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venerdì 16 maggio 2014

FRANA A BONDENO: INIZIANO I LAVORI DELLA BONIFICA BURANA AL CANALE COLLETTORE

Fonte: Consorzio della Bonifica Burana  

Presto ripristinato il Canale Collettore di Burana collassato a causa della piovosità degli ultimi mesi

 Iniziano i lavori al Canale Collettore di Burana dopo l’eccezionale piovosità dei primi mesi del 2014 che ha determinato il franamento della strada Comunale per Burana nel Comune di Bondeno (Fe) e il conseguente collasso di un tratto di oltre 80 metri della sponda destra del Canale che corre a lato della strada. I lavori, a cura del Consorzio della Bonifica Burana, in collaborazione con il Comune di Bondeno, sono resi tanto più necessari per il fatto che il canale oggetto di intervento è il vettore idrico principale di un territorio di oltre 54.000 ettari. “In considerazione dell’importanza del Canale Collettore di Burana sia per lo scolo in autunno/inverno che per l’irrigazione nel periodo estivo e le ripercussioni sulla strada per Burana, oggetto di completa chiusura al traffico, con notevoli contraccolpi sul traffico viario della zona, si è avviato l’iter di somma urgenza che ci ha permesso di iniziare i lavori con la massima tempestività possibile - afferma il Direttore Generale dell’Ente, l’Ing. Cinalberto Bertozzi. Il quale aggiunge: la nostra rete di canali, a partire dal sisma di maggio 2012, alla Rotta di Secchia di inizio anno, passando per le ondate di piovosità degli ultimi anni, sono stati oggetto di uno stress eccezionale. Per questo il fattore tempo, negli interventi di ripristino, è diventato di primaria importanza.” Il Consorzio di Burana provvederà dunque alla rimozione del materiale franato, all’infissione di palancole e alla posa di terreno e pietrame per la ricostruzione della sponda. In questo modo il Canale Collettore di Burana potrà tornare al diametro di sezione originario, senza restringimenti, per affrontare la stagione irrigua estiva a pieno regime e nel pieno della propria efficienza idraulica. Il Presidente Francesco Vincenzi aggiunge: “ringrazio tutti gli Enti territoriali preposti che hanno collaborato in piena sinergia affinché si procedesse ai lavori con la massima urgenza - Provincia di Ferrara, Regione Emilia-Romagna e Servizio Tecnico Bacino Po di Volano e della Costa - e, in particolare, il Comune di Bondeno per la fattiva collaborazione. Troppi fattori, tra cui ultimi in ordine di tempo, ma non certo per gravità, la grandinata e la tromba d’aria che si sono abbattute a fine aprile scorso, hanno avuto conseguenze devastanti sulle eccellenze agricole del nostro territorio. Dobbiamo usare tutti gli strumenti a nostra disposizione per fornire al mondo agricolo un servizio irriguo efficiente.”

giovedì 13 febbraio 2014

COLDIRETTI: PIOVE IL DOPPIO DEL NORMALE (+107%), L’ITALIA FRANA

Fonte: Coldiretti Ferrara  

Rispetto alla media del periodo al nord anche il 200% in più di precipitazioni e temperature fuori stagione, che impattano su un territorio debole che ha necessità di maggiori tutele e strutture di salvaguardia.

 In Italia è caduta piu’ del doppio della pioggia (+107%) rispetto alla media del periodo a gennaio con le precipitazioni violente ed intese della prima decade del mese di febbraio che hanno peggiorato la situazione. E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti, sulla base dei dati Ucea, che lancia l’allarme per i terreni saturi di acqua con il rischio frane in un Paese dove l’82% dei comuni ha parte del territorio a rischio idrogeologico. Nel mese di gennaio – sottolinea la Coldiretti - è caduta il triplo di pioggia in piu’ rispetto alla media al nord (+200%), piu’ del doppio al Centro (+119 per cento) con picchi del 168% in Toscana e il 12 % in piu’ anche nel Mezzogiorno. Siamo di fronte – sostiene la Coldiretti - ai drammatici effetti dei cambiamenti climatici che si sono manifestati con il moltiplicarsi di eventi estremi, sfasamenti stagionali e precipitazioni brevi ma intense con vere e proprie bombe d’acqua che il terreno non riesce ad assorbire. Servono le opere infrastrutturali per la raccolta e la regimazione delle acque, ma a questa situazione - conclude la Coldiretti - non è certamente estraneo il fatto che un modello di sviluppo sbagliato abbia tagliato del 15 per cento le campagne e fatto perdere negli ultimi venti anni 2,15 milioni di ettari di terra coltivata. Ogni giorno viene sottratta terra agricola per un equivalente di circa 400 campi da calcio (288 ettari) che vengono abbandonati o occupati dal cemento.

mercoledì 12 febbraio 2014

TERRITORIO, CONFAGRICOLTURA: “SETTE COMUNI SU DIECI AD ALTO RISCHIO IDROGEOLOGICO”

Fonte: Confagricoltura

Confagricoltura lancia l’allarme territorio: “Un’emergenza annunciata – dice –. Gli eventi alluvionali e franosi catastrofici, che si ripetono ormai ogni anno, spesso nelle stesse zone, sono da attribuire soprattutto al dissesto idrogeologico più che alla imprevedibilità delle precipitazioni, che acuiscono criticità”. In base ai dati di Anbi (Associazione nazionale delle bonifiche) – ricorda Confagricoltura – il 68,9% dei comuni italiani è interessato da aree ad alto rischio idrogeologico, il 4,5% della superficie italiana è minacciata da frane e il 2,6% da alluvioni. Lo spopolamento di colline e montagne e l’abbandono dell’attività agricola e quindi la presenza di carenza di adeguata manutenzione del territorio e del deflusso idrico, la cementificazione in aree a rischio o che impediscono lo scolo delle acque, la deforestazione, hanno aggravato nel tempo la situazione. “Prevenire costa molto meno che riparare. Quella per la messa in sicurezza del territorio è una spesa crescente; rimandare gli interventi rende ancor più gravosi gli oneri”. Confagricoltura fa presente che, secondo stime condivise, oggi occorrono circa 40 miliardi di euro, di cui almeno 11 da destinare ad interventi urgenti. Negli ultimi vent’anni, solo per riparare danni che puntualmente si ripropongono, sono stati spesi 22 miliardi di euro. “Nel futuro delle politiche per la sicurezza del territorio occorrerà necessariamente tenere conto del contributo che il settore primario può dare in tal senso – conclude Confagricoltura -. La presenza sul territorio degli agricoltori è fondamentale”.

Ulteriori dati: www.agrestetv.it/documenti/dissesto_idrogeologico.doc

martedì 4 febbraio 2014

COLDIRETTI: I DANNI DA MALTEMPO COSTANO DUE VOLTE E MEZZO I COSTI DELLA PREVENZIONE

Fonte: Coldiretti Ferrara  

Per ogni miliardo speso in prevenzione ne sono stati spesi 2,5 per riparare i danni di varie calamità. Senza contare le vittime di frane ed alluvioni in tutta la penisola. “Anche il nostro territorio è fragile – dice Sergio Gulinelli – e bisogna cambiare l’approccio al problema se non vogliamo farne le spese di fronte ai mutamenti climatici in atto”.

Negli ultimi 20 anni per ogni miliardo stanziato in prevenzione ne sono stati spesi oltre 2,5 per riparare i danni, con il Ministero dell’Ambiente che ha quantificato infatti in circa 8,4 miliardi di euro i finanziamenti statali dati a politiche di prevenzione, mentre nello stesso periodo si sono spesi 22 miliardi di euro per riparare i danni causati da frane ed alluvioni. E’ quanto afferma la Coldiretti che con riferimento all’ultima ondata di maltempo evidenzia che il bilancio è ancora più grave se si considerano le vittime etragedie familiari che frane e alluvioni hanno provocato. Investire nella prevenzione è dunque sempre più urgente di fronte a precipitazioni sempre più violente e frequenti per i cambiamenti climatici in un Paese dove - sottolinea la Coldiretti - sono più di 5 milioni i cittadini italiani che ogni giorno vivono o lavorano in aree considerate ad alto rischio idrogeologico e 6.633 i Comuni che hanno all’interno del territorio aree ad elevato rischio di frana o alluvione. L’aver inserito il Piano irriguo nazionale in una delle quattro linee di intervento delle risorse del Fondo europeo di Sviluppo Rurale riconosce la necessità di intervenire prioritariamente nella stabilità idrogeologica del territorio nazionale, anche perché gli studi evidenziano che le bombe d’acqua causano i danni più gravi nei pressi degli argini, dove purtroppo si continuano ad autorizzare costruzioni. A questa situazione di fragilità territoriale non è estraneo il fatto che l’Italia ha perso negli ultimi venti anni 2,15 milioni di ettari di terra coltivata per effetto della cementificazione e dell’abbandono che ha tagliato del 15 per cento le campagne colpite da un modello di sviluppo sbagliato, che ha costretto a chiudere 1,2 milioni di aziende agricole nello stesso arco di tempo. Ogni giorno viene sottratta terra agricola per un equivalente di circa 400 campi da calcio (288 ettari), anche nelle zone esposte al pericolo di frane e alluvioni, che riguardano ben il 9,8 per cento dell’intero territorio nazionale”. Per proteggere il territorio e i cittadini che vi vivono l’Italia - conclude la Coldiretti - deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile dalla cementificazione nelle città e dall’abbandono nelle aree marginali con un adeguato riconoscimento del ruolo, economico, ambientale e sociale dell’attività agricola “Anche a Ferrara siamo preoccupati – aggiunge il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli - da quanto andamento stagionale così intensamente piovoso e caldo (oltre 3 i gradi in più rispetto alla media nel mese di gennaio e febbraio si preannuncia parimenti anomalo), con il rischio di squilibri per le piante e difficoltà nella lavorazione dei terreni, compresa la manutenzione della rete idrica nelle nostre aziende, indispensabile punti di incontro con le opere di bonifica e con i corsi d’acqua naturale nell’allontanare le acque, soprattutto in un territorio come il nostro abbondantemente al di sotto dellivello del mare. Spiace dover rimarcare che sino ad ora i segnali d’allarme lanciate nel corsi degli anni dagli agricoltori e dai consorzi di bonifica sono stati assai poco ascoltati e nel frattempo sono diminuite le risorse per la manutenzione del territorio a fronte di danni da animali selvatici, da attività estrattive, da cementificazione, da lavori a canali e bacini di bonifica fatti con pregiudizio dell’equilibrio complessivo e dunque pericolosi per tutti quanti, dalle imprese agricole, alle attività economiche, ai cittadini. Ci auguriamo che le piene di fiumi e canali che attraversano la nostra provincia non abbiano esito drammatico e ci mettiamo sin d’ora a disposizione per intervenire laddove necessario in caso di emergenza con i nostri mezzi, ma soprattutto per incontrare che ha la responsabilità della gestione del territorio (svariate decine di enti, ne siamo consapevoli) per invertire la rotta e ridare serenità alle popolazioni ed alle imprese.

martedì 7 maggio 2013

MALTEMPO: COLDIRETTI/CENSIS, IN EMILIA 4 SU 10 VIVONO CON LA PAURA: DAL TERREMOTO ALLA TROMBA D’ARIA, ORA LA TERRA FRANA

Fonte: Coldiretti Ferrara

Le catastrofi naturali hanno segnato profondamente i cittadini emiliani che per il 40 per cento vivono con la paura per la devastazione degli edifici causata dai terremoti, per il 27 per cento temono le frane e l’erosione dei terreni e per il 29 per cento sono preoccupati dallo straripamento dei corsi d’acqua. E’ quanto emerge dall’analisi Coldiretti/Censis dalla quale si evidenzia il profondo stato d’ansia causato dalle recenti calamità tra la popolazione emiliana. A distanza di quasi un anno dal terribile terremoto che con morti e distruzione ha sconvolto la vita di una intera popolazione, in Emilia Romagna si contano in questo momento 1700 movimenti franosi, centinaia di cittadini evacuati, una trentina di case distrutte e altrettante attività produttive, con danni per decine di milioni di euro, secondo il primo bilancio tracciato dalla Coldiretti che ha chiamato a raccolta a Reggio Emilia un migliaio di agricoltori provenienti dalle campagne dell’intera regione. L’iniziativa è stata l’occasione per fare i conti della nuova emergenza idrogeologica con il primo bilancio dei danni provocati dal maltempo che con tromba d’aria, grandine e nubifragi ha compromesso la stabilità del suolo. Una ferita profonda che porta il 36 per cento dei cittadini interpellati a dichiarare – sottolineano la Coldiretti/Censis - di essere pronto a finanziare di tasca propria un fondo di tutela dai danni dovuti a fenomeni naturali. Nonostante le difficoltà - continuano Coldiretti/Censis - a chi vive in Emilia Romagna piace vivere nella propria regione e vorrebbe restarci: il 72 per cento non andrebbe via dal comune in cui abita, anche se ne avesse la possibilità, percentuale che scende al 59 per cento a livello nazionale. Il 95 per cento dei comuni dell’Emilia Romagna ha parte del territorio soggetto a rischio idrogeologico per le frane e le alluvioni, secondo l’analisi della Coldiretti dalla quale si evidenzia che sono 313 i comuni con parte del territorio a rischio. Una situazione favorita dall’abbandono dell’attività agricola soprattutto nelle aree marginali dove è piu’ importante la presenza degli uomini per la salvaguardia del territorio. Non è un caso che l’85 per cento dei cittadini emiliano-romagnoli - secondo l’indagine Coldiretti/Censis - pensa che l’agricoltura sia importante perché aiuta a tutelare l’ambiente (83 per cento), contribuisce a salvaguardare il territorio e il paesaggio dalla siccità (81 per cento) e, laddove gli venga consentito, svolge un ruolo importante nella prevenzione degli effetti di eventi meteorologici (77 per cento). Ma il settore per l’85 per cento può anche contribuire al rilancio della crescita regionale, il 42 per cento perché ne può essere un pilastro e l’altro 43 per cento perché può creare occupazione di qualità e ricchezza. Tanto è vero che - concludono Coldiretti/Censis - l’86 per cento degli intervistati consiglierebbe ai figli o ai nipoti di lavorare in agricoltura come imprenditore. “L’Italia ha perso negli ultimi venti anni 2,15 milioni di ettari di terra coltivata per effetto della cementificazione e dell’abbandono che ha tagliato del 15 per cento le campagne colpite da un modello di sviluppo sbagliato che ha costretto a chiudere 1,2 milioni di aziende agricole nello stesso arco di tempo”, afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “ogni giorno viene sottratta terra agricola per un equivalente di circa 400 campi da calcio (288 ettari) con il risultato che in Italia oltre 5 milioni di cittadini si trovano in zone esposte al pericolo di frane e alluvioni che riguardano ben il 9,8 per cento dell’intero territorio nazionale”. Per proteggere il territorio e i cittadini che vi vivono l’Italia - conclude Marini - deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile dalla cementificazione nelle città e dall’abbandono nelle aree marginali con un adeguato riconoscimento del ruolo, economico, ambientale e sociale dell’attività agricola.

venerdì 3 maggio 2013

E' VERA EMERGENZA DIMENTICATA SULL'APPENNINO EMILIANO

Fonte: Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni  

TIZZANO VAL PARMA - MASSIMO GARGANO (Presidente A.N.B.I. – Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni): “APPENNINO EMILIANO, VERA EMERGENZA: GIA’ 50 I SENZATETTO. LA MONTAGNA FRANA ED I CONSORZI DI BONIFICA NON POSSONO ESSERE LASCIATI SOLI. DANNI INALCOLABILI AL TERRITORIO ED ALLE ATTIVITA’ PRODUTTIVE, IL GOVERNO DICHIARI LO STATO DI CALAMITA’ ED ATTIVI LE RISORSE NECESSARIE”.

 “E’ una vera emergenza dimenticata, quella in atto sull’Appennino Emiliano, dove, a causa delle piogge e dello scioglimento delle nevi, sono in movimento centinaia di frane storiche e finora quiescenti, interessando circa 400 persone, una cinquantina delle quali ha già dovuto abbandonare la propria abitazione. Ci sono case e capannoni crollati o inagibili, gran parte dei collegamenti viari sono interrotti, metà della popolazione di Tizzano Val Parma è agganciata solo con interventi d’emergenza all’acqua potabile ed all’energia elettrica.” A lanciare l’appello è Massimo Gargano, Presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (A.N.B.I.), intervenuto all’incontro, promosso a Tizzano Val Parma (il centro più colpito dove incombe una delle frane più grandi d’Europa e lunga oltre due chilometri) dal Consorzio di bonifica Parmense, presenti i Sindaci dei Comuni interessati (Tizzano Val Parma, Corniglio, Neviano), parlamentari locali, i rappresentanti della Regione Emilia Romagna e degli Enti Locali, delle realtà produttive del territorio, dei Consorzi di bonifica regionali. “Bisogna – insiste Gargano – che il Governo conceda immediatamente lo stato di calamità naturale, perché servono risorse e strumenti adeguati a fronteggiare una grave situazione d’emergenza, cui attualmente fanno fronte solamente i Consorzi di bonifica e la Protezione Civile. Poi dovrà esserci il momento per programmare quelle opere di manutenzione del territorio, necessarie ad evitare, sull’Appennino come in altre zone d’Italia, il ripetersi di criticità che, come in questo caso, solo la buona sorte ha voluto non avessero tragiche conseguenze. I danni alle attività produttive ed al territorio sono comunque incalcolabili; uscire dalla logica dell’emergenza per investire invece nella prevenzione deve essere una priorità per il nuovo Governo.”

martedì 4 dicembre 2012

TERRITORIO. CONFAGRICOLTURA: “L’EMERGENZA ANNUNCIATA. MEDIAMENTE SI CONTANO 68 ALLUVIONI E 138 FRANE ALL’ANNO”

Fonte: Confagricoltura

“Si passa da un eccesso all’altro, con un sommarsi di emergenze e di danni per le imprese: dalla siccità e desertificazione, alle alluvioni ed al dissesto idrogeologico, passando per i problemi agronomici da cuneo salino (con l'acqua salata del mare che risale in quei fiumi che sono in secca e la cui portata idrica è esigua). Tutto ciò è dovuto ai cambiamenti climatici, ma anche alla scarsa manutenzione del territorio e delle foreste nelle aree collinari e montane, ai pochi fondi disponibili per gli Enti gestori, alla pianificazione territoriale non corretta, all’ eccessiva cementificazione”. Lo ha posto in evidenza il presidente di Confagricoltura Mario Guidi nel corso della tavola rotonda su “Siccità ed alluvioni, troppe emergenze senza risposta”, che si è svolta nell’ambito dell’incontro organizzato oggi su “Acqua e agricoltura”. “Altro problema rilevante è quello della siccità; quella di quest’estate sarà probabilmente ricordata come la peggiore dal 2003 – ha osservato il presidente di Confagricoltura -. In ginocchio non solo le produzioni di mais, soia, barbabietola, pomodoro e uva da vino ma anche gli allevamenti. L’Italia agricola ha sofferto terribilmente sia le ondate di calore, sia la scarsità di piogge e questo mix di eventi ha distrutto nei campi ettari e ettari di colture con quasi un miliardo di euro di danni”. Cosa occorre fare per fronteggiare la siccità in agricoltura? Ha risposto Guidi: “Costruzione di piccoli invasi, rinnovamento dei sistemi irrigui, in particolare di quelli che portano l’acqua alle aziende agricole, tecniche di risparmio d’acqua”. “E’ giunto il momento di investire in prevenzione – ha concluso Mario Guidi -. Almeno il 10% della superficie italiana, cioè circa 30 mila chilometri quadrati, è esposto ad alto rischio di dissesto idrogeologico; il fatto importante è che questa percentuale è concentrata nell’89% dei Comuni, quindi il rischio è diffuso sul territorio, con particolare evidenza nelle aree urbanizzate. Negli ultimi 80 anni ci sono state circa 5.400 alluvioni e 11 mila frane; per tamponare i danni lo Stato spende oltre 2 miliardi l’anno, ai quali va aggiunto un altro miliardo e mezzo complessivo per gli interventi minori”.

lunedì 22 novembre 2010

MALTEMPO: CONFAGRICOLTURA, ORA E’ ALLARME ANCHE NEL CENTRO-SUD

FONTE: CONFAGRICOLTURA

Confagricoltura, con le proprie strutture territoriali, è in preallarme per la situazione maltempo che continua a creare danni e disagi notevoli nelle campagne italiane. Sotto osservazione i corsi fluviali oltre che in Veneto e in Campania, nel Lazio e in Umbria dove si temono esondazioni.

Le piogge torrenziali, la copiosità delle acque piovane, il vento forte, rendono impossibili le operazioni colturali - avverte Confagricoltura -. Impedite soprattutto le semine o quelle effettuate sono spesso compromesse. Campi allagati e difficoltà per le coltivazioni in serra e per gli allevamenti. Inagibili i campi agricoli ma anche le strade poderali.

In molti casi (è avvenuto per le forti raffiche di vento in Calabria) si registrano danni a serre, capannoni e magazzini. Frane e smottamenti si sono verificati pure in Liguria ed in Toscana.

“L’allerta rimane alta - sottolinea Confagricoltura - dal momento che da giovedì 25 è attesa un’ondata di gelo sul nostro Paese, che fa preoccupare ancor più gli agricoltori”.