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venerdì 3 maggio 2013

E' VERA EMERGENZA DIMENTICATA SULL'APPENNINO EMILIANO

Fonte: Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni  

TIZZANO VAL PARMA - MASSIMO GARGANO (Presidente A.N.B.I. – Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni): “APPENNINO EMILIANO, VERA EMERGENZA: GIA’ 50 I SENZATETTO. LA MONTAGNA FRANA ED I CONSORZI DI BONIFICA NON POSSONO ESSERE LASCIATI SOLI. DANNI INALCOLABILI AL TERRITORIO ED ALLE ATTIVITA’ PRODUTTIVE, IL GOVERNO DICHIARI LO STATO DI CALAMITA’ ED ATTIVI LE RISORSE NECESSARIE”.

 “E’ una vera emergenza dimenticata, quella in atto sull’Appennino Emiliano, dove, a causa delle piogge e dello scioglimento delle nevi, sono in movimento centinaia di frane storiche e finora quiescenti, interessando circa 400 persone, una cinquantina delle quali ha già dovuto abbandonare la propria abitazione. Ci sono case e capannoni crollati o inagibili, gran parte dei collegamenti viari sono interrotti, metà della popolazione di Tizzano Val Parma è agganciata solo con interventi d’emergenza all’acqua potabile ed all’energia elettrica.” A lanciare l’appello è Massimo Gargano, Presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (A.N.B.I.), intervenuto all’incontro, promosso a Tizzano Val Parma (il centro più colpito dove incombe una delle frane più grandi d’Europa e lunga oltre due chilometri) dal Consorzio di bonifica Parmense, presenti i Sindaci dei Comuni interessati (Tizzano Val Parma, Corniglio, Neviano), parlamentari locali, i rappresentanti della Regione Emilia Romagna e degli Enti Locali, delle realtà produttive del territorio, dei Consorzi di bonifica regionali. “Bisogna – insiste Gargano – che il Governo conceda immediatamente lo stato di calamità naturale, perché servono risorse e strumenti adeguati a fronteggiare una grave situazione d’emergenza, cui attualmente fanno fronte solamente i Consorzi di bonifica e la Protezione Civile. Poi dovrà esserci il momento per programmare quelle opere di manutenzione del territorio, necessarie ad evitare, sull’Appennino come in altre zone d’Italia, il ripetersi di criticità che, come in questo caso, solo la buona sorte ha voluto non avessero tragiche conseguenze. I danni alle attività produttive ed al territorio sono comunque incalcolabili; uscire dalla logica dell’emergenza per investire invece nella prevenzione deve essere una priorità per il nuovo Governo.”

lunedì 6 agosto 2012

MAIS, SOIA E BARBABIETOLE: LA SICCITÀ NON DA TREGUA

Fonte: Cia Ferrara  

Forti cali produttivi previsti per i principali seminativi primaverili ed estivi in tutta la Provincia di Ferrara. La Confederazione Italiana Agricoltori ha iniziato a raccogliere le domande per calamità naturale e chiede una significativa defiscalizzazione

FERRARA – 2 agosto 2012 – Il perdurare dell’ondata di caldo torrido e siccità sta mettendo in ginocchio l’economia agricola ferrarese. L’allarme è rosso per i raccolti di mais, soia e barbabietole da zucchero che subiranno dei cali produttivi fortissimi e, in alcuni casi, saranno lasciati in campo o venduti come biomassa alla centrali. Per rendersi conto della situazione è sufficiente percorrere le strade della provincia e osservare lo stadio di vegetazione di queste colture, prematuramente ingiallite, secche e quasi del tutto prive – nel caso del mais – di pannocchia. Visto l’aggravarsi della situazione la Confederazione Italiana Agricoltori di Ferrara sta monitorando la situazione e lavorando per dare un sostegno concreto alle aziende. «La Confederazione – spiega il presidente Lorenzo Boldrini – sta raccogliendo le segnalazioni di danno per la richiesta di calamità naturale che sono poi inoltrate direttamente alla Provincia e all’Agenzia del Territorio. Crediamo sia un’azione urgente e necessaria per compensare i cali produttivi delle aziende produttrici di colture come mais, soia e barbabietole che copriranno a stento i costi di produzione e in molti casi lavoreranno in perdita» Le percentuali di calo produttivo stimate sono davvero preoccupanti. Si parla, per il mais, di una diminuzione del 20-30% per quello che riguarda le colture irrigue – quei raccolti che si è riusciti ad irrigare durante le fasi vegetative più importanti – e di 50-60% per quelle non irrigue. La perdita del raccolto, che è distribuita a macchia di leopardo su tutto il territorio provinciale, arriverà a punte del 70-80%. Alcune aziende, vista la situazione in campo, hanno deciso di vendere il prodotto biomasse per le centrali, con un ricavo medio di 1 euro al quintale che non compenserà nemmeno il costo del seme. Anche per la soia non irrigua la situazione è allarmante, con cali del 45-50% in tutto il nord Italia, la metà esatta di un’annata normale. Se la soia irrigua potrebbe ancora avere un minimo recupero, in molti casi però il baccello contiene un seme abbozzato e non sviluppato completamente, quindi di bassa qualità. Non fanno bene sperare nemmeno i primi dati reali relativi alla raccolta della barbabietola da zucchero, non buoni dal punto di vista quantitativo. Anche se è troppo presto per i dati sul grado di polarizzazione, quindi sulla qualità delle barbabietole, la media produttiva al momento è di 300-350 quintali per ettaro, con Plv (Prodotto Lordo Vendibile) dimezzate rispetto ad una media degli anni precedenti. «Oltre alle giuste richieste per ottenere i risarcimenti a seguito della richiesta di calamità – conclude Boldrini – la Confederazione Italiana Agricoltori ritiene che la defiscalizzazione sarebbe davvero un’azione concreta di supporto alle aziende. Se i produttori messi in crisi da un’annata agraria particolare avessero forti agevolazioni per il pagamento di Inps, Imu, interessi sui mutui, potrebbero tirare un sospiro di sollievo e prepararsi a re-investire il prossimo anno.»

mercoledì 8 febbraio 2012

LA CIA DELL’EMILIA-ROMAGNA CHIEDE LO STATO DI CALAMITÀ NATURALE PER I DANNI DELLA NEVICATA

Fonte: Cia Emilia - Romagna

Le eccezionali nevicate degli ultimi giorni - tuttora in corso ed in probabile intensificazione nel fine settimana - stanno mettendo in ginocchio buona parte del sistema agricolo della parte centro orientale dell’Emilia Romagna, con notevoli disagi sociali ed economici, gravi problemi alla circolazione dei prodotti agricoli stoccati nei magazzini e che non possono essere distribuiti.

A questi vanno aggiunti danni alle strutture, al patrimonio animale, alle orticole di stagione in fase di raccolta e, per i rischi già verificati o incombenti, per colture agricole di pregio.

Di fronte a questo scenario di assoluta gravità sul territorio romagnolo, la CIA dell’Emilia Romagna chiede alla Regione di :

1- avanzare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri il riconoscimento dello stato di emergenza ex art. 5 L. 225/1992, su tutto il territorio romagnolo, provvedendo all'attivazione di ogni iniziativa volta a supportare le Amministrazioni locali per prestare soccorso ed assistenza anche alle imprese agricole che stanno fronteggiando l'emergenza.

2- Deliberare lo stato di calamità naturale, con la delimitazione dell’area colpita e la quantificazione dei danni, al fine di poter attivare ogni intervento – finanziario, fiscale e contributivo - possibile a ristoro dei danni alle attività produttive del settore agricolo.

Occorre che prosegua l’azione delle Istituzioni preposte e venga sostenuto lo sforzo per salvaguardare persone, animali e cose per consentire la ripresa delle attività.

La CIA è mobilitata per la segnalazione delle situazioni critiche e per la successiva evidenziazione dei danni subiti dalle imprese agricole.