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venerdì 16 marzo 2012

MADE IN ITALY: COLDIRETTI, BENE STOP QUOTE STATO IN PECORINO RUMENO

Fonte: Coldiretti Ferrara

Marini: finalmente ha vinto il buonsenso con cessione quote Simest in Lactitalia

Finalmente ha vinto il buonsenso. E’ un grande risultato della nostra mobilitazione l’annuncio della cessione da parte della finanziaria del Ministero dello Sviluppo economico Simest delle quote di partecipazione in Lactitalia, la società che produce in Romania i formaggi pecorino e caciotta che fanno concorrenza alle produzioni del vero Made in Italy. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel ricordare che si è conclusa positivamente la battaglia della Coldiretti, delle associazioni dei consumatori e di 2215 i comuni, 12 regioni, 26 province, 41 Camere di Commercio e 119 tra Comunità Montane, Consorzi di Tutela e altri enti come Unioncamere, che hanno adottato delibere con le quali si denunciava che le operazioni di sostegno dell’Italian sounding, da parte della Simest, determinano danni gravi in quanto bloccano ogni potenzialità di crescita delle imprese italiane a causa della “saturazione”del mercato con prodotti che richiamano qualità italiane senza essere di origine nazionale, impedendo ai consumatori di effettuare una corretta comparazione sulla base della diversa qualità e convenienza con prodotti autentici del Made in Italy”.



Una vicenda incredibile si è chiusa positivamente ma ci chiediamo - ha precisato Marini - in quali altre occasioni ci sia stata una cattiva utilizzazione delle risorse pubbliche come questa senza che nessuno se ne occupasse o intervenisse. Per questo ora l’impegno del Governo e del Parlamento – ha affermato Marini - deve essere rivolto a vietare per legge il finanziamento pubblico di prodotti realizzati all’estero che imitano il vero Made in Italy. Occorre - ha concluso Marini - avere la forza di distinguere la vera internazionalizzazione da quelle forme di delocalizzazione aggravate dall’uso improprio del “marchio Italia” che danneggiano il Paese facendo perdere occupazione e svilendo il valore del Made in Italy, costruito con sacrifici da generazioni di imprenditori.



Per quanto riguarda la questione della societa' Lactitalia attraverso un comunicato emesso al termine della manifestazione della Coldiretti in piazza Montecitorio è stato annunciato che, ''Simest ha portato a conclusione la procedura di partecipazione alla societa', dalla quale e' uscita con la cessione delle quote'' dando ''piena adesione al rafforzamento del contrasto all'italian sounding e alla diffusione del made in Italy, cosi come indicato da una recente direttiva del Ministero dello sviluppo economico''. ''Simest ha prontamente recepito la direttiva in materia agroalimentare emanata dal Ministero dello Sviluppo Economico, che prevede la revoca di partecipazioni deliberate, qualora le imprese pongano in essere pratiche commerciali in grado di indurre in errore i consumatori, anche nei mercati esteri, circa l'origine italiana dei prodotti commercializzati, sia attraverso elementi specifici dei prodotti stessi che del relativo packaging''.

martedì 13 marzo 2012

COLDIRETTI: AL VIA MOBILITAZIONE PER UN NUOVO PROTAGONISMO DELL’AGRICOLTURA


Fonte: Coldiretti Ferrara

Giovedì 15 marzo 2012 a Piazza Montecitorio, al Ministero dello Sviluppo Economico ed alla sede di SIMEST la protesta degli agricoltori contro i falsi agroalimentari di Stato. Folta delegazione da Ferrara per difendere il ruolo dell’agricoltura italiane e le nostre imprese. Basta con i finanziamenti al falso made in Italy e no a questa IMU.


Migliaia di agricoltori, cittadini, ambientalisti, associazioni dei consumatori, insieme a Sindaci e rappresentanti delle Istituzioni a livello nazionale, regionale e locale provenienti dalle diverse Regioni italiane si mobilitano nella capitale contro il falso Made in Italy di Stato in questa occasione rappresentato dal “Pecorino” prodotto completamente in Romania con i soldi dello Stato italiano, che sarà portato per la prima volta in piazza “in bella vista” a disposizione delle Autorità e dei cittadini. Un caso emblematico in cui lo Stato favorisce la delocalizzazione e fa concorrenza agli italiani sfruttando il valore evocativo del Made in Italy. Quel made in Italy tanto abusato e “taroccato” all’estero, come il servizio di ieri di Striscia la Notizia da New York con il responsabile qualità di Coldiretti, Manfredini, ha ben rappresantato con quattro prodotti su cinque che sono autentici falsi, vere bufale che di italiano non hanno nulla, se non il richiamo alla nostra qualità ed al nostro territorio.
Per il presidente di Coldiretti Ferrara, Mauro Tonello, “sarà l’occasione per affermare la centralità del settore agroalimentare quale una delle poche leve competitive di cui il Paese dispone per ricominciare a crescere, ma anche un modo per denunciare gli ormai troppi casi di disattenzione e sottovalutazione nei confronti di un settore che è patrimonio del Paese. Ci chiediamo infatti:
• perché dopo tante denunce il Ministero dello Sviluppo Economico non vieta per legge il finanziamento di prodotti realizzati all’estero che imitando il vero Made in Italy uccidono il futuro delle nostre imprese ?
• perché chi con la terra ci lavora e ci vive si è visto aumentare l’IMU in maniera maggiore di chi la terra la usa per divertirsi o speculare ?
• perché al tavolo del lavoro tra Governo e forze sociali, il nostro settore che occupa 1,2 milioni di lavoratori dipendenti oltre agli autonomi è l’unico a non essere stato invitato ?
• perché dopo due leggi nazionali sull’etichettatura per fare sapere agli italiani quello che mangiano nessuno si è preso la responsabilità di applicarle ?
Sono domande semplici, alle quali sarebbe logico e giusto fosse data risposta, ma forse le risposte non sono altrettanto semplici da dare, anche da parte di questo Governo”
La nostra agricoltura è la prima a livello mondiale per valore aggiunto ad ettaro, il nostro cibo è il piu’ apprezzato e imitato nel mondo, il nostro export agroalimentare cresce a due cifre. Agricoltura e cibo sono un patrimonio economico, sociale, ambientale, paesaggistico e culturale che il mondo ci invidia. Sono un patrimonio di tutti gli italiani ! Tutto questo la gente lo sa ed è ora che anche la politica ne prenda atto. Le ragioni della mobilitazione saranno illustrate dal presidente della Coldiretti Sergio Marini a partire dalle ore 9,30 il 15 marzo 2012 in piazza Montecitorio a Roma con migliaia di manifestanti che presidieranno anche il Ministero dello Sviluppo Economico in via Veneto 33 e la sede della Simest in Largo Ottavio Tassoni.

CHI APPOGGIA LA DIFESA DEL VERO MADE IN ITALY

Sono 12 le Regioni italiane che hanno approvato documenti a favore dell’iniziativa Coldiretti contro il falso made in Italy di stato (compresa l’Emilia-Romagna), 27 le province (anche quella estense), 41 le Camere di Commercio (ad oggi non quella della nostra provincia), oltre 2.200 i Comuni. A Ferrara i Comuni che ad oggi hanno approvato delibere oppure ordini del giorno a difesa del made in Italy sono 21 su 26 (80% circa) e prossimamente, alla prima convocazione utile, altri tre dovrebbero prendere posizione (Migliarino, Poggio Renatico e Ostellato), portando così il totale a 24. Nessuna volontà è per il momento stata espressa da Argenta e Mirabello. A favore anche Federconsumatori ed il Consorzio Produttori Aglio di Voghiera DOP.

venerdì 9 marzo 2012

COLDIRETTI: AL VIA MOBILITAZIONE PER UN NUOVO PROTAGONISMO DELL’AGRICOLTURA


Fonte: Coldiretti Ferrara

Giovedì 15 marzo 2012 a Piazza Montecitorio, al Ministero dello Sviluppo Economico ed alla sede di SIMEST la protesta degli agricoltori contro i falsi agroalimentari di Stato. Folta delegazione da Ferrara per difendere il ruolo dell’agricoltura italiane e le nostre imprese. Basta con i finanziamenti al falso made in Italy e no a questa IMU.

Migliaia di agricoltori, cittadini, ambientalisti, associazioni dei consumatori, insieme a Sindaci e rappresentanti delle Istituzioni a livello nazionale, regionale e locale provenienti dalle diverse Regioni italiane si mobilitano nella capitale contro il falso Made in Italy di Stato in questa occasione rappresentato dal “Pecorino” prodotto completamente in Romania con i soldi dello Stato italiano, che sarà portato per la prima volta in piazza “in bella vista” a disposizione delle Autorità e dei cittadini. Un caso emblematico in cui lo Stato favorisce la delocalizzazione e fa concorrenza agli italiani sfruttando il valore evocativo del Made in Italy.

Per il presidente di Coldiretti Ferrara, Mauro Tonello, “sarà l’occasione per affermare la centralità del settore agroalimentare quale una delle poche leve competitive di cui il Paese dispone per ricominciare a crescere, ma anche un modo per denunciare gli ormai troppi casi di disattenzione e sottovalutazione nei confronti di un settore che è patrimonio del Paese. Ci chiediamo infatti:
• perché dopo tante denunce il Ministero dello Sviluppo Economico non vieta per legge il finanziamento di prodotti realizzati all’estero che imitando il vero Made in Italy uccidono il futuro delle nostre imprese ?
• perché chi con la terra ci lavora e ci vive si è visto aumentare l’IMU in maniera maggiore di chi la terra la usa per divertirsi o speculare ?
• perché al tavolo del lavoro tra Governo e forze sociali, il nostro settore che occupa 1,2 milioni di lavoratori dipendenti oltre agli autonomi è l’unico a non essere stato invitato ?
• perché dopo due leggi nazionali sull’etichettatura per fare sapere agli italiani quello che mangiano nessuno si è preso la responsabilità di applicarle ?
Sono domande semplici, alle quali sarebbe logico e giusto fosse data risposta, ma forse le risposte non sono altrettanto semplici da dare, anche da parte di questo Governo”

La nostra agricoltura è la prima a livello mondiale per valore aggiunto ad ettaro, il nostro cibo è il piu’ apprezzato e imitato nel mondo, il nostro export agroalimentare cresce a due cifre. Agricoltura e cibo sono un patrimonio economico, sociale, ambientale, paesaggistico e culturale che il mondo ci invidia. Sono un patrimonio di tutti gli italiani ! Tutto questo la gente lo sa ed è ora che anche la politica ne prenda atto. Le ragioni della mobilitazione saranno illustrate dal presidente della Coldiretti Sergio Marini a partire dalle ore 9,30 il 15 marzo 2012 in piazza Montecitorio a Roma con migliaia di manifestanti che presidieranno anche il Ministero dello Sviluppo Economico in via Veneto 33 e la sede della Simest in Largo Ottavio Tassoni.

martedì 17 gennaio 2012

COLDIRETTI: IN REGIONE SONO GIA’ 148 GLI ENTI AL NOSTRO FIANCO CONTRO I FALSI DI STATO (14 A FERRARA)).

Fonte: Coldiretti Ferrara

Comuni, Camere di Commercio, Consorzi di tutela, associazioni dei consumatori, si sono espressi a favore della tutela del vero made in Italy e contro i prodotti fasulli che godono anche dei finanziamenti pubblici.

Un terzo dei comuni dell’Emilia Romagna ha aderito all’invito di Coldiretti regionale e si sono espressi a favore della tutela del made in Italy agroalimentare. Sono infatti 112 comuni e 4 province che hanno approvato un ordine del giorno per combattere la diffusione di prodotti che traggono in inganno circa la loro vera origine e raggirano così i consumatori, che non hanno la possibilità di scegliere in modo consapevole. Ai comuni si sono aggiunti Camere di Commercio, Consorzi di Tutela, associazioni consumatori e ambientaliste, per un totale di 148 enti che in Emilia Romagna si sono espressi contro i “falsi di Stato” e chiedono di vigilare sull’attività della Simest, la società controllata dal ministero dello Sviluppo Economico, che finanzia produzioni ad imitazione di quelli tipici italiani, ma prodotti totalmente all’estero. Altri comuni ed altri enti – ricorda Coldiretti – hanno già annunciato che prenderanno delibere analoghe nei prossimi giorni.
Sulla vicenda Simest si era espresso prima di Natale già la Giunta regionale dell’Emilia Romagna che ha chiesto al Governo di introdurre “adeguati criteri per la valutazione dei progetti destinati a sostenere l’internazionalizzazione delle imprese agroalimentari, garantire la piena trasparenza dell’operato di Simest, potenziare le iniziative di contrasto alla contraffazione dei prodotti agroalimentari italiani”.
A Ferrara, ad oggi, hanno deliberato a sostegno della posizione di Coldiretti, 11 comuni (anche attraverso una Unione dei Comuni), oltre al Consorzio dell’Aglio di Voghiera ed a Federconsumatori. Molte altre le amministrazioni che si apprestano ad esaminare l’ordine del giorno inoltrato in tutti i comuni della provincia, nonché all’amministrazione provinciale a fine 2011.
E’ evidente – sottolinea il presidente di Coldiretti Ferrara, Mauro Tonello – il danno che questi falsi prodotti italiani generano per le produzioni tipiche italiane, anche quelle del nostro territorio provinciale che vanta sia prodotti Dop (aglio di Voghiera) che Igp (pera e pesca, riso, asparagi, salumi, pane) che DOC e altri prodotti iscritti all’albo nazionale dei prodotti tipici. Gli alimenti prodotti all’estero traggono in inganno il consumatore circa la loro vera origine, danneggiando l’immagine delle produzioni tipiche italiane”.
Coldiretti ricorda che l’italian sounding, come viene definita la produzione di falsi alimenti che richiamano nei nomi e nei colori quelli italiani, ruba all’economia nazionale oltre 60 miliardi di euro. Il dato è ancora più eclatante se pensiamo che il valore totale delle esportazioni agroalimentari italiane è pari a 28 miliardi di euro.

venerdì 30 dicembre 2011

COLDIRETTI, ALL’ESTERO TAROCCATI DUE PIATTI MADE IN ITALY SU TRE: LA PIRATERIA ALIMENTARE FESTEGGIA SEMPRE

Fonte: Coldiretti Ferrara

La pirateria agroalimentare utilizza parole ed immagini del Bel Paese per lucrare con il falso made in Italy oltre 50 mld di euro, più del doppio di quanto si esporta. Scandaloso il supporto “di Stato” a prodotti esteri che richiamano nomi italiani.

Circa un milione di italiani che hanno scelto di trascorrere le vacanze di Capodanno all’estero se non riescono a rinunciare ai piatti tipici della tradizione italiana rischiano, in due casi su tre, di trovarsi di fronte un piatto taroccato, molto diverso da quello immaginato. E' quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che oltre i confini si stima che siano falsi piu’ di due prodotti di tipo italiano su tre in commercio con il fatturato del cibo Made in Italy taroccato che ha superato i 50 miliardi di euro, piu’ il doppio del valore delle esportazioni originali. La "pirateria agroalimentare" nel mondo utilizza infatti impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che richiamano al nostro Paese per alimenti che non hanno nulla a che fare con la realtà produttiva nazionale. Non mancano peraltro casi di agropirateria che vedono scandalosamente coinvolto addirittura lo Stato italiano attraverso la Simest, società finanziaria controllata dal Ministero dello sviluppo economico, che sta finanziando imprese italiane per produrre e commercializzare all’estero prodotti che di italiano hanno solo il nome. Prodotti che nascono all’estero, con materia prima e manodopera estere. E’ il caso dell’azienda casearia Lactitalia che è partecipata da Simest e produce in Romania formaggi con nomi italiani “Caciotta” e “Pecorino” ma lo Stato italiano promuove le vendite all’estero della bresaola uruguaiana e del culatello prodotto negli Stati Uniti e venduti a New York dalla salumeria Rosi del Gruppo Parmacotto il quale ha appena stipulato un vantaggioso accordo che prevede un investimento di ben 11 milioni di euro nel proprio capitale sociale da parte di Simest. I Paesi dove sono piu' diffuse le imitazioni sono Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti dove - denuncia la Coldiretti - appena il 2 per cento dei consumi di formaggio di tipo italiano sono soddisfatti con le importazioni di formaggi Made in Italy, mentre per il resto si tratta di imitazioni e falsificazioni ottenute sul suolo americano con latte statunitense in Wisconsin, New York o California. Ma a preoccupare sono anche le tendenze di Paesi emergenti come la Cina dove il falso Made in Italy è arrivato prima di quello originale e rischia di comprometterne la crescita. Se in alcuni casi l'”inganno” è particolarmente evidente con l'offerta nei menu di “specialità italiane” come gli spaghetti alla bolognese completamente sconosciuti nella città emiliana ,in altri è piu' difficile da scovare perché riguarda gli ingredienti di piatti dal richiamo familiare. Le imitazioni del parmigiano reggiano e del grano padano sono con il Parmesan la punta dell'iceberg diffuso in tutto il mondo, ma c'è anche - sottolinea la Coldiretti - il Romano prodotto nell'Illinois con latte di mucca anziché di pecora, il Parma venduto in Spagna senza alcun rispetto delle regole del disciplinare del Parmigiano Reggiano o la Fontina danese e svedese molto diverse da quella della Val d'Aosta, l'Asiago e il Gorgonzola statunitensi o il Cambozola tedesco imitazione grossolana del formaggio con la goccia. La lista è lunga - precisa la Coldiretti - anche per i salumi con la presenza sulle tavole del mercato globale di pancetta, coppa, prosciutto Busseto Made in California, ma anche di falsi salami Toscano, Milano e addirittura di soppressata Calabrese tutelata dall'Unione Europea come prodotto a denominazione di origine. E non mancano casi di imitazione tra i prodotti simbolo della dieta mediterranea come il Pompeian olive oil che non ha nulla a che fare con i famosi scavi, ma è prodotto nel Maryland, o quello Romulo dalla Spagna con la raffigurazione in etichetta di una lupa che allatta Romolo e Remo. Spaghetti napoletana, pasta milanesa, tagliatelle e capellini milaneza prodotti in Portogallo, linguine Ronzoni, risotto tuscan e polenta dagli Usa e penne e fusilli tricolore Di Peppino prodotti in Austria sono alcuni esempi di primi piatti taroccati mentre tra i condimenti risaltano i San Marzano: pomodori pelati “grown domestically in the Usa” o i pomodorini di collina cinesi e la salsa Bolognese dall'Australia. Non sfugge al tarocco anche il vino simbolo del Made in Italy come il Chianti “clonato” nella Napa Valley in California. Per difendersi dai tarocchi il consiglio della Coldiretti è di verificare le etichette nelle confezioni quando è possibile, di dare una occhiata ai menu' per controllare evidenti anomalie che dimostrano la mancata conoscenza della cucina Made in Italy e soprattutto chiedere al ristoratore prima di ordinare per sincerarsi che il piatto che arriverà non deluderà troppo le attese. Bisogna combattere un inganno globale per i consumatori che - conclude la Coldiretti - causa danni economici e di immagine alla produzione italiana sul piano internazionale cercando un accordo sul commercio internazionale nel Wto per la tutela delle denominazioni dai falsi ma è anche necessario fare chiarezza a livello nazionale ed europeo dove occorre estendere a tutti i prodotti l'obbligo di indicare in etichetta l'origine dei prodotti alimentari.

giovedì 22 dicembre 2011

LA REGIONE EMILIA-ROMAGNA A FIANCO DI COLDIRETTI CONTRO I “FALSI DI STATO”.

Fonte: Coldiretti Ferrara

La Regione Emilia Romagna è a fianco di Coldiretti nella mobilitazione per la difesa dei prodotti emiliano romagnoli dalla concorrenza sleale dei “falsi di Stato”, gli alimenti che con marchi e colori richiamano l’italianità, ma che in realtà vengono prodotti all’estero. E’ quanto emerso in un incontro promosso oggi in Regione da Coldiretti, dopo che l’assessore regionale all’Agricoltura, Tiberio Rabboni, aveva risposto ad una interrogazione di consiglieri di maggioranza (primo firmatario, Damiano Zoffoli) che chiedeva alla giunta regionale un intervento presso il Governo per tutelare il made in Italy.
L’interrogazione – ricorda Coldiretti – prende le mosse dal caso Simest, la società partecipata dal ministero dello Sviluppo economico, che finanzia la produzione in Romania di formaggi di pecora da latte rumeno, commercializzati con marchi che richiamano il made in Italy, come “Dolce Vita” e “Pecorino”, e che ha firmato un accordo con una grossa ditta italiana per finanziare negli Stati Uniti la commercializzazione di prodotti della salumeria italiana, con nomi che evocano i prodotti tipici della gastronomia nazionale e delle specialità regionali, come culatello, bresaola, finocchiona, soppressata, ottenuti però con ingredienti, materie prime e manodopera esteri.
La risposta dell’assessore Rabboni, che definisce i finanziamenti della Simest “in palese contraddizione con le molteplici iniziative finalizzate alla tutela ed alla valorizzazione delle nostre produzioni di qualità” esprimono – sottolinea Coldiretti – il parere della Giunta regionale e costituiscono di fatto un indirizzo per la Regione per contrastare la contraffazione dei prodotti agro-alimentari regionali e nazionali e chiede al Governo di introdurre “adeguati criteri per la valutazione dei progetti destinati a sostenere l’internazionalizzazione delle imprese agroalimentari, garantire la piena trasparenza dell’operato di Simest, potenziare le iniziative di contrasto alla contraffazione dei prodotti agroalimentari italiani”.
La vicenda dei “falsi di Stato” è stato affrontata questa mattina anche in un incontro del presidente e del direttore di Coldiretti Emilia Romagna, rispettivamente Mauro Tonello e Gianluca Lelli, con il presidente dell’assemblea legislativa, Matteo Richetti.
“E’ evidente – ha detto il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello – il danno che questi falsi prodotti italiani generano per le produzioni tipiche italiane, anche quelle del nostro territorio regionale che vanta 34 prodotti Dop e Igp e oltre 200 prodotti iscritti all’albo nazionale dei prodotti tipici. Gli alimenti prodotti all’estero traggono in inganno il consumatore circa la loro vera origine, danneggiando l’immagine delle produzioni tipiche italiane”.
Coldiretti Emilia Romagna ricorda che l’italian sounding, come viene definita la produzione di falsi alimenti che richiamano nei nomi e nei colori quelli italiani, ruba all’economia nazionale oltre 60 miliardi di euro. Il dato è ancora più eclatante se pensiamo che il valore totale delle esportazioni agroalimentari italiane è pari a 28 miliardi di euro.
Per queste attività all’estero, Simest – informa Coldiretti – nel 2010 ha stanziato 123 milioni di euro, che in Italia potrebbero rappresentare circa 4.000 stipendi di media entità, oppure avrebbero potuto consentire l’avvio di allevamenti bovini da 200/250 capi creando 500 nuovi posti di lavoro.
All’iniziativa promossa da Coldiretti, hanno portato il loro sostegno le associazioni consumatori FederConsumatori, Acu, Adoc, Confconsumatori, le associazioni ambientaliste Legambiente e Amici della Terra; i consorzi di tutela del Parmigiano Reggiano, dell’Aglio di Voghiera, dei vini Dop Colli Piacentini, dei Salumi tipici Piacentini; dell’Aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia; la Camera di Commercio di Piacenza.
Decine di Comuni della regione hanno già deliberato l’adesione all’iniziativa di Coldiretti e altri stanno deliberando in questi giorni.