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mercoledì 12 novembre 2014

SUPERA I 6,5 MILIONI DI QUINTALI L’UVA TRASFORMATA DALLE CANTINE SOCIALI DI FEDAGRI/CONFCOOPERATIVE E LEGACOOP AGROALIMENTARE DELL’EMILIA ROMAGNA

Fonte: Fedagri/Confcooperative  

Complessivamente le due Organizzazioni rappresentano oltre il 75% del raccolto regionale. 

In diminuzione del 4,5% rispetto alla vendemmia 2013.

Si attesta sui 6.550.000 quintali la produzione 2014 di uva ottenuta dai soci del comparto vitivinicolo di Fedagri/Confcooperative e Legacoop Agroalimentare dell’Emilia Romagna, che complessivamente rappresentano oltre il 75% dell’intero raccolto regionale, stimato in 8,6 milioni di quintali. Un dato, questo, che pone l’Emilia Romagna al secondo posto tra le regioni vitivinicole più importanti del nostro Paese. “A fronte di un andamento produttivo con differenze piuttosto significative tra le varie aree della regione, ed in particolare fra le province emiliane da un lato e il territorio romagnolo dall’altro, – dichiarano Davide Frascari, responsabile del settore vitivinicolo di Fedagri Emilia Romagna, e Ruenza Santandrea, responsabile del comparto per Legacoop Agroalimentare – il quantitativo di uva raccolto quest’anno risulta inferiore di circa il 4,5% a quello del 2013, che si era collocato sui 6.860.000 quintali”. “In linea generale – proseguono Frascari e Santandrea – nell’area emiliana si è registrato un leggero incremento mentre in Romagna la produzione ha mostrato una sensibile diminuzione (in certe zone anche superiore al 20%) rispetto all’anno scorso, che però era stato caratterizzato da un raccolto decisamente più abbondante della media”. “Particolarmente significativa – dichiarano i responsabili del settore vitivinicolo di Fedagri/Confcooperative e Legacoop Agroalimentare – la contrazione riscontrata in provincia di Forlì-Cesena, dove la produzione di uva dei nostri soci supera di poco i 500.000 quintali, con un calo del 22,3% sul 2013. Più contenuta (-11%) la diminuzione in provincia di Ravenna, con un raccolto attestatosi sui 3,2 milioni di quintali. Segno meno anche a Bologna, dove la produzione è diminuita del 10% sfiorando i 300.000 quintali”. Andamento opposto invece nelle altre province vitivinicole emiliane, che hanno registrato un incremento produttivo, variabile dal 3% di Piacenza (dove sono stati prodotti circa 125.000 quintali di uva) al 7% di Reggio Emilia (oltre 1.630.000 quintali). Sostanzialmente stazionaria sui 715.000 quintali la produzione in provincia di Modena. “L’uva conferita alle cantine sociali di Fedagri/Confcooperative e Legacoop Agroalimentare dell’Emilia Romagna – sottolineano Frascari e Santandrea – presenta un buon livello qualitativo. Nonostante l’anomalo andamento meteorologico registrato nella stagione estiva, infatti, il clima favorevole del mese di settembre ha aiutato la maturazione ed ha consentito di portare a termine positivamente la vendemmia. La campagna di commercializzazione si apre quindi all’insegna del cauto ottimismo nonostante la crisi economica globale che incide ancora sugli acquisti”. “Alla luce di questa situazione – concludono Frascari e Santandrea – diventa indispensabile investire sempre più sull’export, in grado di garantire una remunerazione migliore ai produttori italiani. Questo canale negli ultimi anni ha registrato un significativo incremento, in particolare in Paesi come la Germania (dove i vini italiani hanno una quota di mercato del 36% - dati Nomisma), Svizzera (34%) e Stati Uniti (31%). Il 52% del vino italiano esportato nel mondo proviene da cooperative vitivinicole (dati Commissione Europea), che hanno una propensione all’export pari al 38%”.

martedì 19 luglio 2011

ORTOFRUTTA: LA COOPERAZIONE INDICA LA VIA PER USCIRE DALLA CRISI

Fonte: Confcooperative Ferrara

Il settore sta vivendo una delle campagne più difficili di tutti i tempi con prezzi,
per pesche e nettarine, pari a 0,20-0,25 centesimi di euro al chilo, inferiori alla metà dei costi di produzione


(Ferrara, 19 Luglio 2011). Grande mobilitazione anche degli agricoltori ferraresi di fronte alla grave crisi che sta interessando l’ortofrutta estiva, in particolare pesche, nettarine e susine, ma anche albicocche, angurie e meloni con quotazioni in calo mediamente di oltre il 30% rispetto all’anno scorso.
Per fronteggiare questa situazione decisamente pesante e preoccupante, che rischia tra l’altro di mettere a repentaglio numerosi posti di lavoro, le centrali cooperative dell’Emilia Romagna hanno messo a punto un documento con alcune proposte concrete che sono state presentate questa mattina al Prefetto di Ferrara Dott.ssa Provvidenza Raimondo invitata a rendersi portavoce nei confronti delle autorità nazionali ed europee per superare l’attuale congiuntura negativa in maniera rapida e definitiva.
All’incontro hanno preso parte il Presidente di Confcooperative di Ferrara Roberto Crosara, il Presidente di Legacoop Ferrara Andrea Benini, il referente per AGCI Agrital Ferrara Giuliano Grandi, la vicepresidente e il direttore di Confagricoltura Ferrara Raffaella Cavicchi e Tiziano Artioli e il Presidente di CIA Ferrara Ferrari Mauro. Erano inoltre presenti Luciano Torreggini Presidente Patfrut, Roberto Cera Presidente Naturitalia, Mauro Grossi Presidente A.F.E. come rappresentanti delle principali cooperative ortofrutticole del territorio ferrarese.
Nel documento consegnato al Prefetto e condiviso anche dalle Organizzazioni Professionali presenti si chiede innanzitutto che l’Unione Europea porti al 10% la percentuale massima della produzione di pesche e nettarine ritirabile dal mercato, incentivando la destinazione del prodotto alla distribuzione gratuita a favore degli indigenti. Parallelamente, occorre anche adeguare i massimali di aiuto previsti dalla normativa comunitaria per questi ritiri. Le attuali misure di prevenzione e gestione delle crisi di mercato si sono infatti dimostrate inadeguate a tutelare i produttori e pertanto appare indispensabile modificare l’Organizzazione Comune di Mercato (OCM). Oltre a cambiare le regole sui ritiri, sarebbe opportuno anche favorire l’istituzione di un fondo destinato ad assicurare crediti derivanti da esportazioni verso Paesi terzi e la costituzione di fondi mutualistici cofinanziati dalle Ue e gestibili direttamente dalle Op o dalle Aop per sostenere i prezzi in caso di crisi, nonché valutare nuove forme assicurative per garantire ai produttori la salvaguardia del reddito. Infine, risulta indispensabile aprire un tavolo di confronto con la Grande Distribuzione che porti all’approvazione di un “codice etico” in grado di tutelare meglio i diversi protagonisti del settore ed in particolare i produttori, che oggi rappresentano l’anello debole della filiera. Tutto ciò attraverso il raggiungimento di obiettivi quali la trasparenza delle pratiche commerciali, la realizzazione di azioni promozionali concordate, la corretta informazione sui prodotti ortofrutticoli proposti nei punti vendita delle diverse catene commerciali.
Questo pacchetto di misure, urgenti ed improcrastinabili, rappresenta, secondo tutti i presenti, la via maestra da seguire per salvare il sistema ortofrutticolo da una gravissima crisi (la quinta in otto anni) in cui ai problemi oramai “storici” della peschicoltura emiliano-romagnola si sommano numerosi fattori congiunturali. Tra questi, innanzitutto la drastica contrazione dei consumi determinata dall’ingiustificato allarme Escherichia Coli che inizialmente ha interessato soltanto i prodotti orticoli, come cetrioli, pomodori e insalate, ma poi si è progressivamente allargato anche a molte produzioni frutticole. Un altro fenomeno alla base dell’attuale crisi dell’ortofrutta è da ricercare nell’anomalo andamento climatico, che da un lato non ha favorito i consumi (diminuiti anche a causa della crisi economica) e dall’altro ha accorciato i tempi di maturazione provocando una imprevedibile sovrapposizione della produzione di diverse aree (nord e sud Italia, Spagna, Francia e Grecia) arrivata contemporaneamente sul mercato. A complicare ulteriormente la già difficile situazione ha contribuito anche la politica commerciale adottata dalla GDO che, come testimonia la mancata firma dell’accordo interprofessionale per le pesche, si è mostrata insensibile alla straordinaria crisi vissuta dal comparto.