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lunedì 21 dicembre 2015

ANNATA AGRARIA: EMILIA ROMAGNA, DOPO 2 ANNI, TORNA A CRESCERE PLV + 1%

Fonte: Coldiretti Emilia - Romagna  

SECONDO STIME COLDIRETTI, DIMINUISCONO AZIENDE, MA CRESCE OCCUPAZIONE

Inversione di tendenza per l’agricoltura dell’Emilia Romagna: dopo due anni di retrocessione, nel 2015 è tornata a crescere, seppur di poco, la produzione lorda vendibile (Plv). Secondo le stime provvisorie di Coldiretti regionale, rispetto al 2014, c’è stato un aumento attorno all’1% per cento che porta la Plv sui 4.150 milioni di euro. Risultati positivi anche sul fronte occupazionale, dove, nonostante il calo delle aziende (–1.500), si è registrato secondo i dati Coldiretti un aumento di circa 1.000 addetti. L’anno dell’Expo dedicato al grande tema dell’agroalimentare – commenta Coldiretti Emilia Romagna – ha portato risultati positivi anche nelle campagne, generando un trend virtuoso per l’agricoltura italiana in generale e quella emiliano romagnola in particolare, che è culminato con l’annuncio del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, all’assemblea nazionale di Coldiretti alla rassegna internazionale di Milano, dell’abolizione dell’Irap e dell’Imu in agricoltura, fatto senza precedenti di detassazione nel settore agricolo.
Con Expo – rileva Coldiretti Emilia Romagna – c’è stata una accelerazione dei contatti tra agricoltura e mondo agroindustriale che lascia intravvedere prospettive interessanti per il futuro. Infatti è alla rassegna milanese – sottolinea Coldiretti Emilia Romagna – che sono nate intese con i grandi industriali, da Barilla, con cui da anni si realizzano accordi di produzione e consegna di prodotti cerealicoli, fino a gruppi come Divella e Riso Gallo con cui sono stati siglati veri e propri accordi di filiera che denotano la volontà di grandi gruppi industriali italiani di puntare sulla qualità e di essere orientati alla giusta remunerazione del prodotto. Una tendenza questa che è confermata dall’interesse emerso a Expo sulla filiera dei mangimi non-Ogm e sulle ricerche per battere le aflatossine del mais senza utilizzo di tecnologie biotech, ma semplicemente con tecnologie naturali messe a punto dai Consorzi Agrari d’Italia.
Dopo il piovoso 2014, la siccità del 2015 ha determinato una riduzione delle produzioni, con problemi per il reddito delle imprese, per cui gli incrementi di prezzo non sempre hanno compensato il calo di produzione, anche per la penalizzazione degli alti costi dei mezzi di produzione, dai mangimi ai concimi, ai costi energetici. A livello produttivo, nel settore dei cereali, per il frumento il 2015 è stata un’annata di buona qualità e quantità, con risultati positivi per il duro e discreti per il tenero, con un mercato che dopo un avvio positivo è crollato sul finire dell’anno. Negativa la situazione del mais dove ad un calo della produzione attorno al 13% dovuto alla siccità, hanno corrisposto anche prezzi bassi sul mercato.
Tra le colture industriali flessione produttiva per il pomodoro vicino al 10 per cento perché a causa della è diminuita la resa per ettaro che ha tagliato il reddito delle imprese. L’eccessivo caldo estivo ha determinato la diminuzione del 10% della produzione di saccarosio per ettaro nel settore delle barbabietole da zucchero. Qualche problema per il mercato dello zucchero con prezzi bassi, anche se in questa fine d’anno sembra in ripresa. Produzione in leggero calo per le patate con prezzi buoni che però non hanno coperto il mancato reddito per la minor produzione.
Sul fronte ortofrutticolo, calo produttivo per pesche e nettarine con prezzi di qualche centesimo al di sopra dell’anno scorso. Diminuita anche la produzione di albicocche, che ha portato prezzi di 5-7 centesimi sopra a quelli dello scorso anno.
Le ciliegie erano partite bene, con buona produzione e buoni prezzi rovinati dalla pioggia di metà campagna. Complessivamente non è andata però male.
Tra il caldo estivo e il pesante maltempo (grandine) dell’inizio di settembre, la produzione di pere ha registrato una diminuzione attorno al 10-15. Buono il prezzo alla produzione.
Negli anni i frutteti di mele in Emilia Romagna sono calati e oggi si sono attestati su una produzione costante con prezzi tutto sommato stabili. Per i cocomeri e i meloni, dopo la pessima annata del 2014 causato da un meteo avverso (troppa pioggia) le semine sono calate del 10%. La minor produzione ha dato respiro ai prezzi che sono risultati soddisfacenti.
Buona annata per il vino sia in quantità (+5 per cento) sia in qualità.
È ancora presto per una valutazione adeguata sul fronte zootecnico, ma i problemi legati al basso prezzo del Parmigiano Reggiano, appesantito dalle tante, troppe imitazioni, e il prezzo del latte nella seconda parte, abbondantemente denunciati da Coldiretti nella “guerra del latte” per lo strapotere di multinazionali estere, determineranno a fine 2015 un calo della Plv per il settore lattiero caseario bovino.
Qualche problema per il mercato suino soprattutto nella seconda metà dell’anno, in difficoltà anche per le importazioni anonime dall’estero.
Stabili il settore ovi-caprino e avicolo.
Il problema per le aziende agricole – rileva Coldiretti Emilia Romagna – è ancora una volta l’inadeguata redistribuzione del valore del prodotto lungo la filiera, che penalizza il settore produttivo, unitamente ai costi di produzione perché a ogni centesimo di aumento dei prezzi all’origine, corrisponde spesso un aumento doppio dei costi per produrre. Per di più, i passaggi multipli, che allungano la filiera con tre, quattro intermediari dalla produzione alla distribuzione – sottolinea Coldiretti regionale – appesantiscono il prezzo finale del prodotto alimentare a scapito anche del consumatore. In pratica a pagare i costi di filiera sono proprio produttore e consumatore. Da qui nasce l’impegno di Coldiretti per ridurre la filiera, in particolare con il progetto Fai, firmato agricoltori italiani che ad Expo ha costituito un momento importante anche per instaurare rapporti lungo la filiera e tagliare i troppi passaggi del cibo dal campo alla tavola che alimentano le speculazioni ma anche gli sprechi. Fai commercializza solo prodotti nazionali con un passaggio diretto dalle aziende agricole ai canali distributivi e si affianca alla rete di Campagna Amica che sul territorio regionale può vantare oltre mille punti di vendita diretta tra fattorie, botteghe e mercati.

mercoledì 10 giugno 2015

EXPO: IN EMILIA ROMAGNA CRESCE PERCENTUALE AZIENDE CONDOTTE DA DONNE

Fonte: Coldiretti Emilia-Romagna
1 AZIENDA SU 5 È “ROSA”, AGRICOLTURA È SECONDO PER IMPRESE AL FEMMINILE

Sono 13.333 le imprese agricole guidate da Donne in Emilia Romagna dove ormai nelle campagne più di una azienda su cinque (22 per cento) è rosa, a seguito del progressivo aumento della loro presenza in termini percentuali sul totale delle imprese agricole. E’ quanto emerso ad Expo 2015 in un incontro di Coldiretti Donne Impresa Emilia Romagna per fare il punto sull’imprenditoria femminile regionale. Secondo elaborazioni Coldiretti Emilia Romagna su dati Unioncamere, alla fine del 2014 la percentuale delle aziende al femminile è cresciuta dello 0,1% rispetto ai dati di sei mesi prima, alla fine di giugno 2014. Con il 15,8% del totale delle imprese guidate da donne rispetto al totale delle aziende in rosa degli altri settori, l’agricoltura è quello in cui si registra il maggior numero di imprese al femminile. La presenza delle donne nell’agricoltura regionale – spiega Coldiretti Emilia Romagna – ha certamente dato un forte impulso all’innovazione che ha caratterizzato il settore con una crescente attenzione al rispetto dell’ambiente e della sicurezza alimentare. “Questa multifunzionalità – ha detto la delegata regionale di Coldiretti Donne Impresa, Lorella Ansaloni – è la caratteristica principale delle aziende agricole condotte da donne e genera più occupazione perché sviluppa attività particolari che si affiancano a quella principale per fornire prodotti o servizi specifici, come la trasformazione dei prodotti, la nascita del settore dell'agribenessere, il recupero di antiche varietà, le fattorie didattiche, gli agriasilo, la pet-therapy, l’adozione di piante e animali on line e tante altre innovazioni”. La capacità di coniugare la sfida con il mercato, il rispetto dell'ambiente e la qualità della vita a contatto con la natura sembra essere – precisa Coldiretti – una delle principali ragioni della presenza femminile nelle campagne. “La passione ed anche l’autorevolezza delle donne – afferma Lorella Ansaloni – sono doti che ben si coniugano con il modo di vivere tra famiglia e lavoro e rendono l’attività imprenditoriale femminile un contesto particolarmente favorevole alla diffusione di interventi produttivi ed innovativi, che - conclude Ansaloni - determinano quel valore aggiunto per lo sviluppo dell’imprenditorialità femminile in agricoltura e dell’economia del nostro Paese”.

martedì 9 giugno 2015

EXPO 2015: SUCCESSO DEI PRODOTTI FERRARESI

Fonte: Coldiretti Ferrara

Grande interesse per i prodotti di stagione e per la preparazione dei piatti ferraresi che fanno aperto la settimana di Coldiretti Emilia Romagna ad Expo dal 8 al 14 giugno. Ha destato interesse il laboratorio di preparazione del pane, la nostra tradizionale coppia ferrarese, per l'occasione in formato mignon che è stata impastata e formata nella caratteristica forma di fronte ad un attento pubblico. Non meno interesse e gradimento per i prodotti cucinati: dal classico antipasto con salumi e formaggi e melone, al l'altrettanto classico risotto con asparagi e l'innovativo abbinamento tra lasagna e prosciutto con cubetti di melone. Una nota di freschezza è stata l'offerta di frutta fresca pronta da gustare che nel caldo milanese ha avuto grande successo. "Siamo lieti di aver avuto l'opportunità di testimoniare qui all'expo di Milano i nostri prodotti tipici - sottolinea Sergio Gulinelli, presidente di Coldiretti Ferrara- a riprova di una qualità che dobbiamo sempre più far conoscere ed apprezzare, anche grazie al grande lavoro di tante aziende agricole e agriturismi che sono i veri e propri testimonial dei nostri territori. Ci ha fatto anche piacere aver ospitato una delegazione di sindaci ed assessori ferraresi che hanno visitato il padiglione di Coldiretti e mostrato apprezzamento per quanto la nostra organizzazione sta facendo nei diversi ambiti". L'Expo di Coldiretti Emilia Romagna continua sino a domenica e sarà una garanzia di momenti di incontro gustosi e cose buone da conoscere ed apprezzare.

giovedì 5 marzo 2015

CRISI: PARMIGIANO, CALO DEI CONSUMI MENTRE AUMENTANO I SIMILGRANA

Fonte: Coldiretti Emilia - Romagna  

Animazione in piazza XX Settembre con la stalla e la sensibilizzazione dei consumatori da una parte ed incontri con i responsabili politici regionali dall’altra per far uscire dalla crisi i nostri prodotti di qualità.  

COLDIRETTI A BONACCINI: GUERRA AI FALSI PER RECUPERARE OCCUPAZIONE

Nel 2014 in Italia sono diminuiti gli acquisti di Parmigiano Reggiano e Grana padano, mentre sono aumentati i formaggi anonimi. Lo ha detto Coldiretti Emilia Romagna che ha incontrato il presidente della Regione Stefano Bonaccini che non è potuto intervenire alla manifestazione sul Parmigiano Reggiano e Grana Padano in piazza a Bologna perché convocato a Roma per un incontro con il presidente della Repubblica. Secondo i dati Coldiretti gli acquisti nella grande distribuzione e nel dettaglio tradizionale, sono diminuiti del 2,2 per cento del Parmigiano Reggiano, del 12,6 per cento del Grana Padano, mentre sono aumentati dell’1,5 per cento altri grana non a denominazione d’origine. “Si tratta di una concorrenza sleale – ha detto il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello – nei confronti degli autentici Parmigiano Reggiano e Grana Padano, che devono essere ottenuti nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione. Il danno che queste imitazioni comportano per il nostro Paese, non riguarda solo l’agricoltura ma tutta la società, soprattutto in termini di occupazione per migliaia di nostri giovani”. La crisi – secondo quanto Coldiretti ha detto a Bonaccini – si è aggravata con la situazione di mercato nell’ultimo anno quando il prezzo pagato ai produttori di Parmigiano Reggiano per il prodotto stagionato 12 mesi è diminuito del 20 per cento, passando dai 9,12 euro del gennaio 2014 ai 7,31 euro di fine dicembre 2014. Situazione identica per il Grana Padano (nove mesi di stagionatura) passato da 7,45 a 6,43 euro (–7,5 per cento). I prezzi – rileva Coldiretti Emilia Romagna – sono precipitati al di sotto dei costi di produzione, erodendo i redditi delle 3.348 aziende rimaste sul campo. In tutta questa situazione tuttavia, i consumatori non hanno potuto beneficiare del calo all’origine perché al consumo i prezzi hanno avuto solo lievissime variazioni, con un calo del 4,2 per cento (da 16,45 euro a 15,76) del Parmigiano e rimanendo invariato per il Grana Padano (12,10 euro al chilogrammo) Sui 60 miliardi di euro di valore dell’italian sounding nel mondo – rileva Coldiretti regionale – ben 8 miliardi riguardano l’Emilia Romagna. Se ci fosse la possibilità di recuperare il mercato di questi falsi alle vere produzioni dell’Emilia Romagna, tra cui il Parmigiano Reggiano e Grana Padano, secondo stime di Coldiretti si potrebbero recuperare solo nella nostra regione 30 mila posti di lavoro. Purtroppo nel caso dei grandi formaggi nazionali il furto di identità oltre che all’estero viene condotto nel nostro territorio. Sugli scaffali dei supermercati e dei negozi tradizionali si trovano formaggi grattugiati di dubbia provenienza che, complice la crisi, vengono scelti in base al prezzo più conveniente, acquistando magari prodotto di scarsa qualità per pochi centesimi di differenza.

 “Il calo dei consumi e il crollo dei prezzi stanno falcidiando i redditi degli allevatori da oltre un anno – ha detto il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello – ma in tutta questa situazione il consorzio del Parmigiano Reggiano sembra ostaggio di una gestione personalistica, concentrata a difendere poltrone e interessi di piccolo cabotaggio, con i massimi dirigenti che restano barricati nella loro torre d’avorio mentre fuori la situazione delle aziende si aggrava. Mentre ha chiuso una stalla su quattro dall’inizio della crisi – ha proseguito Tonello – il Consorzio non può continuare a giocare al ‘mercante in fiera’, dedicandosi ad estemporanee e rischiose attività commerciali, che vanno a pesare sempre nelle tasche dei produttori, e abbandonando ad altri il ruolo di tutela e valorizzazione del prodotto. E’ il momento di interrogarsi sulle sortite in campo commerciale del Consorzio tramite la società “I4s” che ha drenato ingenti risorse provocando una voragine di oltre 7 milioni di euro che potevano essere invece impiegate nella tutela e valorizzazione, con una campagna pubblicitaria efficace rispetto a una situazione che vede oggi prevalere nel consumatore la conoscenza più di marche private che del Parmigiano Reggiano. Questo snaturamento del Consorzio, da sempre evidenziato da Coldiretti, oggi viene, anche se tardivamente, riconosciuto da molti. Per salvare il settore non basta un’operazione di facciata, come il ritocco del programma di mandato – ha concluso Tonello – ma è giunto il momento, non più rinviabile, di ridare la parola ai soci per una nuova governance del Consorzio”.




















Da Coldiretti Ferrara

Nel 2014 la produzione delle imitazioni del Parmigiano e del Grana ha superato i 300 milioni di chili, realizzati per poco meno della metà negli Stati Uniti, dal falso parmigianovegano a quello prodotto dalla Comunità Amish, dal parmesan vincitore addirittura del titolo di miglior formaggio negli Usa al kit che promette di ottenerlo in casa in appena 2 mesi, ma anche quello in cirillico che si è iniziato a produrre in Russia dopo l’embargo, il parmesao brasiliano, il reggianito argentino e il parmesan perfect italiano ma prodotto in Australia. E sono solo alcuni degli esempi di falsificazioni portate in piazza che - denuncia la Coldiretti - tolgono spazio di mercato al prodotto originale. Se gli Stati Uniti sono i “leader” della falsificazione con le produzioni in Wisconsin, California e New York, le imitazioni sono molte diffuse dall’Australia al Sud America ma anche nei Paesi emergenti, mentre sul mercato europeo ed in Italia sono arrivati i cosiddetti similgrana di bassa qualità spesso venduti con nomi di fantasia che ingannano i consumatori sulla reale origine che è prevalentemente di Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Estonia e Lettonia. Una concorrenza sleale nei confronti degli autentici Parmigiano reggiano e Grana Padano che devono essere ottenuti nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione.

“E’ a rischio – evidenzia il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli, presente in piazza a Bologna insieme con il direttore Zepponi, i segretari di zona, diversi componenti la Giunta provinciale della Federazione ed una delegazioni di allevatori e soci - un sistema produttivo che vale complessivamente quasi 4miliardi di fatturato con il Grana Padano che si colloca al vertice delle produzioni italiane tutelate dall’Unione Europea con un volume di affari che vale 1,5 miliardi al consumo nazionale e 530 milioni mentre il Parmigiano Reggiano si colloca al secondo posto con 1,5 miliardi al consumonazionale e 460 milioni all’export. I compensi riconosciuti ai caseifici e agli allevatori per il Parmigiano Reggiano sono precipitati al di sotto dei costi di produzione ed ora il mondo produttivo si trova a fronteggiare una situazione di crisi più grave del terremoto che tre anni fa aveva fatto crollare a terra migliaia di forme e distrutto stalle e magazzini”. “Una crisi dei prezzi alla produzione che coinvolge anche gli allevatori delle altre province, compresa la nostra – sottolinea ancora Gulinelli – visto che il prezzo del latte alimentare, non destinato alla trasformazione, risente fortemente di quello per il Parmigiano e sta segnando valori di poco sopra al puro costo di produzione, comprimendo pericolosamente il reddito degli allevatori, senza effettivo beneficio per i produttori. Ecco perché abbiamobisogno di far emergere chiaramente la situazione e di farla conoscere sia ai consumatori, sia ai vari livelli politici per trovare assieme le possibili soluzioni, tanto più urgenti con l’approssimarsi della fine del regime delle quote latte nell’Unione Europea”.
Tra i componenti della delegazione ferrarese anche alcuni rappresentanti di amministrazioni comunali della nostra provincia che hanno voluto essere a fianco degli allevatori diColdiretti in questa giornata e che oltre a cimentarsi con la prova di mungitura di una paziente vacca frisona, hanno potuto assaggiare i prodotti di alta qualità portati in piazza come il Parmigiano Reggiano di latte di Vacche Rosse ed il burro di Parma appena fatto, ma anche entrare in possesso del materiale informativo sullo stato del settore e delle proposte di delibere che i Comuni potranno fare a sostegno della filiera Made in Italy del settore lattiero caseario italiano: Simone Saletti del Comune di Bondeno, Barbara Paron del Comune di Vigarano Mainarda, Paola Zanella del Comune di Poggio Renatico, Giovanni Tavassi del Comune di Portomaggiore, Massimiliano Cenacchi del Comune di Masi Torello. Hanno inoltre dato il loro sostegno il sindaco di Sant’Agostino, Fabrizio Toselli ed i consiglieri regionali Alan Fabbri e Marcella Zappaterra.

mercoledì 1 ottobre 2014

UCRAINA: DOPO 3 SETTIMANE FINALMENTE ARRIVANO NUOVI AIUTI ORTOFRUTTA

Fonte: Coldiretti Emilia - Romagna

Dopo tre settimane dalla sospensione del provvedimento comunitario per il sostegno delle produzioni ortofrutticole danneggiate dall’embargo russo è stato finalmente pubblicato oggi sulla Gazzetta Ufficiale Ue il provvedimento che riapre i termini per la presentazione delle domande.