Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione
La Regione Emilia-Romagna scommette sull’agricoltura come volano di sviluppo per tutto il territorio grazie al Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020 che potrà contare su una dotazione di 1 miliardo 190 milioni. “Un’iniezione di denaro senza precedenti, la più alta delle ultime programmazioni e la più alta tra tutte le regioni del nord Italia – ha detto oggi a Bologna l’assessore regionale al’agricoltura Tiberio Rabboni presentando il programma – vogliamo dare un’ ulteriore spinta a un settore che, anche in questi anni di crisi, ha continuato ad avere il segno positivo. Dal 2008 a oggi la produzione agricola emiliano-romagnola è aumentata in valore del 10%, l’agroalimentare vale 20 miliardi di fatturato, il 15% del totale nazionale, mentre nel 2013 l’Emilia-Romagna è diventata la prima regione in Italia per esportazione di prodotti alimentari con il 16% del totale nazionale. Vogliamo continuare a crescere, ci sono le condizioni per farlo”.
Competitività, ambiente, giovani e lavoro, sviluppo dei territori di montagna e delle zone rurali più fragili, le priorità del nuovo Psr. Diecimila i progetti che saranno finanziati, 29 mila gli interventi di formazione e consulenza tecnica, 200 mila gli ettari su cui verranno realizzate buone pratiche ambientali, rafforzando il biologico e la produzione integrata.
Per raggiungere questi obiettivi la Regione ha raddoppiato le risorse dal proprio bilancio che passano, rispetto alla precedente programmazione, da 106 a 203 milioni di euro. Ammontano invece a 513 milioni di euro i finanziamenti che arrivano dall’Europa (29 milioni in più rispetto al periodo 2007-2013), mentre la quota statale è di 474 milioni (6 milioni in più).
Il Psr 2014-2020 è stato approvato nei giorni scorsi dalla Giunta regionale. Il 15 luglio dovrà passare all’approvazione dell’Assemblea legislativa per poi essere trasmesso a Bruxelles per l’ok definitivo. Il testo attuale è il frutto di un’ampia consultazione con il mondo agricolo che è partita nel maggio 2013, con numerosi incontri che hanno coinvolto oltre mille persone, tra rappresentanti delle associazioni agricole, istituzioni, portatori di interesse.
Competitività delle imprese
Per sostenere la competitività e la redditività delle imprese la Regione mette a disposizione 544,6 milioni di euro di finanziamenti pubblici, che mobiliteranno 932 milioni di investimenti. Serviranno per cofinanziare circa 6.600 progetti. L’obiettivo è aumentare e stabilizzare la redditività delle imprese agricole, ancora oggi troppo spesso anello debole della catena che porta al consumatore finale; ammodernare i processi produttivi, sostenere le produzioni di qualità, diversificare l’attività agricola. Una corsia privilegiata sarà destinata alle reti di imprese “dalla terra alla tavola” e alle diverse forme di agricoltura organizzata, per ridurre i costi e fare sistema.
Il pacchetto giovani
Il Psr 2014-2020 avrà al centro i giovani, con un pacchetto di misure che vale 130 milioni di euro. Chi avvierà una nuova impresa agricola potrà contare su un premio per il primo insediamento compreso tra i 40 mila e i 70 mila euro in base al valore del progetto aziendale. Non solo: gli under 40 avranno una priorità di accesso in tutte le misure del nuovo Psr.
L’innovazione
Ammontano a 96 milioni di euro le risorse per sostenere l’innovazione e la conoscenza in agricoltura, di cui il 70% per il trasferimento tecnologico e lo sviluppo di processi produttivi più rispettosi dell’ambiente e il 30% per la formazione e la consulenza (29 mila interventi). Le azioni interverranno trasversalmente a tutte le tematiche concentrandosi prevalentemente sui temi della competitività e della sostenibilità ambientale.
L’ambiente
All’ambiente andranno 526,9 milioni di euro. Serviranno per ridurre l’impatto delle attività agricole, sostenere la produzione biologica e integrata (l’obiettivo è intervenire su 200 mila ettari di superficie agricola), tutelare gli habitat naturali, la biodiversità, il paesaggio e migliorare la fertilità dei suoli, contrastando l’erosione di terreno agricolo. In particolare 104 milioni di euro, per un investimento complessivo di 189 milioni di euro cofinanzieranno circa 1.600 progetti di investimento per ridurre le emissioni in atmosfera, razionalizzare il consumo energetico e idrico, il sequestro di carbonio attraverso la forestazione. Il pacchetto forestazione potrà contare su 35 milioni di euro per realizzare nuovi imboschimenti e tutelare il patrimonio forestale esistente per circa 4 mila ettari.
La montagna: un polo socio-assistenziale in ogni Distretto sanitario
Tra il 2000 e il 2010 la superficie agricola in montagna è diminuita del 21%. Per contrastare abbandono e dissesto idrogeologico, il Psr riconosce alle aree appenniniche una priorità trasversale in molte misure e condizioni particolari di accesso. Inoltre i territori collinari e montani potranno contare sull’innalzamento delle risorse dedicate alle indennità compensative per circa 90 milioni di euro e su circa 50 milioni per la prevenzione del dissesto idrogeologico nelle aziende agricole e nelle are forestali. Infine, ammontano a 93 milioni di euro i finanziamenti più direttamente dedicati a investimenti strategici per contrastare l’abbandono del territorio, migliorando i servizi. In particolare, circa 66,4 milioni saranno destinati a sostenere le attività dei Gal (Gruppi di azione locale), ovvero associazioni miste, in prevalenza private, che operano con progetti di sviluppo locale nelle aree appenniniche e nel Delta del Po. Questo plafond permetterà di finanziare almeno mille progetti sul territorio a vantaggio di circa 700 mila abitanti.
Con oltre 26 milioni la Regione sosterrà inoltre 179 progetti destinati ad aumentare la dotazione di servizi, a partire dalla apertura in ogni Distretto sanitario di un polo socio-assistenziale. Verranno anche finanziati progetti di recupero di edifici pubblici che potranno essere adibiti a centri visita, punti di ristoro, luoghi di aggregazione e il contrasto al digital divide, attraverso la diffusione della banda larga e l’informatizzazione di scuole, biblioteche e musei. Saranno realizzate centraline pubbliche per la produzione di energia termica ed elettrica da fonti rinnovabili.
lunedì 7 luglio 2014
NUOVO PSR, 1 MILIARDO 190 MILIONI DI EURO PER L'AGRICOLTURA EMILIANO-ROMAGNOLA. RABBONI: UN'INIEZIONE DI DENARO SENZA PRECEDENTI PER DARE UN'ULTERIORE SPINTA A UN SETTORE CHE ANCHE IN QUESTI ANNI DI CRISI HA CONTINUATO A CRESCERE. COMPETITIVITÀ, GIOVANI, AMBIENTE, MONTAGNA: LE PRIORITÀ. VERRANNO FINANZIATI 10 MILA PROGETTI
sabato 5 luglio 2014
CACCIA IN DEROGA ALLO STORNO. DOPO CHE ISPRA HA FISSATO IN 50 MILA ESEMPLARI IL QUANTITATIVO MASSIMO AMMISSIBILE DI PRELIEVI, L'ASSESSORE REGIONALE TIBERIO RABBONI SCRIVE AL GOVERNO: "CON QUESTO LIMITE NON SI TUTELANO LE PRODUZIONI AGRICOLE. E GLI EVENTUALI DANNI? DEVE PROVVEDERE LA REGIONE, COSTRETTA SUO MALGRADO AD UNA LIMITAZIONE QUANTITATIVA O L'ISPRA, E PER ESSA LO STATO, CHE TALE LIMITAZIONE HA IMPOSTO?"
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione
«Il Governo, sulla caccia in deroga allo storno, deve fornire un indirizzo chiarificatore ad Ispra affinché risulti una netta distinzione tra le deroghe legate alla tutela delle produzioni agricole e quelle motivate dalle pratiche venatorie tradizionali» . È questa la richiesta dell’assessore regionale Agricoltura, economia ittica, attività faunistico-venatoria Tiberio Rabboni rivolta al ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare Gian Luca Galletti e al Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina, in merito al prelievo in deroga dello storno, specie protetta in Italia, per la stagione 2014-2015. Infatti, la Regione Emilia-Romagna ha adottato il 30 giugno scorso una delibera che prevede la deroga al prelievo dello storno. Deroga finalizzata a prevenire gravi danni all'agricoltura, segnatamente ai frutti pendenti e all'uva. L'Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, diversamente da quanto avvenuto negli anni scorsi, ha in questa occasione subordinato il parere favorevole alla deroga fissando in 50 mila esemplari, il quantitativo massimo ammissibile di prelievi. «Naturalmente – ha evidenziato Rabboni nella missiva ai ministri - essendo il parere Ispra di fatto vincolante per l'Unione Europea ci siamo conformati a tale indicazione. Tuttavia non posso esimermi dall'osservare la singolarità del parere Ispra. Se il regolamento europeo, e conseguentemente la nostra delibera, motivano il prelievo in deroga con la tutela dei frutti pendenti e dell'uva dagli attacchi degli storni non ha, infatti, alcun senso fissare preventivamente un quantitativo massimo ammissibile. Il quantitativo non può che essere in funzione dei frutti pendenti da tutelare. Diversamente si verrebbero a configurare situazioni di ingiustificata disparità tra i frutteti e i vigneti difesi fino al raggiungimento del limite prestabilito e quelli lasciati indifesi dopo il raggiungimento di tale limite. A quel punto, inevitabilmente, si porrà il quesito sulla competenza al pagamento dei danni a questo secondo gruppo di agricoltori. Ovvero, se debba ancora provvedere la Regione, costretta suo malgrado ad una limitazione quantitativa o all'Ispra, e per essa allo Stato, che tale limitazione ha imposto». Secondo l’assessore regionale Rabboni: «Ispra ha introdotto un quantitativo ammissibile di prelievi in deroga per la difesa dei frutti pendenti a causa di un fraintendimento del riferimento a limiti quantitativi contenuto nella Legge 157/92, chiaramente riferito ai prelievi in deroga di altra tipologia, ovvero alle "modiche quantità" legate alle cosiddette "caccie tradizionali"». Nella missiva anche l’invito ai ministri ad attivare la richiesta alla Ue di una revisione nel corso del 2015 delle specie protette in Italia con l'obiettivo di togliere dall'elenco la specie storno che sulla base di quanto sostenuto dalla stessa Ispra - con il documento "Lo storno Sturnus vulgaris in Italia: analisi della situazione esistente e considerazioni circa l'inserimento della specie tra quelle cacciabili ai sensi della Direttiva 2009/14 7/CE (Allegato II/2)" - gode di un ottimo stato di conservazione ed è fonte di cospicui danni all'agricoltura italiana.
«Il Governo, sulla caccia in deroga allo storno, deve fornire un indirizzo chiarificatore ad Ispra affinché risulti una netta distinzione tra le deroghe legate alla tutela delle produzioni agricole e quelle motivate dalle pratiche venatorie tradizionali» . È questa la richiesta dell’assessore regionale Agricoltura, economia ittica, attività faunistico-venatoria Tiberio Rabboni rivolta al ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare Gian Luca Galletti e al Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina, in merito al prelievo in deroga dello storno, specie protetta in Italia, per la stagione 2014-2015. Infatti, la Regione Emilia-Romagna ha adottato il 30 giugno scorso una delibera che prevede la deroga al prelievo dello storno. Deroga finalizzata a prevenire gravi danni all'agricoltura, segnatamente ai frutti pendenti e all'uva. L'Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, diversamente da quanto avvenuto negli anni scorsi, ha in questa occasione subordinato il parere favorevole alla deroga fissando in 50 mila esemplari, il quantitativo massimo ammissibile di prelievi. «Naturalmente – ha evidenziato Rabboni nella missiva ai ministri - essendo il parere Ispra di fatto vincolante per l'Unione Europea ci siamo conformati a tale indicazione. Tuttavia non posso esimermi dall'osservare la singolarità del parere Ispra. Se il regolamento europeo, e conseguentemente la nostra delibera, motivano il prelievo in deroga con la tutela dei frutti pendenti e dell'uva dagli attacchi degli storni non ha, infatti, alcun senso fissare preventivamente un quantitativo massimo ammissibile. Il quantitativo non può che essere in funzione dei frutti pendenti da tutelare. Diversamente si verrebbero a configurare situazioni di ingiustificata disparità tra i frutteti e i vigneti difesi fino al raggiungimento del limite prestabilito e quelli lasciati indifesi dopo il raggiungimento di tale limite. A quel punto, inevitabilmente, si porrà il quesito sulla competenza al pagamento dei danni a questo secondo gruppo di agricoltori. Ovvero, se debba ancora provvedere la Regione, costretta suo malgrado ad una limitazione quantitativa o all'Ispra, e per essa allo Stato, che tale limitazione ha imposto». Secondo l’assessore regionale Rabboni: «Ispra ha introdotto un quantitativo ammissibile di prelievi in deroga per la difesa dei frutti pendenti a causa di un fraintendimento del riferimento a limiti quantitativi contenuto nella Legge 157/92, chiaramente riferito ai prelievi in deroga di altra tipologia, ovvero alle "modiche quantità" legate alle cosiddette "caccie tradizionali"». Nella missiva anche l’invito ai ministri ad attivare la richiesta alla Ue di una revisione nel corso del 2015 delle specie protette in Italia con l'obiettivo di togliere dall'elenco la specie storno che sulla base di quanto sostenuto dalla stessa Ispra - con il documento "Lo storno Sturnus vulgaris in Italia: analisi della situazione esistente e considerazioni circa l'inserimento della specie tra quelle cacciabili ai sensi della Direttiva 2009/14 7/CE (Allegato II/2)" - gode di un ottimo stato di conservazione ed è fonte di cospicui danni all'agricoltura italiana.
venerdì 4 luglio 2014
BANDO CONTRO LE PREDAZIONI DA LUPO SUL BESTIAME, CONFAGRICOLTURA BOLOGNA: “SI APPREZZA LO SFORZO DELLA REGIONE EMILIA ROMAGNA MA PER RISOLVERE IL PROBLEMA E’ NECESSARIO L’INTERVENTO DELLE AUTORITA’ COMPETENTI NAZIONALI ED EUROPEE AL FINE DI PROCEDERE IN TEMPI RAPIDI AL CENSIMENTO E ALL’ERADICAZIONE DEGLI IBRIDI E DEI CANI RANDAGI”
Fonte: Confagricoltura Emilia - Romagna
“Si apprezza lo sforzo della Regione Emilia Romagna ma per risolvere il problema è necessario l’intervento delle Autorità competenti nazionali ed europee al fine di procedere in tempi rapidi al censimento e all’eradicazione degli ibridi e dei cani randagi”. E’ questa la posizione espressa da Confagricoltura Bologna in merito al bando pubblicato ieri sul Bollettino Ufficiale della Regione che stanzia 225 mila euro per l’acquisto di recinzioni, dissuasori luminosi e acustici, cani pastore. “I nostri allevatori – rimarca l’organizzazione agricola bolognese – sono esasperati dai frequenti attacchi degli ibridi e dei cani randagi, di gran lunga i predatori più numerosi nelle zone vulnerabili del territorio provinciale e che, a differenza dei lupi, non sono protetti da alcuna legge nazionale o europea”. “Quanto al Piano di prevenzione regionale contro gli attacchi del lupo al bestiame, essi lamentano invece – fa notare Confagricoltura Bologna – la scarsa efficacia e la difficoltà di realizzazione e manutenzione delle misure proposte che risulterebbero peraltro insufficienti ad arginare le predazioni”. “E’ inoltre auspicabile un monitoraggio più preciso e dettagliato del numero effettivo di lupi presenti sul territorio e dei loro spostamenti, per conoscere il predatore che causa i principali danni agli allevamenti” – conclude l’associazione degli imprenditori agricoli.
“Si apprezza lo sforzo della Regione Emilia Romagna ma per risolvere il problema è necessario l’intervento delle Autorità competenti nazionali ed europee al fine di procedere in tempi rapidi al censimento e all’eradicazione degli ibridi e dei cani randagi”. E’ questa la posizione espressa da Confagricoltura Bologna in merito al bando pubblicato ieri sul Bollettino Ufficiale della Regione che stanzia 225 mila euro per l’acquisto di recinzioni, dissuasori luminosi e acustici, cani pastore. “I nostri allevatori – rimarca l’organizzazione agricola bolognese – sono esasperati dai frequenti attacchi degli ibridi e dei cani randagi, di gran lunga i predatori più numerosi nelle zone vulnerabili del territorio provinciale e che, a differenza dei lupi, non sono protetti da alcuna legge nazionale o europea”. “Quanto al Piano di prevenzione regionale contro gli attacchi del lupo al bestiame, essi lamentano invece – fa notare Confagricoltura Bologna – la scarsa efficacia e la difficoltà di realizzazione e manutenzione delle misure proposte che risulterebbero peraltro insufficienti ad arginare le predazioni”. “E’ inoltre auspicabile un monitoraggio più preciso e dettagliato del numero effettivo di lupi presenti sul territorio e dei loro spostamenti, per conoscere il predatore che causa i principali danni agli allevamenti” – conclude l’associazione degli imprenditori agricoli.
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PATFRUT, IL FATTURATO SFIORA I 60 MILIONI DI EURO
Fonte: Centro Stampa per Patfrut
L’Assemblea dei Soci ha approvato il bilancio 2013/2014
Realtà di punta del settore ortofrutticolo, aderisce ad Apo Conerpo, Asso.Pa., Conserve Italia, Confcooperative e Legacoop e conta circa 800 soci, quasi 300 addetti (tra fissi e stagionali) e 11 stabilimenti (3 in provincia di Bologna, 8 in provincia di Ferrara)
Si è chiuso con un fatturato di circa 60 milioni di euro il bilancio relativo all’esercizio 2013/2014 della Patfrut, cooperativa ortofrutticola ferrarese aderente alle Organizzazioni di produttori Apo Conerpo ed Asso.Pa, a Conserve Italia, Confcooperative e Legacoop. “Un risultato sostanzialmente apprezzabile – dichiara il presidente, Piero Emiliani – alla luce delle condizioni contingenti estremamente sfavorevoli a causa della pesante crisi economica che purtroppo non ha ancora allentato la sua morsa e anzi, per quanto riguarda il settore alimentare, ha raggiunto i livelli peggiori proprio negli ultimi due anni. Tale situazione ha provocato un’ulteriore diminuzione dei consumi, particolarmente consistente sul mercato nazionale”. “In un simile contesto – continua il presidente – la nostra cooperativa sta proseguendo il proprio percorso di riorganizzazione, finalizzato a rispondere al meglio alle esigenze del mercato globale aumentando ulteriormente l’efficienza dei processi produttivi e riducendo il più possibile i costi industriali e di struttura anche attraverso la razionalizzazione degli asset”. “Tutto ciò – sottolinea il presidente – con la piena consapevolezza che intervenire sui costi non può essere sufficiente. A tale proposito, abbiamo individuato altri interventi per far fronte alla difficile situazione di mercato, incentrati in particolare sull’adozione delle più moderne strategie di sviluppo commerciale e sul costante innalzamento del livello qualitativo, elemento indispensabile per poter garantire una adeguata valorizzazione delle produzioni dei soci”. Prodotti che nell’ultima campagna sono stati collocati su numerosi mercati, europei ed extraeuropei, tra cui, per la prima volta, anche quello americano dove, dopo l’abbattimento delle barriere fitosanitarie, è stato finalmente possibile esportare le prime partite di pere. “Durante l’esercizio 2013/2014 – ha concluso infine il presidente – la Patfrut ha portato a termine l’iter di approvazione di un modello di organizzazione, gestione e controllo in linea con quanto previsto dal Decreto Legislativo 231/2001, che oltre a costituire una forma di garanzia per la cooperativa, costituisce un valore aggiunto in termini di rapporti istituzionali, di immagine pubblica e di ausilio nella formalizzazione e razionalizzazione delle procedure organizzative interne”.
L’Assemblea dei Soci ha approvato il bilancio 2013/2014
Realtà di punta del settore ortofrutticolo, aderisce ad Apo Conerpo, Asso.Pa., Conserve Italia, Confcooperative e Legacoop e conta circa 800 soci, quasi 300 addetti (tra fissi e stagionali) e 11 stabilimenti (3 in provincia di Bologna, 8 in provincia di Ferrara)
Si è chiuso con un fatturato di circa 60 milioni di euro il bilancio relativo all’esercizio 2013/2014 della Patfrut, cooperativa ortofrutticola ferrarese aderente alle Organizzazioni di produttori Apo Conerpo ed Asso.Pa, a Conserve Italia, Confcooperative e Legacoop. “Un risultato sostanzialmente apprezzabile – dichiara il presidente, Piero Emiliani – alla luce delle condizioni contingenti estremamente sfavorevoli a causa della pesante crisi economica che purtroppo non ha ancora allentato la sua morsa e anzi, per quanto riguarda il settore alimentare, ha raggiunto i livelli peggiori proprio negli ultimi due anni. Tale situazione ha provocato un’ulteriore diminuzione dei consumi, particolarmente consistente sul mercato nazionale”. “In un simile contesto – continua il presidente – la nostra cooperativa sta proseguendo il proprio percorso di riorganizzazione, finalizzato a rispondere al meglio alle esigenze del mercato globale aumentando ulteriormente l’efficienza dei processi produttivi e riducendo il più possibile i costi industriali e di struttura anche attraverso la razionalizzazione degli asset”. “Tutto ciò – sottolinea il presidente – con la piena consapevolezza che intervenire sui costi non può essere sufficiente. A tale proposito, abbiamo individuato altri interventi per far fronte alla difficile situazione di mercato, incentrati in particolare sull’adozione delle più moderne strategie di sviluppo commerciale e sul costante innalzamento del livello qualitativo, elemento indispensabile per poter garantire una adeguata valorizzazione delle produzioni dei soci”. Prodotti che nell’ultima campagna sono stati collocati su numerosi mercati, europei ed extraeuropei, tra cui, per la prima volta, anche quello americano dove, dopo l’abbattimento delle barriere fitosanitarie, è stato finalmente possibile esportare le prime partite di pere. “Durante l’esercizio 2013/2014 – ha concluso infine il presidente – la Patfrut ha portato a termine l’iter di approvazione di un modello di organizzazione, gestione e controllo in linea con quanto previsto dal Decreto Legislativo 231/2001, che oltre a costituire una forma di garanzia per la cooperativa, costituisce un valore aggiunto in termini di rapporti istituzionali, di immagine pubblica e di ausilio nella formalizzazione e razionalizzazione delle procedure organizzative interne”.
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MIPAAF: PUBBLICATA CIRCOLARE APPLICATIVA MISURE “CAMPOLIBERO”. MARTINA: “SEMPLIFICHIAMO PER RENDERE IMPRESE PIÙ COMPETITIVE”
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che è disponibile, sul sito del Mipaaf, la Circolare applicativa con cui si illustrano gli aspetti operativi di alcune delle più significative misure recate dal Decreto “Campolibero”. Sono già attive alcune misure, tra le quali:
- Semplificazione nei controlli: alle imprese agricole controllate deve essere sempre notificato il verbale dell’ispezione amministrativa svolta, anche nei casi di accertata regolarità o di avvenuta regolarizzazione a seguito di diffida. L’obiettivo è semplificare e coordinare il sistema dei controlli ispettivi e assicurare un comportamento omogeneo nei confronti delle imprese agricole;
- Diffida: è prevista la generale estensione, per tutte le violazioni alla normativa agroalimentare che prevedono la sola sanzione pecuniaria, dell’istituto della diffida, purché le predette violazioni siano di lieve entità e sanabili. In tali casi l’organo di controllo diffida il soggetto interessato ad adempiere alle prescrizioni violate entro un termine di venti giorni dalla data di ricezione dell’atto di diffida e ad elidere le conseguenze dannose o pericolose dell’illecito amministrativo;
- Pagamento sanzione ridotta: è possibile pagare una sanzione entro 5 giorni dal ricevimento della contestazione, con una riduzione del 30 per cento, in analogia con quanto oggi già avviene per le violazioni del Codice della Strada;
- Semplificazioni in materia vitivinicola: sono esplicitate le semplificazioni introdotte nella gestione delle cantine dall’articolo 2 di Campolibero, tra cui, l’eliminazione di divieti per la detenzione in cantina di sostanze non enologiche, l’eliminazione di adempimenti burocratici per produrre mosti o bevande spiritose o per i centri di raccolta delle uve.
“È importante sottolineare – ha spiegato il Ministro Martina – che la diffida riguarda tutte le norme agroalimentari e deve essere applicata da tutti i ‘controllori’. dalle amministrazioni statali (ICQRF, Corpo forestale dello Stato, Carabinieri) alle Regioni, ai Comuni, quindi anche ai Vigili urbani. Se pensiamo alle decine di migliaia di sanzioni annualmente irrogate agli operatori per irregolarità formali o di lieve entità, possiamo comprendere la portata positiva della norma. L’azione del Ministero – ha aggiunto Martina – è orientata verso una maggiore semplificazione burocratica, perché è soprattutto da lì che passa l’efficienza e la possibilità per le imprese di essere competitive. I nostri produttori e i nostri agricoltori devono essere messi in condizione di lavorare con serenità e le misure inserite in questo provvedimento va in quella direzione”.
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che è disponibile, sul sito del Mipaaf, la Circolare applicativa con cui si illustrano gli aspetti operativi di alcune delle più significative misure recate dal Decreto “Campolibero”. Sono già attive alcune misure, tra le quali:
- Semplificazione nei controlli: alle imprese agricole controllate deve essere sempre notificato il verbale dell’ispezione amministrativa svolta, anche nei casi di accertata regolarità o di avvenuta regolarizzazione a seguito di diffida. L’obiettivo è semplificare e coordinare il sistema dei controlli ispettivi e assicurare un comportamento omogeneo nei confronti delle imprese agricole;
- Diffida: è prevista la generale estensione, per tutte le violazioni alla normativa agroalimentare che prevedono la sola sanzione pecuniaria, dell’istituto della diffida, purché le predette violazioni siano di lieve entità e sanabili. In tali casi l’organo di controllo diffida il soggetto interessato ad adempiere alle prescrizioni violate entro un termine di venti giorni dalla data di ricezione dell’atto di diffida e ad elidere le conseguenze dannose o pericolose dell’illecito amministrativo;
- Pagamento sanzione ridotta: è possibile pagare una sanzione entro 5 giorni dal ricevimento della contestazione, con una riduzione del 30 per cento, in analogia con quanto oggi già avviene per le violazioni del Codice della Strada;
- Semplificazioni in materia vitivinicola: sono esplicitate le semplificazioni introdotte nella gestione delle cantine dall’articolo 2 di Campolibero, tra cui, l’eliminazione di divieti per la detenzione in cantina di sostanze non enologiche, l’eliminazione di adempimenti burocratici per produrre mosti o bevande spiritose o per i centri di raccolta delle uve.
“È importante sottolineare – ha spiegato il Ministro Martina – che la diffida riguarda tutte le norme agroalimentari e deve essere applicata da tutti i ‘controllori’. dalle amministrazioni statali (ICQRF, Corpo forestale dello Stato, Carabinieri) alle Regioni, ai Comuni, quindi anche ai Vigili urbani. Se pensiamo alle decine di migliaia di sanzioni annualmente irrogate agli operatori per irregolarità formali o di lieve entità, possiamo comprendere la portata positiva della norma. L’azione del Ministero – ha aggiunto Martina – è orientata verso una maggiore semplificazione burocratica, perché è soprattutto da lì che passa l’efficienza e la possibilità per le imprese di essere competitive. I nostri produttori e i nostri agricoltori devono essere messi in condizione di lavorare con serenità e le misure inserite in questo provvedimento va in quella direzione”.
giovedì 3 luglio 2014
MIPAAF: RIUNIONE DEL TAVOLO DI FILIERA SUINICOLA. MARTINA: CONCENTRIAMO ENERGIE PER FARE SALTO DI QUALITÀ
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che si è tenuta, presso la sede del Mipaaf, una riunione del tavolo di filiera suinicola con la partecipazione del Ministro Maurizio Martina. L’incontro ha messo a punto una strategia che, in tempi certi, possa raggiungere il duplice obiettivo di dare una chiara identità nazionale alla carne suina fresca al fine di incrementarne il consumo, e di valorizzare i tagli dei suini non destinati alla produzione dei prosciutti a denominazione di origine. “L’incontro di oggi – ha detto il Ministro Martina – è importante per rilanciare la nostra azione di sostegno al settore suinicolo, strategico nel sistema produttivo del Paese. Siamo pronti a fare la nostra parte in tempi rapidi. Chiediamo a tutti uno sforzo per fare un salto di qualità, concentrando le nostre energie e costruendo un’iniziativa comune forte. Il nostro orientamento è di lavorare per far emergere gli elementi di unità, mettendo da parte particolarismi e interessi marginali. Oggi lanciamo un progetto nazionale di valorizzazione delle carni suine nazionali, soprattutto in relazione a quella parte di prodotto non utilizzata nel circuito delle Dop”. La proposta del Mipaaf è di un percorso che dia, innanzitutto, identità alle carni nazionali attraverso il sistema di qualità alimentare nazionale (SQN) basato su un disciplinare (in parte già elaborato in collaborazione con la filiera e le Regioni) attraverso cui, ha spiegato il Ministro Martina, “daremo alle Regioni la possibilità di utilizzare le risorse dei Psr per sostenere le aziende del settore”. Il progetto prevede che il Mipaaf coordini l’elaborazione di questo disciplinare, concordandolo in un primo tempo con le Regioni e poi con gli attori della filiera, giungendo all’istituzione di un SQN che avrà una dicitura utilizzabile da tutti, lasciando agli operatori la possibilità di utilizzare propri marchi “commerciali”. Il Mipaaf si è impegnato a sostenere finanziariamente la campagna promozionale di questo sistema di qualità. Nel corso dell’incontro è stato inoltre deciso di dare attuazione operativa al Protocollo d’intesa dell’8 luglio 2013 di Mantova in base e quindi il Mipaaf supporterà e farà quanto necessario a livello finanziario per concludere le procedure attuative inerenti il sistema di classificazione delle carcasse suine. È stato inoltre ribadito che il sistema delle Cun e il sistema di classificazione della carcasse rappresentano parti complementari di un progetto unico, che il Mipaaf sostiene, per assicurare la necessaria trasparenza nelle contrattazioni tra le parti allevatoriali e industriali.
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che si è tenuta, presso la sede del Mipaaf, una riunione del tavolo di filiera suinicola con la partecipazione del Ministro Maurizio Martina. L’incontro ha messo a punto una strategia che, in tempi certi, possa raggiungere il duplice obiettivo di dare una chiara identità nazionale alla carne suina fresca al fine di incrementarne il consumo, e di valorizzare i tagli dei suini non destinati alla produzione dei prosciutti a denominazione di origine. “L’incontro di oggi – ha detto il Ministro Martina – è importante per rilanciare la nostra azione di sostegno al settore suinicolo, strategico nel sistema produttivo del Paese. Siamo pronti a fare la nostra parte in tempi rapidi. Chiediamo a tutti uno sforzo per fare un salto di qualità, concentrando le nostre energie e costruendo un’iniziativa comune forte. Il nostro orientamento è di lavorare per far emergere gli elementi di unità, mettendo da parte particolarismi e interessi marginali. Oggi lanciamo un progetto nazionale di valorizzazione delle carni suine nazionali, soprattutto in relazione a quella parte di prodotto non utilizzata nel circuito delle Dop”. La proposta del Mipaaf è di un percorso che dia, innanzitutto, identità alle carni nazionali attraverso il sistema di qualità alimentare nazionale (SQN) basato su un disciplinare (in parte già elaborato in collaborazione con la filiera e le Regioni) attraverso cui, ha spiegato il Ministro Martina, “daremo alle Regioni la possibilità di utilizzare le risorse dei Psr per sostenere le aziende del settore”. Il progetto prevede che il Mipaaf coordini l’elaborazione di questo disciplinare, concordandolo in un primo tempo con le Regioni e poi con gli attori della filiera, giungendo all’istituzione di un SQN che avrà una dicitura utilizzabile da tutti, lasciando agli operatori la possibilità di utilizzare propri marchi “commerciali”. Il Mipaaf si è impegnato a sostenere finanziariamente la campagna promozionale di questo sistema di qualità. Nel corso dell’incontro è stato inoltre deciso di dare attuazione operativa al Protocollo d’intesa dell’8 luglio 2013 di Mantova in base e quindi il Mipaaf supporterà e farà quanto necessario a livello finanziario per concludere le procedure attuative inerenti il sistema di classificazione delle carcasse suine. È stato inoltre ribadito che il sistema delle Cun e il sistema di classificazione della carcasse rappresentano parti complementari di un progetto unico, che il Mipaaf sostiene, per assicurare la necessaria trasparenza nelle contrattazioni tra le parti allevatoriali e industriali.
LUPO, PUBBLICATO IL BANDO PER CONTRASTARE GLI ATTACCHI AGLI ALLEVAMENTI: 225 MILA EURO PER L'ACQUISTO DI RECINZIONI, DISSUASORI ACUSTICI, CANI PASTORE. ENTRO IL 22 LUGLIO LE DOMANDE.
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione
Al via il bando per contrastare gli attacchi del lupo agli allevamenti. Viene pubblicato oggi sul Bollettino ufficiale della Regione l’avviso pubblico che stanzia 225 mila euro per l’acquisto di recinzioni, dissuasori luminosi e acustici, cani pastore. Gli imprenditori agricoli zootecnici avranno tempo per presentare le domande alla Provincia competente per territorio fino al 22 luglio e il contributo sarà al 100% del costo sostenuto ritenuto ammissibile. “Le leggi nazionali ed europee proteggono il lupo. Con questo provvedimento – spiega l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni – la Regione vuole tutelare gli allevatori da attacchi e predazioni che sono in aumento. Durante i numerosi incontri che abbiamo avuto sul territorio con gli stessi allevatori abbiamo registrato un forte interesse per l’iniziativa e per questo abbiamo deciso di aumentare le risorse a disposizione, destinando in assestamento di bilancio 150 mila euro aggiuntivi rispetto ai 75 mila iniziali” .
Cosa prevede il bando
Il provvedimento riguarda le aziende agricole zootecniche con allevamenti al pascolo di bestiame, in collina e montagna. I contributi andranno per l’acquisto di recinzioni di vario tipo comprese quelle elettrificate mobili e semipermanenti, dissuasori acustici faunistici (strumenti con sensori e timer che emettono luci e suoni ad alto volume) e cani da guardiania, ovvero cani da gregge di ceppo abruzzese. Tecnici incaricati dalla Regione dovranno verificare la corretta installazione degli strumenti acquistati e, in particolare per quanto riguarda i cani, il rispetto delle norme sul benessere animale. Le domande vanno indirizzate alle Province, ma la graduatoria sarà regionale e verrà stilata entro il 5 settembre 2014, con validità biennale.
Info: Assessorati agricoltura delle Province
Al via il bando per contrastare gli attacchi del lupo agli allevamenti. Viene pubblicato oggi sul Bollettino ufficiale della Regione l’avviso pubblico che stanzia 225 mila euro per l’acquisto di recinzioni, dissuasori luminosi e acustici, cani pastore. Gli imprenditori agricoli zootecnici avranno tempo per presentare le domande alla Provincia competente per territorio fino al 22 luglio e il contributo sarà al 100% del costo sostenuto ritenuto ammissibile. “Le leggi nazionali ed europee proteggono il lupo. Con questo provvedimento – spiega l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni – la Regione vuole tutelare gli allevatori da attacchi e predazioni che sono in aumento. Durante i numerosi incontri che abbiamo avuto sul territorio con gli stessi allevatori abbiamo registrato un forte interesse per l’iniziativa e per questo abbiamo deciso di aumentare le risorse a disposizione, destinando in assestamento di bilancio 150 mila euro aggiuntivi rispetto ai 75 mila iniziali” .
Cosa prevede il bando
Il provvedimento riguarda le aziende agricole zootecniche con allevamenti al pascolo di bestiame, in collina e montagna. I contributi andranno per l’acquisto di recinzioni di vario tipo comprese quelle elettrificate mobili e semipermanenti, dissuasori acustici faunistici (strumenti con sensori e timer che emettono luci e suoni ad alto volume) e cani da guardiania, ovvero cani da gregge di ceppo abruzzese. Tecnici incaricati dalla Regione dovranno verificare la corretta installazione degli strumenti acquistati e, in particolare per quanto riguarda i cani, il rispetto delle norme sul benessere animale. Le domande vanno indirizzate alle Province, ma la graduatoria sarà regionale e verrà stilata entro il 5 settembre 2014, con validità biennale.
Info: Assessorati agricoltura delle Province
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