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lunedì 20 agosto 2012

Iniziati con successo di pubblico incontri informativi di Questura e polizia provinciale sulla stagione venatoria

PROVINCIA DI FERRARA
 Tutto esaurito giovedì scorso al centro sociale il Melo per la prima assemblea informativa rivolta ai cacciatori dell'Ambito territoriale di caccia Fe/1. Oltre 300 i seguaci di Diana presenti per ascoltare le informazioni che l'ispettore capo della Questura di Ferrara, Edmondo Cirelli, ed il comandante della Polizia provinciale, Claudio Castagnoli, insieme all'ispettore paolo Francesconi, hanno illustrato.
Non hanno voluto mancare allappuntamento il presidente dell'Atc Fe/1, Gianluigi Zucchi ed anche le doppiette provenienti dal Veneto e dalla Toscana, a dimostrazione delleco oltre i confini locali dell'iniziativa.
Tante le informazioni distribuite per un calendario venatorio regionale che ha rivoluzionato, in senso restrittivo, le modalità di caccia e le quantità di selvaggina migratoria che si possono prelevare. Durante le serata sono state illustrate le modalità duso del tesserino di caccia controllata, le principali norme dei calendari venatori provinciali e regionali e quelle deontologiche del cacciatore, oltre alle modalità di porto, trasporto e detenzione delle armi. Liniziativa informativa commenta il comandante della Polizia provinciale Castagnoli è lunico esempio a livello nazionale di collaborazione istituzionale per informare i cacciatori ed è la dimostrazione di come una proficua sinergia fra diverse forze di polizia, nazionali e locali, possa contribuire a mettere il cacciatore nella condizione di operare informato, e in una situazione di assoluta sicurezza e rispetto delle norme.
La serata è stata supportata da immagini che hanno reso più chiara lesposizione. Il secondo  appuntamento è stato lunedì sera 20 agosto alle 21 nella sala sopra il centro anziani di via Alberelli a Renazzo di Cento.

sabato 18 agosto 2012

COLDIRETTI: CON “LUCIFERO” MEGLIO VARIARE L’ALIMENTAZIONE, MENO CAFFE’ E PIU’ FRUTTA

Fonte: Coldiretti Ferrara

 Con il clima bollente cambia la spesa degli italiani, con incremento dell’acquisto di frutta di stagione. Le tecniche per difendersi dall’afa e dormire durante la notte.

Il clima bollente ha cambiato la spesa degli italiani con un calo negli acquisti di caffè, cioccolato e salatini ed un aumento medio stimato del 10 per cento degli acquisti di frutta rispetto allo scorso anno, che ha riguardato tutte le principali varietà, dalle pesche alle susine fino ai cocomeri. E’ quanto stima la Coldiretti nel sottolineare che a salire sono anche i consumi di gelato e di acqua minerale in una estate in cui il mese di luglio si è chiuso con 1,94 gradi in piu’ rispetto alla media classificandosi al sesto posto tra i piu’ caldi da oltre due secoli mentre quello di giugno con +2,6 gradi si era classificato al terzo posto. Con l’arrivo di Lucifero salgono a sette le ondate di calore che hanno attraversato il paese alterando la natura con - sottolinea la Coldiretti - oltre un miliardo di danni alle coltivazioni per la siccita' ma anche modificando i comportamenti degli italiani. Dai supermercati alle bancarelle nei mercati e nelle botteghe di campagna amica ma anche nei chioschi attrezzati si assiste ad un aumento consistente della domanda di frutta e verdura, con almeno 20 milioni di italiani che - stima la Coldiretti - la stanno consumando sia a pranzo che a cena. Mangiare frutta e verdura - continua la Coldiretti - è la miglior difesa nei confronti dell’afa, l’eccessiva sudorazione e il rischio di colpi di calore perché sono prodotti rinfrescanti e ricchi di vitamine e sali minerali, indispensabili per non affaticare troppo l'organismo. A beneficiare del caldo sono stati anche i consumi di gelato con una spesa stimata pari a 2,5 miliardi nel 2012 in cui si registra anche una crescita della richiesta dei gusti alla frutta tra i circa 600 disponibili. Cambiare l’alimentazione è un ottimo modo per difendersi dal caldo che durante la notte tiene svegli circa dodici milioni di italiani che soffrono di insonnia. Cibi come pane, pasta e riso, ma anche lattuga, radicchio, cipolla, aglio e formaggi freschi, uova bollite, latte fresco caldo e frutta dolce come pesche e nettarine possono venire in soccorso per superare le notti di passione. Sono invece gli alimenti conditi con molto pepe e sale, ma anche con curry, paprika in abbondanza ed anche patatine in sacchetto, salatini, alimenti in scatola e minestre con dado da cucina – continua la Coldiretti - i veri nemici del riposo che le alte temperature rendono più difficile. Attenzione però anche a caffè e superalcolici che spesso accompagnano le serate in compagnia nei luoghi di vacanza ed anche agli alimenti in scatola che garantiscono praticità ai turisti che non vogliono perdere tempo nella preparazione dei cibi ma che - precisa la Coldiretti - sono considerati a "rischio" per chi vuole trascorrere tranquillamente la notte nelle braccia di Morfeo mentre sono da privilegiare lattuga, radicchio e frutta dolce di stagione. L'attenzione all'alimentazione - conclude la Coldiretti - è particolarmente importante nei soggetti a rischio come gli anziani ed i bambini: ci si addormenta difficilmente a digiuno o comunque non sazi, ma anche nei casi di eccessi alimentari, in particolare con cibi pesanti o con sostanze eccitanti.

PERE PRECOCI E WILLIAM: SOLO LA QUALITÀ PAGA

Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara  

Buoni i prezzi sul mercato di Santa Maria e Mr. Guyot con punte di 1€/kg per la varietà Carmen di alta qualità. La William parte con quotazioni buone, soprattutto per il prodotto da succo. Mancano all’appello qualità e quantità.

FERRARA – E’ terminata su tutto il territorio provinciale la raccolta delle principali varietà di pere estive precoci - Santa Maria, Carmen e Dr. Guyot - e si sta ultimando in questi giorni quella della William. Un inizio in salita per i frutticoltori ferraresi a causa dei fattori climatici che hanno penalizzato la crescita e la qualità dei prodotti. A fare il punto per la Confederazione Italiana Agricoltori di Ferrara sull’andamento qualitativo, quantitativo e sui prezzi delle pere precoci e della William è Vanni Branchini, produttore associato e membro della commissione tecnica della Fondazione Fll. Navarra. «Per capire cosa è successo e cosa sta succedendo in questa campagna di raccolta pere – spiega Branchini – non si può che parlare del rapporto tra andamento climatico e qualità e quindi della strettissima relazione tra qualità e prezzo pagato ai frutticoltori. Le pere precoci hanno avuto un accrescimeto, in generale, inferiore del previsto ed hanno faticato a completare il ciclo di maturazione. Questo a causa del caldo e del vento secco che ha provocato, all’inizio di luglio, un importante attacco di acari, infestanti che debilitano la foglia e determinano una minore crescita del frutto. Da segnalare – continua Branchini – anche gli attacchi di Psilla, uno dei più pericolosi fitofagi del pero - proliferato sempre a causa del caldo secco - che ha provocato quelle temute striature scure sui frutti, abbassando di molto la qualità. Ultimo, ma non meno pericoloso, danno subito dalle pere è stato certamente il Brusone fogliare che ha letteralmente disidratato la foglia. Di questo sta risentendo anche la qualità della William che si sta finendo di raccogliere proprio in questi giorni e che è molto sensibile alla manifestazione. Siccità e fisiopatie hanno dunque compromesso la quantità, con calibri inferiori alla norma e la qualità.» Tema caldo anche quello dei prezzi pagati ai pericoltori ferraresi. Anche in questo caso Branchini ha fatto il punto per la Cia di Ferrara, partendo proprio dalla William. «Partiamo dal prodotto di qualità più alta: quello con il calibro 60+ è quotato sul mercato fresco dai 42 ai 55 cent/kg mentre per il 55+ si va dai 32 ai 35 cent/kg. Prezzi buoni, ma pere con questo calibro in campagna non sono certo la maggioranza. Per la Wlliam da succo sono stati pagati, inizialmente, sui 18 cent/kg poi, a causa della scarsità di prodotto sul mercato e all’ aumento della richiesta, le quotazioni sono salite ad una cifra, buona, di 21 cent/kg. Discorso a parte va fatto per la pera William da sciroppo – che si raccoglie con un calibro di 58+ - quotata dai 25 ai 30 cent/kg, con una media di 27 cent. Per quello che riguarda i prezzi delle pere precoci – continua il frutticoltore della Cia di Ferrara – sono alti solo per prodotti di buona e ottima qualità. I frutticoltori, e non sono pochi, che hanno conferito prodotti con pezzature sotto la media non sono dunque riusciti a spuntare quotazioni soddisfacenti. I prezzi medi netti della Santa Maria si aggirano sui 45-60 cent/kg per un calibro 55+ e 60-70 cent/kg per il 60+. Per la Dr.Guyot sono pagati, invece, sempre di media, 45-50 cent/kg per il calibro 60+ e 40-45 cent/kg per il 55+. Un discorso a parte – spiega Branchini – va certamente fatto per la Carmen. Una varietà molto cercata, molto considerata e davvero ben prezzata. Per un prodotto di alta qualità si sono toccate punte di 1€/kg con una media che è comunque rimasta sui 70-80 cent/kg. Prezzo ottimo ma pagato solo per un prodotto con una sfaccettatura molto ampia e accesa di rosso, che in questa annata non si è riusciti a ottenere facilmente. Per ottenere una Carmen perfetta – ha concluso Branchini - occorrerebbero, infatti, notti fresche e rugiada mattutina che sono mancate in fase di maturazione a causa delle temperature calde anche di notte e l’assenza di umidità mattutina.»

venerdì 17 agosto 2012

PER LA REGISTRAZIONE DELLE VARIETÀ DI SEMENTI TRADIZIONALI/ANTICHE 150 GIORNI E COSTO ZERO

Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

In riferimento ad alcune notizie comparse sulla stampa in questi giorni, relative alla sentenza della Corte di Giustizia europea dello scorso 12 luglio sulla controversia tra l'associazione Kokopelli e la ditta sementiera Graines Baumaux SAS, che ha sancito il divieto di commercializzare sementi di varietà tradizionali che non siano iscritte nel catalogo ufficiale europeo, si precisa quanto segue. Il disposto della Corte di giustizia Ue conferma l’obbligo d’iscrizione ufficiale di una varietà prima della sua commercializzazione. L’obbligo di iscrizione al registro ufficiale comunitario rappresenta un elemento di garanzia fondamentale, sia per i produttori agricoli che per i consumatori, in quanto un’autorità pubblica garantisce le caratteristiche delle varietà iscritte. Nel nostro Paese, le modalità di iscrizione delle varietà tradizionali/antiche sono stabilite dal decreto legislativo del 30 dicembre 2010, n. 267, con cui è stata recepita la direttiva 2009/145/CE. L'ammissione di queste varietà nei registri nazionali - che comporta automaticamente l’iscrizione nel catalogo ufficiale europeo - non è soggetta ad una procedura particolarmente complessa. Sono sufficienti infatti una descrizione della varietà, i risultati degli esami disponibili, le conoscenze acquisite con l'esperienza pratica durante la coltivazione, la riproduzione e l'impiego e la bibliografia storica. Inoltre si precisa che non è previsto alcun costo di registrazione. L’iscrizione al Registro nazionale delle varietà tradizionali avviene per iniziativa del Ministero, delle Regioni o su richiesta di enti pubblici, istituzioni scientifiche, organizzazioni, associazioni, nonché di singoli cittadini e aziende, previo parere favorevole della Regione o della Provincia autonoma competente per territorio. Non è dunque corretto sostenere che la sentenza in questione della Corte di giustizia Ue limiti la possibilità di commercializzazione e quindi di coltivazione di varietà tradizionali/antiche. Così come non è corretto affermare che si debbano sostenere alti costi per ottenere la registrazione di tali varietà nel catalogo comunitario e che occorrano lunghi tempi di attesa per la registrazione. A questo proposito, si ricorda che l'esame della domanda d'iscrizione delle varietà tradizionali/antiche al registro nazionale è effettuato dalle Regioni o dalle Province autonome competenti per territorio e il parere è formulato entro 90 giorni dalla presentazione della richiesta. L'ammissione delle varietà tradizionali al Registro Nazionale è effettuata dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, con un provvedimento che deve essere adottato entro 60 giorni dal ricevimento del parere espresso dalle Regioni o dalle Province autonome competenti per territorio.

COLDIRETTI: UNA DOMENICA TRA BICI E SAPORI CON CAMPAGNA AMICA NELLA TERRA DELLE BICICLETTE E DEI GUSTI ESTIVI

Fonte: Coldiretti Ferrara

 Doppio appuntamento con le “cicloscampagnate” alla scoperta dei sapori e dei luoghi di produzione delle “perle del ferrarese” , domenica 19 agosto, al mattino a Ferrara ed al pomeriggio a Jolanda, per conoscere cocomero e riso del delta del Po.

Domenica mattina, appuntamento alle 10 in piazza del Municipio a Ferrara, per inforcare la bici prima che arrivi il picco del caldo, e poter fare un giro guidato tra palazzi, monumenti e strade storiche di Ferrara, per puntare poi alla frescura degli alberi delle mura e dei cocomeri offerti da Giovanni dalle Molle nell’azienda agricola Terraviva Bio, oasi di campagna in piena città, con ingresso in via delle erbe. E’ il nuovo evento di “Pedalando tra Arti e Orti”, che vede di nuovo in azione chi vuole abbinare l’occasione di conoscere la città ed i suoi affascinanti aspetti storici, alcuni sicuramente curiosi e poco conosciuti, così come poco conosciuta è la presenza di un’azienda agricola all’interno della cinta delle mura, dove si coltivano frutta ed ortaggi e dove è possibile sostare per una pausa ritemprante, acquistando prodotti freschi e trasformati biologici nel fornito chiosco e godere del fresco dell’ombra di alberature rigogliose. Spostandosi nella “bassa”, con partenza alle 18 dalla piazza del Municipio, in occasione del primo fine settimana della Sagra del Riso di Jolanda, si potrà partecipare alla cicloscampagnata del riso, un percorso di circa 20 km, che si svilupperà tra le strade della capitale del riso ferrarese sino alla frazione Le Contane, sino a raggiungere il punto più basso d’Italia, con oltre 4 metri sotto il livello del mare alla corte Magoghe. Assaggio per tutti i partecipanti di piatti a base di riso nelle tre tappe gustose (dagli arancini, al risotto, all’insalata di riso), una pedalata tranquilla tra le campagne dove nasce il riso del delta del Po, e ritorno in sagra. La partecipazione è possibile con bici propria. Per informazioni e prenotazioni per Arti e Orti: 0532/742661 (info@bicideltapo.it); per la CicloScampagnata del Riso del Delta 345 5684017.

giovedì 16 agosto 2012

17° EDIZIONE DELLE GIORNATE DEL RISO DI JOLANDA DI SAVOIA

Fonte: Redazione di Agreste

COLDIRETTI: CON “CALIGOLA” COLPO DI GRAZIA ALLE COLTURE. DANNI PER 1 MLD DI EURO, E’ STATO DI CALAMITA’ NEI CAMPI

Fonte: Coldiretti Ferrara  

La nuova ondata di caldo tropicale che nei prossimi giorni arriverà sull’Italia sarà il colpo di grazia alle colture ed agli allevamenti. Molte regioni hanno già chiesto lo stato di calamità naturale ed anche l’Emilia-Romagna si appresta a farlo. Ingenti i danni anche nel ferrarese.  

La prima mappa della sete e le coltivazioni colpite regione per regione

L’arrivo di Caligola rischia di dare il colpo di grazia all’agricoltura italiana con il caldo torrido e la mancanza di pioggia che hanno già provocato la più grave siccità degli ultimi dieci anni con un miliardo di danni e la richiesta di dichiarazione dello stato di calamità per l’agricoltura in molte regioni. E’ quanto afferma la Coldiretti che ha elaborato la prima mappa della sete regione per regione, nel sottolineare che già si contano tagli della produzioni che a livello nazionale vanno dal -20 per cento per il pomodoro al 30 per cento per il mais fino al 40 per cento per la soia, ma forti riduzioni sono previste per la barbabietola da zucchero con quasi il dimezzamento della produzione nelle regioni del Nord e per il girasole (-20 per cento) mentre la vendemmia si preannuncia una delle piu’ contenute dell’ultimo secolo anche se di buona qualità. Ma oltre alla mancanza dell’acqua gli effetti del caldo si fanno sentire anche sulla produzione di latte. Le mucche hanno prodotto in media dal 10 al 20 per cento di latte in meno con punte che arrivano anche al 50 per cento nei giorni piu’ roventi. Ma l'afa e le temperature - continua la Coldiretti - hanno tolto l'appetito anche ai maiali che stanno consumando fino al 40 per cento in meno della consueta razione giornaliera di 3,5 chili di mangime e con un conseguente, sostanziale calo dell’accrescimento. Il caldo ha pesanti effetti - continua la Coldiretti – anche sulle galline, che producono meno uova e sulle api che non riescono a prendere il polline e il nettare mettendo a rischio la produzione di miele. Le regioni piu’ colpite dalla siccità si trovano al Nord ma perdite rilevanti si sono verificate nel centro Italia e nel mezzogiorno, secondo la mappa della sete tracciata dalla Coldiretti, regione per regione. “Siamo di fronte agli effetti dei cambiamenti climatici nei confronti dei quali occorre intervenire con interventi finanziari per affrontare l’emergenza ma anche con misure strutturali” ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare “l’importanza delle opere infrastrutturali per la conservazione della acqua con il necessario potenziamento degli invasi per l’avvenuta modifica della distribuzione della pioggia”.  

LA MAPPA DEI DANNI PROVOCATI DAL CALDO E DALLA SICCITA’ PER REGIONE
VENETO. A causa della siccità in Veneto sono più di 350mila gli ettari in forte sofferenza, con perdite che vanno dal 20 all'80 per cento della produzione a seconda delle zone e delle colture. L'intera superficie agricola delle province di Rovigo e Venezia risulta colpita mentre in quella di Padova la perdita media per l’intera provincia è nettamente superiore al 30 per cento, con punte che arrivano anche al 100 per cento nelle zone non irrigate della Bassa Padovana con una prima stima dei danni per la provincia che si attesta sui 130 milioni di euro, senza considerare l’indotto, secondo la Coldiretti. Quello che sta vivendo il Veneto è un problema non solo ambientale – spiega Coldiretti - ma anche economico con il calo delle rese stimato in oltre 7 milioni di quintali (rispetto ai 10 preventivati) per il granoturco e la soia intorno ai 560 mila quintali (esattamente la metà delle stime iniziali). Per una regione zootecnica come il Veneto la situazione dovrebbe reggere in quanto nelle roccaforti dell’allevamento bovino, in particolare da carne (comparto a cui è indirizzato il 40% della produzione cerealicola) si collocano i comprensori irrigui dove si è salvata la produzione di silo mais attraverso l’irrigazione. Non sarà cosi per le aziende della bassa pianura che dovranno vedersela con il secco in quando non dotate di sistemi irrigui efficienti: peserà su di loro un probabile dimezzamento delle scorte - conclude Coldiretti - e quindi la necessità di procacciarsi i foraggi sul mercato con un ovvio rimbalzo sui prezzi e costi di produzione maggiori.
 PIEMONTE Le scarse precipitazioni estive stanno destando fortissime preoccupazioni tra gli imprenditori agricoli della Coldiretti piemontese. In molti alpeggi delle Province di Cuneo e Torino sono esaurite le risorse foraggere. Molti malgari sono costretti a decidere se demonticare in anticipo o acquistare e trasportare in alpe foraggio con costi elevatissimi in alcune malghe, come nel caso di Ormea (Cn), scarseggia addirittura l’acqua tant’è che questa viene rifornita con autobotti dei vigili del fuoco e della protezione civile Inoltre, la demonticazione anticipata provoca il mancato rispetto dei periodi minimi di pascolamento richiesto per accedere ai contributi comunitari PAC e PSR previsti espressamente per l’attività di alpeggio. La siccità preoccupa gli agricoltori anche a Vercelli e Biella. Caldo torrido e mancanza di acqua stanno compromettendo il raccolto di migliaia di ettari di terreno coltivato. Torna più che mai attuale il tema dell’ampliamento dell’invaso in Valsessera, ritenuto strettamente necessario da Coldiretti Vercelli e Biella. La carenza d’acqua si può colmare solo realizzando infrastrutture di contenimento dell’acqua nel periodo primaverile per cederla in estate alla pianura. E’ evidente che queste opere debbono essere realizzate a basse impatto ambientale. Per questo serve una progettualità ampia e condivisa che le istituzioni non hanno sinora saputo proporre.
LOMBARDIA. Raccolti di mais e pomodoro tagliati di oltre il 20 per cento e bolletta carburante più salata per colpa della necessità di irrigare per combattere la siccità. Per salvare campi e raccolti – spiega la Coldiretti– gli agricoltori sono costretti a usare a pieno regime le pompe per pescare l’acqua dai canali e irrigare e così il consumo di gasolio è aumentato del 30 per cento rispetto alle medie degli scorsi anni. Per questo – scrive la Coldiretti in una lettera inviata alla Provincia di Lodi - il personale degli uffici CAA (centri di assistenza agricola) delle zone più interessate dagli eventi sopra citati, provvederà ad emettere, alle aziende richiedenti, assegnazioni straordinarie di carburante agricolo al fine di non compromettere ulteriormente la produzione. Si tratta di costi in più le aziende agricole non solo sul fronte della quantità ma anche sul fronte del prezzo.
 EMILIA ROMAGNA. A soffrire sono stati soprattutto i settori del mais, del pomodoro da industria e il comparto ortofrutticolo secondo quanto emerso nel corso di una apposita riunione della consulta agricola regionale. Il lungo periodo di siccita', iniziato lo scorso novembre, combinato alla alte temperature del clima per periodi prolungati hanno compromesso una parte rilevante delle colture, soprattutto a Nord della via Emilia, in provincia di Ferrara e Bologna, con perdite fino al 100 per cento del raccolto. Nella nostra provincia tutte le colture che non hanno potuto essere irrigate e che non hanno potuto avere gli interventi di soccorso al momento giusto, hanno manifestato e stanno manifestando danni o forte sofferenza che si traduce in minori produzioni, pezzatura inferiore alla norma, maggiori costi di produzione a causa dell’uso straordinario di carburante per far funzionare le pompe per irrigare o dell’energia elettrica per gli impianti fissi, e quindi anche in presenza di prodotti comunque con buone caratteristiche organolettiche, in minor reddito. Oltre ai cereali ed in particolare al mais, spesso trinciato in campo in quanto non idoneo a nessun tipo di utilizzo, sono scarsi i raccolti di bietole, soffre il sorgo, è ridotta la pezzatura di mele e pere, la soia sta seccando, le orticole richiedono turni continui di adacquamento, e sarà problematico anche affrontare le lavorazioni del terreno per le colture del prossimo anno, di fronte a zolle indurite come macigni ed ad una falda sempre più bassa che senza regolari precipitazioni non si sta riformando.
ABRUZZO. In difficoltà sopratutto le coltivazioni del Fucino dove si registra una riduzione dei raccolti per gli ortaggi dove non è stato possibile irrigare con un calo del 30 per cento della produzione di finocchi, radicchi e carote. Tra le priorità segnalate dalla Coldiretti la necessità di ammodernare il sistema di irrigazione.
TOSCANA. 60 milioni la prima stima dei danni provocati da caldo e siccita' stilata dalla Coldiretti e l'arrivo di Caligola rischia di dare il colpo di grazia all'agricoltura toscana. Il 30 per cento del pomodoro, il 50 per cento di mais, girasoli e barbabietola sono gia' persi ma anche olio e vino stanno soffrendo. Complicata la situazione e' anche nelle stalle: nei pascoli la produzione di foraggere e' praticamente azzerata e la mancanza di foraggi freschi ha avuto inevitabili ripercussioni sulla lattazione dei bovini con lo stress che ha gia' provocato una diminuzione della produzione di latte intorno al 20 per cento, come per le uova, per non parlare dei costi per l'alimentazione. Gli allevatori sono costretti ad utilizzare le scorte invernali cosa che si traduce in un sensibile aggravio dei costi e nella necessita' di andare a reperire il fieno anche fuori dalla regione. La produzione dei celebri e apprezzati vini toscani quest’anno sarà scarsa. Nelle botti infatti finirà il 20 per cento in meno del prodotto 2011 secondo la Coldiretti che teme di veder precipitare ancora la resa delle uve se non si modificheranno le condizioni meteorologiche nei prossimi dieci giorni e ha spinto perché la Regione chiedesse lo stato di calamità naturale per gli effetti della siccità. “La qualità si preannuncia buona, in alcuni casi, superiore a quella dello scorso anno. Le uve si presentano sane, ma le foglie si stanno seccando e i frutti, a causa del caldo torrido e della mancanza di pioggia, sono piccoli e asciutti.
UMBRIA. Anche in Umbria ci potrebbero essere le condizioni per avviare le procedure per la dichiarazione dello stato di calamità naturale per il settore agricolo a causa della siccità. Infatti - afferma Coldiretti - sulla base di un primo monitoraggio a livello regionale, il persistente caldo e la prolungata siccità legata all’arrivo di ripetute ondate di calore, stanno compromettendo i futuri raccolti, non solo delle colture annuali, girasole, mais, fieno, tabacco, ma anche, addirittura, delle colture pluriennali quali, vite e olivo. Complicata - aggiunge Coldiretti - anche la situazione nelle stalle, dove lo stress per l’eccessivo caldo, sta provocando una riduzione della produzione di latte; effetti negativi si riscontrano anche sui pascoli, con ripercussione sui bovini da carne. La gravità della situazione - conclude la Coldiretti - dovrebbe far riflettere tutti sulla esigenza di dare maggiore diffusione ad altri più incisivi strumenti di intervento, quali le assicurazioni agevolate, più adeguate per fronteggiare calamità naturali come quella attuale, tenuto conto del fatto che queste sono state inserite nel pacchetto di misure studiate dalla Commissione Europea per il periodo di programmazione 2014-2020.
MOLISE. Nella regione le temperature a luglio sono state di 3 gradi superiori alla media con effetti sulle coltivazioni. In difficoltà i pascoli per la mancanza di foraggi
LAZIO. Codice rosso per l’agricoltura del Lazio dove in alcune zone come il viterbese ormai non piove da mesi e la prolungata siccità, legata all’arrivo di ripetute ondate di caldo, ha del tutto compromesso le produzioni agricole. Ad essere colpiti – sottolinea la Coldiretti - sono castagneti, noccioleti, oliveti, vigneti e ortofrutta, in pericolo ci sono anche gli allevamenti zootecnici, sia bovini che ovini, che per la mancanza di foraggio e per l’afa hanno ridotto drasticamente la produzione di latte bovino e ovino. gli effetti del caldo si fanno sentire anche sugli allevamenti avicunicoli.
MARCHE. La siccità rischia di azzerare la produzione di girasoli, mais e foraggio nella provincia di Pesaro. Le alte temperature registrate in provincia a luglio, con le massime superiori anche di 6 gradi rispetto alla media storica, e la scarsissima pioggia caduta hanno portato a un calo della produzione di girasole che va dal 20 per cento al 90 per cento per chi ha seminato tardi, con le piante in fase di crescita che hanno sofferto da subito lo stress idrico. Considerato che nella provincia pesarese se ne raccolgono ogni anno circa 130mila quintali, il danno economico rischia di essere pesantissimo per le imprese agricole già provate dalla crisi. A ciò si aggiungono le devastazioni inferte ai foraggi, con i pascoli devastati, e al mais.
PUGLIA. Sono 108 i milioni di metri cubi di acqua in meno negli invasi pugliesi all’inizio di agosto 2012, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, una situazione da allarme rosso per le produzioni orticole, frutticole e gli animali. La prolungata e ricorrente siccità – lamenta la Coldiretti - mette a rischio gli investimenti avviati per l’annata agraria di ortaggi e frutta. Oltre a provocare un forte abbattimento del reddito delle imprese agricole determina un’elevata perdita di economia indotta: si registra, infatti, una diminuzione secca delle giornate lavorative offerte dall’agricoltura, ma anche una decisa contrazione della spesa a monte e a valle del settore primario. La risposta a gravità così inusitate, sommate a già avanzati processi di salinizzazione delle falde freatiche di interi territori agricoli, non può essere confinata nei normali ed usuali strumenti emergenziali. La gravità e l’estensione del ‘fenomeno siccità’ obbligano ad un approccio straordinario, immediato e strutturale”. La grave siccità che sta colpendo la Puglia nell’estate 2012 si traduce in un calo produttivo del 25 per cento per il pomodoro, coltura già fortemente provata dalla crisi idrica dell’anno scorso. Il problema riguarda in generale tutte le ortive, con un calo generalizzato del 20 per cento ma la scarsa disponibilità di acqua sta facendo sentire i suoi effetti anche sui vigneti di uva da tavola e da vino e il caldo sta determinando cali considerevoli della produzione di latte. Le mucche hanno prodotto in media dal 10 al 20 per cento di latte in meno con punte che arrivano anche al 50 per cento nei giorni più roventi. CAMPANIA. La siccita' preoccupa gli agricoltori della Campania con il caldo torrido e mancanza di acqua che stanno compromettendo prevalentemente il raccolto di centinaia di ettari di terreno coltivato a nocciolo e castagne con danni anche alle coltivazioni di mais, pomodoro e uva e tabacco con danni stimabili in circa 50 milioni di euro dalla Coldiretti. Per garantire le irrigazioni e' stata fatta alla Regione una richiesta di assegnazione integrativa di carburante agricolo per l’irrigazione con amenti dei costi per le imprese.