Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara
In occasione dell’incontro del GIE (Gruppo Interesse Economico) Seminativi si è fatto il punto sull’andamento produttivo e dei prezzi di mais, sorgo e soia
«Per i cereali non si può parlare di un’annata produttiva eccezionale o da record, ma di un buon andamento generale». E’ questo il primo commento di Massimo Piva – vicepresidente di Cia Ferrara e risicoltore – a margine dell’incontro del Gruppo di Interesse Economico Seminativi della Cia, che si è riunito per fare il punto sulla campagna di raccolta di mais, sorgo, soia e sull’inizio tardivo della raccolta del riso.
«Partendo dal mais, in base ai dati raccolti dalle aziende nelle diverse zone del ferrarese – spiega Piva – possiamo dire che la produzione media si è attestata sui 120 q/ha, buona performance derivata dall’andamento climatico, con un’estate senza picchi di caldo e dunque senza stress idrico per le piante. Il fattore clima è stato inoltre determinante per la qualità del prodotto, eliminando il rischio di contaminazione da parte delle aflatossine - micotossine prodotte dal metabolismo di alcuni funghi – che tendono a proliferare grazie a temperature superiori alla media e bassa piovosità. Se la produzione del mais è stata soddisfacente, lo stesso non si può dire del prezzo che, dopo le prime quotazioni di agosto a 18-19 €/q al lordo delle spese – quando ancora sul territorio la campagna non era sostanzialmente iniziata e quindi non c’era prodotto – è sceso a 14-15 €/q. Certamente la buona produzione potrà compensare, almeno in parte, la contrazione dei prezzi, ma occorrerà attendere ancora per avere un quadro più chiaro della situazione.
Per quello che riguarda il sorgo – continua Piva – c’erano molte aspettative a livello di produzione, proprio per le condizioni di clima favorevoli alla coltura, aspettative che nella maggior parte dei casi sono state confermate da una produzione media buona, attorno agli 80-85 q/ha. Per il sorgo il mercato dei prezzi è altalenante, con prime quotazioni attorno ai 15-16 €/q poi scese sotto al 14 e risalite leggermente a fine campagna, con cifre attorno a 15 €/q. Se l’estate mite e piovosa ha premiato il mais, lo stesso non si può dire per la soia che ha sofferto, tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, degli sbalzi termici che hanno influito negativamente nella fase della fioritura. Il risultato è una soia ottima dal punto di vista della qualità ma con una produzione abbastanza disomogenea sul territorio, dai 35-36 q/ha a punte di 55. A livello di mercato i prezzi della soia sono clamorosamente inferiori alla scorsa annata, tanto che siamo passati dai 40-43€/q del 2013 ai 31 €/q delle prime quotazioni del 2014. Un prezzo che non arriva lontanamente a compensare deficit produttivi e costi di produzione.
A conclusione dell’incontro del Gie Seminativi si è parlato anche della campagna del riso, iniziata da poco e in forte ritardo a causa dei ritardi di maturazione. «Il riso – conclude Piva – è stato seminato nell’epoca corretta, poi però è praticamente mancata l’estate ed ora stiamo raccogliendo con umidità fino a 30 e costi di essiccazione molto alti. Alcune varietà molto tardive, inoltre, potrebbero non completare la maturazione.»
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lunedì 20 ottobre 2014
CIA FERRARA: CAMPAGNA CEREALI BUONA MA NON STRAORDINARIA
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sabato 22 febbraio 2014
RISICOLTURA: LE CONTRAZIONI DEL MERCATO RISCHIANO DI AFFONDARE IL SETTORE
Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara
Risicoltori in ansia sulle varietà da seminare. L’arrivo sul mercato di prodotto estero rischia di affondare un settore così importante per l’economia agricola del territorio
C’è grande preoccupazione e incertezza tra i risicoltori ferraresi che si trovano a subire scelte, prese a livello comunitario, che stanno mettendo profondamente in crisi il settore. A lanciare l’allarme è Massimo Piva, risicoltore di Cia Ferrara e vicepresidente provinciale dell’associazione. «I problemi sono iniziati – spiega Piva - con l’eliminazione dei dazi doganali che ha favorito l’entrata sul mercato italiano ed europeo di risi provenienti dai paesi asiatici, in particolare dalla Cambogia, a prezzi davvero bassi. Questa immissione ha provocato la significativa contrazione del prezzo del riso, in particolare delle tipologie Indica e Tondo (o Comune ), passate in media da circa 35 € a 25-26 € al quintale. Il riso cambogiano sui nostri mercati è il diretto risultato dell’Eba (Everything but arms – “Tutto ma non le armi”) un accordo preso dall’Ue con 49 paesi in via di sviluppo, attraverso il quale è stato concesso loro di esportare in area comunitaria senza limitazioni e senza dazi, a eccezione di quelli per le armi e le munizioni. La scelta di stringere questo patto - che aveva certamente intenti umanitari positivi - sta dunque provocando dei grossi problemi ai risicoltori a livello produttivo ed economico. Basti pensare che i paesi asiatici esportano nel mondo quantità di riso che si aggirano attorno ai 30 milioni di tonnellate e di questi oltre un milione nella sola Europa. A questa liberalizzazione che definirei sconsiderata delle esportazioni si aggiungono problematiche interne. Voglio, infatti, ricordare – continua Piva – che a seguito della crisi dei prezzi di alcune qualità di riso nel 2012, in particolare dei Superfini come Carnaroli – Karnak, Arborio – Volano e Baldo – risi per il mercato interno, abitualmente prodotti a Ferrara - gli agricoltori hanno preferito seminare proprio le varietà Indica e i Tondi, per avere una alternativa commerciale con i paesi dell’Unione Europea. L’entrata sul mercato dei risi asiatici, se non verranno presi provvedimenti adeguati, andrà ad incidere pesantemente sui prezzi e dunque reddito delle imprese agricole. Il rischio che il settore subisca un contraccolpo irreparabile è alto perché già da alcuni anni i risicoltori ferraresi sono in affanno. Sappiamo che a livello europeo – continua Piva – in Commissione Agricoltura il problema è stato posto, ma siamo in una situazione di forte incertezza politica e senza un Ministro che possa portare avanti la questione in maniera forte. In particolare sarebbe fondamentale reintrodurre la cosiddetta clausola di salvaguardia, una forma di dazio sull’importazione del riso per proteggere il nostro prodotto dalle importazioni massive a prezzi bassi, soprattutto in fase di raccolta. Solo così la filiera del riso italiano ed europeo potrà sopravvivere e non soccombere a questo profondo squilibrio del mercato. Il nostro auspicio – conclude Massimo Piva – è che ci sia al più presto un Ministro autorevole che possa proporre, in sede europea, la reintroduzione di regole che proteggano i nostri prodotti e il nostro settore risicolo.»
Risicoltori in ansia sulle varietà da seminare. L’arrivo sul mercato di prodotto estero rischia di affondare un settore così importante per l’economia agricola del territorio
C’è grande preoccupazione e incertezza tra i risicoltori ferraresi che si trovano a subire scelte, prese a livello comunitario, che stanno mettendo profondamente in crisi il settore. A lanciare l’allarme è Massimo Piva, risicoltore di Cia Ferrara e vicepresidente provinciale dell’associazione. «I problemi sono iniziati – spiega Piva - con l’eliminazione dei dazi doganali che ha favorito l’entrata sul mercato italiano ed europeo di risi provenienti dai paesi asiatici, in particolare dalla Cambogia, a prezzi davvero bassi. Questa immissione ha provocato la significativa contrazione del prezzo del riso, in particolare delle tipologie Indica e Tondo (o Comune ), passate in media da circa 35 € a 25-26 € al quintale. Il riso cambogiano sui nostri mercati è il diretto risultato dell’Eba (Everything but arms – “Tutto ma non le armi”) un accordo preso dall’Ue con 49 paesi in via di sviluppo, attraverso il quale è stato concesso loro di esportare in area comunitaria senza limitazioni e senza dazi, a eccezione di quelli per le armi e le munizioni. La scelta di stringere questo patto - che aveva certamente intenti umanitari positivi - sta dunque provocando dei grossi problemi ai risicoltori a livello produttivo ed economico. Basti pensare che i paesi asiatici esportano nel mondo quantità di riso che si aggirano attorno ai 30 milioni di tonnellate e di questi oltre un milione nella sola Europa. A questa liberalizzazione che definirei sconsiderata delle esportazioni si aggiungono problematiche interne. Voglio, infatti, ricordare – continua Piva – che a seguito della crisi dei prezzi di alcune qualità di riso nel 2012, in particolare dei Superfini come Carnaroli – Karnak, Arborio – Volano e Baldo – risi per il mercato interno, abitualmente prodotti a Ferrara - gli agricoltori hanno preferito seminare proprio le varietà Indica e i Tondi, per avere una alternativa commerciale con i paesi dell’Unione Europea. L’entrata sul mercato dei risi asiatici, se non verranno presi provvedimenti adeguati, andrà ad incidere pesantemente sui prezzi e dunque reddito delle imprese agricole. Il rischio che il settore subisca un contraccolpo irreparabile è alto perché già da alcuni anni i risicoltori ferraresi sono in affanno. Sappiamo che a livello europeo – continua Piva – in Commissione Agricoltura il problema è stato posto, ma siamo in una situazione di forte incertezza politica e senza un Ministro che possa portare avanti la questione in maniera forte. In particolare sarebbe fondamentale reintrodurre la cosiddetta clausola di salvaguardia, una forma di dazio sull’importazione del riso per proteggere il nostro prodotto dalle importazioni massive a prezzi bassi, soprattutto in fase di raccolta. Solo così la filiera del riso italiano ed europeo potrà sopravvivere e non soccombere a questo profondo squilibrio del mercato. Il nostro auspicio – conclude Massimo Piva – è che ci sia al più presto un Ministro autorevole che possa proporre, in sede europea, la reintroduzione di regole che proteggano i nostri prodotti e il nostro settore risicolo.»
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lunedì 3 febbraio 2014
CIA FERRARA: LA SALVAGUARDIA DEL TERRITORIO È UN VALORE COLLETTIVO
Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara
Promuovere il ruolo dei Coadiutori per mantenere il delicato equilibrio idrogeologico del territorio e prevenire le emergenze
«La tutela idrogeologica del nostro territorio deve diventare una priorità non solo degli agricoltori ma di tutta la popolazione.» Massimo Piva - risicoltore e vicepresidente provinciale di Cia Ferrara - definisce come necessità assoluta la sorveglianza di tutte quelle zone del ferrarese dove esiste il rischio concreto di incrinare l’equilibrio tra i terreni e le acque. «La terra è un patrimonio collettivo. Quello che è recentemente successo nel modenese – dice Piva - deve diventare per le associazioni agricole, i Consorzi di Bonifica, le Istituzioni e per tutti i cittadini un avvertimento importante. Mantenere l’equilibrio idrogeologico è fondamentale e va fatto con un’azione costante e tempestiva che prevede, tra le altre azioni, il contenimento numerico della fauna selvatica. A volte questa operazione rivolta ad esempio a volpi o nutrie - che abitano solitamente gli argini dei corsi d’acqua - viene scambiata per un atto di ‘accanimento’ contro queste specie animali, ma è un’idea assolutamente fuorviante e sbagliata. Controllare la popolazione dei selvatici significa prevenire danni che potrebbero incidere fortemente non solo sull’agricoltura ma sulla vita stessa delle persone, messe in pericolo dai cedimenti degli argini e dal tracimare delle acque. In particolare – afferma il vicepresidente Cia – voglio ribadire l’importanza del ruolo dei Coadiutori, figure abilitate, a seguito di un corso specifico, dalla Provincia di Ferrara, ad intervenire solo in quei casi dove un eccesso di popolazione faunistica può incidere proprio sull’equilibrio idrogeologico, sanitario ed economico. Non solo figure a disposizione del mondo agricolo, che contribuiscono alla prevenzione dei danni alle colture da fauna selvatica, ma volontari che svolgono una costante ed importante funzione di protezione civile e sociale. Le operazioni di contenimento sono poi assolutamente monitorate, perché ogni Coadiutore è tenuto ad avvertire in quale zona effettua l’intervento, quali specie sono oggetto della sua azione, quanti e quali capi sono avvistati e, solo se davvero necessario, abbattuti. Il controllo costante è, dunque, l’unico modo davvero utile e concreto per non trovarsi, improvvisamente e senza poterle prevenire, in situazioni di emergenza. Ogni cittadino dovrebbe acquisire la forte consapevolezza – ha concluso Piva – che la terra, i canali, i fiumi fanno parte di un sistema globale e comune a tutti coloro che lo abitano.
Promuovere il ruolo dei Coadiutori per mantenere il delicato equilibrio idrogeologico del territorio e prevenire le emergenze
«La tutela idrogeologica del nostro territorio deve diventare una priorità non solo degli agricoltori ma di tutta la popolazione.» Massimo Piva - risicoltore e vicepresidente provinciale di Cia Ferrara - definisce come necessità assoluta la sorveglianza di tutte quelle zone del ferrarese dove esiste il rischio concreto di incrinare l’equilibrio tra i terreni e le acque. «La terra è un patrimonio collettivo. Quello che è recentemente successo nel modenese – dice Piva - deve diventare per le associazioni agricole, i Consorzi di Bonifica, le Istituzioni e per tutti i cittadini un avvertimento importante. Mantenere l’equilibrio idrogeologico è fondamentale e va fatto con un’azione costante e tempestiva che prevede, tra le altre azioni, il contenimento numerico della fauna selvatica. A volte questa operazione rivolta ad esempio a volpi o nutrie - che abitano solitamente gli argini dei corsi d’acqua - viene scambiata per un atto di ‘accanimento’ contro queste specie animali, ma è un’idea assolutamente fuorviante e sbagliata. Controllare la popolazione dei selvatici significa prevenire danni che potrebbero incidere fortemente non solo sull’agricoltura ma sulla vita stessa delle persone, messe in pericolo dai cedimenti degli argini e dal tracimare delle acque. In particolare – afferma il vicepresidente Cia – voglio ribadire l’importanza del ruolo dei Coadiutori, figure abilitate, a seguito di un corso specifico, dalla Provincia di Ferrara, ad intervenire solo in quei casi dove un eccesso di popolazione faunistica può incidere proprio sull’equilibrio idrogeologico, sanitario ed economico. Non solo figure a disposizione del mondo agricolo, che contribuiscono alla prevenzione dei danni alle colture da fauna selvatica, ma volontari che svolgono una costante ed importante funzione di protezione civile e sociale. Le operazioni di contenimento sono poi assolutamente monitorate, perché ogni Coadiutore è tenuto ad avvertire in quale zona effettua l’intervento, quali specie sono oggetto della sua azione, quanti e quali capi sono avvistati e, solo se davvero necessario, abbattuti. Il controllo costante è, dunque, l’unico modo davvero utile e concreto per non trovarsi, improvvisamente e senza poterle prevenire, in situazioni di emergenza. Ogni cittadino dovrebbe acquisire la forte consapevolezza – ha concluso Piva – che la terra, i canali, i fiumi fanno parte di un sistema globale e comune a tutti coloro che lo abitano.
lunedì 4 novembre 2013
RISO: RACCOLTA IN RITARDO DI UN MESE E CALI PRODUTTIVI
Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara
La Cia di Ferrara fa il punto sulla campagna di raccolta iniziata con un mese di ritardo e arrivata al 60-65%. Preoccupazione per i cali produttivi ma davvero buoni i primi prezzi pagati ai risicoltori
Il calendario segna ormai l’inizio di novembre ma la campagna di raccolta del riso nel ferrarese è ancora in corso, arrivata in questi giorni ad appena il 60-65%. Un ritardo eccezionale se si pensa che in un’annata agraria con un andamento climatico normale la mietitura di questo prodotto, così importante per l’economia agricola del nostro territorio, avviene tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. A fare il punto sull’andamento della campagna è Massimo Piva presidente del Gruppo di interesse economico Cereali di Cia Emilia-Romagna, associato a Cia Ferrara e risicoltore di Jolanda di Savoia impegnato che, proprio in questi giorni, sta continuando la raccolta e l’analisi delle rese del prodotto lavorato. «Il primo dato rilevante di questa campagna risicola è certamente quello del ritardo nella mietitura del prodotto, oltre un mese, frutto degli slittamenti delle semine primaverili e di un andamento climatico fortemente penalizzante. Come sappiamo – spiega Piva – l’eccesso di precipitazioni primaverili ha letteralmente impedito ai risicoltori di entrare nelle risaie, poi è arrivato il caldo torrido di luglio che, anziché accelerare lo sviluppo vegetativo delle piante, ne ha rallentato la crescita. Il brusco calo delle temperature a fine settembre e un autunno umido e piovoso hanno completato questo ciclo sfortunato che farà ultimare la mietitura almeno a metà novembre. Nel frattempo – continua Piva - stiamo già facendo i conti con rese quantitative non certo soddisfacenti. Parliamo di cali produttivi medi che si aggirano attualmente attorno al 15-20%, ma non escludo che possano esserci, a mietitura conclusa, flessioni maggiori. Il problema riguarda soprattutto i risi seminati tardivamente che non sono riusciti a ultimare la maturazione e questo li sta compromettendo anche in fase di lavorazione, a livello qualitativo. Se in un primo momento, infatti, la qualità era sembrata eccellente, adesso stiamo mietendo risi verdi, con un alto grado di umidità che sono a rischio qualità. In questa campagna risicola fortemente al di sotto delle aspettative – commenta Piva – l’andamento dei prezzi di mercato pagati attualmente è, invece, decisamente buono. Dopo il forte calo dei prezzi e il mercato altalenante del periodo estivo è una boccata d’ossigeno. Parliamo, analizzando le varietà principali, di 45 € al quintale pagati per il Baldo di buona qualità, con rese da 60 in avanti; di quasi 50 € per Arborio-Volano e Carnaroli – Karnak con rese di 58-60 e di 30 € per un riso Comune, utilizzato perlopiù ad uso industriale. Unica nota dolente è il prezzo del gruppo Indica, il tipico riso lungo, che scende a 25 € dopo essere arrivato a punte di 32-33 euro al quintale, a causa dell’abbassamento dei dazi doganali che stanno facendo stagnare i prezzi. L’auspicio dei risicoltori è ovviamente che i prezzi continuino a mantenersi su queste quotazioni al fine di compensare, almeno in parte, il calo generalizzato delle produzioni.»
La Cia di Ferrara fa il punto sulla campagna di raccolta iniziata con un mese di ritardo e arrivata al 60-65%. Preoccupazione per i cali produttivi ma davvero buoni i primi prezzi pagati ai risicoltori
Il calendario segna ormai l’inizio di novembre ma la campagna di raccolta del riso nel ferrarese è ancora in corso, arrivata in questi giorni ad appena il 60-65%. Un ritardo eccezionale se si pensa che in un’annata agraria con un andamento climatico normale la mietitura di questo prodotto, così importante per l’economia agricola del nostro territorio, avviene tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. A fare il punto sull’andamento della campagna è Massimo Piva presidente del Gruppo di interesse economico Cereali di Cia Emilia-Romagna, associato a Cia Ferrara e risicoltore di Jolanda di Savoia impegnato che, proprio in questi giorni, sta continuando la raccolta e l’analisi delle rese del prodotto lavorato. «Il primo dato rilevante di questa campagna risicola è certamente quello del ritardo nella mietitura del prodotto, oltre un mese, frutto degli slittamenti delle semine primaverili e di un andamento climatico fortemente penalizzante. Come sappiamo – spiega Piva – l’eccesso di precipitazioni primaverili ha letteralmente impedito ai risicoltori di entrare nelle risaie, poi è arrivato il caldo torrido di luglio che, anziché accelerare lo sviluppo vegetativo delle piante, ne ha rallentato la crescita. Il brusco calo delle temperature a fine settembre e un autunno umido e piovoso hanno completato questo ciclo sfortunato che farà ultimare la mietitura almeno a metà novembre. Nel frattempo – continua Piva - stiamo già facendo i conti con rese quantitative non certo soddisfacenti. Parliamo di cali produttivi medi che si aggirano attualmente attorno al 15-20%, ma non escludo che possano esserci, a mietitura conclusa, flessioni maggiori. Il problema riguarda soprattutto i risi seminati tardivamente che non sono riusciti a ultimare la maturazione e questo li sta compromettendo anche in fase di lavorazione, a livello qualitativo. Se in un primo momento, infatti, la qualità era sembrata eccellente, adesso stiamo mietendo risi verdi, con un alto grado di umidità che sono a rischio qualità. In questa campagna risicola fortemente al di sotto delle aspettative – commenta Piva – l’andamento dei prezzi di mercato pagati attualmente è, invece, decisamente buono. Dopo il forte calo dei prezzi e il mercato altalenante del periodo estivo è una boccata d’ossigeno. Parliamo, analizzando le varietà principali, di 45 € al quintale pagati per il Baldo di buona qualità, con rese da 60 in avanti; di quasi 50 € per Arborio-Volano e Carnaroli – Karnak con rese di 58-60 e di 30 € per un riso Comune, utilizzato perlopiù ad uso industriale. Unica nota dolente è il prezzo del gruppo Indica, il tipico riso lungo, che scende a 25 € dopo essere arrivato a punte di 32-33 euro al quintale, a causa dell’abbassamento dei dazi doganali che stanno facendo stagnare i prezzi. L’auspicio dei risicoltori è ovviamente che i prezzi continuino a mantenersi su queste quotazioni al fine di compensare, almeno in parte, il calo generalizzato delle produzioni.»
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