FONTE: CONFAGRICOLTURA
CONFAGRICOLTURA: “LA CRISI ECONOMICA DEPRIME I CONSUMI DI COCOMERI. NON C’E’ VOGLIA E SINO ALL’80% DEI RACCOLTI RESTA NEI CAMPI”
“L’anguria è un po’ il frutto simbolo dell’estate conviviale, di divertimento e cocomerate. Il frutto vive però profonde difficoltà di mercato, con quotazioni crollate ai minimi storici e che non ripagano agli agricoltori neppure i costi di produzione”. Lo sottolinea Confagricoltura preoccupata per l’ennesima crisi di mercato che sta investendo i produttori agricoli.
Da giugno a settembre una fetta di anguria fresca, dolce e succosa, ha sempre costituito un refrigerio naturale contro il caldo. “E’ proprio in questo periodo che i cocomeri dovrebbero essere raccolti e venduti a ritmo incessante per soddisfare le richieste dei consumatori, invece - fa presente Confagricoltura - c’è il fermo pressoché totale che mette in pericolo anche l’occupazione dei tanti lavoratori extracomunitari, abitualmente impiegati nelle operazioni di raccolta”.
Gli ordini – spiega l’Organizzazione degli imprenditori agricoli - sono arrivati in forma ridottissima già da giugno e ora l’invenduto ha costretto i produttori a lasciare le angurie in campo; in alcune aree vocate come quelle pugliesi l’80% del prodotto non è stato nemmeno raccolto. “Non era mai successo prima, ma c’è un gravissimo e inspiegabile calo di richieste del prodotto sia sul mercato interno sia su quelli esteri di paesi abitualmente acquirenti come Francia, Germania, Danimarca, Polonia e Repubblica Ceca, eppure, mai come quest’anno il frutto è buono e di altissima qualità”.
E non può essere un fatto di noia, perché l’anguria è un frutto che si è andato rinnovando nel tempo più di tanti altri. Conta ben 1200 varietà, anche se in commercio si trovano solo quelle più selezionate, e molte novità: come le miniangurie per i single e poi i cocomeri quadrati per facilitare il confezionamento e il trasporto, come quelli piramidali e quelli multicolor non solo rossi ma anche rosa, arancio, gialli.
Quali i motivi della crisi? Probabilmente i consumatori stranieri, allarmati dall’E.Coli si vanno disaffezionando dai consumi di ortofrutta. E poi c’è il problema delle importazioni di grandi quantitativi di prodotto dalla Grecia ed altri Paesi mediterranei. Il calo dei consumi e l’affollamento dei mercati è un cocktail micidiale per i produttori.
Il calo dei consumi è davvero notevole e apparentemente incomprensibile. “Forse il consumatore, in questa situazione di crisi economica, non ha molta voglia di far festa - conclude Confagricoltura -. E a farne le spese è l’anguria, il frutto festaiolo per eccellenza”.
mercoledì 3 agosto 2011
ESTATE NERA PER LE ANGURIE
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CRISI PESCHE, PER LE CENTRALI COOPERATIVE “I PRIMI PROVVEDIMENTI NON SONO ANCORA SUFFICIENTI
FONTE: CENTRALI COOPERATIVE
"OCCORRE PUNTARE ALL’ORGANIZZAZIONE DELL’OFFERTA”
Occorrono interventi strutturali tesi ad una maggiore concentrazione dell’offerta e alla creazione di un sistema di regole vincolanti per tutelare i produttori dallo strapotere della GDO
Bologna, 2 agosto 2011 – Sulla crisi delle pesche e nettarine qualcosa finalmente si è mosso, sia a livello comunitario (con l’aumento delle indennità di ritiro per le pesche e nettarine) che nazionale (con l’approvazione di una risoluzione della Commissione agricoltura della Camera dei deputati sulla crisi del settore), eppure per Maurizio Gardini, Giovanni Luppi e Giampaolo Buonfiglio, presidenti rispettivamente delle organizzazioni Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare e Agci-Agrital, “si è ancora lontani da una soluzione”.
Ne è convinto il presidente di Fedagri Maurizio Gardini che oggi nel corso del Comitato ortofrutta delle tre organizzazioni allargato alle maggiori op ortofrutticole del sistema cooperativo, ha spiegato: “Se è vero che i motivi della grave crisi che sta attraversando il comparto ortofrutticolo, in particolare le pesche e nettarine, vanno ricercate in più direzioni – l’impatto disastroso della crisi E. Coli sui consumi in tutta la UE, l’andamento climatico sfavorevole nei mercati di esportazione, la sovrapposizione dei calendari di commercializzazione a livello europeo e la mancata sottoscrizione di un accordo interprofessionale da parte della Grande distribuzione organizzata – è evidente che non può essere sufficiente l’adozione di singoli provvedimenti, ma occorre invece agire su più fronti”.
“In primo luogo – ha spiegato Buonfiglio – occorre procedere sulla strada della maggiore organizzazione e concentrazione dell'offerta. È necessario lavorare per aggregare la più ampia quota possibile del 70% di frutta che oggi non è organizzata, puntando su Organizzazioni di produttori vere, autentiche che gestiscono realmente il prodotto”. “Certo – ha sottolineato il presidente di Fedagri - l’azione che le OP svolgono attraverso i piani operativi previsti dall’Ocm può senz’altro essere migliorata e molto è stato fatto in tal senso. Ma oggi c’è bisogno di coraggio per compiere un ulteriore salto di qualità”.
E per creare un sistema di regole in grado di arginare lo strapotere della GDO eliminando le distorsioni della filiera, “è indispensabile – ha dichiarato il presidente Luppi – sollecitare un intervento della politica. Poiché le parti non riescono a trovare un accordo sedendo ai tavoli dell’interprofessione, occorre allora che sia la politica a istituire delle regole (come quelle in vigore in Francia), in grado di tutelare la produzione agricola nei confronti della grande distribuzione organizzata”.
In merito alla opportunità di avanzare proposte alla politica in maniera il più possibile unitaria, le tre organizzazioni cooperative hanno infine espresso “apprezzamento” per la sottoscrizione da parte dalle organizzazioni professionali Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Copagri di un documento sulla crisi del comparto “che presenta molti aspetti condivisibili ed è sottoscrivibile anche dalle organizzazioni cooperative”. I tre presidenti hanno quindi ribadito “una piena disponibilità al confronto con tutto il mondo agricolo per migliorare l’organizzazione dell’offerta, ma ricercando anche una stretta relazione con gli altri paesi produttori europei per incrementare l’attenzione dell’UE verso il settore”.
"OCCORRE PUNTARE ALL’ORGANIZZAZIONE DELL’OFFERTA”
Occorrono interventi strutturali tesi ad una maggiore concentrazione dell’offerta e alla creazione di un sistema di regole vincolanti per tutelare i produttori dallo strapotere della GDO
Bologna, 2 agosto 2011 – Sulla crisi delle pesche e nettarine qualcosa finalmente si è mosso, sia a livello comunitario (con l’aumento delle indennità di ritiro per le pesche e nettarine) che nazionale (con l’approvazione di una risoluzione della Commissione agricoltura della Camera dei deputati sulla crisi del settore), eppure per Maurizio Gardini, Giovanni Luppi e Giampaolo Buonfiglio, presidenti rispettivamente delle organizzazioni Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare e Agci-Agrital, “si è ancora lontani da una soluzione”.
Ne è convinto il presidente di Fedagri Maurizio Gardini che oggi nel corso del Comitato ortofrutta delle tre organizzazioni allargato alle maggiori op ortofrutticole del sistema cooperativo, ha spiegato: “Se è vero che i motivi della grave crisi che sta attraversando il comparto ortofrutticolo, in particolare le pesche e nettarine, vanno ricercate in più direzioni – l’impatto disastroso della crisi E. Coli sui consumi in tutta la UE, l’andamento climatico sfavorevole nei mercati di esportazione, la sovrapposizione dei calendari di commercializzazione a livello europeo e la mancata sottoscrizione di un accordo interprofessionale da parte della Grande distribuzione organizzata – è evidente che non può essere sufficiente l’adozione di singoli provvedimenti, ma occorre invece agire su più fronti”.
“In primo luogo – ha spiegato Buonfiglio – occorre procedere sulla strada della maggiore organizzazione e concentrazione dell'offerta. È necessario lavorare per aggregare la più ampia quota possibile del 70% di frutta che oggi non è organizzata, puntando su Organizzazioni di produttori vere, autentiche che gestiscono realmente il prodotto”. “Certo – ha sottolineato il presidente di Fedagri - l’azione che le OP svolgono attraverso i piani operativi previsti dall’Ocm può senz’altro essere migliorata e molto è stato fatto in tal senso. Ma oggi c’è bisogno di coraggio per compiere un ulteriore salto di qualità”.
E per creare un sistema di regole in grado di arginare lo strapotere della GDO eliminando le distorsioni della filiera, “è indispensabile – ha dichiarato il presidente Luppi – sollecitare un intervento della politica. Poiché le parti non riescono a trovare un accordo sedendo ai tavoli dell’interprofessione, occorre allora che sia la politica a istituire delle regole (come quelle in vigore in Francia), in grado di tutelare la produzione agricola nei confronti della grande distribuzione organizzata”.
In merito alla opportunità di avanzare proposte alla politica in maniera il più possibile unitaria, le tre organizzazioni cooperative hanno infine espresso “apprezzamento” per la sottoscrizione da parte dalle organizzazioni professionali Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Copagri di un documento sulla crisi del comparto “che presenta molti aspetti condivisibili ed è sottoscrivibile anche dalle organizzazioni cooperative”. I tre presidenti hanno quindi ribadito “una piena disponibilità al confronto con tutto il mondo agricolo per migliorare l’organizzazione dell’offerta, ma ricercando anche una stretta relazione con gli altri paesi produttori europei per incrementare l’attenzione dell’UE verso il settore”.
martedì 2 agosto 2011
INFLAZIONE: 3,5 KG DI PERE WILLIAM O 4 KG DI MELE GALA PER PAGARSI UN CAPPUCCINO
Fonte: Confagricoltura Ferrara
“I generi alimentari freschi, il cui prezzo è sceso a luglio del 2,6%, continuano a fare da parziale ammortizzatore ad un’inflazione calcolata dall’Istat al 2,7% su base annua, il livello più alto registrato dal novembre 2008. Ma questo ruolo di salvagente contro il carovita i produttori agricoli lo hanno assunto a proprie spese”. Lo sottolinea Confagricoltura Ferrara in relazione alla rilevazione sui prezzi al consumo provvisori di luglio diffusa nei giorni scorsi dall’Istat, ricordando le rilevanti diminuzioni delle quotazioni delle patate (-3,4%), dei vegetali freschi (-5,5% rispetto al mese precedente), e della frutta (-11,4% su base congiunturale).
Sono molte le cause del crollo delle quotazioni all’origine della frutta e della verdura: l’allarme E.Coli, le anomalie meteorologiche, l’import massiccio. “Abbiamo constatato ancora una volta - commenta il Presidente Nicola Gherardi - che alla buona produzione in campo non corrisponde automaticamente una buona annata per il reddito dei produttori”.
E manca un’equa distribuzione del reddito nell’intera filiera ortofrutticola. “All’agricoltore - pone in evidenza il Presidente dell’Organizzazione agricola ferrarese - occorre il ricavato di oltre tre kg di pere William per prendere un cappuccino al bar. Un chilo di pere William per il mercato fresco, di calibro sostenuto, assenza di difetti, buccia non rugginosa, nella nostra provincia nell’attuale campagna commerciale tutt’ora in corso, dopo un’iniziale partenza riguardante poche partite con prezzi medi attorno a 0,44 euro/kg, le successive trattative sono scese fino a 0,35 euro/kg. Il costo medio si aggira attorno a 0,46 euro/kg, con una perdita secca per il frutticoltore di 10 centesimi. Per quanto riguarda il prezzo al consumo, questo ovviamente dipende dalle varie politiche commerciali adottate. Possiamo però tranquillamente affermare che dal produttore al consumatore mediamente il costo lievita del 400/500%”. “Tipologie ed esigenze qualitative diverse si hanno invece per le pere destinate alla trasformazione. Per partite con calibro inferiore e successivamente cubettate per macedonie, il prezzo medio per il produttore si aggira attorno ai 0,27 euro/kg. Dall’attuale campagna, poi, non è più previsto l’abbinamento al contributo comunitario”.
“Relativamente al mercato delle mele Gala, il maggior numero di partite nel ferrarese riguarda l’esportazione e la commercializzazione attraverso i canali della Grande Distribuzione Organizzata – prosegue Nicola Gherardi. In questo caso alle mele viene richiesta una colorazione minima del 35-40% di superficie, sono raccolte in bins senza particolari tempistiche ed attualmente il prezzo di realizzo mediamente si aggira attorno a 0,30 euro/kg. Più pregiate sono le partite destinate al mercato interno, quelle che troviamo cioè nei negozi. In tale caso le mele Gala debbono avere un calibro superiore, con colorazione precoce ed estesa, cioè una superficie rossa non inferiore al 60-70% e la cui raccolta termina a metà agosto. Il prezzo medio pagato dagli operatori commerciali al produttore si aggira attorno ai 0,40 euro/kg”.
“I costi di produzione si aggirano sui 0,37 euro/kg – evidenzia il Presidente di Confagricoltura - appena sufficienti a ripagare il produttore per le mele di maggior qualità, con una perdita secca invece di 0,7 centesimi al kg. per la maggior parte delle mele. Stesso discorso delle pere relativamente all’aumento di costo per il consumatore”.
“Siamo di fronte ad una dinamica complessiva che sta mettendo a serio rischio la redditività e la tenuta di molte imprese agricole – conclude Nicola Gherardi. Da una parte vi è la necessità di trovare nuovi equilibri all’interno della filiera e dall’altra serve un’azione decisa del governo in favore del settore agricolo che si dimostra non solo strategico, ma anche un vero e proprio salvagente contro l’effetto del carovita sui conti delle famiglie italiane. Se la politica non avverte la necessità di porre l’agricoltura vera e produttiva tra le sue priorità vuol dire che ha davvero perso di vista la società e l’economia reale”.
“I generi alimentari freschi, il cui prezzo è sceso a luglio del 2,6%, continuano a fare da parziale ammortizzatore ad un’inflazione calcolata dall’Istat al 2,7% su base annua, il livello più alto registrato dal novembre 2008. Ma questo ruolo di salvagente contro il carovita i produttori agricoli lo hanno assunto a proprie spese”. Lo sottolinea Confagricoltura Ferrara in relazione alla rilevazione sui prezzi al consumo provvisori di luglio diffusa nei giorni scorsi dall’Istat, ricordando le rilevanti diminuzioni delle quotazioni delle patate (-3,4%), dei vegetali freschi (-5,5% rispetto al mese precedente), e della frutta (-11,4% su base congiunturale).
Sono molte le cause del crollo delle quotazioni all’origine della frutta e della verdura: l’allarme E.Coli, le anomalie meteorologiche, l’import massiccio. “Abbiamo constatato ancora una volta - commenta il Presidente Nicola Gherardi - che alla buona produzione in campo non corrisponde automaticamente una buona annata per il reddito dei produttori”.
E manca un’equa distribuzione del reddito nell’intera filiera ortofrutticola. “All’agricoltore - pone in evidenza il Presidente dell’Organizzazione agricola ferrarese - occorre il ricavato di oltre tre kg di pere William per prendere un cappuccino al bar. Un chilo di pere William per il mercato fresco, di calibro sostenuto, assenza di difetti, buccia non rugginosa, nella nostra provincia nell’attuale campagna commerciale tutt’ora in corso, dopo un’iniziale partenza riguardante poche partite con prezzi medi attorno a 0,44 euro/kg, le successive trattative sono scese fino a 0,35 euro/kg. Il costo medio si aggira attorno a 0,46 euro/kg, con una perdita secca per il frutticoltore di 10 centesimi. Per quanto riguarda il prezzo al consumo, questo ovviamente dipende dalle varie politiche commerciali adottate. Possiamo però tranquillamente affermare che dal produttore al consumatore mediamente il costo lievita del 400/500%”. “Tipologie ed esigenze qualitative diverse si hanno invece per le pere destinate alla trasformazione. Per partite con calibro inferiore e successivamente cubettate per macedonie, il prezzo medio per il produttore si aggira attorno ai 0,27 euro/kg. Dall’attuale campagna, poi, non è più previsto l’abbinamento al contributo comunitario”.
“Relativamente al mercato delle mele Gala, il maggior numero di partite nel ferrarese riguarda l’esportazione e la commercializzazione attraverso i canali della Grande Distribuzione Organizzata – prosegue Nicola Gherardi. In questo caso alle mele viene richiesta una colorazione minima del 35-40% di superficie, sono raccolte in bins senza particolari tempistiche ed attualmente il prezzo di realizzo mediamente si aggira attorno a 0,30 euro/kg. Più pregiate sono le partite destinate al mercato interno, quelle che troviamo cioè nei negozi. In tale caso le mele Gala debbono avere un calibro superiore, con colorazione precoce ed estesa, cioè una superficie rossa non inferiore al 60-70% e la cui raccolta termina a metà agosto. Il prezzo medio pagato dagli operatori commerciali al produttore si aggira attorno ai 0,40 euro/kg”.
“I costi di produzione si aggirano sui 0,37 euro/kg – evidenzia il Presidente di Confagricoltura - appena sufficienti a ripagare il produttore per le mele di maggior qualità, con una perdita secca invece di 0,7 centesimi al kg. per la maggior parte delle mele. Stesso discorso delle pere relativamente all’aumento di costo per il consumatore”.
“Siamo di fronte ad una dinamica complessiva che sta mettendo a serio rischio la redditività e la tenuta di molte imprese agricole – conclude Nicola Gherardi. Da una parte vi è la necessità di trovare nuovi equilibri all’interno della filiera e dall’altra serve un’azione decisa del governo in favore del settore agricolo che si dimostra non solo strategico, ma anche un vero e proprio salvagente contro l’effetto del carovita sui conti delle famiglie italiane. Se la politica non avverte la necessità di porre l’agricoltura vera e produttiva tra le sue priorità vuol dire che ha davvero perso di vista la società e l’economia reale”.
LA GIUNTA REGIONALE DA IL VIA ALL' ASSEGNAZIONE DI OLTRE 1,9 MILIONI DI EURO DESTINATI AGLI EX BIETICOLTORI
FONTE: REGIONE EMILIA-ROMAGNA
Bologna – Oltre 1,9 milioni di euro dal Programma di Azione regionale di diversificazione del settore bieticolo. La Regione ha approvato la graduatoria delle domande presentate dagli ex bieticoltori per aderire al programma operativo destinato a sostenere investimenti aziendali finalizzati alla diversificazione del settore bieticolo.
Le risorse, derivanti da economie di provvedimenti precedenti, ammontano a 1,983 milioni di euro e consentono attualmente di finanziare investimenti alle prime 51 imprese agricole sulle 177 ammesse in graduatoria. Si tratta di aziende che hanno dovuto abbandonare o ridurre la coltivazione della barbabietola da zucchero in seguito alla chiusura degli zuccherifici a cui conferivano il prodotto, dopo la pesante riforma comunitaria del settore.
I benefici dell’attuale graduatoria potranno essere estesi anche ad altre imprese in posizione utile in seguito all’assegnazione all’Emilia-Romagna di quelle risorse aggiuntive che altre Regioni non sono state in grado di spendere e che al momento sono quantificate in 213 mila euro.
La Regione Emilia-Romagna porta così a pieno compimento il proprio specifico Programma di Azione regionale di diversificazione del settore bieticolo, emanato dalla Giunta nell’aprile del 2008, assegnando tutte le risorse disponibili. Si tratta, in complesso, di oltre 32 milioni di euro destinati principalmente ad investimenti nelle aziende agricole e in parte alla diversificazione in attività non agricole, all’innovazione, alla ricerca e alla sperimentazione.
Bologna – Oltre 1,9 milioni di euro dal Programma di Azione regionale di diversificazione del settore bieticolo. La Regione ha approvato la graduatoria delle domande presentate dagli ex bieticoltori per aderire al programma operativo destinato a sostenere investimenti aziendali finalizzati alla diversificazione del settore bieticolo.
Le risorse, derivanti da economie di provvedimenti precedenti, ammontano a 1,983 milioni di euro e consentono attualmente di finanziare investimenti alle prime 51 imprese agricole sulle 177 ammesse in graduatoria. Si tratta di aziende che hanno dovuto abbandonare o ridurre la coltivazione della barbabietola da zucchero in seguito alla chiusura degli zuccherifici a cui conferivano il prodotto, dopo la pesante riforma comunitaria del settore.
I benefici dell’attuale graduatoria potranno essere estesi anche ad altre imprese in posizione utile in seguito all’assegnazione all’Emilia-Romagna di quelle risorse aggiuntive che altre Regioni non sono state in grado di spendere e che al momento sono quantificate in 213 mila euro.
La Regione Emilia-Romagna porta così a pieno compimento il proprio specifico Programma di Azione regionale di diversificazione del settore bieticolo, emanato dalla Giunta nell’aprile del 2008, assegnando tutte le risorse disponibili. Si tratta, in complesso, di oltre 32 milioni di euro destinati principalmente ad investimenti nelle aziende agricole e in parte alla diversificazione in attività non agricole, all’innovazione, alla ricerca e alla sperimentazione.
venerdì 29 luglio 2011
Pesca: Emilia-Romagna, Veneto e Friuli scrivono al Governo per chiedere un tavolo permanente al Ministero
FONTE: REGIONE EMILIA - ROMAGNA
Pesca: Emilia-Romagna, Veneto e Friuli scrivono al Governo per chiedere un tavolo permanente al Ministero subito dopo la pausa estiva e la creazione del Distretto Alto-Adriatico
Anticipare la fine del fermo pesca al 15 settembre, attivare bandi per piccola pesca e vongolare, sviluppare piani interregionali di gestione dell’Alto Adriatico. Queste le richieste delle Regioni Emilia-Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia.
I tre assessori regionali alla Pesca Tiberio Rabboni, Franco Manzato e Claudio Violino hanno scritto al ministro per le Politiche agricole Saverio Romano per chiedere di avviare, subito dopo la pausa estiva, un tavolo permanente per dare presto una risposta concreta alle marinerie. Gli assessori chiedono, inoltre, al Governo di procedere nella strada per la creazione di un vero e proprio Distretto Alto-Adriatico, come soggetto nuovo per la riconversione e lo sviluppo della pesca. Questa, scrivono gli assessori, è “l’unica carta per voltare pagina” e “salvare le risorse ittiche del nostro mare Adriatico senza distruggere i comparti”.
“La recente ‘partita’ relativa al fermo pesca, che ha visto ancora una volta non comprese fino in fondo le esigenze specifiche e le proposte delle marinerie dell’Alto-Adriatico - sottolineano ancora gli assessori - ha dimostrato quanto sia importante rafforzare la capacità di interlocuzione tra i nostri operatori e il Ministero, con l’appoggio fattivo e responsabile delle Regioni”.
Rabboni, Manzato e Violino chiedono di superare di superare la fase di gestione delle “emergenze del brevissimo periodo” e di individuare, invece, “percorsi strutturati di rilancio dei comparti produttivi”. Come Regioni, aggiungono “siamo pronti, proprio sulla base del lavoro importante che stiamo facendo con i nostri pescatori, ad assumerci la responsabilità di proporre soluzioni anche molto impegnative. Ma non possiamo essere lasciati soli”.
In particolare le questioni sulle quali le tre Regioni chiedono di confrontarsi con il Ministero, così come emerso dai lavori delle Unità di Crisi e come chiesto anche dalle rappresentanze degli operatori, sono: la modifica del decreto che ha definito il fermo biologico, anticipandone la conclusione al 15 settembre; i nuovi bandi per l’arresto definitivo dei segmenti “piccola pesca” e “vongolare”; l’attivazione del Distretto Alto-Adriatico e la predisposizione di piani di gestione interregionali rapportati al contesto ambientale (tre, sei e dodici miglia) e per tipologia di licenza.
Pesca: Emilia-Romagna, Veneto e Friuli scrivono al Governo per chiedere un tavolo permanente al Ministero subito dopo la pausa estiva e la creazione del Distretto Alto-Adriatico
Anticipare la fine del fermo pesca al 15 settembre, attivare bandi per piccola pesca e vongolare, sviluppare piani interregionali di gestione dell’Alto Adriatico. Queste le richieste delle Regioni Emilia-Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia.
I tre assessori regionali alla Pesca Tiberio Rabboni, Franco Manzato e Claudio Violino hanno scritto al ministro per le Politiche agricole Saverio Romano per chiedere di avviare, subito dopo la pausa estiva, un tavolo permanente per dare presto una risposta concreta alle marinerie. Gli assessori chiedono, inoltre, al Governo di procedere nella strada per la creazione di un vero e proprio Distretto Alto-Adriatico, come soggetto nuovo per la riconversione e lo sviluppo della pesca. Questa, scrivono gli assessori, è “l’unica carta per voltare pagina” e “salvare le risorse ittiche del nostro mare Adriatico senza distruggere i comparti”.
“La recente ‘partita’ relativa al fermo pesca, che ha visto ancora una volta non comprese fino in fondo le esigenze specifiche e le proposte delle marinerie dell’Alto-Adriatico - sottolineano ancora gli assessori - ha dimostrato quanto sia importante rafforzare la capacità di interlocuzione tra i nostri operatori e il Ministero, con l’appoggio fattivo e responsabile delle Regioni”.
Rabboni, Manzato e Violino chiedono di superare di superare la fase di gestione delle “emergenze del brevissimo periodo” e di individuare, invece, “percorsi strutturati di rilancio dei comparti produttivi”. Come Regioni, aggiungono “siamo pronti, proprio sulla base del lavoro importante che stiamo facendo con i nostri pescatori, ad assumerci la responsabilità di proporre soluzioni anche molto impegnative. Ma non possiamo essere lasciati soli”.
In particolare le questioni sulle quali le tre Regioni chiedono di confrontarsi con il Ministero, così come emerso dai lavori delle Unità di Crisi e come chiesto anche dalle rappresentanze degli operatori, sono: la modifica del decreto che ha definito il fermo biologico, anticipandone la conclusione al 15 settembre; i nuovi bandi per l’arresto definitivo dei segmenti “piccola pesca” e “vongolare”; l’attivazione del Distretto Alto-Adriatico e la predisposizione di piani di gestione interregionali rapportati al contesto ambientale (tre, sei e dodici miglia) e per tipologia di licenza.
ORTOFRUTTA: DOCUMENTO COLDIRETTI, CIA, CONFAGRI E COPAGRI SU CRISI SETTORE
FONTE: COLDIRETTI, CIA, CONFAGRI E COPAGRI
INTERVENTI URGENTI PER IL SETTORE ORTOFRUTTICOLO
La campagna del prodotto ortofrutticolo estivo a causa delle difficoltà
causate dall’emergenza E.coli e delle problematiche di un periodo
climatico variabile, non favorevole ai consumi, è in una situazione di
pesante crisi. Gli strumenti normativi comunitari, previsti in materia di
prevenzione e gestione delle crisi di mercato, si rilevano sempre più
limitati e incapaci di rispondere agli obiettivi per cui sono stati
concepiti, soprattutto in presenza di forti crisi di mercato. Con il
passare dei giorni la crisi di mercato, oltre che per pesche e
nettarine, si sta allargando anche ad altri prodotti come cocomeri e
meloni.
Interventi urgenti
Diventa urgentissimo un autorevole intervento del Ministero
per le politiche agricole alimentari e forestali per poter ovviare a
questa situazione ed interventi presso la GDO per:
- sottoscrivere l’accordo interprofessionale. L’accordo è saltato per il
rifiuto dei soli rappresentanti della GDO di impegnarsi a non
commercializzare prodotto di importazione con caratteristiche
qualitative inferiori a quelle per cui si impegnavano i produttori italiani.
Considerato che si è a campagna avanzata, l’Accordo dovrebbe
avere valenza per le campagne 2011 e 2012.
- regolamentare l’uso del sottocosto dei prodotti ortofrutticoli;
- regolamentare l’uso della scontistica;
- ridurre i tempi di pagamento sui prodotti deperibili.
Inoltre per affrontare la crisi di mercato si propone che il
Ministero per le politiche agricole alimentari e forestali con il
coinvolgimento delle Regioni si attivi per:
- coordinare l’attivazione da parte delle Organizzazione dei produttori
ortofrutticoli delle misure previste dall’art. 10 del Reg. 1182/2007.
Infatti, per i prodotti ritirati e distribuiti in beneficenza l’aiuto finanziario
comunitario in caso di ritiri dal mercato di ortofrutticoli, in volume non
superiore al 5% della produzione commercializzata da ciascuna OP,
è pari al 100%.
- attivazione dei ritiri di prodotto trasformato, con anticipo nazionale,
come attività preparatoria del bando per indigenti, previsto dalla
regolamentazione comunitaria, per frutta trasformata a valere sul
bilancio 2012;
- attivazione a partire dal mese di luglio di misure di ritiro
straordinarie in deroga alla OCM in analogia con lo schema di aiuti
adottato con il regolamento comunicatori E.Coli;
- subordinare gli ulteriori interventi nazionali e regionali (esempio de
minimis) al pieno espletamento di tutte le azioni previste dei piani
operativi.
Agevolare interventi sul credito:
- Prevedere la sospensione di rate e dei pagamenti dovuti
dall’impresa agricola nel 2011 e consentire la loro rateizzazione nel
medio periodo;
- Rafforzare gli interventi di credito agevolato;
- Rinnovo moratoria ABI sul settore agricolo.
Piano di ristrutturazione del settore
Premesso che il ripetersi di continue crisi nel settore ortofrutticolo, in
particolare nell’ambito delle pesce e nettarine, ha evidenziato che gli
attuali strumenti di governo del settore non sono in grado di
interrompere il trend negativo.
In particolare, si sono manifestate palesemente inefficaci le misure
relative alla programmazione, commercializzazione, promozione
favorendo prevalentemente, ancorché indirettamente, il sistema della
distribuzione, si ritiene urgente e necessario:
1. migliorare la “Strategia nazionali” di attuazione della OCM
ortofrutta, sostenendo all’interno del Piano Operativo misure
specifiche che prevedano la prevalenza delle risorse destinate
alle fasi di produzione agricola – al fine di evitare il perpetuarsi di
attività formalmente ascrivibili alla filiera agricola, oggi a
vantaggio dei soggetti del commercio e della Distribuzione
Organizzata;
2. attivare un fondo mutualistico alimentato anche con misure
specifiche del Piano Operativo sul modello “misure di
prevenzione e gestione delle crisi” da poter utilizzare in caso di
crisi;
3. sviluppare e sostenere polizze multi - rischio compatibili nei costi,
efficaci nella tutela e nelle garanzie;
4. avviare, attraverso i piani operativi e con finanziamento nazionale,
un piano di ristrutturazione del comparto, con una riconversione
varietale che privilegi gli obiettivi di vocazionalità e stagionalità, in
coerenza con l’evoluzione dei consumi, così da consentire una
presenza continuativa del prodotto per l’intera stagione, al fine di
evitare importazioni di prodotti poco qualificati che come
ampiamente verificato creano disaffezione sul consumo;
5. ristrutturare le attività commerciali, dei sistemi organizzativi
governati dagli agricoltori, per evitare conflitti e concorrenza e
attivare una maggiore trasparenza e capacità di programmazione
verso il mercato e verso la produzione;
6. rafforzare metodiche finalizzate alla trasparenza della filiera
commerciale, anche con riferimento alla data di raccolta, al
contenuto di gradi brix, e/a i costi di produzione specifici
all’agricoltore;
7. individuare modalità di confezionamento del prodotto, che
standardizzino in poche tipologie compatibili economicamente, il
contenitore del prodotto, al fine di sovvertire l’imposizione che
sino ad oggi la GDO ha voluto, scaricando propri oneri sul mondo
della produzione;
8. superare l’attuale sistema di informazione, sulle produzioni e sui
mercati e sostenere la predisposizione di un soggetto nazionale
che in trasparenza asseveri: le previsioni produttive, di mercato,
di consumo, i costi di produzione e li certifichi;
9. rivedere la normativa nazionale per sostenere la costituzioni di
OP unicamente a base agricola, in particolare in quelle aree del
Paese deficitarie di soggetti aggregati;
10. sostenere nei confronti di Bruxelles l’aumento delle indennità di
ritiro e l’aumento della quota ritirabile, con modalità che
disincentivino la pianificazione produttiva che va oltre al
necessario ritiro;
11. evitare misure di concorrenza sleale (dumping commerciale) con
particolare riferimento ai costi di manodopera, energia, mezzi
tecnici, trasporti e aiuti di Stato.
INTERVENTI URGENTI PER IL SETTORE ORTOFRUTTICOLO
La campagna del prodotto ortofrutticolo estivo a causa delle difficoltà
causate dall’emergenza E.coli e delle problematiche di un periodo
climatico variabile, non favorevole ai consumi, è in una situazione di
pesante crisi. Gli strumenti normativi comunitari, previsti in materia di
prevenzione e gestione delle crisi di mercato, si rilevano sempre più
limitati e incapaci di rispondere agli obiettivi per cui sono stati
concepiti, soprattutto in presenza di forti crisi di mercato. Con il
passare dei giorni la crisi di mercato, oltre che per pesche e
nettarine, si sta allargando anche ad altri prodotti come cocomeri e
meloni.
Interventi urgenti
Diventa urgentissimo un autorevole intervento del Ministero
per le politiche agricole alimentari e forestali per poter ovviare a
questa situazione ed interventi presso la GDO per:
- sottoscrivere l’accordo interprofessionale. L’accordo è saltato per il
rifiuto dei soli rappresentanti della GDO di impegnarsi a non
commercializzare prodotto di importazione con caratteristiche
qualitative inferiori a quelle per cui si impegnavano i produttori italiani.
Considerato che si è a campagna avanzata, l’Accordo dovrebbe
avere valenza per le campagne 2011 e 2012.
- regolamentare l’uso del sottocosto dei prodotti ortofrutticoli;
- regolamentare l’uso della scontistica;
- ridurre i tempi di pagamento sui prodotti deperibili.
Inoltre per affrontare la crisi di mercato si propone che il
Ministero per le politiche agricole alimentari e forestali con il
coinvolgimento delle Regioni si attivi per:
- coordinare l’attivazione da parte delle Organizzazione dei produttori
ortofrutticoli delle misure previste dall’art. 10 del Reg. 1182/2007.
Infatti, per i prodotti ritirati e distribuiti in beneficenza l’aiuto finanziario
comunitario in caso di ritiri dal mercato di ortofrutticoli, in volume non
superiore al 5% della produzione commercializzata da ciascuna OP,
è pari al 100%.
- attivazione dei ritiri di prodotto trasformato, con anticipo nazionale,
come attività preparatoria del bando per indigenti, previsto dalla
regolamentazione comunitaria, per frutta trasformata a valere sul
bilancio 2012;
- attivazione a partire dal mese di luglio di misure di ritiro
straordinarie in deroga alla OCM in analogia con lo schema di aiuti
adottato con il regolamento comunicatori E.Coli;
- subordinare gli ulteriori interventi nazionali e regionali (esempio de
minimis) al pieno espletamento di tutte le azioni previste dei piani
operativi.
Agevolare interventi sul credito:
- Prevedere la sospensione di rate e dei pagamenti dovuti
dall’impresa agricola nel 2011 e consentire la loro rateizzazione nel
medio periodo;
- Rafforzare gli interventi di credito agevolato;
- Rinnovo moratoria ABI sul settore agricolo.
Piano di ristrutturazione del settore
Premesso che il ripetersi di continue crisi nel settore ortofrutticolo, in
particolare nell’ambito delle pesce e nettarine, ha evidenziato che gli
attuali strumenti di governo del settore non sono in grado di
interrompere il trend negativo.
In particolare, si sono manifestate palesemente inefficaci le misure
relative alla programmazione, commercializzazione, promozione
favorendo prevalentemente, ancorché indirettamente, il sistema della
distribuzione, si ritiene urgente e necessario:
1. migliorare la “Strategia nazionali” di attuazione della OCM
ortofrutta, sostenendo all’interno del Piano Operativo misure
specifiche che prevedano la prevalenza delle risorse destinate
alle fasi di produzione agricola – al fine di evitare il perpetuarsi di
attività formalmente ascrivibili alla filiera agricola, oggi a
vantaggio dei soggetti del commercio e della Distribuzione
Organizzata;
2. attivare un fondo mutualistico alimentato anche con misure
specifiche del Piano Operativo sul modello “misure di
prevenzione e gestione delle crisi” da poter utilizzare in caso di
crisi;
3. sviluppare e sostenere polizze multi - rischio compatibili nei costi,
efficaci nella tutela e nelle garanzie;
4. avviare, attraverso i piani operativi e con finanziamento nazionale,
un piano di ristrutturazione del comparto, con una riconversione
varietale che privilegi gli obiettivi di vocazionalità e stagionalità, in
coerenza con l’evoluzione dei consumi, così da consentire una
presenza continuativa del prodotto per l’intera stagione, al fine di
evitare importazioni di prodotti poco qualificati che come
ampiamente verificato creano disaffezione sul consumo;
5. ristrutturare le attività commerciali, dei sistemi organizzativi
governati dagli agricoltori, per evitare conflitti e concorrenza e
attivare una maggiore trasparenza e capacità di programmazione
verso il mercato e verso la produzione;
6. rafforzare metodiche finalizzate alla trasparenza della filiera
commerciale, anche con riferimento alla data di raccolta, al
contenuto di gradi brix, e/a i costi di produzione specifici
all’agricoltore;
7. individuare modalità di confezionamento del prodotto, che
standardizzino in poche tipologie compatibili economicamente, il
contenitore del prodotto, al fine di sovvertire l’imposizione che
sino ad oggi la GDO ha voluto, scaricando propri oneri sul mondo
della produzione;
8. superare l’attuale sistema di informazione, sulle produzioni e sui
mercati e sostenere la predisposizione di un soggetto nazionale
che in trasparenza asseveri: le previsioni produttive, di mercato,
di consumo, i costi di produzione e li certifichi;
9. rivedere la normativa nazionale per sostenere la costituzioni di
OP unicamente a base agricola, in particolare in quelle aree del
Paese deficitarie di soggetti aggregati;
10. sostenere nei confronti di Bruxelles l’aumento delle indennità di
ritiro e l’aumento della quota ritirabile, con modalità che
disincentivino la pianificazione produttiva che va oltre al
necessario ritiro;
11. evitare misure di concorrenza sleale (dumping commerciale) con
particolare riferimento ai costi di manodopera, energia, mezzi
tecnici, trasporti e aiuti di Stato.
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I problemi del mercato del lavoro in agricoltura: un incontro in Provincia per una strategia condivisa
FONTE: PROVINCIA DI FERRARA
Mercoledì 27 luglio si è svolto in Provincia, promosso dalla Presidente Marcella Zappaterra e dall’assessore alle Politiche del lavoro Caterina Ferri, un primo incontro con la parti sociali del settore agricolo, sui temi del mercato del lavoro in agricoltura.
Dando seguito ad un convegno organizzato ad aprile da Flai-Cgil, le organizzazioni sindacali hanno sollecitato la ripresa di un confronto con tutti gli attori; sollecitazione prontamente raccolta dall’amministrazione di piazza Castello.
Infatti, sebbene il comparto manifesti una sostanziale tenuta occupazionale nonostante il periodo di crisi, non sono assenti i rischi di infiltrazioni di irregolarità nei meccanismi di avviamento al lavoro, né le difficoltà ad un incrocio immediato ed efficace tra la domanda e l’offerta di lavoro, soprattutto nei periodi dei picchi di raccolta.
Negli ultimi anni si è infatti significativamente ridimensionata la domanda di personale rivolta dalle imprese ai Centri per l’Impiego provinciali, sebbene questi continuino a raccogliere gli elenchi delle disponibilità dei lavoratori per l’avviamento in agricoltura.
Per verificare interventi condivisi di miglioramento della situazione, si è deciso di insediare un tavolo tecnico composto da esperti espressi da tutti gli attori presenti, che consegni organizzazioni datoriali, sindacali ed alla Provincia, ipotesi di intervento operative.
Mercoledì 27 luglio si è svolto in Provincia, promosso dalla Presidente Marcella Zappaterra e dall’assessore alle Politiche del lavoro Caterina Ferri, un primo incontro con la parti sociali del settore agricolo, sui temi del mercato del lavoro in agricoltura.
Dando seguito ad un convegno organizzato ad aprile da Flai-Cgil, le organizzazioni sindacali hanno sollecitato la ripresa di un confronto con tutti gli attori; sollecitazione prontamente raccolta dall’amministrazione di piazza Castello.
Infatti, sebbene il comparto manifesti una sostanziale tenuta occupazionale nonostante il periodo di crisi, non sono assenti i rischi di infiltrazioni di irregolarità nei meccanismi di avviamento al lavoro, né le difficoltà ad un incrocio immediato ed efficace tra la domanda e l’offerta di lavoro, soprattutto nei periodi dei picchi di raccolta.
Negli ultimi anni si è infatti significativamente ridimensionata la domanda di personale rivolta dalle imprese ai Centri per l’Impiego provinciali, sebbene questi continuino a raccogliere gli elenchi delle disponibilità dei lavoratori per l’avviamento in agricoltura.
Per verificare interventi condivisi di miglioramento della situazione, si è deciso di insediare un tavolo tecnico composto da esperti espressi da tutti gli attori presenti, che consegni organizzazioni datoriali, sindacali ed alla Provincia, ipotesi di intervento operative.
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