FONTE: CONFAGRICOLTURA
“Il 2010 si rivela davvero in chiaroscuro per l’agricoltura italiana. In un anno cominciato in salita, si avvertono i primi segnali di miglioramento che fanno ben sperare per il 2011”. Lo sottolinea Confagricoltura commentando i dati emersi dall’Annuario dell’agricoltura Italiana presentati oggi da Inea, ed in particolare l’aumento in termini reali del valore aggiunto del settore stimato in un + 0,9% per il 2010 rispetto all’anno precedente.
“Quanto emerge dalle prime stime Inea, in linea con le nostre previsioni, è senz’altro una buona notizia - aggiunge Confagricoltura - anche se la strada da recuperare è lunga (si sono persi negli ultimi sei anni due miliardi di euro di valore aggiunto, cioè il 7% circa di arretramento dal 2004) e negli ultimi due trimestri l’Istat ha ufficializzato un calo congiunturale del valore aggiunto in termini reali del 3,1% e dell’1,2%”.
“Indubbiamente - osserva Confagricoltura - nelle ultime settimane si è registrato un positivo andamento dei prezzi dei prodotti agricoli, cresciuti da settembre di circa il 3-4% ogni mese, ma contestualmente i costi sono aumentati ad un tasso decisamente inferiore, pari allo 0,5% mensile. E va anche ricordato che dal 2000 ad oggi i listini agricoli sono aumentati all’incirca del 20% ed i costi di oltre il 30%”.
L'andamento dell'occupazione nel settore registra un'ulteriore flessione, sebbene di entità piuttosto modesta (-0,3%) - che influisce negativamente sul reddito per addetto come ha rilevato ieri Eurostat - mentre cresce l’occupazione di manodopera straniera (+5%). La tenuta occupazionale, nonostante la crisi è un segnale positivo che va sottolineato così come il carattere inclusivo dell’agricoltura rispetto ai lavoratori di altri paesi.
Confagricoltura valuta poi estremamente positivo l’andamento dell’export di prodotti agricoli che, nei primi dieci mesi dell’anno, è cresciuto in valore di oltre il 20%, mentre le esportazioni complessive del Paese sono cresciute, nello stesso periodo, meno del 15%. “E’ un dato importante perché segnala quanto spazio ancora da occupare ci sia sui mercati esteri per i nostri prodotti”.
lunedì 3 gennaio 2011
ANNUARIO INEA. CONFAGRICOLTURA: IL 2010 IN AGRICOLTURA UN ANNO DI OMBRE CON QUALCHE LUCE. DALL’EXPORT SEGNALI DI RIPRESA
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IN ITALIA RIDUZIONE DEL REDDITO AGRICOLO, IN EUROPA AUMENTA + 12,3 % REDDITI AGRICOLI IN EUROPA, MA - 3,3 % IN ITALIA
FONTE: COLDIRETTI
Il reddito agricolo reale per lavoratore è aumentato del 12,3 per cento in
Europa, ma in Italia si è verificata in controtendenza una riduzione del 3,3
per cento. Lo rende noto la Coldiretti sulla base dei dai Eurostat nel 2010
nel sottolineare che il dato europeo deriva da un aumento reddito agricolo
reale (+9,9 per cento), accompagnato da una riduzione della manodopera
agricola (-2,2 per cento). Il reddito agricolo reale per lavoratore nel 2010
- sottolinea la Coldiretti - è stimato in aumento in 21 Stati membri,
mentre è diminuito in sei Stati membri. I più elevati aumenti si sono attesi
in Danimarca (+54,8 per cento), Estonia (+48,8 per cento), Irlanda (+39,1
per cento), Paesi Bassi (+32,0 per cento), Francia (+31,4 per cento),
Lettonia (+25,5 per cento), Belgio (+24,1 per cento), Bulgaria (+23,0 per
cento) e la Germania (+22,8 per cento), e le maggiori diminuzioni in Romania
e il Regno Unito (entrambi -8,2 per cento), Grecia (-4,3 per cento) e Italia
(-3,3 per cento). C¹è dunque - sostiene la Coldiretti - un caso italiano
nell¹agroalimentare con la situazione di difficoltà dell¹agricoltura
italiana che non dipende solo dalla crisi generale, ma dal fatto che stiamo
vivendo i drammatici effetti di quelli che sono i due furti ai quali sono
sottoposte giornalmente le imprese: da una parte il furto di identità e di
immagine che vede sfacciatamente immesso in commercio il cibo proveniente da
chissà quale parte del mondo come italiano; dall'altra il furto di valore
aggiunto che vede sottopagati i nostri prodotti agricoli senza alcun
beneficio per i consumatori. Gli inganni del finto Made in Italy sugli
scaffali riguardano - riferisce la Coldiretti - due prosciutti su tre
venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma
anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono
stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta
ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all'insaputa dei
consumatori, e la metà delle mozzarelle non a denominazione di origine che
sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere. I poteri forti della
filiera agroalimentare - aggiunge la Coldiretti - sfruttano il loro potere
di mercato nei confronti degli agricoltori, che in molti casi non riescono a
coprire i costi di produzione. Per ogni euro speso dai consumatori per
l¹acquisto di alimenti oltre la metà (il 60 per cento) va alla distribuzione
commerciale, il 23 per cento all¹industria di trasformazione e solo il 17
per cento per remunerare il prodotto agricolo. Il prezzo di un prodotto
aumenta piu¹ di cinque volte dal campo alla tavola per colpa delle
distorsioni e delle speculazioni lungo la filiera. Per sostenere la
redditività delle imprese agricole, la Coldiretti è impegnata nel progetto
operativo per una ³Filiera agricola tutta italiana² che ha come obiettivo di
eliminare le distorsioni e tagliare le intermediazioni con l'offerta
attraverso la rete di consorzi agrari, cooperative, mercati degli
agricoltori di Campagna Amica, agriturismi e imprese agricole di prodotti
alimentari al cento per cento italiani firmati dagli agricoltori al giusto
prezzo.
Il reddito agricolo reale per lavoratore è aumentato del 12,3 per cento in
Europa, ma in Italia si è verificata in controtendenza una riduzione del 3,3
per cento. Lo rende noto la Coldiretti sulla base dei dai Eurostat nel 2010
nel sottolineare che il dato europeo deriva da un aumento reddito agricolo
reale (+9,9 per cento), accompagnato da una riduzione della manodopera
agricola (-2,2 per cento). Il reddito agricolo reale per lavoratore nel 2010
- sottolinea la Coldiretti - è stimato in aumento in 21 Stati membri,
mentre è diminuito in sei Stati membri. I più elevati aumenti si sono attesi
in Danimarca (+54,8 per cento), Estonia (+48,8 per cento), Irlanda (+39,1
per cento), Paesi Bassi (+32,0 per cento), Francia (+31,4 per cento),
Lettonia (+25,5 per cento), Belgio (+24,1 per cento), Bulgaria (+23,0 per
cento) e la Germania (+22,8 per cento), e le maggiori diminuzioni in Romania
e il Regno Unito (entrambi -8,2 per cento), Grecia (-4,3 per cento) e Italia
(-3,3 per cento). C¹è dunque - sostiene la Coldiretti - un caso italiano
nell¹agroalimentare con la situazione di difficoltà dell¹agricoltura
italiana che non dipende solo dalla crisi generale, ma dal fatto che stiamo
vivendo i drammatici effetti di quelli che sono i due furti ai quali sono
sottoposte giornalmente le imprese: da una parte il furto di identità e di
immagine che vede sfacciatamente immesso in commercio il cibo proveniente da
chissà quale parte del mondo come italiano; dall'altra il furto di valore
aggiunto che vede sottopagati i nostri prodotti agricoli senza alcun
beneficio per i consumatori. Gli inganni del finto Made in Italy sugli
scaffali riguardano - riferisce la Coldiretti - due prosciutti su tre
venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma
anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono
stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta
ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all'insaputa dei
consumatori, e la metà delle mozzarelle non a denominazione di origine che
sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere. I poteri forti della
filiera agroalimentare - aggiunge la Coldiretti - sfruttano il loro potere
di mercato nei confronti degli agricoltori, che in molti casi non riescono a
coprire i costi di produzione. Per ogni euro speso dai consumatori per
l¹acquisto di alimenti oltre la metà (il 60 per cento) va alla distribuzione
commerciale, il 23 per cento all¹industria di trasformazione e solo il 17
per cento per remunerare il prodotto agricolo. Il prezzo di un prodotto
aumenta piu¹ di cinque volte dal campo alla tavola per colpa delle
distorsioni e delle speculazioni lungo la filiera. Per sostenere la
redditività delle imprese agricole, la Coldiretti è impegnata nel progetto
operativo per una ³Filiera agricola tutta italiana² che ha come obiettivo di
eliminare le distorsioni e tagliare le intermediazioni con l'offerta
attraverso la rete di consorzi agrari, cooperative, mercati degli
agricoltori di Campagna Amica, agriturismi e imprese agricole di prodotti
alimentari al cento per cento italiani firmati dagli agricoltori al giusto
prezzo.
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REDDITO AGRICOLO
REDDITI AGRICOLI, CONFAGRICOLTURA: “CROLLO IN CONTROTENDENZA CON L’EUROPA, COSI’ SI CHIUDE”
FONTE: Confagricoltura
In base alle prime stime di Eurostat i redditi pro-capite degli agricoltori italiani nel 2010 sono diminuiti del 3,3%, mentre mediamente quelli degli agricoltori europei sono aumentati del 12,3%. Ed i redditi degli agricoltori italiani sono del 17% circa inferiori a quelli di cinque anni fa.
“Una situazione che preoccupa – commenta Confagricoltura -, ancor più perché si va in controtendenza rispetto a quasi tutta la Ue sia nella congiuntura che nel medio termine. Fino all’anno scorso diminuiva il reddito agricolo nazionale ma anche quello europeo. Quest’anno abbiamo una ripresa dell’ UE a 27 ed una regressione nazionale, che dimostra ancor più quanto l’agricoltura italiana sia più vulnerabile e meno competitiva di quella europea. Se non si arresta questa caduta il futuro dell’intero settore è a rischio”.
In base alle prime stime di Eurostat i redditi pro-capite degli agricoltori italiani nel 2010 sono diminuiti del 3,3%, mentre mediamente quelli degli agricoltori europei sono aumentati del 12,3%. Ed i redditi degli agricoltori italiani sono del 17% circa inferiori a quelli di cinque anni fa.
“Una situazione che preoccupa – commenta Confagricoltura -, ancor più perché si va in controtendenza rispetto a quasi tutta la Ue sia nella congiuntura che nel medio termine. Fino all’anno scorso diminuiva il reddito agricolo nazionale ma anche quello europeo. Quest’anno abbiamo una ripresa dell’ UE a 27 ed una regressione nazionale, che dimostra ancor più quanto l’agricoltura italiana sia più vulnerabile e meno competitiva di quella europea. Se non si arresta questa caduta il futuro dell’intero settore è a rischio”.
lunedì 20 dicembre 2010
ATTESO NEL 2011 IL BATTESIMO OPERATIVO DI IRRIFRAME
Fonte: Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni
“In agricoltura trova pieno rispetto la Direttiva Europea sulle Acque, che parla di contribuire al costo di gestione del servizio, non certo di stabilire un prezzo per la risorsa idrica; gli imprenditori rurali al costo di gestione del servizio irriguo assommano, infatti, l’investimento per la rete idrica aziendale. Per l’irrigazione, inoltre, non si può certo parlare di costo, bensì di beneficio ambientale, perché contribuisce a rimpinguare le falde, contrastandone la salinizzazione.” Lo afferma Anna Maria Martuccelli, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni, relatrice al convegno “Water is life – Quale futuro per l’Umanità”, svoltosi a Città del Vaticano per iniziativa della Pontificia Academia Scientiarum, che è riuscita a riunire (presenti il Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Giancarlo Galan ed il Presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni) un parterre di esperti secondo un approccio multidisciplinare.
“L’apporto idrico – prosegue Martuccelli – è indispensabile per l’agricoltura italiana, fortemente condizionata dall’andamento climatico: l’87% della produzione ed i 2/3 dell’export del settore derivano da coltivazioni irrigue; l’irrigazione è gestita dai consorzi di bonifica, espressione di sussidiarietà perché enti pubblici autogovernati dagli utenti, il cui coinvolgimento garantisce gestione efficiente e razionale uso dell’acqua. Ne è testimonianza il progetto nazionale IRRIFRAME, voluto dall’ANBI come evoluzione del sistema IRRINET e che dovrebbe vedere la realizzazione applicativa nel 2011; garantirà agli agricoltori, via sms o internet, indicazioni indispensabili all’irrigazione sulla base delle coltivazioni, delle disponibilità idriche, dell’umidità del terreno e dell’andamento meteorologico.”
“In agricoltura trova pieno rispetto la Direttiva Europea sulle Acque, che parla di contribuire al costo di gestione del servizio, non certo di stabilire un prezzo per la risorsa idrica; gli imprenditori rurali al costo di gestione del servizio irriguo assommano, infatti, l’investimento per la rete idrica aziendale. Per l’irrigazione, inoltre, non si può certo parlare di costo, bensì di beneficio ambientale, perché contribuisce a rimpinguare le falde, contrastandone la salinizzazione.” Lo afferma Anna Maria Martuccelli, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni, relatrice al convegno “Water is life – Quale futuro per l’Umanità”, svoltosi a Città del Vaticano per iniziativa della Pontificia Academia Scientiarum, che è riuscita a riunire (presenti il Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Giancarlo Galan ed il Presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni) un parterre di esperti secondo un approccio multidisciplinare.
“L’apporto idrico – prosegue Martuccelli – è indispensabile per l’agricoltura italiana, fortemente condizionata dall’andamento climatico: l’87% della produzione ed i 2/3 dell’export del settore derivano da coltivazioni irrigue; l’irrigazione è gestita dai consorzi di bonifica, espressione di sussidiarietà perché enti pubblici autogovernati dagli utenti, il cui coinvolgimento garantisce gestione efficiente e razionale uso dell’acqua. Ne è testimonianza il progetto nazionale IRRIFRAME, voluto dall’ANBI come evoluzione del sistema IRRINET e che dovrebbe vedere la realizzazione applicativa nel 2011; garantirà agli agricoltori, via sms o internet, indicazioni indispensabili all’irrigazione sulla base delle coltivazioni, delle disponibilità idriche, dell’umidità del terreno e dell’andamento meteorologico.”
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COLDIRETTI: APERTO IN VIA GARIBALDI IL SECONDO PUNTO DI CAMPAGNA AMICA, IL PRIMO IN CENTRO CITTA' CON I PRODOTTI DELLA FILIERA AGRICOLA ITALIANA
Fonte: Coldiretti Ferrara
E' già aperto al pubblico da sabato scorso, 18 dicembre, il nuovo Punto di
Campagna Amica gestito dalla cooperativa Orto Amico, sito in via Garibaldi
1/A, a due passi dalla Piazza Municipale, nel pieno centro di Ferrara, che
si affianca al Punto di Via Canapa, 72.
Il nuovo punto vendita propone i prodotti freschi e conservati o trasformati
della filiera agricola italiana, provenienti da aziende agricole Coldiretti
del nostro territorio ma anche di altre regioni italiane, offerte sempre
direttamente dai produttori al banco vendita, ampliando la gamma di
opportunità di acquisto diretto.
E così accanto alle nostre pere, mele, kiwi, è possibile trovare anche
clementine ed arance di un produttore della provincia di Matera, ma anche
olio di oliva pugliese, pasta dalla Sicilia prodotta con solo grano italiano
dal Consorzio Agrario Lombardo Veneto, formaggi dal Veneto, oltre al
parmigiano reggiano da Parma, aceto balsamico da Reggio Emilia, confetture,
succhi, miele, noci, nocciole, castagne, verdure, salumi ferraresi, riso,
vino, insomma una vasta gamma di prodotti garantiti made in Italy
direttamente dagli agricoltori produttori, occasione anche di un gustoso
regalo natalizio o di fine anno o per le preparazioni gastronomiche
tradizionali di questo periodo dell'anno.
E' già aperto al pubblico da sabato scorso, 18 dicembre, il nuovo Punto di
Campagna Amica gestito dalla cooperativa Orto Amico, sito in via Garibaldi
1/A, a due passi dalla Piazza Municipale, nel pieno centro di Ferrara, che
si affianca al Punto di Via Canapa, 72.
Il nuovo punto vendita propone i prodotti freschi e conservati o trasformati
della filiera agricola italiana, provenienti da aziende agricole Coldiretti
del nostro territorio ma anche di altre regioni italiane, offerte sempre
direttamente dai produttori al banco vendita, ampliando la gamma di
opportunità di acquisto diretto.
E così accanto alle nostre pere, mele, kiwi, è possibile trovare anche
clementine ed arance di un produttore della provincia di Matera, ma anche
olio di oliva pugliese, pasta dalla Sicilia prodotta con solo grano italiano
dal Consorzio Agrario Lombardo Veneto, formaggi dal Veneto, oltre al
parmigiano reggiano da Parma, aceto balsamico da Reggio Emilia, confetture,
succhi, miele, noci, nocciole, castagne, verdure, salumi ferraresi, riso,
vino, insomma una vasta gamma di prodotti garantiti made in Italy
direttamente dagli agricoltori produttori, occasione anche di un gustoso
regalo natalizio o di fine anno o per le preparazioni gastronomiche
tradizionali di questo periodo dell'anno.
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COLDIRETTI, MALTEMPO PROVOCA 10 MILIONI DI DANNI ALL' AGRICOLTURA ITALIANA
Fonte: Coldiretti Ferrara
Il maltempo con la neve e il forte e repentino abbassamento della
temperatura sotto lo zero ha provocato circa dieci milioni di euro di danni
all¹agricoltura a causa delle gelate che hanno distrutto in molte zone le
coltivazioni in campo come cavoli, verze, cicorie, radicchio, broccoli e
carciofi ma anche per l'impossibilità di effettuare le semine e per i
maggiori costi necessari per il riscaldamento di fiori e ortaggi protetti in
serra e degli allevamenti dove è stato necessario integrare l'alimentazione
degli animali con super razioni per resistere meglio al freddo. E' quanto
stima la Coldiretti nel sottolineare che occorre peraltro considerare le
perdite dei prodotti piu' deperibili provocate dal blocco del traffico sulle
strade dove viaggia in Italia ben l'84 per cento delle merci. Difficoltà
sono state segnalate nelle aree piu' interne per la consegna del latte e dei
foraggi. Con il termometro a lungo sotto i dieci gradi - conclude la
Coldiretti - potrebbe verificarsi inoltre una moria di gemme anche nelle
piante da frutto i cui effetti potranno però essere valutati soltanto in
primavera con il risveglio vegetativo delle piante.
Nella nostra provincia sono diverse centinaia gli ettari di terreno che a
causa delle frequenti piogge non hanno potuto essere seminati a grano,
mentre il forte gelo di questi giorni e la neve stanno creando disagi alla
viabilità ed alle normali operazioni colturali del periodo ma non dovrebbero
pregiudicare le colture se non quelle orticole (insalate, radicchi, capucci,
cavoli, ecc.) che il gelo ha danneggiato in queste ultime ore.
Il maltempo con la neve e il forte e repentino abbassamento della
temperatura sotto lo zero ha provocato circa dieci milioni di euro di danni
all¹agricoltura a causa delle gelate che hanno distrutto in molte zone le
coltivazioni in campo come cavoli, verze, cicorie, radicchio, broccoli e
carciofi ma anche per l'impossibilità di effettuare le semine e per i
maggiori costi necessari per il riscaldamento di fiori e ortaggi protetti in
serra e degli allevamenti dove è stato necessario integrare l'alimentazione
degli animali con super razioni per resistere meglio al freddo. E' quanto
stima la Coldiretti nel sottolineare che occorre peraltro considerare le
perdite dei prodotti piu' deperibili provocate dal blocco del traffico sulle
strade dove viaggia in Italia ben l'84 per cento delle merci. Difficoltà
sono state segnalate nelle aree piu' interne per la consegna del latte e dei
foraggi. Con il termometro a lungo sotto i dieci gradi - conclude la
Coldiretti - potrebbe verificarsi inoltre una moria di gemme anche nelle
piante da frutto i cui effetti potranno però essere valutati soltanto in
primavera con il risveglio vegetativo delle piante.
Nella nostra provincia sono diverse centinaia gli ettari di terreno che a
causa delle frequenti piogge non hanno potuto essere seminati a grano,
mentre il forte gelo di questi giorni e la neve stanno creando disagi alla
viabilità ed alle normali operazioni colturali del periodo ma non dovrebbero
pregiudicare le colture se non quelle orticole (insalate, radicchi, capucci,
cavoli, ecc.) che il gelo ha danneggiato in queste ultime ore.
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mercoledì 15 dicembre 2010
SERVE PIU’ FRUTTA E VERDURA SULLE TAVOLE ITALIANE

Fonte: Cso
La filiera si confronta al workshop CSO per individuare strategie a favore del consumo di frutta e verdura.
Il tema dei consumi di frutta e verdura è quanto mai attuale e non riguarda solo aspetti prettamente commerciali ma va a toccare importanti questioni legate alla salute pubblica.
Lo conferma il dibattito scaturito dal workshop organizzato da CSO sul tema consumi e che ha visto confrontarsi in una approfondita discussione operatori, produttori e distributori.
“Il tema è quanto mai attuale - dichiara Paolo Bruni Presidente di CSO e coordinatore del workshop - e i dati sono sotto gli occhi di tutti. Sono in crescita esponenziale i problemi legati ad una alimentazione troppo ricca di grassi saturi, zuccheri e sodio che determinano sovrappeso e obesità ed in stretta correlazione malattie cardiovascolari, tumori, diabete. I costi sociali di questo problema sono difficilmente quantificabili ma certamente stanno creando allarme in tutti i Paesi occidentali.
Mai come oggi - continua Bruni - emerge l’esigenza di sostenere i consumi di frutta e verdura fresca che, come più volte evidenziato da istituzioni scientifiche internazionali come l’OMS
(Organizzazione Mondiale della Sanità), rappresentano uno degli strumenti più efficaci per combattere le malattie di cui sopra”.
La situazione italiana vede nel 2010 un dato globale di acquisto per le famiglie di 6,4milioni di tonnellate di ortofrutta, ( Fonte: GFK) quantitativo identico all’anno precedente. Modesto è stato l’incremento relativo alla frutta, +1%, mentre per la verdura si è registrato lo stesso valore dell’anno scorso.
E’ interessante verificare l’andamento temporale degli acquisti che, per la frutta raggiungono i segni di maggiore incremento nei mesi invernali, novembre, dicembre, gennaio, febbraio e naturalmente in piena estate mentre risultano in decremento in marzo, aprile,agosto, settembre e ottobre. Per le verdure gli acquisti sono più costanti nell’anno con il solo segno negativo in aprile, agosto e ottobre.
C’è una ripresa dei consumi di alcuni prodotti tradizionali che dal 2000 al 2005 avevano subito un vero e proprio crollo come è il caso delle pesche scese nel 2005 a -17% rispetto al 2000 e oggi in ripresa.
Sono in crescita inoltre i consumi di kiwi, clementine e nettarine. Rispetto anche al 2008 poi si rileva una ripresa dei consumi di fragole, ananas, susine, albicocche e meloni e pere mentre perdono quota le mele, banane, arance e uva.
Per quanto riguarda le verdure va evidenziata una crescita degli acquisti dal 2000 al 2009 per le insalate (+18), i finocchi (+15), cetrioli (+27%), asparagi ( +14%) .
Il quadro dei consumi mostra una sostanziale stabilità ma è evidente che negli ultimi 10 anni si sono perse importanti quote parzialmente bilanciate da un andamento dei prezzi al consumo in crescita ed oggi stabili rispetto ad esempio al 2008.
Sul versante della produzione le posizioni concordano nello sforzo di riqualificazione dei prodotti che in questi ultimi anni si presentano con una gamma variata ( nuove varietà,nuovi imballi, presenza di varietà club, tentativi di affermazione delle marche, diversificazione per provenienza ( Dop e IGP) qualificazione salutistica ( biologico), prodotti equo solidali ecc.
“La differenziazione sta cominciando a dare frutti come conferma Renzo Piraccini Direttore di Apofruit – i progetti di differenziazione e segmentazione sono in atto e solo per quelle specie dove si è attuata una politica di questo tipo si possono apprezzare risultati molto positivi. E’ chiaro dai dati sui consumi che la politica delle promozioni sottocosto non ha contribuito ad incentivare gli acquisti ma ha solo abbassato il valore aggiunto e ridotto le marginalità.”
Stefano Soli di Alegra evidenzia come la frutta stia tornando pericolosamente ad essere relegata alla logica delle commodities con un forte danno per i produttori. Il brand – continua Soli è una delle poche scelte che i produttori hanno per comunicare ai consumatori.”
“ Dello stesso parere anche – Cesare Bellò – Direttore di OPO Veneto che parla dello straordinario successo del radicchio tardivo di Treviso come di una eccezionale congiuntura di fattori positivi primo tra tutti la qualità eccellente del prodotto e il suo legame con il territorio che lo caratterizza”.
“ E’ evidente – dichiara Gino Peviani Presidente di Fruitimprese che dobbiamo aumentare la propensione all’export delle aziende italiane che dovranno sempre più confrontarsi con interlocutori e mercati difficili e questo soprattutto rivolgendosi a mercati extra europei perché l’Europa è ormai un mercato maturo e occorre spingersi verso paesi emergenti come quelli nord africani, Russia, Medio Oriente”.
Andrea Segrè, Preside della Facoltà di Agraria di Bologna individua una dicotomia sostanziale nel sistema alimentare mondiale che da una parte porta ai problemi di obesità e dall’altra alla malnutrizione. Oggi – continua Segrè – dobbiamo parlare di filiera “colta” una filiera che deve dare delle risposte ad un sistema fortemente contraddittorio .
A tirare le somme di un difficile confronto tra realtà produttive e distributive in Italia ci prova l’Assessore all’Agricoltura della Regione Emilia Romagna Tiberio Rabboni che annuncia per il prossimo 31 Gennaio un importante incontro a Bologna sull’ortofrutta , alla presenza del Presidente UE De Castro, del Ministero delle Politiche Agricole e di tutte le autorità del settore per definire una posizione italiana sul tema ortofrutta nella Riforma della PAC che si sta discutendo e andrà in vigore dopo il 2013.
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