Fonte: Ministero Politiche Agricole Alimentari e Forestali
Si è tenuto il 16 Maggio in mattinata l'incontro organizzato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e dal Ministero dello Sviluppo economico con le rappresentanze degli operatori economici della filiera agro-alimentare per proseguire il lavoro per l'attuazione dell'articolo 62 del D.L. 1/2012, concernente la Disciplina delle relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari.
Al tavolo hanno partecipato le associazioni e le federazioni del settore che hanno presentato le loro osservazioni, criticità e proposte in merito all'applicazione della norma che entrerà in vigore il prossimo ottobre.
Le organizzazioni degli operatori economici della filiera agricola e alimentare, entro il termine fissato per il 25 maggio, presenteranno in forma scritta le loro proposte e i loro suggerimenti che saranno valutati in sede di discussione del Decreto Ministeriale in oggetto. I documenti possono essere inviati via e-mail all'indirizzo: articolo62@mpaaf.gov.it.
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mercoledì 16 maggio 2012
lunedì 19 marzo 2012
LIBERALIZZAZIONE VIGNETI, CONFAGRICOLTURA AL PARLAMENTO EUROPEO: “OCCORRE IMPEDIRE UNA RIFORMA DESTABILIZZANTE”
Fonte: Confagricoltura
Confagricoltura, intervenendo a Bruxelles all’incontro organizzato dal Parlamento Europeo sulla liberalizzazione degli impianti vitati, ha ribadito il suo “no” alla norma introdotta dalla riforma dell’Organizzazione comune di mercato del Vino del 2008, che prevede la fine dei diritti di impianto al 31 dicembre 2015 (attualmente i nuovi vigneti possono essere impiantati solo se supportati dai diritti posseduti dal viticoltore o, in casi particolari, attinti da una riserva regionale).
“Sono quattro anni che stiamo conducendo una battaglia contro la liberalizzazione dei vigneti che, se sarà concretizzata, porterà alla destabilizzazione del settore vitivinicolo - ha detto il presidente di Confagricoltura Mario Guidi -. In questo periodo si è rafforzato il fronte, costituito da 14 Paesi e guidato proprio dall’Italia, con gli altri Paesi a grande vocazione viticola, che punta ora a formare il blocco di maggioranza necessario a cancellare la legge”.
“Eliminare i diritti di impianto avrebbe – spiega Guidi - conseguenze gravissime: aumento incontrollato delle superfici a denominazione d’origine, eccedenze nell’offerta, concentrazione nelle aree con costi di produzione più bassi, flessione del valore del vigneto, affermazione di una viticoltura lontana dalla nostra storia”.
“Senza il sistema dei diritti - prosegue il presidente dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli - crollerebbe la base della piramide qualitativa del nostro sistema di denominazioni. Il senso di responsabilità verso i produttori italiani ci impone di difendere quanto da loro storicamente creato e valorizzato, in primis il patrimonio territoriale e ampelografico”.
“C’è anche il problema - secondo Confagricoltura – che la liberalizzazione darebbe più spazio ai vini varietali, ovvero ai vini comuni che riportano in etichetta anche l’annata ed il vitigno. Queste produzioni, se non adeguatamente limitate, nel tempo andranno a minare il mercato dei vini Igt/Igp che storicamente puntano soprattutto sul luogo geografico di provenienza e sul vitigno”.
Confagricoltura, intervenendo a Bruxelles all’incontro organizzato dal Parlamento Europeo sulla liberalizzazione degli impianti vitati, ha ribadito il suo “no” alla norma introdotta dalla riforma dell’Organizzazione comune di mercato del Vino del 2008, che prevede la fine dei diritti di impianto al 31 dicembre 2015 (attualmente i nuovi vigneti possono essere impiantati solo se supportati dai diritti posseduti dal viticoltore o, in casi particolari, attinti da una riserva regionale).
“Sono quattro anni che stiamo conducendo una battaglia contro la liberalizzazione dei vigneti che, se sarà concretizzata, porterà alla destabilizzazione del settore vitivinicolo - ha detto il presidente di Confagricoltura Mario Guidi -. In questo periodo si è rafforzato il fronte, costituito da 14 Paesi e guidato proprio dall’Italia, con gli altri Paesi a grande vocazione viticola, che punta ora a formare il blocco di maggioranza necessario a cancellare la legge”.
“Eliminare i diritti di impianto avrebbe – spiega Guidi - conseguenze gravissime: aumento incontrollato delle superfici a denominazione d’origine, eccedenze nell’offerta, concentrazione nelle aree con costi di produzione più bassi, flessione del valore del vigneto, affermazione di una viticoltura lontana dalla nostra storia”.
“Senza il sistema dei diritti - prosegue il presidente dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli - crollerebbe la base della piramide qualitativa del nostro sistema di denominazioni. Il senso di responsabilità verso i produttori italiani ci impone di difendere quanto da loro storicamente creato e valorizzato, in primis il patrimonio territoriale e ampelografico”.
“C’è anche il problema - secondo Confagricoltura – che la liberalizzazione darebbe più spazio ai vini varietali, ovvero ai vini comuni che riportano in etichetta anche l’annata ed il vitigno. Queste produzioni, se non adeguatamente limitate, nel tempo andranno a minare il mercato dei vini Igt/Igp che storicamente puntano soprattutto sul luogo geografico di provenienza e sul vitigno”.
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martedì 24 gennaio 2012
AGRICOLTURA E GRANDE DISTRIBUZIONE, RABBONI ESPRIME APPREZZAMENTO PER LE PROPOSTE CONTENUTE NEL DECRETO LIBERALIZZAZIONI.
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia Informazione e Ufficio Stampa
"Accolte alcune proposte che questa Regione da tempo sostiene".
Bologna - Forte apprezzamento e sostegno al ministro dell'agricoltura Mario Catania che nel corso di una conferenza stampa ha illustrato le norme sui rapporti commerciali nelle filiere agroalimentari contenute nel DL liberalizzazioni, sono stati espressi dall'assessore regionale all'agricoltura Tiberio Rabboni. "Vediamo accolte alcune delle proposte che come Regione Emilia-Romagna da tempo sosteniamo in tema di rapporti con la moderna distribuzione - ha detto Rabboni - e che ancora la settimana scorsa abbiamo illustrato alla Commissione Agricoltura. Come ha giustamente sottolineato il Ministro non si tratta di misure contro la Grande Distribuzione, ma di norme che fissano regole di trasparenza ed equità indispensabili per una crescita comune delle diverse componenti della filiera e a garanzia del consumatore." Tra i punti illustrati dal ministro Catania, Rabboni considera di particolare interesse quelli relativi all'obbligo della forma scritta per i contratti che abbiano ad oggetto la cessione di beni agricoli ed alimentari; il divieto di comportamenti sleali nei rapporti di filiera; la fissazione del termine di pagamento a 60 giorni per le cessioni di prodotti alimentari non deteriorabili, ridotto a 30 giorni per quelli deteriorabili; la previsione di sanzioni amministrative fino a 500mila euro nel caso di non rispetto delle norme previste. "Finalmente un Governo e un Ministro che affrontano una delle principali criticità dell'agroalimentare italiano, fonte di ricorrenti difficoltà per le aziende agricole, tradizionale anello debole della filiera. Naturalmente non faremo mancare in sede di Conferenza Stato-Regioni le nostre osservazioni e proposte integrative. E' comunque importante che il tema sia stato posto".
"Accolte alcune proposte che questa Regione da tempo sostiene".
Bologna - Forte apprezzamento e sostegno al ministro dell'agricoltura Mario Catania che nel corso di una conferenza stampa ha illustrato le norme sui rapporti commerciali nelle filiere agroalimentari contenute nel DL liberalizzazioni, sono stati espressi dall'assessore regionale all'agricoltura Tiberio Rabboni. "Vediamo accolte alcune delle proposte che come Regione Emilia-Romagna da tempo sosteniamo in tema di rapporti con la moderna distribuzione - ha detto Rabboni - e che ancora la settimana scorsa abbiamo illustrato alla Commissione Agricoltura. Come ha giustamente sottolineato il Ministro non si tratta di misure contro la Grande Distribuzione, ma di norme che fissano regole di trasparenza ed equità indispensabili per una crescita comune delle diverse componenti della filiera e a garanzia del consumatore." Tra i punti illustrati dal ministro Catania, Rabboni considera di particolare interesse quelli relativi all'obbligo della forma scritta per i contratti che abbiano ad oggetto la cessione di beni agricoli ed alimentari; il divieto di comportamenti sleali nei rapporti di filiera; la fissazione del termine di pagamento a 60 giorni per le cessioni di prodotti alimentari non deteriorabili, ridotto a 30 giorni per quelli deteriorabili; la previsione di sanzioni amministrative fino a 500mila euro nel caso di non rispetto delle norme previste. "Finalmente un Governo e un Ministro che affrontano una delle principali criticità dell'agroalimentare italiano, fonte di ricorrenti difficoltà per le aziende agricole, tradizionale anello debole della filiera. Naturalmente non faremo mancare in sede di Conferenza Stato-Regioni le nostre osservazioni e proposte integrative. E' comunque importante che il tema sia stato posto".
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