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mercoledì 28 gennaio 2015

PESCA, MIPAAF: MARTINA E CASTIGLIONE INCONTRANO RAPPRESENTANTI DEI CONSORZI MOLLUSCHI. FIRMATO DECRETO SU NUMERO MASSIMO DI IMBARCAZIONI E ACCELERAZIONE PERCORSO PER DEPENALIZZAZIONE CATTURE SOTTOTAGLIA

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che il Ministro Maurizio Martina e il Sottosegretario Giuseppe Castiglione hanno incontrato oggi, presso il Palazzo dell’Agricoltura a Roma, i rappresentanti dei consorzi di gestione dei molluschi. Nel corso dell’incontro si sono analizzati i temi principali relativi al settore, con particolare attenzione alla fase congiunturale, alle prospettive di sviluppo anche alla luce dell’attuazione della nuova programmazione della Politica comune della Pesca, che fino al 2020, prevede circa un miliardo di euro di investimenti per il comparto. In particolare per quanto riguarda la pesca delle vongole, settore da circa 70 milioni di euro di valore, sono state affrontate le richieste fatte nei giorni scorsi dalle organizzazioni. In merito al decreto sul tetto massimo al numero di imbarcazioni per la pesca dei molluschi bivalvi, il Ministro ha confermato di aver già firmato il provvedimento che è in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Successivamente sarà possibile avviare il rinnovo dell’autorizzazione ai consorzi abilitati a gestire la pesca dei molluschi bivalvi previa trasmissione da parte dei consorzi stessi dei dati indispensabili alla valutazione scientifica necessaria. “Con il decreto sul numero massimo di imbarcazioni – ha spiegato il Ministro Martina – avviamo un percorso concreto a favore dei lavoratori di questo settore. Allo stesso tempo siamo impegnati per rivedere una parte della normativa europea e mitigarne alcuni effetti sproporzionati. Mi riferisco in particolare alla necessità di depenalizzare il reato di pesca sottotaglia. C’è già all’esame del senato un emendamento al Collegato agricoltura che trasforma l’illecito da penale a amministrativo e che il Governo ha presentato e sostenuto. Allo stesso tempo siamo impegnati a Bruxelles per rivedere tutto il tema della taglia minima del pescato, in particolare delle vongole. A dicembre – ha proseguito Martina – abbiamo avviato uno studio scientifico mirato a sostenere le nostre richieste e proprio ieri abbiamo chiesto in sede di Consiglio europeo di risolvere quanto prima la questione, sfruttando anche i regolamenti di attuazione della nuova Politica comune della Pesca. Serve un lavoro serio con tutti i soggetti interessati, a partire dalle Regioni, che dovranno imparare a spendere bene e in tempo le risorse a disposizione”. “Proprio ieri a Bruxelles – ha aggiunto il sottosegretario Castiglione – ho parlato con il Commissario Vella con l'impegno di portare l'emergenza vongole sul tavolo dei Ministri europei per trovare una rapida soluzione al problema. Tale soluzione si sta individuando, su iniziativa dell'Italia, all'interno del cosiddetto regolamento Ue Omnibus che è una norma proposta dalla Commissione europea per rendere operativo l'obbligo di sbarco del pescato in porto”.

lunedì 22 luglio 2013

LAVORO: FIRMATO ACCORDO TRA ASSOCIAZIONE PISCICOLTORI DI CONFAGRICOLTURA E SINDACATI

Fonte: Confagricoltura

 “Il Protocollo d’intesa firmato tra l’Associazione Piscicoltori di Confagricoltura la Flai-Cgil, la Fai- Cisl e la Uila-Uil è un passo importante per l’acquacoltura italiana”. Questo il commento dell’Api all’accordo firmato tra l’associazione e le sigle sindacali con l’obiettivo di favorire la salvaguardia e lo sviluppo delle imprese di acquacoltura e dei lavoratori occupati. L’accordo tra Api e Flai-Cgil, Fai- Cisl e Uila-Uil prevede di costituire un Tavolo tecnico nazionale per effettuare studi e ricerche sul mercato del lavoro in acquacoltura, con l’obiettivo di favorire la piena e completa applicazione della contrattazione collettiva agricola, nazionale e territoriale, ai rapporti di lavoro tra le imprese del comparto e i rispettivi lavoratori dipendenti, individuando le eventuali specificità contrattuali utili al confronto delle Parti firmatarie i contratti collettivi agricoli, nazionali e territoriali. Promuoverà l’adesione delle imprese associate all’Api e dei lavoratori dipendenti, agli Enti e Organismi bilaterali agricoli previsti dalla contrattazione collettiva nazionale e provinciale di settore. Sono in corso la riforma della Politica comune della pesca (PCP), la revisione dell’Organizzazione comune di mercato (OCM) e la ridefinizione di nuovi strumenti di sostegno europei per la pesca e l’acquacoltura dal 2014 al 2020 (Regolamento FEAMP). E, a livello nazionale, è imminente avviarne le procedure applicative. “Sono misure che incidono sulla operatività e sulla competitività delle imprese di questo importante comparto – osserva l’Associazione Piscicoltori di Confagricoltura – per questo è indispensabile creare e strutturare un confronto per favorire la salvaguardia e lo sviluppo delle imprese di acquacoltura e dei circa 4.000 addetti del settore”. “Abbiamo inteso tracciare un percorso comune con i Sindacati - conclude l’Api di Confagricoltura, che associa il 90% della produzione nazionale di acquacoltura - perché è importante condividere gli obiettivi per superare le difficoltà e rilanciare questa filiera così importante nel contesto agricolo italiano”.

martedì 18 giugno 2013

AUDIZIONE DEL MINISTRO DE GIROLAMO SULLA RIFORMA DELLA POLITICA COMUNE DELLA PESCA

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali  

L’audizione di oggi del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Nunzia De Girolamo sulla Riforma della Politica comune della Pesca

“Signori Presidenti, Onorevoli Colleghi e Senatori, l’audizione di oggi ha l’obiettivo di illustrare le linee principali della riforma della Politica Comune della Pesca (PCP) e le azioni strategiche che intendo promuovere per offrire risposte concrete alle necessità della pesca italiana che da anni versa in uno stato di grave crisi socio-economica. La proposta di riforma è stata elaborata, com’è noto, dalla Commissione Europea attraverso una prima fase di consultazioni pubbliche, che si sono concluse due anni fa e che hanno evidenziato la necessità di una revisione delle misure di gestione della pesca, in un’ottica di maggior collegamento anche con gli strumenti della politica di mercato e del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP).In particolare, l’originaria proposta di regolamento presentata dalla Commissione nel luglio del 2011, è stata oggetto di successivi approfondimenti, dibattiti e modifiche al fine di corrispondere agli esiti delle negoziazioni con gli Stati membri ed alle risultanze dei ‘triloghi’. Finalmente possiamo dire che, alla fine dello scorso mese di maggio, l’accordo è stato raggiunto. Prima di illustrare i risultati conseguiti a seguito del confronto tra Parlamento e Consiglio dell’Unione Europea, ritengo opportuno ricordare alcuni punti salienti della proposta originaria della Commissione, che mirava ad innovare un quadro regolamentare ormai decennale e, certamente, non più adeguato ai cambiamenti che hanno interessato il comparto della pesca degli Stati membri. Tra le proposte della Commissione che destavano maggiori perplessità vi era, da un lato, l’ipotesi di immediata e generalizzata applicazione del principio del “rendimento massimo sostenibile”, che consiste in una gestione degli stock ittici caratterizzata dalla possibilità di cattura di quantitativi tali da non intaccare la capacità naturale di riproduzione delle specie; dall’altro, la proposta di introdurre il divieto di rigetto in mare in modo indifferenziato, senza correlazione con le diverse tipologie di attività di pesca e senza rivalutare le motivazioni per le quali erano state escluse, finora, le catture di dimensione inferiore alla taglia legale minima e le specie per le quali la domanda di mercato è praticamente inesistente. Nel corso delle negoziazioni, la delegazione italiana, condividendo ed apprezzando gli obiettivi sottesi alla riforma della PCP nel suo complesso, in quanto volti ad una maggiore protezione delle risorse ittiche e dell’ecosistema marino nel lungo termine, ha sempre sottolineato la necessità di contemperarne i principi con l’esigenza di tutelare le imprese e l’occupazione in un settore che per il nostro Paese ha un’innegabile valenza storica, culturale e tradizionale, oltre che un’importanza socio-economica nevralgica. Pertanto, ho proseguito la via negoziale del Ministro Catania, conseguendo nell’intesa finale, raggiunta il 30 maggio scorso, alcuni decisivi risultati di miglioramento della proposta di riforma della PCP che, rispetto all’ipotesi originaria, è stata resa indubbiamente più adeguata alle realtà particolari della nostra flotta da pesca operativa nel Mar Mediterraneo e cioè in un contesto ambientale e socio-economico totalmente differente rispetto a quello dei mari del Nord o di altre zone marine dove le risorse ittiche e le tecniche di prelievo sono nettamente diverse. Finalmente posso dire che le richieste italiane in tal senso risultano in larga misura recepite e ci tengo ad illustrare quelle di maggiore rilievo. In relazione alla gestione della pesca secondo il criterio del “rendimento massimo sostenibile” posso dichiarare che verrà applicato a partire soltanto dal 2015 e che, entro il 2020, dovranno essere acquisite tutte le disponibilità e le risultanze dei necessari dati scientifici per la definizione dei limiti massimi di cattura per ogni stock ittico. Per quanto riguarda il divieto dei rigetti in mare, abbiamo ottenuto, in fase finale, l’inserimento della previsione di una soglia di tolleranza (che passerà dal 7 al 5 per cento delle catture totali) e la fissazione di un calendario di entrata in vigore del divieto differenziato a seconda delle specie ittiche oggetto di cattura. Tale divieto si applicherà, inoltre, soltanto alle specie per le quali è stabilita una taglia minima di cattura dal regolamento del Consiglio sulle misure tecniche per la pesca nel Mar Mediterraneo: anche questa è una richiesta per la quale l’Italia si è battuta fino a vederla accolta nell’accordo. Un altro risultato importante riguarda l'arresto temporaneo delle attività di pesca che è stato inserito nella lista delle misure tecniche ritenute valide per un’adeguata protezione delle risorse ittiche. Questo è un riconoscimento che voglio sottolineare perché è stato da sempre indicato come necessario da parte di tutte le associazioni professionali quale strumento idoneo alla tutela del nostro mare e ci consente di confermare la misura del fermo temporaneo della pesca, contando su circa 8 milioni di euro all'anno di cofinanziamento comunitario, per compensare il reddito degli armatori di 2.500 imbarcazioni italiane che esercitano la pesca a strascico. Con questi adeguamenti chiesti ed ottenuti, posso dire che siamo giunti ad una buona riforma della Politica Comune della Pesca che si prevede possa entrare in vigore già dal prossimo gennaio. In tale quadro, è stato ritenuto opportuno che nella nuova PCP fosse mantenuto anche il riconoscimento della necessità di rilancio delle attività di acquacoltura, principalmente con l’obiettivo di svilupparne la competitività, promuovendo le produzioni di qualità che possono favorire il rafforzamento delle posizioni di mercato, soprattutto rispetto ai Paesi extraeuropei che, per quanto riguarda le pratiche d’allevamento, hanno standard di salubrità e tutela del consumatore oggettivamente inferiori a quelli comunitari e nazionali. I risultati raggiunti nell’intesa finale, che ho sintetizzato anche in considerazione dei tempi previsti per questa audizione, non erano assolutamente scontati, ma le trattative italiane sono state determinate e costanti fino all’ultimo. L’eventualità di non vederle accolte è stata sventata e quanto ottenuto è importante soprattutto se pensiamo che la riforma della PCP arriva nel contesto di grave recessione socio-economica che investe tutti i settori produttivi nazionali, ma che nello specifico settore della pesca ha anche innegabili precedenti fattori di crisi che perdurano con conseguenze implosive molto difficili da risanare. Sono pienamente consapevole di dovermi perciò far carico di questa situazione problematica che si trascina e che impone ora un impegno diretto e indifferibile. E’ mia intenzione, quindi, avviare e seguire nei prossimi mesi il complesso lavoro che dovrà essere svolto per mettere in atto una strategia efficace di applicazione della nuova PCP alla realtà italiana e, a tal fine, chiederò la più stretta collaborazione da parte del mondo scientifico e delle organizzazioni di categoria. Ci tengo a sottolineare che, nell’obiettivo di dare ossigeno al settore della pesca, la chiusura dell’accordo sulla riforma della PCP non esaurisce il mio impegno a livello comunitario. Ritengo che molte altre regole e strumenti giuridici europei debbono essere riformati. Ho intenzione, infatti, di proseguire il dialogo con la Commissione europea e con gli altri Paesi membri coinvolti, per aprire una seria ed attenta riflessione sui contenuti dello specifico Regolamento per la pesca nel Mediterraneo che è in vigore dal 2006 e che è tempo di cambiare in più parti. Gli operatori della pesca e le loro rappresentanze hanno, infatti, insistentemente segnalato che si tratta di un regolamento comunitario oggettivamente troppo complesso e, per taluni aspetti, eccessivamente penalizzante per i pescatori. Tenendo conto delle fasi preparatorie e dei tempi necessari al sistema decisionale europeo, mi muoverò immediatamente sull’argomento affinché le risultanze del confronto possano essere poi formalmente discusse nel semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea, che si aprirà il 1° luglio dell’anno prossimo. Voglio ora ricordare che, in ambito comunitario, è stata anche varata la riforma dell’Organizzazione comune di mercato per i prodotti della pesca. L’obiettivo qualificante è quello di migliorare il rapporto delle imprese di pesca con il mercato, attraverso l'azione delle organizzazioni di produttori, e di valorizzare il prodotto pescato nelle acque comunitarie rispetto alle importazioni. Dobbiamo, infatti, tener presente che più del 60% dei consumi ittici dell’Unione Europea sono coperti dalle importazioni provenienti da Paesi terzi e, pertanto, ritengo di rilevanza strategica l’adozione di iniziative volte a garantire ai consumatori una corretta informazione sui prodotti ittici. La riforma dell’Organizzazione comune di mercato ci consentirà di far sì che trasparenza, tracciabilità e qualità dei prodotti non siano soltanto dei proclami, ma diventino strumenti di controllo e, soprattutto, di promozione della produzione ittica italiana. Per quanto riguarda la proposta di regolamento per il nuovo Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP), rilevo che la proposta di regolamento, presentata dalla Commissione Europea nel dicembre del 2011, introduce nuove possibilità e misure a beneficio del settore come l’aumento del tasso di finanziamento in favore della piccola pesca, la salvaguardia dell’occupazione, l’avviamento delle imprese, la formazione professionale, l’eco-innovazione, la cooperazione tra pescatori e ricercatori e la promozione dell’acquacoltura. Senza dubbio, il punto più dibattuto tra i Ministri, e su cui la trattativa ha rischiato un clamoroso fallimento, è stato quello riguardante gli aiuti pubblici per le flotte. La proposta originaria prevedeva, infatti, la soppressione, a partire già dal 1° gennaio 2014, degli incentivi per la sostituzione dei motori e per l’arresto definitivo (in pratica la demolizione delle imbarcazioni che assicura un ricambio di unità nella flotta e consente di controllare lo sforzo di pesca), ma anche l’eliminazione delle compensazioni per il fermo temporaneo delle attività di pesca. La posizione della Commissione ha trovato un forte sostegno da parte di un gruppo di Stati membri, con la Germania in prima fila, al quale si sono contrapposti il nostro Paese, la Francia e la Spagna. Alla fine, si è imposta la proposta di mediazione avanzata dalla delegazione italiana per un “phasing out” degli aiuti per le demolizioni, che sono stati confermati sino al 2017 in termini di impegni di spesa, con la possibilità di effettuare i pagamenti sino al 2019 e, quindi, facendo slittare in avanti nel tempo la soppressione di questi incentivi. L'Italia ha ottenuto l'estensione sino al 2020 degli incentivi comunitari per il fermo biologico annuale, regolati nel quadro dei piani di gestioni nazionali già in vigore per il Mar Mediterraneo e riconfermati, come ho già detto, nella lista delle misure riconosciute valide dalla nuova PCP al fine della tutela delle risorse ittiche. Il Consiglio ha anche deciso che l'ammontare degli aiuti per la flotta, compresi quelli destinati alla sostituzione dei motori, non potrà superare una soglia pari al 15% dell'intera dotazione del FEAMP che sarà assegnata agli Stati membri. Il testo dell'intesa raggiunta tra i Ministri prevede alcune positive misure specifiche a favore dei pescatori più giovani, dello sviluppo delle comunità costiere e del rilancio dell'acquacoltura cui ho già accennato. Per i giovani pescatori è stato previsto un contributo sino ad un massimo di 50 mila euro per l'acquisto di imbarcazioni. La strada che resta da fare verso la definitiva approvazione del FEAMP è ancora lunga. Infatti, solo nel prossimo mese di luglio la Commissione pesca del Parlamento europeo licenzierà il progetto di risoluzione legislativa, che verrà sottoposto al voto dell'Assemblea plenaria in autunno. Comunque, nel corso del semestre della Lituania alla presidenza dell’Unione europea, che avrà inizio il 1° luglio prossimo, il Consiglio agricoltura e pesca dell’Unione ritornerà necessariamente a discutere sulla proposta di regolamento relativa al FEAMP. In particolare, dovranno essere affrontate le questioni finanziarie. Nell'occasione, sarà determinata in via definitiva la dotazione finanziaria finale del FEAMP per l'intero periodo di programmazione 2014-2020, sulla base dell’intesa raggiunta dai Capi di Stato e di Governo in ordine al prossimo quadro finanziario pluriennale dell’Unione Europea. Di conseguenza, il Consiglio dovrà decidere sui criteri di ripartizione delle risorse tra gli Stati membri. La delegazione italiana ha già fatto presente che non potranno essere accettate decurtazioni rispetto alla chiave di ripartizione del FEP, il Fondo europeo per la pesca in scadenza alla fine di quest'anno. Con il FEP, l'Italia ha ottenuto circa 424 milioni di euro, poco meno del 10% sulla disponibilità globale 2007-2013. Pertanto, in sintesi conclusiva, sulla proposta di riforma del FEAMP è stato raggiunto un accordo politico di massima e l’impegno istituzionale è ora concentrato sui lavori di stesura del testo che dovrà tradurre l’intesa in documento formale e definitivo. Tuttavia, è evidente che continuerò ad oppormi a qualsiasi tentativo di sacrifici finanziari a carico dell’Italia e mi impegnerò ad ottenere la conferma dell’ammontare delle assegnazioni finanziarie per il settore nazionale fino all’anno 2020, e cioè per tutta la prossima programmazione comunitaria pluriennale. Risolti gli ultimi nodi a livello europeo, l’impegno a livello nazionale verte su un’applicazione delle riforme comunitarie che esca dal meccanismo degli interventi episodici e si basi sulla predisposizione di strategie organiche e piani gestionali adeguati a promuovere l’attività imprenditoriale italiana, rafforzandone la competitività attraverso l’innovazione e la diversificazione compatibile con gli obiettivi di sostenibilità socio-economica e ambientale. In questo, così come per l’applicazione della PAC, garantirò un’interfaccia collaborativa continua con tutti i soggetti istituzionali coinvolti sui vari fronti, con gli operatori del settore attraverso le loro rappresentanze e con gli esperti scientifici. Infine per quanto riguarda la ripartizione delle quote di pesca del tonno rosso, proprio ieri ho firmato un decreto che attribuisce 30 tonnellate di quota alle cosiddette catture accessorie, il cui ammontare era esaurito. In questo modo ho voluto evitare il rischio di sanzioni a carico dei pescatori interessati.”

martedì 29 gennaio 2013

PCP, CATANIA: BISOGNA SOSTENERE ANCHE LA PICCOLA PESCA COSTIERA

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

“Siamo convinti che sulla Politica comune della pesca si possa effettivamente arrivare ad un accordo politico entro il prossimo giugno. Lavoreremo insieme alla presidenza irlandese per raggiungere questo risultato”. Lo ha detto il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, partecipando a Bruxelles ai lavori del Consiglio europeo dei Ministri dell’agricoltura e della pesca. “Voglio ricordare – ha spiegato il Ministro Catania – che, relativamente al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, dobbiamo ancora affrontare la delicata questione della ripartizione delle risorse finanziarie fra i Paesi membri. Per l’Italia ciò rappresenta un punto molto sensibile. In questa fase storica dobbiamo avere attenzione verso quelle realtà, come la piccola pesca costiera, che mostrano una situazione di sofferenza sociale. È giusta una politica rigorosa di contenimento dello sforzo di pesca, bisogna però dare sostegno alle imprese di pesca: occorre una chiave di ripartizione delle risorse finanziarie che tenga conto dell’entità del numero dei pescatori ed anche della diffusione della piccola pesca costiera”. “Per quanto riguarda altri temi, dobbiamo stare attenti a non riaprire discussioni che già abbiamo chiuso nello scorso giugno. Sui rigetti, ad esempio, abbiamo già raggiunto un accordo in consiglio. Ora, se vogliamo andare incontro alla posizione del Parlamento, possiamo prendere in considerazione l’eventualità di alzare la soglia di tolleranza, ma credo che, in generale, la posizione di giugno debba essere confermata”.

mercoledì 13 giugno 2012

PESCA, CATANIA: ACCORDO IN SEDE DI CONSIGLIO EUROPEO POSITIVO PER IL COMPARTO ITALIANO

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

“L’accordo raggiunto questa notte in Lussemburgo, in sede di Consiglio europeo, sulla riforma della Politica comune della pesca è sicuramente positivo per il comparto della pesca italiana. La quasi totalità delle nostre richieste è stata inserita nel nuovo testo, che adesso dovrà essere esaminato congiuntamente con il Parlamento. Il sistema di codecisione, infatti, prevede un altro passaggio molto importante, nel quale contiamo di poter migliorare ulteriormente la riforma”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, ha commentato l’intesa sul testo di riforma della Politica comune della pesca (PCP) che è stata raggiunta, nel corso della notte, dal Consiglio europeo dei Ministri dell’agricoltura e della pesca in Lussemburgo. Tra i punti su cui è stato raggiunto l’accordo: - viene confermata la misura dell’arresto temporaneo della pesca, che era stato soppresso nella proposta originaria della Commissione europea; - per quanto concerne l’obbligo di sbarco del pescato esso scatta, come richiesto dall’Italia, esclusivamente per le specie per le quali, nel regolamento riguardante la pesca nel Mediterraneo, già è fissata una taglia minima di sbarco. In questo modo potrà essere anche risolta la questione delle multe per la cattura di specie sottotaglia, questione particolarmente sentita dalle associazioni di categoria; - è stata prevista la possibilità di introdurre un sistema più incisivo di etichettatura dei prodotti della pesca che, oltre a informare il consumatore sulla sostenibilità delle catture, potrà valorizzare l’origine del prodotto e consentire così un valore aggiunto per le imprese di pesca; - sul tema dei piani di gestione l’accordo politico in Consiglio conferma la funzione svolta nel Mediterraneo dai piani approvati dagli Stati membri, con il risultato quindi di una semplificazione nell’attività che dovrà essere svolta per implementare la nuova PCP; - è stata riconosciuta la possibilità per gli Stati membri di applicare, su base volontaria, le concessioni di pesca trasferibili, anche nell’ottica di una regolarizzazione delle capacità di pesca delle flotte.

martedì 12 giugno 2012

PCP, CATANIA: DIVERSI TEMI SUL TAVOLO, MI ATTENDO UN IMPEGNO DELLA PRESIDENZA PER TESTO DI SINTESI

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali “Per questa riforma ci troviamo di fronte a problemi ancora irrisolti che richiedono soluzioni complesse. Sul tema dei rigetti del pescato la mia prima preoccupazione riguarda il campo di applicazione della norma per il Mediterraneo. La formulazione del testo, approntata dalla presidenza, non è chiara e non delimita chiaramente a quali specie si applica questo obbligo. Credo invece che sui questo punto dobbiamo essere precisi, nel definire i criteri di taglia minima, e soprattutto dobbiamo limitare il campo di applicazione dell’obbligo di sbarco per il Mediterraneo”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, partecipando ai lavori del Consiglio dei ministri europei dell’agricoltura e della pesca, in corso in Lussemburgo e dedicato esclusivamente ai temi della Politica comune della pesca (PCP). L’intervento si è tenuto durante la sessione del Consiglio che, tra oggi pomeriggio e questa sera, potrebbe riservare nuovi elementi alla luce del testo che probabilmente la Presidenza presenterà nelle prossime ore. “Il secondo punto – ha aggiunto Catania – riguarda il timing di entrata in vigore e di applicazione delle nuove disposizioni. Credo che per il Mediterraneo i tempi previsti siano troppo stretti. Pertanto auspico un’entrata in vigore un po’ più lontana nel tempo”. Sul tema dei diritti trasferibili il Ministro Catania ha sottolineato: “Prendo atto che l’orientamento della maggioranza dei Paesi è per un sistema volontario. Tuttavia, sottolineo come su questo aspetto sia importante mantenere la formulazione originaria della proposta della Commissione per l’articolo 35, in merito alla gestione della capacità di pesca. Credo che bisogna mantenere esattamente il testo così come si presenta nella proposta della Commissione. Il testo della presidenza relativo ai diritti trasferibili ha modificato largamente la proposta originaria della Commissione e, fra le altre cose, ha avuto anche l’effetto di eliminare dal testo della proposta il riferimento che c’era ai piani di gestione del Mediterraneo. Ricordo, a tal proposito, che attualmente il regolamento Mediterraneo prevede la competenza degli Stati membri per elaborare i piani di gestione relativi alle zone di pesca. Nel testo della Commissione in merito ai piani di gestione è confermato questo legame esplicito, ma nella stesura attuale del documento non c’è più nessun riferimento. Chiedo, quindi, che il testo confermi la possibilità degli Stati membri di adottare piani di gestione nel Mediterraneo per regolare l’attività di pesca". Catania ha proseguito: “In merito alla possibilità che il pescato sbarcato a terra potesse essere utilizzato per finalità caritatevoli, proposta prevista nel testo della Commissione, chiedo che la norma venga confermata anche nel testo attuale di compromesso”. Sull’Organizzazione comune di mercato, il Ministro ha precisato: “Mi associo alla posizione di quelle delegazioni che hanno chiesto di mantenere la possibilità prevista dall’articolo 45 del testo della Commissione, concernente le informazioni volontarie al consumatore nell’etichettatura relative all’origine e alla tracciabilità del prodotto. Era un elemento importante, perciò chiedo che venga confermato nella nuova stesura del documento”. Rivolgendosi, infine, alla presidente danese di turno, Catania ha concluso: “Sono pronto ad appoggiare i tuoi sforzi. Le cose che ho detto sono la sintesi più importante dei problemi che abbiamo e mi attendo un impegno per risolvere gli elementi che ho sollevato nel mio intervento”.