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giovedì 29 gennaio 2015

NITRATI, MARTINA: BISOGNA INCIDERE SULLE VERE FONTI DI INQUINAMENTO E NON SCARICARE COLPE SOLO SULLA ZOOTECNIA. IL 10 FEBBRAIO RIUNIONE PER NUOVE AZIONI OPERATIVE

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che il Ministro Maurizio Martina ha partecipato ieri mattina al convegno “La contaminazione da nitrati delle acque: applicazione di un modello isotopico nelle regioni del Bacino del Po, della Pianura Veneta e del Friuli Venezia Giulia” che si è tenuto presso la sede Unicef a Roma. Nel corso del convegno è stato presentato lo studio realizzato da Ispra su incarico del Mipaaf, finalizzato all’individuazione delle diverse fonti di inquinamento da nitrati nelle acque. Lo studio ha evidenziato la prevalenza della fonte di inquinamento da fertilizzanti minerali, rispetto a quella zootecnica, erroneamente considerata sino ad oggi la principale causa della contaminazione da nitrati e la prevalenza delle sorgenti di inquinamento multiple, vale a dire quelle in cui concorrono il settore civile/industriale, i fertilizzanti minerali utilizzati in agricoltura ed il settore zootecnico. La metodologia messa a punto da Ispra e i risultati raggiunti consentono l’apertura di un dibattito scientifico, da portare anche a livello comunitario, in modo da affrontare il problema della direttiva nitrati in maniera da incidere sulle reali fonti di inquinamento delle acque. “Sul tema nitrati – ha spiegato il Ministro Martina – stiamo lavorando con una forte collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e i risultati dello studio dell’Ispra aprono nuove possibilità d’intervento. In questi anni è stato troppo forte il carico di responsabilità addossato all’agricoltura e alla zootecnia rispetto all’inquinamento da nitrati. È ora di riequilibrare. Le analisi dell’Ispra ci aiutano a riconoscere effettivamente meglio le fonti principali da cui partire per gestire la questione sui nitrati e aggiornarla. Sulla contaminazione delle acque, infatti, bisogna comprendere che la zootecnia non può essere l’unico settore sulla quale incide pesantemente una direttiva comunitaria risalente a vent’anni fa. L’esigenza di tutelare risorse come acqua e terra è una priorità, così come dobbiamo salvaguardare la produzione agricola. Abbiamo firmato il decreto sugli effluenti, che si aspettava da molti anni, e che ci rende credibili nel dire che in Italia è avviato un percorso per la riduzione dell’impatto ambientale. Il prossimo 10 febbraio riuniremo il tavolo di lavoro con il Ministro Galletti, le Regioni interessate e le organizzazioni per decidere i prossimi step operativi anche in ambito europeo”.

sabato 5 luglio 2014

CACCIA IN DEROGA ALLO STORNO. DOPO CHE ISPRA HA FISSATO IN 50 MILA ESEMPLARI IL QUANTITATIVO MASSIMO AMMISSIBILE DI PRELIEVI, L'ASSESSORE REGIONALE TIBERIO RABBONI SCRIVE AL GOVERNO: "CON QUESTO LIMITE NON SI TUTELANO LE PRODUZIONI AGRICOLE. E GLI EVENTUALI DANNI? DEVE PROVVEDERE LA REGIONE, COSTRETTA SUO MALGRADO AD UNA LIMITAZIONE QUANTITATIVA O L'ISPRA, E PER ESSA LO STATO, CHE TALE LIMITAZIONE HA IMPOSTO?"

Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione

«Il Governo, sulla caccia in deroga allo storno, deve fornire un indirizzo chiarificatore ad Ispra affinché risulti una netta distinzione tra le deroghe legate alla tutela delle produzioni agricole e quelle motivate dalle pratiche venatorie tradizionali» . È questa la richiesta dell’assessore regionale Agricoltura, economia ittica, attività faunistico-venatoria Tiberio Rabboni rivolta al ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare Gian Luca Galletti e al Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina, in merito al prelievo in deroga dello storno, specie protetta in Italia, per la stagione 2014-2015. Infatti, la Regione Emilia-Romagna ha adottato il 30 giugno scorso una delibera che prevede la deroga al prelievo dello storno. Deroga finalizzata a prevenire gravi danni all'agricoltura, segnatamente ai frutti pendenti e all'uva. L'Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, diversamente da quanto avvenuto negli anni scorsi, ha in questa occasione subordinato il parere favorevole alla deroga fissando in 50 mila esemplari, il quantitativo massimo ammissibile di prelievi. «Naturalmente – ha evidenziato Rabboni nella missiva ai ministri - essendo il parere Ispra di fatto vincolante per l'Unione Europea ci siamo conformati a tale indicazione. Tuttavia non posso esimermi dall'osservare la singolarità del parere Ispra. Se il regolamento europeo, e conseguentemente la nostra delibera, motivano il prelievo in deroga con la tutela dei frutti pendenti e dell'uva dagli attacchi degli storni non ha, infatti, alcun senso fissare preventivamente un quantitativo massimo ammissibile. Il quantitativo non può che essere in funzione dei frutti pendenti da tutelare. Diversamente si verrebbero a configurare situazioni di ingiustificata disparità tra i frutteti e i vigneti difesi fino al raggiungimento del limite prestabilito e quelli lasciati indifesi dopo il raggiungimento di tale limite. A quel punto, inevitabilmente, si porrà il quesito sulla competenza al pagamento dei danni a questo secondo gruppo di agricoltori. Ovvero, se debba ancora provvedere la Regione, costretta suo malgrado ad una limitazione quantitativa o all'Ispra, e per essa allo Stato, che tale limitazione ha imposto». Secondo l’assessore regionale Rabboni: «Ispra ha introdotto un quantitativo ammissibile di prelievi in deroga per la difesa dei frutti pendenti a causa di un fraintendimento del riferimento a limiti quantitativi contenuto nella Legge 157/92, chiaramente riferito ai prelievi in deroga di altra tipologia, ovvero alle "modiche quantità" legate alle cosiddette "caccie tradizionali"». Nella missiva anche l’invito ai ministri ad attivare la richiesta alla Ue di una revisione nel corso del 2015 delle specie protette in Italia con l'obiettivo di togliere dall'elenco la specie storno che sulla base di quanto sostenuto dalla stessa Ispra - con il documento "Lo storno Sturnus vulgaris in Italia: analisi della situazione esistente e considerazioni circa l'inserimento della specie tra quelle cacciabili ai sensi della Direttiva 2009/14 7/CE (Allegato II/2)" - gode di un ottimo stato di conservazione ed è fonte di cospicui danni all'agricoltura italiana.

martedì 22 ottobre 2013

NITRATI, RABBONI CHIEDE AI MINISTRI DE GIROLAMO E ORLANDO UNA RAPIDA CONCLUSIONE DEL PROGETTO DI RICERCA DELL'ISPRA PER L'EVENTUALE REVISIONE DELLE ZONE VULNERABILI

Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione

L’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni sollecita la rapida conclusione del progetto di ricerca dell’Ispra per verificare l’effettivo contributo delle attività agricole alla produzione di nitrati e, nel frattempo, la convocazione del “tavolo” tecnico-istituzionale che deve valutarne lo stato di avanzamento. In una lettera ai ministri Nunzia De Girolamo delle politiche agricole e Andrea Orlando dell’ambiente, Rabboni sottolinea “l’urgenza evidenziata anche dal mondo produttivo di poter disporre di dati scientifici incontrovertibili, sia sull’origine degli inquinanti, sia sull’opportunità ed efficacia delle prescrizioni che gli agricoltori delle Regioni del bacino del fiume Po sono chiamati da vent’anni ad applicare”. L’ultimo incontro del tavolo tecnico-istituzionale si è svolto nel mese di giugno e da allora non sono ancora “pervenute – sottolinea Rabboni – precise indicazioni sui tempi di realizzazione delle diverse attività concordate”, mentre in base alla convenzione tra Ministero delle politiche agricole e Ispra il programma di ricerca dovrebbe comunque concludersi entro il 31 dicembre 2013. La conclusione di tale studio rappresenta un passaggio fondamentale per poi procedere a un’eventuale proposta di revisione delle zone vulnerabili, così come previsto dalla stessa Direttiva Nitrati.

martedì 30 agosto 2011

CACCIA ALLO STORNO, OGGI IN REGIONE L'INCONTRO CON LE ASSOCIAZIONI AGRICOLE E VENATORIE. RABBONI SOLLECITA UN DIVERSO PARERE DA PARTE DELL'ISPRA

Fonte: Giunta Regionale - Agenzia Informazione e Ufficio Stampa

Bologna - “Chiediamo di poter praticare la caccia in deroga con le stesse modalità utilizzate negli ultimi anni che, nonostante l’incomprensibile parere contrario dell’Ispra hanno sempre avuto l’apprezzamento dell’intero mondo agricolo e venatorio, e hanno consentito di ridurre significativamente i danni alle colture, senza mettere in alcun modo a rischio la conservazione della specie. Oggi stesso invierò una richiesta di incontro urgente al presidente dell’Ispra professor Bernardo De Bernardinis, per sollecitare un diverso parere sulle deroghe, coerente con la numerosità della specie in Italia.” Lo ha dichiarato l’assessore regionale all’agricoltura e all’attività faunistico-venatoria Tiberio Rabboni che oggi a Bologna ha promosso un incontro con le associazioni venatorie, agricole ed ambientaliste per una verifica delle problematiche connesse alla caccia in deroga allo storno.
“Chiediamo inoltre al Governo - ha detto Rabboni - di onorare l’impegno assunto e di emanare quelle linee guida nazionali sulle cacce in deroga che attendiamo da più di due anni e consentirebbero chiarezza e uniformità di comportamento per tutte le Regioni e per la stessa Ispra. Su questa richiesta pressante al Governo c’è stata anche questa mattina la più ampia convergenza del mondo agricolo e venatorio. Nel frattempo dall’ 1 settembre daremo corso alla caccia in deroga pur con le modalità restrittive volute da Ispra. Questa mattina abbiamo anche valutato, in ragione di queste restrizioni, l’eventuale ritiro della delibera. Responsabilmente siamo stati invitati a darne attuazione per limitare comunque i danni in attesa degli interventi nazionali attesi.”

Caccia in deroga, le limitazioni dell’Ispra
Lo storno è inserito nell’elenco europeo delle specie protette ed è pertanto non cacciabile. Il prelievo venatorio in deroga può essere concesso dalle singole Regioni, in linea con quanto previsto dall’Europa, per contenere i danni che questa specie, molto diffusa in Italia provoca alle produzioni in agricole. Quest’anno però l’Ispra, l’organo scientifico del Ministero dell’Ambiente, ha introdotto forti limitazioni alle deroghe regionali, limitazioni incomprensibili alla luce degli stessi dati Ispra che documentano il grande numero di storni presenti. L’ Emilia-Romagna, al pari di Toscana, Marche ed Umbria, si è adeguata alle indicazioni dell’Ispra perché queste sono considerate vincolanti dalla stessa UE, pena l’apertura di procedure europee d’infrazione e, in caso di condanna, il taglio degli stessi fondi europei destinati alla Regione.

giovedì 21 aprile 2011

UNGULATI, AL VIA UN PROTOCOLLO D'INTESA REGIONE-ISPRA PER CONTENERE I DANNI ALL'AGRICOLTURA.

Fonte: Giunta Regionale - Agenzia Informazione e Ufficio Stampa

Rabboni: l'obiettivo della conservazione della specie e della biodiversità resta fondamentale, ma va trovato un punto di equilibrio con le attività umane.

Bologna - Cresce la popolazione di ungulati in Emilia-Romagna e cresce l’impatto non solo sulle produzioni agricole e forestali, ma anche sulle attività umane come la mobilità. Tra le coltivazioni più a rischio vi sono vigneti e frutteti, mentre in pianura sono in aumento gli incidenti stradali indotti dalla presenza di questi animali. Per questo la Regione Emilia-Romagna ha stipulato una intesa con l’Ispra (Istituto superiore nazionale per la protezione e la ricerca ambientale) che prevede nuove modalità di gestione di cinghiali, cervi, daini e caprioli.
“Per noi l’obiettivo della conservazione della specie e della salvaguardia della biodiversità è e rimane fondamentale – ha detto oggi a Bologna l’assessore regionale all’agricoltura e all'attività faunistico-venatoria Tiberio Rabboni – nessuna guerra agli ungulati dunque, ma misure per trovare un punto di equilibrio sostenibile con l’esercizio delle attività agricole e umane”.
L’accordo, che ha durata triennale, prevede misure straordinarie e a termine, realizzate con la supervisione tecnica e scientifica dell’Istituto nazionale per la protezione e la ricerca ambientale.
Come ha spiegato il direttore tecnico di Ispra Silvano Toso l’incremento delle popolazioni di cinghiali cervi, daini e caprioli è un fenomeno anche italiano ed europeo. Nel nostro paese in particole interessa i territori dall’alto Lazio in su. Diverse le cause: dallo spopolamento delle montagne, all’estensione dei parchi e delle aree protette, alla più rigorosa regolamentazione dell’attività venatoria.

Cosa prevede l'accordo: prelievi più mirati
Che la presenza di ungulati sul territorio regionale sia in forte crescita è confermato dai censimenti realizzati, dalle stime (laddove il censimento non garantisce un dato sicuro) e dai danni denunciati. In particolare i caprioli dalla stagione venatoria 2005-2006 a quella 2009-2010 sono passati da 77 mila a 109 mila. Dieci anni fa erano 15 mila. Nello stesso arco di tempo gli indennizzi per i danni alle produzioni agricole sono passati da circa 241 mila a 507 mila euro.
Per questo l’accordo Regione-Ispra introduce la possibilità di autorizzare percentuali di prelievo annuale della popolazione censita, anche superiori a quelle attualmente indicate del 20-25%. Sarà l’Ispra che dovrà dare il proprio parere sui piani di abbattimento oltre che definire i criteri in base ai quali le Province realizzano i censimenti annuali della popolazione di ungulati.
Gli ATC, che hanno il compito di rendere effettivo il prelievo venatorio nei territori, nel caso di mancata gestione venatoria di specie cacciabili saranno responsabili del risarcimento degli eventuali danni alle colture.

L’indice di densità interspecifica e la “soglia di danno economico tollerabile”
Ma le novità non si fermano qui. In caso di presenza contemporanea, sullo stesso territorio, di diverse specie, l’accordo prevede la possibilità di introdurre come fattore correttivo, l’indice di densità interspecifica, mentre per ovviare alla oggettiva impossibilità di stima della popolazione dei cinghiali, viene adottato il criterio di riferimento della “soglia di danno economico tollerabile” al quale rapportare il prelievo. L’intesa Regione- Ispra introduce anche la possibilità di realizzare azioni di contrasto più efficaci alla presenza di ungulati in pianura, dove sempre più frequentemente si registra la presenza di questi animali. La Regione a sua volta dovrà adeguare il proprio calendario venatorio per consentire una maggiore efficacia del prelievo in particolare nelle zone non vocate, in presenza di colture di pregio o con densità tendente a zero.

Cambiano le modalità di indennizzo
Per responsabilizzare maggiormente le Province nell’attività di prevenzione dei danni provocati dagli ungulati e nella gestione della fauna selvatica e “premiare” quelle più virtuose, cambieranno anche le modalità di indennizzo. Se fino ad ora la Regione trasferiva le risorse alle singole Province alla fine dell’annata agraria sulla base dei danni accertati, ora assegnerà da subito un budget alle singole amministrazioni, lasciando però loro la disponibilità degli eventuali risparmi.
L’accordo Regione-Ispra sarà proposto per il recepimento a livello provinciale attraverso accordi operativi che dovranno essere stipulati tra la Regione, le Province, gli Atc e gli Enti Parco. A garanzia di quanto previsto dall’Intesa e dai successivi accordi operativi verrà istituto anche un nucleo di monitoraggio costituito da rappresentanti della Regione e dell’Ispra, delle Province, degli ATC, delle associazioni agricole, venatorie e ambientaliste.