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venerdì 6 settembre 2013

COLDIRETTI, “L’ORTO BIO” SI FA ANCHE IN CASA SUL TERRAZZO O BALCONE

Fonte: Coldiretti Ferrara  

Un orto verticale per produrre in casa ortaggi e insalata biologica con il fai da te, senza necessità di grandi spazi. Con un po’ di pratica e di attenzione la cura dell’orto di casa può dare grandi soddisfazioni.

Rientrati dalle vacanze e ripartiti con il tran tran quotidiano, si riprendono anche le attività e gli hobby casalinghi. Tra questi c’è anche la cura delle piante e l’orto “fai da te” per chi è proprietario di un giardino o un piccolo appezzamento di terreno oppure ha la fortuna di essere assegnatario di uno degli orti urbani comunali. Ma per realizzare un orto e coltivare direttamente lattughe, pomodori, fagiolini, piante aromatiche, non è indispensabile avere un terreno a disposizione. Basta un terrazzo più o meno ampio. Lo hanno dimostrato Coldiretti e Campagna Amica Emilia Romagna che a Bologna, in piazza XX Settembre, nell’ambito della mostra mercato di prodotti biologici, hanno realizzato un orto verticale che consente di produrre ortaggi e verdure sul terrazzo, sfruttando lo spazio “aereo” per produrre le stesse cose di un orto a terra. “Nei centri di giardinaggio e nei garden è possibile trovare tutto ciò che occorre” ha detto la delegata di Coldiretti Donne Impresa dell’Emilia Romagna e titolare di un garden-vivaio, Lorella Ansaloni, che ha realizzato l’orto verticale in piazza XX Settembre con il sostegno di un grigliato di legno su cui sono stati appesi vasi appositi. “Sono vasi che possono sembrare un quadro – ha detto l’Ansaloni – fatti in materiale vario, dalla platica alla resina, di vari colori, che possono essere perfino adattati allo stile della casa e diventare un complemento dell’arredamento che prosegue sul terrazzo”. Una volta riempiti i vasi dell’apposito terriccio, l’orto è pronto a produrre. Si parte dal seme, se si vuole iniziare da zero, oppure si parte dalle piantine già pronte, acquistabili sempre nei vivai e nei garden (prezzi da 1,20 a 2,00 euro per kit da sei/otto piantine). La gamma di prodotti coltivabili – ricorda Coldiretti – è molto ampia. Si va dalle piante officinali (prezzemolo, basilico, rosmarino, salvia, sedano, menta, origano, santoreggia, per citare le più diffuse) ai vari tipi di lattughe, insalate, radicchio, fino agli ortaggi, come piselli, pomodori, zucchine, cetrioli, peperoni, fagioli, fave e anche le fragole. Ovviamente per decidere quali coltivare – sottolinea Coldiretti – bisogna conoscere la stagionalità dei prodotti, cosa facile con l’aiuto di manuali predisposti da Campagna Amica e calendari delle semine facilmente reperibili nei vivai, nei garden e in molte librerie. Nelperiodo autunno-invernale – ricorda Coldiretti – oltre alle sempreverdi lattughe, radicchio, rucola e piante officinali, si coltivano ortaggi come cavoli, verze, broccoli, finocchi. Una volta seminate o trapiantate le piantine in vaso, l’orto da terrazzo va seguito esattamente come quello a terra: innaffiato, concimato e monitorato per verificare l’eventuale insorgere di parassiti, che vanno prontamente combattuti. Una delle caratteristiche degli orti “fai da te” sul terrazzo – sottolinea Coldiretti – è la possibilità di realizzare prodotti biologici, utilizzando concimi e antiparassitari naturali, adatti alle coltivazioni biologiche. La spesa per iniziare – ricorda ancora Coldiretti – è piuttosto contenuta: tra terra, struttura, vasi, piantine, concime e strumenti di lavoro, l’investimento si può stimare tra i 100 e il 250 euro, secondo soprattutto il tipo di vasi che si intende utilizzare. Se in passato erano soprattutto i più anziani a dedicarsi alla coltivazione dell’orto, memori spesso di un passato vissuto in campagna, adesso – conclude Coldiretti – la passione si sta diffondendo anche tra i più giovani, che non disdegnano di tornare a scoprire il piacere di produrre alimenti in proprio. In Italia sistima che siano circa un milione coloro che fanno l’orto in proprio.

mercoledì 1 giugno 2011

COLDIRETTI, EMERGENZA BATTERIO KILLER, IN DIECI ANNI PERSI 5 MLD TRA EMERGENZE VERE E FINTE

Fonte: Coldiretti Ferrara

Di fronte alla psicosi che ha fatto crollare i consumi a seguito della contaminazione batterica in Germania, torna di attualità l’emergenza alimentare, con danni indiscriminati anche per la nostra agricoltura. Occorre fare chiarezza ed insistere sulla indicazione obbligatoria dell’origine su tutti gli alimenti.

L’arrivo del batterio killer in Europa a dieci anni esatti dal primo caso di “mucca pazza” fa salire a 5 miliardi i danni provocati dalle psicosi nei consumi generati da emergenze alimentari, vere e presunte, che si sono verificate nell’ultimo decennio. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti dalla quale si evidenzia che il panico indiscriminato in Germania ha di fatto bloccato le spedizioni nazionali di frutta e verdure in quel paese con perdite di 3 milioni di euro al giorno per l’agricoltura nazionale. Dalla mucca pazza all’aviaria, dal latte cinese alla melamina a quello tedesco alla diossina ma anche grano canadese dall’ocratossina e olio di semi ucraino contaminato da idrocarburi, gli allarmi provenienti dalle diverse parti del mondo si sono moltiplicati negli ultimi dieci anni con pesanti effetti sull’economia, anche se non sempre - sottolinea la Coldiretti - hanno fatto seguito problemi concreti come sembra accadere nel caso dei cetrioli che le autorità sanitarie hanno scagionato. Sono state stimate pari a 2 miliardi le perdite subite dal sistema della produzione, trasformazione e commercio della carne subite solo a seguito dell’emergenza mucca pazza principalmente per il crollo dei consumi che - sottolinea la Coldiretti - si sono quasi dimezzati nel momento piu’ acuto della crisi per poi riprendersi molto lentamente nonostante le misure di prevenzione adottate. In questa direzione particolarmente efficace - sostiene la Coldiretti - si è dimostrata l’introduzione dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza della carne bovina in vendita. Una misura che è stata introdotta in Italia con successo anche per la carne di pollo (2005) in occasione dell’emergenza influenza aviaria dopo un calo dei consumi che ha superato il 60 per cento nella fase piu’ critica e danni valutabili complessivamente in quasi un miliardo di euro. La mancata estensione di tale provvedimento a tutti i prodotti agroalimentari - continua la Coldiretti - ha certamente concorso ad aggravare i costi delle altre emergenze alimentari che si sono verificate nell’ultimo decennio, dal latte cinese alla melamina al grano canadese contaminato dall’ocratossina fino alla carne di maiale irlandese alla diossina che è stata trovata recentemente nei mangimi in Germania che è stato anche il Paese in cui è stata prodotta la prima mozzarella blu trovata in Italia. Il crollo dei consumi di frutta e verdura in Germania e in altri Paesi europei a seguito del “batterio killer” cade in una stagione importante per la produzione nazionale di frutta e verdura che - sottolinea la Coldiretti - rappresenta la voce piu’ importante delle esportazioni agroalimentari con un valore per un valore complessivo di 4,1 miliardi di euro, superiore a quello del vino. Occorre fare immediata chiarezza sull’evoluzione dell’ epidemia per superare una psicosi che rischia di essere devastante per la salute e per l’economia. Dopo le rassicurazioni del Ministero della Salute, l’unico vero pericolo che corre l’Italia è infatti il danno economico per i produttori agricoli. La grande reattività dei consumatori alle emergenze sanitarie alimentari è evidenziata dall’indagine Eurobarometro dalla quale si evidenzia che ben l’86 per cento degli italiani è preoccupato della sicurezza del cibo al quale viene addirittura associato un rischio potenziale superiore a quello di un incidente in macchina, dell’essere vittima della criminalità o delle malattie. In particolare - precisa la Coldiretti - il 57 per cento teme le contaminazioni del cibo da parte delle confezioni, l’80 per cento del virus dell’influenza aviaria, l’82 per cento degli italiani è preoccupato che nelle carni ci siano ormoni e l’83 per cento degli italiani teme la presenza di mercurio nel pesce o diossina nella carne. Il 60 per cento degli italiani secondo Eurobarometro ritiene che oggi ci siano regole restrittive nell’Unione Europea per quanto riguarda la sicurezza del cibo, ma una percentuale dell’80 per cento pensa che bisognerebbe fare di piu’. Un fattore considerato importante per la sicurezza del cibo è la provenienza dei cibi consumati, come conferma l’ultima indagine Coldiretti/Swg dalla quale emerge che - conclude la Coldiretti - ben il 97 per cento degli italiani ritiene che dovrebbe essere sempre indicato il luogo di allevamento o coltivazione dei prodotti contenuti negli alimenti.

mercoledì 15 dicembre 2010

SERVE PIU’ FRUTTA E VERDURA SULLE TAVOLE ITALIANE


Fonte: Cso

La filiera si confronta al workshop CSO per individuare strategie a favore del consumo di frutta e verdura.

Il tema dei consumi di frutta e verdura è quanto mai attuale e non riguarda solo aspetti prettamente commerciali ma va a toccare importanti questioni legate alla salute pubblica.
Lo conferma il dibattito scaturito dal workshop organizzato da CSO sul tema consumi e che ha visto confrontarsi in una approfondita discussione operatori, produttori e distributori.
“Il tema è quanto mai attuale - dichiara Paolo Bruni Presidente di CSO e coordinatore del workshop - e i dati sono sotto gli occhi di tutti. Sono in crescita esponenziale i problemi legati ad una alimentazione troppo ricca di grassi saturi, zuccheri e sodio che determinano sovrappeso e obesità ed in stretta correlazione malattie cardiovascolari, tumori, diabete. I costi sociali di questo problema sono difficilmente quantificabili ma certamente stanno creando allarme in tutti i Paesi occidentali.
Mai come oggi - continua Bruni - emerge l’esigenza di sostenere i consumi di frutta e verdura fresca che, come più volte evidenziato da istituzioni scientifiche internazionali come l’OMS
(Organizzazione Mondiale della Sanità), rappresentano uno degli strumenti più efficaci per combattere le malattie di cui sopra”.
La situazione italiana vede nel 2010 un dato globale di acquisto per le famiglie di 6,4milioni di tonnellate di ortofrutta, ( Fonte: GFK) quantitativo identico all’anno precedente. Modesto è stato l’incremento relativo alla frutta, +1%, mentre per la verdura si è registrato lo stesso valore dell’anno scorso.
E’ interessante verificare l’andamento temporale degli acquisti che, per la frutta raggiungono i segni di maggiore incremento nei mesi invernali, novembre, dicembre, gennaio, febbraio e naturalmente in piena estate mentre risultano in decremento in marzo, aprile,agosto, settembre e ottobre. Per le verdure gli acquisti sono più costanti nell’anno con il solo segno negativo in aprile, agosto e ottobre.
C’è una ripresa dei consumi di alcuni prodotti tradizionali che dal 2000 al 2005 avevano subito un vero e proprio crollo come è il caso delle pesche scese nel 2005 a -17% rispetto al 2000 e oggi in ripresa.
Sono in crescita inoltre i consumi di kiwi, clementine e nettarine. Rispetto anche al 2008 poi si rileva una ripresa dei consumi di fragole, ananas, susine, albicocche e meloni e pere mentre perdono quota le mele, banane, arance e uva.
Per quanto riguarda le verdure va evidenziata una crescita degli acquisti dal 2000 al 2009 per le insalate (+18), i finocchi (+15), cetrioli (+27%), asparagi ( +14%) .
Il quadro dei consumi mostra una sostanziale stabilità ma è evidente che negli ultimi 10 anni si sono perse importanti quote parzialmente bilanciate da un andamento dei prezzi al consumo in crescita ed oggi stabili rispetto ad esempio al 2008.
Sul versante della produzione le posizioni concordano nello sforzo di riqualificazione dei prodotti che in questi ultimi anni si presentano con una gamma variata ( nuove varietà,nuovi imballi, presenza di varietà club, tentativi di affermazione delle marche, diversificazione per provenienza ( Dop e IGP) qualificazione salutistica ( biologico), prodotti equo solidali ecc.
“La differenziazione sta cominciando a dare frutti come conferma Renzo Piraccini Direttore di Apofruit – i progetti di differenziazione e segmentazione sono in atto e solo per quelle specie dove si è attuata una politica di questo tipo si possono apprezzare risultati molto positivi. E’ chiaro dai dati sui consumi che la politica delle promozioni sottocosto non ha contribuito ad incentivare gli acquisti ma ha solo abbassato il valore aggiunto e ridotto le marginalità.”
Stefano Soli di Alegra evidenzia come la frutta stia tornando pericolosamente ad essere relegata alla logica delle commodities con un forte danno per i produttori. Il brand – continua Soli è una delle poche scelte che i produttori hanno per comunicare ai consumatori.”
“ Dello stesso parere anche – Cesare Bellò – Direttore di OPO Veneto che parla dello straordinario successo del radicchio tardivo di Treviso come di una eccezionale congiuntura di fattori positivi primo tra tutti la qualità eccellente del prodotto e il suo legame con il territorio che lo caratterizza”.
“ E’ evidente – dichiara Gino Peviani Presidente di Fruitimprese che dobbiamo aumentare la propensione all’export delle aziende italiane che dovranno sempre più confrontarsi con interlocutori e mercati difficili e questo soprattutto rivolgendosi a mercati extra europei perché l’Europa è ormai un mercato maturo e occorre spingersi verso paesi emergenti come quelli nord africani, Russia, Medio Oriente”.
Andrea Segrè, Preside della Facoltà di Agraria di Bologna individua una dicotomia sostanziale nel sistema alimentare mondiale che da una parte porta ai problemi di obesità e dall’altra alla malnutrizione. Oggi – continua Segrè – dobbiamo parlare di filiera “colta” una filiera che deve dare delle risposte ad un sistema fortemente contraddittorio .
A tirare le somme di un difficile confronto tra realtà produttive e distributive in Italia ci prova l’Assessore all’Agricoltura della Regione Emilia Romagna Tiberio Rabboni che annuncia per il prossimo 31 Gennaio un importante incontro a Bologna sull’ortofrutta , alla presenza del Presidente UE De Castro, del Ministero delle Politiche Agricole e di tutte le autorità del settore per definire una posizione italiana sul tema ortofrutta nella Riforma della PAC che si sta discutendo e andrà in vigore dopo il 2013.

giovedì 9 dicembre 2010

COLDIRETTI: A VOLANIA APRE UN NUOVO PUNTO VENDITA DELLA RETE COLDIRETTI CAMPAGNA AMICA

Fonte: Coldiretti Ferrara

Mercoledì 8 dicembre 2010 alle 10,00 la Corte dei Sapori dei fratelli
Matteo e Danilo Bassi a Volania di Comacchio, in via Belfiore 14, ha inaugurato il punto vendita aziendale. Verdure di stagione ma anche carne del proprio allevamento, salumi direttamente dal produttore al consumatore a km zero.
L'azienda dei fratelli Bassi, soci di Coldiretti Ferrara e di
Agrimercato Ferrara, è in corso di accreditamento all'albo dei Punti di
Campagna Amica.
Un percorso impegnativo ma ricco di soddisfazioni come testimonia
l'esperienza nei mercati contadini della zona, dove le produzioni di
stagione e trasformate hanno riscosso un deciso gradimento da parte dei
consumatori.
A questo punto un passo in più: un laboratorio di lavorazione e la decisione
di aprire un punto vendita aziendale che possa consentire la vendita diretta
di carni ed insaccati secondo tutti i crismi richiesti dalla sanità e
sicurezza alimentare oltre che naturalmente dalla genuinità e bontà che
distinguono i prodotti della filiera agricola da quelli industriali.

info: www.cortedeisapori.sitonline.it