Fonte: Confagricoltura Emilia - Romagna
Bologna, 21 giugno 2013 - Confagricoltura Emilia Romagna plaude all’iniziativa della consigliera regionale Silvia Noè (UDC) volta a modificare la Deliberazione della Giunta regionale del 2011 che aveva praticamente azzerato i risarcimenti ai vallicoltori della Regione per le perdite subite a causa della presenza di uccelli ittiofagi in transito nei territori in cui si pratica l’acquacoltura estensiva.
Nel testo della risoluzione presentata dalla Cons. Noè si chiede che sia tolto il limite del rimborso al 30% per i danni provocati dagli ittiofagi nelle valli ove viene praticata la caccia e che il censimento preventivo al computo dei danni si svolga su tutto il territorio vallivo e non solo nelle vasche di sverno e nei lavorieri.
Da mesi Confagricoltura Emilia Romagna si sta adoperando affinché i vallicoltori di Ferrara e Ravenna siano messi nella condizione di portare avanti con profitto l'attività imprenditoriale, attualmente messa in ginocchio da vincoli normativi che ne bloccano lo sviluppo e che di fatto costituiscono purtroppo un invito a interrompere la produzione. Si consideri che nel 2011 le perdite del pesce allevato, causate dai cormorani, sono state pari al 60% del totale.
“Esprimiamo piena soddisfazione per l'iniziativa della Cons. Noè che ha portato in Assemblea Legislativa la richiesta di Confagricoltura Emilia Romagna per il riconoscimento degli indennizzi ai vallicoltori – ha commentato il presidente di Confagricoltura regionale Guglielmo Garagnani. “Le valli, nelle quali è praticata l’acquacoltura estensiva in regione, hanno un valore inestimabile che non possiamo permetterci di perdere. Gli imprenditori agricoli impegnati in quelle attività assicurano anzitutto una produzione di altissima qualità poiché si tratta di pesce allevato con metodo biologico; inoltre essi giocano un ruolo chiave di presidio del territorio e di mantenimento in buona salute degli habitat naturali, con evidenti ripercussioni positive anche sulle attività turistiche dell'area”.
Visualizzazione post con etichetta pesce d'allevamento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pesce d'allevamento. Mostra tutti i post
venerdì 21 giugno 2013
lunedì 29 aprile 2013
ASSOCIAZIONE PISCICOLTORI (CONFAGRICOLTURA) AL MINISTRO DE GIROLAMO: “LA RIUNIONE DEL 9 MAGGIO OCCASIONE PER APPROFONDIRE LE TEMATICHE DELL’ACQUACOLTURA, SETTORE DA VALORIZZARE E RILANCIARE”
Fonte: Confagricoltura
L’Associazione Piscicoltori italiani (API) di Confagricoltura formula al ministro delle Politiche agricole, Nunzia De Girolamo, nel giorno del suo insediamento, i migliori auguri di buon lavoro. “Dopo anni di crescita costante del comparto del pesce d’allevamento – afferma l’API – il 2012 ha segnato una battuta d’arresto nella produzione. E’ un segnale d’allarme che va colto. Molte sono le scadenze che attendono i piscicoltori e la convocazione al ministero, il prossimo 9 maggio, per il piano triennale 2013/2015 è l’occasione per riconoscere l’importante ruolo dell’acquacoltura nazionale”. Per i piscicoltori di Confagricoltura va finalmente riconosciuto all’acquacoltura la sua importanza all’interno del settore agroalimentare. I produttori ricordano gli appuntamenti più urgenti che attendono il ministro, a partire dalla riforma della politica comune della pesca alla revisione dell’Organizzazione comune di mercato (OCM) del settore: “Fondamentale e urgente è la definizione dei nuovi strumenti di sostegno 2014/2020 del Fondo europeo per gli affari marittimi e per la pesca (FEAMP), la cui dotazione è ripartita tra gli Stati membri in funzione del rilievo del settore della pesca di ciascun paese e per il quale vanno avviate le procedure attuative per l’Italia”. “L’allevamento ittico ha un ruolo prezioso in termini di sostenibilità ambientale, economica e sociale soprattutto nelle aree marginali. Siamo fiduciosi che il ministro De Girolamo, a cui offriamo la nostra piena collaborazione – conclude l’Api – saprà dare all’acquacoltura, settore trainante all’interno del comparto ittico nazionale, tutta l’attenzione necessaria perché possa riuscire ad invertire la congiuntura economica negativa, continuare a mantenere occupazione e creare nuovi posti di lavoro”.
L’Associazione Piscicoltori italiani (API) di Confagricoltura formula al ministro delle Politiche agricole, Nunzia De Girolamo, nel giorno del suo insediamento, i migliori auguri di buon lavoro. “Dopo anni di crescita costante del comparto del pesce d’allevamento – afferma l’API – il 2012 ha segnato una battuta d’arresto nella produzione. E’ un segnale d’allarme che va colto. Molte sono le scadenze che attendono i piscicoltori e la convocazione al ministero, il prossimo 9 maggio, per il piano triennale 2013/2015 è l’occasione per riconoscere l’importante ruolo dell’acquacoltura nazionale”. Per i piscicoltori di Confagricoltura va finalmente riconosciuto all’acquacoltura la sua importanza all’interno del settore agroalimentare. I produttori ricordano gli appuntamenti più urgenti che attendono il ministro, a partire dalla riforma della politica comune della pesca alla revisione dell’Organizzazione comune di mercato (OCM) del settore: “Fondamentale e urgente è la definizione dei nuovi strumenti di sostegno 2014/2020 del Fondo europeo per gli affari marittimi e per la pesca (FEAMP), la cui dotazione è ripartita tra gli Stati membri in funzione del rilievo del settore della pesca di ciascun paese e per il quale vanno avviate le procedure attuative per l’Italia”. “L’allevamento ittico ha un ruolo prezioso in termini di sostenibilità ambientale, economica e sociale soprattutto nelle aree marginali. Siamo fiduciosi che il ministro De Girolamo, a cui offriamo la nostra piena collaborazione – conclude l’Api – saprà dare all’acquacoltura, settore trainante all’interno del comparto ittico nazionale, tutta l’attenzione necessaria perché possa riuscire ad invertire la congiuntura economica negativa, continuare a mantenere occupazione e creare nuovi posti di lavoro”.
giovedì 20 dicembre 2012
API-CONFAGRICOLTURA: IL PESCE DI ALLEVAMENTO SALVA IL MENU’ DELLE FESTE
Fonte: Confagricoltura
“Il pesce d’allevamento ‘made in Italy’ salva il Cenone degli italiani, meritandosi un posto d’onore nei menù della Vigilia e di Capodanno 2012. E’ un prodotto ad un prezzo accessibile e c'é solo l'imbarazzo della scelta su cosa portare in tavola tra branzini, orate, spigole, trote salmonate, molluschi e, per i più ricercati, caviale italiano”. Lo sottolinea l’Api, l’associazione che riunisce i piscicoltori di Confagricoltura. In Italia ogni anno si consumano 22 chili di prodotti ittici pro capite e più della metà proviene dagli allevamenti. E’ il risultato, mettono in evidenza i piscicoltori di Confagricoltura, delle ottime caratteristiche del prodotto nazionale. Il settore, oggi, ha oltre 571 milioni di euro di giro d’affari, occupa 15.000 addetti, produce più di 203.000 tonnellate tra pesci e molluschi, distribuiti in più di ottocento siti produttivi concentrati per il 60% al nord, il 18% al centro e il 22% al sud. Il primato, tra i pesci, spetta alla trota che con 41.000 tonnellate ha raggiunto un valore di 149.650 euro, seguita dall’orata e dalla spigola, con 18.400 tonnellate, pari a 136.000 euro . Dal punto di vista nutrizionale il pesce allevato ha caratteristiche paragonabili e, in molti casi, addirittura superiori a quelle del prodotto selvatico, perché contiene elevati quantitativi di elementi nutritivi, come gli acidi grassi e gli omega 3, ottimi per la salute umana. “I piscicoltori italiani sono impegnati da sempre per garantire ai consumatori prodotti di altissima qualità, sani e nutrienti, fondamentali anche nelle diete dei più piccoli – conclude l’Api di Confagricoltura -. L’acquacoltura è un comparto vitale per il nostro Paese e particolare attenzione merita la vallicoltura tradizionale delle zone lagunari italiane, che svolge un’importante funzione ambientale e di tutela della biodiversità”.
“Il pesce d’allevamento ‘made in Italy’ salva il Cenone degli italiani, meritandosi un posto d’onore nei menù della Vigilia e di Capodanno 2012. E’ un prodotto ad un prezzo accessibile e c'é solo l'imbarazzo della scelta su cosa portare in tavola tra branzini, orate, spigole, trote salmonate, molluschi e, per i più ricercati, caviale italiano”. Lo sottolinea l’Api, l’associazione che riunisce i piscicoltori di Confagricoltura. In Italia ogni anno si consumano 22 chili di prodotti ittici pro capite e più della metà proviene dagli allevamenti. E’ il risultato, mettono in evidenza i piscicoltori di Confagricoltura, delle ottime caratteristiche del prodotto nazionale. Il settore, oggi, ha oltre 571 milioni di euro di giro d’affari, occupa 15.000 addetti, produce più di 203.000 tonnellate tra pesci e molluschi, distribuiti in più di ottocento siti produttivi concentrati per il 60% al nord, il 18% al centro e il 22% al sud. Il primato, tra i pesci, spetta alla trota che con 41.000 tonnellate ha raggiunto un valore di 149.650 euro, seguita dall’orata e dalla spigola, con 18.400 tonnellate, pari a 136.000 euro . Dal punto di vista nutrizionale il pesce allevato ha caratteristiche paragonabili e, in molti casi, addirittura superiori a quelle del prodotto selvatico, perché contiene elevati quantitativi di elementi nutritivi, come gli acidi grassi e gli omega 3, ottimi per la salute umana. “I piscicoltori italiani sono impegnati da sempre per garantire ai consumatori prodotti di altissima qualità, sani e nutrienti, fondamentali anche nelle diete dei più piccoli – conclude l’Api di Confagricoltura -. L’acquacoltura è un comparto vitale per il nostro Paese e particolare attenzione merita la vallicoltura tradizionale delle zone lagunari italiane, che svolge un’importante funzione ambientale e di tutela della biodiversità”.
Etichette:
confagricoltura,
made in Italy,
pesce d'allevamento
Iscriviti a:
Post (Atom)