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lunedì 4 giugno 2012

PAC, CATANIA: IL NEGOZIATO HA BISOGNO DI UN’ACCELERAZIONE

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali 

  “Bisogna accelerare le trattative per la riforma della Politica agricola comune. Se ci ritroveremo all’inizio del 2013 ancora in alto mare sulle scelte fondamentali, senza una posizione comune in Consiglio, a livello di Parlamento e di trilogo, quando si chiuderà il negoziato sul bilancio complessivo comunitario rischiamo che non ci siano più i tempi perché la nuova PAC entri in vigore, come previsto, dal 2014”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, nel suo intervento al convegno ‘Il coraggio di cambiare – La cooperazione agroalimentare di Francia, Italia, Spagna e Portogallo presenta ai Parlamentari europei gli emendamenti alla PAC post 2013’, organizzato da Fedagri-Confcooperative, Legacoop agroalimentare e AGCI Agrital, che si è tenuto oggi a Roma. “Tra le novità più recenti in merito al negoziato in corso, una delle più rilevanti – ha aggiunto il Ministro - riguarda la posizione assunta dal Parlamento europeo che sembrerebbe orientato verso modifiche di rilievo rispetto al modello di PAC proposto dalla Commissione europea”. “A fronte di questa situazione, anche il negoziato in Consiglio europeo mostra segni di evoluzione. Il più importante di questi è l’attuale posizionamento sul tema del greening. Un gruppo di Paesi membri ha firmato un documento di radicale contrapposizione alla Commissione, prefigurando un sistema alternativo di greening che consentirebbe in sostanza agli Stati membri di decidere liberamente tra tre opzioni molto diverse tra di esse”. “L’Italia non ha sottoscritto questo documento per due ragioni principali. La prima è che, per sua stessa natura, la PAC difficilmente sopporta una tale diversificazione tra i vari Paesi. La seconda motivazione - ha affermato il Ministro - è che l’approccio adottato porta a uno scontro, che invece non è utile in questo momento. Con la Commissione dobbiamo invece continuare a dialogare”. “È proprio dal dialogo che abbiamo portato avanti in questi mesi che stanno emergendo i primi risultati. Inoltre la Commissione ha accettato che la diversificazione obbligatoria delle colture prevista dal greening non debba più essere adottata dalle aziende agricole fino a 10 ettari, mentre il limite precedente era fissato a 3. Una modifica che per la nostra agricoltura è tutt’altro che secondaria”. “All’interno del negoziato che stiamo affrontando in sede comunitaria – ha concluso il Ministro – un altro punto sul quale intendiamo lottare fino in fondo, così come abbiamo detto fin dal principio, è quello del criterio della ripartizione delle risorse tra i Paesi membri, che non può essere basato sulla superficie, ma piuttosto sulla rilevanza dell’agricoltura nel suo complesso, a partire dalla produzione, dal lavoro impiegato e dalle imprese coinvolte”.

TERREMOTO, CONFAGRICOLTURA: COME VIVONO L’EMERGENZA LE AZIENDE AGRICOLE DELLE AREE DEVASTATE DAL SISMA. CREPE NEI CAMPI DI 70 METRI, SABBIA LIQUIDA SULLE PIANTE

Fonte: Confagricoltura

Da Finale Emilia (Mo) a Bondeno (Fe), da Medolla (Mo) a Pegognaga (MN), gli agricoltori parlano con una sola voce per esprimere la loro preoccupazione, ma anche la voglia di ripartire e di avviare la ripresa economia dei territori colpiti. Lo sottolinea Confagricoltura che sta monitorando costantemente la situazione nelle zone di emergenza. “Per fortuna la casa, al momento, è salva; i danni veri li hanno avuti tutte le strutture aziendali, a partire dal bellissimo e antico fienile che è diventato quasi un rudere. Come lo rimetteremo in piedi, come ricostruiremo i ricoveri?”. Se lo chiede Carlo Breviglieri, preoccupato anche di dover imparare a convivere con il sisma. “Non avevo mai visto ‘ferite’ del terreno con crepe-voragini lunghe anche 70 metri, che attraversano il mio campo di 8 ettari, piantato a sorgo. Le piantine di 20 cm sono state ricoperte da una sabbia liquida, quasi azzurrina che scaturivano da vulcanelli a forma d’imbuto, una scena surreale, ma dobbiamo andare avanti e, per fortuna, macchine ed attrezzature non hanno sofferto troppo per i crolli, solo un po’ di ammaccature da tegole, ma funzionano ancora: produco anche barbabietole, mais, soia e grano, dove metterò i balloni? “Ci è rimasta solo la terra, è da qui come hanno fatto i miei nonni che dobbiamo ripartire”. Lo dice Giulia Previdi, un’azienda agricola nel modenese con erba medica, vigneto, alberi da frutto di varietà antiche e animali come cavalli e capre. “Eravamo pronti a partire anche con la fattoria didattica, poi il terremoto ha danneggiato sette dei nostri fabbricati rurali, di cui due sono venuti giù completamente, gli altri cinque sono ancora parzialmente in piedi, ma inagibili – spiega l’imprenditrice di Confagricoltura -. Anche la casa che aveva retto bene la prima scossa ha avuto danni seri. Ci resta la nostra buona terra, vorremmo iniziare le lavorazioni colturali ma ci sono sfollati spaventati, che hanno occupato i campi e le strade di campagna, non ce la sentiamo di mandarli via”. Nicola Corradini, 35 anni, un’azienda a seminativo a Vigarano Mainarda (che è stato epicentro del primo sisma del 20 maggio). “Non so se riuscirò a recuperare la casa e i magazzini, faccio di tutto per tenermi occupato, non posso fermarmi, bisogna fare presto a ripartire, speriamo sia possibile”. ”Le mie strutture aziendali hanno retto. Non così quelle del caseificio di Caramasche. Abbiamo 21.000 forme di parmigiano reggiano Dop tra le rovine. E’ il nostro lavoro di due anni, tutta la produzione dello scorso anno e metà di quest’anno. Sono forme a diverso invecchiamento da 0 a 17 mesi – ricorda il mantovano Matteo Lasagna, socio conferitore al caseificio Caramasche, nato nel 1874, di una delle strutture più antiche del territorio per la trasformazione del latte -. Il prodotto danneggiato potrà essere solo grattugiato o fuso”. ”Sono stato fortunato, la mia azienda ha diversi danni alle strutture, ma non ho perso tutto – dice Paolo Caselli, 43 anni di Finale Emilia - . Mi devo mantenere attivo, perché ho voglia di andare avanti. Passo ore sul trattore a lavorare, poi corro da una parte all’altra per rinforzare i pali e fare riparazioni: ora il mio ufficio l’ho spostato in macchina e parcheggio le trattrici e le attrezzature all’aperto”.

LAVORO, ANGA-CONFAGRICOLTURA: “GIOVANI, OCCORRE FAVORIRE LO START-UP NELLE IMPRESE AGRICOLE”

Fonte: Confagricoltura

 “L’emergenza occupazionale senza precedenti, soprattutto tra i giovani, causata dalla grave crisi economica ci preoccupa moltissimo: come in altri Paesi si ritorna all’agricoltura, sarebbe opportuno che anche in Italia si favorisse il ricambio generazionale creando le condizioni reali per far insediare gli ‘under 40’”. Lo sottolinea l’Anga (Giovani di Confagricoltura) commentando i dati Istat sull’occupazione nel primo trimestre. La terra è l’emblema della concretezza, dell’economia reale che potrebbe rappresentare una soluzione vera, ma ora possibile esclusivamente nelle aziende più strutturate – continuano i Giovani di Confagricoltura -. Nonostante ciò cresce l’interesse per l’agricoltura come testimoniano le richieste di stage all’estero in aziende agricole e le iscrizioni alle scuole di formazione ed alle diverse facoltà di agraria che si sono triplicate negli ultimi anni”. “Eppure lo spazio per i giovani ci potrebbe essere, basterebbe favorire realmente lo start-up delle aziende, stimolare la solidarietà intergenerazionale, sostenendo l’assunzione dei giovani; favorire l’aggregazione e l’accorpamento fondiario puntando su organizzazioni di prodotto formate da giovani; promuovere “reti di imprese” costituite a maggioranza da “under 40” – conclude Anga-Confagricoltura -. Come confermano i dati di Nomisma-Confagricoltura, negli ultimi cinque anni le aziende che hanno innovato sono riuscite ad incrementare e differenziare le fonti di reddito, riducendo i costi di produzione e migliorando la qualità dei prodotti aziendali”.

venerdì 1 giugno 2012

TERREMOTO, CONFAGRICOLTURA: “UN MILIONE DI FORME DI FORMAGGIO A TERRA. ALLARME SPECULAZIONI”

Fonte: Confagricoltura

 “C’è anche un’altra forma di sciacallaggio nelle zone terremotate da contrastare: quello di soggetti che si propongono di ritirare formaggio Parmigiano Reggiano e Grana Padano dop a prezzi irrisori da caseifici che si trovano in grandissima difficoltà perché non sanno dove collocare le forme già stoccate nei magazzini di stagionatura resi inagibili dal terremoto”. Lo sottolinea con preoccupazione Confagricoltura tornando sui danni del sisma in Emilia e nel Mantovano. Sono più di 950 mila le forme di Parmigiano Reggiano e Grana Padano rovinate a terra per la rottura delle scalere, con un danno – informa Confagricoltura - che supera, complessivamente tra le due dop, i 250 milioni di euro. Nel dettaglio le forme di Grana Padano rovinate sono 320 mila, di cui 253 mila solo nel mantovano. Per il Parmigiano Reggiano la scossa di martedì scorso ha causato la caduta di 334 mila forme (più di quelle toccate dal sisma del 20 maggio) con un totale di 634 mila forme danneggiate. “E’ un disastro – osserva Confagricoltura - che incide fortemente sulla redditività dei caseifici e dei produttori di latte considerato che i due formaggi dop rappresentano una inestimabile ricchezza per l’economia non solo agricola della zona”. Confagricoltura sollecita l’adozione d’iniziative ed interventi affinché il formaggio possa essere ritirato e destinato, con il contributo finanziario di Agea e dell’Unione europea, agli indigenti oppure, se necessario, anche indirizzato verso la fusione o la grattugia. Come aveva già rilevato nei giorni scorsi la Giunta dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli, “è di assoluta rilevanza rendere attive azioni di vigilanza tese ad evitare il manifestarsi di iniziative distorsive del mercato conseguente alla necessità di esitare i prodotti agricoli deperibili , primo fra tutti il latte”. “Temiamo – conclude Confagricoltura – un ingiustificato crollo delle quotazioni per l’immissione non controllata sul mercato di grandi quantitativi di formaggi DOP. Abbiamo sollecitato le altre componenti della filiera, i consorzi di tutela, il ministero, gli organismi di vigilanza, ad affiancare alle iniziative di solidarietà azioni di contrasto a qualsiasi forma di speculazione”.

LA PROVINCIA ATTIVA LA PROCEDURA PER FAVORIRE AGLI AGRICOLTORI COLPITI DAL TERREMOTO L’ACCESSO AL FONDO DI SOLIDARIETÀ NAZIONALE

Fonte: Ufficio Stampa Provincia di Ferrara

Per far fronte ai danni subiti da produzioni agricole e zootecniche, strutture aziendali e infrastrutture agricole, è pronto un modulo che deve essere compilato entro il 20 giugno prossimo e consegnato alle rispettive associazioni di categoria, dagli agricoltori che abbiano subito danni a seguito dei sismi del 20 e del 29 maggio scorsi. Il modulo è scaricabile dal sito della Provincia www.provincia.fe.it.
È questa la procedura per chiedere l’accesso al Fondo di solidarietà nazionale che ha lo scopo di far fronte ai danni dell’agricoltura in seguito a calamità naturali o eventi eccezionali. Mercoledì 30 maggio scorso l’assessore provinciale all’Agricoltura, Stefano Calderoni, ha incontrato le associazioni professionali, concordando con la necessità di richiedere interventi straordinari sia attraverso l'attivazione di specifiche risorse nazionali che comunitarie. ”Ringrazio le associazioni agricole – dice Calderoni – i cui tecnici stanno monitorando i danni prodotti dal sisma e che ci hanno restituito dati che raccontano di una situazione particolarmente compromessa”. Ad oggi sono oltre 500 le aziende del territorio colpite, con una media di danni a edifici e macchinari che supera i 150mila euro ciascuna, senza poter oggi valutare i danni indotti dal rallentamento delle attività. ”Riteniamo necessaria – prosegue l’assessore - la sospensione dell'imu per tutte le aziende colpite dal sisma, anche in ragione del fatto che le verifiche sui danni non potranno certamente terminare entro la data del 18 giugno”. La Provincia si è anche rivolta alla Regione Emilia-Romagna per richiedere strumenti straordinari di sostegno al reddito per i lavoratori stagionali delle aziende colpite e, contemporaneamente, si sta impegnando perché anche le aziende che non rientreranno nel perimetro dei comuni coinvolti ma che abbiano comunque subito danni, possano veder riconosciuti specifici indennizzi. ”Oltre a risorse per la ricostruzione – puntualizza Stefano Calderoni – chiediamo interventi straordinari per la messa in sicurezza dei capannoni costruiti prima del 2004, anno in cui i nostri comuni sono diventati a rischio sismico”. Nel frattempo gli uffici del servizio Agricoltura del Castello Estense, si stanno attivando per dare priorità alle richieste che provengono da imprenditori colpiti dal sisma e per alleggerire il più possibile gli adempimenti burocratici.

AGRICOLTURA: DALLA REGIONE 2,4 MILIONI PER LA RICERCA AL SERVIZIO DELLE IMPRESE. RABBONI: UNA SCELTA STRATEGICA PER CRESCERE E INNOVARE

Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione

Bologna - Ammontano a 2 milioni 400 mila euro le risorse in arrivo per sostenere progetti di ricerca in campo agroalimentare e ortofrutticolo. Si tratta di risorse stanziate dalla Regione che permetteranno di erogare contributi in una percentuale compresa tra il 50 e il 100% dell’importo previsto. Due milioni serviranno in particolare a finanziare progetti di ricerca in campo agroalimentare che affrontino temi di interesse diffuso quali la riduzione dell’impatto ambientale e il contenimento dei costi di produzione. Circa 400 milioni andranno invece a sostenere progetti di assistenza tecnica in campo ortofrutticolo con particolare riguardo agli interventi di programmazione, di certificazione, di aggregazione dell’offerta commerciale. Particolare attenzione è rivolta al rilancio della coltura del pero. I due bandi sono stati pubblicati sul Bollettino ufficiale della Regione del 25 maggio e prevedono come termine per la presentazione delle domande il prossimo 13 giugno. “Il sostegno alla ricerca rappresenta un elemento fondamentale per salvaguardare la competitività delle nostre imprese agricole - ha detto l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni – per questo, nonostante un quadro di forte difficoltà della finanza pubblica, abbiamo deciso di destinare una cifra importante in questa direzione. Una scelta che giudichiamo strategica per crescere e innovare”. I progetti dovranno essere fatti pervenire al Servizio “Ricerca, Innovazione e Promozione del Sistema Agroalimentare” per il bando relativo alla ricerca agroalimentare e al Servizio “Sviluppo delle produzioni vegetali” per quello destinato all’assistenza tecnica nel settore ortofrutticolo (orario 9.00 - 13.00), in viale Della Fiera 8 a Bologna . Altre informazioni sono disponibili alla pagina dei bandi per la ricerca e innovazione del portale ER Agricoltura ( http://www.ermesagricoltura.it/Sportello-dell-agricoltore/Come-fare-per/Conoscere-i-risultati-della-ricerca-regionale-in-campo-agroalimentare/BANDI).

PARMALAT, CONFAGRICOLTURA: “PREOCCUPATI PER LA DELOCALIZZAZIONE ALL’ESTERO DI PRODOTTI A MARCHIO ITALIANO”

Fonte: Confagricoltura

“L’acquisizione della società Usa ‘Lactalis American Group’ da parte di Parmalat che l’ha acquistata dalla casa madre francese, lascia interdetti. Dimezza di fatto il ricco ‘tesoretto’ di Parmalat, da 1,5 miliardi di euro circa accumulato dall'ex AD Enrico Bondi attraverso le cause contro le banche. Sono condivisibili nella sostanza le motivazioni addotte a giustificazione del voto contrario al bilancio Parmalat dai rappresentanti degli azionisti Labrusca Fund Global e Amber”. Lo sottolinea Confagricoltura in relazione all’assemblea del gruppo di Collecchio. “L’acquisizione di Lactalis American Group oltre a rappresentare un motivo di ulteriore preoccupazione per la produzione italiana appare – prosegue Confagricoltura - non già un’operazione industriale ma puramente finanziaria tesa a realizzare il solo interesse della controllante francese”. “Da parte dei produttori di latte – conclude Confagricoltura - c’è viva preoccupazione, sia per la poca trasparenza dell'attuale gestione rispetto agli obiettivi industriali perseguiti nel nostro Paese, sia per il pericolo che operazioni finanziarie, come quella statunitense, possano anticipare la realizzazione, con fondi italiani, di iniziative industriali di delocalizzazione, fuori dai confini nazionali, di produzioni nostrane a marchio Parmalat, Galbani, ecc.”.