Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione
Oltre 2 milioni di euro dalla Regione a sostegno dell’apicoltura, una voce importante dell’agricoltura regionale, con oltre 6 mila operatori, 104 mila alveari, una produzione di miele stimata in circa 2.700 tonnellate per anno, circa il 12% di quella nazionale. E’ quanto prevede il Programma triennale 2014-2016 messo a punto dall’Assessorato regionale all’agricoltura e che ha ricevuto il via libera dell’Assemblea legislativa regionale. “L’apicoltura è una fonte di reddito, ma le api sono anche un indicatore importante della qualità ambientale di un territorio – ha detto l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni - ben venga dunque la decisione della Ue di vietare l’uso di insetticidi appartenenti alla famiglia dei neonicotinoidi, proprio perché considerati dannosi per le api. La Regione Emilia-Romagna è stata tra le prime a sollevare il problema e a chiedere un intervento in questa direzione allo Stato italiano. Ora con questo programma mettiamo in campo iniziative anche per promuovere il ripopolamento di questi preziosi insetti ”.
Le risorse stanziate pari a 2 milioni e 121 mila euro serviranno a promuovere lo sviluppo dell’apicoltura, ma anche le attività di promozione e commercializzazione di miele, polline e pappa reale, prodotti che per le loro qualità nutrizionali e terapeutiche stanno incontrando un crescente attenzione da parte dei consumatori. Sono previste anche iniziative di ripopolamento dell’Apis mellifica, di assistenza tecnica agli apicoltori, di lotta alla varroasi (una malattia che colpisce questi insetti).
Visualizzazione post con etichetta stop. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta stop. Mostra tutti i post
sabato 20 luglio 2013
mercoledì 23 gennaio 2013
COLDIRETTI: POSITIVO LO STOP DELLA U.E. A NUOVE VARIETA’ OGM. FONDAMENTALE L’ATTIVAZIONE DELLA CLAUSOLA DI SALVAGURDIA ITALIANA
Fonte: Coldiretti Ferrara
Gulinelli: scongiurare ogni rischio di commistione tra colture modificate e tradizionali per salvaguardare nei fatti prodotti tradizionali e territorio.
La positiva decisione della Commissione Europea è stata accompagnata a livello nazionale dall’avvio delle procedure per l’attivazione della “clausola di salvaguardia” per scongiurare in Italia qualsiasi rischio di commistione tra Ogm e agricoltura tradizionale o biologica”. Lo sottolinea Coldiretti nel commentare positivamente la decisione della Commissione UE di non “proporre agli Stati membri di adottare nuove varieta' di Ogm destinate alle colture in campo fino a quando non ci sara' una decisione del Consiglio Ue sulla proposta avanzata dall'esecutivo per regolamentare la coltura di Ogm in Europa”. L’attivazione della clausola di salvaguardia è importante al fine di rimuovere qualsiasi dubbio e preoccupazione circa gli effetti pregiudizievoli che potrebbero discendere da un’eventuale ed illecita semina di varietà Ogm, ed è stata ripetuta anche in una recente lettera scritta dal presidente della Coldiretti Sergio Marini al Ministro delle Politiche Agricole. “Il ricorso a tale clausola – evidenzia il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli - è già stato richiesto in più occasioni dalle amministrazioni regionali ed è uno strumento esercitato da alcuni Stati membri dell’Ue in relazione a nuove evidenze scientifiche che evidenziano l’impatto degli Ogm anche su aspetti diversi da quelli economici ed è conseguenziale alle numerose delibere di Regioni, Provincie e Comuni italiani ed anche del nostro territorio, dove 17 comuni, il Parco del Delta e la Provincia, hanno approvato provvedimenti ed ordini del giorno per un territorio OGM free”. Non va dimenticato - conclude Gulinelli – che sulla base dell`indagine Coldiretti-Swg relativa ad ottobre 2012 quasi sette italiani su dieci considerano oggi gliorganismi geneticamente modificati meno salutari di quelli tradizionali: una motivazione in più che va a rafforzare l’esigenza di garantire l’agricoltura e il territorio da forme di inquinamento genetico e assicurare la competitività delle nostre produzioni tradizionali e di qualità. “ E questo prescindendo da posizioni meramente di contrarietà di principio, che comunque sono importanti, quanto per motivazioni di opportunità tecnica, economica e di coerenza con un modello di sviluppo che per Coldiretti – chiude Gulinelli – è molto diverso dalle logiche che stanno alla base dello sfruttamento delle colture OGM”.
Gulinelli: scongiurare ogni rischio di commistione tra colture modificate e tradizionali per salvaguardare nei fatti prodotti tradizionali e territorio.
La positiva decisione della Commissione Europea è stata accompagnata a livello nazionale dall’avvio delle procedure per l’attivazione della “clausola di salvaguardia” per scongiurare in Italia qualsiasi rischio di commistione tra Ogm e agricoltura tradizionale o biologica”. Lo sottolinea Coldiretti nel commentare positivamente la decisione della Commissione UE di non “proporre agli Stati membri di adottare nuove varieta' di Ogm destinate alle colture in campo fino a quando non ci sara' una decisione del Consiglio Ue sulla proposta avanzata dall'esecutivo per regolamentare la coltura di Ogm in Europa”. L’attivazione della clausola di salvaguardia è importante al fine di rimuovere qualsiasi dubbio e preoccupazione circa gli effetti pregiudizievoli che potrebbero discendere da un’eventuale ed illecita semina di varietà Ogm, ed è stata ripetuta anche in una recente lettera scritta dal presidente della Coldiretti Sergio Marini al Ministro delle Politiche Agricole. “Il ricorso a tale clausola – evidenzia il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli - è già stato richiesto in più occasioni dalle amministrazioni regionali ed è uno strumento esercitato da alcuni Stati membri dell’Ue in relazione a nuove evidenze scientifiche che evidenziano l’impatto degli Ogm anche su aspetti diversi da quelli economici ed è conseguenziale alle numerose delibere di Regioni, Provincie e Comuni italiani ed anche del nostro territorio, dove 17 comuni, il Parco del Delta e la Provincia, hanno approvato provvedimenti ed ordini del giorno per un territorio OGM free”. Non va dimenticato - conclude Gulinelli – che sulla base dell`indagine Coldiretti-Swg relativa ad ottobre 2012 quasi sette italiani su dieci considerano oggi gliorganismi geneticamente modificati meno salutari di quelli tradizionali: una motivazione in più che va a rafforzare l’esigenza di garantire l’agricoltura e il territorio da forme di inquinamento genetico e assicurare la competitività delle nostre produzioni tradizionali e di qualità. “ E questo prescindendo da posizioni meramente di contrarietà di principio, che comunque sono importanti, quanto per motivazioni di opportunità tecnica, economica e di coerenza con un modello di sviluppo che per Coldiretti – chiude Gulinelli – è molto diverso dalle logiche che stanno alla base dello sfruttamento delle colture OGM”.
COLDIRETTI: AMBIENTE: NITRATI, REGIONE EMILIA ROMAGNA CONTRO ALLEVATORI?
Fonte: Coldiretti Ferrara
IN 20 ANNI: –26.000 ALLEVAMENTI. COLDIRETTI: INQUINAMENTO DA ALTRE FONTI? IGNORATA LA RICERCA DELL'UNIVERSITÀ DI FERRARA.
Ci sarà un motivo per cui in vent’anni, tra il 1990 e il 2010, in Emilia Romagna hanno chiuso più di 26 mila allevamenti? (E la gran parte di quelle ferraresi, dove la zootecnia e' ormai al lumicino). E’ la domanda che si fa Coldiretti di fronte alla delibera della Regione Emilia Romagna per stoppare il decreto sviluppo che sospende per un anno i dettami della direttiva nitrati. L’impressione – afferma Coldiretti – è che la regione si accanisca sugli allevatori senza una adeguata documentazione in merito al carico inquinante del bestiame allevato. Già da tempo – ricorda il presidente di Coldiretti Ferrara Sergio Gulinelli – sarebbe dovuto uscire la ricerca dell’Ispra commissionata e finanziata dalle Regioni, sulle cause e l’origine dell’inquinamento delle acque, ma finora niente si è visto. Per cui si continua a dire che i responsabili dell’inquinamento siano i liquami agricoli, ma nessuno è in grado di fornire una documentazione non solo sui dati agricoli, ma anche ad esempio sul carico di azoto che finisce nelle acque pubbliche proveniente dai depuratori cittadini della nostra provincia e attraverso il Po anche da altri territori, solo per citare un’altra possibile fonte inquinante. C’è da aggiungere – continua Gulinelli - , che ci sono studi, come quello dell’università di Ferrara, che dimostrano come lo spandimento di concimi organici non aumenta l’inquinamento da nitrati, ma lo diminuisce. A questo punto, in vista delle prossime elezioni, crediamo che gli allevatori sapranno ben distinguere tra i politici che fanno scelte di promozione e valorizzazione dell’agricoltura e chi invece sull’agricoltura continua a gettare fardelli insostenibili. Tra il 1990 e il 2010, nella nostra regione – ricorda Gulinelli – hanno chiuso i battenti più di 16 mila allevamenti di mucche (–69,4%) e 10 mila allevamenti di maiali (–89%), con un calo di 320 mila mucche e 620 mila maiali. Su Ferrara la riduzione e' ancora più drastica, dove gli allevamenti da latte si contano ormai sulle dita delle mani e quelli da carne sono poco più. Provincia la nostra dove nel passato anche recente sono state messe in campo anche misure di finanziamenti per apportare sostanza organica a terreni ormai impoveriti rispetto a questi nutrienti. In questo modo – commenta Coldiretti – tutta l’Emilia Romagna si ritrova più povera perché sono stati persi posti di lavoro e una ricchezza produttiva che è alla base dei principali prodotti enogastronomici della regione, dal prosciutto di Parma al Parmigiano Reggiano e Grana Padano, dai salumi Dop piacentini al culatello di Zibello ma anche i nostri salami e le carni dei nostri allevamenti per la filiera corta e per le forniture a macellerie e negozi del territorio. Insomma - osserva Gulinelli - se nonostante il calo degli allevamenti e degli animali allevati, i nitrati nelle falde sono addirittura aumentati c'e qualcosa che non quadra. E’ un controsenso che dovrebbe spingere a cercare le responsabilità anche in altre direzioni.
IN 20 ANNI: –26.000 ALLEVAMENTI. COLDIRETTI: INQUINAMENTO DA ALTRE FONTI? IGNORATA LA RICERCA DELL'UNIVERSITÀ DI FERRARA.
Ci sarà un motivo per cui in vent’anni, tra il 1990 e il 2010, in Emilia Romagna hanno chiuso più di 26 mila allevamenti? (E la gran parte di quelle ferraresi, dove la zootecnia e' ormai al lumicino). E’ la domanda che si fa Coldiretti di fronte alla delibera della Regione Emilia Romagna per stoppare il decreto sviluppo che sospende per un anno i dettami della direttiva nitrati. L’impressione – afferma Coldiretti – è che la regione si accanisca sugli allevatori senza una adeguata documentazione in merito al carico inquinante del bestiame allevato. Già da tempo – ricorda il presidente di Coldiretti Ferrara Sergio Gulinelli – sarebbe dovuto uscire la ricerca dell’Ispra commissionata e finanziata dalle Regioni, sulle cause e l’origine dell’inquinamento delle acque, ma finora niente si è visto. Per cui si continua a dire che i responsabili dell’inquinamento siano i liquami agricoli, ma nessuno è in grado di fornire una documentazione non solo sui dati agricoli, ma anche ad esempio sul carico di azoto che finisce nelle acque pubbliche proveniente dai depuratori cittadini della nostra provincia e attraverso il Po anche da altri territori, solo per citare un’altra possibile fonte inquinante. C’è da aggiungere – continua Gulinelli - , che ci sono studi, come quello dell’università di Ferrara, che dimostrano come lo spandimento di concimi organici non aumenta l’inquinamento da nitrati, ma lo diminuisce. A questo punto, in vista delle prossime elezioni, crediamo che gli allevatori sapranno ben distinguere tra i politici che fanno scelte di promozione e valorizzazione dell’agricoltura e chi invece sull’agricoltura continua a gettare fardelli insostenibili. Tra il 1990 e il 2010, nella nostra regione – ricorda Gulinelli – hanno chiuso i battenti più di 16 mila allevamenti di mucche (–69,4%) e 10 mila allevamenti di maiali (–89%), con un calo di 320 mila mucche e 620 mila maiali. Su Ferrara la riduzione e' ancora più drastica, dove gli allevamenti da latte si contano ormai sulle dita delle mani e quelli da carne sono poco più. Provincia la nostra dove nel passato anche recente sono state messe in campo anche misure di finanziamenti per apportare sostanza organica a terreni ormai impoveriti rispetto a questi nutrienti. In questo modo – commenta Coldiretti – tutta l’Emilia Romagna si ritrova più povera perché sono stati persi posti di lavoro e una ricchezza produttiva che è alla base dei principali prodotti enogastronomici della regione, dal prosciutto di Parma al Parmigiano Reggiano e Grana Padano, dai salumi Dop piacentini al culatello di Zibello ma anche i nostri salami e le carni dei nostri allevamenti per la filiera corta e per le forniture a macellerie e negozi del territorio. Insomma - osserva Gulinelli - se nonostante il calo degli allevamenti e degli animali allevati, i nitrati nelle falde sono addirittura aumentati c'e qualcosa che non quadra. E’ un controsenso che dovrebbe spingere a cercare le responsabilità anche in altre direzioni.
giovedì 15 novembre 2012
STOP AL VINO IN POLVERE CON I WINE KIT
Fonte: Coldiretti Ferrara
Stop al “vino in polvere” nell’Unione Europea. Questo l’impegno del commissario Ciolos per intervenire a salvaguardia dei produttori di vino e tutelare i consumatori da una vera e propria truffa giocata sulle eccellenze del made in Italy.
Ue pronta a ritirare dal mercato i wine kit. Dopo la denuncia di Coldiretti delle confezioni che promettono con semplici polveri di ottenere in pochi giorni vini dalle etichette più prestigiose, il Commissario Europeo all’agricoltura Dacian Ciolos ha dichiarato che “la Commissione è stata informata delle pratiche commerciali a cui si fa riferimento nell’interrogazione e, durante l’ultima riunione del Comitato di gestione dell’Ocm unica, ha provveduto a informare le delegazioni degli Stati membri che tali pratiche violano le norme in materia di etichettatura nel settore vitivinicolo stabilite dalla legislazione europea. La Commissione ha altresì precisato che i prodotti in questione non possono essere commercializzati utilizzando una denominazione di origine protetta (Dop) o un’indicazione geografica protetta (Igp), nemmeno attraverso una semplice evocazione del nome. Gli Stati membri devono adottare tutti i provvedimenti necessari a prevenire l’uso illecito del nome di una Dop o di un’Igp ritirando dal mercato tali prodotti”. Dopo le parole di Ciolos, Coldiretti ha chiesto quindi di provvedere immediatamente al ritiro dall’intero mercato comunitario dei wine kit. Si stima che nei diversi Paesi dell’Unione Europea almeno venti milioni di bottiglie di pseudo vino vengano ottenute attraverso confezioni prodotte in Canada ma anche in Svezia. Nel Paese scandinavo è stata scoperta una fabbrica che, a Lindome, vicino a Goteborg, produce e distribuisce in tutto il continente e del tutto indisturbata oltre 140mila wine kit all’anno dai quali si ottengono circa 4,2 milioni di bottiglie. I wine kit della società Vinland vengono venduti con i marchi Cantina e Doc’s che fanno esplicito riferimento alla produzione italiana, ma anche ad un marchio di qualità tutelato dall’Unione Europea, e promettono in soli 5 giorni di ottenere in casa vini come Valpolicella, Lambrusco, Sangiovese o Primitivo, per i quali vengono addirittura fornite le etichette da apporre sulle bottiglie. Una evidente anomalia sulla quale si è impegnato ad intervenire anche il vicepresidente della Commissione Agricoltura del parlamento Svedese Bengt-Anders Johansson ai microfoni di Jimmy Ghione della trasmissione Striscia la Notizia. “Il vino si fa con l'uva prodotta in vigna e trasformata nella cantina e va eventualmente invecchiato secondo precise regole e non si ottiene certo con le bustine inpolvere dalle quali si realizzano miscugli che non hanno neanche il diritto di chiamarsi con il nome del nettare di bacco - ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini -. Abbiamo per questo chiesto alle autorità nazionali di intervenire immediatamente anche attraverso l’Unione Europea per fermare uno scempio intollerabile che mette a rischio con l’inganno l’immagine e la credibilità dei nostri vini più prestigiosi conquistata nel tempo grazie agli sforzi fatti per la valorizzazione di un prodotto che esprime qualità, tradizione, cultura e territorio”.
Stop al “vino in polvere” nell’Unione Europea. Questo l’impegno del commissario Ciolos per intervenire a salvaguardia dei produttori di vino e tutelare i consumatori da una vera e propria truffa giocata sulle eccellenze del made in Italy.
Ue pronta a ritirare dal mercato i wine kit. Dopo la denuncia di Coldiretti delle confezioni che promettono con semplici polveri di ottenere in pochi giorni vini dalle etichette più prestigiose, il Commissario Europeo all’agricoltura Dacian Ciolos ha dichiarato che “la Commissione è stata informata delle pratiche commerciali a cui si fa riferimento nell’interrogazione e, durante l’ultima riunione del Comitato di gestione dell’Ocm unica, ha provveduto a informare le delegazioni degli Stati membri che tali pratiche violano le norme in materia di etichettatura nel settore vitivinicolo stabilite dalla legislazione europea. La Commissione ha altresì precisato che i prodotti in questione non possono essere commercializzati utilizzando una denominazione di origine protetta (Dop) o un’indicazione geografica protetta (Igp), nemmeno attraverso una semplice evocazione del nome. Gli Stati membri devono adottare tutti i provvedimenti necessari a prevenire l’uso illecito del nome di una Dop o di un’Igp ritirando dal mercato tali prodotti”. Dopo le parole di Ciolos, Coldiretti ha chiesto quindi di provvedere immediatamente al ritiro dall’intero mercato comunitario dei wine kit. Si stima che nei diversi Paesi dell’Unione Europea almeno venti milioni di bottiglie di pseudo vino vengano ottenute attraverso confezioni prodotte in Canada ma anche in Svezia. Nel Paese scandinavo è stata scoperta una fabbrica che, a Lindome, vicino a Goteborg, produce e distribuisce in tutto il continente e del tutto indisturbata oltre 140mila wine kit all’anno dai quali si ottengono circa 4,2 milioni di bottiglie. I wine kit della società Vinland vengono venduti con i marchi Cantina e Doc’s che fanno esplicito riferimento alla produzione italiana, ma anche ad un marchio di qualità tutelato dall’Unione Europea, e promettono in soli 5 giorni di ottenere in casa vini come Valpolicella, Lambrusco, Sangiovese o Primitivo, per i quali vengono addirittura fornite le etichette da apporre sulle bottiglie. Una evidente anomalia sulla quale si è impegnato ad intervenire anche il vicepresidente della Commissione Agricoltura del parlamento Svedese Bengt-Anders Johansson ai microfoni di Jimmy Ghione della trasmissione Striscia la Notizia. “Il vino si fa con l'uva prodotta in vigna e trasformata nella cantina e va eventualmente invecchiato secondo precise regole e non si ottiene certo con le bustine inpolvere dalle quali si realizzano miscugli che non hanno neanche il diritto di chiamarsi con il nome del nettare di bacco - ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini -. Abbiamo per questo chiesto alle autorità nazionali di intervenire immediatamente anche attraverso l’Unione Europea per fermare uno scempio intollerabile che mette a rischio con l’inganno l’immagine e la credibilità dei nostri vini più prestigiosi conquistata nel tempo grazie agli sforzi fatti per la valorizzazione di un prodotto che esprime qualità, tradizione, cultura e territorio”.
lunedì 4 giugno 2012
COLDIRETTI: DOPO IL TERREMOTO TERRITORIO A RISCHIO ALLUVIONE SU 200MILA ETTARI
Fonte: Coldiretti Ferrara
Oltre alle ingenti perdite per i fenomeni sismici incombe il rischio dissesto idrogeologico nelle aree terremotate dell’Emilia. I danni al sistema della bonifica urgenza per tutto il territorio. Intanto bene allo stop per il centro stoccaggio gas di Rivara ed anche alle riscossioni di Equitalia per tutte le attività della zona colpita.
Il fenomeno della liquefazione delle sabbie che emergono dal terreno rubando spazio alla terra coltivata e provocano numerose crepe a case e magazzini, è solo l’effetto più evidente del dissesto idrogeologico provocato dal sisma che ha spaccato terreni nelle aree urbane ed agricole e messo in pericolo circa 200 mila ettari di terreno compresi tra Modena, Bologna, Ferrara e Mantova. E’ la Coldiretti a lanciare l’allarme sugli effetti alla stabilità del territorio provocati dal sisma, sulla base delle analisi dell’Anbi (associazione nazionale bonifiche), dopo la proposta del Ministro dell’Ambiente Corrado Clini di un piano per mettere in sicurezza il suolo e il positivo rigetto della richiesta del centro di stoccaggio gas di Rivara. Per ripristinare la sicurezza idraulica del territorio colpito - sottolinea la Coldiretti - servono interventi per decine di milioni di euro nell’immediato per garantire l’irrigazione ed evitare che l’arrivo di forti piogge possa provocare alluvioni nelle campagne, ma anche nelle principali città emiliane. Nell'impianto idrovoro di Mondine - sottolinea la Coldiretti - è crollata la torre dove si trova l'impianto elettrico, il cuore che dà energia alle possenti idrovore che assicurano la sicurezza idraulica di un territorio di 50 mila ettari che va dall'Enza al Secchia a Nord della via Emilia comprendendo i centri abitati di Correggio, Poviglio e Carpi e che ora è a rischio di alluvione anche per il crollo dei manufatti di alcune chiaviche di fondamentale importanza per la regolazione dei canali. Grave è anche la situazione nella maggior parte dei 162 mila ettari di pianura del comprensorio del Consorzio della Bonifica Burana tra Modena, Bologna, Ferrara e Mantova . Una rete estesa per 2500 chilometri di canali, 52 impianti idrovori e 2000 manufatti, la maggior parte gravemente lesionata dal sisma. Risultano danneggiati in particolare - riferisce la Coldiretti - impianti idrovori, impianti irrigui, magazzini di servizio, abitazioni di servizio, arginature dei canali principali con il rischio crolli lungo centinaia di metri sulle arginature. Danni analoghi e rilevanti si registrano anche in provincia di Mantova, per gli impianti del consorzio di bonifica Terre dei Gonzaga. Danni diffusi alle opere idrauliche, pur non tali da impedirne la funzionalità, sono segnalati anche nei comprensori del Consorzio di Bonifica dell'Emilia Centrale e del Consorzio Canale Emiliano Romagnolo. A destare le maggiori preoccupazioni statiche - spiega la Coldiretti - sono i tanti ponti, soprattutto storici, che evidenziano fessurazioni. Il terremoto - continua la Coldiretti - ha provocato un forte rischio idrogeologico nei territori colpiti con danni dagli impianti idraulici e frane in alcuni alvei che pregiudicano il regolare deflusso delle acque. Una prima conseguenza è stata la sospensione del servizio irriguo che è necessario far ripartire per preservare, nell'emergenza, una delle agricolture più floride della pianura Padana: ortofrutta, viticoltura, riso, parmigiano reggiano in particolare i settori a rischio. Il conto di mezzo miliardo di danni per il settore agroalimentare - conclude la Coldiretti - potrebbe dunque ulteriormente aggravarsi senza il ripristino delle opere necessarie per mettere in sicurezza il territorio e se non verrà garantita una adeguata fornitura di acqua alle coltivazioni della zona. Intanto per effetto del rinvio di tutti i versamenti tributari e previdenziali decisi dal Governo, anche Equitalia sospenderà le attività di riscossione nelle zone colpite dal terremoto. Ne dà notizia la Coldiretti nel sottolineare che ora è prioritario affrontare l’emergenza ed accompagnare il ritorno alla normalità di persone ed imprese. Il fermo obbligato delle attività causato dalle scosse - ha sottolineato la Coldiretti - sta aumentando il conto dei danni alle imprese che solo nell’agroalimentare ammontano oramai a mezzo miliardo di euro ma che complessivamente hanno abbondantemente superato i 3 miliardi che consentono al Fondo di solidarietà dell'Unione europea (FSUE) di intervenire con aiuti di stato come ha annunciato il Commissario europeo per le Politiche regionali, Johannes Hahn. Negli ultimi dieci anni l’Unione Europea è intervenuta a sostegno dell’Italia - ha concluso la Coldiretti - per il terremoto in Molise (1588 milioni di danni), l’eruzione dell’Etna (894 milioni di danni), il terremoto in Abruzzo (10212 milioni di danni) e l’alluvione in Veneto (676 milioni)
Oltre alle ingenti perdite per i fenomeni sismici incombe il rischio dissesto idrogeologico nelle aree terremotate dell’Emilia. I danni al sistema della bonifica urgenza per tutto il territorio. Intanto bene allo stop per il centro stoccaggio gas di Rivara ed anche alle riscossioni di Equitalia per tutte le attività della zona colpita.
Il fenomeno della liquefazione delle sabbie che emergono dal terreno rubando spazio alla terra coltivata e provocano numerose crepe a case e magazzini, è solo l’effetto più evidente del dissesto idrogeologico provocato dal sisma che ha spaccato terreni nelle aree urbane ed agricole e messo in pericolo circa 200 mila ettari di terreno compresi tra Modena, Bologna, Ferrara e Mantova. E’ la Coldiretti a lanciare l’allarme sugli effetti alla stabilità del territorio provocati dal sisma, sulla base delle analisi dell’Anbi (associazione nazionale bonifiche), dopo la proposta del Ministro dell’Ambiente Corrado Clini di un piano per mettere in sicurezza il suolo e il positivo rigetto della richiesta del centro di stoccaggio gas di Rivara. Per ripristinare la sicurezza idraulica del territorio colpito - sottolinea la Coldiretti - servono interventi per decine di milioni di euro nell’immediato per garantire l’irrigazione ed evitare che l’arrivo di forti piogge possa provocare alluvioni nelle campagne, ma anche nelle principali città emiliane. Nell'impianto idrovoro di Mondine - sottolinea la Coldiretti - è crollata la torre dove si trova l'impianto elettrico, il cuore che dà energia alle possenti idrovore che assicurano la sicurezza idraulica di un territorio di 50 mila ettari che va dall'Enza al Secchia a Nord della via Emilia comprendendo i centri abitati di Correggio, Poviglio e Carpi e che ora è a rischio di alluvione anche per il crollo dei manufatti di alcune chiaviche di fondamentale importanza per la regolazione dei canali. Grave è anche la situazione nella maggior parte dei 162 mila ettari di pianura del comprensorio del Consorzio della Bonifica Burana tra Modena, Bologna, Ferrara e Mantova . Una rete estesa per 2500 chilometri di canali, 52 impianti idrovori e 2000 manufatti, la maggior parte gravemente lesionata dal sisma. Risultano danneggiati in particolare - riferisce la Coldiretti - impianti idrovori, impianti irrigui, magazzini di servizio, abitazioni di servizio, arginature dei canali principali con il rischio crolli lungo centinaia di metri sulle arginature. Danni analoghi e rilevanti si registrano anche in provincia di Mantova, per gli impianti del consorzio di bonifica Terre dei Gonzaga. Danni diffusi alle opere idrauliche, pur non tali da impedirne la funzionalità, sono segnalati anche nei comprensori del Consorzio di Bonifica dell'Emilia Centrale e del Consorzio Canale Emiliano Romagnolo. A destare le maggiori preoccupazioni statiche - spiega la Coldiretti - sono i tanti ponti, soprattutto storici, che evidenziano fessurazioni. Il terremoto - continua la Coldiretti - ha provocato un forte rischio idrogeologico nei territori colpiti con danni dagli impianti idraulici e frane in alcuni alvei che pregiudicano il regolare deflusso delle acque. Una prima conseguenza è stata la sospensione del servizio irriguo che è necessario far ripartire per preservare, nell'emergenza, una delle agricolture più floride della pianura Padana: ortofrutta, viticoltura, riso, parmigiano reggiano in particolare i settori a rischio. Il conto di mezzo miliardo di danni per il settore agroalimentare - conclude la Coldiretti - potrebbe dunque ulteriormente aggravarsi senza il ripristino delle opere necessarie per mettere in sicurezza il territorio e se non verrà garantita una adeguata fornitura di acqua alle coltivazioni della zona. Intanto per effetto del rinvio di tutti i versamenti tributari e previdenziali decisi dal Governo, anche Equitalia sospenderà le attività di riscossione nelle zone colpite dal terremoto. Ne dà notizia la Coldiretti nel sottolineare che ora è prioritario affrontare l’emergenza ed accompagnare il ritorno alla normalità di persone ed imprese. Il fermo obbligato delle attività causato dalle scosse - ha sottolineato la Coldiretti - sta aumentando il conto dei danni alle imprese che solo nell’agroalimentare ammontano oramai a mezzo miliardo di euro ma che complessivamente hanno abbondantemente superato i 3 miliardi che consentono al Fondo di solidarietà dell'Unione europea (FSUE) di intervenire con aiuti di stato come ha annunciato il Commissario europeo per le Politiche regionali, Johannes Hahn. Negli ultimi dieci anni l’Unione Europea è intervenuta a sostegno dell’Italia - ha concluso la Coldiretti - per il terremoto in Molise (1588 milioni di danni), l’eruzione dell’Etna (894 milioni di danni), il terremoto in Abruzzo (10212 milioni di danni) e l’alluvione in Veneto (676 milioni)
Iscriviti a:
Post (Atom)