Fonte: Coldiretti Ferrara
Dal latte alla carne, dall’olio al pomodoro è invasione dall’estero. Coldiretti in piazza e al valico del Brennero per denunciare la continuazione di questi comportamenti mentre le nostre imprese devono chiudere per i prezzi al di sotto dei costi di produzione.
Contiene materie prime straniere circa un terzo (33 per cento) della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati con il marchio Made in Italy, all’insaputa dei consumatori e a danno delle aziende agricole. E’ quanto emerge dal dossier presentato dalla Coldiretti nell’ambito della mobilitazione “La battaglia di Natale: scegli l’Italia” per difendere l’economia e il lavoro dalle importazioni di bassa qualità che varcano le frontiere per essere spacciate come italiane. “Il flusso ininterrotto di prodotti agricoli che ogni giorno dall’estero attraversano le frontiere serve a riempiere barattoli, scatole e bottiglie da vendere sul mercato come Made in Italy”, denuncia il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “gli inganni del finto Made in Italy sugli scaffali riguardano due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all'insaputa dei consumatori, e la metà delle mozzarelle che sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere”.
La presenza di ingredienti stranieri nei prodotti alimentari realizzati in Italia è dovuta alla ricerca sul mercato mondiale di materie prime di minor qualità pur di risparmiare, dal concentrato di pomodoro cinese all’olio di oliva tunisino, dal riso vietnamita al miele cinese, offerte spesso a prezzi troppo bassi per essere sinceri, che rischiano di avere un impatto sulla salute. L’Italia conquista il primato in Europa e nel mondo della sicurezza alimentare con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite (0,3 per cento) che sono risultati peraltro inferiori di cinque volte a quelli della media europea (1,5 per cento di irregolarità) e addirittura di 26 volte a quelli extracomunitari (7,9 per cento di irregolarità), secondo una analisi Coldiretti sulla base dei dati Efsa. Peraltro l’80 per cento degli allarmi alimentari è stato provocato da prodotti a basso costo provenienti da Paesi fuori dall’Unione Europea e a salire sul podio sono stati nell’ordine la Cina, l’India e la Turchia ma a seguire anche Usa. Spagna ,Thailandia, Polonia e Brasile. Si tratta di Paesi che alimentano un forte flusso di importazioni verso l’Italia.
In Italia arriva dall’estero un quantitativo di agrumi freschi pari al 14 per cento della produzione nazionale a cui si aggiungono oltre 300mila quintali di succhi concentrati che finiscono nelle bevande all’insaputa dei consumatori perché in etichetta - sottolinea la Coldiretti - viene indicato solo il luogo di confezionamento. La maggioranza del succo di arancia consumato in Europa, poi, proviene dal Brasile sotto forma di concentrato al quale viene aggiunta acqua una volta arrivato nello stabilimento di produzione, a differenza di quanto avviene per la spremuta.
Nel pomodoro da industria l’Italia importa semilavorati industriali prevalentemente da Cina e Stati Uniti pari a circa il 20 per cento della propria produzione. Ad arrivare in Italia è soprattutto concentrato in fusti da oltre 200 chili che vengono svuotati per confezionare il pomodoro in barattoli e vasetti da distribuire al consumo nel nostro Paese e all’estero senza alcuna indicazione sulla reale provenienza in etichetta. Il risultato sono i bassi prezzi pagati agli agricoltori e il crollo del raccolto che nel 2013 è risultato essere il piu’ scarso degli ultimi dieci anni, secondo le analisi della Coldiretti.
In Italia, inoltre, sono stati consumati 2,05 milioni di tonnellate di latte a lunga conservazione ma di questi solo mezzo milione è di provenienza italiana mentre il resto è stato semplicemente confezionato in Itala o addirittura e arrivato già confezionato, con un impatto negativo sul lavoro e sull’economia del paese. Ma ad essere importati – riferisce la Coldiretti - sono anche semilavorati come le cagliate, polvere di latte, caseine e caseinati che vengono utilizzati per produrre all’insaputa del consumatore formaggi di fatto senza latte. Il falso Made in Italy colpisce anche i formaggi piu’ tipici con la crescita esponenziale delle importazioni di similgrana dall’estero (Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Estonia, Lettonia) per un quantitativo stimato in 83 milioni di chili che fanno concorrenza sleale a Grana Padano e Parmigiano Reggiano o Trentingrana ottenuti nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione.
L’Italia è anche il piu’ grande importatore mondiale di olio di oliva nonostante una produzione nazionale di alta qualità che raggiunge quota 480mila tonnellate, secondo la Coldiretti. Le importazioni di olio dell’Italia superano la produzione nazionale e sono rappresentate per il 30 per cento da prodotti ottenuti da procedimenti di estrazione non naturali (olio di sansa, olio lampante e olio raffinato) destinati alla lavorazione industriale in Italia. In pratica la qualità del nostro olio - sostiene la Coldiretti - viene “contaminata” dalle importazioni e in media la metà dell’olio di oliva consumato in Italia proviene da olive straniere, ma l’etichetta di provenienza che per questo prodotto è obbligatoria risulta di fatto non leggibile perché scritta in caratteri minuscoli posizionati nel retro della bottiglia mentre si fa largo uso di immagini e nomi che richiamano all’italianità.
Solo nell’ultimo anno sono scomparsi in Italia 615mila maiali “sfrattati” dalle importazioni di carne dall’estero per realizzare falsi salumi italiani di bassa qualità, con il concreto rischio di estinzione per i prelibati prodotti della norcineria nazionale, dal culatello di Zibello alla coppa piacentina, dal prosciutto di San Daniele a quello di Parma. La chiusura forzata degli allevamenti è stata causata dall’impossibilità di coprire i costi di produzione per i bassi prezzi provocati dalle importazioni dall’estero di carne di bassa qualità per ottenere prosciutti da “spacciare” come Made in Italy per la mancanza dell'obbligo di indicare in modo chiaro in etichetta la provenienza. In Italia nel 2012 sono state importate 57 milioni di cosce di maiali dall’estero destinate ad essere stagionate o cotte per essere servite come prosciutto italiano, a fronte di una produzione nazionale di 24,5 milioni. Gli allevatori della Coldiretti mettono sotto accusa anche gli insostenibili squilibri nella distribuzione del valore dalla stalla alla tavola: per ogni 100 euro spesi dai cittadini in salumi ben 48 euro restano in tasca alla distribuzione commerciale, 22,5 al trasformatore industriale, 11 al macellatore e solo 18,5 euro all'allevatore.
Attualmente in Italia l'obbligo di indicare la provenienza è in vigore per carne bovina (dopo l’emergenza mucca pazza), pollo (dopo l’emergenza aviaria), ortofrutta fresca, uova, miele, latte fresco, passata di pomodoro, extravergine di oliva, ma ancora molto resta da fare e l’etichetta è anonima per circa la metà della spesa dalla pasta ai succhi di frutta, dal latte a lunga conservazione ai formaggi, dalla carne di maiale ai salumi fino al concentrato di pomodoro e ai sughi pronti.
“In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato – conclude il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo - il valore aggiunto della trasparenza e dare completa attuazione alle leggi nazionale e comunitaria che prevedono l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti. Ma è necessario che sia anche resa trasparente l’indicazione dei flussi commerciali con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero, venga bloccato ogni finanziamento pubblico alle aziende che non valorizzano il vero Made in Italy dal campo alla tavola e diventi operativa la legge che vieta pratiche di commercio sleale, tali da permettere di pagare agli allevatori e agli agricoltori meno di quanto essi spendono per produrre”.
Altri dati: www.agrestetv.it/documenti/TRASPARENZA.doc
mercoledì 4 dicembre 2013
COLDIRETTI: IN UN PIATTO SU TRE SOLO INGREDIENTI STRANIERI, SERVE PIU’ TRASPARENZA E TUTELA DEL MADE IN ITALY
COLDIRETTI: DICIAMO STOP AL FALSO MADE IN ITALY. ADDIO AL VERO PROSCIUTTO ITALIANO CON CROLLO ALLEVAMENTI
Fonte: Coldiretti Ferrara
Allevatori e produttori agricoli in piazza a Reggio Emilia chiedono etichetta d’origine per tutti gli alimenti e l’applicazione immediata delle norme a tutela dei produttori e dei consumatori italiani. Folta partecipazione di Coldiretti Ferrara nella “food valley”.
In Emilia Romagna negli ultimi dieci anni hanno chiuso tre stalle su quattro. Gli allevatori di maiali dell’Emilia Romagna sono tra i più danneggiati dalle importazioni di carni suinicole e insieme con i colleghi di tutta Italia hanno lanciato “La Battaglia di Natale: scegli l’Italia” per tutelare coloro che acquistano prosciutti, salumi, costolette, credendo di mettere prodotto nazionale nel piatto, mentre così non è. Per difendere gli allevatori italiani dal finto made in Italy, in diecimila sono scesi in piazza a Reggio Emilia, che per un giorno è diventata la capitale del made in Italy. Agli allevatori emiliano romagnoli, guidati dal presidente regionale e vice-presidente nazionale Mauro Tonello, sono venuti a dar man forte i colleghi di Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Toscana, mentre altri diecimila imprenditori agricoli da tutta Italia hanno iniziato un presidio al valico del Brennero per verificare camion frigo, autobotti, container e smascherare il made in Italy “tarocco” diretto sulle tavole italiane in vista del Natale all’insaputa dei consumatori per la mancanza di una normativa chiara sull’obbligo di indicare l’origine degli alimenti. “In Emilia Romagna – ha denunciato Tonello – tra il 2000 e il 2010 gli allevamenti di maiali sono passati da 4.438 a 1.179 con un calo del 73%, mentre i capi allevati sono passati da 1.555.000 a 1.247.000 con un calo del 20%. Solo tra il 2011 e il 2012 nella nostra regione abbiamo prodotto 12 mila tonnellate di carni di maiale in meno, mettendo a rischio la produzione di salumi Dop e Igp come il prosciutto di Parma, il culatello di Zibello, i salumi piacentini, i cotechini e gli zamponi. La causa – ha spiegato Tonello – va cercata in parte in un aumento vertiginoso dei costi di produzione mentre non sono aumentati i prezzi pagati ai produttori, al punto che su un costo medio di produzione di 1,56 euro, il prezzo mediamente pagato all’allevatore è stato 1,40. Il tutto aggravato – ha detto Tonello – dagli insostenibili squilibri nella distribuzione del valore dalla stalla alla tavola: per ogni 100 euro spesi dai cittadini in salumi ben 48 euro restano in tasca alla distribuzione commerciale, 22,5 al trasformatore industriale, 11 al macellatore e solo 18,5 euro all'allevatore”. Le difficoltà dell’Emilia Romagna, dove vengono allevati il 13,3 per cento degli oltre 9,3 milioni di maiali degli allevamenti italiani, si ritrovano anche a livello nazionale, dove nell’ultimo anno – evidenzia Coldiretti – sono “scomparsi” 615 mila maiali e 200 mila scrofe. Dall’inizio della crisi la filiera italiana ha perso oltre 8 mila posti di lavoro in un settore che occupa complessivamente 105 mila addetti, di cui 50 mila negli allevamenti (3.000 in Emilia Romagna) e 55 mila (7.000 in Emilia Romagna) nell’industria di trasformazione e nei servizi. Tutto questo accade mentre per coprire il consumo di 2,15 milioni di tonnellate di carni di maiale importiamo 850 mila tonnellate, pari al 40% del consumo. “A mettere in crisi i nostri allevamenti e più in generale le nostre produzioni, come frutta, cereali, olio, ecc. – è il commento del presidente provinciale di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli - è la concorrenza a basso costo e la scarsa qualità di carne e prodotti stranieri. La mancanza di trasparenza, che rende indistinguibile il prodotto italiano e confonde il consumatore, continua a favorire l’espansione delle importazioni che sottraggono spazi alle nostre produzioni più tipiche, costringendo i nostri allevamenti e le nostre aziende a chiudere, mettendo in pericolo l’immagine e la genuinità dei prodotti nazionali”. “La dimensione del fenomeno – riprende Tonello – minaccia prima gli allevatori e poi i consumatori. E’ a rischio anche la sicurezza alimentare perché i nostri allevamenti sono i più sicuri e controllati d’Europa con una media di un controllo a settimana. Ci auguriamo che questo primato venga riconosciuto pubblicamente, con una chiara indicazione che consenta una scelta consapevole dei cittadini. Non dimentichiamo che secondo il tedesco Der Spiegel, gli allevamenti di maiali intensivi tedeschi fanno un utilizzo massiccio di antibiotici con il rischio di renderli inefficaci nella lotta contro le malattie infettive dell’uomo. In più, l’Unione europea chiede all’Italia di applicare rigorosamente la direttiva nitrati per lo spandimento liquami, rigore che non viene applicato alla Germania nonostante la stessa Commissione europea riconosca che le nostre acque non abbiano problemi al contrario di quelle tedesche. E tutto questo mentre dalla Germania arriva il 52 per cento delle nostre importazioni di carne di maiale”. I diecimila soci presenti a Reggio Emilia, alcune centinaia quelli ferraresi, provenienti da tutta la provincia, e con la presenza di rappresentanze di diversi comuni (Bondeno, Ferrara, Ro, Voghiera, Mesola, Codigoro, Copparo, Massa Fiscaglia), insieme con i diecimila imprenditori del Brennero hanno quindi chiesto l’etichettatura obbligatoria dell’origine degli alimenti, con una presa di posizione chiara del Governo italiano per l’attuazione della legge nazionale per l’etichettatura obbligatoria degli alimenti, e della Commissione europea che entro il 13 dicembre deve decidere sulla “opportunità” in Europa dell’applicazione del regolamento sull’indicazione di origine (Reg 1169/2011/CE) che è fermo dal 2011”. LE RICHIESTE DI COLDIRETTI • Il ministero della Salute renda pubbliche le aziende importatrici • Nei centri di stagionatura dei prosciutti le cosce importate vengano lavorate in stabilimenti separati perché all’uscita non diventino tutti salumi italiani • Attuare la legge nazionale e comunitaria che prevede l’obbligo di indicare in etichetta l’origine dei maiali • Rendere operativa la legge che vieta pratiche di commercio sleale, tali da permettere di pagare agli allevatori meno di quanto essi spendono per produrre. • Bloccare ogni finanziamento pubblico ad imprese dell’industria alimentare che danneggiano la competitività nazionale.
Allevatori e produttori agricoli in piazza a Reggio Emilia chiedono etichetta d’origine per tutti gli alimenti e l’applicazione immediata delle norme a tutela dei produttori e dei consumatori italiani. Folta partecipazione di Coldiretti Ferrara nella “food valley”.
In Emilia Romagna negli ultimi dieci anni hanno chiuso tre stalle su quattro. Gli allevatori di maiali dell’Emilia Romagna sono tra i più danneggiati dalle importazioni di carni suinicole e insieme con i colleghi di tutta Italia hanno lanciato “La Battaglia di Natale: scegli l’Italia” per tutelare coloro che acquistano prosciutti, salumi, costolette, credendo di mettere prodotto nazionale nel piatto, mentre così non è. Per difendere gli allevatori italiani dal finto made in Italy, in diecimila sono scesi in piazza a Reggio Emilia, che per un giorno è diventata la capitale del made in Italy. Agli allevatori emiliano romagnoli, guidati dal presidente regionale e vice-presidente nazionale Mauro Tonello, sono venuti a dar man forte i colleghi di Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Toscana, mentre altri diecimila imprenditori agricoli da tutta Italia hanno iniziato un presidio al valico del Brennero per verificare camion frigo, autobotti, container e smascherare il made in Italy “tarocco” diretto sulle tavole italiane in vista del Natale all’insaputa dei consumatori per la mancanza di una normativa chiara sull’obbligo di indicare l’origine degli alimenti. “In Emilia Romagna – ha denunciato Tonello – tra il 2000 e il 2010 gli allevamenti di maiali sono passati da 4.438 a 1.179 con un calo del 73%, mentre i capi allevati sono passati da 1.555.000 a 1.247.000 con un calo del 20%. Solo tra il 2011 e il 2012 nella nostra regione abbiamo prodotto 12 mila tonnellate di carni di maiale in meno, mettendo a rischio la produzione di salumi Dop e Igp come il prosciutto di Parma, il culatello di Zibello, i salumi piacentini, i cotechini e gli zamponi. La causa – ha spiegato Tonello – va cercata in parte in un aumento vertiginoso dei costi di produzione mentre non sono aumentati i prezzi pagati ai produttori, al punto che su un costo medio di produzione di 1,56 euro, il prezzo mediamente pagato all’allevatore è stato 1,40. Il tutto aggravato – ha detto Tonello – dagli insostenibili squilibri nella distribuzione del valore dalla stalla alla tavola: per ogni 100 euro spesi dai cittadini in salumi ben 48 euro restano in tasca alla distribuzione commerciale, 22,5 al trasformatore industriale, 11 al macellatore e solo 18,5 euro all'allevatore”. Le difficoltà dell’Emilia Romagna, dove vengono allevati il 13,3 per cento degli oltre 9,3 milioni di maiali degli allevamenti italiani, si ritrovano anche a livello nazionale, dove nell’ultimo anno – evidenzia Coldiretti – sono “scomparsi” 615 mila maiali e 200 mila scrofe. Dall’inizio della crisi la filiera italiana ha perso oltre 8 mila posti di lavoro in un settore che occupa complessivamente 105 mila addetti, di cui 50 mila negli allevamenti (3.000 in Emilia Romagna) e 55 mila (7.000 in Emilia Romagna) nell’industria di trasformazione e nei servizi. Tutto questo accade mentre per coprire il consumo di 2,15 milioni di tonnellate di carni di maiale importiamo 850 mila tonnellate, pari al 40% del consumo. “A mettere in crisi i nostri allevamenti e più in generale le nostre produzioni, come frutta, cereali, olio, ecc. – è il commento del presidente provinciale di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli - è la concorrenza a basso costo e la scarsa qualità di carne e prodotti stranieri. La mancanza di trasparenza, che rende indistinguibile il prodotto italiano e confonde il consumatore, continua a favorire l’espansione delle importazioni che sottraggono spazi alle nostre produzioni più tipiche, costringendo i nostri allevamenti e le nostre aziende a chiudere, mettendo in pericolo l’immagine e la genuinità dei prodotti nazionali”. “La dimensione del fenomeno – riprende Tonello – minaccia prima gli allevatori e poi i consumatori. E’ a rischio anche la sicurezza alimentare perché i nostri allevamenti sono i più sicuri e controllati d’Europa con una media di un controllo a settimana. Ci auguriamo che questo primato venga riconosciuto pubblicamente, con una chiara indicazione che consenta una scelta consapevole dei cittadini. Non dimentichiamo che secondo il tedesco Der Spiegel, gli allevamenti di maiali intensivi tedeschi fanno un utilizzo massiccio di antibiotici con il rischio di renderli inefficaci nella lotta contro le malattie infettive dell’uomo. In più, l’Unione europea chiede all’Italia di applicare rigorosamente la direttiva nitrati per lo spandimento liquami, rigore che non viene applicato alla Germania nonostante la stessa Commissione europea riconosca che le nostre acque non abbiano problemi al contrario di quelle tedesche. E tutto questo mentre dalla Germania arriva il 52 per cento delle nostre importazioni di carne di maiale”. I diecimila soci presenti a Reggio Emilia, alcune centinaia quelli ferraresi, provenienti da tutta la provincia, e con la presenza di rappresentanze di diversi comuni (Bondeno, Ferrara, Ro, Voghiera, Mesola, Codigoro, Copparo, Massa Fiscaglia), insieme con i diecimila imprenditori del Brennero hanno quindi chiesto l’etichettatura obbligatoria dell’origine degli alimenti, con una presa di posizione chiara del Governo italiano per l’attuazione della legge nazionale per l’etichettatura obbligatoria degli alimenti, e della Commissione europea che entro il 13 dicembre deve decidere sulla “opportunità” in Europa dell’applicazione del regolamento sull’indicazione di origine (Reg 1169/2011/CE) che è fermo dal 2011”. LE RICHIESTE DI COLDIRETTI • Il ministero della Salute renda pubbliche le aziende importatrici • Nei centri di stagionatura dei prosciutti le cosce importate vengano lavorate in stabilimenti separati perché all’uscita non diventino tutti salumi italiani • Attuare la legge nazionale e comunitaria che prevede l’obbligo di indicare in etichetta l’origine dei maiali • Rendere operativa la legge che vieta pratiche di commercio sleale, tali da permettere di pagare agli allevatori meno di quanto essi spendono per produrre. • Bloccare ogni finanziamento pubblico ad imprese dell’industria alimentare che danneggiano la competitività nazionale.
BRENNERO, DE GIROLAMO: DIFENDIAMO VERO MADE IN ITALY E VERI AGRICOLTORI
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
“Sono qui oggi perché credo profondamente nel Made in Italy che è la vera forza del nostro Paese, la leva di sviluppo sui cui dobbiamo puntare per uscire dalla crisi che stiamo vivendo. Abbiamo il dovere di difendere la produzione italiana, la qualità che esprime, il lavoro di chi contribuisce ogni giorno a realizzare le nostre eccellenze che conquistano i mercati stranieri, ma abbiamo il dovere di garantire anche i consumatori che devono essere messi nella condizione di sapere in modo chiaro e immediato ciò che comprano. Tutti devono sapere quello che mangiano, tutti devono sapere quello che comprano. Si tratti di origine o di sicurezza”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, questa mattina alla mobilitazione di Coldiretti al valico del Brennero, dove ha assistito anche a un controllo, eseguito dalle forze dell’ordine preposte, a un camion che trasportava cosce di carne di maiale, alcune delle quali non marchiate correttamente. Nel frattempo, anche il Corpo forestale dello Stato sta effettuando controlli a Vipiteno. “Crediamo che l’Europa sia un valore, siamo europeisti convinti, ma dobbiamo difendere l’agricoltura italiana, non quella tedesca. Sono convinta che l’Italia abbia un potere e un potenziale enorme. E questo grazie al lavoro degli agricoltori italiani che in tutti questi anni – ha dichiarato il Ministro - si sono dedicati a portare avanti la qualità, la tradizione, i nostri valori identitari. Il risultato lo abbiamo visto ed è sotto gli occhi di tutti: è il nostro patrimonio agroalimentare, unico e insostituibile. Lo dobbiamo proteggere e valorizzare”. “Le mie battaglie per difendere la nostra agricoltura e gli agricoltori italiani, le ho cominciate appena sono diventata Ministro delle politiche agricole. Dal primo giorno mi sono impegnata in prima persona – ha proseguito De Girolamo - per fare le azioni migliori per il futuro dell’agricoltura italiana. In primo luogo, per salvare il comparto da una tassa iniqua come l’Imu agricola. Un risultato a cui molti non hanno creduto fino all’ultimo, ma che invece è diventato realtà. Questa per me è una vittoria di tutti i veri agricoltori. I 537 milioni di euro che saranno così risparmiati, sono certa che saranno investiti nel migliore dei modi, per creare occupazione e qualità, così come sanno fare gli agricoltori italiani”. “Ma un’altra questione fondamentale per noi è quella dell’etichettatura, per cui siamo oggi qui. Dobbiamo portare avanti anche questa battaglia e lo dobbiamo fare anche per la carne di maiale, in Italia come in sede comunitaria. Nel corso degli anni, il nostro Paese è riuscito a fare dei passi in avanti importanti in questa direzione. Ma, certo, resta ancora molto da fare e dobbiamo andare avanti con determinazione. Facciamo il nostro percorso, un passo alla volta, per ottenere quello che davvero merita il nostro patrimonio agroalimentare, che tutto il mondo ci invidia e per questo imita”. “In un mercato globalizzato come quello in cui ci troviamo, i consumatori non sono però nella condizione di comprendere esattamente quali prodotti siano italiani e quali no. Dobbiamo affrontare con tutte le nostre forze – ha aggiunto il Ministro - le sfide con cui abbiamo a che fare a Bruxelles e questo lo dobbiamo fare per salvaguardare il nostro patrimonio e i nostri agricoltori non solo a livello economico. Perché si tratta di una necessità per il nostro Paese anche a livello culturale”. “È vero, ci sono ancora molti prodotti per cui dobbiamo lottare e questo lo stiamo facendo e continueremo a farlo. Non possiamo dimenticare che la nostra mission è quella di valorizzare la nostra eccellenza che è nel Dna della nostra agricoltura. Lo dobbiamo fare per i nostri agricoltori e per i consumatori che non possono e non devono essere ingannati da chi specula, da chi fa il furbo sulla salute degli altri, causando danni di immagine ed economici ai nostri produttori onesti che sono costretti a pagare per la scorrettezza e la disonestà di altri. Non è accettabile, non è tollerabile, tanto più in questo momento di crisi”. “Ma in questa prospettiva, sono tanti gli elementi che dobbiamo considerare. Come, per esempio, la questione relativa all’autoprovvigionamento alimentare. In Italia non abbiamo un livello sufficiente e per questo siamo costretti a importare dall’estero. Ma per colmare questo gap è necessario agire a più livelli. Dobbiamo essere in grado di cambiare rotta e per farlo dobbiamo tutelare prima di tutto l’attività agricola e la presenza degli agricoltori sul territorio. Dobbiamo ridare competitività, garantire ai nostri imprenditori la possibilità di essere allo stesso livello dei loro concorrenti stranieri, abbattendo quel muro di gomma che è la burocrazia. Ci dobbiamo ricordare che senza agricoltura non si va da nessuna parte. E non si va da nessuna parte neanche senza agricoltori”. “È ora di dire basta anche all’abbandono delle terre agricole, basta alla colata di cemento che spazza via le nostre campagne. Abbiamo un provvedimento, che rappresenta un vero e proprio progresso di civiltà, come il disegno di legge contro il consumo del suolo agricolo che dobbiamo far diventare legge il prima possibile. E anche in questo caso, ricordiamocelo, si tratta di una battaglia culturale”. “Voglio ricordare, parlando di tutela del territorio e dell’agricoltura, anche il provvedimento sulla Terra dei fuochi, che abbiamo varato ieri in Consiglio dei Ministri, che ci permetterà di definire con esattezza quali sono le terre inquinate e quali no, per poi individuare le aree food e no food, mettendo così la parola fine alle speculazioni a cui stiamo assistendo, ma soprattutto garantendo la salute di chi vive e opera in quelle terre. Faremo quella che chiamo un’operazione verità”. “Quello che davvero serve oggi è un cambio di paradigma e sono davvero soddisfatta di potervi confermare anche qui che il Governo Letta sta dimostrando segnali di attenzione nei confronti della nostra agricoltura, che dopo decenni in cui è stata considerata la Cenerentola del Paese, oggi sta recuperando attenzione, come dimostra anche l’aumento dei giovani che si dedicano a studi agrari e che vedono nel comparto una valida soluzione alla crisi”.
“Sono qui oggi perché credo profondamente nel Made in Italy che è la vera forza del nostro Paese, la leva di sviluppo sui cui dobbiamo puntare per uscire dalla crisi che stiamo vivendo. Abbiamo il dovere di difendere la produzione italiana, la qualità che esprime, il lavoro di chi contribuisce ogni giorno a realizzare le nostre eccellenze che conquistano i mercati stranieri, ma abbiamo il dovere di garantire anche i consumatori che devono essere messi nella condizione di sapere in modo chiaro e immediato ciò che comprano. Tutti devono sapere quello che mangiano, tutti devono sapere quello che comprano. Si tratti di origine o di sicurezza”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, questa mattina alla mobilitazione di Coldiretti al valico del Brennero, dove ha assistito anche a un controllo, eseguito dalle forze dell’ordine preposte, a un camion che trasportava cosce di carne di maiale, alcune delle quali non marchiate correttamente. Nel frattempo, anche il Corpo forestale dello Stato sta effettuando controlli a Vipiteno. “Crediamo che l’Europa sia un valore, siamo europeisti convinti, ma dobbiamo difendere l’agricoltura italiana, non quella tedesca. Sono convinta che l’Italia abbia un potere e un potenziale enorme. E questo grazie al lavoro degli agricoltori italiani che in tutti questi anni – ha dichiarato il Ministro - si sono dedicati a portare avanti la qualità, la tradizione, i nostri valori identitari. Il risultato lo abbiamo visto ed è sotto gli occhi di tutti: è il nostro patrimonio agroalimentare, unico e insostituibile. Lo dobbiamo proteggere e valorizzare”. “Le mie battaglie per difendere la nostra agricoltura e gli agricoltori italiani, le ho cominciate appena sono diventata Ministro delle politiche agricole. Dal primo giorno mi sono impegnata in prima persona – ha proseguito De Girolamo - per fare le azioni migliori per il futuro dell’agricoltura italiana. In primo luogo, per salvare il comparto da una tassa iniqua come l’Imu agricola. Un risultato a cui molti non hanno creduto fino all’ultimo, ma che invece è diventato realtà. Questa per me è una vittoria di tutti i veri agricoltori. I 537 milioni di euro che saranno così risparmiati, sono certa che saranno investiti nel migliore dei modi, per creare occupazione e qualità, così come sanno fare gli agricoltori italiani”. “Ma un’altra questione fondamentale per noi è quella dell’etichettatura, per cui siamo oggi qui. Dobbiamo portare avanti anche questa battaglia e lo dobbiamo fare anche per la carne di maiale, in Italia come in sede comunitaria. Nel corso degli anni, il nostro Paese è riuscito a fare dei passi in avanti importanti in questa direzione. Ma, certo, resta ancora molto da fare e dobbiamo andare avanti con determinazione. Facciamo il nostro percorso, un passo alla volta, per ottenere quello che davvero merita il nostro patrimonio agroalimentare, che tutto il mondo ci invidia e per questo imita”. “In un mercato globalizzato come quello in cui ci troviamo, i consumatori non sono però nella condizione di comprendere esattamente quali prodotti siano italiani e quali no. Dobbiamo affrontare con tutte le nostre forze – ha aggiunto il Ministro - le sfide con cui abbiamo a che fare a Bruxelles e questo lo dobbiamo fare per salvaguardare il nostro patrimonio e i nostri agricoltori non solo a livello economico. Perché si tratta di una necessità per il nostro Paese anche a livello culturale”. “È vero, ci sono ancora molti prodotti per cui dobbiamo lottare e questo lo stiamo facendo e continueremo a farlo. Non possiamo dimenticare che la nostra mission è quella di valorizzare la nostra eccellenza che è nel Dna della nostra agricoltura. Lo dobbiamo fare per i nostri agricoltori e per i consumatori che non possono e non devono essere ingannati da chi specula, da chi fa il furbo sulla salute degli altri, causando danni di immagine ed economici ai nostri produttori onesti che sono costretti a pagare per la scorrettezza e la disonestà di altri. Non è accettabile, non è tollerabile, tanto più in questo momento di crisi”. “Ma in questa prospettiva, sono tanti gli elementi che dobbiamo considerare. Come, per esempio, la questione relativa all’autoprovvigionamento alimentare. In Italia non abbiamo un livello sufficiente e per questo siamo costretti a importare dall’estero. Ma per colmare questo gap è necessario agire a più livelli. Dobbiamo essere in grado di cambiare rotta e per farlo dobbiamo tutelare prima di tutto l’attività agricola e la presenza degli agricoltori sul territorio. Dobbiamo ridare competitività, garantire ai nostri imprenditori la possibilità di essere allo stesso livello dei loro concorrenti stranieri, abbattendo quel muro di gomma che è la burocrazia. Ci dobbiamo ricordare che senza agricoltura non si va da nessuna parte. E non si va da nessuna parte neanche senza agricoltori”. “È ora di dire basta anche all’abbandono delle terre agricole, basta alla colata di cemento che spazza via le nostre campagne. Abbiamo un provvedimento, che rappresenta un vero e proprio progresso di civiltà, come il disegno di legge contro il consumo del suolo agricolo che dobbiamo far diventare legge il prima possibile. E anche in questo caso, ricordiamocelo, si tratta di una battaglia culturale”. “Voglio ricordare, parlando di tutela del territorio e dell’agricoltura, anche il provvedimento sulla Terra dei fuochi, che abbiamo varato ieri in Consiglio dei Ministri, che ci permetterà di definire con esattezza quali sono le terre inquinate e quali no, per poi individuare le aree food e no food, mettendo così la parola fine alle speculazioni a cui stiamo assistendo, ma soprattutto garantendo la salute di chi vive e opera in quelle terre. Faremo quella che chiamo un’operazione verità”. “Quello che davvero serve oggi è un cambio di paradigma e sono davvero soddisfatta di potervi confermare anche qui che il Governo Letta sta dimostrando segnali di attenzione nei confronti della nostra agricoltura, che dopo decenni in cui è stata considerata la Cenerentola del Paese, oggi sta recuperando attenzione, come dimostra anche l’aumento dei giovani che si dedicano a studi agrari e che vedono nel comparto una valida soluzione alla crisi”.
LAVORATORI AUTONOMI E PREVIDENZA: IL CONVEGNO DEL CUPLA DI FERRARA
Fonte: Cupla Ferrara
Il CUPLA di Ferrara (Coordinamento Unitario Pensionati del Lavoro Autonomo), organizza per venerdì 6 dicembre presso la Sala Conferenze Coldiretti/Unione Agricoltori di Via Bologna 637 a Chiesuol del Fosso, a partire dalle 9,30 un incontro sul tema della previdenza per i lavoratori autonomi. I relatori, Venier Rossi (direttore regionale per l’Emilia-Romagna del Patronato INAPA/Confartigianato) e Silvano Mantovani (presidente del Comitato di Gestione dei Coltivatori Diretti/Coloni e Mezzadri dell’INPS di Roma), affronteranno il tema posto nel titolo “Il sistema previdenziale dei lavoratori autonomi. Situazione e prospettive”, sotto i diversi aspetti, legati comunque strettamente all’attualità, con le continue novità che sul fronte previdenziale di giorno in giorno si alternano e pongono incertezze ed interrogativi a tutti i cittadini, compresi appunto i lavoratori autonomi di tutti i settori che si riconoscono oggi nel CUPLA e che fanno capo alle organizzazioni di categoria dell’agricoltura, del commercio e dell’artigianato.
Il CUPLA di Ferrara (Coordinamento Unitario Pensionati del Lavoro Autonomo), organizza per venerdì 6 dicembre presso la Sala Conferenze Coldiretti/Unione Agricoltori di Via Bologna 637 a Chiesuol del Fosso, a partire dalle 9,30 un incontro sul tema della previdenza per i lavoratori autonomi. I relatori, Venier Rossi (direttore regionale per l’Emilia-Romagna del Patronato INAPA/Confartigianato) e Silvano Mantovani (presidente del Comitato di Gestione dei Coltivatori Diretti/Coloni e Mezzadri dell’INPS di Roma), affronteranno il tema posto nel titolo “Il sistema previdenziale dei lavoratori autonomi. Situazione e prospettive”, sotto i diversi aspetti, legati comunque strettamente all’attualità, con le continue novità che sul fronte previdenziale di giorno in giorno si alternano e pongono incertezze ed interrogativi a tutti i cittadini, compresi appunto i lavoratori autonomi di tutti i settori che si riconoscono oggi nel CUPLA e che fanno capo alle organizzazioni di categoria dell’agricoltura, del commercio e dell’artigianato.
lunedì 2 dicembre 2013
FITOPATIA AGRUMI, CONFAGRICOLTURA: “TIMIDO E TARDIVO IL SEGNALE DI ATTENZIONE DA PARTE DELLA COMMISSIONE UE”
Fonte: Confagricoltura
“La decisione della Commissione europea di bloccare per la sola campagna 2012-2013, l’import di agrumi dal Sudafrica contaminati dalla fitopatia black spot è una decisione che va nella giusta direzione, ma purtroppo timida e tardiva, che praticamente non sortirà alcun effetto, in quanto la campagna sudafricana è ormai terminata”. Lo sottolinea Confagricoltura in merito alle misure dirette ad arginare la diffusione della pericolosa malattia degli agrumi. “Non possiamo accontentarci di un segnale così debole dopo tutte le istanze che abbiamo fatto negli ultimi mesi – rileva Confagricoltura -. Da molto tempo chiedevamo misure restrittive per le importazioni di agrumi provenienti dal Sudafrica, e non solo, ed anche maggiore attenzione per agrumi interessati da altre fitopatie”. “A questo punto – aggiunge Confagricoltura - è necessario che la Commissione estenda queste misure anche alla prossima campagna di commercializzazione valutando, al tempo stesso, l’estensione delle misure restrittive ad altre fitopatie e alle produzioni originarie di altri Paesi”. “Ci auguriamo – conclude l’Organizzazione degli imprenditori agricoli - che arrivi presto un cenno di attenzione nei riguardi di questo importante comparto per la nostra agricoltura, particolarmente sensibile alle minacce fitosanitarie provenienti da Paesi Terzi”.
“La decisione della Commissione europea di bloccare per la sola campagna 2012-2013, l’import di agrumi dal Sudafrica contaminati dalla fitopatia black spot è una decisione che va nella giusta direzione, ma purtroppo timida e tardiva, che praticamente non sortirà alcun effetto, in quanto la campagna sudafricana è ormai terminata”. Lo sottolinea Confagricoltura in merito alle misure dirette ad arginare la diffusione della pericolosa malattia degli agrumi. “Non possiamo accontentarci di un segnale così debole dopo tutte le istanze che abbiamo fatto negli ultimi mesi – rileva Confagricoltura -. Da molto tempo chiedevamo misure restrittive per le importazioni di agrumi provenienti dal Sudafrica, e non solo, ed anche maggiore attenzione per agrumi interessati da altre fitopatie”. “A questo punto – aggiunge Confagricoltura - è necessario che la Commissione estenda queste misure anche alla prossima campagna di commercializzazione valutando, al tempo stesso, l’estensione delle misure restrittive ad altre fitopatie e alle produzioni originarie di altri Paesi”. “Ci auguriamo – conclude l’Organizzazione degli imprenditori agricoli - che arrivi presto un cenno di attenzione nei riguardi di questo importante comparto per la nostra agricoltura, particolarmente sensibile alle minacce fitosanitarie provenienti da Paesi Terzi”.
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IMU, MAIORANO (ANGA-CONFAGRICOLTURA): PER I GIOVANI SARA’ PIU’ DIFFICILE TROVARE TERRENI
Fonte: Confagricoltura
“L’Imu sui terreni che dovranno pagare i proprietari non conduttori renderà, in particolare per i giovani, l’affitto della terra ancora più difficile”. Lo ha detto Raffaele Maria Maiorano, presidente dell’Anga, commentando il decreto sulla seconda rata 2013 dell’imposta. A parere dei giovani di Confagricoltura questo provvedimento avrà comunque ricadute negative per lo sviluppo e per l’immissione di forze nuove nel settore. “Due sono le conseguenze. La prima – spiega Maiorano - è che il proprietario scarichi, comunque, sull’affittuario il costo dell’imposta,facendo diventare antieconomica l’attività,in particolare i primi anni; la seconda è che diventi sempre più difficile reperire terra”. A condurre un’impresa agricola attualmente c’è solo un under 35 ogni 12 over 55. Le aziende gestite dai giovani sono meno di 60.000, mentre molte di quelle gestite dagli anziani sono spesso senza eredi. Eppure l’agricoltura è uno dei pochi comparti che cresce in termini di appeal e di valore aggiunto e potrebbe costituire un’importante opportunità nella lotta alla disoccupazione. I drammatici dati sul lavoro giovanile diffusi oggi dall’Istat, per l’Anga, dovrebbero far capire che l’agricoltura è una realtà importante e che in campagna ci sono concrete possibilità di lavoro. “Invece, stranamente– conclude Maiorano - si continua ad andare controcorrente. Piuttosto che favorire e assecondare la forte propensione all’imprenditoria che caratterizza i giovani italiani, si impone l’Imu a chi affitta i terreni; il che rende impossibile per un giovane, che non proviene dal settore, diventare agricoltore”.
“L’Imu sui terreni che dovranno pagare i proprietari non conduttori renderà, in particolare per i giovani, l’affitto della terra ancora più difficile”. Lo ha detto Raffaele Maria Maiorano, presidente dell’Anga, commentando il decreto sulla seconda rata 2013 dell’imposta. A parere dei giovani di Confagricoltura questo provvedimento avrà comunque ricadute negative per lo sviluppo e per l’immissione di forze nuove nel settore. “Due sono le conseguenze. La prima – spiega Maiorano - è che il proprietario scarichi, comunque, sull’affittuario il costo dell’imposta,facendo diventare antieconomica l’attività,in particolare i primi anni; la seconda è che diventi sempre più difficile reperire terra”. A condurre un’impresa agricola attualmente c’è solo un under 35 ogni 12 over 55. Le aziende gestite dai giovani sono meno di 60.000, mentre molte di quelle gestite dagli anziani sono spesso senza eredi. Eppure l’agricoltura è uno dei pochi comparti che cresce in termini di appeal e di valore aggiunto e potrebbe costituire un’importante opportunità nella lotta alla disoccupazione. I drammatici dati sul lavoro giovanile diffusi oggi dall’Istat, per l’Anga, dovrebbero far capire che l’agricoltura è una realtà importante e che in campagna ci sono concrete possibilità di lavoro. “Invece, stranamente– conclude Maiorano - si continua ad andare controcorrente. Piuttosto che favorire e assecondare la forte propensione all’imprenditoria che caratterizza i giovani italiani, si impone l’Imu a chi affitta i terreni; il che rende impossibile per un giovane, che non proviene dal settore, diventare agricoltore”.
COLDIRETTI: E’ MOBILITAZIONE! MIGLIAIA DI IMPRENDITORI ED ALLEVATORI SCENDONO IN PIAZZA PER IL MADE IN ITALY
Fonte: Coldiretti Ferrara
Mercoledì 4 dicembre dalle 9.00 a Reggio Emilia, migliaia di soci Coldiretti in difesa del vero prosciutto italiano che rischia di sparire e delle eccellenze italiane che ogni giorno vengono imitate ed impoverite. E’ partita la “Battaglia di Natale del vero Made in Italy”.
Mercoledì 4 dicembre alle ore 9,00 migliaia di allevatori e imprenditori agricoli, con un centinaio di trattori, scenderanno in piazza San Prospero a Reggio Emilia, in appoggio ai diecimila coltivatori che presidieranno nella stessa giornata il valico del Brennero nell’ambito della mobilitazione “La battaglia di Natale: scegli l’Italia” per difendere l’economia e il lavoro dalle importazioni di bassa qualità che varcano le frontiere per essere spacciate come italiane. A Reggio Emilia, uno dei principali centri italiani di produzione di carni di maiale e di salumi, oltre che dall’Emilia Romagna, arriveranno allevatori da Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana, per denunciare il “finto made in Italy”. La denuncia riguarderà in particolare i milioni di cosce di maiale che arrivano da oltre frontiera e che in vista del Natale arrivano sulle nostre tavole all’insaputa dei consumatori per la mancanza di una normativa chiara sull’obbligo di indicare l’origine degli alimenti. Dalle scelte di acquisto in queste festività dipendono il posto di lavoro e la sopravvivenza di moltissime imprese e per questo Coldiretti sarà ancora una volta a presidiare il valico del Brennero, per smascherare il "finto Made in Italy" diretto sulle tavole in vista del Natale, per aiutare i consumatori a fare scelte di acquisto consapevoli per se stessi e per sostenere il lavoro e leimprese italiane, ma anche per sollecitare le Istituzioni verso l'obbligo di prevedere l'etichetta con l'origine degli alimenti. “Se non difendiamo i nostri prodotti e la nostra identità non ci sarà futuro per i giovani in questo Paese” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo che guiderà ilpresidio che si svolgerà in stretta collaborazione con le forze dell’ordine presenti in frontiera. Attraverso il valico Brennero giungono in Italia miliardi di litri di latte, cagliate e polveri, ma anche milioni di cosce di maiale per fare i prosciutti, conserve di pomodoro, succhi di frutta concentrati e altri prodotti che, come dimostra il dossierelaborato dalla Coldiretti per l’occasione, stanno provocando la chiusura delle stalle e delle aziende agricole con la perdita di migliaia di posti di lavoro. In collegamento diretto con il Brennero, a Reggio Emilia gli allevatori delle varie regioni, guidate dal presidente di Coldiretti Emilia Romagna e vice-presidente nazionale, Mauro Tonello, manifesteranno per salvare il vero prosciutto italiano e salvaguardare il futuro di un settore che dà lavoro a 105 mila addetti.
Mercoledì 4 dicembre dalle 9.00 a Reggio Emilia, migliaia di soci Coldiretti in difesa del vero prosciutto italiano che rischia di sparire e delle eccellenze italiane che ogni giorno vengono imitate ed impoverite. E’ partita la “Battaglia di Natale del vero Made in Italy”.
Mercoledì 4 dicembre alle ore 9,00 migliaia di allevatori e imprenditori agricoli, con un centinaio di trattori, scenderanno in piazza San Prospero a Reggio Emilia, in appoggio ai diecimila coltivatori che presidieranno nella stessa giornata il valico del Brennero nell’ambito della mobilitazione “La battaglia di Natale: scegli l’Italia” per difendere l’economia e il lavoro dalle importazioni di bassa qualità che varcano le frontiere per essere spacciate come italiane. A Reggio Emilia, uno dei principali centri italiani di produzione di carni di maiale e di salumi, oltre che dall’Emilia Romagna, arriveranno allevatori da Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana, per denunciare il “finto made in Italy”. La denuncia riguarderà in particolare i milioni di cosce di maiale che arrivano da oltre frontiera e che in vista del Natale arrivano sulle nostre tavole all’insaputa dei consumatori per la mancanza di una normativa chiara sull’obbligo di indicare l’origine degli alimenti. Dalle scelte di acquisto in queste festività dipendono il posto di lavoro e la sopravvivenza di moltissime imprese e per questo Coldiretti sarà ancora una volta a presidiare il valico del Brennero, per smascherare il "finto Made in Italy" diretto sulle tavole in vista del Natale, per aiutare i consumatori a fare scelte di acquisto consapevoli per se stessi e per sostenere il lavoro e leimprese italiane, ma anche per sollecitare le Istituzioni verso l'obbligo di prevedere l'etichetta con l'origine degli alimenti. “Se non difendiamo i nostri prodotti e la nostra identità non ci sarà futuro per i giovani in questo Paese” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo che guiderà ilpresidio che si svolgerà in stretta collaborazione con le forze dell’ordine presenti in frontiera. Attraverso il valico Brennero giungono in Italia miliardi di litri di latte, cagliate e polveri, ma anche milioni di cosce di maiale per fare i prosciutti, conserve di pomodoro, succhi di frutta concentrati e altri prodotti che, come dimostra il dossierelaborato dalla Coldiretti per l’occasione, stanno provocando la chiusura delle stalle e delle aziende agricole con la perdita di migliaia di posti di lavoro. In collegamento diretto con il Brennero, a Reggio Emilia gli allevatori delle varie regioni, guidate dal presidente di Coldiretti Emilia Romagna e vice-presidente nazionale, Mauro Tonello, manifesteranno per salvare il vero prosciutto italiano e salvaguardare il futuro di un settore che dà lavoro a 105 mila addetti.
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