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martedì 30 giugno 2015

POMODORO NEL NORD ITALIA: SI TEMONO PERDITE DEL 10% RISPETTO AI QUANTITATIVI CONTRATTATI. PESANTI DANNI DOVUTI ALLE GRANDINATE NELLE PROVINCE DI MANTOVA, CREMONA, REGGIO EMILIA E RAVENNA

Fonte: industrie di trasformazione aderenti ad AIIPA, Confapi e Confcooperative e Organizzazioni dei Produttori  

Il punto della situazione in un comunicato del tavolo di contrattazione del pomodoro da industria del Nord Italia

C’è preoccupazione tra gli operatori della filiera del pomodoro da industria del Nord Italia per la prossima campagna. Il timore è infatti quello di non vedere rispettato il normale andamento produttivo con perdite che, allo stato attuale, potrebbero aggirarsi, secondo le prime stime, attorno al 10% del quantitativo inizialmente contrattato. Il dato è emerso in occasione di un incontro alla corte “La Faggiola” di Piacenza tra operatori delle industrie di trasformazione aderenti ad AIIPA, Confapi e Confcooperative e delle Organizzazioni dei Produttori (O.P.), per fare il punto sulla situazione del pomodoro da industria relativamente alle superfici effettivamente impiantate, allo stadio fenologico, allo stato fitopatologico ed ai danni causati dagli eventi meteo. All’incontro ha partecipato anche un rappresentante della Regione Emilia-Romagna. Da una prima stima il calo delle superfici realmente trapiantate potrebbe essere tra il 3 e il 4% rispetto al dato previsto sui contratti. Il dato preciso risulterà dalle dichiarazioni che le O.P. depositeranno all’Organismo Interprofessionale del Pomodoro da Industria del Nord Italia dopo il 30 giugno, con la somma delle superfici risultanti dalle domande uniche dei singoli produttori. Dal punto di vista fenologico le coltivazioni si presentano allo stadio di sviluppo previsto a seconda dell’epoca di esecuzione del trapianto; sussiste l’elevato rischio di infezioni fitosanitarie, in particolare batteriosi sspp e peronospora (Phytophthora infestans) favorite dagli sbalzi termici e dall’umidità dell’ultimo periodo. In particolare diversi tecnici segnalano, con presenza uniforme sul territorio, forti attacchi di peronospora con danni sulle foglie, sui fusti e, in qualche caso, già anche sui frutti. Si tratta di un’infezione primaria di difficile eradicazione che, oltre agli attuali danni, comporterà la continua presenza di spore facilmente attivabili con queste condizioni climatiche. E’ stata inoltre effettuata una prima stima dei danni provocati dalle grandinate del 14, 19 e 22 giugno che hanno colpito pesantemente le coltivazioni nelle provincie di Mantova, Cremona, Reggio Emilia e Ravenna. I campi precoci e medio-precoci colpiti sono totalmente distrutti e non verranno raccolti, mentre per gli impianti tardivi occorre, ai fini di una corretta valutazione, verificare la loro capacità di ricaccio vegetativo. In ogni caso si tratta di impianti che hanno perso l’originaria capacità produttiva ed andranno, stagione permettendo, ad una maturazione molto tardiva. E’ forte quindi in tutti gli operatori, la preoccupazione che non possa essere rispettato il normale andamento produttivo della campagna di raccolta con perdite che, alla luce di quanto sopra esposto, potrebbero aggirarsi intorno al 10% del quantitativo inizialmente contrattato.

lunedì 4 novembre 2013

RISO: RACCOLTA IN RITARDO DI UN MESE E CALI PRODUTTIVI

Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara  

La Cia di Ferrara fa il punto sulla campagna di raccolta iniziata con un mese di ritardo e arrivata al 60-65%. Preoccupazione per i cali produttivi ma davvero buoni i primi prezzi pagati ai risicoltori

Il calendario segna ormai l’inizio di novembre ma la campagna di raccolta del riso nel ferrarese è ancora in corso, arrivata in questi giorni ad appena il 60-65%. Un ritardo eccezionale se si pensa che in un’annata agraria con un andamento climatico normale la mietitura di questo prodotto, così importante per l’economia agricola del nostro territorio, avviene tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. A fare il punto sull’andamento della campagna è Massimo Piva presidente del Gruppo di interesse economico Cereali di Cia Emilia-Romagna, associato a Cia Ferrara e risicoltore di Jolanda di Savoia impegnato che, proprio in questi giorni, sta continuando la raccolta e l’analisi delle rese del prodotto lavorato. «Il primo dato rilevante di questa campagna risicola è certamente quello del ritardo nella mietitura del prodotto, oltre un mese, frutto degli slittamenti delle semine primaverili e di un andamento climatico fortemente penalizzante. Come sappiamo – spiega Piva – l’eccesso di precipitazioni primaverili ha letteralmente impedito ai risicoltori di entrare nelle risaie, poi è arrivato il caldo torrido di luglio che, anziché accelerare lo sviluppo vegetativo delle piante, ne ha rallentato la crescita. Il brusco calo delle temperature a fine settembre e un autunno umido e piovoso hanno completato questo ciclo sfortunato che farà ultimare la mietitura almeno a metà novembre. Nel frattempo – continua Piva - stiamo già facendo i conti con rese quantitative non certo soddisfacenti. Parliamo di cali produttivi medi che si aggirano attualmente attorno al 15-20%, ma non escludo che possano esserci, a mietitura conclusa, flessioni maggiori. Il problema riguarda soprattutto i risi seminati tardivamente che non sono riusciti a ultimare la maturazione e questo li sta compromettendo anche in fase di lavorazione, a livello qualitativo. Se in un primo momento, infatti, la qualità era sembrata eccellente, adesso stiamo mietendo risi verdi, con un alto grado di umidità che sono a rischio qualità. In questa campagna risicola fortemente al di sotto delle aspettative – commenta Piva – l’andamento dei prezzi di mercato pagati attualmente è, invece, decisamente buono. Dopo il forte calo dei prezzi e il mercato altalenante del periodo estivo è una boccata d’ossigeno. Parliamo, analizzando le varietà principali, di 45 € al quintale pagati per il Baldo di buona qualità, con rese da 60 in avanti; di quasi 50 € per Arborio-Volano e Carnaroli – Karnak con rese di 58-60 e di 30 € per un riso Comune, utilizzato perlopiù ad uso industriale. Unica nota dolente è il prezzo del gruppo Indica, il tipico riso lungo, che scende a 25 € dopo essere arrivato a punte di 32-33 euro al quintale, a causa dell’abbassamento dei dazi doganali che stanno facendo stagnare i prezzi. L’auspicio dei risicoltori è ovviamente che i prezzi continuino a mantenersi su queste quotazioni al fine di compensare, almeno in parte, il calo generalizzato delle produzioni.»

sabato 13 luglio 2013

CIA FERRARA: SCARSA LA PRIMA CAMPAGNA DI RACCOLTA CEREALI

Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara  

Cali produttivi in tutto il territorio per frumento tenero. Malissimo il frumento duro con punte disastrose nell’ Alto ferrarese. Tiene la qualità dei frumenti tardivi

La campagna di raccolta dei cereali autunno-vernini è terminata in quasi tutto il territorio e già si contano i danni di un andamento produttivo in caduta libera. A fare il punto sulle produzioni di frumento tenero e duro sono i produttori di Cia Ferrara appartenenti al GIE seminativi - Gruppi di Interesse economico - che sono riusciti a delineare un quadro chiaro a livello qualitativo e quantitativo nelle diverse zone del ferrarese. Partendo dall’areale argentano fino ai confini della provincia di Ravenna – circa 1300 ettari investiti a seminativi – la media produttiva del tenero si aggira sui 54-55 q per Ha, contro i 65-68 di un’annata discreta, mentre il duro viaggia sui 49-50 q per Ha, circa 15 q in meno della media di produzione registrata negli anni scorsi. Tiene in questa zona la qualità a livello di peso specifico e contenuto proteico. Quasi le stesse medie registrare per il frumento tenero nell’area del Basso ferrarese fino al Delta, con rese di 50-55 q per Ha e pesi specifici che sono arrivati a 79-80 soprattutto per le varietà più tardive come il Bologna; peggio è andato il duro con 35-40 q per Ha e pesi specifici bassi, dai 76 ai 77, al di sotto dello standard richiesto dai pastifici industriali per pagare a prezzo pieno il prodotto. La zona più colpita dall’andamento climatico piovoso sembra essere quella dei comuni dell’Alto ferrarese. Qui gli agricoltori hanno avuto cali produttivi più consistenti raccogliendo 40-50 q per Ha di tenero e dai 25 ai 40 q per Ha di duro, una vera débacle con punte verso il basso di 15-20 q per Ha dove la falda del terreno era stata eccessivamente irrorata dalle piogge continue. A livello qualitativo hanno in parte tenuto le qualità tardive ma i pesi specifici sono stati in alcuni casi scadenti e al di sotto della media, così come i contenuti proteici. In generale si sono riscontrati problemi anche con le malattie su tutto il territorio, in particolare quelle fungine come la Fusariosi della spiga che, a fronte di un clima eccessivamente umido contrae le cariossidi, ne riduce il numero e abbassa dunque il peso specifico del grano. Riscontrati casi anche di septoriosi fogliare e ruggine che non compariva da molti anni sulle piante. C’è preoccupazione inoltre, tra gli agricoltori di Cia Ferrara, per i cereali primaverili come il mais, soprattutto per chi non potrà irrigarlo diffusamente in campo. La coltura è, infatti, stata seminata tardi su terreni grossolani che poi hanno subito forti fessurazioni a causa dello sbalzo termico da 10 a 30 gradi in 48 h ed è quasi ovunque in ritardo vegetativo. Problemi anche per il riso - anch’esso seminato in ritardo su terreni spesso dissestati e non livellati a causa dell’impossibilità di lavorarli per il maltempo - che rischia di non arrivare a maturazione. Non va meglio per la soia che, seminata tardivamente, sta accrescendo con temperature elevate che favoriscono le infestanti. In un quadro così fosco ora si spera nella pioggia per cercare di recuperare le perdite subite dalla raccolta dei frumenti.

lunedì 6 agosto 2012

MAIS, SOIA E BARBABIETOLE: LA SICCITÀ NON DA TREGUA

Fonte: Cia Ferrara  

Forti cali produttivi previsti per i principali seminativi primaverili ed estivi in tutta la Provincia di Ferrara. La Confederazione Italiana Agricoltori ha iniziato a raccogliere le domande per calamità naturale e chiede una significativa defiscalizzazione

FERRARA – 2 agosto 2012 – Il perdurare dell’ondata di caldo torrido e siccità sta mettendo in ginocchio l’economia agricola ferrarese. L’allarme è rosso per i raccolti di mais, soia e barbabietole da zucchero che subiranno dei cali produttivi fortissimi e, in alcuni casi, saranno lasciati in campo o venduti come biomassa alla centrali. Per rendersi conto della situazione è sufficiente percorrere le strade della provincia e osservare lo stadio di vegetazione di queste colture, prematuramente ingiallite, secche e quasi del tutto prive – nel caso del mais – di pannocchia. Visto l’aggravarsi della situazione la Confederazione Italiana Agricoltori di Ferrara sta monitorando la situazione e lavorando per dare un sostegno concreto alle aziende. «La Confederazione – spiega il presidente Lorenzo Boldrini – sta raccogliendo le segnalazioni di danno per la richiesta di calamità naturale che sono poi inoltrate direttamente alla Provincia e all’Agenzia del Territorio. Crediamo sia un’azione urgente e necessaria per compensare i cali produttivi delle aziende produttrici di colture come mais, soia e barbabietole che copriranno a stento i costi di produzione e in molti casi lavoreranno in perdita» Le percentuali di calo produttivo stimate sono davvero preoccupanti. Si parla, per il mais, di una diminuzione del 20-30% per quello che riguarda le colture irrigue – quei raccolti che si è riusciti ad irrigare durante le fasi vegetative più importanti – e di 50-60% per quelle non irrigue. La perdita del raccolto, che è distribuita a macchia di leopardo su tutto il territorio provinciale, arriverà a punte del 70-80%. Alcune aziende, vista la situazione in campo, hanno deciso di vendere il prodotto biomasse per le centrali, con un ricavo medio di 1 euro al quintale che non compenserà nemmeno il costo del seme. Anche per la soia non irrigua la situazione è allarmante, con cali del 45-50% in tutto il nord Italia, la metà esatta di un’annata normale. Se la soia irrigua potrebbe ancora avere un minimo recupero, in molti casi però il baccello contiene un seme abbozzato e non sviluppato completamente, quindi di bassa qualità. Non fanno bene sperare nemmeno i primi dati reali relativi alla raccolta della barbabietola da zucchero, non buoni dal punto di vista quantitativo. Anche se è troppo presto per i dati sul grado di polarizzazione, quindi sulla qualità delle barbabietole, la media produttiva al momento è di 300-350 quintali per ettaro, con Plv (Prodotto Lordo Vendibile) dimezzate rispetto ad una media degli anni precedenti. «Oltre alle giuste richieste per ottenere i risarcimenti a seguito della richiesta di calamità – conclude Boldrini – la Confederazione Italiana Agricoltori ritiene che la defiscalizzazione sarebbe davvero un’azione concreta di supporto alle aziende. Se i produttori messi in crisi da un’annata agraria particolare avessero forti agevolazioni per il pagamento di Inps, Imu, interessi sui mutui, potrebbero tirare un sospiro di sollievo e prepararsi a re-investire il prossimo anno.»