FONTE: REGIONE EMILIA - ROMAGNA
Bologna - Anche in Italia serve una legge che regoli i rapporti tra i produttori ortofrutticoli e la grande distribuzione, così come già accade in Francia. E’ quello che chiede l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni che oggi è intervenuto all’inaugurazione del Macfrut di Cesena. " Nelle prossime settimane - ha detto Rabboni, nel corso del convegno ”Filiera ortofrutticola e Gdo: il caso francese, le aspettative italiane e le nuove regole europee”, organizzato da Regione, Cesena Fiera e Centro servizi ortofrutticoli - presenterò ai parlamentari della Commissione agricoltura di Camera e Senato una proposta per una legge italiana, condivisa con le altre Regioni, simile a quella approvata nel 2010 dal Parlamento francese. Non c'è ragione per non dare ai nostri frutticoltori le stesse tutele nei rapporti con la grande distribuzione che hanno i loro colleghi transalpini a partire dall’obbligatorietà dei contratti scritti tra produttori e acquirenti e dal divieto di sconti.”
“L'Italia deve allinearsi alla Francia - ha sottolineato Rabboni - e sollecitare all'Unione europea un provvedimento simile valido per tutto il mercato unico continentale. La questione e' vitale per i nostri produttori. Senza norme di legge capaci di codificare comportamenti commerciali corretti e trasparenti la grande distribuzione detterà inevitabilmente le proprie condizioni economiche e commerciali ai produttori agricoli, riducendo progressivamente, come sta già avvenendo, il valore della produzione e la redditività d'impresa, senza alcun vantaggio per i consumatori."
Cosa prevede la legge francese a tutela dei produttori ortofrutticoli
L'acquisto di frutta e verdura freschi, qualunque sia la loro origine, deve essere obbligatoriamente oggetto di contratto scritto fra produttori ed acquirenti. E’ quanto stabilisce la legge francese del 2010. Il testo prevede inoltre che il contratto debba fissare una durata non inferiore ai 3 anni, volumi e caratteristiche dei prodotti, modalità di consegna, criteri di determinazione dei prezzi, di fatturazione e pagamento. Insomma certezze reciproche, trasparenza ed anche equità. Vietati inoltre dilazioni, ribassi e ristorni dopo la fatturazione, come invece avviene spesso in Italia. In caso di congiuntura sfavorevole inoltre in Francia è prevista la calmierazione dei margini lordi da parte della grande distribuzione che in questo modo si impegna a ridurre il margine lordo praticato sul prodotto interessato, che dovrà essere inferiore o uguale a quello medio dei tre anni precedenti. A carico delle imprese commerciali che non aderiscono agli accordi nazionali per la calmierazione è prevista un’addizionale alla tassa sulle superfici commerciali.
mercoledì 5 ottobre 2011
Macfrut, Rabboni: anche in Italia come in Francia una legge che regoli i rapporti tra produttori ortofrutticoli e grande distribuzione.
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martedì 4 ottobre 2011
FABBRICATI RURALI: A MIGLIAIA DI AGRICOLTORI NON E' STATO CONCESSO DI PROCEDERE AL NUOVO ACCATASTAMENTO
Fonte: Confagricoltura Ferrara
"Anche nella nostra provincia migliaia di agricoltori non hanno potuto rispettare il termine del 30 settembre per la presentazione delle domande di variazione delle categorie catastali dei fabbricati rurali, perché non sono stati messi nelle condizioni di adempiere alle disposizioni di legge". Lo sottolinea Nicola Gherardi, Presidente di Confagricoltura Ferrara, che, pur prendendo atto con soddisfazione di tutte le iniziative parlamentari dirette a risolvere il problema dei fabbricati rurali ed in particolare la risoluzione approvata dalla commissione Agricoltura del Senato, rimarca le conseguenze della mancata proroga del termine ultimo, fissato al 30 settembre.
Nei giorni scorsi Confagricoltura aveva sollecitato più volte il governo a prorogare il termine ultimo, considerati i soli nove giorni concessi agli agricoltori. "La richiesta urgente non è stata presa in considerazione e così la totalità degli agricoltori non ha potuto assolvere ad un preciso dettato normativo.
Il decreto ministeriale di attuazione, con la complessa ed inadeguata modulistica, infatti, è stato pubblicato solo il 22 settembre. "Ricordo, evidenzia il Presidente degli imprenditori agricoli ferraresi che le procedure di garanzia fissate dallo Statuto del contribuente prevedono un intervallo temporale di 60 giorni prima dell'applicazione dei provvedimenti di attuazione previsti dalla legislazione tributaria".
L'unico risultato della mancata proroga è di avviare un contenzioso con la Pubblica Amministrazione, che non fa bene allo Stato e aggrava il già pesante carico burocratico che opprime le imprese.
"La nostra Organizzazione - conclude Nicola Gherardi - se il Governo non interverrà al più presto per assumere le necessarie ed urgenti iniziative legislative per riaprire i termini della presentazione delle domande, si impegna sin d'ora ad assistere gli agricoltori che dalla violazione dello Statuto del contribuente, subiranno un danno ingiustificato, anche promuovendo azioni collettive (class action) per contrastare ingiustificate richieste di pagamento da parte delle Amministrazioni competenti".
"Anche nella nostra provincia migliaia di agricoltori non hanno potuto rispettare il termine del 30 settembre per la presentazione delle domande di variazione delle categorie catastali dei fabbricati rurali, perché non sono stati messi nelle condizioni di adempiere alle disposizioni di legge". Lo sottolinea Nicola Gherardi, Presidente di Confagricoltura Ferrara, che, pur prendendo atto con soddisfazione di tutte le iniziative parlamentari dirette a risolvere il problema dei fabbricati rurali ed in particolare la risoluzione approvata dalla commissione Agricoltura del Senato, rimarca le conseguenze della mancata proroga del termine ultimo, fissato al 30 settembre.
Nei giorni scorsi Confagricoltura aveva sollecitato più volte il governo a prorogare il termine ultimo, considerati i soli nove giorni concessi agli agricoltori. "La richiesta urgente non è stata presa in considerazione e così la totalità degli agricoltori non ha potuto assolvere ad un preciso dettato normativo.
Il decreto ministeriale di attuazione, con la complessa ed inadeguata modulistica, infatti, è stato pubblicato solo il 22 settembre. "Ricordo, evidenzia il Presidente degli imprenditori agricoli ferraresi che le procedure di garanzia fissate dallo Statuto del contribuente prevedono un intervallo temporale di 60 giorni prima dell'applicazione dei provvedimenti di attuazione previsti dalla legislazione tributaria".
L'unico risultato della mancata proroga è di avviare un contenzioso con la Pubblica Amministrazione, che non fa bene allo Stato e aggrava il già pesante carico burocratico che opprime le imprese.
"La nostra Organizzazione - conclude Nicola Gherardi - se il Governo non interverrà al più presto per assumere le necessarie ed urgenti iniziative legislative per riaprire i termini della presentazione delle domande, si impegna sin d'ora ad assistere gli agricoltori che dalla violazione dello Statuto del contribuente, subiranno un danno ingiustificato, anche promuovendo azioni collettive (class action) per contrastare ingiustificate richieste di pagamento da parte delle Amministrazioni competenti".
lunedì 3 ottobre 2011
I CONSORZI DI BONIFICA STANNO PIENAMENTE RISPONDENDO ALLE ESIGENZE DELLE COLTURE MA GUARDANO AL FUTURO CLIMATICO CON PREOCCUPAZIONE
Fonte: A.N.B.I. - Associazione Nazionale Bonifiche Irrigazioni
"A fronte del caldo, che continua a registrarsi segnando medie record, i consorzi di bonifica e di irrigazione hanno attivato le procedure per allungare la stagione irrigua, procedendo con la cosiddetta “irrigazione di soccorso”, indispensabile a garantire il sufficiente apporto idrico alle colture" lo sottolinea Massimo Gargano, Presidente A.N.B.I. (Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni).
"E’ opportuno sapere però che ciò comporta almeno due rilevanti conseguenze: la prima è l’incidenza sui bilanci dei consorzi e di conseguenza sui costi di produzione per le imprese agricole; la seconda è la posticipazione di importanti attività manutentorie sulla rete di scolo, soprattutto laddove sia ad uso promiscuo".
Questa, infatti, sarebbe la stagione delle “asciutte” in cui, “recuperando e trasferendo” la fauna ittica in altro sito, si procede a prosciugare i canali per prepararli, nelle migliori condizioni di efficienza idraulica, alle prossime piogge.
"Il rischio - prosegue Gargano - è che si passi repentinamente dalla siccità estiva alla piovosità autunnale che, negli anni più recenti, ha comportato gravi problemi idraulici in alcune zone del Paese. La soluzione sta in quel Piano di laghi per la raccolta delle acque, anche attraverso l’utilizzazione di cave dismesse, che da tempo chiediamo, capace di trattenere le acque, quando ci sono per distribuirle nei momenti di bisogno. Lo ribadivamo, nei mesi scorsi, di fronte alle emergenze alluvionali, lo ripetiamo oggi di fronte all’allarme siccità; allora, paventare quanto sta oggi accadendo, sembrava un paradosso, così come adesso lo sembra rilanciare il tema del rischio idrogeologico. E’ questa - conclude il Presidente A.N.B.I. - una conseguenza evidente dei cambiamenti climatici: l’estremizzazione degli eventi meteorologici, dalla penuria all’eccesso d’acqua".
"A fronte del caldo, che continua a registrarsi segnando medie record, i consorzi di bonifica e di irrigazione hanno attivato le procedure per allungare la stagione irrigua, procedendo con la cosiddetta “irrigazione di soccorso”, indispensabile a garantire il sufficiente apporto idrico alle colture" lo sottolinea Massimo Gargano, Presidente A.N.B.I. (Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni).
"E’ opportuno sapere però che ciò comporta almeno due rilevanti conseguenze: la prima è l’incidenza sui bilanci dei consorzi e di conseguenza sui costi di produzione per le imprese agricole; la seconda è la posticipazione di importanti attività manutentorie sulla rete di scolo, soprattutto laddove sia ad uso promiscuo".
Questa, infatti, sarebbe la stagione delle “asciutte” in cui, “recuperando e trasferendo” la fauna ittica in altro sito, si procede a prosciugare i canali per prepararli, nelle migliori condizioni di efficienza idraulica, alle prossime piogge.
"Il rischio - prosegue Gargano - è che si passi repentinamente dalla siccità estiva alla piovosità autunnale che, negli anni più recenti, ha comportato gravi problemi idraulici in alcune zone del Paese. La soluzione sta in quel Piano di laghi per la raccolta delle acque, anche attraverso l’utilizzazione di cave dismesse, che da tempo chiediamo, capace di trattenere le acque, quando ci sono per distribuirle nei momenti di bisogno. Lo ribadivamo, nei mesi scorsi, di fronte alle emergenze alluvionali, lo ripetiamo oggi di fronte all’allarme siccità; allora, paventare quanto sta oggi accadendo, sembrava un paradosso, così come adesso lo sembra rilanciare il tema del rischio idrogeologico. E’ questa - conclude il Presidente A.N.B.I. - una conseguenza evidente dei cambiamenti climatici: l’estremizzazione degli eventi meteorologici, dalla penuria all’eccesso d’acqua".
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venerdì 30 settembre 2011
COLDIRETTI, MERCOLEDI’ 5 OTTOBRE 2011 A MACFRUT DI CESENA I RISULTATI DI UNO STUDIO COLDIRETTI SULLA FILIERA ORTOFRUTTICOLA
Fonte: Coldiretti Ferrara
A Cesena Fiere Coldiretti presenta alle 14,30 di mercoledì 5 ottobre 2011 i risultati di uno studio sulla filiera agricola italiana per l’ortofrutta. Conclusioni del presidente nazionale Sergio Marini.
Dal 1995 al 2005 il prezzo dei prodotti ortofrutticoli è diminuito ogni anno del 2,6% alla produzione, senza però che nessun consumatore se ne sia accorto. Anche perché nello stesso periodo i prezzi degli ortofrutticoli sono aumentati, sempre su base annua, dell’1,1% nell’industria e di quasi l’1% nel commercio. Il calo dei prezzi pagati ai produttori e l’aumento di quelli al consumo come fenomeno ormai strutturale nell’ortofrutta rendono improrogabile affrontare il problema dell’organizzazione e gestione della filiera ortofrutticola italiana. Sarà questo il tema di cui si parlerà al Macfrut di Cesena, mercoledì 5 ottobre, al convegno “Una filiera agricola per l’ortofrutta italiana” organizzata da Coldiretti.
Sotto la regia della giornalista Rai, Lisa Bellocchi, interverranno l’economista Gian Luca Bagnara, che presenterà una relazione sul sistema ortofrutticolo del futuro, il vice-presidente dell’Unaproa Antonio Schiavelli, che illustrerà il sistema delle organizzazioni dei produttori nella Ue, il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello, il presidente di Coldiretti Nazionale, Sergio Marini.
Un tema particolarmente sentito nella nostra provincia, quest’anno duramente provata da una crisi quasi generalizzata dei prezzi delle principali produzioni orticole e frutticole: dalle fragole alle pesche e nettarine, dai meloni e cocomeri alle pere l’eccellenza del made in Ferrara ha subito pesanti perdite con crisi di decine e decine di aziende agricole. Un problema di gravità non congiunturale, ma strutturale, cui Coldiretti, sulla base di uno studio molto puntuale della realtà ortofrutticola italiana intende dare un contributo di idee per invertire la rotta, puntando in particolare a quello sviluppo di una autentica filiera agricola italiana secondo il progetto già presentato nei mesi scorsi che si evidenzia come unica possibile via d’uscita per le imprese italiane del settore.
A Cesena Fiere Coldiretti presenta alle 14,30 di mercoledì 5 ottobre 2011 i risultati di uno studio sulla filiera agricola italiana per l’ortofrutta. Conclusioni del presidente nazionale Sergio Marini.
Dal 1995 al 2005 il prezzo dei prodotti ortofrutticoli è diminuito ogni anno del 2,6% alla produzione, senza però che nessun consumatore se ne sia accorto. Anche perché nello stesso periodo i prezzi degli ortofrutticoli sono aumentati, sempre su base annua, dell’1,1% nell’industria e di quasi l’1% nel commercio. Il calo dei prezzi pagati ai produttori e l’aumento di quelli al consumo come fenomeno ormai strutturale nell’ortofrutta rendono improrogabile affrontare il problema dell’organizzazione e gestione della filiera ortofrutticola italiana. Sarà questo il tema di cui si parlerà al Macfrut di Cesena, mercoledì 5 ottobre, al convegno “Una filiera agricola per l’ortofrutta italiana” organizzata da Coldiretti.
Sotto la regia della giornalista Rai, Lisa Bellocchi, interverranno l’economista Gian Luca Bagnara, che presenterà una relazione sul sistema ortofrutticolo del futuro, il vice-presidente dell’Unaproa Antonio Schiavelli, che illustrerà il sistema delle organizzazioni dei produttori nella Ue, il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello, il presidente di Coldiretti Nazionale, Sergio Marini.
Un tema particolarmente sentito nella nostra provincia, quest’anno duramente provata da una crisi quasi generalizzata dei prezzi delle principali produzioni orticole e frutticole: dalle fragole alle pesche e nettarine, dai meloni e cocomeri alle pere l’eccellenza del made in Ferrara ha subito pesanti perdite con crisi di decine e decine di aziende agricole. Un problema di gravità non congiunturale, ma strutturale, cui Coldiretti, sulla base di uno studio molto puntuale della realtà ortofrutticola italiana intende dare un contributo di idee per invertire la rotta, puntando in particolare a quello sviluppo di una autentica filiera agricola italiana secondo il progetto già presentato nei mesi scorsi che si evidenzia come unica possibile via d’uscita per le imprese italiane del settore.
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INFLAZIONE, CONFAGRICOLTURA: “VA RIEQUILIBRATA LA CATENA DEL VALORE NELLA FILIERA ALIMENTARE.
Fonte: Confagricoltura
IL PREZZO DELLE ZUCCHINE PIU’ CHE QUINTUPLICATO DAL CAMPO ALLA TAVOLA
“A settembre, rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, gli ortofrutticoli e gli altri prodotti agricoli non lavorati, sono costati alle famiglie italiane lo 0,9% in più, un valore molto al di sotto dell’indice generale dei prezzi che si è attestato al 3,1%. L’agricoltura sta dando un aiuto ai consumatori, in un momento di grandi difficoltà per l’economia e le famiglie, ma chi dà una mano ai produttori?”. Lo sottolinea Confagricoltura riguardo alla rilevazione dei prezzi provvisori al consumo di settembre, diffusa oggi dall’Istat.
“Da tempo – ribadisce Confagricoltura - stiamo sollecitando interventi che puntino al recupero di redditività per le aziende agricole, al riequilibrio della catena del valore della filiera alimentare, al rilancio della competitività”.
Confagricoltura pone quindi in evidenza un esempio concreto. In base alle rilevazioni di ieri (29 settembre) di SMS Consumatori - il servizio di pubblica utilità promosso dal ministero delle Politiche agricole - le zucchine sono pagate alle imprese agricole 36 centesimi al kg, mentre sui banchi di vendita vengono quotate mediamente 1,95 euro, quindi oltre cinque volte in più. “E’ un esempio che fa comprendere l’evidente squilibrio all’interno della filiera. Guardiamo con attenzione al confronto tra grande distribuzione e produttori ortofrutticoli, al tavolo istituito dal ministero, che nasce proprio con l’obiettivo di migliorare la situazione in atto”.
IL PREZZO DELLE ZUCCHINE PIU’ CHE QUINTUPLICATO DAL CAMPO ALLA TAVOLA
“A settembre, rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, gli ortofrutticoli e gli altri prodotti agricoli non lavorati, sono costati alle famiglie italiane lo 0,9% in più, un valore molto al di sotto dell’indice generale dei prezzi che si è attestato al 3,1%. L’agricoltura sta dando un aiuto ai consumatori, in un momento di grandi difficoltà per l’economia e le famiglie, ma chi dà una mano ai produttori?”. Lo sottolinea Confagricoltura riguardo alla rilevazione dei prezzi provvisori al consumo di settembre, diffusa oggi dall’Istat.
“Da tempo – ribadisce Confagricoltura - stiamo sollecitando interventi che puntino al recupero di redditività per le aziende agricole, al riequilibrio della catena del valore della filiera alimentare, al rilancio della competitività”.
Confagricoltura pone quindi in evidenza un esempio concreto. In base alle rilevazioni di ieri (29 settembre) di SMS Consumatori - il servizio di pubblica utilità promosso dal ministero delle Politiche agricole - le zucchine sono pagate alle imprese agricole 36 centesimi al kg, mentre sui banchi di vendita vengono quotate mediamente 1,95 euro, quindi oltre cinque volte in più. “E’ un esempio che fa comprendere l’evidente squilibrio all’interno della filiera. Guardiamo con attenzione al confronto tra grande distribuzione e produttori ortofrutticoli, al tavolo istituito dal ministero, che nasce proprio con l’obiettivo di migliorare la situazione in atto”.
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COLDIRETTI, DA AUMENTO IVA RISCHIO INFLAZIONE E SPECULAZIONI ANCHE NELL’AGRO ALIMENTARE
Fonte: Coldiretti Ferrara
Aumenta l’inflazione, cala il potere di acquisto degli italiani, si riducono i consumi a tavola, meno pesce (-5%) e carne (-6%). Aumenta la spesa diretta dai produttori (+30%) che conquista anche Topolino.
Occorre vigilare affinché l’aumento dell’Iva non sia l’occasione per speculare con aumenti di prezzo ingiustificati su beni indispensabili per i cittadini e le imprese. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare l'indice dei prezzi al consumo dell’Istat che a settembre e' aumentato del 3,1% rispetto a un anno prima (dal 2,8% di agosto) raggiungendo il valore piu' alto da ottobre 2008. L’effetto Iva - sostiene la Coldiretti - sembra essersi fatti sentire piu’ del dovuto e sarà ancora piu’ consistente nei prossimi mesi con una previsione del 3,5 per cento a novembre. Non è un caso che le voci che fanno registrare aumenti piu’ elevati su base annuale ci sono la benzina con un aumento del 16,3 per cento e il gasolio che cresce su base annua del 19,2 per cento, anche a seguito dei ritardi che si registrano all’adeguamento delle quotazioni al ribasso. Un forte ostacolo alla ripresa dell’economia in un paese dove - sottolinea la Coldiretti - l’86 per cento del trasporto avviene su gomma. Il rischio è appunto - conclude la Coldiretti - l’effetto valanga sulle produzione a partire dall’agroalimentare con ogni pasto consumato dagli italiani che si stima deve percorrere duemila chilometri prima di giungere in tavola.
Con maggiore inflazione cala il potere di acquisto degli italiani che fa scendere i consumi a tavola con riduzione record in quantità del 6 per cento per la carne di vitello e del 5 per cento per i prodotti ittici, ma diminuiscono molto anche gli acquisti di pane (-9 per cento) e di pasta (-4 per cento). E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione della diffusione dei dati Istat sul reddito delle famiglie nel secondo trimestre. che evidenzia una calo del potere di acquisto. L’effetto - continua la Coldiretti - è appunto una riduzione dei consumi a tavola che è stato pari in media in quantità all’1,5 per cento nel primo semestre 2011 con valori che vanno dal - 9 per cento per il pane al - 4 per cento per la pasta, dal -5 per cento per il pesce al - 6 per cento per la carne di vitello, dal - 3 per cento per la frutta al – 2 per cento per il latte fresco. Dall’analisi della Coldiretti - emergono però trend fortemente positivi per gli acquisti diretti dal produttore in aumento del 30 per cento per la spesa in cantine, malghe o frantoi e negli circa 800 mercati di campagna amica. Un fenomeno che ha anche conquistato la copertina di Topolino con il mercato degli agricoltori a chilometri zero che nell’ultimo numero affascina clienti comuni perché offre “tutta roba sana, coltivata come si deve” e persino l’attento Paperon De Paperoni “che dopo aver perso un capitale cerco di risparmiare come posso”. Il calo di vendite dei suoi supermercati - riferisce la Coldiretti - spinge Paperone a fare un giro al mercato degli agricoltori dove fanno la spesa anche i sui nipoti. “I prodotti sono a km zero coltivati nelle terre intorno a Paperopoli – gli spiegano Qui, Quo e Qua -, cosi si evitano lunghi viaggi inquinanti per il trasporto e frutta e verdura sono più buone perché appena colte”. Tra i produttori c’è, ovviamente, anche Nonna Papera che, oltre a vendere, dà ai clienti consigli di cucina e di giardinaggio. Paperone e il suo rivale Rockerduck cercano quindi di sfruttare l’idea del famers’ market a livello industriale ma, forzando eccessivamente i ritmi naturali, il risultato sarà un prodotto scadente e i consumatori torneranno ad acquistare al mercato contadino. Dalla storia di copertina del’ultimo numero dell’edizione italiana del popolare fumetto “Zio Paperone e la campagna in città”viene dunque un importante riconoscimento del grande successo degli acquisti diretti dai produttori agricoli che in tempi di crisi in Italia sono cresciuti del 30 per cento in controtendenza rispetto all’andamento generale che evidenzia un calo in tutte le forme distributive e per tutte le tipologie di prodotto, alimentari e non, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat relativi a luglio 2011.
Aumenta l’inflazione, cala il potere di acquisto degli italiani, si riducono i consumi a tavola, meno pesce (-5%) e carne (-6%). Aumenta la spesa diretta dai produttori (+30%) che conquista anche Topolino.
Occorre vigilare affinché l’aumento dell’Iva non sia l’occasione per speculare con aumenti di prezzo ingiustificati su beni indispensabili per i cittadini e le imprese. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare l'indice dei prezzi al consumo dell’Istat che a settembre e' aumentato del 3,1% rispetto a un anno prima (dal 2,8% di agosto) raggiungendo il valore piu' alto da ottobre 2008. L’effetto Iva - sostiene la Coldiretti - sembra essersi fatti sentire piu’ del dovuto e sarà ancora piu’ consistente nei prossimi mesi con una previsione del 3,5 per cento a novembre. Non è un caso che le voci che fanno registrare aumenti piu’ elevati su base annuale ci sono la benzina con un aumento del 16,3 per cento e il gasolio che cresce su base annua del 19,2 per cento, anche a seguito dei ritardi che si registrano all’adeguamento delle quotazioni al ribasso. Un forte ostacolo alla ripresa dell’economia in un paese dove - sottolinea la Coldiretti - l’86 per cento del trasporto avviene su gomma. Il rischio è appunto - conclude la Coldiretti - l’effetto valanga sulle produzione a partire dall’agroalimentare con ogni pasto consumato dagli italiani che si stima deve percorrere duemila chilometri prima di giungere in tavola.
Con maggiore inflazione cala il potere di acquisto degli italiani che fa scendere i consumi a tavola con riduzione record in quantità del 6 per cento per la carne di vitello e del 5 per cento per i prodotti ittici, ma diminuiscono molto anche gli acquisti di pane (-9 per cento) e di pasta (-4 per cento). E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione della diffusione dei dati Istat sul reddito delle famiglie nel secondo trimestre. che evidenzia una calo del potere di acquisto. L’effetto - continua la Coldiretti - è appunto una riduzione dei consumi a tavola che è stato pari in media in quantità all’1,5 per cento nel primo semestre 2011 con valori che vanno dal - 9 per cento per il pane al - 4 per cento per la pasta, dal -5 per cento per il pesce al - 6 per cento per la carne di vitello, dal - 3 per cento per la frutta al – 2 per cento per il latte fresco. Dall’analisi della Coldiretti - emergono però trend fortemente positivi per gli acquisti diretti dal produttore in aumento del 30 per cento per la spesa in cantine, malghe o frantoi e negli circa 800 mercati di campagna amica. Un fenomeno che ha anche conquistato la copertina di Topolino con il mercato degli agricoltori a chilometri zero che nell’ultimo numero affascina clienti comuni perché offre “tutta roba sana, coltivata come si deve” e persino l’attento Paperon De Paperoni “che dopo aver perso un capitale cerco di risparmiare come posso”. Il calo di vendite dei suoi supermercati - riferisce la Coldiretti - spinge Paperone a fare un giro al mercato degli agricoltori dove fanno la spesa anche i sui nipoti. “I prodotti sono a km zero coltivati nelle terre intorno a Paperopoli – gli spiegano Qui, Quo e Qua -, cosi si evitano lunghi viaggi inquinanti per il trasporto e frutta e verdura sono più buone perché appena colte”. Tra i produttori c’è, ovviamente, anche Nonna Papera che, oltre a vendere, dà ai clienti consigli di cucina e di giardinaggio. Paperone e il suo rivale Rockerduck cercano quindi di sfruttare l’idea del famers’ market a livello industriale ma, forzando eccessivamente i ritmi naturali, il risultato sarà un prodotto scadente e i consumatori torneranno ad acquistare al mercato contadino. Dalla storia di copertina del’ultimo numero dell’edizione italiana del popolare fumetto “Zio Paperone e la campagna in città”viene dunque un importante riconoscimento del grande successo degli acquisti diretti dai produttori agricoli che in tempi di crisi in Italia sono cresciuti del 30 per cento in controtendenza rispetto all’andamento generale che evidenzia un calo in tutte le forme distributive e per tutte le tipologie di prodotto, alimentari e non, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat relativi a luglio 2011.
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COLDIRETTI, ATTENZIONE AI PESCI SENZA CARTA DI IDENTITA’, 3 SU 4 SONO STRANIERI E MOLTI “TAROCCHI”
Fonte: Coldiretti Ferrara
In Italia arriva il pangasio del Mekong ed il polpo dal Vietnam, i gamberetti del Mozambico e le vongole della Turchia. In aumento anche i prodotti ittici cinesi (+ 24%). Bene il lavoro dei NAS contro il pescato in cattive condizioni pronto per ingannare i consumatori.
Dal pangasio del Mekong al polpo vietnamita, tre piatti di pesce su quattro che si consumano oggi in Italia sono stranieri ma nessuno lo sa. E’ quanto afferma Coldiretti nel commentare positivamente il sequestro effettuato a Milano dai Nas dei carabinieri di ingenti quantitativi di pesce congelato scaduto, di provenienza cinese e destinati a supermercati del Nord Italia. Proprio dal paese asiatico sono stati importati - sottolinea la Coldiretti - nel primo semestre del 2011 ben 7,1 milioni di chili di prodotti ittici congelati, con un aumento record del 24 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un fenomeno che rischia di favorire gli inganni a tavola ai danni dei consumatori. Se è vero infatti - sottolinea Coldiretti - che per la vendita sul pesce vige l’obbligo dell’etichetta d’origine, al ristorante la provenienza di quanto si porta in tavola non deve essere indicata. Senza dimenticare che il prodotto proveniente dall’estero ha meno garanzie rispetto a quello Made in Italy. Basta pensare al pangasio del Mekong, venduto come cernia, fino al polpo del Vietnam spacciato per nostrano. Ma – denuncia Coldiretti – ci sono anche l’halibut atlantico spacciato per sogliola, il dentice dalla Mauritania e le vongole turche, mentre i gamberetti sono spesso targati Cina, Argentina, Mozambico o, ancora, lo stesso Vietnam, dove peraltro è permesso un trattamento con antibiotici che in Europa è vietato in quanto pericoloso per la salute. Da qui la richiesta di Coldiretti ImpresaPesca di estendere l’obbligo dell’etichetta d’origine, già vigente per il prodotto che si acquista nelle pescherie o direttamente dagli imprenditori, anche ai menu della ristorazione. Una vera e propria “carta del pesce”, con l’indicazione di dove è stato pescato quanto si porta in tavola.
In Italia arriva il pangasio del Mekong ed il polpo dal Vietnam, i gamberetti del Mozambico e le vongole della Turchia. In aumento anche i prodotti ittici cinesi (+ 24%). Bene il lavoro dei NAS contro il pescato in cattive condizioni pronto per ingannare i consumatori.
Dal pangasio del Mekong al polpo vietnamita, tre piatti di pesce su quattro che si consumano oggi in Italia sono stranieri ma nessuno lo sa. E’ quanto afferma Coldiretti nel commentare positivamente il sequestro effettuato a Milano dai Nas dei carabinieri di ingenti quantitativi di pesce congelato scaduto, di provenienza cinese e destinati a supermercati del Nord Italia. Proprio dal paese asiatico sono stati importati - sottolinea la Coldiretti - nel primo semestre del 2011 ben 7,1 milioni di chili di prodotti ittici congelati, con un aumento record del 24 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un fenomeno che rischia di favorire gli inganni a tavola ai danni dei consumatori. Se è vero infatti - sottolinea Coldiretti - che per la vendita sul pesce vige l’obbligo dell’etichetta d’origine, al ristorante la provenienza di quanto si porta in tavola non deve essere indicata. Senza dimenticare che il prodotto proveniente dall’estero ha meno garanzie rispetto a quello Made in Italy. Basta pensare al pangasio del Mekong, venduto come cernia, fino al polpo del Vietnam spacciato per nostrano. Ma – denuncia Coldiretti – ci sono anche l’halibut atlantico spacciato per sogliola, il dentice dalla Mauritania e le vongole turche, mentre i gamberetti sono spesso targati Cina, Argentina, Mozambico o, ancora, lo stesso Vietnam, dove peraltro è permesso un trattamento con antibiotici che in Europa è vietato in quanto pericoloso per la salute. Da qui la richiesta di Coldiretti ImpresaPesca di estendere l’obbligo dell’etichetta d’origine, già vigente per il prodotto che si acquista nelle pescherie o direttamente dagli imprenditori, anche ai menu della ristorazione. Una vera e propria “carta del pesce”, con l’indicazione di dove è stato pescato quanto si porta in tavola.
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