FONTE: REGIONE EMILIA - ROMAGNA
Nel 2012 un polo per la produzione di energia rinnovabile. Rabboni: una concreta prospettiva occupazionale per tutti i lavoratori e di sviluppo dell'area
Bologna - Un polo per la produzione di energia elettrica e termica da fonti rinnovabili dalla potenza complessiva non inferiore a 4 megawatt. E’ quanto verrà realizzato a San Pietro in Casale grazie all’accordo di riconversione dell’ex zuccherificio Sfir firmato oggi a Bologna da Regione, Provincia di Bologna, Comune di San Pietro in Casale, Sfir e organizzazioni sindacali.
Composto da impianti di diverse tecnologie, ciascuno dei quali comunque con potenza non superiore al megawatt, il polo dovrà essere operativo nei primi mesi del 2012, mentre entro la fine del 2011 dovranno essere completate le procedure di autorizzazione e avviata la costruzione. Il costo complessivo è di 10 milioni di euro, ma l’accordo prevede anche, in una seconda fase, la realizzazione nell’area dell’ex zuccherificio di un’attività manifatturiera per la produzione di componenti per impianti di produzione di energia rinnovabile.
Grazie a questo nuovo progetto industriale, la cui realizzazione sarà oggetto di una verifica mensile ad opera delle parti, potranno finalmente trovare uno sbocco occupazionale tutti i lavoratori in forza all’ex zuccherificio Sfir, che al momento sono 16.
“Dopo le incertezze seguite alla sospensione del precedente progetto per la realizzazione di contenitori alimentari biodegradabili - ha detto l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni - con l’accordo odierno viene finalmente offerta una nuova concreta prospettiva occupazionale ai lavoratori che da molti anni attendono un’occupazione. E’ un risultato atteso e positivo che offre anche un'opportunità di sviluppo al territorio, scongiurando nel contempo il rischio di impatti negativi sull’ambiente grazie alla realizzazione di impianti di piccola taglia”.
lunedì 3 gennaio 2011
Medesano, firmato in Regione l'accordo per la realizzazione di invasi ad uso irriguo per l'area del Parmigiano Reggiano.
FONTE: REGIONE EMILIA - ROMAGNA
Rabboni: un esempio di sinergia tra pubblico e privato in linea con quanto previsto dalle disposizioni regionali per limitare l'uso delle risorse idriche
Bologna - Nel comune di Medesano (PR), verranno realizzati invasi ad uso irriguo - per una capacità complessiva di circa 2 milioni di metri cubi – per integrare nei mesi estivi le derivazioni dal fiume Taro e fornire acqua ad un’area , quella del comprensorio irriguo Sanvitale, caratterizzata da una rilevante presenza di prati stabili destinati all’alimentazione del bestiame da latte per la produzione di Parmigiano Reggiano.
È quanto prevede l’accordo firmato oggi a Bologna tra Regione Emilia-Romagna, Provincia di Parma, Comune di Medesano e Consorzio della Bonifica Parmense.
La progressiva diminuzione delle disponibilità irrigue rischiava infatti di mettere in crisi, con pesanti ripercussioni economiche, una coltura di grande valore ambientale e storico ma particolarmente idroesigente, che nell’alta pianura reggiana e parmense viene praticata sin dal Medioevo. “E’ un esempio – ha detto l’assessore regionale all’agricoltura, Tiberio Rabboni - di concreta sinergia tra Enti pubblici e privati per la realizzazione di opere di grande interesse per la collettività. I quantitativi di inerti derivanti dallo scavo dei bacini sono previsti nel Piano infraregionale delle attività estrattive della Provincia di Parma e al termine dell’estrazione la cava sarà recuperata come invaso a fini irrigui con costi a carico dei cavatori. Gli Enti pubblici provvederanno alla sola realizzazione delle opere complementari quali la presa dal corso d’acqua nei periodi di piena e il collegamento e scarico nel canale irriguo. A lavori ultimati, il Consorzio della bonifica parmense assumerà la gestione degli invasi e garantirà la successiva manutenzione”.
L’accordo firmato oggi tiene conto di quanto previsto dalle politiche regionali in materia di contenimento del consumo della risorsa idrica. In particolare della necessità di non accentuare lo stress dei prelievi da falda e di annullare, entro il 2016, i prelievi in eccesso rispetto al minimo deflusso vitale stabilito per i corsi d’acqua appenninici.
Rabboni: un esempio di sinergia tra pubblico e privato in linea con quanto previsto dalle disposizioni regionali per limitare l'uso delle risorse idriche
Bologna - Nel comune di Medesano (PR), verranno realizzati invasi ad uso irriguo - per una capacità complessiva di circa 2 milioni di metri cubi – per integrare nei mesi estivi le derivazioni dal fiume Taro e fornire acqua ad un’area , quella del comprensorio irriguo Sanvitale, caratterizzata da una rilevante presenza di prati stabili destinati all’alimentazione del bestiame da latte per la produzione di Parmigiano Reggiano.
È quanto prevede l’accordo firmato oggi a Bologna tra Regione Emilia-Romagna, Provincia di Parma, Comune di Medesano e Consorzio della Bonifica Parmense.
La progressiva diminuzione delle disponibilità irrigue rischiava infatti di mettere in crisi, con pesanti ripercussioni economiche, una coltura di grande valore ambientale e storico ma particolarmente idroesigente, che nell’alta pianura reggiana e parmense viene praticata sin dal Medioevo. “E’ un esempio – ha detto l’assessore regionale all’agricoltura, Tiberio Rabboni - di concreta sinergia tra Enti pubblici e privati per la realizzazione di opere di grande interesse per la collettività. I quantitativi di inerti derivanti dallo scavo dei bacini sono previsti nel Piano infraregionale delle attività estrattive della Provincia di Parma e al termine dell’estrazione la cava sarà recuperata come invaso a fini irrigui con costi a carico dei cavatori. Gli Enti pubblici provvederanno alla sola realizzazione delle opere complementari quali la presa dal corso d’acqua nei periodi di piena e il collegamento e scarico nel canale irriguo. A lavori ultimati, il Consorzio della bonifica parmense assumerà la gestione degli invasi e garantirà la successiva manutenzione”.
L’accordo firmato oggi tiene conto di quanto previsto dalle politiche regionali in materia di contenimento del consumo della risorsa idrica. In particolare della necessità di non accentuare lo stress dei prelievi da falda e di annullare, entro il 2016, i prelievi in eccesso rispetto al minimo deflusso vitale stabilito per i corsi d’acqua appenninici.
TRACCIABILITA’ RIFIUTI. CONFAGRICOLTURA: BENE LA PROROGA PER UN APPROCCIO GRADUALE ALLE NOVITA’ INTRODOTTE DAL SISTRI
FONTE: CONFAGRICOLTURA
La proroga di cinque mesi del periodo transitorio di operatività del Sistri e del sistema sanzionatorio, annunciata dal ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, è stata accolta con soddisfazione da Confagricoltura.
“Così - sottolinea l’Organizzazione - si tiene conto degli oggettivi problemi riscontrati sul territorio, a pochi giorni dall’entrata in vigore delle sanzioni, prevista per il primo gennaio 2011; e si consente a tutto il sistema imprenditoriale di adeguarsi alle nuove complesse procedure e attuare gli interventi sul sistema informatico e gestionale indispensabili per operare nel rispetto delle disposizioni di legge”.
Per raggiungere questi obiettivi - prosegue Confagricoltura - sarà determinante il Comitato di indirizzo, con la partecipazione delle organizzazioni imprenditoriali, la cui istituzione è stata annunciata dal ministro dell’Ambiente, con il compito di verificare periodicamente lo stato di avanzamento del Sistri al fine di garantirne l'operatività entro la nuova data prevista.
Sottolinea l’Organizzazione degli imprenditori agricoli: “L’ulteriore periodo di tempo concesso per l‘adeguamento alle novità introdotte dal sistema di tracciabilità dei rifiuti, congiuntamente alle altre specifiche semplificazioni previste per il settore agricolo all’interno del decreto legislativo 205/10 che recepisce la direttiva rifiuti, recentemente pubblicato, consentirà, come sollecitato da Confagricoltura, una applicazione graduale del Sistri”.
D’altra parte le aziende agricole soggette al Sistri hanno riscontrato problemi analoghi alle altre attività imprenditoriali: ritardi nella distribuzione dei dispositivi Usb e nell'installazione delle black box, alcuni difetti strutturali nell'hardware e nel software, formazione degli operatori ancora insufficiente.
Tra le richieste specifiche avanzate da Confagricoltura al ministero dell’Ambiente, ci sono quelle di completare a livello territoriale una serie di attività; dalla sottoscrizione delle convenzioni per ottenere l’esenzione transitoria per le imprese agricole produttrici di rifiuti pericolosi fino a 100 kg/litro, alla definizione di specifici accordi di programma a livello provinciale volti a gestire in maniera ottimale e semplificata il sistema (su questo aspetto sono stati già avviati contatti con l’Unione delle Province d’Italia).
La proroga di cinque mesi del periodo transitorio di operatività del Sistri e del sistema sanzionatorio, annunciata dal ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, è stata accolta con soddisfazione da Confagricoltura.
“Così - sottolinea l’Organizzazione - si tiene conto degli oggettivi problemi riscontrati sul territorio, a pochi giorni dall’entrata in vigore delle sanzioni, prevista per il primo gennaio 2011; e si consente a tutto il sistema imprenditoriale di adeguarsi alle nuove complesse procedure e attuare gli interventi sul sistema informatico e gestionale indispensabili per operare nel rispetto delle disposizioni di legge”.
Per raggiungere questi obiettivi - prosegue Confagricoltura - sarà determinante il Comitato di indirizzo, con la partecipazione delle organizzazioni imprenditoriali, la cui istituzione è stata annunciata dal ministro dell’Ambiente, con il compito di verificare periodicamente lo stato di avanzamento del Sistri al fine di garantirne l'operatività entro la nuova data prevista.
Sottolinea l’Organizzazione degli imprenditori agricoli: “L’ulteriore periodo di tempo concesso per l‘adeguamento alle novità introdotte dal sistema di tracciabilità dei rifiuti, congiuntamente alle altre specifiche semplificazioni previste per il settore agricolo all’interno del decreto legislativo 205/10 che recepisce la direttiva rifiuti, recentemente pubblicato, consentirà, come sollecitato da Confagricoltura, una applicazione graduale del Sistri”.
D’altra parte le aziende agricole soggette al Sistri hanno riscontrato problemi analoghi alle altre attività imprenditoriali: ritardi nella distribuzione dei dispositivi Usb e nell'installazione delle black box, alcuni difetti strutturali nell'hardware e nel software, formazione degli operatori ancora insufficiente.
Tra le richieste specifiche avanzate da Confagricoltura al ministero dell’Ambiente, ci sono quelle di completare a livello territoriale una serie di attività; dalla sottoscrizione delle convenzioni per ottenere l’esenzione transitoria per le imprese agricole produttrici di rifiuti pericolosi fino a 100 kg/litro, alla definizione di specifici accordi di programma a livello provinciale volti a gestire in maniera ottimale e semplificata il sistema (su questo aspetto sono stati già avviati contatti con l’Unione delle Province d’Italia).
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Barbabietola da zucchero, 1,5 milioni di euro a sostegno dei produttori che adotteranno tecniche di produzione "verdi".
FONTE: REGIONE EMILIA - ROMAGNA
Rabboni: "mantenere in attività il comparto bieticolo-saccarifero è un obiettivo prioritario per questa Regione". Il provvedimento nella legge di bilancio approvata ieri dall'Assemblea legislativa
Bologna - Ammontano a 1,5 milioni di euro le risorse in arrivo nel 2011 per il mantenimento della produzione bieticola sul territorio regionale. E’ quanto prevede un articolo della legge “finanziaria” regionale approvato ieri in Assemblea Legislativa. Le risorse stanziate sono destinate in particolare alle aziende agricole che adotteranno di tecniche di coltivazione e produzione che prevedano specifiche misure “agro-ambientali” e verranno erogate attraverso un bando che sarà emanato dalla Giunta regionale a febbraio.
“L’impegno della Regione – ha sottolineato l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni - testimonia il notevole sforzo che viene fatto per mantenere una coltivazione che, dopo essere stata fortemente penalizzata dalla scellerata riforma comunitaria del settore, sta per affrontare un’annata particolarmente critica”. Nel 2011 infatti da un lato verranno a mancare gli aiuti previsti dalla riforma nel periodo transitorio, dall’altro non sarà pienamente a regime il sostegno previsto per il miglioramento della qualità, in quanto solo dal 2012 in poi verrà stanziato l’intero plafond di 19,7 milioni di euro, con un incremento rispetto al 2011 di circa 5 milioni a livello nazionale.”
“Questo stanziamento – ha aggiunto Rabboni - concorre alla competitività dell’anello più debole della filiera, quello agricolo, che, nonostante i grandi progressi fatti dall’avvio della riforma nel 2006, potrebbe quest’anno non essere in grado di garantire il pieno approvvigionamento delle fabbriche, minando la sostenibilità dell’intero comparto e vanificando tutti gli sforzi finanziari, organizzativi e professionali che il comparto ha fatto negli ultimi anni per aumentare la competitività”.
“Mantenere in attività il comparto bieticolo-saccarifero – ha concluso Rabboni - è un obiettivo assolutamente prioritario per la Regione e dovrebbe esserlo anche per il nostro Governo. La sua scomparsa infatti non solo avrebbe pesanti costi sociali, ma danneggerebbe gravemente l’industria agroalimentare nazionale, rendendola completamente dipendente, per un prodotto strategico quale lo zucchero, dalle politiche commerciali dei produttori stranieri, anche extraeuropei.”
Rabboni: "mantenere in attività il comparto bieticolo-saccarifero è un obiettivo prioritario per questa Regione". Il provvedimento nella legge di bilancio approvata ieri dall'Assemblea legislativa
Bologna - Ammontano a 1,5 milioni di euro le risorse in arrivo nel 2011 per il mantenimento della produzione bieticola sul territorio regionale. E’ quanto prevede un articolo della legge “finanziaria” regionale approvato ieri in Assemblea Legislativa. Le risorse stanziate sono destinate in particolare alle aziende agricole che adotteranno di tecniche di coltivazione e produzione che prevedano specifiche misure “agro-ambientali” e verranno erogate attraverso un bando che sarà emanato dalla Giunta regionale a febbraio.
“L’impegno della Regione – ha sottolineato l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni - testimonia il notevole sforzo che viene fatto per mantenere una coltivazione che, dopo essere stata fortemente penalizzata dalla scellerata riforma comunitaria del settore, sta per affrontare un’annata particolarmente critica”. Nel 2011 infatti da un lato verranno a mancare gli aiuti previsti dalla riforma nel periodo transitorio, dall’altro non sarà pienamente a regime il sostegno previsto per il miglioramento della qualità, in quanto solo dal 2012 in poi verrà stanziato l’intero plafond di 19,7 milioni di euro, con un incremento rispetto al 2011 di circa 5 milioni a livello nazionale.”
“Questo stanziamento – ha aggiunto Rabboni - concorre alla competitività dell’anello più debole della filiera, quello agricolo, che, nonostante i grandi progressi fatti dall’avvio della riforma nel 2006, potrebbe quest’anno non essere in grado di garantire il pieno approvvigionamento delle fabbriche, minando la sostenibilità dell’intero comparto e vanificando tutti gli sforzi finanziari, organizzativi e professionali che il comparto ha fatto negli ultimi anni per aumentare la competitività”.
“Mantenere in attività il comparto bieticolo-saccarifero – ha concluso Rabboni - è un obiettivo assolutamente prioritario per la Regione e dovrebbe esserlo anche per il nostro Governo. La sua scomparsa infatti non solo avrebbe pesanti costi sociali, ma danneggerebbe gravemente l’industria agroalimentare nazionale, rendendola completamente dipendente, per un prodotto strategico quale lo zucchero, dalle politiche commerciali dei produttori stranieri, anche extraeuropei.”
ANNUARIO INEA. CONFAGRICOLTURA: IL 2010 IN AGRICOLTURA UN ANNO DI OMBRE CON QUALCHE LUCE. DALL’EXPORT SEGNALI DI RIPRESA
FONTE: CONFAGRICOLTURA
“Il 2010 si rivela davvero in chiaroscuro per l’agricoltura italiana. In un anno cominciato in salita, si avvertono i primi segnali di miglioramento che fanno ben sperare per il 2011”. Lo sottolinea Confagricoltura commentando i dati emersi dall’Annuario dell’agricoltura Italiana presentati oggi da Inea, ed in particolare l’aumento in termini reali del valore aggiunto del settore stimato in un + 0,9% per il 2010 rispetto all’anno precedente.
“Quanto emerge dalle prime stime Inea, in linea con le nostre previsioni, è senz’altro una buona notizia - aggiunge Confagricoltura - anche se la strada da recuperare è lunga (si sono persi negli ultimi sei anni due miliardi di euro di valore aggiunto, cioè il 7% circa di arretramento dal 2004) e negli ultimi due trimestri l’Istat ha ufficializzato un calo congiunturale del valore aggiunto in termini reali del 3,1% e dell’1,2%”.
“Indubbiamente - osserva Confagricoltura - nelle ultime settimane si è registrato un positivo andamento dei prezzi dei prodotti agricoli, cresciuti da settembre di circa il 3-4% ogni mese, ma contestualmente i costi sono aumentati ad un tasso decisamente inferiore, pari allo 0,5% mensile. E va anche ricordato che dal 2000 ad oggi i listini agricoli sono aumentati all’incirca del 20% ed i costi di oltre il 30%”.
L'andamento dell'occupazione nel settore registra un'ulteriore flessione, sebbene di entità piuttosto modesta (-0,3%) - che influisce negativamente sul reddito per addetto come ha rilevato ieri Eurostat - mentre cresce l’occupazione di manodopera straniera (+5%). La tenuta occupazionale, nonostante la crisi è un segnale positivo che va sottolineato così come il carattere inclusivo dell’agricoltura rispetto ai lavoratori di altri paesi.
Confagricoltura valuta poi estremamente positivo l’andamento dell’export di prodotti agricoli che, nei primi dieci mesi dell’anno, è cresciuto in valore di oltre il 20%, mentre le esportazioni complessive del Paese sono cresciute, nello stesso periodo, meno del 15%. “E’ un dato importante perché segnala quanto spazio ancora da occupare ci sia sui mercati esteri per i nostri prodotti”.
“Il 2010 si rivela davvero in chiaroscuro per l’agricoltura italiana. In un anno cominciato in salita, si avvertono i primi segnali di miglioramento che fanno ben sperare per il 2011”. Lo sottolinea Confagricoltura commentando i dati emersi dall’Annuario dell’agricoltura Italiana presentati oggi da Inea, ed in particolare l’aumento in termini reali del valore aggiunto del settore stimato in un + 0,9% per il 2010 rispetto all’anno precedente.
“Quanto emerge dalle prime stime Inea, in linea con le nostre previsioni, è senz’altro una buona notizia - aggiunge Confagricoltura - anche se la strada da recuperare è lunga (si sono persi negli ultimi sei anni due miliardi di euro di valore aggiunto, cioè il 7% circa di arretramento dal 2004) e negli ultimi due trimestri l’Istat ha ufficializzato un calo congiunturale del valore aggiunto in termini reali del 3,1% e dell’1,2%”.
“Indubbiamente - osserva Confagricoltura - nelle ultime settimane si è registrato un positivo andamento dei prezzi dei prodotti agricoli, cresciuti da settembre di circa il 3-4% ogni mese, ma contestualmente i costi sono aumentati ad un tasso decisamente inferiore, pari allo 0,5% mensile. E va anche ricordato che dal 2000 ad oggi i listini agricoli sono aumentati all’incirca del 20% ed i costi di oltre il 30%”.
L'andamento dell'occupazione nel settore registra un'ulteriore flessione, sebbene di entità piuttosto modesta (-0,3%) - che influisce negativamente sul reddito per addetto come ha rilevato ieri Eurostat - mentre cresce l’occupazione di manodopera straniera (+5%). La tenuta occupazionale, nonostante la crisi è un segnale positivo che va sottolineato così come il carattere inclusivo dell’agricoltura rispetto ai lavoratori di altri paesi.
Confagricoltura valuta poi estremamente positivo l’andamento dell’export di prodotti agricoli che, nei primi dieci mesi dell’anno, è cresciuto in valore di oltre il 20%, mentre le esportazioni complessive del Paese sono cresciute, nello stesso periodo, meno del 15%. “E’ un dato importante perché segnala quanto spazio ancora da occupare ci sia sui mercati esteri per i nostri prodotti”.
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IN ITALIA RIDUZIONE DEL REDDITO AGRICOLO, IN EUROPA AUMENTA + 12,3 % REDDITI AGRICOLI IN EUROPA, MA - 3,3 % IN ITALIA
FONTE: COLDIRETTI
Il reddito agricolo reale per lavoratore è aumentato del 12,3 per cento in
Europa, ma in Italia si è verificata in controtendenza una riduzione del 3,3
per cento. Lo rende noto la Coldiretti sulla base dei dai Eurostat nel 2010
nel sottolineare che il dato europeo deriva da un aumento reddito agricolo
reale (+9,9 per cento), accompagnato da una riduzione della manodopera
agricola (-2,2 per cento). Il reddito agricolo reale per lavoratore nel 2010
- sottolinea la Coldiretti - è stimato in aumento in 21 Stati membri,
mentre è diminuito in sei Stati membri. I più elevati aumenti si sono attesi
in Danimarca (+54,8 per cento), Estonia (+48,8 per cento), Irlanda (+39,1
per cento), Paesi Bassi (+32,0 per cento), Francia (+31,4 per cento),
Lettonia (+25,5 per cento), Belgio (+24,1 per cento), Bulgaria (+23,0 per
cento) e la Germania (+22,8 per cento), e le maggiori diminuzioni in Romania
e il Regno Unito (entrambi -8,2 per cento), Grecia (-4,3 per cento) e Italia
(-3,3 per cento). C¹è dunque - sostiene la Coldiretti - un caso italiano
nell¹agroalimentare con la situazione di difficoltà dell¹agricoltura
italiana che non dipende solo dalla crisi generale, ma dal fatto che stiamo
vivendo i drammatici effetti di quelli che sono i due furti ai quali sono
sottoposte giornalmente le imprese: da una parte il furto di identità e di
immagine che vede sfacciatamente immesso in commercio il cibo proveniente da
chissà quale parte del mondo come italiano; dall'altra il furto di valore
aggiunto che vede sottopagati i nostri prodotti agricoli senza alcun
beneficio per i consumatori. Gli inganni del finto Made in Italy sugli
scaffali riguardano - riferisce la Coldiretti - due prosciutti su tre
venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma
anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono
stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta
ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all'insaputa dei
consumatori, e la metà delle mozzarelle non a denominazione di origine che
sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere. I poteri forti della
filiera agroalimentare - aggiunge la Coldiretti - sfruttano il loro potere
di mercato nei confronti degli agricoltori, che in molti casi non riescono a
coprire i costi di produzione. Per ogni euro speso dai consumatori per
l¹acquisto di alimenti oltre la metà (il 60 per cento) va alla distribuzione
commerciale, il 23 per cento all¹industria di trasformazione e solo il 17
per cento per remunerare il prodotto agricolo. Il prezzo di un prodotto
aumenta piu¹ di cinque volte dal campo alla tavola per colpa delle
distorsioni e delle speculazioni lungo la filiera. Per sostenere la
redditività delle imprese agricole, la Coldiretti è impegnata nel progetto
operativo per una ³Filiera agricola tutta italiana² che ha come obiettivo di
eliminare le distorsioni e tagliare le intermediazioni con l'offerta
attraverso la rete di consorzi agrari, cooperative, mercati degli
agricoltori di Campagna Amica, agriturismi e imprese agricole di prodotti
alimentari al cento per cento italiani firmati dagli agricoltori al giusto
prezzo.
Il reddito agricolo reale per lavoratore è aumentato del 12,3 per cento in
Europa, ma in Italia si è verificata in controtendenza una riduzione del 3,3
per cento. Lo rende noto la Coldiretti sulla base dei dai Eurostat nel 2010
nel sottolineare che il dato europeo deriva da un aumento reddito agricolo
reale (+9,9 per cento), accompagnato da una riduzione della manodopera
agricola (-2,2 per cento). Il reddito agricolo reale per lavoratore nel 2010
- sottolinea la Coldiretti - è stimato in aumento in 21 Stati membri,
mentre è diminuito in sei Stati membri. I più elevati aumenti si sono attesi
in Danimarca (+54,8 per cento), Estonia (+48,8 per cento), Irlanda (+39,1
per cento), Paesi Bassi (+32,0 per cento), Francia (+31,4 per cento),
Lettonia (+25,5 per cento), Belgio (+24,1 per cento), Bulgaria (+23,0 per
cento) e la Germania (+22,8 per cento), e le maggiori diminuzioni in Romania
e il Regno Unito (entrambi -8,2 per cento), Grecia (-4,3 per cento) e Italia
(-3,3 per cento). C¹è dunque - sostiene la Coldiretti - un caso italiano
nell¹agroalimentare con la situazione di difficoltà dell¹agricoltura
italiana che non dipende solo dalla crisi generale, ma dal fatto che stiamo
vivendo i drammatici effetti di quelli che sono i due furti ai quali sono
sottoposte giornalmente le imprese: da una parte il furto di identità e di
immagine che vede sfacciatamente immesso in commercio il cibo proveniente da
chissà quale parte del mondo come italiano; dall'altra il furto di valore
aggiunto che vede sottopagati i nostri prodotti agricoli senza alcun
beneficio per i consumatori. Gli inganni del finto Made in Italy sugli
scaffali riguardano - riferisce la Coldiretti - due prosciutti su tre
venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma
anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono
stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta
ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all'insaputa dei
consumatori, e la metà delle mozzarelle non a denominazione di origine che
sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere. I poteri forti della
filiera agroalimentare - aggiunge la Coldiretti - sfruttano il loro potere
di mercato nei confronti degli agricoltori, che in molti casi non riescono a
coprire i costi di produzione. Per ogni euro speso dai consumatori per
l¹acquisto di alimenti oltre la metà (il 60 per cento) va alla distribuzione
commerciale, il 23 per cento all¹industria di trasformazione e solo il 17
per cento per remunerare il prodotto agricolo. Il prezzo di un prodotto
aumenta piu¹ di cinque volte dal campo alla tavola per colpa delle
distorsioni e delle speculazioni lungo la filiera. Per sostenere la
redditività delle imprese agricole, la Coldiretti è impegnata nel progetto
operativo per una ³Filiera agricola tutta italiana² che ha come obiettivo di
eliminare le distorsioni e tagliare le intermediazioni con l'offerta
attraverso la rete di consorzi agrari, cooperative, mercati degli
agricoltori di Campagna Amica, agriturismi e imprese agricole di prodotti
alimentari al cento per cento italiani firmati dagli agricoltori al giusto
prezzo.
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Coldiretti,
REDDITO AGRICOLO
REDDITI AGRICOLI, CONFAGRICOLTURA: “CROLLO IN CONTROTENDENZA CON L’EUROPA, COSI’ SI CHIUDE”
FONTE: Confagricoltura
In base alle prime stime di Eurostat i redditi pro-capite degli agricoltori italiani nel 2010 sono diminuiti del 3,3%, mentre mediamente quelli degli agricoltori europei sono aumentati del 12,3%. Ed i redditi degli agricoltori italiani sono del 17% circa inferiori a quelli di cinque anni fa.
“Una situazione che preoccupa – commenta Confagricoltura -, ancor più perché si va in controtendenza rispetto a quasi tutta la Ue sia nella congiuntura che nel medio termine. Fino all’anno scorso diminuiva il reddito agricolo nazionale ma anche quello europeo. Quest’anno abbiamo una ripresa dell’ UE a 27 ed una regressione nazionale, che dimostra ancor più quanto l’agricoltura italiana sia più vulnerabile e meno competitiva di quella europea. Se non si arresta questa caduta il futuro dell’intero settore è a rischio”.
In base alle prime stime di Eurostat i redditi pro-capite degli agricoltori italiani nel 2010 sono diminuiti del 3,3%, mentre mediamente quelli degli agricoltori europei sono aumentati del 12,3%. Ed i redditi degli agricoltori italiani sono del 17% circa inferiori a quelli di cinque anni fa.
“Una situazione che preoccupa – commenta Confagricoltura -, ancor più perché si va in controtendenza rispetto a quasi tutta la Ue sia nella congiuntura che nel medio termine. Fino all’anno scorso diminuiva il reddito agricolo nazionale ma anche quello europeo. Quest’anno abbiamo una ripresa dell’ UE a 27 ed una regressione nazionale, che dimostra ancor più quanto l’agricoltura italiana sia più vulnerabile e meno competitiva di quella europea. Se non si arresta questa caduta il futuro dell’intero settore è a rischio”.
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