...in onda su Telestense Ferrara e Lepida Tv [digitale terrestre] >> orari

lunedì 11 gennaio 2016

RIFORMA PROVINCE, AL VIA I 9 SERVIZI TERRITORIALI AGRICOLTURA, CACCIA E PESCA. CASELLI: NESSUN CAMBIAMENTO PER L'UTENZA. AI NUOVI FUNZIONARI IL BENVENUTO E UN AUGURIO DI BUON LAVORO

Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione  

Su 1211 lavoratori che dalle Province e dalla Città metropolitana arrivano in Regione, 474 interessano il comparto agricolo, caccia e pesca

Al via i 9 Servizi territoriali Agricoltura, caccia e pesca della Regione Emilia-Romagna. Operativi dal 1° gennaio 2016, rappresentano uno dei principali effetti della legge regionale di riordino istituzionale in applicazione della riforma Delrio delle Province. Su 1211 lavoratori che con il nuovo anno passeranno dalla pianta organica delle Province e della Città metropolitana di Bologna a quella della Regione, 474 interessano i settori agricoltura, caccia e pesca. Si tratta tuttavia di personale che continuerà ad esercitare le proprie funzioni localmente, nell’ambito appunto dei nuovi servizi territoriali regionali istituiti con la delibera regionale n.2185 del 21 dicembre scorso. Nessun cambiamento dunque per l’utenza. Il passaggio al nuovo assetto infatti è stato pensato per garantire la continuità di esercizio delle funzioni e dei servizi erogati. "Ora siamo impegnati sulla macchina organizzativa – ha commentato l’assessore regionale all’agricoltura caccia e pesca Simona Caselli - stiamo infatti lavorando per l’omogeneizzazione dei procedimenti, lo snellimento delle procedure e l’ottimizzazione dei carichi di lavoro. Mi sento dunque di rassicurare i cittadini, a partire dalle aziende agricole che potranno continuare a contare su interlocutori preparati e competenti, mentre ai nuovi funzionari regionali do il benvenuto e rivolgo un sincero augurio di buon lavoro”. Una parte delle funzioni in materia agricola erano in capo alle Comunità montane. Per i circa 15 funzionari che lavorano in questi enti il passaggio alla Regione è posticipato di alcuni mesi e sarà operativo dal 1° aprile 2016.
Qui i nove Servizi territoriali agricoltura, caccia pesca:
http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/comunicati-stampa/2016/gennaio/nuovi-servizio-territoriale-agricoltura-caccia-e-pesca

lunedì 28 dicembre 2015

LAVORO, CONFAGRICOLTURA:IL DISEGNO DI LEGGE CONTRO IL LAVORO NERO ED IL CAPORALATO VA NELLA DIREZIONE GIUSTA, MA BISOGNA SUPERARE ALCUNE CRITICITA’

Fonte: Confagricoltura

Confagricoltura giudica nel complesso positiva l’iniziativa dei ministri delle Politiche agricole, del Lavoro e della Giustizia volta a contrastare il caporalato e lo sfruttamento del lavoro in agricoltura attraverso un apposito disegno di legge, necessario anche a tutela delle tante imprese che operano nel rispetto della legalità. Con riguardo all’inasprimento del sistema sanzionatorio per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, il presidente Guidi – pur comprendendo le ragioni ispiratrici – ha espresso l’auspicio che le norme penali ipotizzate siano equilibrate e vadano a colpire i veri criminali, ossia coloro che organizzano l’attività di intermediazione illecita e se ne avvantaggiano economicamente. “E’ inoltre essenziale – ha proseguito il presidente Mario Guidi – introdurre misure finalizzate a favorire la stabilizzazione dei rapporti di lavoro, assolutamente necessarie se si vuole combattere efficacemente il caporalato e lo sfruttamento, a partire dagli sgravi per l’assunzione dei lavoratori a tempo indeterminato, previsti sia nella legge di Stabilità dello scorso anno, sia in quella recentemente approvata, ma con limiti che li rendono praticamente inapplicabili.” Il rafforzamento del ruolo e delle funzioni della Rete del lavoro agricolo di qualità, previsto nel disegno di legge, è sicuramente utile a favorire il pieno utilizzo di questo importante strumento, anche se è necessaria una riflessione sulle ragioni che hanno fatto registrare, in questi primi mesi, un numero di richieste di adesione inferiore alle aspettative. “La rete non ha dato i risultati aspettati, anche se le aziende finora iscritte sono per la maggior parte associate a Confagricoltura, a partire dalla mia – ha evidenziato Guidi -. Il motivo è che i requisiti previsti per l’iscrizione, soprattutto di carattere amministrativo, sono eccessivamente rigidi e precludono la possibilità di aderire alla Rete anche ad aziende destinatarie di sanzioni amministrative per violazioni lievi e di carattere meramente formale, rispetto alle quali hanno già provveduto alla regolarizzazione della violazione ed al pagamento della sanzione”. Inoltre le aziende temono che l’iscrizione alla Rete possa rappresentare una ulteriore inasprimento dei controlli nei loro confronti. L’obiettivo della legge, invece, è proprio l’opposto: concentrare i controlli sulle aziende agricole non iscritte. “Le imprese su questo punto vanno rassicurate e, possibilmente, anche incentivate economicamente”. L’aspetto su cui invece Confagricoltura è proprio contraria è l’introduzione di un criterio induttivo di valutazione della congruità della manodopera occupata, al quale potrebbe essere legata non solo l’iscrizione alla rete, ma anche l’eventuale concessione di agevolazioni e erogazioni. “Si tratta – ha commentato il presidente di Confagricoltura – di una misura di dubbia legittimità costituzionale che rischia di penalizzare, paradossalmente, proprio le aziende innovative, che ottimizzano i fattori di produzione e che razionalizzano l’utilizzo di risorse umane.”

mercoledì 23 dicembre 2015

OI POMODORO DA INDUSTRIA DEL NORD ITALIA IN ASSEMBLEA. ANNATA 2015 CONDOTTA NEL SEGNO DELLA TRASPARENZA APPLICATE REGOLE CONDIVISE ED EFFETTUATE VERIFICHE IN TUTTA LA FILIERA

Fonte: OI Pomodoro da Industria Nord Italia
 
È una filiera in salute quella dell’Organizzazione Interprofessionale del Pomodoro da Industria del Nord Italia. Una filiera che, all’interno dell’OI, dialoga, si confronta, determina regole condivise nel segno della trasparenza per il consumatore, agisce compatta per migliorare il quadro normativo in cui opera e fornisce indicazioni agli enti di ricerca per indirizzare al meglio gli studi sullo sviluppo del settore. È emerso tutto questo durante l’assemblea dell’OI nella sede del socio Apoconerpo a Villanova di Castenaso (Bologna). “Nel 2015 l’OI ha svolto un lavoro molto consistente nel segno della trasparenza e dell’etica che porta l’intera filiera a proporre sul mercato un prodotto di assoluta qualità – il bilancio del presidente Pier Luigi Ferrari -. Dobbiamo continuare a scommettere sulle nostre capacità”. Durante l’assemblea si è sottolineata l’importanza di regole condivise dall’intera filiera. “Nel 2015 – ha spiegato il segretario dell’OI Maria Chiara Cavallo - sono state introdotte importanti novità in merito alla raccolta ed elaborazione dei dati produttivi come la congruità delle rese contrattate e delle superfici contrattate rispetto alle effettive e alla verifica dei pagamenti della materia prima dall’industria alle organizzazioni dei produttori. L’attività dell’OI acquisisce un ruolo sempre più fondamentale per l’efficacia nel raggiungimento degli obiettivi per la programmazione delle produzioni”. “Quello delle regole condivise – ha aggiunto la vicepresidente Rossella Martelli – è stato uno degli strumenti più importanti per tenere controllata la filiera”. Durante la campagna 2015 per conto dell’OI ha operato un organismo di controllo – composto da due tecnici super partes - che ha monitorato l’operato di tutte le imprese del Nord Italia, verificando in particolare la corretta applicazione di quanto stabilito tra industria e OP (Organizzazioni di produttori) nel contratto quadro stipulato con specifico riferimento alla valutazione della qualità della materia prima in ingresso agli stabilimenti riscontrando una sostanziale conformità dei processi di valutazione rispetto a quanto stipulato dal contratto quadro. “Dal 27 luglio al 18 settembre – ha illustrato ancora Cavallo - sono stati predisposti 42 controlli in stabilimento, senza preavviso, per verificare le modalità di valutazione qualitativa e pesatura del pomodoro, il rilascio del certificato di consegna e la rilevazione del brix”. Sul piano normativo-legislativo l’OI ha lavorato per favorire l’armonizzazione dei disciplinari tra le regioni Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Piemonte in particolare per riuscire ad ottenere un disciplinare di produzione integrata armonizzato nei suoi contenuti per tutto il Nord Italia mentre sul piano delle politiche ambientali il grande risultato ottenuto nel 2015 è rappresentato dal fatto che la filiera dell’OI è la prima filiera agroalimentare ad avere effettuato – nell’ambito del progetto Life Prefer condotto da Lombardia ed Emilia-Romagna - uno studio di Pef (Product Environmental Footprint), ossia ad aver calcolato l’impronta ambientale prodotta come intera filiera – tramite la valutazione di 14 parametri ambientali - per la produzione di 1 kg di concentrato, di polpa e di passata. Ma l’OI guarda anche al futuro. “È operativo un gruppo progettualità – ha concluso la vicepresidente Bruna Saviotti – che ha promosso incontri tra i soggetti economici della filiera, organizzazioni di produttori e industrie di trasformazione, per determinare le necessità di sperimentazione in base alle quali confrontarsi con i centri specializzati nella ricerca”.














Da sinistra, il presidente Ferrari, le vicepresidenti Martelli e Saviotti e il segretario Cavallo.

COLLEGATO AMBIENTALE, CONFAGRICOLTURA: RICONOSCIUTO IL VALORE ECONOMICO/ECOLOGICO DELL’AGRICOLTURA

Fonte: Confagricoltura

Confagricoltura plaude all’approvazione definitiva del collegato ambientale votato ieri dalla Camera, che contiene misure per il settore agricolo in materia di tutela della natura, sviluppo sostenibile, energia, acquisti verdi, gestione dei rifiuti, difesa del suolo e risorse idriche. Un pacchetto di misure che incidono in diversi settori dell'economia con l'obiettivo di concepire un nuovo modello di sviluppo basato sulla sostenibilità ambientale e sull’economia circolare, attraverso una serie di semplificazioni e di incentivi diretti a premiare i comportamenti virtuosi. “Finalmente si è messo in evidenza il ruolo dell’agricoltura per la mitigazione dei cambiamenti climatici – commenta l’Organizzazione degli imprenditori agricoli - riconoscendone il valore economico, come nel caso dell’introduzione di sistemi di remunerazione dei servizi ecosistemici e ambientali”. Con il nuovo provvedimento saranno remunerati tutti i servizi agricoli, con particolare attenzione alla fissazione del carbonio delle foreste e dell’arboricoltura da legno, alla regimazione delle acque nei bacini montani, alla salvaguardia della biodiversità e del paesaggio. Inoltre, con l’introduzione del marchio volontario “Made Green in Italy” che utilizza la metodologia per la determinazione dell’impronta ambientale dei prodotti (PEF), sarà più facile acquistare i prodotti delle aziende agricole sostenibili italiane. Gli appalti di fornitura pubblici, infine, saranno più “verdi”, dando priorità di acquisto a quei prodotti e a quelle aziende che possono dimostrare la loro sostenibilità secondo schemi di qualità internazionali. “La legge - spiega Confagricoltura - va nella direzione da noi intrapresa con il progetto Ecocloud, diretto proprio a promuovere le imprese agricole che hanno adottato tecnologie e disciplinari di produzione innovativi, in grado di garantire il miglioramento delle prestazioni dei prodotti e, in particolare, la riduzione degli impatti ambientali.

COLDIRETTI: PROROGA AL 30 GIUGNO 2016 PER I RINNOVI DELLE CONCESSIONI DI UTILIZZO DI ACQUE PUBBLICHE

Fonte: Coldiretti Ferrara  

Con provvedimento della Regione Emilia-Romagna il termine originario del 31 dicembre 2015 è stato posticipato a fine giugno 2016. Da gennaio i nostri uffici a disposizione dei soci per gli adempimenti necessari.

Con provvedimento dell’Assemblea legislativa regionale, è stato dettato il nuovo termine per il rinnovo delle concessione di utilizzo delle acque pubbliche, sia superficiali (da fiume) che profonde (da pozzo) in scadenza originariamente al 31 dicembre 2015. La nuova scadenza è stata fissata al 30 giugno 2016, data ultima utile per la piena applicazione delle norme sul demanio idrico, con la maggiore opportunità per tutti gli utenti,compresi quelli del Bacino Po di Volano, che interessano anche il territorio ferrarese. Da gennaio gli Uffici Coldiretti saranno a disposizione dei soci interessati per la predisposizione della necessaria documentazione.

martedì 22 dicembre 2015

COLDIRETTI: CON LEGGE STABILITA’ : 1 MILIARDO A SOSTEGNO AGRICOLTURA ITALIANA

Fonte: Coldiretti Ferrara  

Il presidente Moncalvo sottolinea il risultato importante della manovra per chi vive di agricoltura, che torna centrale nella politica del Governo e che consentirà il recupero di risorse per il ruolo di chi ogni giorno produce il vero Made in Italy.

“Una manovra che garantisce quasi un miliardo di risorse aggiuntive all’agricoltura con il rispetto degli impegni assunti per il taglio delle tasse a chi vive di agricoltura che viene esentato dal pagamento dell’Imu e dell’Irap, come avevano annunciato il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e il Ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina all’incontro con i trentamila della Coldiretti il 15 settembre nella giornata dell'agricoltura italiana all’Expo”. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo in riferimento agli effetti dell’approvazione della legge di stabilità 2016 nel sottolineare che “con il provvedimento l’agricoltura torna ad essere centrale nella manovra del Governo”. Dall’azzeramento dell’Irap alla cancellazione dell’Imu per i coltivatori diretti e per gli imprenditori agricoli professionali sia nei terreni in pianura che nelle aree montane, dove è stata tolta a tutti, ma anche l’aumento della compensazione Iva sulle carni bovine e suine (passando rispettivamente a 7,7 per cento e all'8 per cento) che vale 20 milioni di euro e l’incremento delle percentuali di compensazione Iva per i prodotti lattiero caseari all’8,80 al 10 per cento nonché i fondi stanziati per il piano olivicolo e quelli per il finanziamento delle assicurazioni contro le calamitá con un budget di 140 milioni in due anni. La riduzione degli oneri fiscali consente alle imprese agricole professionali - ha continuato Moncalvo - di recuperare risorse per gli investimenti finalizzati all’innovazione e alla crescita dell’occupazione in un settore particolarmente dinamico come l'agroalimentare Made in Italy. Per la prima volta dopo anni di sacrifici per l’agricoltura (dalle modifiche alle disposizioni Imu alla forte diminuzione delle assegnazioni di gasolio agevolato) vengono assegnate risorse finanziarie e soprattutto ridotto il carico impositivo sul settore con un riconoscimento concreto - conclude Moncalvo - del ruolo dell’agricoltura e del cibo made in Italy per il futuro del Paese.

PASTA BARILLA, AL VIA L'ACCORDO 2015-2016 PER LA FORNITURA DI GRANO DURO ALTA QUALITÀ DELL'EMILIA-ROMAGNA.

Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione  

Interessata una superficie agricola di 20 mila ettari per 120 mila tonnellate di frumento. Caselli: la nostra regione polo produttivo d'eccellenza. Un esempio virtuoso di organizzazione

Al via l’accordo per la fornitura di grano duro alta qualità dell’Emilia-Romagna per la pasta Barilla. Valido per la campagna cerealicola 2015-2016, l’accordo prevede un quantitativo di 120 mila tonnellate, per una superficie agricola interessata di circa 20 mila ettari. Compie così dieci anni l’iniziativa, promossa dalla Regione, che ha permesso di rilanciare la coltivazione del grano duro in Emilia-Romagna, garantendo qualità e redditività, in un mercato globale caratterizzato da un' estrema volatilità dei prezzi. “Grazie a intese come questa - ha sottolineato oggi a Bologna l’assessore regionale all’agricoltura Simona Caselli – Barilla può contare su una filiera interamente emiliano-romagnola e su un prodotto di elevata qualità anche da un punto di vista ambientale, mentre gli agricoltori possono programmare la produzione e avere certezza di uno sbocco commerciale, sottraendosi alla logica delle commodity. Siamo di fronte a un esempio virtuoso di organizzazione che permette al territorio emiliano-romagnolo di qualificarsi come polo d’eccellenza per la produzione del grano duro” . “Il grano duro dell’Emilia-Romagna contribuisce alla realizzazione della nuova linea di pasta ad elevato contenuto proteico lanciata da Barilla – ha spiegato Luigi Ganazzoli, responsabile acquisti della Barilla – questo accordo è in linea con la vocazione del Gruppo alla qualità, innanzi tutto per i consumatori, ma anche per l'ambiente e il territorio, grazie al raccordo ferroviario realizzato al servizio del nuovo centro di stoccaggio e che, sostituendo il trasporto su gomma, permette un risparmio di 1.100 tonnellate di Co2 all’anno”. L’accordo interessa tutta la filiera: dal seme alla pasta. A firmarlo, oltre al Gruppo Barilla, Maria Grazia De Feo della Società Produttori Sementi di Bologna, Raimondo Ricci Bitti per OP Cereali, Alberto Stefanati per OP Grandi Colture Italiane, Matteo Negretto per OP Capa Ferrara e Ivan Cremonini per CerealCap. Il contratto quadro si articola in singoli accordi firmati dal Gruppo Barilla e dai fornitori. A loro volta questi ultimi (OP Cereali, OP Grandi Colture Italiane, Capa Ferrara OP e CerealCap) stipulano con i singoli agricoltori soci gli impegni di coltivazione, con le specifiche tecniche e le opzioni di valorizzazione del grano duro. Società Produttori Sementi S.p.A. selezionatrice e costitutrice delle principali varietà identificate dal disciplinare, sviluppate con un’attività di ricerca e sperimentazione in parte sostenuta anche dalla Regione, fornisce il seme necessario alla maggior parte delle coltivazioni.  
I contenuti dell’accordo 2015-2016
Barilla può dunque contare su varietà appositamente selezionate, particolarmente adatte all’industria pastaria e su un’alternativa competitiva ai grani di alta qualità d’importazione; gli agricoltori possono programmare la produzione contando su uno sbocco di mercato e avvalendosi di un prezzo di vendita concordato (su medie di listino in base alla Borsa merci di Bologna o a prezzo garantito fino a una quota del 30%) che include anche specifiche premialità legate alla qualità (qualità prodotto, adesione al disciplinare di produzione, assistenza tecnica prestata, durata e modalità di stoccaggio). L’accordo 2015-2016 prevede la modifica delle norme di coltivazione che terranno conto dell’aggiornamento in corso dei Disciplinari di Produzione Integrata della Regione Emilia-Romagna. Gli adeguamenti a nuove conoscenze e all’evoluzione delle norme sull’uso dei fitofarmaci, oltre a garantire tecniche di coltivazione più sostenibili da un punto di vista ambientale, con effetti anche sulla qualità finale del prodotto, agevolano l’adesione degli agricoltori alle misure agro-clima-ambientali del Psr 2014-2020, dove sono previsti, tra gli altri, aiuti specifici per favorire la corretta rotazione per prevenire il rischio micotossine. Viene confermata la possibilità di avvalersi di un apposito sistema informatico (granoduro.net), che supporta i produttori nell’individuazione delle scelte tecniche per ottenere un prodotto di alta qualità, ma anche pienamente sostenibile da un punto di vista ambientale.  
La coltivazione del grano duro in Emilia-Romagna
Il grano duro è il cereale utilizzato per la pasta, prodotto simbolo del made in Italy. In Italia, che è il principale produttore mondiale di grano duro insieme al Canada, si registra attualmente un grado di approvvigionamento interno del 60-65%. A fronte di un consumo di circa 5,5 milioni di tonnellate da parte dell’industria molitoria, la produzione interna si aggira sulle 3,5 milioni di tonnellate. L’Emilia-Romagna è da sempre una delle regioni più vocate per quanto riguarda la produzione di grano duro di qualità. Gli accordi con il gruppo Barilla hanno certamente contribuito alla ripresa delle superfici coltivate, oltre ad un innalzamento delle capacità professionali necessarie al miglioramento della qualità del prodotto, sia in campo che nella fase di gestione e stoccaggio. Il primo accordo quadro risale al 2006 e prevedeva un quantitativo di 30 mila tonnellate. Da allora a oggi le superfici a grano duro coltivate in Emilia-Romagna sono triplicate, passando da circa 20 mila a 60 mila ettari. L’accordo vale circa un terzo della produzione di grano duro regionale.














Da sinistra Alberto Stefanati, Luigi Ganazzoli, Maria Grazia De Feo, Simona Caselli, Raimondo Ricci Bitti, Matteo Negretto, Ivan Cremonini.