Fonte: Apo Conerpo
Bilancio positivo nonostante la crisi economica e l’andamento climatico sfavorevole
Nel 2012 collocato sul mercato oltre 1.000.000 di tonnellate di prodotti ortofrutticoli freschi.
Il volume d’affari si è attestato sui 702 milioni di euro, il patrimonio netto ha raggiunto i 26,8 milioni.
In aumento gli investimenti strutturali e quelli in ricerca e innovazione
La pesante recessione mondiale, l’andamento climatico sfavorevole, con le abbondanti nevicate invernali e l’eccezionale siccità estiva, e le calamità naturali quali il terribile terremoto che in maggio ha sconvolto l’Emilia non hanno frenato lo sviluppo di Apo Conerpo che ha chiuso il 2012 con un volume d’affari aggregato di 702 milioni di euro, in aumento dell’1% circa rispetto ai 696 milioni del 2011 e del 4% rispetto ai 675 milioni del 2010. “Un risultato senza dubbio positivo – sottolinea il presidente Davide Vernocchi – ottenuto nonostante la diminuzione della produzione conferita, attestatasi sulle 947.000 tonnellate e quindi inferiore di circa il 19% ai livelli raggiunti nel 2011 che però, è bene ricordarlo, è stato un anno caratterizzato da un’offerta ortofrutticola decisamente superiore alla media”. “L’aumento del fatturato – prosegue Vernocchi – è frutto, tra l’altro, delle politiche commerciali vincenti del Gruppo che attraverso le società Alegra, Naturitalia e Valfrutta Fresco ha collocato sul mercato 1.018.000 tonnellate di prodotti (quasi 427.000 di frutta e 591.000 tra ortaggi e patate) puntando con decisione sull’export, un canale in grado di valorizzare al meglio le produzioni conferite dai soci e garantire loro una maggiore remunerazione. Complessivamente, sono state indirizzate all’estero quasi 147.000 tonnellate di ortofrutta fresca (+8,1% sul 2011) per un valore di oltre 112 milioni di euro (+8%)”.
“Per quanto riguarda le altre destinazioni della produzione di Apo Conerpo – dichiarano il presidente Davide Vernocchi e il vice presidente Roberto Cera – presso la Grande Distribuzione italiana sono state collocate oltre 155.000 tonnellate (-2,5%) per un valore di circa 115 milioni di euro (+0,36%), mentre al mercato tradizionale sono state indirizzate 163.500 tonnellate di prodotto non confezionato (+1%) per un valore di 89,5 milioni (-1%). All’industria di trasformazione infine sono state destinate circa 552.000 tonnellate di ortofrutta per un valore di oltre 77 milioni; il plusvalore del trasformato ha raggiunto i 308 milioni di euro”.
“Di fronte a un andamento di mercato condizionato dalla pesante recessione, che influisce negativamente anche sui consumi di prodotti ortofrutticoli – ricorda il direttore generale Gabriele Chiesa – abbiamo avviato diverse iniziative, quali la riduzione dei costi di funzionamento, il supporto anche finanziario alle cooperative socie, l’aumento degli investimenti nella ricerca e innovazione, la ricerca di nuovi mercati, la promozione di aggregazioni e sinergie per creare reti con le altre imprese del settore, il consolidamento patrimoniale”. “La destinazione dell’utile 2011 ad aumento gratuito del capitale sociale e alle riserve indivisibili unitamente al risultato positivo conseguito nel 2012, seppure in diminuzione rispetto all’esercizio precedente, – proseguono Vernocchi e Cera – hanno consentito di consolidare ad oltre 26,8 milioni di euro il patrimonio netto della capofila Apo Conerpo. Tale rafforzamento patrimoniale è fondamentale per il reperimento delle risorse finanziarie necessarie per affrontare i nuovi investimenti per lo sviluppo del gruppo nonché per mantenere i programmi di capitalizzazione e di supporto alle filiali, alle cooperative socie ed alle altre società strumentali. Nel 2012 Apo Conerpo ha infatti deliberato ed attuato un ulteriore progetto di capitalizzazione delle associate Fruit Modena Group e Italfrutta colpite dal terremoto per agevolare il più rapido ripristino della loro completa funzionalità portando ad oltre 34,8 milioni di euro gli investimenti strutturali della capogruppo di cui oltre 24,2 milioni sono risorse messe a disposizione delle cooperative socie e delle società collegate per il supporto, il consolidamento ed il potenziamento della loro attività”.
“Un’altra attività prioritaria che ha caratterizzato il 2012 e che dovrà proseguire anche nei prossimi esercizi – dichiarano Vernocchi e Chiesa – è stata la ricerca di aggregazioni, collaborazioni e sinergie con altre imprese che partendo dalla condivisione di obiettivi comuni siano in grado di aumentare l’efficacia dell’azione commerciale ed organizzativa. Tante, a questo proposito, le iniziative che hanno visto protagonista Apo Conerpo a cominciare dall’incorporazione della Aop Gruppo Mediterraneo nella Aop Finaf, che ha dato vita alla Associazione di Organizzazioni di Produttori ortofrutticoli più grande d’Europa. Sempre l’anno scorso poi sono nati i consorzi ‘Kiwifruit of Italy’ e ‘Pera Italia’ ed è stata costituita l’Organizzazione Interprofessionale Pera con la partecipazione di tutte le Op del territorio, tutte le organizzazioni professionali, le aziende private aderenti a Fruit Imprese, le industrie cooperative e quelle private aderenti all’AIIPA”.
“Dopo i risultati complessivamente soddisfacenti del 2012 ottenuti nonostante la grave crisi economica e le anomalie climatiche – concludono Vernocchi e Chiesa – l’attività della nostra Organizzazione di Produttori si concentrerà in particolare in queste direzioni: il supporto alla ricerca e sperimentazione per migliorare costantemente le produzioni ed aumentare la difesa dalle fitopatie, la ricerca e l’innovazione di prodotto, settore nel quale continueremo ad aumentare i nostri investimenti anche per far fronte alla progressiva contrazione delle risorse pubbliche, la valorizzazione delle produzioni dei soci utilizzando la grande notorietà dei marchi anche per l’ortofrutta fresca, l’internazionalizzazione delle vendite individuando nuovi mercati di sbocco. A tale proposito, proseguirà l’impegno diretto del nostro ufficio tecnico per supportare e spronare gli organi istituzionali per l’abbattimento delle barriere fitosanitarie che ostacolano l’accesso dei nostri prodotti su molti mercati esteri. Dopo l’apertura ai kiwi italiani registrata alcuni anni fa sul mercato cinese e l’anno scorso su quello coreano, siamo in dirittura d’arrivo anche per il protocollo kiwi per il Giappone e per il protocollo mele e pere per gli Stati Uniti. In questo modo si creano nuove opportunità che le nostre filiali Alegra e Naturitalia sapranno cogliere da protagoniste come hanno fatto in questi anni”.
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giovedì 27 giugno 2013
APO CONERPO CRESCE GRAZIE ALL’EXPORT
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sabato 8 giugno 2013
POSITIVO PER APOFRUIT IL BILANCIO 2012
Fonte: Apofruit
Presentato nelle Assemblee dei soci il consuntivo 2012, che ha visto un conferimento in calo del 9% e ricavi in crescita del +10% sul 2011 - Anche per la frutta invernale diminuiscono le quantità prodotte e aumenta il valore della produzione e la liquidazione per i soci
Dal 4 all’8 giugno si sono svolte le Assemblee di area dei soci di Apofruit Italia per l’approvazione del bilancio 2012 e per la presentazione del listino di liquidazione dei prodotti invernali. Il conferimento 2012, che rappresenta il 93% dei volumi trattati dalla cooperativa, è stato pari a 198.482 tonnellate di prodotti ortofrutticoli (-9% sul 2011) conferiti dai 3.400 soci produttori sparsi in diverse regioni italiane. Il totale dei ricavi è arrivato a 204,9 milioni di euro (+10,6% sul 2011) e la gestione evidenzia un utile netto di 450.000 euro (erano 180.000 nel 2011). A livello consolidato –la cooperativa controlla la Mediterraneo Group Spa consortile, Canova srl e Vivitoscano srl– il valore della produzione ha raggiunto i 245 milioni di euro (erano 223 nel 2011) con un utile netto di 511.000 euro. Il patrimonio netto del gruppo ha raggiunto 103,9 milioni di euro, a riconferma di una grande solidità patrimoniale. Per quanto riguarda la liquidazione della frutta invernale, dopo un 2011 decisamente negativo, i risultati per i produttori appaiono buoni. Il conferimento dei prodotti è sceso dalle 87.534 tonnellate del 2011 alle 71.541 del 2012 (-18%), ma l’importo liquidato ai produttori è salito da 22,7 milioni a 31,3 milioni di euro (+38% sul 2011) a dimostrazione di un andamento positivo che ha interessato quasi tutte le specie invernali. Tra tutte spiccano i kiwi (la liquidazione media della prima categoria oscilla tra i 60 e 62 centesimi di euro a seconda delle aree produttive), le pere Abate Fetel (media della prima categoria 83 centesimi) e le mele Pink Lady (media della prima categoria 76 centesimi). Positivo anche l’andamento di patate e cipolle. «Pur rimanendo attuali gran parte dei problemi del settore –evidenzia Mirco Zanotti, Presidente di Apofruit Mirco– resi ancor più accentuati dalla prolungata fase di recessione economica, ci porta a considerazioni incoraggianti il fatto di poter liquidare a prezzi soddisfacenti la frutta invernale dei nostri soci. Ciò è dovuto ad un andamento di mercato più favorevole, alle quantità di frutta invernale più scarse, ma anche ad una buona gestione della cooperativa». «Le basi della nostra strategia di questi anni –gli fa eco Renzo Piraccini, Direttore Generale di Apofruit- sono state: innovazione, efficienza gestionale e solidità patrimoniale. Vogliamo continuare su questa strada incrementando ulteriormente la politica di marca (Almaverde Bio e Solarelli sono i due brand su cui s’incentrano le iniziative più note ma il gruppo è impegnato anche su Selenella, Pink Lady, Modi e Made in Blu) e l’export, che dovrebbe arrivare in pochi anni dall’attuale 31% dei nostri ricavi al 40%. In particolare puntiamo sull’oltremare soprattutto con kiwi e mele che, insieme a susine e uva senza semi, saranno alla base della nostra strategia di sviluppo su questi mercati».
Presentato nelle Assemblee dei soci il consuntivo 2012, che ha visto un conferimento in calo del 9% e ricavi in crescita del +10% sul 2011 - Anche per la frutta invernale diminuiscono le quantità prodotte e aumenta il valore della produzione e la liquidazione per i soci
Dal 4 all’8 giugno si sono svolte le Assemblee di area dei soci di Apofruit Italia per l’approvazione del bilancio 2012 e per la presentazione del listino di liquidazione dei prodotti invernali. Il conferimento 2012, che rappresenta il 93% dei volumi trattati dalla cooperativa, è stato pari a 198.482 tonnellate di prodotti ortofrutticoli (-9% sul 2011) conferiti dai 3.400 soci produttori sparsi in diverse regioni italiane. Il totale dei ricavi è arrivato a 204,9 milioni di euro (+10,6% sul 2011) e la gestione evidenzia un utile netto di 450.000 euro (erano 180.000 nel 2011). A livello consolidato –la cooperativa controlla la Mediterraneo Group Spa consortile, Canova srl e Vivitoscano srl– il valore della produzione ha raggiunto i 245 milioni di euro (erano 223 nel 2011) con un utile netto di 511.000 euro. Il patrimonio netto del gruppo ha raggiunto 103,9 milioni di euro, a riconferma di una grande solidità patrimoniale. Per quanto riguarda la liquidazione della frutta invernale, dopo un 2011 decisamente negativo, i risultati per i produttori appaiono buoni. Il conferimento dei prodotti è sceso dalle 87.534 tonnellate del 2011 alle 71.541 del 2012 (-18%), ma l’importo liquidato ai produttori è salito da 22,7 milioni a 31,3 milioni di euro (+38% sul 2011) a dimostrazione di un andamento positivo che ha interessato quasi tutte le specie invernali. Tra tutte spiccano i kiwi (la liquidazione media della prima categoria oscilla tra i 60 e 62 centesimi di euro a seconda delle aree produttive), le pere Abate Fetel (media della prima categoria 83 centesimi) e le mele Pink Lady (media della prima categoria 76 centesimi). Positivo anche l’andamento di patate e cipolle. «Pur rimanendo attuali gran parte dei problemi del settore –evidenzia Mirco Zanotti, Presidente di Apofruit Mirco– resi ancor più accentuati dalla prolungata fase di recessione economica, ci porta a considerazioni incoraggianti il fatto di poter liquidare a prezzi soddisfacenti la frutta invernale dei nostri soci. Ciò è dovuto ad un andamento di mercato più favorevole, alle quantità di frutta invernale più scarse, ma anche ad una buona gestione della cooperativa». «Le basi della nostra strategia di questi anni –gli fa eco Renzo Piraccini, Direttore Generale di Apofruit- sono state: innovazione, efficienza gestionale e solidità patrimoniale. Vogliamo continuare su questa strada incrementando ulteriormente la politica di marca (Almaverde Bio e Solarelli sono i due brand su cui s’incentrano le iniziative più note ma il gruppo è impegnato anche su Selenella, Pink Lady, Modi e Made in Blu) e l’export, che dovrebbe arrivare in pochi anni dall’attuale 31% dei nostri ricavi al 40%. In particolare puntiamo sull’oltremare soprattutto con kiwi e mele che, insieme a susine e uva senza semi, saranno alla base della nostra strategia di sviluppo su questi mercati».
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venerdì 31 maggio 2013
COPROB, 50 ANNI ALL’INSEGNA DELLA QUALITÀ DECISAMENTE POSITIVO IL BILANCIO 2012
Fonte. Coprob
Nonostante l’andamento climatico sfavorevole e la crisi economica, il fatturato sale a 342 milioni e l’utile d’esercizio vola a 13,6 milioni di euro
COPROB (Cooperativa Produttori Bieticoli), leader italiano nel settore saccarifero con una quota di 284.000 tonnellate di zucchero, pari al 56% del totale nazionale, ha chiuso positivamente il bilancio 2012. Il fatturato consolidato del Gruppo ha raggiunto i 342 milioni di euro facendo registrare un notevole incremento (+19% rispetto ai 288 milioni dell’anno precedente); in aumento anche il patrimonio netto (passato da 135 a 148 milioni) e l’utile (salito da 2,7 a 13,6 milioni di euro). COPROB si conferma così una realtà molto solida grazie alla sempre migliore valorizzazione dello zucchero 100% italiano prodotto dai soci bieticoltori del Veneto e dell’Emilia Romagna e alla commercializzazione dei sottoprodotti della lavorazione delle barbabietole. Nel 2012 oltre 4.000 produttori agricoli hanno conferito alla cooperativa 1.550.000 tonnellate di bietole ottenute su una superficie complessiva di 32.500 ettari, pari a oltre il 60% della coltivazione nazionale. La produzione di zucchero di COPROB in Italia ha superato nel 2012 le 200.000 tonnellate. “La scorsa annata, nonostante l’andamento climatico decisamente sfavorevole a causa della siccità e la pesante crisi economica, ha visto la barbabietola confermarsi come la coltura più redditizia tra i seminativi – dichiara il presidente di COPROB, Claudio Gallerani – e l’Assemblea ha deliberato di corrispondere ai propri soci conferenti ristorni per un valore complessivo di 17,3 milioni di euro, di cui 8,4 milioni come erogazione diretta e 8,9 milioni indirizzati a sostenere la capitalizzazione della cooperativa attraverso l’aumento delle quote sociali. Il valore medio del ristorno per ogni tonnellata di bietola conferita dai Soci supera i 13 euro e, considerando una produzione di 48,2 tonnellate ad ettaro, si attesta sui 635 euro per ogni ettaro”. “Questi risultati – prosegue Gallerani – dimostrano che la nostra cooperativa ha saputo aumentare ulteriormente l’efficienza produttiva così da salvaguardare la filiera bieticola italiana e garantire soddisfazione ai soci, in costante aumento negli ultimi anni, dai 3.500 del 2008 ai 5.456 del 2012”. I soci hanno manifestato piena fiducia in COPROB, sottoscrivendo per oltre il 90% un contratto triennale cui è legato un ulteriore premio aggiuntivo al prezzo della barbabietola, pari a 2,50 €/ton. Questa coltivazione, infatti, oltre che un valore nella corretta pratica agronomica, rappresenta un’opportunità fondamentale per l’attività economica delle aziende agricole alle prese con le continue oscillazioni di prezzo delle altre colture. “Con la novità del contratto triennale, introdotta nella campagna 2012 – afferma Gallerani – abbiamo offerto ai nostri soci uno strumento in più per programmare il futuro e valorizzare ulteriormente la bieticoltura. Sempre in quest’ottica, per aumentare la capacità degli stabilimenti, gestire al meglio il mercato attraverso una disponibilità continua di prodotto e ridurre i costi fissi, così da rafforzare la propria leadership, nel 2012 COPROB ha investito oltre 19 milioni di euro, portando a oltre 150 milioni di euro le risorse complessive investite negli ultimi cinque anni”. “È necessario – prosegue il presidente Gallerani – che anche l’Esecutivo mantenga fede a tutti gli impegni assunti dai Governi precedenti, difendendo il settore saccarifero in Europa e preservando le quote nazionali di produzione dello zucchero fino al 2020. Occorre anche garantire le risorse necessarie per completare, dopo la prima parte erogata ad aprile, il pagamento delle misure attese dalle campagne saccarifere del 2009 e del 2010 e previste dai regolamenti comunitari: in tutto 51 milioni, di cui 21 destinati a COPROB. Solo così sarà possibile rimanere protagonisti nel settore, vincere le sfide del mercato internazionale e proseguire il nostro impegno all’innovazione”. “Un ambito questo – conclude il presidente Gallerani – che vede COPROB proseguire nella realizzazione di due centrali di produzione di energia da fonti rinnovabili di origine agricola negli ex zuccherifici di Porto Viro (RO) e di Finale Emilia (MO), dopo che alla fine del 2012 sono entrati in esercizio tre impianti a biogas da 1 MWh (a Minerbio, Pontelongo e Finale Emilia) che valorizzano i sottoprodotti della lavorazione delle barbabietole”.
Nonostante l’andamento climatico sfavorevole e la crisi economica, il fatturato sale a 342 milioni e l’utile d’esercizio vola a 13,6 milioni di euro
COPROB (Cooperativa Produttori Bieticoli), leader italiano nel settore saccarifero con una quota di 284.000 tonnellate di zucchero, pari al 56% del totale nazionale, ha chiuso positivamente il bilancio 2012. Il fatturato consolidato del Gruppo ha raggiunto i 342 milioni di euro facendo registrare un notevole incremento (+19% rispetto ai 288 milioni dell’anno precedente); in aumento anche il patrimonio netto (passato da 135 a 148 milioni) e l’utile (salito da 2,7 a 13,6 milioni di euro). COPROB si conferma così una realtà molto solida grazie alla sempre migliore valorizzazione dello zucchero 100% italiano prodotto dai soci bieticoltori del Veneto e dell’Emilia Romagna e alla commercializzazione dei sottoprodotti della lavorazione delle barbabietole. Nel 2012 oltre 4.000 produttori agricoli hanno conferito alla cooperativa 1.550.000 tonnellate di bietole ottenute su una superficie complessiva di 32.500 ettari, pari a oltre il 60% della coltivazione nazionale. La produzione di zucchero di COPROB in Italia ha superato nel 2012 le 200.000 tonnellate. “La scorsa annata, nonostante l’andamento climatico decisamente sfavorevole a causa della siccità e la pesante crisi economica, ha visto la barbabietola confermarsi come la coltura più redditizia tra i seminativi – dichiara il presidente di COPROB, Claudio Gallerani – e l’Assemblea ha deliberato di corrispondere ai propri soci conferenti ristorni per un valore complessivo di 17,3 milioni di euro, di cui 8,4 milioni come erogazione diretta e 8,9 milioni indirizzati a sostenere la capitalizzazione della cooperativa attraverso l’aumento delle quote sociali. Il valore medio del ristorno per ogni tonnellata di bietola conferita dai Soci supera i 13 euro e, considerando una produzione di 48,2 tonnellate ad ettaro, si attesta sui 635 euro per ogni ettaro”. “Questi risultati – prosegue Gallerani – dimostrano che la nostra cooperativa ha saputo aumentare ulteriormente l’efficienza produttiva così da salvaguardare la filiera bieticola italiana e garantire soddisfazione ai soci, in costante aumento negli ultimi anni, dai 3.500 del 2008 ai 5.456 del 2012”. I soci hanno manifestato piena fiducia in COPROB, sottoscrivendo per oltre il 90% un contratto triennale cui è legato un ulteriore premio aggiuntivo al prezzo della barbabietola, pari a 2,50 €/ton. Questa coltivazione, infatti, oltre che un valore nella corretta pratica agronomica, rappresenta un’opportunità fondamentale per l’attività economica delle aziende agricole alle prese con le continue oscillazioni di prezzo delle altre colture. “Con la novità del contratto triennale, introdotta nella campagna 2012 – afferma Gallerani – abbiamo offerto ai nostri soci uno strumento in più per programmare il futuro e valorizzare ulteriormente la bieticoltura. Sempre in quest’ottica, per aumentare la capacità degli stabilimenti, gestire al meglio il mercato attraverso una disponibilità continua di prodotto e ridurre i costi fissi, così da rafforzare la propria leadership, nel 2012 COPROB ha investito oltre 19 milioni di euro, portando a oltre 150 milioni di euro le risorse complessive investite negli ultimi cinque anni”. “È necessario – prosegue il presidente Gallerani – che anche l’Esecutivo mantenga fede a tutti gli impegni assunti dai Governi precedenti, difendendo il settore saccarifero in Europa e preservando le quote nazionali di produzione dello zucchero fino al 2020. Occorre anche garantire le risorse necessarie per completare, dopo la prima parte erogata ad aprile, il pagamento delle misure attese dalle campagne saccarifere del 2009 e del 2010 e previste dai regolamenti comunitari: in tutto 51 milioni, di cui 21 destinati a COPROB. Solo così sarà possibile rimanere protagonisti nel settore, vincere le sfide del mercato internazionale e proseguire il nostro impegno all’innovazione”. “Un ambito questo – conclude il presidente Gallerani – che vede COPROB proseguire nella realizzazione di due centrali di produzione di energia da fonti rinnovabili di origine agricola negli ex zuccherifici di Porto Viro (RO) e di Finale Emilia (MO), dopo che alla fine del 2012 sono entrati in esercizio tre impianti a biogas da 1 MWh (a Minerbio, Pontelongo e Finale Emilia) che valorizzano i sottoprodotti della lavorazione delle barbabietole”.
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lunedì 13 maggio 2013
TERREMERSE: BILANCIO 2012: AUMENTO DI FATTURATO E RIDUZIONE DEI COSTI IN UN’ANNATA DIFFICILE A CAUSA DELLA CRISI FINANZIARIA GLOBALE E DELLA STRAORDINARIA SICCITÀ
Fonte: Ufficio Stampa e Comunicazione Terremerse
Il bilancio 2012 di Terremerse ha dovuto fronteggiare difficoltà straordinarie. Le cause: da un lato gli effetti della crisi finanziaria, che ha fatto impennare i rischi commerciali e i rischi d’insolvenza anche di clienti che in condizioni normali sarebbero stati di assoluta affidabilità; dall’altro versante gli effetti dell’eccezionale siccità, che ha arrecato danni pesanti a tutte le attività di cui si occupa la Cooperativa. Tuttavia Terremerse ha saputo reagire, mettendo a segno un aumento di fatturato, una riduzione dei costi di struttura e un recupero di marginalità. Il risultato finale: 157 milioni di € di fatturato complessivo, con un sostanziale pareggio, ottenuto non ricorrendo ad alcuna azione surrettizia di bilancio, né all’utilizzo di accantonamenti pur disponibili, ma attestando semplicemente il risultato della gestione caratteristica. Più in specifico vi è da segnalare il risultato nelle Agroforniture, che accrescono ancora il fatturato raggiungendo i 52 milioni di €, contro i 48 del 2011. Va considerato che i primi mesi del 2012, caratterizzati dal prolungarsi della stagione invernale, hanno segnato il fermo assoluto dell’attività agricola e dei relativi consumi, allo stesso modo ha giocato la siccità estiva. La crescita del fatturato proviene da un mix di vendite nel quale i fertilizzanti, un prodotto povero di valore aggiunto, hanno prodotto l’incremento maggiore, ciò che di per sé comporterebbe una riduzione di marginalità. Vi è poi da considerare che il settore ha assorbito, nel corso dell’anno, costi di rete provenienti da altre filiere e dalla struttura generale di Terremerse. Il fatto che il margine contributivo della filiera cresca ancora in cifra assoluta, dimostra che la crescita del fatturato non è andata a scapito del consolidamento della marginalità, anzi. Nel settore Cerealproteico la siccità ha compromesso i volumi di prodotto normalmente ritirati dalla Cooperativa, con la perdita di oltre 10.000 ton. sui volumi previsti in base all’andamento delle semine. Il mancato afflusso di prodotto è stato parzialmente recuperato dal prodotto di 250 nuove aziende che tra Ravenna e Ferrara hanno scelto Terremerse per la commercializzazione della loro produzione cerealicola, segno inequivocabile di competitività della Cooperativa nei confronti dei suoi competitors. Oltre alla siccità, si è aggiunta l’emergenza aflatossine sul mais, che ha comportato maggiori costi di analisi e rischi commerciali ingenti, con danni conseguenti anche sul reddito del servizio di essiccazione. Per far fronte a questa emergenza, fin dall’avvio della campagna di raccolta del mais, Terremerse ha deciso di attivare in via precauzionale su tutti i centri di ritiro della Cooperativa il proprio sistema di autocontrollo, confermando la trasparenza del proprio comportamento nei confronti degli agricoltori consegnatari. Tutta la produzione analizzata è stata divisa fin da subito in lotti con livelli diversi di contaminazione; questo ha premiato la prassi di Terremerse di separare le partite sulla base delle specifiche caratteristiche. Nel complesso, comunque, la Cooperativa ha adottato una politica commerciale che ha accresciuto i volumi in vendita, utilizzando in pieno le rimanenze del 2011 e sacrificando in parte le rimanenze finali per il 2013. Tutto questo ha consentito di chiudere l’esercizio con un margine contributivo di settore positivo e con liquidazioni ai soci competitive. Il settore della Lavorazione delle carni ha subito nei primi mesi del 2012 la perdita della lavorazione del macinato di carne bovina, che aveva consentito buoni margini nelle ultime due annate. Poi la siccità ha comportato l’impennata dei costi di alimentazione del bestiame e l’aumento del costo delle materie prime nei mesi dell’estate/autunno. La contestuale difficoltà a scaricare sul mercato di sbocco l’aumento dei costi, ha comportato una flessione nel risultato d’esercizio della filiera. Già dai primi mesi del 2013 è stata messa in atto un’azione di recupero di marginalità e di conquista di nuovi mercati redditivi. Ci si attendono risultati importanti dall’adesione di Terremerse alla rete di promozione dell’export Romagna Coopfood. Anche sul mercato nazionale Terremerse ha messo in atto azioni, con la propria rete di agenti, finalizzate al recupero di spazi di mercato e margini. Nell’Ortofrutta la siccità ha comportato una contrazione nei volumi consegnati dai soci. Si è realizzato così il risultato in volume più basso degli ultimi anni, con la conseguente enfatizzazione di costi fissi, che segnano negativamente il risultato d’esercizio della Cooperativa nel comparto. All’inizio del 2012 Terremerse aveva condiviso con i soci la necessità di puntare alla migliore qualità nella produzione in campagna, scegliendo di non sostenere con risorse interne le produzioni non in grado di riscuotere l’apprezzamento del mercato al consumo, ma di concentrare il proprio impegno nella promozione delle componenti della propria offerta più in linea con la domanda di consumo. Ad oggi è in atto la predisposizione di un programma di marketing orientato alla valorizzazione della qualità prodotta in campagna e alla massima freschezza dell’offerta, con il ricorso alle migliori innovazioni nella logistica e la ricerca di nuovi sbocchi commerciali, premianti la qualità e la convenienza prodotta. I risultati conseguiti fin qui sono stati ottenuti con il contributo determinante della base sociale, del management e dei dipendenti tutti, con quella coesione d’impresa che ha consentito a Terremerse di costruire alleanze e far fronte così anche ai momenti più difficili. Tutto questo permetterà alla Cooperativa di affrontare le criticità e i rischi commerciali del 2013, apportando le correzioni necessarie a implementare la conquista di nuovi spazi di mercato e l’ottenimento di margini d’esercizio, che consolidino ulteriormente la sostenibilità economico-finanziaria delle nostre attività.
Il bilancio 2012 di Terremerse ha dovuto fronteggiare difficoltà straordinarie. Le cause: da un lato gli effetti della crisi finanziaria, che ha fatto impennare i rischi commerciali e i rischi d’insolvenza anche di clienti che in condizioni normali sarebbero stati di assoluta affidabilità; dall’altro versante gli effetti dell’eccezionale siccità, che ha arrecato danni pesanti a tutte le attività di cui si occupa la Cooperativa. Tuttavia Terremerse ha saputo reagire, mettendo a segno un aumento di fatturato, una riduzione dei costi di struttura e un recupero di marginalità. Il risultato finale: 157 milioni di € di fatturato complessivo, con un sostanziale pareggio, ottenuto non ricorrendo ad alcuna azione surrettizia di bilancio, né all’utilizzo di accantonamenti pur disponibili, ma attestando semplicemente il risultato della gestione caratteristica. Più in specifico vi è da segnalare il risultato nelle Agroforniture, che accrescono ancora il fatturato raggiungendo i 52 milioni di €, contro i 48 del 2011. Va considerato che i primi mesi del 2012, caratterizzati dal prolungarsi della stagione invernale, hanno segnato il fermo assoluto dell’attività agricola e dei relativi consumi, allo stesso modo ha giocato la siccità estiva. La crescita del fatturato proviene da un mix di vendite nel quale i fertilizzanti, un prodotto povero di valore aggiunto, hanno prodotto l’incremento maggiore, ciò che di per sé comporterebbe una riduzione di marginalità. Vi è poi da considerare che il settore ha assorbito, nel corso dell’anno, costi di rete provenienti da altre filiere e dalla struttura generale di Terremerse. Il fatto che il margine contributivo della filiera cresca ancora in cifra assoluta, dimostra che la crescita del fatturato non è andata a scapito del consolidamento della marginalità, anzi. Nel settore Cerealproteico la siccità ha compromesso i volumi di prodotto normalmente ritirati dalla Cooperativa, con la perdita di oltre 10.000 ton. sui volumi previsti in base all’andamento delle semine. Il mancato afflusso di prodotto è stato parzialmente recuperato dal prodotto di 250 nuove aziende che tra Ravenna e Ferrara hanno scelto Terremerse per la commercializzazione della loro produzione cerealicola, segno inequivocabile di competitività della Cooperativa nei confronti dei suoi competitors. Oltre alla siccità, si è aggiunta l’emergenza aflatossine sul mais, che ha comportato maggiori costi di analisi e rischi commerciali ingenti, con danni conseguenti anche sul reddito del servizio di essiccazione. Per far fronte a questa emergenza, fin dall’avvio della campagna di raccolta del mais, Terremerse ha deciso di attivare in via precauzionale su tutti i centri di ritiro della Cooperativa il proprio sistema di autocontrollo, confermando la trasparenza del proprio comportamento nei confronti degli agricoltori consegnatari. Tutta la produzione analizzata è stata divisa fin da subito in lotti con livelli diversi di contaminazione; questo ha premiato la prassi di Terremerse di separare le partite sulla base delle specifiche caratteristiche. Nel complesso, comunque, la Cooperativa ha adottato una politica commerciale che ha accresciuto i volumi in vendita, utilizzando in pieno le rimanenze del 2011 e sacrificando in parte le rimanenze finali per il 2013. Tutto questo ha consentito di chiudere l’esercizio con un margine contributivo di settore positivo e con liquidazioni ai soci competitive. Il settore della Lavorazione delle carni ha subito nei primi mesi del 2012 la perdita della lavorazione del macinato di carne bovina, che aveva consentito buoni margini nelle ultime due annate. Poi la siccità ha comportato l’impennata dei costi di alimentazione del bestiame e l’aumento del costo delle materie prime nei mesi dell’estate/autunno. La contestuale difficoltà a scaricare sul mercato di sbocco l’aumento dei costi, ha comportato una flessione nel risultato d’esercizio della filiera. Già dai primi mesi del 2013 è stata messa in atto un’azione di recupero di marginalità e di conquista di nuovi mercati redditivi. Ci si attendono risultati importanti dall’adesione di Terremerse alla rete di promozione dell’export Romagna Coopfood. Anche sul mercato nazionale Terremerse ha messo in atto azioni, con la propria rete di agenti, finalizzate al recupero di spazi di mercato e margini. Nell’Ortofrutta la siccità ha comportato una contrazione nei volumi consegnati dai soci. Si è realizzato così il risultato in volume più basso degli ultimi anni, con la conseguente enfatizzazione di costi fissi, che segnano negativamente il risultato d’esercizio della Cooperativa nel comparto. All’inizio del 2012 Terremerse aveva condiviso con i soci la necessità di puntare alla migliore qualità nella produzione in campagna, scegliendo di non sostenere con risorse interne le produzioni non in grado di riscuotere l’apprezzamento del mercato al consumo, ma di concentrare il proprio impegno nella promozione delle componenti della propria offerta più in linea con la domanda di consumo. Ad oggi è in atto la predisposizione di un programma di marketing orientato alla valorizzazione della qualità prodotta in campagna e alla massima freschezza dell’offerta, con il ricorso alle migliori innovazioni nella logistica e la ricerca di nuovi sbocchi commerciali, premianti la qualità e la convenienza prodotta. I risultati conseguiti fin qui sono stati ottenuti con il contributo determinante della base sociale, del management e dei dipendenti tutti, con quella coesione d’impresa che ha consentito a Terremerse di costruire alleanze e far fronte così anche ai momenti più difficili. Tutto questo permetterà alla Cooperativa di affrontare le criticità e i rischi commerciali del 2013, apportando le correzioni necessarie a implementare la conquista di nuovi spazi di mercato e l’ottenimento di margini d’esercizio, che consolidino ulteriormente la sostenibilità economico-finanziaria delle nostre attività.
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mercoledì 23 gennaio 2013
CATANIA: AGRICOLTURA TORNATA AL CENTRO DEL SISTEMA PRODUTTIVO, MA ANCORA TANTO IL LAVORO DA FARE
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
“Nell’arco di tempo che ha visto al lavoro il Governo Monti posso dire che il sistema agroalimentare è tornato al centro dell’attenzione della classe politica e dell’opinione pubblica italiana. Nessuno, finora, aveva dato una simile attenzione all’agricoltura, posso dire con particolare soddisfazione che in questa fase è stato fatto un salto di qualità attraverso un approccio sistemico al settore. Le problematiche sono state spesso al centro dell’attenzione anche del Presidente del Consiglio Monti, una novità assoluta nella relazioni tra il mondo politico e quello agricolo. In passato, inoltre, diversi Ministri dell’Agricoltura hanno interpretato il proprio ruolo semplicemente interfacciandosi con Bruxelles. La politica agricola è stata vissuta solo in relazione alle decisioni comunitarie. Noi abbiamo cercato di riproporre una politica agricola nazionale”. Lo ha detto il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, nel corso della conferenza stampa convocata al Mipaaf per illustrare le azioni di governo attuate nel 2012 in ambito agricolo e le principali sfide che l’agroalimentare italiano dovrà affrontare nel 2013 a livello nazionale e comunitario. “Tra i traguardi raggiunti in questo periodo – ha spiegato il Ministro Catania – voglio ricordare, innanzitutto, l’aver adottato una nuova politica sulle energie rinnovabili. Abbiamo riscritto la politica di settore, prima attraverso un intervento d'urgenza per azzerare gli incentivi sul fotovoltaico nei terreni agricoli, poi con il decreto che ha riscritto in modo completamente diverso filosofia degli incentivi. In secondo luogo – ha proseguito il Ministro Catania – abbiamo affrontato il tema della razionalizzazione dei rapporti di filiera, introducendo tempi di pagamento certi e contratti scritti in tutte le transazioni. Naturalmente, le regole potranno essere mirate meglio sulle esigenze del settore. Voglio inoltre ricordare tutto il lavoro relativo alla negoziazione sulla Politica agricola comune a Bruxelles, sottolineando come in sede comunitaria abbiamo raggiunto l’accordo sul ‘Pacchetto qualità’ e sul ‘Pacchetto latte’. “Tornando al presente – ha aggiunto Catania – abbiamo, il 7 e 8 febbraio prossimi, un nuovo appuntamento fondamentale per la Pac. È in programma il Consiglio Europeo, in cui si tornerà a discutere del bilancio europeo. A Novembre il Presidente Monti volle che io lo accompagnassi, mi ha chiesto di farlo anche in questa occasione. Andremo a sostenere le nostre ragioni, visto che consideriamo non adeguata la dotazione destinata all'agricoltura. Non riteniamo soddisfacente lo stato attuale, andremo a Bruxelles con la ferma volontà di difendere gli interessi nazionali”. “Per quanto riguarda gli impegni del prossimo futuro – ha osservato il Ministro Catania – voglio assolutamente, in qualsiasi ruolo potrò farlo, contribuire all’approvazione del disegno di legge contro la cementificazione dei suoli agricoli. Si tratta di un’emergenza assoluta per il Paese, che è stato cementificato in modo insostenibile. Ora noi dobbiamo difendere quello che resta del nostro paesaggio. Bisogna, poi, pensare a nuove misure finalizzate al sostegno del reddito dei nostri agricoltori, che garantiscano alla filiera una sempre migliore funzionalità. Infine – ha spiegato Catania – dobbiamo lavorare ancora per la tutela del Made in Italy. La battaglia sulla tutela e sulla tracciabilità del prodotto non si risolve con una o due operazioni legislative, dura da molti anni e ha diversi teatri di combattimento. Bisogna impegnarsi sempre di più, sia in sede di Wto che in sede comunitaria”.
“Nell’arco di tempo che ha visto al lavoro il Governo Monti posso dire che il sistema agroalimentare è tornato al centro dell’attenzione della classe politica e dell’opinione pubblica italiana. Nessuno, finora, aveva dato una simile attenzione all’agricoltura, posso dire con particolare soddisfazione che in questa fase è stato fatto un salto di qualità attraverso un approccio sistemico al settore. Le problematiche sono state spesso al centro dell’attenzione anche del Presidente del Consiglio Monti, una novità assoluta nella relazioni tra il mondo politico e quello agricolo. In passato, inoltre, diversi Ministri dell’Agricoltura hanno interpretato il proprio ruolo semplicemente interfacciandosi con Bruxelles. La politica agricola è stata vissuta solo in relazione alle decisioni comunitarie. Noi abbiamo cercato di riproporre una politica agricola nazionale”. Lo ha detto il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, nel corso della conferenza stampa convocata al Mipaaf per illustrare le azioni di governo attuate nel 2012 in ambito agricolo e le principali sfide che l’agroalimentare italiano dovrà affrontare nel 2013 a livello nazionale e comunitario. “Tra i traguardi raggiunti in questo periodo – ha spiegato il Ministro Catania – voglio ricordare, innanzitutto, l’aver adottato una nuova politica sulle energie rinnovabili. Abbiamo riscritto la politica di settore, prima attraverso un intervento d'urgenza per azzerare gli incentivi sul fotovoltaico nei terreni agricoli, poi con il decreto che ha riscritto in modo completamente diverso filosofia degli incentivi. In secondo luogo – ha proseguito il Ministro Catania – abbiamo affrontato il tema della razionalizzazione dei rapporti di filiera, introducendo tempi di pagamento certi e contratti scritti in tutte le transazioni. Naturalmente, le regole potranno essere mirate meglio sulle esigenze del settore. Voglio inoltre ricordare tutto il lavoro relativo alla negoziazione sulla Politica agricola comune a Bruxelles, sottolineando come in sede comunitaria abbiamo raggiunto l’accordo sul ‘Pacchetto qualità’ e sul ‘Pacchetto latte’. “Tornando al presente – ha aggiunto Catania – abbiamo, il 7 e 8 febbraio prossimi, un nuovo appuntamento fondamentale per la Pac. È in programma il Consiglio Europeo, in cui si tornerà a discutere del bilancio europeo. A Novembre il Presidente Monti volle che io lo accompagnassi, mi ha chiesto di farlo anche in questa occasione. Andremo a sostenere le nostre ragioni, visto che consideriamo non adeguata la dotazione destinata all'agricoltura. Non riteniamo soddisfacente lo stato attuale, andremo a Bruxelles con la ferma volontà di difendere gli interessi nazionali”. “Per quanto riguarda gli impegni del prossimo futuro – ha osservato il Ministro Catania – voglio assolutamente, in qualsiasi ruolo potrò farlo, contribuire all’approvazione del disegno di legge contro la cementificazione dei suoli agricoli. Si tratta di un’emergenza assoluta per il Paese, che è stato cementificato in modo insostenibile. Ora noi dobbiamo difendere quello che resta del nostro paesaggio. Bisogna, poi, pensare a nuove misure finalizzate al sostegno del reddito dei nostri agricoltori, che garantiscano alla filiera una sempre migliore funzionalità. Infine – ha spiegato Catania – dobbiamo lavorare ancora per la tutela del Made in Italy. La battaglia sulla tutela e sulla tracciabilità del prodotto non si risolve con una o due operazioni legislative, dura da molti anni e ha diversi teatri di combattimento. Bisogna impegnarsi sempre di più, sia in sede di Wto che in sede comunitaria”.
mercoledì 16 novembre 2011
PRESENTATO ALLA STAMPA IL BILANCIO 2012 DELLA PROVINCIA DI FERRARA
Fonte: Ufficio Stampa Provincia di Ferrara e Redazione di Agreste
I tagli del governo sono, fra 2010 (1,4 milioni) e quest’anno (due milioni), pari a 3,4 milioni, le minori entrate raggiungono quota 900mila e le maggiori spese fanno 4,2 milioni (2,2 in edilizia scolastica e altri due sulla sicurezza stradale). Questo per quanto riguarda la parte dei maggiori oneri. Sul fronte delle coperture, invece, l’amministrazione spende di meno per 1,8 milioni (fra cui 600mila di solo risparmio spesa del personale) e ha più entrate per 6,5 milioni, di cui 3,2 vengono dall’aumento dell’Rc Auto, 2,4 dalle sanzioni stradali (velox e tutor) e ulteriori 900mila sono incassi extra dall’imposta provinciale di trascrizione dei veicoli (Ipt).
In soldoni questo è il succo del bilancio preventivo per l’anno 2012 della Provincia, presentato in Consiglio il 17 novembre e poi discusso e approvato dalla stessa assemblea nella successiva seduta di mercoledì 14 dicembre che, se si renderà necessario, avrà una coda il giorno successivo.
Nel presentare il documento economico e finanziario l’assessore con pari delega, Davide Nardini, ha insistito sull’importanza del decreto 68 del maggio 2011, col quale l’Rc Auto diventa un vero e proprio tributo provinciale, con la possibilità di applicarlo non più in termini rigidi, ma agendo fra una forbice di aliquote. Esattamente come ha fatto l’amministrazione del Castello Estense con la decisione del maggio scorso di aumentare l’aliquota del 3,5%.
Un bilancio più flessibile, dunque, che si può maggiormente adattare alle domande del territorio.
E infatti lo spirito del bilancio 2012 sta nella decisione di usare le entrate di parte corrente (Rc Auto, Tutor e Ipt) per investimenti. Una mossa che consente di agire sulla leva spese senza ricorrere all’indebitamento e stando dentro i criteri del patto di stabilità.
E gli investimenti su cui punta la Provincia non sono roba da poco, tanto da additare il Castello Estense come la più importante stazione appaltante per i prossimi anni a Ferrara.
A 130 milioni ammontano infatti le risorse che saranno destinate agli appalti fra il 2012 e il 2014, di cui 110 milioni per l’Idrovia, dieci milioni per l’edilizia scolastica e otto milioni sul capitolo della mobilità e della sicurezza stradale.
Per l’asta fluviale destinata a rendere navigabili i 70 chilometri del Po di Volano, saranno appaltati entro il 2011 i lotti di Tresigallo e Ostellato: in tutto 34 milioni di euro. A seguire, e fino al 2014, sarà la volta dei lavori di risanamento del Boicelli e di riqualificazione di quadranti della città capoluogo per ulteriori 80 milioni. Il tutto senza perdere di vista i 23 milioni già appaltati per l’allargamento del portocanale di Porto Garibaldi e per il nuovo ponte di Valle Lepri.
Ferma resta, poi, la volontà di alienazione di parte del patrimonio immobiliare dell’ente, con 13,6 milioni di euro di valore da mettere sul mercato, fra cui i pezzi dell’ex caserma Vigili del fuoco e palazzo Strozzi. Un introito che, se realizzato, sarà principalmente usato per la diminuzione del debito dell’ente.
Per il capitolo scuola i dieci milioni messi a disposizione saranno spesi per la creazione principalmente del polo tecnico e di quello dei licei.
“Un bilancio in sicurezza – ha detto la presidente Marcella Zappaterra – rispetto al quadro nazionale attuale, che sappiamo impegnato a trovare ulteriori 25 miliardi che mancano all’appello delle manovre fin qui varate”.
Filo conduttore dei bilanci degli ultimi anni, ha poi ricordato la presidente, è quello della costante riduzione della spesa pubblica. La diminuzione da 19 a 15 del numero dei dirigenti, con la prospettiva di chiudere il mandato a quota 12, è un esempio di questo impegno.
“Saremo la principale stazione appaltante nei prossimi anni – ha confermato – grazie ai finanziamenti che giungono da Stato e Regione e vogliamo utilizzare le risorse a disposizione per le funzioni proprie della Provincia: strade, sicurezza stradale, infrastrutture”.
A questo si aggiungerà anche la novità del Pacchetto giovani; 150mila euro che dal bilancio del Castello Estense sono messi a disposizione per sostenere l’occupazione giovanile: dalla formazione di nuove imprese alla stabilizzazione di posti di lavoro, fino al sostegno all’occupazione tramite la leva della formazione. Uno sforzo che la Provincia vuole compiere per l’anno venturo in filiera con la Regione e con la Camera di Commercio.
IL SETTORE AGRICOLO:
L’assessore Davide Nardini ha confermato che per questo settore verrà riproposto l’investimento del 2011, la Provincia metterà gli stessi fondi, circa 500mila euro comprendenti le spese di personale e anche la trasmissione Agreste. Nardini ha poi voluto sottolineare che a febbraio 2012 tutte le imprese agricole che hanno presentato domande sul Psr (Piano Regionale di Sviluppo Rurale, fondi che non rientrano nel budget provinciale) verranno finanziate.
La presidente Marcella Zappaterra, ha confermato l’impegno della Provincia per la valorizzazione di un settore ancora così importante per il territorio.
I tagli del governo sono, fra 2010 (1,4 milioni) e quest’anno (due milioni), pari a 3,4 milioni, le minori entrate raggiungono quota 900mila e le maggiori spese fanno 4,2 milioni (2,2 in edilizia scolastica e altri due sulla sicurezza stradale). Questo per quanto riguarda la parte dei maggiori oneri. Sul fronte delle coperture, invece, l’amministrazione spende di meno per 1,8 milioni (fra cui 600mila di solo risparmio spesa del personale) e ha più entrate per 6,5 milioni, di cui 3,2 vengono dall’aumento dell’Rc Auto, 2,4 dalle sanzioni stradali (velox e tutor) e ulteriori 900mila sono incassi extra dall’imposta provinciale di trascrizione dei veicoli (Ipt).
In soldoni questo è il succo del bilancio preventivo per l’anno 2012 della Provincia, presentato in Consiglio il 17 novembre e poi discusso e approvato dalla stessa assemblea nella successiva seduta di mercoledì 14 dicembre che, se si renderà necessario, avrà una coda il giorno successivo.
Nel presentare il documento economico e finanziario l’assessore con pari delega, Davide Nardini, ha insistito sull’importanza del decreto 68 del maggio 2011, col quale l’Rc Auto diventa un vero e proprio tributo provinciale, con la possibilità di applicarlo non più in termini rigidi, ma agendo fra una forbice di aliquote. Esattamente come ha fatto l’amministrazione del Castello Estense con la decisione del maggio scorso di aumentare l’aliquota del 3,5%.
Un bilancio più flessibile, dunque, che si può maggiormente adattare alle domande del territorio.
E infatti lo spirito del bilancio 2012 sta nella decisione di usare le entrate di parte corrente (Rc Auto, Tutor e Ipt) per investimenti. Una mossa che consente di agire sulla leva spese senza ricorrere all’indebitamento e stando dentro i criteri del patto di stabilità.
E gli investimenti su cui punta la Provincia non sono roba da poco, tanto da additare il Castello Estense come la più importante stazione appaltante per i prossimi anni a Ferrara.
A 130 milioni ammontano infatti le risorse che saranno destinate agli appalti fra il 2012 e il 2014, di cui 110 milioni per l’Idrovia, dieci milioni per l’edilizia scolastica e otto milioni sul capitolo della mobilità e della sicurezza stradale.
Per l’asta fluviale destinata a rendere navigabili i 70 chilometri del Po di Volano, saranno appaltati entro il 2011 i lotti di Tresigallo e Ostellato: in tutto 34 milioni di euro. A seguire, e fino al 2014, sarà la volta dei lavori di risanamento del Boicelli e di riqualificazione di quadranti della città capoluogo per ulteriori 80 milioni. Il tutto senza perdere di vista i 23 milioni già appaltati per l’allargamento del portocanale di Porto Garibaldi e per il nuovo ponte di Valle Lepri.
Ferma resta, poi, la volontà di alienazione di parte del patrimonio immobiliare dell’ente, con 13,6 milioni di euro di valore da mettere sul mercato, fra cui i pezzi dell’ex caserma Vigili del fuoco e palazzo Strozzi. Un introito che, se realizzato, sarà principalmente usato per la diminuzione del debito dell’ente.
Per il capitolo scuola i dieci milioni messi a disposizione saranno spesi per la creazione principalmente del polo tecnico e di quello dei licei.
“Un bilancio in sicurezza – ha detto la presidente Marcella Zappaterra – rispetto al quadro nazionale attuale, che sappiamo impegnato a trovare ulteriori 25 miliardi che mancano all’appello delle manovre fin qui varate”.
Filo conduttore dei bilanci degli ultimi anni, ha poi ricordato la presidente, è quello della costante riduzione della spesa pubblica. La diminuzione da 19 a 15 del numero dei dirigenti, con la prospettiva di chiudere il mandato a quota 12, è un esempio di questo impegno.
“Saremo la principale stazione appaltante nei prossimi anni – ha confermato – grazie ai finanziamenti che giungono da Stato e Regione e vogliamo utilizzare le risorse a disposizione per le funzioni proprie della Provincia: strade, sicurezza stradale, infrastrutture”.
A questo si aggiungerà anche la novità del Pacchetto giovani; 150mila euro che dal bilancio del Castello Estense sono messi a disposizione per sostenere l’occupazione giovanile: dalla formazione di nuove imprese alla stabilizzazione di posti di lavoro, fino al sostegno all’occupazione tramite la leva della formazione. Uno sforzo che la Provincia vuole compiere per l’anno venturo in filiera con la Regione e con la Camera di Commercio.
IL SETTORE AGRICOLO:
L’assessore Davide Nardini ha confermato che per questo settore verrà riproposto l’investimento del 2011, la Provincia metterà gli stessi fondi, circa 500mila euro comprendenti le spese di personale e anche la trasmissione Agreste. Nardini ha poi voluto sottolineare che a febbraio 2012 tutte le imprese agricole che hanno presentato domande sul Psr (Piano Regionale di Sviluppo Rurale, fondi che non rientrano nel budget provinciale) verranno finanziate.
La presidente Marcella Zappaterra, ha confermato l’impegno della Provincia per la valorizzazione di un settore ancora così importante per il territorio.
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