Fonte: Ufficio Stampa Provincia di Ferrara
Si è riunita in Castello Estense la commissione per la determinazione dei valori medi agricoli, le indennità per gli espropri, i valori delle costruzioni abusive e danni ambientali e per il calcolo dei Valori medi agricoli (Vam) per il 2014, presieduta dall’assessore provinciale all’urbanistica, Patrizia Bianchini.
Dopo un esame dell’andamento del mercato immobiliare e dei fondi agricoli nel 2013, all’unanimità è stato deciso di non aumentare i Vam per l’anno in corso.
Ciò comporta anche la conferma dei terreni agricoli destinati a colture a seminativo, con i rispettivi valori a seconda della regione agraria.
Regione agraria uno, comprendente i comuni di Bondeno, Cento, Ferrara, Mirabello, Poggio Renatico, Sant’Agostino e Vigarano Mainarda, con un valore di 28.500 euro ad ettaro per terreno a seminativo.
A 24.500 euro è, invece il valore per i terreni a seminativo delle Regioni agrarie due (Argenta, Berra, Copparo, Formignana, Jolanda di Savoia, Masi Torello, Portomaggiore, Ro, Tresigallo e Voghiera), e tre (Codigoro, Comacchio, goro, Lagosanto, Massafiscaglia, Mesola, Migliarino, Migliaro e Ostellato).
La Commissione provinciale è composta dai rappresentanti delle associazioni agricole, l’Agenzia del territorio, Acer e da quattro esperti in materia urbanistica, edilizia, espropri e abusi edilizi, nominati dal presidente della Provincia.
giovedì 6 febbraio 2014
CONFERMATI DALLA COMMISSIONE PROVINCIALE I VALORI MEDI AGRICOLI 2014 PER I TERRENI AGRICOLI A SEMINATIVO
mercoledì 5 febbraio 2014
ACCORDO DI PROGRAMMA TRA CORPO FORESTALE DELLO STATO E CONSORZIO DELLA BONIFICA BURANA PER PREVENZIONE E REPRESSIONE DEGLI ILLECITI IN MATERIA DI POLIZIA IDRAULICA E A DANNO DELL'AMBIENTE
Fonte: CORPO FORESTALE DELLO STATO - Comando Regionale Bologna e Consorzio della Bonifica Burana
In data 4 febbraio 2014, il Corpo Forestale dello Stato, Comando Regionale dell’Emilia-Romagna ed il Consorzio della Bonifica Burana hanno stipulato un Accordo Di Programma avente ad oggetto l’attivazione di procedure di collaborazione volte alla prevenzione, repressione degli illeciti in violazione delle disposizioni di Polizia Idraulica e a danno dell’Ambiente nel territorio di competenza del Consorzio, nelle province di Bologna, Ferrara, Modena, Mantova e Pistoia. Il Consorzio della Bonifica Burana svolge, nell’ ambito delle proprie competenze previste dallo Statuto consortile vigente, funzioni di polizia idraulica a norma di legge o di regolamento al fine della salvaguardia ambientale in concorso con l’autorità competente. Il Corpo Forestale dello Stato, secondo quanto disposto dall’art 16 legge 121/81 è una delle cinque Forze di Polizia e nell’ambito delle proprie funzioni istituzionali svolge altresi’ attività di controllo, prevenzione e repressione delle violazioni a danno delle fasce di tutela idraulica, dell’ambiente idrico e della risorsa idrica . Il Consorzio della Bonifica Burana ha concesso in uso a titolo gratuito al Corpo Forestale dello Stato, Comando Regionale dell’Emilia-Romagna un immobile demaniale ed annessa area cortiliva sito in Mirandola per consentire al personale del Corpo di poter espletare i propri compiti istituzionali nonché attività di controllo, prevenzione e repressione delle violazioni che dovessero perpetrarsi nel territorio del comprensorio del Consorzio della Bonifica Burana, a danno dell’ambiente idrico e della risorsa idrica nonché a danno dei manufatti e di tutte le competenze del Consorzio.
In data 4 febbraio 2014, il Corpo Forestale dello Stato, Comando Regionale dell’Emilia-Romagna ed il Consorzio della Bonifica Burana hanno stipulato un Accordo Di Programma avente ad oggetto l’attivazione di procedure di collaborazione volte alla prevenzione, repressione degli illeciti in violazione delle disposizioni di Polizia Idraulica e a danno dell’Ambiente nel territorio di competenza del Consorzio, nelle province di Bologna, Ferrara, Modena, Mantova e Pistoia. Il Consorzio della Bonifica Burana svolge, nell’ ambito delle proprie competenze previste dallo Statuto consortile vigente, funzioni di polizia idraulica a norma di legge o di regolamento al fine della salvaguardia ambientale in concorso con l’autorità competente. Il Corpo Forestale dello Stato, secondo quanto disposto dall’art 16 legge 121/81 è una delle cinque Forze di Polizia e nell’ambito delle proprie funzioni istituzionali svolge altresi’ attività di controllo, prevenzione e repressione delle violazioni a danno delle fasce di tutela idraulica, dell’ambiente idrico e della risorsa idrica . Il Consorzio della Bonifica Burana ha concesso in uso a titolo gratuito al Corpo Forestale dello Stato, Comando Regionale dell’Emilia-Romagna un immobile demaniale ed annessa area cortiliva sito in Mirandola per consentire al personale del Corpo di poter espletare i propri compiti istituzionali nonché attività di controllo, prevenzione e repressione delle violazioni che dovessero perpetrarsi nel territorio del comprensorio del Consorzio della Bonifica Burana, a danno dell’ambiente idrico e della risorsa idrica nonché a danno dei manufatti e di tutte le competenze del Consorzio.
COLDIRETTI: CONTINUA LA SVENDITA DEL MADE IN ITALY, DA MODA A CIBO
Fonte: Coldiretti Ferrara
I marchi storici del made in Italy, continuano ad essere oggetto di cessioni all’estero. Tanti i nomi famosi che in tutti i settori passano in mani straniere ed impoveriscono gli autentici prodotti italiani.
Dalla moda, con il caso della Poltrona Frau, all’alimentare si moltiplicano le operazioni di acquisizione dei gioielli del Made in Italy che trovano in questi settori le loro espressioni migliori. Ad affermarlo è la Coldiretti che alla Fieragricola di Verona al Padiglione 2 e fino al 9 febbraio, presenterà la vetrina del “Made in Italy volato all’estero”, dall’olio al vino, dalla carne ai formaggi, dalla pasta al riso, ma anche dai sughi pronti ai pelati. Un fenomeno, quello della cessione di marchi storici del tessuto produttivo italiano, che interessa tutti i settori, dall’agroalimentare fino ai trasporti, con Alitalia in procinto di passare agli sceicchi, ma anche la moda. Prima della Poltrona Frau, c’era stata la cessione dell’80 per cento dell’azienda Loro Piana al gruppo francese LVMH per 2 miliardi di euro. Alla fine del mese digiugno 2013 la stessa multinazionale del lusso LVMH aveva acquisito - sottolinea la Coldiretti - una partecipazione di maggioranza nel capitale sociale della pasticceria Confetteria Cova proprietaria della societa' CovaMontenapoleone Srl, che gestisce la nota pasticceria milanese. La Lvmh di Bernard Arnault aveva già in portafoglio Bulgari ed è proprietario di Fendi, Emilio Pucci e Acqua di Parma mentre - continua la Coldiretti - la sua rivale francese Ppr di Francois-Henry Pinault controlla Gucci, Bottega Veneta e Sergio Rossi. Il colpo piu’ grosso nell’alimentare i francesi lo hanno messo a segno nel 2011 con la Lactalis che è stata, invece protagonista - afferma la Coldiretti - dell’operazione che ha portato la Parmalat a finire sotto controllo transalpino,. dopo aver già acquisito in passato la Galbani, la Locatelli e l’Invernizzi. Se nella moda gli emiri del Qatar si sono assicurati lo scorso anno lo storico marchio Valentino, assieme alla licenza Missoni nel settore vitivinicolo quest’anno – continua la Coldiretti - un imprenditore cinese della farmaceutica di Hong Kong, che ha acquistato per la prima volta un’azienda vitivinicola agricola nel Chianti, terra simbolo della Toscana per la produzione di vino: l’azienda agricola Casanova - La Ripintura, a Greve in Chianti, nel cuore della Docg del Gallo Nero. Nel 2013 - continua la Coldiretti – si sono verificate la cessione da parte della società Averna dell’intero capitale dell’azienda piemontese Pernigotti al gruppo turco Toksoz, e il passaggio di mano del 25 per cento della proprietà del riso Scotti ceduto dalla famiglia pavese al colosso industriale spagnolo Ebro Foods. Nel 2012 la Princes Limited (Princes), una controllata dalla Giapponese Mitsubishi, aveva siglato un contratto con AR Industrie Alimentari SpA (ARIA), leader italiana nella produzione di pelati, per creare una nuova società denominata "Princes Industrie Alimentari SrL" (PIA), controllata al 51 per cento dalla Princes, mentre il marchio Star passa definitivamente in mano spagnola con il gruppo Agrolimen che ha aumentato la propria partecipazione in Gallina Blanca Star al 75 per cento. Nel 2011 la società Gancia, casa storica per la produzione di spumante, è divenuta di proprietà per il 70 per cento dell'oligarca Rustam Tariko, proprietario della banca e della vokda Russki Standard mentre il 49 per cento di Eridania Italia Spa operante nello zucchero è stato acquisito dalla francese Cristalalco Sas e la Fiorucci salumi è passata alla spagnola Campofrio Food Group, la quale ha ora in corso una ristrutturazione degli impianti di lavorazione a Pomezia che sta mettendo arischio numerosi posti di lavoro. Nel 2010 il 27 per cento del gruppo lattiero caseario Ferrari Giovanni Industria Casearia S.p.A fondata nel 1823 che vende tra l’altro Parmigiano Reggiano e Grana Padano è stato acquisito dalla francese Bongrain Europe Sas e la Boschetti Alimentare Spa, che produce confetture dal 1981, è diventata di proprietà della francese Financière Lubersac che ne detiene il 95 per cento. L’anno precedente, nel 2009 - prosegue la Coldiretti -, è iniziata la cessione di quote della Del Verde industrie alimentari spa che è divenuta di proprietà della spagnola Molinos Delplata Sl, la quale fa parte del gruppo argentino Molinos Rio de la Plata. Nel 2008 la Bertolli era stata venduta all’Unilever per poi essere acquisita dal gruppo spagnolo SOS, è iniziata la cessione di Rigamonti salumificio spa, divenuta di proprietà dei brasiliani attraverso la società olandese Hitaholb International, mentre laOrzo Bimbo è stata acquisita dalla francese Nutrition&Santè S.A. del gruppo Novartis. Lo stesso anno è stata ceduta anche Italpizza, l’azienda modenese che produce pizza e snack surgelati, all’inglese Bakkavor acquisitions limited. Nel 2003 hanno cambiato bandiera anche la birra Peroni, passata all'azienda sudafricana SABMiller mentre negli anni Novanta era stata la San Pellegrino ad entrare nel gruppo Nestlè e la Stock ad essere venduta alla tedesca Eckes A.G per poi essere acquisita nel 2007 dagli americani della Oaktree Capital ManagementLa stessa Nestlè - conclude la Coldiretti - possedeva già dal 1993 il marchio Antica gelateria del Corso e addirittura dal 1988 la Buitoni e la Perugina
I marchi storici del made in Italy, continuano ad essere oggetto di cessioni all’estero. Tanti i nomi famosi che in tutti i settori passano in mani straniere ed impoveriscono gli autentici prodotti italiani.
Dalla moda, con il caso della Poltrona Frau, all’alimentare si moltiplicano le operazioni di acquisizione dei gioielli del Made in Italy che trovano in questi settori le loro espressioni migliori. Ad affermarlo è la Coldiretti che alla Fieragricola di Verona al Padiglione 2 e fino al 9 febbraio, presenterà la vetrina del “Made in Italy volato all’estero”, dall’olio al vino, dalla carne ai formaggi, dalla pasta al riso, ma anche dai sughi pronti ai pelati. Un fenomeno, quello della cessione di marchi storici del tessuto produttivo italiano, che interessa tutti i settori, dall’agroalimentare fino ai trasporti, con Alitalia in procinto di passare agli sceicchi, ma anche la moda. Prima della Poltrona Frau, c’era stata la cessione dell’80 per cento dell’azienda Loro Piana al gruppo francese LVMH per 2 miliardi di euro. Alla fine del mese digiugno 2013 la stessa multinazionale del lusso LVMH aveva acquisito - sottolinea la Coldiretti - una partecipazione di maggioranza nel capitale sociale della pasticceria Confetteria Cova proprietaria della societa' CovaMontenapoleone Srl, che gestisce la nota pasticceria milanese. La Lvmh di Bernard Arnault aveva già in portafoglio Bulgari ed è proprietario di Fendi, Emilio Pucci e Acqua di Parma mentre - continua la Coldiretti - la sua rivale francese Ppr di Francois-Henry Pinault controlla Gucci, Bottega Veneta e Sergio Rossi. Il colpo piu’ grosso nell’alimentare i francesi lo hanno messo a segno nel 2011 con la Lactalis che è stata, invece protagonista - afferma la Coldiretti - dell’operazione che ha portato la Parmalat a finire sotto controllo transalpino,. dopo aver già acquisito in passato la Galbani, la Locatelli e l’Invernizzi. Se nella moda gli emiri del Qatar si sono assicurati lo scorso anno lo storico marchio Valentino, assieme alla licenza Missoni nel settore vitivinicolo quest’anno – continua la Coldiretti - un imprenditore cinese della farmaceutica di Hong Kong, che ha acquistato per la prima volta un’azienda vitivinicola agricola nel Chianti, terra simbolo della Toscana per la produzione di vino: l’azienda agricola Casanova - La Ripintura, a Greve in Chianti, nel cuore della Docg del Gallo Nero. Nel 2013 - continua la Coldiretti – si sono verificate la cessione da parte della società Averna dell’intero capitale dell’azienda piemontese Pernigotti al gruppo turco Toksoz, e il passaggio di mano del 25 per cento della proprietà del riso Scotti ceduto dalla famiglia pavese al colosso industriale spagnolo Ebro Foods. Nel 2012 la Princes Limited (Princes), una controllata dalla Giapponese Mitsubishi, aveva siglato un contratto con AR Industrie Alimentari SpA (ARIA), leader italiana nella produzione di pelati, per creare una nuova società denominata "Princes Industrie Alimentari SrL" (PIA), controllata al 51 per cento dalla Princes, mentre il marchio Star passa definitivamente in mano spagnola con il gruppo Agrolimen che ha aumentato la propria partecipazione in Gallina Blanca Star al 75 per cento. Nel 2011 la società Gancia, casa storica per la produzione di spumante, è divenuta di proprietà per il 70 per cento dell'oligarca Rustam Tariko, proprietario della banca e della vokda Russki Standard mentre il 49 per cento di Eridania Italia Spa operante nello zucchero è stato acquisito dalla francese Cristalalco Sas e la Fiorucci salumi è passata alla spagnola Campofrio Food Group, la quale ha ora in corso una ristrutturazione degli impianti di lavorazione a Pomezia che sta mettendo arischio numerosi posti di lavoro. Nel 2010 il 27 per cento del gruppo lattiero caseario Ferrari Giovanni Industria Casearia S.p.A fondata nel 1823 che vende tra l’altro Parmigiano Reggiano e Grana Padano è stato acquisito dalla francese Bongrain Europe Sas e la Boschetti Alimentare Spa, che produce confetture dal 1981, è diventata di proprietà della francese Financière Lubersac che ne detiene il 95 per cento. L’anno precedente, nel 2009 - prosegue la Coldiretti -, è iniziata la cessione di quote della Del Verde industrie alimentari spa che è divenuta di proprietà della spagnola Molinos Delplata Sl, la quale fa parte del gruppo argentino Molinos Rio de la Plata. Nel 2008 la Bertolli era stata venduta all’Unilever per poi essere acquisita dal gruppo spagnolo SOS, è iniziata la cessione di Rigamonti salumificio spa, divenuta di proprietà dei brasiliani attraverso la società olandese Hitaholb International, mentre laOrzo Bimbo è stata acquisita dalla francese Nutrition&Santè S.A. del gruppo Novartis. Lo stesso anno è stata ceduta anche Italpizza, l’azienda modenese che produce pizza e snack surgelati, all’inglese Bakkavor acquisitions limited. Nel 2003 hanno cambiato bandiera anche la birra Peroni, passata all'azienda sudafricana SABMiller mentre negli anni Novanta era stata la San Pellegrino ad entrare nel gruppo Nestlè e la Stock ad essere venduta alla tedesca Eckes A.G per poi essere acquisita nel 2007 dagli americani della Oaktree Capital ManagementLa stessa Nestlè - conclude la Coldiretti - possedeva già dal 1993 il marchio Antica gelateria del Corso e addirittura dal 1988 la Buitoni e la Perugina
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martedì 4 febbraio 2014
INFLAZIONE, CONFAGRICOLTURA: “AUMENTANO I PREZZI DELLA VERDURA ANCHE PER LE AVVERSITÀ METEOROLOGICHE”
Fonte: Confagricoltura
A gennaio, rispetto a dicembre, i prezzi dei beni alimentari non lavorati sono cresciuti dello 0,8%, più dell’ indice generale che si attesta a +0,2%. Lo sottolinea Confagricoltura commentando i dati provvisori dell’Istat sull’inflazione relativi a gennaio. In particolare, sono aumentati soprattutto i prezzi di ortaggi e verdura (+4,2%), in flessione, tuttavia, dell’1,2% su base annua; calano, invece, quelli della frutta: -0,4% rispetto a dicembre e -2,2% rispetto a gennaio 2013. Gli aumenti in larga parte sono determinati da fattori stagionali. Ad avviso di Confagricoltura pesano anche le perduranti avversità atmosferiche, che portano ad una riduzione di raccolti e ad aumenti dei costi. “È difficile far quadrare i conti aziendali – conclude l’Organizzazione degli imprenditori agricoli – ancor più quando alle criticità generali del settore agricolo si sommano quelle dovute al maltempo”.
A gennaio, rispetto a dicembre, i prezzi dei beni alimentari non lavorati sono cresciuti dello 0,8%, più dell’ indice generale che si attesta a +0,2%. Lo sottolinea Confagricoltura commentando i dati provvisori dell’Istat sull’inflazione relativi a gennaio. In particolare, sono aumentati soprattutto i prezzi di ortaggi e verdura (+4,2%), in flessione, tuttavia, dell’1,2% su base annua; calano, invece, quelli della frutta: -0,4% rispetto a dicembre e -2,2% rispetto a gennaio 2013. Gli aumenti in larga parte sono determinati da fattori stagionali. Ad avviso di Confagricoltura pesano anche le perduranti avversità atmosferiche, che portano ad una riduzione di raccolti e ad aumenti dei costi. “È difficile far quadrare i conti aziendali – conclude l’Organizzazione degli imprenditori agricoli – ancor più quando alle criticità generali del settore agricolo si sommano quelle dovute al maltempo”.
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COLDIRETTI: I DANNI DA MALTEMPO COSTANO DUE VOLTE E MEZZO I COSTI DELLA PREVENZIONE
Fonte: Coldiretti Ferrara
Per ogni miliardo speso in prevenzione ne sono stati spesi 2,5 per riparare i danni di varie calamità. Senza contare le vittime di frane ed alluvioni in tutta la penisola. “Anche il nostro territorio è fragile – dice Sergio Gulinelli – e bisogna cambiare l’approccio al problema se non vogliamo farne le spese di fronte ai mutamenti climatici in atto”.
Negli ultimi 20 anni per ogni miliardo stanziato in prevenzione ne sono stati spesi oltre 2,5 per riparare i danni, con il Ministero dell’Ambiente che ha quantificato infatti in circa 8,4 miliardi di euro i finanziamenti statali dati a politiche di prevenzione, mentre nello stesso periodo si sono spesi 22 miliardi di euro per riparare i danni causati da frane ed alluvioni. E’ quanto afferma la Coldiretti che con riferimento all’ultima ondata di maltempo evidenzia che il bilancio è ancora più grave se si considerano le vittime etragedie familiari che frane e alluvioni hanno provocato. Investire nella prevenzione è dunque sempre più urgente di fronte a precipitazioni sempre più violente e frequenti per i cambiamenti climatici in un Paese dove - sottolinea la Coldiretti - sono più di 5 milioni i cittadini italiani che ogni giorno vivono o lavorano in aree considerate ad alto rischio idrogeologico e 6.633 i Comuni che hanno all’interno del territorio aree ad elevato rischio di frana o alluvione. L’aver inserito il Piano irriguo nazionale in una delle quattro linee di intervento delle risorse del Fondo europeo di Sviluppo Rurale riconosce la necessità di intervenire prioritariamente nella stabilità idrogeologica del territorio nazionale, anche perché gli studi evidenziano che le bombe d’acqua causano i danni più gravi nei pressi degli argini, dove purtroppo si continuano ad autorizzare costruzioni. A questa situazione di fragilità territoriale non è estraneo il fatto che l’Italia ha perso negli ultimi venti anni 2,15 milioni di ettari di terra coltivata per effetto della cementificazione e dell’abbandono che ha tagliato del 15 per cento le campagne colpite da un modello di sviluppo sbagliato, che ha costretto a chiudere 1,2 milioni di aziende agricole nello stesso arco di tempo. Ogni giorno viene sottratta terra agricola per un equivalente di circa 400 campi da calcio (288 ettari), anche nelle zone esposte al pericolo di frane e alluvioni, che riguardano ben il 9,8 per cento dell’intero territorio nazionale”. Per proteggere il territorio e i cittadini che vi vivono l’Italia - conclude la Coldiretti - deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile dalla cementificazione nelle città e dall’abbandono nelle aree marginali con un adeguato riconoscimento del ruolo, economico, ambientale e sociale dell’attività agricola “Anche a Ferrara siamo preoccupati – aggiunge il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli - da quanto andamento stagionale così intensamente piovoso e caldo (oltre 3 i gradi in più rispetto alla media nel mese di gennaio e febbraio si preannuncia parimenti anomalo), con il rischio di squilibri per le piante e difficoltà nella lavorazione dei terreni, compresa la manutenzione della rete idrica nelle nostre aziende, indispensabile punti di incontro con le opere di bonifica e con i corsi d’acqua naturale nell’allontanare le acque, soprattutto in un territorio come il nostro abbondantemente al di sotto dellivello del mare. Spiace dover rimarcare che sino ad ora i segnali d’allarme lanciate nel corsi degli anni dagli agricoltori e dai consorzi di bonifica sono stati assai poco ascoltati e nel frattempo sono diminuite le risorse per la manutenzione del territorio a fronte di danni da animali selvatici, da attività estrattive, da cementificazione, da lavori a canali e bacini di bonifica fatti con pregiudizio dell’equilibrio complessivo e dunque pericolosi per tutti quanti, dalle imprese agricole, alle attività economiche, ai cittadini. Ci auguriamo che le piene di fiumi e canali che attraversano la nostra provincia non abbiano esito drammatico e ci mettiamo sin d’ora a disposizione per intervenire laddove necessario in caso di emergenza con i nostri mezzi, ma soprattutto per incontrare che ha la responsabilità della gestione del territorio (svariate decine di enti, ne siamo consapevoli) per invertire la rotta e ridare serenità alle popolazioni ed alle imprese.
Per ogni miliardo speso in prevenzione ne sono stati spesi 2,5 per riparare i danni di varie calamità. Senza contare le vittime di frane ed alluvioni in tutta la penisola. “Anche il nostro territorio è fragile – dice Sergio Gulinelli – e bisogna cambiare l’approccio al problema se non vogliamo farne le spese di fronte ai mutamenti climatici in atto”.
Negli ultimi 20 anni per ogni miliardo stanziato in prevenzione ne sono stati spesi oltre 2,5 per riparare i danni, con il Ministero dell’Ambiente che ha quantificato infatti in circa 8,4 miliardi di euro i finanziamenti statali dati a politiche di prevenzione, mentre nello stesso periodo si sono spesi 22 miliardi di euro per riparare i danni causati da frane ed alluvioni. E’ quanto afferma la Coldiretti che con riferimento all’ultima ondata di maltempo evidenzia che il bilancio è ancora più grave se si considerano le vittime etragedie familiari che frane e alluvioni hanno provocato. Investire nella prevenzione è dunque sempre più urgente di fronte a precipitazioni sempre più violente e frequenti per i cambiamenti climatici in un Paese dove - sottolinea la Coldiretti - sono più di 5 milioni i cittadini italiani che ogni giorno vivono o lavorano in aree considerate ad alto rischio idrogeologico e 6.633 i Comuni che hanno all’interno del territorio aree ad elevato rischio di frana o alluvione. L’aver inserito il Piano irriguo nazionale in una delle quattro linee di intervento delle risorse del Fondo europeo di Sviluppo Rurale riconosce la necessità di intervenire prioritariamente nella stabilità idrogeologica del territorio nazionale, anche perché gli studi evidenziano che le bombe d’acqua causano i danni più gravi nei pressi degli argini, dove purtroppo si continuano ad autorizzare costruzioni. A questa situazione di fragilità territoriale non è estraneo il fatto che l’Italia ha perso negli ultimi venti anni 2,15 milioni di ettari di terra coltivata per effetto della cementificazione e dell’abbandono che ha tagliato del 15 per cento le campagne colpite da un modello di sviluppo sbagliato, che ha costretto a chiudere 1,2 milioni di aziende agricole nello stesso arco di tempo. Ogni giorno viene sottratta terra agricola per un equivalente di circa 400 campi da calcio (288 ettari), anche nelle zone esposte al pericolo di frane e alluvioni, che riguardano ben il 9,8 per cento dell’intero territorio nazionale”. Per proteggere il territorio e i cittadini che vi vivono l’Italia - conclude la Coldiretti - deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile dalla cementificazione nelle città e dall’abbandono nelle aree marginali con un adeguato riconoscimento del ruolo, economico, ambientale e sociale dell’attività agricola “Anche a Ferrara siamo preoccupati – aggiunge il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli - da quanto andamento stagionale così intensamente piovoso e caldo (oltre 3 i gradi in più rispetto alla media nel mese di gennaio e febbraio si preannuncia parimenti anomalo), con il rischio di squilibri per le piante e difficoltà nella lavorazione dei terreni, compresa la manutenzione della rete idrica nelle nostre aziende, indispensabile punti di incontro con le opere di bonifica e con i corsi d’acqua naturale nell’allontanare le acque, soprattutto in un territorio come il nostro abbondantemente al di sotto dellivello del mare. Spiace dover rimarcare che sino ad ora i segnali d’allarme lanciate nel corsi degli anni dagli agricoltori e dai consorzi di bonifica sono stati assai poco ascoltati e nel frattempo sono diminuite le risorse per la manutenzione del territorio a fronte di danni da animali selvatici, da attività estrattive, da cementificazione, da lavori a canali e bacini di bonifica fatti con pregiudizio dell’equilibrio complessivo e dunque pericolosi per tutti quanti, dalle imprese agricole, alle attività economiche, ai cittadini. Ci auguriamo che le piene di fiumi e canali che attraversano la nostra provincia non abbiano esito drammatico e ci mettiamo sin d’ora a disposizione per intervenire laddove necessario in caso di emergenza con i nostri mezzi, ma soprattutto per incontrare che ha la responsabilità della gestione del territorio (svariate decine di enti, ne siamo consapevoli) per invertire la rotta e ridare serenità alle popolazioni ed alle imprese.
lunedì 3 febbraio 2014
ALLUVIONE, INCONTRO A MODENA CON IL SOTTOSEGRETARIO MAURIZIO MARTINA. RABBONI: BENE IL RICONOSCIMENTO DELLA SPECIFICITÀ NAZIONALE DEL CASO MODENESE. DANNI AL COMPARTO AGRICOLO: SECONDO UNA PRIMA STIMA AMMONTANO A 54 MILIONI DI EURO.
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione
“Il sottosegretario Martina ha riconosciuto oggi la specificità nazionale dell’emergenza che stanno vivendo i territori modenesi, colpiti dall’alluvione, dopo il terremoto del 2012. Questo riconoscimento è per noi un punto di partenza molto importante. Proprio in ragione di questa peculiarità il sottosegretario ha confermato l’impegno del Governo per arrivare a una soluzione condivisa per il riconoscimento di tutti i danni, così come richiesto dal presidente della Regione Vasco Errani”. Questo il commento dell’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni che oggi ha partecipato a Modena a un incontro con il sottosegretario alle politiche agricole Maurizio Martina per fare il punto insieme alle Istituzioni locali, ai Parlamentari e alle organizzazioni agricole, sui danni all’agricoltura che la grave ondata di maltempo ha provocato nei territori della bassa modenese. “Senza nulla togliere alla gravità della situazione che, a causa delle avversità climatiche, si è verificata in altre parti del Paese – spiega Rabboni – è evidente che quello modenese è una caso che presenta caratteristiche di assoluta unicità. Ciò vale in particolare proprio per il comparto agricolo, il settore produttivo più colpito dall’alluvione. Una prima stima dei danni, si aggira, considerando sia le perdite produttive sia i danni ai fabbricati rurali residenziali e produttivi, intorno ai 54 milioni di euro”.
“Il sottosegretario Martina ha riconosciuto oggi la specificità nazionale dell’emergenza che stanno vivendo i territori modenesi, colpiti dall’alluvione, dopo il terremoto del 2012. Questo riconoscimento è per noi un punto di partenza molto importante. Proprio in ragione di questa peculiarità il sottosegretario ha confermato l’impegno del Governo per arrivare a una soluzione condivisa per il riconoscimento di tutti i danni, così come richiesto dal presidente della Regione Vasco Errani”. Questo il commento dell’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni che oggi ha partecipato a Modena a un incontro con il sottosegretario alle politiche agricole Maurizio Martina per fare il punto insieme alle Istituzioni locali, ai Parlamentari e alle organizzazioni agricole, sui danni all’agricoltura che la grave ondata di maltempo ha provocato nei territori della bassa modenese. “Senza nulla togliere alla gravità della situazione che, a causa delle avversità climatiche, si è verificata in altre parti del Paese – spiega Rabboni – è evidente che quello modenese è una caso che presenta caratteristiche di assoluta unicità. Ciò vale in particolare proprio per il comparto agricolo, il settore produttivo più colpito dall’alluvione. Una prima stima dei danni, si aggira, considerando sia le perdite produttive sia i danni ai fabbricati rurali residenziali e produttivi, intorno ai 54 milioni di euro”.
CIA FERRARA: LA SALVAGUARDIA DEL TERRITORIO È UN VALORE COLLETTIVO
Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara
Promuovere il ruolo dei Coadiutori per mantenere il delicato equilibrio idrogeologico del territorio e prevenire le emergenze
«La tutela idrogeologica del nostro territorio deve diventare una priorità non solo degli agricoltori ma di tutta la popolazione.» Massimo Piva - risicoltore e vicepresidente provinciale di Cia Ferrara - definisce come necessità assoluta la sorveglianza di tutte quelle zone del ferrarese dove esiste il rischio concreto di incrinare l’equilibrio tra i terreni e le acque. «La terra è un patrimonio collettivo. Quello che è recentemente successo nel modenese – dice Piva - deve diventare per le associazioni agricole, i Consorzi di Bonifica, le Istituzioni e per tutti i cittadini un avvertimento importante. Mantenere l’equilibrio idrogeologico è fondamentale e va fatto con un’azione costante e tempestiva che prevede, tra le altre azioni, il contenimento numerico della fauna selvatica. A volte questa operazione rivolta ad esempio a volpi o nutrie - che abitano solitamente gli argini dei corsi d’acqua - viene scambiata per un atto di ‘accanimento’ contro queste specie animali, ma è un’idea assolutamente fuorviante e sbagliata. Controllare la popolazione dei selvatici significa prevenire danni che potrebbero incidere fortemente non solo sull’agricoltura ma sulla vita stessa delle persone, messe in pericolo dai cedimenti degli argini e dal tracimare delle acque. In particolare – afferma il vicepresidente Cia – voglio ribadire l’importanza del ruolo dei Coadiutori, figure abilitate, a seguito di un corso specifico, dalla Provincia di Ferrara, ad intervenire solo in quei casi dove un eccesso di popolazione faunistica può incidere proprio sull’equilibrio idrogeologico, sanitario ed economico. Non solo figure a disposizione del mondo agricolo, che contribuiscono alla prevenzione dei danni alle colture da fauna selvatica, ma volontari che svolgono una costante ed importante funzione di protezione civile e sociale. Le operazioni di contenimento sono poi assolutamente monitorate, perché ogni Coadiutore è tenuto ad avvertire in quale zona effettua l’intervento, quali specie sono oggetto della sua azione, quanti e quali capi sono avvistati e, solo se davvero necessario, abbattuti. Il controllo costante è, dunque, l’unico modo davvero utile e concreto per non trovarsi, improvvisamente e senza poterle prevenire, in situazioni di emergenza. Ogni cittadino dovrebbe acquisire la forte consapevolezza – ha concluso Piva – che la terra, i canali, i fiumi fanno parte di un sistema globale e comune a tutti coloro che lo abitano.
Promuovere il ruolo dei Coadiutori per mantenere il delicato equilibrio idrogeologico del territorio e prevenire le emergenze
«La tutela idrogeologica del nostro territorio deve diventare una priorità non solo degli agricoltori ma di tutta la popolazione.» Massimo Piva - risicoltore e vicepresidente provinciale di Cia Ferrara - definisce come necessità assoluta la sorveglianza di tutte quelle zone del ferrarese dove esiste il rischio concreto di incrinare l’equilibrio tra i terreni e le acque. «La terra è un patrimonio collettivo. Quello che è recentemente successo nel modenese – dice Piva - deve diventare per le associazioni agricole, i Consorzi di Bonifica, le Istituzioni e per tutti i cittadini un avvertimento importante. Mantenere l’equilibrio idrogeologico è fondamentale e va fatto con un’azione costante e tempestiva che prevede, tra le altre azioni, il contenimento numerico della fauna selvatica. A volte questa operazione rivolta ad esempio a volpi o nutrie - che abitano solitamente gli argini dei corsi d’acqua - viene scambiata per un atto di ‘accanimento’ contro queste specie animali, ma è un’idea assolutamente fuorviante e sbagliata. Controllare la popolazione dei selvatici significa prevenire danni che potrebbero incidere fortemente non solo sull’agricoltura ma sulla vita stessa delle persone, messe in pericolo dai cedimenti degli argini e dal tracimare delle acque. In particolare – afferma il vicepresidente Cia – voglio ribadire l’importanza del ruolo dei Coadiutori, figure abilitate, a seguito di un corso specifico, dalla Provincia di Ferrara, ad intervenire solo in quei casi dove un eccesso di popolazione faunistica può incidere proprio sull’equilibrio idrogeologico, sanitario ed economico. Non solo figure a disposizione del mondo agricolo, che contribuiscono alla prevenzione dei danni alle colture da fauna selvatica, ma volontari che svolgono una costante ed importante funzione di protezione civile e sociale. Le operazioni di contenimento sono poi assolutamente monitorate, perché ogni Coadiutore è tenuto ad avvertire in quale zona effettua l’intervento, quali specie sono oggetto della sua azione, quanti e quali capi sono avvistati e, solo se davvero necessario, abbattuti. Il controllo costante è, dunque, l’unico modo davvero utile e concreto per non trovarsi, improvvisamente e senza poterle prevenire, in situazioni di emergenza. Ogni cittadino dovrebbe acquisire la forte consapevolezza – ha concluso Piva – che la terra, i canali, i fiumi fanno parte di un sistema globale e comune a tutti coloro che lo abitano.
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