Fonte: Confagricoltura Ferrara
Successo per il seminario di Confagricoltura Ferrara organizzato lunedì 11 Gennaio a Cento sulle nuove opportunità date dalla produzione della canapa
“Il nostro è un territorio naturalmente vocato alla coltivazione della canapa che storicamente può vantare un prodotto di assoluto pregio ed è proprio con questo tema che Confagricoltura Ferrara ha voluto iniziare il ciclo dei lunedì dell’agricoltura, retaggio di una tradizione antica” così il Presidente di Confagricoltura Ferrara Pier Carlo Scaramagli all’apertura dei lavori della mattinata.
“A cavallo tra ‘800 e ‘900 nel Paese si producevano qualcosa come 800 mila quintali di canapa, di cui circa 365 erano di matrice ferrarese” ha spiegato Gian Paolo Borghi, etnografo e consulente del M.A.F. (Mondo Agricolo Ferrarese) che ha accompagnato i presenti attraverso un interessante excursus storico sulla coltivazione della canapa ferrarese con riferimenti al territorio centese.
“La coltura ha raggiunto l’apice negli anni ’40 del Novecento con quasi 90.000 ettari coltivati a livello nazionale” ha ricordato Romano Giovanardi, docente di Agronomia generale e coltivazioni erbacee presso l’Università di Udine. “La canapa – ha proseguito Giovanardi - ha subito un brusco arresto dovuto a molteplici fattori tra cui l’aumento dei costi di produzione, le difficoltà di meccanizzazione e la crescente competizione di altre colture da fibra meno costose. Ma oggi vi sono le condizioni per reinserire la canapa nei sistemi agricoli dell’UE.” Si sta assistendo, infatti, ad un adeguamento della normativa di politica agricola comunitaria e alla concessione di contributi finanziari alla produzione e alla trasformazione.
“E’ necessario ricostruire un’intera filiera” questo lo stimolo dato da Simone Beda, esperto di monitoraggi ambientali, agronomici e studi ecologici. “Il riavvio della coltivazione della canapa nella Pianura Padana può rappresentare un’opportunità di sviluppo dell’attuale agricoltura emiliana, veneta e lombarda. La canapa può avere molteplici utilizzi in campo tessile e alimentare e ulteriori usi si stanno sviluppando grazie a numerose ricerche e prove sperimentali”. Beda ha poi spiegato come la filiera, che parte dalla coltivazione per arrivare alla trasformazione delle materie prime, necessiti oggi ancora di una sperimentazione al fine di mettere a punto le varie fasi e superare le criticità presenti a livello tecnico e legislativo.
Si sta lavorando, inoltre, anche per lo sviluppo dal punto di vista della meccanizzazione sia per la fase della raccolta che della prima lavorazione. Ne ha parlato in modo approfondito Filippo Borgato, perito meccanico, consulente del territorio e di tecnica dei materiale agricoli che ha ricordato che “per la raccolta del seme si possono utilizzare le attuali mietitrebbie, ma per rendere remunerativa la coltivazione occorre lavorare anche la restante biomassa (paglia) al fine di ricavarne fibra e canapulo”. Borgato ha proseguito aggiornando i presenti sugli studi di progettazione per la creazione di macchine agricole al fine di essere pronti anche a livello di meccanizzazione nel momento in cui la canapa dovesse tornare ad essere coltivata su grandi superfici.
“Ci sono, dunque, ancora alcune limitazioni da superare, tuttavia i recenti sviluppi a livello di finanziamento comunitario e legislativo italiano, unitamente all’aumento di richiesta delle fibre tecniche e dei prodotti derivati dalla canapa, fanno sempre più pensare ad un reinserimento della canapa stessa all’interno delle produzioni agricole, e Confagricoltura Ferrara ha voluto contribuire, con questo incontro, a mantenere alta l’attenzione su questa tematica” ha concluso il Presidente Scaramagli dando appuntamento al prossimo incontro de “I lunedì dell’Agricoltura” che si terrà l’1 febbraio a Codigoro per parlare di innovazioni nelle colture erbacee e prospettive di mercato delle principali commodities.
Da sinistra: Romano Giovanardi, Paolo Borghi, Pier Carlo Scaramagli, Simone Beda, Filippo Borgato.
mercoledì 13 gennaio 2016
lunedì 11 gennaio 2016
RICERCA, MIPAAF: FINANZIATO PIANO PER SVILUPPO BIOTECNOLOGIE SOSTENIBILI SULLE PRINCIPALI COLTURE ITALIANE
Fonte: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
MARTINA: INVESTIAMO NELLA RICERCA PUBBLICA ANCHE IN CAMPO AGRICOLO
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che sono stati stanziati 21 milioni di euro nella Legge di stabilità per il finanziamento del più importante progetto di ricerca pubblica fatto nel nostro Paese su una frontiera centrale come il miglioramento genetico attraverso biotecnologie sostenibili. Il piano è articolato su tre anni e la regia dell’operazione sarà gestita dal Crea, il centro di ricerca specializzato del Ministero delle politiche agricole, che è stato rinnovato e reso più efficiente negli ultimi 12 mesi. Proprio il nuovo Crea ha dentro di sé alcune delle più importanti professionalità italiane nel campo della ricerca agroalimentare, come ad esempio lo staff che è stato protagonista del sequenziamento del genoma del frumento con importanti riconoscimenti internazionali . “Vogliamo tutelare al massimo il nostro patrimonio unico di biodiversità – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina - che è il tratto distintivo che fa dell’Italia un punto di riferimento per il mondo a livello agroalimentare. Per farlo investiamo nella ricerca pubblica, concentrando le risorse su un programma di attività che punta su innovazione e sostenibilità. In pochi anni possiamo essere leader sul fronte dell’agricoltura di precisione e delle biotecnologie sostenibili legate al nostro patrimonio colturale. Non siamo all’anno zero e vogliamo mettere a frutto le grandi professionalità dei nostri ricercatori, riconosciute anche a livello internazionale. Investiamo sulle migliori tecnologie per tutelare le nostre produzioni principali, dalla vite all’olivo, dal pesco al pero. Obiettivi chiari e ben definiti, con un percorso che guarda al futuro della nostra agricoltura. Anche in Europa va condotta una discussione definitiva perché queste biotecnologie vengano pienamente riconosciute, anche sotto il profilo giuridico, diversamente dagli Ogm transgenici”.
BIOTECNOLOGIE SOSTENIBILI
Il Piano triennale prevede iniziative di ricerca in laboratorio, a legislazione vigente, con biotecnologie più moderne e sostenibili come il genome editing e la cisgenesi. Questi strumenti possono consentire infatti un impegno mirato di miglioramento genetico senza alterare le caratterizzazioni produttive del sistema agroalimentare, migliorandone le performance anche rispetto alla resistenza alle malattie. I ricercatori italiani sono impegnati su queste frontiere, ma fino ad oggi non erano mai state investite risorse da parte del Governo per finanziare questi studi. Verranno così potenziati i filoni di ricerca già attivi e soprattutto avviati nuovi percorsi sulle colture che caratterizzano di più l’agricoltura italiana. È bene ricordare che per la maggior parte dei prodotti servono ancora anni di studi in laboratorio, prima di poter arrivare eventualmente alla fase sperimentale in campo. Su questo approccio si sono espresse favorevolmente le principali società scientifiche italiane. Tra loro: Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Società Italiana di Genetica Agraria (SIGA), Società Italiana di Biologia Vegetale (SIBV), Società Italiana di Ortoflorofrutticoltura (SOI), Società Italiana di Agronomia (SIA), Società Italiana di Patologia Vegetale (SIPAV), Accademia dei Georgofili, Unione Nazionale delle Accademie per le Scienze Applicate allo Sviluppo dell'Agricoltura, alla Sicurezza Alimentare ed alla Tutela Ambientale (UNASA), Associazione Nazionale Biotecnologi Italiani (ANBI).
TRATTO ESSENZIALE DELLE BIOTECNOLOGIE SOSTENIBILI
Il tratto essenziale che caratterizza queste biotecnologie è dato dal risultato finale ottenuto: i prodotti cisgenici o ottenuti per genome editing, non essendo realizzati con “inserimenti” estranei a quelli propri della specie, sono del tutto simili a prodotti ottenuti per incrocio tradizionale. Il miglioramento genetico vegetale rappresenta uno dei settori attraverso il quale è possibile aumentare competitività, efficienza produttiva e sostenibilità del sistema agricolo, favorendo l’adattamento ai cambiamenti climatici, e contribuendo alla qualità delle produzioni, sia con riferimento al potenziamento delle proprietà salutistiche e nutraceutiche, sia diminuendo la necessità di ricorrere all’uso dei fitofarmaci.
LE COLTURE COINVOLTE
Vite, olivo, pomodoro, pesco, albicocco, agrumi, frumento, melanzana, melo, ciliegio, pioppo.
CASI DI APPLICAZIONE
Negli ultimi anni, l’approccio cisgenico in Italia è stato utilizzato per migliorare la resistenza ai patogeni nel melo, creando ad esempio una mela che resiste alla ticchiolatura. Sempre con studi italiani siamo riusciti a modificare la forma e la crescita nel pioppo o a migliorare la qualità delle proteine nel grano duro, un elemento fondamentale per la nostra tradizione di produzione di pasta. Tutte applicazioni che potranno essere supportate attraverso ricerca in laboratorio in attesa che Bruxelles faccia chiarezza sulla diversità di queste biotecnologie rispetto al transgenico, aspetto che aprirebbe alla possibilità di sperimentazione in campo. L’Italia, insieme all’Olanda e diversi Stati membri, ha già sollevato più volte il tema all’interno del Consiglio dei Ministri dell’Ue e la Commissione europea ha annunciato un primo documento tecnico al riguardo per inizio anno.
BIOTECNOLOGIE SOSTENIBILI DIVERSE DA TRANSGENICO
Diversi documenti redatti da organizzazioni scientifiche europee indicano che i prodotti delle tecniche di cisgenesi e genome editing non rientrano nella casistica degli OGM transgenici, dal momento che esse non sono diverse da quelle ottenibili attraverso un miglioramento genetico convenzionale. Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno già dichiarato che le piante ottenute attraverso il genome editing non sono da considerare OGM – e allo stesso modo si è recentemente espressa anche la Svezia con riferimento a due specifici prodotti – ed è già stato redatto un parere dell’EFSA nel 2012 su richiesta dell’UE in cui si conclude che le piante ottenute per cisgenesi non presentano differenze rispetto a quelle costituite attraverso un normale processo di incrocio.
MARTINA: INVESTIAMO NELLA RICERCA PUBBLICA ANCHE IN CAMPO AGRICOLO
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che sono stati stanziati 21 milioni di euro nella Legge di stabilità per il finanziamento del più importante progetto di ricerca pubblica fatto nel nostro Paese su una frontiera centrale come il miglioramento genetico attraverso biotecnologie sostenibili. Il piano è articolato su tre anni e la regia dell’operazione sarà gestita dal Crea, il centro di ricerca specializzato del Ministero delle politiche agricole, che è stato rinnovato e reso più efficiente negli ultimi 12 mesi. Proprio il nuovo Crea ha dentro di sé alcune delle più importanti professionalità italiane nel campo della ricerca agroalimentare, come ad esempio lo staff che è stato protagonista del sequenziamento del genoma del frumento con importanti riconoscimenti internazionali . “Vogliamo tutelare al massimo il nostro patrimonio unico di biodiversità – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina - che è il tratto distintivo che fa dell’Italia un punto di riferimento per il mondo a livello agroalimentare. Per farlo investiamo nella ricerca pubblica, concentrando le risorse su un programma di attività che punta su innovazione e sostenibilità. In pochi anni possiamo essere leader sul fronte dell’agricoltura di precisione e delle biotecnologie sostenibili legate al nostro patrimonio colturale. Non siamo all’anno zero e vogliamo mettere a frutto le grandi professionalità dei nostri ricercatori, riconosciute anche a livello internazionale. Investiamo sulle migliori tecnologie per tutelare le nostre produzioni principali, dalla vite all’olivo, dal pesco al pero. Obiettivi chiari e ben definiti, con un percorso che guarda al futuro della nostra agricoltura. Anche in Europa va condotta una discussione definitiva perché queste biotecnologie vengano pienamente riconosciute, anche sotto il profilo giuridico, diversamente dagli Ogm transgenici”.
BIOTECNOLOGIE SOSTENIBILI
Il Piano triennale prevede iniziative di ricerca in laboratorio, a legislazione vigente, con biotecnologie più moderne e sostenibili come il genome editing e la cisgenesi. Questi strumenti possono consentire infatti un impegno mirato di miglioramento genetico senza alterare le caratterizzazioni produttive del sistema agroalimentare, migliorandone le performance anche rispetto alla resistenza alle malattie. I ricercatori italiani sono impegnati su queste frontiere, ma fino ad oggi non erano mai state investite risorse da parte del Governo per finanziare questi studi. Verranno così potenziati i filoni di ricerca già attivi e soprattutto avviati nuovi percorsi sulle colture che caratterizzano di più l’agricoltura italiana. È bene ricordare che per la maggior parte dei prodotti servono ancora anni di studi in laboratorio, prima di poter arrivare eventualmente alla fase sperimentale in campo. Su questo approccio si sono espresse favorevolmente le principali società scientifiche italiane. Tra loro: Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Società Italiana di Genetica Agraria (SIGA), Società Italiana di Biologia Vegetale (SIBV), Società Italiana di Ortoflorofrutticoltura (SOI), Società Italiana di Agronomia (SIA), Società Italiana di Patologia Vegetale (SIPAV), Accademia dei Georgofili, Unione Nazionale delle Accademie per le Scienze Applicate allo Sviluppo dell'Agricoltura, alla Sicurezza Alimentare ed alla Tutela Ambientale (UNASA), Associazione Nazionale Biotecnologi Italiani (ANBI).
TRATTO ESSENZIALE DELLE BIOTECNOLOGIE SOSTENIBILI
Il tratto essenziale che caratterizza queste biotecnologie è dato dal risultato finale ottenuto: i prodotti cisgenici o ottenuti per genome editing, non essendo realizzati con “inserimenti” estranei a quelli propri della specie, sono del tutto simili a prodotti ottenuti per incrocio tradizionale. Il miglioramento genetico vegetale rappresenta uno dei settori attraverso il quale è possibile aumentare competitività, efficienza produttiva e sostenibilità del sistema agricolo, favorendo l’adattamento ai cambiamenti climatici, e contribuendo alla qualità delle produzioni, sia con riferimento al potenziamento delle proprietà salutistiche e nutraceutiche, sia diminuendo la necessità di ricorrere all’uso dei fitofarmaci.
LE COLTURE COINVOLTE
Vite, olivo, pomodoro, pesco, albicocco, agrumi, frumento, melanzana, melo, ciliegio, pioppo.
CASI DI APPLICAZIONE
Negli ultimi anni, l’approccio cisgenico in Italia è stato utilizzato per migliorare la resistenza ai patogeni nel melo, creando ad esempio una mela che resiste alla ticchiolatura. Sempre con studi italiani siamo riusciti a modificare la forma e la crescita nel pioppo o a migliorare la qualità delle proteine nel grano duro, un elemento fondamentale per la nostra tradizione di produzione di pasta. Tutte applicazioni che potranno essere supportate attraverso ricerca in laboratorio in attesa che Bruxelles faccia chiarezza sulla diversità di queste biotecnologie rispetto al transgenico, aspetto che aprirebbe alla possibilità di sperimentazione in campo. L’Italia, insieme all’Olanda e diversi Stati membri, ha già sollevato più volte il tema all’interno del Consiglio dei Ministri dell’Ue e la Commissione europea ha annunciato un primo documento tecnico al riguardo per inizio anno.
BIOTECNOLOGIE SOSTENIBILI DIVERSE DA TRANSGENICO
Diversi documenti redatti da organizzazioni scientifiche europee indicano che i prodotti delle tecniche di cisgenesi e genome editing non rientrano nella casistica degli OGM transgenici, dal momento che esse non sono diverse da quelle ottenibili attraverso un miglioramento genetico convenzionale. Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno già dichiarato che le piante ottenute attraverso il genome editing non sono da considerare OGM – e allo stesso modo si è recentemente espressa anche la Svezia con riferimento a due specifici prodotti – ed è già stato redatto un parere dell’EFSA nel 2012 su richiesta dell’UE in cui si conclude che le piante ottenute per cisgenesi non presentano differenze rispetto a quelle costituite attraverso un normale processo di incrocio.
CONFAGRICOLTURA FERRARA: RITORNANO I LUNEDI’ DELL’AGRICOLTURA
Fonte: Confagricoltura Ferrara
Confagricoltura Ferrara organizza seminari che avranno come temi la canapa, le coltivazioni erbacee e l’innovazione in frutticoltura.
Ritorna l’atteso appuntamento con I Lunedì dell’agricoltura, il ciclo di incontri promosso da gennaio a marzo da Confagricoltura Ferrara e rivolto a tutti gli addetti al settore. Come è stato per l’edizione 2015, anche quest’anno sono 3 le date individuate per i seminari di approfondimento dedicati rispettivamente a canapa, coltivazioni erbacee e frutticoltura. Il primo appuntamento è stato lunedì 11 gennaio 2016 dalle ore 10.00 alle 12.00 a Cento, presso la sede della Partecipanza Agraria (c.so Guercino 49/1) con l’incontro dal titolo “Canapa: nuove opportunità”. Sono intervenuti: Gian Paolo Borghi, etnografo e consulente del M.A.F. (Mondo Agricolo Ferrarese), Romano Giovanardi, agronomo e professore dell’Università degli studi di Udine, Simone Beda, ideatore e coordinatore di progetti su base partecipativa in ambito ambientale, agronomico ed ingegneristico, Filippo Borgato, consulente meccanico per numerose aziende del settore. “Visto l’importante riscontro avuto per l’edizione precedente sia in termini di partecipazione che di qualità degli interventi” dichiara Pier Carlo Scaramagli, Presidente di Confagricoltura Ferrara “abbiamo deciso con entusiasmo di riproporre anche quest’anno questi seminari, ideati con il preciso obiettivo di fornire spunti e informazioni utili all’attività agricola”. L’appuntamento successivo sarà l’1 febbraio a Codigoro (saletta sant’Eurosia, in via Riviera Cavallotti 77) per parlare di “Innovazioni nelle coltivazioni erbacee e prospettive di mercato delle principali commodities”, con gli interventi di Enrico Gambi (Presidente Sezione Cerealicola Provinciale, Regionale e Nazionale di Confagricoltura Ferrara), di Cristiano Salvagnin (Presidente delegazione di Comacchio di Confagricoltura) e di Massimo Salvagnin (Imprenditore Agricolo). Ultima data quella del 7 marzo a Ferrara, presso la sede di Confagricoltura Ferrara, nella quale saranno presentati i principali risultati delle sperimentazioni nel frutteto dimostrativo della Fondazione Navarra. Il convegno “Innovazione in frutticoltura” sarà infatti tenuto da alcuni rappresentanti della Fondazione Navarra tra cui il Presidente Luigi Fenati, Fabio Galli (responsabile del Coordinamento Attività Sperimentali e Divulgazione) e Michele Mariani (consulente tecnico scientifico Area Frutticola Fondazione Navarra e Consulente “Alimenta SRL”).
Confagricoltura Ferrara organizza seminari che avranno come temi la canapa, le coltivazioni erbacee e l’innovazione in frutticoltura.
Ritorna l’atteso appuntamento con I Lunedì dell’agricoltura, il ciclo di incontri promosso da gennaio a marzo da Confagricoltura Ferrara e rivolto a tutti gli addetti al settore. Come è stato per l’edizione 2015, anche quest’anno sono 3 le date individuate per i seminari di approfondimento dedicati rispettivamente a canapa, coltivazioni erbacee e frutticoltura. Il primo appuntamento è stato lunedì 11 gennaio 2016 dalle ore 10.00 alle 12.00 a Cento, presso la sede della Partecipanza Agraria (c.so Guercino 49/1) con l’incontro dal titolo “Canapa: nuove opportunità”. Sono intervenuti: Gian Paolo Borghi, etnografo e consulente del M.A.F. (Mondo Agricolo Ferrarese), Romano Giovanardi, agronomo e professore dell’Università degli studi di Udine, Simone Beda, ideatore e coordinatore di progetti su base partecipativa in ambito ambientale, agronomico ed ingegneristico, Filippo Borgato, consulente meccanico per numerose aziende del settore. “Visto l’importante riscontro avuto per l’edizione precedente sia in termini di partecipazione che di qualità degli interventi” dichiara Pier Carlo Scaramagli, Presidente di Confagricoltura Ferrara “abbiamo deciso con entusiasmo di riproporre anche quest’anno questi seminari, ideati con il preciso obiettivo di fornire spunti e informazioni utili all’attività agricola”. L’appuntamento successivo sarà l’1 febbraio a Codigoro (saletta sant’Eurosia, in via Riviera Cavallotti 77) per parlare di “Innovazioni nelle coltivazioni erbacee e prospettive di mercato delle principali commodities”, con gli interventi di Enrico Gambi (Presidente Sezione Cerealicola Provinciale, Regionale e Nazionale di Confagricoltura Ferrara), di Cristiano Salvagnin (Presidente delegazione di Comacchio di Confagricoltura) e di Massimo Salvagnin (Imprenditore Agricolo). Ultima data quella del 7 marzo a Ferrara, presso la sede di Confagricoltura Ferrara, nella quale saranno presentati i principali risultati delle sperimentazioni nel frutteto dimostrativo della Fondazione Navarra. Il convegno “Innovazione in frutticoltura” sarà infatti tenuto da alcuni rappresentanti della Fondazione Navarra tra cui il Presidente Luigi Fenati, Fabio Galli (responsabile del Coordinamento Attività Sperimentali e Divulgazione) e Michele Mariani (consulente tecnico scientifico Area Frutticola Fondazione Navarra e Consulente “Alimenta SRL”).
ACQUACOLTURA - LA REGIONE STANZIA 500MILA EURO PER LE IMPRESE DEL SETTORE. DOMANDE FINO AL 27 GENNAIO
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione
Contributi fino al 40% per l'ammodernamento degli impianti. Caselli: un'opportunità, frutto di precedenti economie, per sostenere la competitività.
In arrivo nuove risorse per l’acquacoltura. Si tratta di 500 mila euro stanziati dalla Regione Emilia-Romagna attraverso il Fep, il Fondo europeo per la pesca 2007-2013. Finanzieranno l’acquisto, da parte delle imprese del settore, di attrezzature per l’ampliamento e l’ammodernamento degli impianti di produzione. “Questo bando coglie un'opportunità offerta da Ue e Ministero in chiusura della programmazione comunitaria 2007-2013 e in attesa di avviare quella relativa al settennato 20014-2020 – spiega l'assessore regionale all'agricoltura, caccia e pesca Simona Caselli – nonostante i tempi ristretti a disposizione la Regione Emilia-Romagna ha deciso di mettere a disposizione ulteriori risorse frutto di precedenti economie, a beneficio delle aziende che hanno realizzato investimenti per rendere più competitiva la propria attività”. Il bando infatti permette di concedere contributi fino al 40% delle spese sostenute per attrezzature acquistate entro il 31 dicembre 2015. Le domande possono essere presentate da giovedì 7, fino al 27 gennaio. La modulistica è disponibile sul sito E-R Agricoltura e Pesca alla pagina: http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/fep/temi/fep-fondo-europeo-per-la-pesca/documenti-fep/bando-2015-misura-2-1.1
Contributi fino al 40% per l'ammodernamento degli impianti. Caselli: un'opportunità, frutto di precedenti economie, per sostenere la competitività.
In arrivo nuove risorse per l’acquacoltura. Si tratta di 500 mila euro stanziati dalla Regione Emilia-Romagna attraverso il Fep, il Fondo europeo per la pesca 2007-2013. Finanzieranno l’acquisto, da parte delle imprese del settore, di attrezzature per l’ampliamento e l’ammodernamento degli impianti di produzione. “Questo bando coglie un'opportunità offerta da Ue e Ministero in chiusura della programmazione comunitaria 2007-2013 e in attesa di avviare quella relativa al settennato 20014-2020 – spiega l'assessore regionale all'agricoltura, caccia e pesca Simona Caselli – nonostante i tempi ristretti a disposizione la Regione Emilia-Romagna ha deciso di mettere a disposizione ulteriori risorse frutto di precedenti economie, a beneficio delle aziende che hanno realizzato investimenti per rendere più competitiva la propria attività”. Il bando infatti permette di concedere contributi fino al 40% delle spese sostenute per attrezzature acquistate entro il 31 dicembre 2015. Le domande possono essere presentate da giovedì 7, fino al 27 gennaio. La modulistica è disponibile sul sito E-R Agricoltura e Pesca alla pagina: http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/fep/temi/fep-fondo-europeo-per-la-pesca/documenti-fep/bando-2015-misura-2-1.1
IL COMMENTO DI AGRINSIEME FERRARA SULLA LEGGE DI STABILITA’
Fonte: Ufficio Stampa Confagricoltura Ferrara
“I provvedimenti di carattere agricolo contenuti all’interno della legge di stabilità 2016, dimostrano un’accresciuta attenzione da parte del Governo verso il settore quanto mai opportuna, dato che i bilanci 2015 delle aziende agricole sono tra i peggiori degli ultimi anni”. Lo afferma Pier Carlo Scaramagli, Coordinatore di Agrinsieme Ferrara, che prosegue “L’abolizione dell’Imu ancorché parziale, in quanto limitata ai Coltivatori diretti ed agli Imprenditori Professionali, così come quella dell’Irap, unite all’aumento delle compensazioni Iva per il settore lattiero-caseario e delle carni, ed alla stabilizzazione delle misure per le agroenergie ed il biogas, rappresentano una base di partenza per cercare di invertire la rotta della crisi. Ma occorre ora un progetto di sviluppo e di rilancio dell’agricoltura, perché settori importanti per la nostra provincia, dall’ortofrutta ai cereali, sono in forte sofferenza e richiedono urgenti azioni di valorizzazione e di promozione da realizzare all’interno di un disegno strategico di politica agricola”. Tornando alla legge di stabilità, il coordinatore di Agrinsieme Ferrara osserva come l’esclusione dal pagamento dall’Imu dei soli CD e IAP determini una discriminazione ingiustificata e pericolosa, perché rischia di mettere fuori mercato diverse aziende, anche importanti sotto il profilo occupazionale. “Tra l’altro, il mancato esonero dal pagamento dell’Imu per chi affitta i terreni a giovani agricoltori (come richiesto dalle Organizzazioni del coordinamento Agrinsieme) è senz’altro un’occasione persa e rappresenta un ulteriore ostacolo per l’immissione di forze nuove in un settore che ha necessità di ricambio generazionale e che nell’ultimo anno ha visto un calo del 7,54% di aziende condotte da under 35 - afferma Scaramagli - Si verificherà un fatto paradossale, ovvero che a pagare l’Imu saranno soprattutto i pensionati dell’agricoltura, che si vedranno obbligati a scaricare parte del costo dell’imposta sull’affittuario; si è voluto eliminare totalmente l’Imu nelle zone montane e svantaggiate, mentre sarebbe stato preferibile ripartire il tributo su un’ampia platea di soggetti, in modo da ridurre drasticamente l’imposizione pro-capite. Da sottolineare inoltre, per chi non possiede la qualifica di IAP o CD, l’innalzamento dell’imposta di registro per l’acquisto di terreni dal 12% al 15%, nonché l’aumento della rivalutazione nella misura del 30% dei redditi dominicali ed agrari dei terreni. Premesse le contraddizioni sopra enunciate - conclude il Coordinatore provinciale di Agrinsieme - resta un giudizio sostanzialmente positivo di questa legge di stabilità, che come richiesto dalle Organizzazioni appartenenti al coordinamento Agrinsieme nel corso delle tante manifestazioni svoltesi nel 2015 su tutto il territorio nazionale, per la prima volta dopo anni alleggerisce la pressione tributaria su (molte) aziende agricole, consentendo di recuperare risorse che potranno essere utilizzate per gli investimenti. Solo attraverso una sempre maggiore valorizzazione dell’agricoltura, che si concretizza mediante una soddisfacente remunerazione per le imprese, il sistema agroalimentare Made in Italy potrà trarre considerevoli benefici e con esso l’intera economia nazionale”.
“I provvedimenti di carattere agricolo contenuti all’interno della legge di stabilità 2016, dimostrano un’accresciuta attenzione da parte del Governo verso il settore quanto mai opportuna, dato che i bilanci 2015 delle aziende agricole sono tra i peggiori degli ultimi anni”. Lo afferma Pier Carlo Scaramagli, Coordinatore di Agrinsieme Ferrara, che prosegue “L’abolizione dell’Imu ancorché parziale, in quanto limitata ai Coltivatori diretti ed agli Imprenditori Professionali, così come quella dell’Irap, unite all’aumento delle compensazioni Iva per il settore lattiero-caseario e delle carni, ed alla stabilizzazione delle misure per le agroenergie ed il biogas, rappresentano una base di partenza per cercare di invertire la rotta della crisi. Ma occorre ora un progetto di sviluppo e di rilancio dell’agricoltura, perché settori importanti per la nostra provincia, dall’ortofrutta ai cereali, sono in forte sofferenza e richiedono urgenti azioni di valorizzazione e di promozione da realizzare all’interno di un disegno strategico di politica agricola”. Tornando alla legge di stabilità, il coordinatore di Agrinsieme Ferrara osserva come l’esclusione dal pagamento dall’Imu dei soli CD e IAP determini una discriminazione ingiustificata e pericolosa, perché rischia di mettere fuori mercato diverse aziende, anche importanti sotto il profilo occupazionale. “Tra l’altro, il mancato esonero dal pagamento dell’Imu per chi affitta i terreni a giovani agricoltori (come richiesto dalle Organizzazioni del coordinamento Agrinsieme) è senz’altro un’occasione persa e rappresenta un ulteriore ostacolo per l’immissione di forze nuove in un settore che ha necessità di ricambio generazionale e che nell’ultimo anno ha visto un calo del 7,54% di aziende condotte da under 35 - afferma Scaramagli - Si verificherà un fatto paradossale, ovvero che a pagare l’Imu saranno soprattutto i pensionati dell’agricoltura, che si vedranno obbligati a scaricare parte del costo dell’imposta sull’affittuario; si è voluto eliminare totalmente l’Imu nelle zone montane e svantaggiate, mentre sarebbe stato preferibile ripartire il tributo su un’ampia platea di soggetti, in modo da ridurre drasticamente l’imposizione pro-capite. Da sottolineare inoltre, per chi non possiede la qualifica di IAP o CD, l’innalzamento dell’imposta di registro per l’acquisto di terreni dal 12% al 15%, nonché l’aumento della rivalutazione nella misura del 30% dei redditi dominicali ed agrari dei terreni. Premesse le contraddizioni sopra enunciate - conclude il Coordinatore provinciale di Agrinsieme - resta un giudizio sostanzialmente positivo di questa legge di stabilità, che come richiesto dalle Organizzazioni appartenenti al coordinamento Agrinsieme nel corso delle tante manifestazioni svoltesi nel 2015 su tutto il territorio nazionale, per la prima volta dopo anni alleggerisce la pressione tributaria su (molte) aziende agricole, consentendo di recuperare risorse che potranno essere utilizzate per gli investimenti. Solo attraverso una sempre maggiore valorizzazione dell’agricoltura, che si concretizza mediante una soddisfacente remunerazione per le imprese, il sistema agroalimentare Made in Italy potrà trarre considerevoli benefici e con esso l’intera economia nazionale”.
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Confagricoltura Ferrara,
legge di stabilità 2016
CIA FERRARA: ASSEMBLEA PROVINCIALE DEDICATA AI GIOVANI AGRICOLTORI
Fonte: Ufficio Stampa Cia Ferrara
L’accesso alla terra, la riduzione dell’Imu e il futuro dei giovani agricoltori al centro dell’incontro annuale degli associati a Cia Ferrara
Un’assemblea provinciale completamente dedicata al ruolo dei giovani in agricoltura quella organizzata da Cia Ferrara lo scorso 29 dicembre presso l’Agriturismo “La Rocchetta” di Ferrara. Giovani protagonisti del futuro dell’economia agricola, ma ancora “bloccati” sotto molti punti di vista, primo fra tutti il difficile accesso alla terra per chi non ha una storia agricola famigliare. Nel corso dell’assemblea il presidente provinciale, Stefano Calderoni, ha fatto il punto sui provvedimenti urgenti e necessari per cambiare le regole di accesso al settore e consentire a una nuova generazione di produttori di mettere a disposizione competenze e spirito di iniziativa per dare un volto nuovo all’agricoltura. «Sembra quasi una banalità affermare – ha spiegato Stefano Calderoni, in apertura di assemblea – che i giovani sono il futuro del mondo agricolo, quelli che dovranno raccogliere il testimone e dare nuova linfa e slancio al settore. Sarebbe una banalità se il cosiddetto ricambio generazionale fosse un processo scontato e semplice. Ma sappiamo tutti che non è così e che per un ragazzo diventare agricoltore è un percorso a ostacoli: il primo e più grande è accedere alla terra, in particolare per chi non può contare su un terreno di famiglia. Per iniziare a cambiare questa tendenza la nostra associazione – ha continuato Calderoni – ha chiesto, proprio in questi giorni, di inserire nel “Progetto Comacchio 2015/2020” (un patto tra istituzioni e tutti gli attori sociali per lo sviluppo territoriale) la concessione delle terre pubbliche comunali ai giovani agricoltori under 40. Un’idea che vorremmo estendere a tutti i Comuni del territorio, per mettere a disposizione molti ettari di terreno che diventerebbero produttivi e sarebbero così fortemente valorizzati. Un altro provvedimento che stiamo proponendo sempre a livello comunale è la riduzione dell’Imu per chi affitta un terreno a un giovane agricoltore, almeno per quelli che abbiano una parentela di primo grado con l’affittuario. Perché è vero che è più semplice affittare la terra piuttosto che acquistarla ma è altrettanto vero che gli affitti sono alti – chi affitta paga le tasse sui terreni che gravano ovviamente sul canone d’affitto – e sicuramente ridurre le tasse potrebbe incentivare il passaggio dei terreni. I giovani agricoltori sono ormai diplomati o laureati, hanno spirito imprenditoriale e voglia di cambiare profondamente l’agricoltura, portando innovazione e nuove idee. E sarebbe un vero spreco di competenze e iniziativa vedere un’intera generazione tagliata fuori da un settore fondamentale per l’economia.» E se l’assemblea di Cia Ferrara ha guardato decisamente verso il futuro non è mancato un importante momento dedicato alla sua storia. E’ stato, infatti, consegnato un importante riconoscimento a dieci soci fondatori di Cia Ferrara: Giovanni Ghedini, Rino Caselli, Manes Gnani, Osvaldo Marchesi, Delvino Bui, Giuseppe Frignani, Andrea Bersani, Giacinto Ghirardelli, Angelo Felloni e Ferdinando Badiale. Un modo per valorizzare il loro ruolo di i protagonisti in momento storico fatto di lotte e grande impegno per costruire le fondamenta dell’associazione.
L’accesso alla terra, la riduzione dell’Imu e il futuro dei giovani agricoltori al centro dell’incontro annuale degli associati a Cia Ferrara
Un’assemblea provinciale completamente dedicata al ruolo dei giovani in agricoltura quella organizzata da Cia Ferrara lo scorso 29 dicembre presso l’Agriturismo “La Rocchetta” di Ferrara. Giovani protagonisti del futuro dell’economia agricola, ma ancora “bloccati” sotto molti punti di vista, primo fra tutti il difficile accesso alla terra per chi non ha una storia agricola famigliare. Nel corso dell’assemblea il presidente provinciale, Stefano Calderoni, ha fatto il punto sui provvedimenti urgenti e necessari per cambiare le regole di accesso al settore e consentire a una nuova generazione di produttori di mettere a disposizione competenze e spirito di iniziativa per dare un volto nuovo all’agricoltura. «Sembra quasi una banalità affermare – ha spiegato Stefano Calderoni, in apertura di assemblea – che i giovani sono il futuro del mondo agricolo, quelli che dovranno raccogliere il testimone e dare nuova linfa e slancio al settore. Sarebbe una banalità se il cosiddetto ricambio generazionale fosse un processo scontato e semplice. Ma sappiamo tutti che non è così e che per un ragazzo diventare agricoltore è un percorso a ostacoli: il primo e più grande è accedere alla terra, in particolare per chi non può contare su un terreno di famiglia. Per iniziare a cambiare questa tendenza la nostra associazione – ha continuato Calderoni – ha chiesto, proprio in questi giorni, di inserire nel “Progetto Comacchio 2015/2020” (un patto tra istituzioni e tutti gli attori sociali per lo sviluppo territoriale) la concessione delle terre pubbliche comunali ai giovani agricoltori under 40. Un’idea che vorremmo estendere a tutti i Comuni del territorio, per mettere a disposizione molti ettari di terreno che diventerebbero produttivi e sarebbero così fortemente valorizzati. Un altro provvedimento che stiamo proponendo sempre a livello comunale è la riduzione dell’Imu per chi affitta un terreno a un giovane agricoltore, almeno per quelli che abbiano una parentela di primo grado con l’affittuario. Perché è vero che è più semplice affittare la terra piuttosto che acquistarla ma è altrettanto vero che gli affitti sono alti – chi affitta paga le tasse sui terreni che gravano ovviamente sul canone d’affitto – e sicuramente ridurre le tasse potrebbe incentivare il passaggio dei terreni. I giovani agricoltori sono ormai diplomati o laureati, hanno spirito imprenditoriale e voglia di cambiare profondamente l’agricoltura, portando innovazione e nuove idee. E sarebbe un vero spreco di competenze e iniziativa vedere un’intera generazione tagliata fuori da un settore fondamentale per l’economia.» E se l’assemblea di Cia Ferrara ha guardato decisamente verso il futuro non è mancato un importante momento dedicato alla sua storia. E’ stato, infatti, consegnato un importante riconoscimento a dieci soci fondatori di Cia Ferrara: Giovanni Ghedini, Rino Caselli, Manes Gnani, Osvaldo Marchesi, Delvino Bui, Giuseppe Frignani, Andrea Bersani, Giacinto Ghirardelli, Angelo Felloni e Ferdinando Badiale. Un modo per valorizzare il loro ruolo di i protagonisti in momento storico fatto di lotte e grande impegno per costruire le fondamenta dell’associazione.
RIFORMA PROVINCE, AL VIA I 9 SERVIZI TERRITORIALI AGRICOLTURA, CACCIA E PESCA. CASELLI: NESSUN CAMBIAMENTO PER L'UTENZA. AI NUOVI FUNZIONARI IL BENVENUTO E UN AUGURIO DI BUON LAVORO
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione
Su 1211 lavoratori che dalle Province e dalla Città metropolitana arrivano in Regione, 474 interessano il comparto agricolo, caccia e pesca
Al via i 9 Servizi territoriali Agricoltura, caccia e pesca della Regione Emilia-Romagna. Operativi dal 1° gennaio 2016, rappresentano uno dei principali effetti della legge regionale di riordino istituzionale in applicazione della riforma Delrio delle Province. Su 1211 lavoratori che con il nuovo anno passeranno dalla pianta organica delle Province e della Città metropolitana di Bologna a quella della Regione, 474 interessano i settori agricoltura, caccia e pesca. Si tratta tuttavia di personale che continuerà ad esercitare le proprie funzioni localmente, nell’ambito appunto dei nuovi servizi territoriali regionali istituiti con la delibera regionale n.2185 del 21 dicembre scorso. Nessun cambiamento dunque per l’utenza. Il passaggio al nuovo assetto infatti è stato pensato per garantire la continuità di esercizio delle funzioni e dei servizi erogati. "Ora siamo impegnati sulla macchina organizzativa – ha commentato l’assessore regionale all’agricoltura caccia e pesca Simona Caselli - stiamo infatti lavorando per l’omogeneizzazione dei procedimenti, lo snellimento delle procedure e l’ottimizzazione dei carichi di lavoro. Mi sento dunque di rassicurare i cittadini, a partire dalle aziende agricole che potranno continuare a contare su interlocutori preparati e competenti, mentre ai nuovi funzionari regionali do il benvenuto e rivolgo un sincero augurio di buon lavoro”. Una parte delle funzioni in materia agricola erano in capo alle Comunità montane. Per i circa 15 funzionari che lavorano in questi enti il passaggio alla Regione è posticipato di alcuni mesi e sarà operativo dal 1° aprile 2016.
Qui i nove Servizi territoriali agricoltura, caccia pesca:
http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/comunicati-stampa/2016/gennaio/nuovi-servizio-territoriale-agricoltura-caccia-e-pesca
Su 1211 lavoratori che dalle Province e dalla Città metropolitana arrivano in Regione, 474 interessano il comparto agricolo, caccia e pesca
Al via i 9 Servizi territoriali Agricoltura, caccia e pesca della Regione Emilia-Romagna. Operativi dal 1° gennaio 2016, rappresentano uno dei principali effetti della legge regionale di riordino istituzionale in applicazione della riforma Delrio delle Province. Su 1211 lavoratori che con il nuovo anno passeranno dalla pianta organica delle Province e della Città metropolitana di Bologna a quella della Regione, 474 interessano i settori agricoltura, caccia e pesca. Si tratta tuttavia di personale che continuerà ad esercitare le proprie funzioni localmente, nell’ambito appunto dei nuovi servizi territoriali regionali istituiti con la delibera regionale n.2185 del 21 dicembre scorso. Nessun cambiamento dunque per l’utenza. Il passaggio al nuovo assetto infatti è stato pensato per garantire la continuità di esercizio delle funzioni e dei servizi erogati. "Ora siamo impegnati sulla macchina organizzativa – ha commentato l’assessore regionale all’agricoltura caccia e pesca Simona Caselli - stiamo infatti lavorando per l’omogeneizzazione dei procedimenti, lo snellimento delle procedure e l’ottimizzazione dei carichi di lavoro. Mi sento dunque di rassicurare i cittadini, a partire dalle aziende agricole che potranno continuare a contare su interlocutori preparati e competenti, mentre ai nuovi funzionari regionali do il benvenuto e rivolgo un sincero augurio di buon lavoro”. Una parte delle funzioni in materia agricola erano in capo alle Comunità montane. Per i circa 15 funzionari che lavorano in questi enti il passaggio alla Regione è posticipato di alcuni mesi e sarà operativo dal 1° aprile 2016.
Qui i nove Servizi territoriali agricoltura, caccia pesca:
http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/comunicati-stampa/2016/gennaio/nuovi-servizio-territoriale-agricoltura-caccia-e-pesca
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