotto nel 2011 che ha visto un aumento della produzione e la crescita delle scorte.
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lunedì 30 maggio 2011
RAPPORTO AGROALIMENTARE 2010. CRESCE LA PRODUZIONE LORDA VENDIBILE DELL'EMILIA-ROMAGNA, IN RECUPERO I REDDITI, IN LEGGERO CALO L'OCCUPAZIONE
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia Informazione e Ufficio Stampa
Bologna – Con un aumento superiore all'11% cresce in Emilia-Romagna la produzione lorda vendibile, con un saldo positivo di 420 milioni di euro rispetto al 2009.
Dopo gli andamenti altalenanti delle scorse stagioni, nel 2010 il valore delle produzioni a prezzi correnti ha raggiunto un massimo di 4,2 miliardi di euro, per effetto soprattutto del forte aumento dei prezzi della maggiore parte dei comparti (in particolare cereali, frutta e latte). Viene, quindi, completamente riassorbito il forte calo dell'anno precedente (-6,2%).
Anche l’industria alimentare - specialmente quella legata ai prodotti tipici come il Parmigiano Reggiano, il prosciutto di Parma e il Lambrusco - si lascia alle spalle un 2010 sostanzialmente positivo, con una crescita significativa dell’export agroalimentare che sfiora il 14% e con il 20% delle imprese che opera stabilmente sui mercati esteri.
In termini di quantità prodotte, invece, è stato soprattutto l’andamento meteorologico denso di precipitazioni nella prima parte dell’anno a causare una diminuzione complessiva del 2,3%.
Sono i dati del Rapporto agroalimentare 2010 presentato oggi in un convegno a Bologna. “La plv regionale è all’11%, contro quella nazionale all’1,7%”, ha sottolineato l’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni nel corso dei lavori. “Questa crescita a due velocità deve farci riflettere. La concentrazione dell’offerta, la programmazione della produzione e la riduzione dei costi sono i temi al centro della nostra agenda agricola - ha aggiunto l’assessore -, vorremmo che fosse così anche per il Governo. Non credo sia utile un nuovo forum nazionale sulla Pac a novembre, come annunciato dal ministro Romano. In quel momento molti giochi saranno già stati fatti: il commissario Ciolos ha annunciato per ottobre il suo documento conclusivo. Bisogna - ha concluso Rabboni - anticipare il forum a luglio e a novembre discutere di come allineare le politiche agricole nazionali a quelle europee; in particolare per quanto riguarda l’agricoltura contrattualizzata, gli organismi interprofessionali e il rapporto con la grande distribuzione organizzata”.
“La filiera agro-alimentare sta attraversando una fase complessa - ha detto il presidente di Unioncamere Emilia-Romagna, Andrea Zanlari - caratterizzata da una forte interdipendenza e dalla crescente esposizione alla concorrenza internazionale. E’ un quadro variegato con segnali di crescita dei valori della produzione, di recupero delle quote di esportazione ed una lieve risalita degli investimenti. In questa situazione, è necessario consolidare l’avvio della ripresa e attrezzare il nostro sistema agricolo e agro-alimentare alla competizione mondiale, puntando sull’innovazione di processo e di prodotto, migliorando le attività di servizio, in particolare la logistica, e sostenendo una promozione coordinata sui mercati esteri, specialmente dei prodotti di qualità, in modo da ottimizzare gli interventi”.
Il rapporto
L’andamento migliore della Plv in Emilia-Romagna rispetto al trend nazionale di sostanziale stagnazione del settore è ancor più significativo perché ottenuto in un’annata che ha confermato forti turbolenze soprattutto nei prezzi agricoli mondiali e in un contesto generale di crisi ancora pesante.
Un conseguente e non scontato recupero si è verificato in regione anche per i redditi delle aziende agricole, con un aumento stimato di quasi il 25% rispetto al 2009, sia in termini assoluti sia per unità di lavoro familiare. E’ un risultato che riporta i redditi agricoli ai valori del 2008, assestandoli quindi ancora su livelli molto al di sotto del reddito di riferimento dei settori extra-agricoli.
I risultati positivi del 2010 derivano, oltre che dall’aumento dei ricavi, anche dal contenimento dei costi intermedi (entro il 2%) e dalla sostanziale stabilità del costo del lavoro. Pur registrando un progresso per le aziende specializzate in seminativi e in frutticoltura, sono soprattutto le strutture con allevamenti di bovini da latte ad assicurare l’accettabile remunerazione ai capitali e al lavoro, con una crescita del reddito netto aziendale del 33,3% (circa 29 mila euro).
Anche le stime provvisorie dei principali aggregati economici dell’agricoltura regionale indicano un sostanziale recupero rispetto al 2009 sia dei ricavi sia del valore aggiunto. Nel 2010, infatti, i ricavi sono aumentati di oltre l’8%, mentre i costi intermedi hanno fatto registrare un incremento pari quasi al 2%. Ne consegue una stima del valore aggiunto dell’agricoltura regionale di quasi 2,1 miliardi di euro (+15,5%).
Tra i dati più significativi messi in luce dal Rapporto 2010 anche il forte incremento del credito agrario, che in regione ha raggiunto quasi 4,9 milioni di euro con un aumento superiore al 12% (4,4 milioni di euro per ettaro di superficie agricola utilizzata) e l’andamento dell’occupazione agricola, in controtendenza rispetto agli ultimi due anni. Infatti, nel 2010 la perdita complessiva di posti di lavoro è stata pari all’1,25% e ha riguardato in maniera rilevante il lavoro autonomo (-5,4%), mentre è in crescita dell’8,3% il lavoro dipendente. Rimane assolutamente “piatto”, invece, l’andamento dei consumi alimentari delle famiglie, la cui riduzione è ormai strutturale: tra il 2005 e il 2009 si è osservata una contrazione media di quasi l’1% all’anno.
L’andamento dei diversi settori produttivi
Crescono, nel 2010, le produzioni vegetali (+12,4%). I risultati sono stati particolarmente positivi per i cereali (+37%), mentre sono più contradditori i dati per patate e ortaggi (-4,2%), con i tuberi in crescita del 35% e i pomodori da industria in forte flessione (-25%). Andamento complessivamente positivo, invece, per le piante industriali (+9%) e per le culture arboree (+15,6%) con un ottimo recupero delle nettarine.
Buoni i risultati produttivi anche per gli allevamenti (+9,7%), determinati però quasi esclusivamente dal forte aumento del prezzo del latte (pari a circa il 20%), conseguenza delle performance di mercato del Parmigiano Reggiano il cui valore è risultato uno dei più alti degli ultimi anni.
Il focus sugli agriturismi
La nuova normativa regionale del settore agrituristico, approvata nel 2009, ha avuto piena operatività nel 2010, anno in cui risultano attive quasi 1000 aziende, con un aumento degli operatori rispetto all’anno precedente di 76 unità (+8,2%), tenendo presente anche l’avvenuta iscrizione degli operatori dell’Alta Valmarecchia.
Quasi la metà di queste aziende è collocata in comuni montani e contribuisce così alla lotta all’abbandono del territorio rurale e a valorizzare le risorse ambientali. Confermata l’importanza del settore anche per l’imprenditoria femminile: circa il 33% degli agriturismi in Emilia-Romagna è, infatti, condotto da donne.
Il fatturato complessivo del settore agrituristico regionale, infine, è stimato nel 2010 in 136 milioni di euro, in aumento rispetto agli anni passati.
Bologna – Con un aumento superiore all'11% cresce in Emilia-Romagna la produzione lorda vendibile, con un saldo positivo di 420 milioni di euro rispetto al 2009.
Dopo gli andamenti altalenanti delle scorse stagioni, nel 2010 il valore delle produzioni a prezzi correnti ha raggiunto un massimo di 4,2 miliardi di euro, per effetto soprattutto del forte aumento dei prezzi della maggiore parte dei comparti (in particolare cereali, frutta e latte). Viene, quindi, completamente riassorbito il forte calo dell'anno precedente (-6,2%).
Anche l’industria alimentare - specialmente quella legata ai prodotti tipici come il Parmigiano Reggiano, il prosciutto di Parma e il Lambrusco - si lascia alle spalle un 2010 sostanzialmente positivo, con una crescita significativa dell’export agroalimentare che sfiora il 14% e con il 20% delle imprese che opera stabilmente sui mercati esteri.
In termini di quantità prodotte, invece, è stato soprattutto l’andamento meteorologico denso di precipitazioni nella prima parte dell’anno a causare una diminuzione complessiva del 2,3%.
Sono i dati del Rapporto agroalimentare 2010 presentato oggi in un convegno a Bologna. “La plv regionale è all’11%, contro quella nazionale all’1,7%”, ha sottolineato l’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni nel corso dei lavori. “Questa crescita a due velocità deve farci riflettere. La concentrazione dell’offerta, la programmazione della produzione e la riduzione dei costi sono i temi al centro della nostra agenda agricola - ha aggiunto l’assessore -, vorremmo che fosse così anche per il Governo. Non credo sia utile un nuovo forum nazionale sulla Pac a novembre, come annunciato dal ministro Romano. In quel momento molti giochi saranno già stati fatti: il commissario Ciolos ha annunciato per ottobre il suo documento conclusivo. Bisogna - ha concluso Rabboni - anticipare il forum a luglio e a novembre discutere di come allineare le politiche agricole nazionali a quelle europee; in particolare per quanto riguarda l’agricoltura contrattualizzata, gli organismi interprofessionali e il rapporto con la grande distribuzione organizzata”.
“La filiera agro-alimentare sta attraversando una fase complessa - ha detto il presidente di Unioncamere Emilia-Romagna, Andrea Zanlari - caratterizzata da una forte interdipendenza e dalla crescente esposizione alla concorrenza internazionale. E’ un quadro variegato con segnali di crescita dei valori della produzione, di recupero delle quote di esportazione ed una lieve risalita degli investimenti. In questa situazione, è necessario consolidare l’avvio della ripresa e attrezzare il nostro sistema agricolo e agro-alimentare alla competizione mondiale, puntando sull’innovazione di processo e di prodotto, migliorando le attività di servizio, in particolare la logistica, e sostenendo una promozione coordinata sui mercati esteri, specialmente dei prodotti di qualità, in modo da ottimizzare gli interventi”.
Il rapporto
L’andamento migliore della Plv in Emilia-Romagna rispetto al trend nazionale di sostanziale stagnazione del settore è ancor più significativo perché ottenuto in un’annata che ha confermato forti turbolenze soprattutto nei prezzi agricoli mondiali e in un contesto generale di crisi ancora pesante.
Un conseguente e non scontato recupero si è verificato in regione anche per i redditi delle aziende agricole, con un aumento stimato di quasi il 25% rispetto al 2009, sia in termini assoluti sia per unità di lavoro familiare. E’ un risultato che riporta i redditi agricoli ai valori del 2008, assestandoli quindi ancora su livelli molto al di sotto del reddito di riferimento dei settori extra-agricoli.
I risultati positivi del 2010 derivano, oltre che dall’aumento dei ricavi, anche dal contenimento dei costi intermedi (entro il 2%) e dalla sostanziale stabilità del costo del lavoro. Pur registrando un progresso per le aziende specializzate in seminativi e in frutticoltura, sono soprattutto le strutture con allevamenti di bovini da latte ad assicurare l’accettabile remunerazione ai capitali e al lavoro, con una crescita del reddito netto aziendale del 33,3% (circa 29 mila euro).
Anche le stime provvisorie dei principali aggregati economici dell’agricoltura regionale indicano un sostanziale recupero rispetto al 2009 sia dei ricavi sia del valore aggiunto. Nel 2010, infatti, i ricavi sono aumentati di oltre l’8%, mentre i costi intermedi hanno fatto registrare un incremento pari quasi al 2%. Ne consegue una stima del valore aggiunto dell’agricoltura regionale di quasi 2,1 miliardi di euro (+15,5%).
Tra i dati più significativi messi in luce dal Rapporto 2010 anche il forte incremento del credito agrario, che in regione ha raggiunto quasi 4,9 milioni di euro con un aumento superiore al 12% (4,4 milioni di euro per ettaro di superficie agricola utilizzata) e l’andamento dell’occupazione agricola, in controtendenza rispetto agli ultimi due anni. Infatti, nel 2010 la perdita complessiva di posti di lavoro è stata pari all’1,25% e ha riguardato in maniera rilevante il lavoro autonomo (-5,4%), mentre è in crescita dell’8,3% il lavoro dipendente. Rimane assolutamente “piatto”, invece, l’andamento dei consumi alimentari delle famiglie, la cui riduzione è ormai strutturale: tra il 2005 e il 2009 si è osservata una contrazione media di quasi l’1% all’anno.
L’andamento dei diversi settori produttivi
Crescono, nel 2010, le produzioni vegetali (+12,4%). I risultati sono stati particolarmente positivi per i cereali (+37%), mentre sono più contradditori i dati per patate e ortaggi (-4,2%), con i tuberi in crescita del 35% e i pomodori da industria in forte flessione (-25%). Andamento complessivamente positivo, invece, per le piante industriali (+9%) e per le culture arboree (+15,6%) con un ottimo recupero delle nettarine.
Buoni i risultati produttivi anche per gli allevamenti (+9,7%), determinati però quasi esclusivamente dal forte aumento del prezzo del latte (pari a circa il 20%), conseguenza delle performance di mercato del Parmigiano Reggiano il cui valore è risultato uno dei più alti degli ultimi anni.
Il focus sugli agriturismi
La nuova normativa regionale del settore agrituristico, approvata nel 2009, ha avuto piena operatività nel 2010, anno in cui risultano attive quasi 1000 aziende, con un aumento degli operatori rispetto all’anno precedente di 76 unità (+8,2%), tenendo presente anche l’avvenuta iscrizione degli operatori dell’Alta Valmarecchia.
Quasi la metà di queste aziende è collocata in comuni montani e contribuisce così alla lotta all’abbandono del territorio rurale e a valorizzare le risorse ambientali. Confermata l’importanza del settore anche per l’imprenditoria femminile: circa il 33% degli agriturismi in Emilia-Romagna è, infatti, condotto da donne.
Il fatturato complessivo del settore agrituristico regionale, infine, è stimato nel 2010 in 136 milioni di euro, in aumento rispetto agli anni passati.
lunedì 17 maggio 2010
COPA - COGECA INCONTRA ESPINOSA SU COMPETITIVITA' AGROALIMENTARE E NEGOZIATI MERCOSUR
Fonte: Copa - Cogeca
I Presidenti di Copa e Cogeca hanno incontrato questa mattina a margine del Consiglio agricolo il ministro spagnolo Elena Espinosa, presidente di turno dell’Unione Europea.
Due i temi all’ordine del giorno: la competitività internazionale del modello agroalimentare europeo e la ripresa dei negoziati commerciali con il Mercosur.
In merito al contesto attuale del comparto agroalimentare, il presidente della Cogeca Paolo Bruni ha innanzitutto ricordato i dati sui redditi agricoli 2009 diffusi da Eurostat nei giorni scorsi, redditi che hanno segnato in Europa una contrazione media dell’11,6%, cui si aggiunge la brusca riduzione del valore della produzione agricola (che oscilla tra il- 30% per i cereali a oltre il -20% per olio e latte al -12% per l’ortofrutta): un trend al ribasso purtroppo costante dal 2003, che stride in particolare con l’incremento dei prezzi al consumo che si è attestato in media al 2,5% annuo.
Per contribuire a rilanciare l’agricoltura europea, Bruni ha insistito in particolare sui seguenti punti; armonizzare sul piano internazionale i controlli e i requisiti sanitari e fitosanitari per assicurare eque condizioni di competitività per i produttori e le cooperative agricole europee, riformare in modo sostanziale la politica di promozione dell’UE rafforzandone la dotazione finanziaria e semplificando gli obblighi amministrativi e le procedure di selezione dei programmi, affrontare con decisione lo squilibrio esistente all’interno della catena alimentare.
Su quest’ultimo aspetto, Bruni ha sottolineato – in assoluta sintonia con le recenti conclusioni della presidenza spagnola - la necessità di rafforzare il ruolo delle cooperative e delle organizzazioni di produttori per arginare lo strapotere della grande distribuzione e ha insistito sulla necessità di valutare attentamente l’impatto dei private label a livello europeo, evidenziando la continua e costante crescita delle quote di mercato dei marchi privati degli operatori della distribuzione a scapito di quelli dei produttori e dell’industria agroalimentare.
Per quanto riguarda la riapertura dei negoziati con il Mercosur, Bruni ha ribadito la ferma opposizione di copa-cogeca a tale ipotesi, da sempre favorevole a privilegiare trattative multilaterali rispetto a quelle bilaterali, paventando un impatto catastrofico su numerosi agricoltori europei, in particolare nei settori delle carni bovine, suine e avicole, del frumento e degli agrumi, con una conseguente ed inevitabile contrazione sostanziale dell’attività del settore agroalimentare e dei 38 milioni di addetti cui esso oggi da lavoro
I Presidenti di Copa e Cogeca hanno incontrato questa mattina a margine del Consiglio agricolo il ministro spagnolo Elena Espinosa, presidente di turno dell’Unione Europea.
Due i temi all’ordine del giorno: la competitività internazionale del modello agroalimentare europeo e la ripresa dei negoziati commerciali con il Mercosur.
In merito al contesto attuale del comparto agroalimentare, il presidente della Cogeca Paolo Bruni ha innanzitutto ricordato i dati sui redditi agricoli 2009 diffusi da Eurostat nei giorni scorsi, redditi che hanno segnato in Europa una contrazione media dell’11,6%, cui si aggiunge la brusca riduzione del valore della produzione agricola (che oscilla tra il- 30% per i cereali a oltre il -20% per olio e latte al -12% per l’ortofrutta): un trend al ribasso purtroppo costante dal 2003, che stride in particolare con l’incremento dei prezzi al consumo che si è attestato in media al 2,5% annuo.
Per contribuire a rilanciare l’agricoltura europea, Bruni ha insistito in particolare sui seguenti punti; armonizzare sul piano internazionale i controlli e i requisiti sanitari e fitosanitari per assicurare eque condizioni di competitività per i produttori e le cooperative agricole europee, riformare in modo sostanziale la politica di promozione dell’UE rafforzandone la dotazione finanziaria e semplificando gli obblighi amministrativi e le procedure di selezione dei programmi, affrontare con decisione lo squilibrio esistente all’interno della catena alimentare.
Su quest’ultimo aspetto, Bruni ha sottolineato – in assoluta sintonia con le recenti conclusioni della presidenza spagnola - la necessità di rafforzare il ruolo delle cooperative e delle organizzazioni di produttori per arginare lo strapotere della grande distribuzione e ha insistito sulla necessità di valutare attentamente l’impatto dei private label a livello europeo, evidenziando la continua e costante crescita delle quote di mercato dei marchi privati degli operatori della distribuzione a scapito di quelli dei produttori e dell’industria agroalimentare.
Per quanto riguarda la riapertura dei negoziati con il Mercosur, Bruni ha ribadito la ferma opposizione di copa-cogeca a tale ipotesi, da sempre favorevole a privilegiare trattative multilaterali rispetto a quelle bilaterali, paventando un impatto catastrofico su numerosi agricoltori europei, in particolare nei settori delle carni bovine, suine e avicole, del frumento e degli agrumi, con una conseguente ed inevitabile contrazione sostanziale dell’attività del settore agroalimentare e dei 38 milioni di addetti cui esso oggi da lavoro
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