Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che è stato emanato il decreto interministeriale sulla commercializzazione dei prodotti ortofrutticolo di quarta gamma. In particolare, il provvedimento definisce i parametri chimico-fisici e igienico-sanitari del ciclo produttivo, del confezionamento, della conservazione e della distribuzione dei prodotti ortofrutticoli di quarta gamma, nonché i requisiti qualitativi minimi e le informazioni che devono essere riportate sulle confezioni a tutela del consumatore, oltre a prevedere l’utilizzo obbligatorio di imballaggi ecocompatibili.
La norma è stata adottata di concerto con i Ministri della Salute e dello Sviluppo economico, per dare pratica attuazione alla legge 13 maggio 2011 n. 77, recante “disposizioni concernenti la preparazione, il confezionamento e la distribuzione dei prodotti ortofrutticoli di quarta gamma”.
“In questo settore la nostra industria è leader in Europa – ha commentato il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina –. Con questo provvedimento siamo intervenuti su un comparto molto importante dando, da una parte, la garanzia della sicurezza alimentare ai consumatori, dall’altra la certezza giuridica agli operatori di questo importante segmento dell’agroalimentare italiano”.
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martedì 24 giugno 2014
martedì 25 febbraio 2014
MARTINA: ICQRF SCOPRE OLIO FALSO IGP TOSCANO DA HARRODS
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
“La tutela e la promozione dell’autentico Made in Italy nel mondo è una priorità assoluta di questo Governo, oltre che una missione strategica per l’economia nazionale. La sospensione della commercializzazione da parte di Harrods di un olio extravergine d’oliva venduto come toscano, in violazione delle norme sulle indicazioni geografiche, è la testimonianza del forte impegno che l’Italia porta avanti nella lotta alla contraffazione. La difesa delle denominazioni d’origine e del nostro patrimonio d’eccellenza alimentare è il campo quotidiano dove impegniamo le forze migliori degli organismi di controllo collegati al Ministero. Il risultato ottenuto, poi, è un’ulteriore conferma dell’importanza delle leggi europee in materia e della nostra capacità di richiederne la corretta applicazione sul territorio comunitario. Ringrazio quindi l’Ispettorato repressione frodi del Ministero per la professionalità dimostrata in questo caso e per la difesa quotidiana del patrimonio agroalimentare italiano. Un grazie va anche all’Autorità britannica del DEFRA, la cui collaborazione è stata rapida ed efficace”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina commenta la sospensione della commercializzazione dell’olio ‘Tuscan Extra-virgin Olive Oil” presso i magazzini “Harrods” di Londra e sul sito web www.harrods.com , comunicata dal Department for Environment Food & Rural Affairs (DEFRA) del Regno Unito, a seguito dell’apertura della procedura ex officio avviata dall’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressioni frodi dei prodotti agroalimentari – ICQRF. L’Ispettorato aveva infatti chiesto di bloccare la vendita in quanto l’olio venduto, imbottigliato nel Regno Unito e commercializzato col marchio Harrods, recava in etichetta espliciti riferimenti evocativi della produzione dell’olio Extra vergine di oliva IGP ‘Toscano’, protetta in ambito UE. Grazie alla normativa europea, fortemente voluta dall’Italia (reg. UE 1151/12), la protezione delle nostre produzioni IGP e DOP può essere attivata su tutto il territorio dell’UE con il pieno coinvolgimento degli Stati membri in cui avviene l’irregolare commercializzazione.
“La tutela e la promozione dell’autentico Made in Italy nel mondo è una priorità assoluta di questo Governo, oltre che una missione strategica per l’economia nazionale. La sospensione della commercializzazione da parte di Harrods di un olio extravergine d’oliva venduto come toscano, in violazione delle norme sulle indicazioni geografiche, è la testimonianza del forte impegno che l’Italia porta avanti nella lotta alla contraffazione. La difesa delle denominazioni d’origine e del nostro patrimonio d’eccellenza alimentare è il campo quotidiano dove impegniamo le forze migliori degli organismi di controllo collegati al Ministero. Il risultato ottenuto, poi, è un’ulteriore conferma dell’importanza delle leggi europee in materia e della nostra capacità di richiederne la corretta applicazione sul territorio comunitario. Ringrazio quindi l’Ispettorato repressione frodi del Ministero per la professionalità dimostrata in questo caso e per la difesa quotidiana del patrimonio agroalimentare italiano. Un grazie va anche all’Autorità britannica del DEFRA, la cui collaborazione è stata rapida ed efficace”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina commenta la sospensione della commercializzazione dell’olio ‘Tuscan Extra-virgin Olive Oil” presso i magazzini “Harrods” di Londra e sul sito web www.harrods.com , comunicata dal Department for Environment Food & Rural Affairs (DEFRA) del Regno Unito, a seguito dell’apertura della procedura ex officio avviata dall’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressioni frodi dei prodotti agroalimentari – ICQRF. L’Ispettorato aveva infatti chiesto di bloccare la vendita in quanto l’olio venduto, imbottigliato nel Regno Unito e commercializzato col marchio Harrods, recava in etichetta espliciti riferimenti evocativi della produzione dell’olio Extra vergine di oliva IGP ‘Toscano’, protetta in ambito UE. Grazie alla normativa europea, fortemente voluta dall’Italia (reg. UE 1151/12), la protezione delle nostre produzioni IGP e DOP può essere attivata su tutto il territorio dell’UE con il pieno coinvolgimento degli Stati membri in cui avviene l’irregolare commercializzazione.
martedì 14 maggio 2013
OLIO DI OLIVA, DE GIROLAMO: CON OK COMMISSIONE UE MAGGIORE GARANZIA PER I CONSUMATORI, PIÙ FACILE CAPIRE CARATTERISTICHE E PROVENIENZA
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
"Con il via libera di oggi della Commissione europea per la nuova regolamentazione per una maggiore trasparenza delle informazioni in etichetta per gli oli di oliva sarà finalmente possibile verificare con maggiore facilità le caratteristiche dell’olio e la sua origine. I consumatori potranno comprendere in modo più semplice la provenienza e sapere quindi se si tratta di olio italiano o proveniente da altri Paesi”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, commenta l’approvazione definitiva da parte del Comitato di gestione OCM unica delle modifiche al regolamento europeo per l’olio d’oliva, relative alla commercializzazione e all’etichettatura. “A differenza di quanto previsto finora, infatti, le informazioni in etichetta – ha spiegato De Girolamo - dovranno essere riportate utilizzando caratteri di dimensioni adeguate e inserite tutte nello stesso campo visivo. Le dimensioni di tali caratteri, pari a 3 mm per le confezioni più diffuse in commercio, sono superiori di circa tre volte rispetto a quanto già previsto dalla normativa europea sulle informazioni alimentari. Ciò permetterà di avere un’informazione più corretta per i nostri consumatori, che meritano di sapere quello che mangiano e quello che acquistano”. “La decisione di oggi è sicuramente un passo in avanti, ma occorre continuare col massimo impegno nel percorso, che è già stato intrapreso a Bruxelles, per migliorare la competitività del settore. In tale contesto sottolineerò alla Commissione europea la necessità di proseguire in questa direzione e di attivarsi, prima di tutto in ambito C.O.I., per apportare alla normativa le modifiche che il mondo produttivo attende. Le modifiche decise oggi – ha proseguito il Ministro – sono in linea con il Piano di azione previsto dalla Commissione lo scorso anno e si inseriscono in un progetto mirato a razionalizzare e rilanciare il settore e che, oltre a garantire la massima trasparenza al consumatore, assicuri anche il miglioramento della commercializzazione del prodotto”. “Un’altra importante novità riguarda le bottiglie destinate alla ristorazione per le quali è previsto l’uso obbligatorio di sistemi di chiusura che ne impediscono il riempimento dopo l’esaurimento del contenuto e pertanto, una volta aperte, le confezioni non saranno più riutilizzabili, prevenendo eventuali operazioni fraudolente”. Il regolamento entrerà in vigore dal 1° gennaio 2014. Per quanto riguarda invece i prodotti, legalmente fabbricati ed etichettati che sono stati immessi in libera pratica prima di questa data, potranno essere commercializzati fino all’esaurimento delle scorte.
"Con il via libera di oggi della Commissione europea per la nuova regolamentazione per una maggiore trasparenza delle informazioni in etichetta per gli oli di oliva sarà finalmente possibile verificare con maggiore facilità le caratteristiche dell’olio e la sua origine. I consumatori potranno comprendere in modo più semplice la provenienza e sapere quindi se si tratta di olio italiano o proveniente da altri Paesi”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, commenta l’approvazione definitiva da parte del Comitato di gestione OCM unica delle modifiche al regolamento europeo per l’olio d’oliva, relative alla commercializzazione e all’etichettatura. “A differenza di quanto previsto finora, infatti, le informazioni in etichetta – ha spiegato De Girolamo - dovranno essere riportate utilizzando caratteri di dimensioni adeguate e inserite tutte nello stesso campo visivo. Le dimensioni di tali caratteri, pari a 3 mm per le confezioni più diffuse in commercio, sono superiori di circa tre volte rispetto a quanto già previsto dalla normativa europea sulle informazioni alimentari. Ciò permetterà di avere un’informazione più corretta per i nostri consumatori, che meritano di sapere quello che mangiano e quello che acquistano”. “La decisione di oggi è sicuramente un passo in avanti, ma occorre continuare col massimo impegno nel percorso, che è già stato intrapreso a Bruxelles, per migliorare la competitività del settore. In tale contesto sottolineerò alla Commissione europea la necessità di proseguire in questa direzione e di attivarsi, prima di tutto in ambito C.O.I., per apportare alla normativa le modifiche che il mondo produttivo attende. Le modifiche decise oggi – ha proseguito il Ministro – sono in linea con il Piano di azione previsto dalla Commissione lo scorso anno e si inseriscono in un progetto mirato a razionalizzare e rilanciare il settore e che, oltre a garantire la massima trasparenza al consumatore, assicuri anche il miglioramento della commercializzazione del prodotto”. “Un’altra importante novità riguarda le bottiglie destinate alla ristorazione per le quali è previsto l’uso obbligatorio di sistemi di chiusura che ne impediscono il riempimento dopo l’esaurimento del contenuto e pertanto, una volta aperte, le confezioni non saranno più riutilizzabili, prevenendo eventuali operazioni fraudolente”. Il regolamento entrerà in vigore dal 1° gennaio 2014. Per quanto riguarda invece i prodotti, legalmente fabbricati ed etichettati che sono stati immessi in libera pratica prima di questa data, potranno essere commercializzati fino all’esaurimento delle scorte.
lunedì 24 settembre 2012
COLDIRETTI: MERCOLEDI’ 26 SETTEMBRE A CESENA CONVEGNO SULL’ORTOFRUTTA FIRMATA DAGLI AGRICOLTORI ITALIANI
Fonte: Coldiretti Ferrara
In occasione di ”Macfrut 2012” Coldiretti organizza un convegno alle 15 del 26 settembre prossimo per presentare il nuovo modo di commercializzare i prodotti italiani e fare il punto sull’annata frutticola 2012. Presente il presidente regionale Tonello ed il Ministro Catania.
Nel 2001 un chilogrammo di pesche veniva pagato al produttore emiliano romagnolo 40 centesimi al chilogrammo. Nel 2011 il prezzo era sceso a 22 centesimi. Nello stesso periodo il prezzo medio alla produzione delle nettarine è passato da 43 a 23 centesimi al chilogrammo, quello delle pere da 45 a 36, del kiwi da 62 a 40. E’ quanto risulta da un’analisi di Coldiretti Emilia Romagna sulla base dei dati dell’Osservatorio Agroalimentare dell’Emilia Romagna. Del calo dei prezzi alla produzione – rileva Coldiretti – non si sono però accorti i consumatori, perché i prezzi al consumo sono invece risultati in costante aumento. La forcella sempre più ampia tra prezzi alla produzione eprezzi al consumo – commenta Coldiretti – è un fenomeno ormai strutturale nell’ortofrutta e rendono ormai improrogabile affrontare l’organizzazione della filiera ortofrutticola. Per questo mercoledì 26 settembre, a Cesena, nell’ambito del Macfrut, Coldiretti presenterà “Fai – Firmato Agricoltori Italiani”, il nuovo modo di concepire la commercializzazione dei prodotti agricoli per ridurre la catena interminabile delle intermediazioni e recuperare reddito agli agricoltori. Con la regia della giornalista Rai, Lisa Bellocchi, interverranno l’economista Gian Luca Bagnara, che presenterà una relazione sul sistema ortofrutticolo, il presidente di Coop Reno, Mario Cifiello, il presidente di Consorzi Agrari d’Italia, Pierluigi Guarise, l’assessore regionale all’Agricoltura, Tiberio Rabboni, il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello, il ministro delle Politiche Agricole, Mario Catania.
In occasione di ”Macfrut 2012” Coldiretti organizza un convegno alle 15 del 26 settembre prossimo per presentare il nuovo modo di commercializzare i prodotti italiani e fare il punto sull’annata frutticola 2012. Presente il presidente regionale Tonello ed il Ministro Catania.
Nel 2001 un chilogrammo di pesche veniva pagato al produttore emiliano romagnolo 40 centesimi al chilogrammo. Nel 2011 il prezzo era sceso a 22 centesimi. Nello stesso periodo il prezzo medio alla produzione delle nettarine è passato da 43 a 23 centesimi al chilogrammo, quello delle pere da 45 a 36, del kiwi da 62 a 40. E’ quanto risulta da un’analisi di Coldiretti Emilia Romagna sulla base dei dati dell’Osservatorio Agroalimentare dell’Emilia Romagna. Del calo dei prezzi alla produzione – rileva Coldiretti – non si sono però accorti i consumatori, perché i prezzi al consumo sono invece risultati in costante aumento. La forcella sempre più ampia tra prezzi alla produzione eprezzi al consumo – commenta Coldiretti – è un fenomeno ormai strutturale nell’ortofrutta e rendono ormai improrogabile affrontare l’organizzazione della filiera ortofrutticola. Per questo mercoledì 26 settembre, a Cesena, nell’ambito del Macfrut, Coldiretti presenterà “Fai – Firmato Agricoltori Italiani”, il nuovo modo di concepire la commercializzazione dei prodotti agricoli per ridurre la catena interminabile delle intermediazioni e recuperare reddito agli agricoltori. Con la regia della giornalista Rai, Lisa Bellocchi, interverranno l’economista Gian Luca Bagnara, che presenterà una relazione sul sistema ortofrutticolo, il presidente di Coop Reno, Mario Cifiello, il presidente di Consorzi Agrari d’Italia, Pierluigi Guarise, l’assessore regionale all’Agricoltura, Tiberio Rabboni, il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello, il ministro delle Politiche Agricole, Mario Catania.
martedì 16 novembre 2010
APO CONERPO: BUONE ASPETTATIVE PER IL KIWI
Fonte: Apo Conerpo
In virtù della contrazione dell’offerta e del buon livello qualitativo dei frutti.
È uno dei prodotti di punta dell’ampia gamma del Gruppo,che controlla oltre il 13% dell’intero raccolto nazionale di actinidia
Soprattutto in virtù della generale contrazione dell’offerta e del buon livello qualitativo dei frutti, sia delle varietà a polpa verde che di quelle a polpa gialla, sono sostanzialmente positive le aspettative per la commercializzazione del kiwi la cui raccolta è ormai ultimata nelle regioni del Nord Italia (Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e Friuli Venezia Giulia), mentre si protrarrà probabilmente sino alla fine di Novembre nelle aree del Centro Sud. Queste indicazioni sulla campagna provengono da Apo Conerpo, leader europeo dell’ortofrutta fresca con una produzione di quasi 1.200.000 tonnellate ed un volume d’affari pari ad oltre 685 milioni di euro, che ha nell’actinidia uno dei prodotti di punta della propria gamma controllando oltre il 13% dell’intero raccolto nazionale di questo frutto. Interessando una superficie complessiva di quasi 2.500 ettari, la coltivazione di kiwi di Apo Conerpo è diffusa in tutte le principali aree produttive nazionali, ma si concentra in particolare in Emilia Romagna, nelle province di Ravenna, Forlì e Bologna, dove operano (in quanto coltivatrici di actinidia) le cooperative Agrintesa, Ortolani Cofri e Cepal, e di Ferrara, nelle aziende agricole dei soci di Patfrut.
“La diminuzione dell’offerta – afferma Giampiero Reggidori, responsabile dell’Ufficio Tecnico di Apo Conerpo – è da imputare principalmente alle avverse condizioni meteorologiche che hanno caratterizzato lo scorso inverno, in particolare i forti abbassamenti termici della settimana precedente il Natale 2009, e anche l’estate 2010, provocando notevoli problemi non soltanto alle coltivazioni di actinidia, ma in generale anche alle altre specie frutticole diffuse nell’Emisfero Settentrionale”. “In questo Emisfero – conclude Reggidori – la produzione 2010 di kiwi commercializzabile dovrebbe attestarsi attorno alle 823.000 tonnellate (esclusa la Cina) con una diminuzione di oltre il 12% rispetto al 2009, come è emerso in occasione dell’ultima edizione dell’incontro Iko (International Kiwifruit Organisation). Il paese in cui si riscontra la contrazione maggiore è l’Italia, dove si registra un raccolto inferiore del 20% rispetto all’anno scorso seppur con una discreta variabilità tra le diverse regioni”.
In virtù della contrazione dell’offerta e del buon livello qualitativo dei frutti.
È uno dei prodotti di punta dell’ampia gamma del Gruppo,che controlla oltre il 13% dell’intero raccolto nazionale di actinidia
Soprattutto in virtù della generale contrazione dell’offerta e del buon livello qualitativo dei frutti, sia delle varietà a polpa verde che di quelle a polpa gialla, sono sostanzialmente positive le aspettative per la commercializzazione del kiwi la cui raccolta è ormai ultimata nelle regioni del Nord Italia (Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e Friuli Venezia Giulia), mentre si protrarrà probabilmente sino alla fine di Novembre nelle aree del Centro Sud. Queste indicazioni sulla campagna provengono da Apo Conerpo, leader europeo dell’ortofrutta fresca con una produzione di quasi 1.200.000 tonnellate ed un volume d’affari pari ad oltre 685 milioni di euro, che ha nell’actinidia uno dei prodotti di punta della propria gamma controllando oltre il 13% dell’intero raccolto nazionale di questo frutto. Interessando una superficie complessiva di quasi 2.500 ettari, la coltivazione di kiwi di Apo Conerpo è diffusa in tutte le principali aree produttive nazionali, ma si concentra in particolare in Emilia Romagna, nelle province di Ravenna, Forlì e Bologna, dove operano (in quanto coltivatrici di actinidia) le cooperative Agrintesa, Ortolani Cofri e Cepal, e di Ferrara, nelle aziende agricole dei soci di Patfrut.
“La diminuzione dell’offerta – afferma Giampiero Reggidori, responsabile dell’Ufficio Tecnico di Apo Conerpo – è da imputare principalmente alle avverse condizioni meteorologiche che hanno caratterizzato lo scorso inverno, in particolare i forti abbassamenti termici della settimana precedente il Natale 2009, e anche l’estate 2010, provocando notevoli problemi non soltanto alle coltivazioni di actinidia, ma in generale anche alle altre specie frutticole diffuse nell’Emisfero Settentrionale”. “In questo Emisfero – conclude Reggidori – la produzione 2010 di kiwi commercializzabile dovrebbe attestarsi attorno alle 823.000 tonnellate (esclusa la Cina) con una diminuzione di oltre il 12% rispetto al 2009, come è emerso in occasione dell’ultima edizione dell’incontro Iko (International Kiwifruit Organisation). Il paese in cui si riscontra la contrazione maggiore è l’Italia, dove si registra un raccolto inferiore del 20% rispetto all’anno scorso seppur con una discreta variabilità tra le diverse regioni”.
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venerdì 5 novembre 2010
BRUNI (COGECA): OK LE NUOVE NORME COMUNITARIE, MA NON METTIAMO A RISCHIO I PRIMATI DEL SETTORE VIVAISTICO ITALIANO
Fonte: Segreteria Paolo Bruni
Al via una nuova stagione per la produzione e la commercializzazione delle piante da frutto
A questo proposito, è necessario uniformare le regole tra i vivaisti europei, favorire gli scambi commerciali con regole uguali ed attuare gli stessi comportamenti di tutela della sanità delle piante
La recente revisione delle norme che regolamentano la produzione e la commercializzazione delle piante da frutto rappresenta senza dubbio una novità importante per aumentare ulteriormente le garanzie sulla sanità delle piante proposte dal settore vivaistico ai produttori agricoli e le garanzie sulla sicurezza alimentare dei frutti offerte ai consumatori finali. Ma la nuova normativa unica europea presenta anche alcuni aspetti che dovrebbero essere, almeno in parte, modificati. Lo ha affermato Paolo Bruni, presidente Cogeca (Confederazione generale delle cooperative agricole dell’Unione Europea) intervenendo alla tavola rotonda organizzata a Bolzano da Civi – Italia nell’ambito di Interpoma, la rassegna internazionale dedicata alla mela.
“Prima di tutto – ha sottolineato Bruni – occorrerebbe uniformare le regole tra i vivaisti europei in quanto la Direttiva Ce 2008/90, dettando linee guida comportamentali, non viene assunta tal quale dagli Stati Membri. E questo può determinare differenti modalità applicative che poi si ripercuotono negativamente fra i produttori dei diversi paesi arrivando anche, in alcuni casi, ad ostacolare gli scambi commerciali del materiale vivaistico”. “Un altro limite della normativa europea, che potrebbe creare confusione tra gli operatori, – ha proseguito Bruni – è la separazione della responsabilità della sanità del materiale vivaistico dalla responsabilità della qualità dello stesso materiale ovvero della corrispondenza varietale. In Italia, invece, i compiti di controllo per gli organismi da quarantena ed i controlli sulla qualità sono svolti da un unico soggetto, vale a dire i Servizi Fitosanitari Regionali. E anche per questo il comparto vivaistico italiano esprime eccellenze di primo piano sia per quanto riguarda il know how sviluppato e offerto al frutticoltore, sia per ciò che concerne i volumi dei materiali di propagazione prodotti annualmente”.
Al via una nuova stagione per la produzione e la commercializzazione delle piante da frutto
A questo proposito, è necessario uniformare le regole tra i vivaisti europei, favorire gli scambi commerciali con regole uguali ed attuare gli stessi comportamenti di tutela della sanità delle piante
La recente revisione delle norme che regolamentano la produzione e la commercializzazione delle piante da frutto rappresenta senza dubbio una novità importante per aumentare ulteriormente le garanzie sulla sanità delle piante proposte dal settore vivaistico ai produttori agricoli e le garanzie sulla sicurezza alimentare dei frutti offerte ai consumatori finali. Ma la nuova normativa unica europea presenta anche alcuni aspetti che dovrebbero essere, almeno in parte, modificati. Lo ha affermato Paolo Bruni, presidente Cogeca (Confederazione generale delle cooperative agricole dell’Unione Europea) intervenendo alla tavola rotonda organizzata a Bolzano da Civi – Italia nell’ambito di Interpoma, la rassegna internazionale dedicata alla mela.
“Prima di tutto – ha sottolineato Bruni – occorrerebbe uniformare le regole tra i vivaisti europei in quanto la Direttiva Ce 2008/90, dettando linee guida comportamentali, non viene assunta tal quale dagli Stati Membri. E questo può determinare differenti modalità applicative che poi si ripercuotono negativamente fra i produttori dei diversi paesi arrivando anche, in alcuni casi, ad ostacolare gli scambi commerciali del materiale vivaistico”. “Un altro limite della normativa europea, che potrebbe creare confusione tra gli operatori, – ha proseguito Bruni – è la separazione della responsabilità della sanità del materiale vivaistico dalla responsabilità della qualità dello stesso materiale ovvero della corrispondenza varietale. In Italia, invece, i compiti di controllo per gli organismi da quarantena ed i controlli sulla qualità sono svolti da un unico soggetto, vale a dire i Servizi Fitosanitari Regionali. E anche per questo il comparto vivaistico italiano esprime eccellenze di primo piano sia per quanto riguarda il know how sviluppato e offerto al frutticoltore, sia per ciò che concerne i volumi dei materiali di propagazione prodotti annualmente”.
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