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lunedì 2 aprile 2012

COLDIRETTI: FARE CHIAREZZA SU SEQUESTRO 90 MILA PROSCIUTTI ESTERI SENZA RINTRACCIABILITA’



FONTE: COLDIRETTI

Ancora una volta prodotti tipici italiani messi a rischio dall’utilizzo di prodotti esteri di dubbia provenienza e qualità. Ancora in ritardo le necessarie norme per una completa rintracciabilità e trasparenza nel settore, in particolare dei trasformati. Tre prosciutti su quattro in Italia in realtà vengono dall’estero.
Con tre prosciutti su quattro venduti in Italia che sono in realtà ottenuti da maiali allevati all’estero, l’operazione dei Nas è importante per gli allevatori italiani, ed emiliano romagnoli in particolare, e per i consumatori che sono troppo spesso costretti a subire l’inganno del falso made in Italy. E’ quanto afferma la Coldiretti Emilia Romagna nell’esprimere apprezzamento per l’operazione dei carabinieri del Nas di Parma che ha portato al sequestro in un prosciuttificio di Modena di oltre 90 mila prosciutti crudi, per un valore di 2,5 milioni di euro, di provenienza estera, ma privi della bollatura sanitaria prevista dalla normativa comunitaria che ne avrebbe consentito la rintracciabilità.
Si tratta di una operazione che - sottolinea Coldiretti Emilia Romagna – conferma la necessità di recuperare il ritardo accumulato nell’applicazione della legge nazionale sull’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti i prodotti alimentari, approvata all’unanimità dal Parlamento da oltre un anno. In Italia – prosegue Coldiretti – si sono prodotte nel 2011 solo 24,5 milioni di cosce, mentre ne sono state importate 67 milioni di cosce di maiale destinate, con la trasformazione e la stagionatura, a diventare prosciutti “made in Italy” (tra crudi e cotti) perché non è obbligatorio indicare la provenienza della carne di maiale in etichetta, a differenza per quello che avviene per quella bovina dopo l’emergenza Bse. In Italia – ricorda Coldiretti Emilia Romagna – ci sono oltre 5.000 allevamenti suinicoli che allevano 9,3 milioni di capi. Mille sono gli allevamenti in Emilia Romagna che allevano 1,6 milioni di maiali, il 10% in meno di dieci anni fa .

Fatta eccezione per i prosciutti a denominazione di origine protetta che garantiscono l’origine italiana (Parma, San Daniele, Toscano, Modena, Carpegna e Berico Euganeo), sul mercato – precisa Coldiretti – è facile acquistare prosciutti contrassegnati dal tricolore, con nomi accattivanti come prosciutto nostrano o di montagna che in realtà non hanno nulla a che fare con la realtà produttiva nazionale.


Un inganno nei confronti dei consumatori e danni per i produttori che subiscono una concorrenza sleale perché – spiega Coldiretti – mentre negli allevamenti italiani i maiali sono alimentati con prodotti di qualità sulla base di rigorosi disciplinari di produzione “Dop”, all’estero si usano spesso sottoprodotti se non addirittura sostanze illegali come è accaduto nel recente scandalo dei mangimi alla diossina prodotti in Germania e utilizzati negli allevamenti di polli e maiali. La mancanza di trasparenza favorisce inganni e frodi: una situazione che deve essere superata con l’applicazione della legge per l’obbligo di indicare la provenienza in etichetta. Con la crisi e la necessità di risparmiare anche sul cibo, le frodi a tavola sono diventate quelle più temute dagli italiani, con sei cittadini su dieci che le considerano più gravi di quelle fiscali e degli scandali finanziari, secondo i risultati di sondaggio Coldiretti-Swg. Al secondo posto (40 per cento) vengono quelle fiscali, mentre le truffe finanziarie – conclude la Coldiretti - sono lo spauracchio del 26 per cento degli italiani, seguite a stretta distanza da quelle commerciali, come la contraffazione dei marchi (25 per cento).

venerdì 9 marzo 2012

COLDIRETTI: AL VIA MOBILITAZIONE PER UN NUOVO PROTAGONISMO DELL’AGRICOLTURA


Fonte: Coldiretti Ferrara

Giovedì 15 marzo 2012 a Piazza Montecitorio, al Ministero dello Sviluppo Economico ed alla sede di SIMEST la protesta degli agricoltori contro i falsi agroalimentari di Stato. Folta delegazione da Ferrara per difendere il ruolo dell’agricoltura italiane e le nostre imprese. Basta con i finanziamenti al falso made in Italy e no a questa IMU.

Migliaia di agricoltori, cittadini, ambientalisti, associazioni dei consumatori, insieme a Sindaci e rappresentanti delle Istituzioni a livello nazionale, regionale e locale provenienti dalle diverse Regioni italiane si mobilitano nella capitale contro il falso Made in Italy di Stato in questa occasione rappresentato dal “Pecorino” prodotto completamente in Romania con i soldi dello Stato italiano, che sarà portato per la prima volta in piazza “in bella vista” a disposizione delle Autorità e dei cittadini. Un caso emblematico in cui lo Stato favorisce la delocalizzazione e fa concorrenza agli italiani sfruttando il valore evocativo del Made in Italy.

Per il presidente di Coldiretti Ferrara, Mauro Tonello, “sarà l’occasione per affermare la centralità del settore agroalimentare quale una delle poche leve competitive di cui il Paese dispone per ricominciare a crescere, ma anche un modo per denunciare gli ormai troppi casi di disattenzione e sottovalutazione nei confronti di un settore che è patrimonio del Paese. Ci chiediamo infatti:
• perché dopo tante denunce il Ministero dello Sviluppo Economico non vieta per legge il finanziamento di prodotti realizzati all’estero che imitando il vero Made in Italy uccidono il futuro delle nostre imprese ?
• perché chi con la terra ci lavora e ci vive si è visto aumentare l’IMU in maniera maggiore di chi la terra la usa per divertirsi o speculare ?
• perché al tavolo del lavoro tra Governo e forze sociali, il nostro settore che occupa 1,2 milioni di lavoratori dipendenti oltre agli autonomi è l’unico a non essere stato invitato ?
• perché dopo due leggi nazionali sull’etichettatura per fare sapere agli italiani quello che mangiano nessuno si è preso la responsabilità di applicarle ?
Sono domande semplici, alle quali sarebbe logico e giusto fosse data risposta, ma forse le risposte non sono altrettanto semplici da dare, anche da parte di questo Governo”

La nostra agricoltura è la prima a livello mondiale per valore aggiunto ad ettaro, il nostro cibo è il piu’ apprezzato e imitato nel mondo, il nostro export agroalimentare cresce a due cifre. Agricoltura e cibo sono un patrimonio economico, sociale, ambientale, paesaggistico e culturale che il mondo ci invidia. Sono un patrimonio di tutti gli italiani ! Tutto questo la gente lo sa ed è ora che anche la politica ne prenda atto. Le ragioni della mobilitazione saranno illustrate dal presidente della Coldiretti Sergio Marini a partire dalle ore 9,30 il 15 marzo 2012 in piazza Montecitorio a Roma con migliaia di manifestanti che presidieranno anche il Ministero dello Sviluppo Economico in via Veneto 33 e la sede della Simest in Largo Ottavio Tassoni.

martedì 17 gennaio 2012

COLDIRETTI: IN REGIONE SONO GIA’ 148 GLI ENTI AL NOSTRO FIANCO CONTRO I FALSI DI STATO (14 A FERRARA)).

Fonte: Coldiretti Ferrara

Comuni, Camere di Commercio, Consorzi di tutela, associazioni dei consumatori, si sono espressi a favore della tutela del vero made in Italy e contro i prodotti fasulli che godono anche dei finanziamenti pubblici.

Un terzo dei comuni dell’Emilia Romagna ha aderito all’invito di Coldiretti regionale e si sono espressi a favore della tutela del made in Italy agroalimentare. Sono infatti 112 comuni e 4 province che hanno approvato un ordine del giorno per combattere la diffusione di prodotti che traggono in inganno circa la loro vera origine e raggirano così i consumatori, che non hanno la possibilità di scegliere in modo consapevole. Ai comuni si sono aggiunti Camere di Commercio, Consorzi di Tutela, associazioni consumatori e ambientaliste, per un totale di 148 enti che in Emilia Romagna si sono espressi contro i “falsi di Stato” e chiedono di vigilare sull’attività della Simest, la società controllata dal ministero dello Sviluppo Economico, che finanzia produzioni ad imitazione di quelli tipici italiani, ma prodotti totalmente all’estero. Altri comuni ed altri enti – ricorda Coldiretti – hanno già annunciato che prenderanno delibere analoghe nei prossimi giorni.
Sulla vicenda Simest si era espresso prima di Natale già la Giunta regionale dell’Emilia Romagna che ha chiesto al Governo di introdurre “adeguati criteri per la valutazione dei progetti destinati a sostenere l’internazionalizzazione delle imprese agroalimentari, garantire la piena trasparenza dell’operato di Simest, potenziare le iniziative di contrasto alla contraffazione dei prodotti agroalimentari italiani”.
A Ferrara, ad oggi, hanno deliberato a sostegno della posizione di Coldiretti, 11 comuni (anche attraverso una Unione dei Comuni), oltre al Consorzio dell’Aglio di Voghiera ed a Federconsumatori. Molte altre le amministrazioni che si apprestano ad esaminare l’ordine del giorno inoltrato in tutti i comuni della provincia, nonché all’amministrazione provinciale a fine 2011.
E’ evidente – sottolinea il presidente di Coldiretti Ferrara, Mauro Tonello – il danno che questi falsi prodotti italiani generano per le produzioni tipiche italiane, anche quelle del nostro territorio provinciale che vanta sia prodotti Dop (aglio di Voghiera) che Igp (pera e pesca, riso, asparagi, salumi, pane) che DOC e altri prodotti iscritti all’albo nazionale dei prodotti tipici. Gli alimenti prodotti all’estero traggono in inganno il consumatore circa la loro vera origine, danneggiando l’immagine delle produzioni tipiche italiane”.
Coldiretti ricorda che l’italian sounding, come viene definita la produzione di falsi alimenti che richiamano nei nomi e nei colori quelli italiani, ruba all’economia nazionale oltre 60 miliardi di euro. Il dato è ancora più eclatante se pensiamo che il valore totale delle esportazioni agroalimentari italiane è pari a 28 miliardi di euro.

venerdì 30 dicembre 2011

COLDIRETTI, ALL’ESTERO TAROCCATI DUE PIATTI MADE IN ITALY SU TRE: LA PIRATERIA ALIMENTARE FESTEGGIA SEMPRE

Fonte: Coldiretti Ferrara

La pirateria agroalimentare utilizza parole ed immagini del Bel Paese per lucrare con il falso made in Italy oltre 50 mld di euro, più del doppio di quanto si esporta. Scandaloso il supporto “di Stato” a prodotti esteri che richiamano nomi italiani.

Circa un milione di italiani che hanno scelto di trascorrere le vacanze di Capodanno all’estero se non riescono a rinunciare ai piatti tipici della tradizione italiana rischiano, in due casi su tre, di trovarsi di fronte un piatto taroccato, molto diverso da quello immaginato. E' quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che oltre i confini si stima che siano falsi piu’ di due prodotti di tipo italiano su tre in commercio con il fatturato del cibo Made in Italy taroccato che ha superato i 50 miliardi di euro, piu’ il doppio del valore delle esportazioni originali. La "pirateria agroalimentare" nel mondo utilizza infatti impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che richiamano al nostro Paese per alimenti che non hanno nulla a che fare con la realtà produttiva nazionale. Non mancano peraltro casi di agropirateria che vedono scandalosamente coinvolto addirittura lo Stato italiano attraverso la Simest, società finanziaria controllata dal Ministero dello sviluppo economico, che sta finanziando imprese italiane per produrre e commercializzare all’estero prodotti che di italiano hanno solo il nome. Prodotti che nascono all’estero, con materia prima e manodopera estere. E’ il caso dell’azienda casearia Lactitalia che è partecipata da Simest e produce in Romania formaggi con nomi italiani “Caciotta” e “Pecorino” ma lo Stato italiano promuove le vendite all’estero della bresaola uruguaiana e del culatello prodotto negli Stati Uniti e venduti a New York dalla salumeria Rosi del Gruppo Parmacotto il quale ha appena stipulato un vantaggioso accordo che prevede un investimento di ben 11 milioni di euro nel proprio capitale sociale da parte di Simest. I Paesi dove sono piu' diffuse le imitazioni sono Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti dove - denuncia la Coldiretti - appena il 2 per cento dei consumi di formaggio di tipo italiano sono soddisfatti con le importazioni di formaggi Made in Italy, mentre per il resto si tratta di imitazioni e falsificazioni ottenute sul suolo americano con latte statunitense in Wisconsin, New York o California. Ma a preoccupare sono anche le tendenze di Paesi emergenti come la Cina dove il falso Made in Italy è arrivato prima di quello originale e rischia di comprometterne la crescita. Se in alcuni casi l'”inganno” è particolarmente evidente con l'offerta nei menu di “specialità italiane” come gli spaghetti alla bolognese completamente sconosciuti nella città emiliana ,in altri è piu' difficile da scovare perché riguarda gli ingredienti di piatti dal richiamo familiare. Le imitazioni del parmigiano reggiano e del grano padano sono con il Parmesan la punta dell'iceberg diffuso in tutto il mondo, ma c'è anche - sottolinea la Coldiretti - il Romano prodotto nell'Illinois con latte di mucca anziché di pecora, il Parma venduto in Spagna senza alcun rispetto delle regole del disciplinare del Parmigiano Reggiano o la Fontina danese e svedese molto diverse da quella della Val d'Aosta, l'Asiago e il Gorgonzola statunitensi o il Cambozola tedesco imitazione grossolana del formaggio con la goccia. La lista è lunga - precisa la Coldiretti - anche per i salumi con la presenza sulle tavole del mercato globale di pancetta, coppa, prosciutto Busseto Made in California, ma anche di falsi salami Toscano, Milano e addirittura di soppressata Calabrese tutelata dall'Unione Europea come prodotto a denominazione di origine. E non mancano casi di imitazione tra i prodotti simbolo della dieta mediterranea come il Pompeian olive oil che non ha nulla a che fare con i famosi scavi, ma è prodotto nel Maryland, o quello Romulo dalla Spagna con la raffigurazione in etichetta di una lupa che allatta Romolo e Remo. Spaghetti napoletana, pasta milanesa, tagliatelle e capellini milaneza prodotti in Portogallo, linguine Ronzoni, risotto tuscan e polenta dagli Usa e penne e fusilli tricolore Di Peppino prodotti in Austria sono alcuni esempi di primi piatti taroccati mentre tra i condimenti risaltano i San Marzano: pomodori pelati “grown domestically in the Usa” o i pomodorini di collina cinesi e la salsa Bolognese dall'Australia. Non sfugge al tarocco anche il vino simbolo del Made in Italy come il Chianti “clonato” nella Napa Valley in California. Per difendersi dai tarocchi il consiglio della Coldiretti è di verificare le etichette nelle confezioni quando è possibile, di dare una occhiata ai menu' per controllare evidenti anomalie che dimostrano la mancata conoscenza della cucina Made in Italy e soprattutto chiedere al ristoratore prima di ordinare per sincerarsi che il piatto che arriverà non deluderà troppo le attese. Bisogna combattere un inganno globale per i consumatori che - conclude la Coldiretti - causa danni economici e di immagine alla produzione italiana sul piano internazionale cercando un accordo sul commercio internazionale nel Wto per la tutela delle denominazioni dai falsi ma è anche necessario fare chiarezza a livello nazionale ed europeo dove occorre estendere a tutti i prodotti l'obbligo di indicare in etichetta l'origine dei prodotti alimentari.

giovedì 22 dicembre 2011

LA REGIONE EMILIA-ROMAGNA A FIANCO DI COLDIRETTI CONTRO I “FALSI DI STATO”.

Fonte: Coldiretti Ferrara

La Regione Emilia Romagna è a fianco di Coldiretti nella mobilitazione per la difesa dei prodotti emiliano romagnoli dalla concorrenza sleale dei “falsi di Stato”, gli alimenti che con marchi e colori richiamano l’italianità, ma che in realtà vengono prodotti all’estero. E’ quanto emerso in un incontro promosso oggi in Regione da Coldiretti, dopo che l’assessore regionale all’Agricoltura, Tiberio Rabboni, aveva risposto ad una interrogazione di consiglieri di maggioranza (primo firmatario, Damiano Zoffoli) che chiedeva alla giunta regionale un intervento presso il Governo per tutelare il made in Italy.
L’interrogazione – ricorda Coldiretti – prende le mosse dal caso Simest, la società partecipata dal ministero dello Sviluppo economico, che finanzia la produzione in Romania di formaggi di pecora da latte rumeno, commercializzati con marchi che richiamano il made in Italy, come “Dolce Vita” e “Pecorino”, e che ha firmato un accordo con una grossa ditta italiana per finanziare negli Stati Uniti la commercializzazione di prodotti della salumeria italiana, con nomi che evocano i prodotti tipici della gastronomia nazionale e delle specialità regionali, come culatello, bresaola, finocchiona, soppressata, ottenuti però con ingredienti, materie prime e manodopera esteri.
La risposta dell’assessore Rabboni, che definisce i finanziamenti della Simest “in palese contraddizione con le molteplici iniziative finalizzate alla tutela ed alla valorizzazione delle nostre produzioni di qualità” esprimono – sottolinea Coldiretti – il parere della Giunta regionale e costituiscono di fatto un indirizzo per la Regione per contrastare la contraffazione dei prodotti agro-alimentari regionali e nazionali e chiede al Governo di introdurre “adeguati criteri per la valutazione dei progetti destinati a sostenere l’internazionalizzazione delle imprese agroalimentari, garantire la piena trasparenza dell’operato di Simest, potenziare le iniziative di contrasto alla contraffazione dei prodotti agroalimentari italiani”.
La vicenda dei “falsi di Stato” è stato affrontata questa mattina anche in un incontro del presidente e del direttore di Coldiretti Emilia Romagna, rispettivamente Mauro Tonello e Gianluca Lelli, con il presidente dell’assemblea legislativa, Matteo Richetti.
“E’ evidente – ha detto il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello – il danno che questi falsi prodotti italiani generano per le produzioni tipiche italiane, anche quelle del nostro territorio regionale che vanta 34 prodotti Dop e Igp e oltre 200 prodotti iscritti all’albo nazionale dei prodotti tipici. Gli alimenti prodotti all’estero traggono in inganno il consumatore circa la loro vera origine, danneggiando l’immagine delle produzioni tipiche italiane”.
Coldiretti Emilia Romagna ricorda che l’italian sounding, come viene definita la produzione di falsi alimenti che richiamano nei nomi e nei colori quelli italiani, ruba all’economia nazionale oltre 60 miliardi di euro. Il dato è ancora più eclatante se pensiamo che il valore totale delle esportazioni agroalimentari italiane è pari a 28 miliardi di euro.
Per queste attività all’estero, Simest – informa Coldiretti – nel 2010 ha stanziato 123 milioni di euro, che in Italia potrebbero rappresentare circa 4.000 stipendi di media entità, oppure avrebbero potuto consentire l’avvio di allevamenti bovini da 200/250 capi creando 500 nuovi posti di lavoro.
All’iniziativa promossa da Coldiretti, hanno portato il loro sostegno le associazioni consumatori FederConsumatori, Acu, Adoc, Confconsumatori, le associazioni ambientaliste Legambiente e Amici della Terra; i consorzi di tutela del Parmigiano Reggiano, dell’Aglio di Voghiera, dei vini Dop Colli Piacentini, dei Salumi tipici Piacentini; dell’Aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia; la Camera di Commercio di Piacenza.
Decine di Comuni della regione hanno già deliberato l’adesione all’iniziativa di Coldiretti e altri stanno deliberando in questi giorni.

giovedì 20 gennaio 2011

MADE IN ITALY: APPROVATO DDL ETICHETTATURA OBBLIGATORIA



FONTE: COLDIRETTI

TONELLO “CON ETICHETTATURA STOP AI FALSI PRODOTTI ITALIANI”
Il Presidente di Coldiretti Ferrara ricorda i dieci anni di battaglie, quasi sempre solitarie, per arrivare a questo obiettivo, per qualcuno impossibile, per altri scomodo.

Una grande festa in Piazza Montecitorio, organizzata da Coldiretti, ha salutato l’approvazione del decreto legge sull’obbligo di indicazione in etichetta dell’origine dei prodotti alimentari.
“Si conclude così – commenta Mauro Tonello – una vicenda che è durata dieci anni, a partire dal primo caso di mucca pazza nel gennaio del 2001 , che portò all’obbligo di etichettatura per la carne bovina. L’approvazione del decreto corona l’impegno di Coldiretti che in questi dieci anni si è sempre battuta per la trasparenza di ciò che i consumatori portano sulla tavola, per garantire una sicurezza alimentare messa a dura prova dalle emergenze sanitarie che si sono susseguite in questi anni. Ricordo il grande impegno posto proprio nelle piazze ferraresi da Coldiretti con il Patto con il consumatore del dicembre 2000 e le migliaia di firme raccolte negli anni successivi per la legge sull’etichettatura e la difesa delle nostre produzioni, una maggiore trasparenza ed un nuovo modello di sviluppo per il settore. Tutte questioni sulle quali abbiamo sempre raccolto il gradimento dei cittadini ma anche molte contrarietà ed irrisioni da parte di chi invoca a piè sospinto l’unità del cosiddetto mondo agricolo. In attesa di quell’unità non avremmo oggi un bel niente da festeggiare”.

Secondo le anticipazioni del rapporto Coldiretti/Eurispes, divulgate in occasione dell’approvazione definitiva della legge salva Made in Italy, circa un terzo (33 per cento) della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati, per un valore di 51 miliardi di euro di fatturato, deriva da materie prime importate, trasformate e vendute con il marchio Made in Italy, in quanto la legislazione, sino ad oggi, lo consentiva, nonostante in realtà esse potessero provenire da qualsiasi punto del pianeta. Gli inganni del finto Made in Italy sugli scaffali riguardano - riferisce la Coldiretti - due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all'insaputa dei consumatori, e la metà delle mozzarelle che sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere.
”L’approvazione della legge – continua Tonello – pone fine ad un grave inganno nei confronti dei produttori italiani e dei consumatori che attribuiscono grande importanza alla provenienza degli alimenti: per quasi un italiano su quattro (23 per cento) il cibo italiano dal campo alla tavola vale almeno il doppio e due italiani su tre (65 per cento) che sono disponibili a pagare dal 10 per cento in su, secondo l’indagine Coldiretti-Swg”.
La fiducia nel Made in Italy rispetto al prodotto straniero è del 91 per cento per gli alimenti, del 66 per cento per i vestiti, del 55 per cento nei mobili, del 49 per cento per la cosmetica, del 39 per gli utensili, del 26 per auto e motorini e del 18 per l’elettronica e cresce nel 2010 in tutti i settori. La superiorità del Made in Italy alimentare è attribuita al rispetto di leggi più severe, alla bontà e freschezza e alla garanzia di maggiori controlli.

La fiducia accordata alle produzioni agricole italiane è giustificata dal primato nei controlli con oltre un milione tra le verifiche e le ispezioni effettuate sul Made in Italy alimentare nel 2010. Tra Agenzie delle Dogane, Nas dei Carabinieri, Istituto Controllo Qualità, Capitanerie di Porto, Corpo Forestale e Carabinieri delle Politiche Agricole, Asl, ai quali si è aggiunta l’attività degli organismi privati, sono stati effettuati nel 2010 - ricorda Coldiretti - oltre un milione di controlli sul Made in Italy, a garanzia delle imprese e dei consumatori.
“Abbiamo già raccolto il consenso dei 27 Paesi della UE per estendere l’etichettara a tutti i tipi di carne, quindi siamo confortati nella nostra azione – conclude Tonello – che deve essere quella di portare l’esperienza italiana nell’ambito europeo, superando inerzie di anni di fronte alle continue emergenze alimentari ed alla richiesta dei cittadini di più sicurezza e più trasparenza. Anche a costo di aprire un contenzioso sulla nuova legge nazionale, con la quale si ribadisce che almeno in questo caso l’Italia e la filiera agricola italiana, sono un passo avanti a tutti e quindi ci sono le condizioni per portare valore aggiunto al settore e confermare la fiducia dei consumatori nel made in Italy agro alimentare”.