Fonte: Confagricoltura
Il presidente di Confagricoltura Guidi: «I fatti lo dimostrano. Aumentare la produzione e puntare, allo stesso tempo, con determinazione, verso la sostenibilità, è possibile. Le imprese EcoCloud testimoniano che sostenibilità e produttività possono crescere insieme, in un percorso innovativo e dinamico di cui il “Manifesto delle buone pratiche” è il punto di partenza».
Presentato il “Manifesto delle buone pratiche EcoCloud”, decalogo di Confagricoltura sulla responsabilità ambientale. Il progetto, iniziato lo scorso anno, è nato con l’obiettivo di far conoscere i molteplici percorsi di sostenibilità già avviati dalle imprese agricole associate, favorendone la condivisione attraverso la rete confederale e ponendo le basi per lo sviluppo di nuove iniziative, per rafforzare la presenza sul mercato delle imprese già impegnate in attività di eccellenza in questo ambito.
Dopo una partenza di grande successo con la partecipazione alla “rete delle pratiche sostenibili Ecocloud”, Confagricoltura prosegue il cammino intrapreso avviando “Ecocloud 2.0”. Il progetto si amplia e si approfondisce, concretizzandosi nella creazione del Manifesto delle buon pratiche, uno strumento di valorizzazione, scambio e continuo miglioramento che nasce dalla messa in rete di buone pratiche aziendali altamente innovative e facilita il riconoscimento delle aziende Ecocloud. Il Manifesto diventa così sinonimo di sostenibilità e garanzia di un’impresa che opera nel rispetto dell’ambiente e della comunità, con il fine di far riconoscere le imprese agricole Ecocloud come aziende sostenibili, da privilegiare per le forniture, senza bisogno di altre certificazioni o disciplinari.
Sono comprese tutte le filiere agricole, con particolare riferimento ai comparti vitivinicolo, olivicolo, ortofrutticolo, cerealicolo, florovivaistico e zootecnico, includendo tutte le esperienze di diversificazione produttiva con varie forme di pluriattività e multifunzionalità.
Confagricoltura guarda al futuro con ottimismo, certa di andare nella direzione giusta: l’obiettivo primario del Manifesto è quello di rendere trasparente e dare maggiore visibilità all’attività svolta dalle imprese che, aderendo, possono accrescere la propria legittimazione e il consenso a livello sociale allargando la strategia di business. Le imprese sono supportate operativamente nel loro percorso virtuoso attraverso il rispetto di un disciplinare che racchiude le buone pratiche ambientali condivise nella rete Ecocloud che, se richiesto, può essere qualificato da un controllo di parte terza.
«Le nostre imprese – ha sottolineato il presidente di Confagricoltura Mario Guidi – sono già impegnate in un percorso di rinnovamento, in cui sostenibilità e redditività si conciliano grazie ad una gestione aziendale lungimirante e innovativa. E’ arrivato il momento di unire e dare voce a queste realtà meritevoli, con l’obiettivo di garantire sempre maggior respiro a questi temi fondamentali per il presente e il futuro, non solo dell’ambiente ma anche dell’economia».
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mercoledì 16 luglio 2014
ECOCLOUD: PRESENTATO IL MANIFESTO DELLA SOSTENIBILITÀ DI CONFAGRICOLTURA LE BUONE PRATICHE “SOSTENGONO” IL FUTURO
mercoledì 11 settembre 2013
CAMBIAMENTO CLIMATICO: MENO GAS SERRA DALL'AGRICOLTURA CON CLIMATE CHANGER, UN PROGETTO DELLA REGIONE, INSIEME A BARILLA, GRANAROLO, COOP E ALTRI GRANDI GRUPPI DELL'AGROALIMENTARE ITALIANO
Fonte: Giunta Regionale - Agenzia di Informazione e Comunicazione
Rabboni: la riduzione di CO2 non sarà teorica, ma messa in pratica da un campione di aziende. Incentivi del Psr per diffondere le buone pratiche
La Regione Emilia-Romagna si candida a laboratorio nazionale per la riduzione delle emissioni di gas serra di origine agricola e lo fa insieme ad alcuni dei principali marchi dell’agroalimentare italiano e della grande distribuzione: Barilla, Coop, Granarolo, Granterre, Centro Servizi Ortofrutticoli, Apoconerpo e Unipeg. E’ quanto prevede Climate ChangER un progetto che si propone di mettere a punto tecniche di coltivazione e di allevamento che, a parità di rese produttive e qualità dei prodotti, riducano la produzione di CO2 e degli altri principali gas climalteranti. “Tale riduzione – ha spiegato oggi a Bologna l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni - non viene teorizzata o ipotizzata, ma sarà praticata sul campo da un campione di aziende agricole che adotteranno le buone pratiche nel loro processo produttivo. Queste buone pratiche saranno poi stabilizzate e diffuse attraverso i contratti di fornitura dei partner privati, il sostegno delle risorse del Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020 e azioni di sensibilizzazione verso i consumatori”. Il valore aggiunto di Climate ChangER è dato proprio dalla partecipazione di alcuni tra i più importanti gruppi nazionali e internazionali dell’agroalimentare e della grande distribuzione: un partenariato che rappresenta direttamente e indirettamente circa il 30% delle imprese agricole regionali e 7,5 milioni di consumatori. Un aspetto importante è costituito inoltre dalla possibilità di condividere le esperienze già avviate nel campo della sostenibilità ambientale dai singoli partecipanti. “Porteremo nell’iniziativa – ha spiegato il responsabile Sicurezza e Ambiente Luca Ruini di Barilla - i risultati del nostro progetto ‘grano duro alta qualità’ con il quale abbiamo visto che è possibile ridurre l’impatto ambientale e , allo stesso tempo, migliorare le rese e abbattere i costi”. “La qualità va perseguita a tutto campo, partendo dalla stalla – ha sottolineato Vittorio Zambrini , direttore Qualità di Granarolo, convinto che “ridurre l’impatto ambientale non sia da considerare un sovraccosto”, mentre Claudio Mazzini, responsabile Sostenibiltà e Innovazione di Coop si è soffermato sul ruolo fondamentale che “ i cittadini con le loro scelte potranno svolgere nell’indurre il cambiamento nelle aziende”. Partner scientifici del progetto sono Arpa (l’Agenzia regionale di prevenzione e ambiente) e gli enti di ricerca Crpv di Cesena e Crpa di Reggio Emilia. Un ulteriore supporto sarà fornito dal Consorzio del Parmigiano Reggiano. Approvato dalla Commissione UE nell’ambito del Programma LIFE, il progetto ha durata triennale e un costo di 1,8 milioni di euro cofinanziati al 50% dall’Europa. Cosa prevede Climate ChangER L’obiettivo è mettere a punto nuovi disciplinari di produzione agricola e zootecnica, utilizzando le tecniche più avanzate individuate dalla ricerca in ambito internazionale e partendo dall’esperienza ormai consolidata in Emilia-Romagna della lotta integrata. Buone pratiche che potranno prevedere, tra l’altro, la riduzione dell’uso di fertilizzanti e fitofarmaci, una più razionale gestione delle risorse idriche, tecniche di lavorazione della terra più leggere, diverse modalità di gestione delle deiezioni, nuovi tipi di alimentazione degli animali. I settori su cui si lavorerà sono quelli di grano duro, pomodoro da industria, pero, pesco, fagiolino, bovini (per la produzione di latte alimentare e di Parmigiano-Reggiano e da carne). Un passaggio importante sarà dato dalla sperimentazione in azienda (grazie a un campione di imprese agricole che hanno già dato la loro disponibilità), ma l’obiettivo finale è introdurre in modo stabile i nuovi disciplinari nelle filiere produttive regionali, anche grazie alle risorse della nuovo Programma di sviluppo rurale 2014-2020, sostenendoli e valorizzandoli presso i consumatori. L’applicazione delle nuove metodologie dovrà ridurre le emissioni di origine agricola dell'Emilia-Romagna di 200 mila tonnellate di CO2 equivalenti in tre anni, in coerenza con gli obiettivi europei della Strategia Europa 2020. Il progetto utilizzerà la metodologia dell’LCA (Life Cycle Assessment) per calcolare l’impronta di carbonio (dunque le emissioni ) delle diverse colture. Lo farà in considerando l’insieme delle colture, dunque in una logica di sostenibilità complessiva.I gas più coinvolti nel cambiamento climatico in atto sono l’anidride carbonica (CO2), il protossido di azoto (NO2) e il metano (CH2). Secondo gli esperti il settore agricolo nel suo complesso contribuisce al 6,7% della produzione di gas serra./
Rabboni: la riduzione di CO2 non sarà teorica, ma messa in pratica da un campione di aziende. Incentivi del Psr per diffondere le buone pratiche
La Regione Emilia-Romagna si candida a laboratorio nazionale per la riduzione delle emissioni di gas serra di origine agricola e lo fa insieme ad alcuni dei principali marchi dell’agroalimentare italiano e della grande distribuzione: Barilla, Coop, Granarolo, Granterre, Centro Servizi Ortofrutticoli, Apoconerpo e Unipeg. E’ quanto prevede Climate ChangER un progetto che si propone di mettere a punto tecniche di coltivazione e di allevamento che, a parità di rese produttive e qualità dei prodotti, riducano la produzione di CO2 e degli altri principali gas climalteranti. “Tale riduzione – ha spiegato oggi a Bologna l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni - non viene teorizzata o ipotizzata, ma sarà praticata sul campo da un campione di aziende agricole che adotteranno le buone pratiche nel loro processo produttivo. Queste buone pratiche saranno poi stabilizzate e diffuse attraverso i contratti di fornitura dei partner privati, il sostegno delle risorse del Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020 e azioni di sensibilizzazione verso i consumatori”. Il valore aggiunto di Climate ChangER è dato proprio dalla partecipazione di alcuni tra i più importanti gruppi nazionali e internazionali dell’agroalimentare e della grande distribuzione: un partenariato che rappresenta direttamente e indirettamente circa il 30% delle imprese agricole regionali e 7,5 milioni di consumatori. Un aspetto importante è costituito inoltre dalla possibilità di condividere le esperienze già avviate nel campo della sostenibilità ambientale dai singoli partecipanti. “Porteremo nell’iniziativa – ha spiegato il responsabile Sicurezza e Ambiente Luca Ruini di Barilla - i risultati del nostro progetto ‘grano duro alta qualità’ con il quale abbiamo visto che è possibile ridurre l’impatto ambientale e , allo stesso tempo, migliorare le rese e abbattere i costi”. “La qualità va perseguita a tutto campo, partendo dalla stalla – ha sottolineato Vittorio Zambrini , direttore Qualità di Granarolo, convinto che “ridurre l’impatto ambientale non sia da considerare un sovraccosto”, mentre Claudio Mazzini, responsabile Sostenibiltà e Innovazione di Coop si è soffermato sul ruolo fondamentale che “ i cittadini con le loro scelte potranno svolgere nell’indurre il cambiamento nelle aziende”. Partner scientifici del progetto sono Arpa (l’Agenzia regionale di prevenzione e ambiente) e gli enti di ricerca Crpv di Cesena e Crpa di Reggio Emilia. Un ulteriore supporto sarà fornito dal Consorzio del Parmigiano Reggiano. Approvato dalla Commissione UE nell’ambito del Programma LIFE, il progetto ha durata triennale e un costo di 1,8 milioni di euro cofinanziati al 50% dall’Europa. Cosa prevede Climate ChangER L’obiettivo è mettere a punto nuovi disciplinari di produzione agricola e zootecnica, utilizzando le tecniche più avanzate individuate dalla ricerca in ambito internazionale e partendo dall’esperienza ormai consolidata in Emilia-Romagna della lotta integrata. Buone pratiche che potranno prevedere, tra l’altro, la riduzione dell’uso di fertilizzanti e fitofarmaci, una più razionale gestione delle risorse idriche, tecniche di lavorazione della terra più leggere, diverse modalità di gestione delle deiezioni, nuovi tipi di alimentazione degli animali. I settori su cui si lavorerà sono quelli di grano duro, pomodoro da industria, pero, pesco, fagiolino, bovini (per la produzione di latte alimentare e di Parmigiano-Reggiano e da carne). Un passaggio importante sarà dato dalla sperimentazione in azienda (grazie a un campione di imprese agricole che hanno già dato la loro disponibilità), ma l’obiettivo finale è introdurre in modo stabile i nuovi disciplinari nelle filiere produttive regionali, anche grazie alle risorse della nuovo Programma di sviluppo rurale 2014-2020, sostenendoli e valorizzandoli presso i consumatori. L’applicazione delle nuove metodologie dovrà ridurre le emissioni di origine agricola dell'Emilia-Romagna di 200 mila tonnellate di CO2 equivalenti in tre anni, in coerenza con gli obiettivi europei della Strategia Europa 2020. Il progetto utilizzerà la metodologia dell’LCA (Life Cycle Assessment) per calcolare l’impronta di carbonio (dunque le emissioni ) delle diverse colture. Lo farà in considerando l’insieme delle colture, dunque in una logica di sostenibilità complessiva.I gas più coinvolti nel cambiamento climatico in atto sono l’anidride carbonica (CO2), il protossido di azoto (NO2) e il metano (CH2). Secondo gli esperti il settore agricolo nel suo complesso contribuisce al 6,7% della produzione di gas serra./
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