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mercoledì 21 settembre 2011

AUDIZIONE ALLA CAMERA SULLA RIFORMA DELLA PAC. CONFAGRICOLTURA: “IL PAESE PER COMPETERE HA BISOGNO DI UN’AGRICOLTURA FORTE”

Fonte: Confagricoltura

“La riforma della politica agricola comune deve partire con la riconferma del budget finanziario comunitario e nazionale, con una dotazione per il settore agricolo almeno pari, in termini reali, alla dotazione attuale, ovvero circa 60 miliardi di euro per anno di cui quasi 6 miliardi all’agricoltura italiana”. Lo hanno chiesto i rappresentanti di Confagricoltura nell’audizione odierna in Commissione Bilancio della Camera sul futuro della Pac.

Confagricoltura ha ricordato come l’Italia sia un contribuente netto al bilancio comunitario, dando all’incirca il doppio di quello che riceve: 15 miliardi di euro di contributi versati a fronte di finanziamenti ricevuti per 8,3 miliardi di cui quasi 6 per l’agricoltura italiana tra primo e secondo pilastro. Ed ha sottolineato: “Una riduzione del budget complessivo per l’agricoltura è ingiustificata ed inaccettabile e peggiorerebbe ulteriormente la nostra posizione di debitori netti che già assomma ad oltre 6,5 miliardi di euro nel 2010. Si prevede un bilancio dell’Ue in crescita ma l’unica voce che verrebbe a contrarsi sarebbe proprio quella degli stanziamenti agricoli per oltre 5 miliardi di euro tra il 2013 ed il 2020. Sono finiti i tempi in cui l’agricoltura era considerata la cenerentola dell’economia. I temi della produzione di qualità, salubrità e sicurezza alimentare sono fondamentali per l’Europa attuale e futura, vista la rilevanza del settore primario anche sul piano sociale ed ambientale.

Investire nell’agricoltura come Bruxelles ha fatto dall’avvio del percorso di unificazione europea significa puntare su un settore che può contribuire a far uscire l’economia del continente dalla crisi; che vanta come agroalimentare l’8 per cento di occupazione e che gestisce il 70 per cento del territorio. “Ogni euro speso in più per i campi e gli allevamenti – ribadisce Confagricoltura – significa più valore aggiunto e più competitività delle nostre imprese.”

L’Organizzazione degli imprenditori agricoli ha quindi ricordato come, a livello europeo, il reddito degli agricoltori, mediamente, è cresciuto dell’11% negli ultimi cinque anni, mentre quello degli agricoltori italiani, in totale controtendenza, è crollato del 16%.

“Non va trascurato – hanno concluso i rappresentanti di Confagricoltura - il ruolo positivo dell’agricoltura e dell’agroalimentare sulla bilancia commerciale nazionale. Ormai oltre l’8% dell’export italiano in valore è costituito da prodotti agroalimentari e la quota sull’export è cresciuta negli ultimi anni. Il Paese non può permettersi fanalini di coda ma settori rafforzati e competitivi”.

Per i dati relativi alla Pac elaborati da Confagricoltura cliccare qui

martedì 21 settembre 2010

POMODORO: STATO DI CRISI, AUDIZIONE PARLAMENTARE PER METTERE MANO ALLA SITUAZIONE

Fonte: Coldiretti Ferrara

In alcuni casi sono stati pagati dalle industrie ai coltivatori di pomodoro delle regioni del centro sud prezzi inferiori a quelli riconosciuti ai cinesi. E’ quanto ha denunciato Il Vicepresidente di Coldiretti Mauro Tonello che ha partecipato, insieme al vice presidente di Unci-Coldiretti Marco Crotti, all’audizione alla Commissione agricoltura della Camera sulle criticità della campagna del pomodoro da industria. Nelle campagne del centro-sud si sono verificati per la produzione del pomodoro ritardi o mancati invii dei mezzi di trasporto da parte di molti industriali che - ha sottolineato Tonello - hanno causato una eccessiva permanenza del prodotto sulle piante, con fenomeni di sovra maturazione che hanno poi determinato problemi a livello di qualità del prodotto, con aumento degli scarti, taglio dei prezzi, rifiuto di scaricare il prodotto. A fronte di questa situazione - ha precisato il vicepresidente della Coldiretti - alcuni industriali del sud hanno minacciato di non ritirare il prodotto, se non a fronte di prezzi più bassi del contrattato, facendo leva sul fatto che il regime parzialmente accoppiato comporta l’obbligo, per il produttore, di consegnare una resa minima, per poter ottenere la parte accoppiata del premio. Sono stati anche evidenziati i problemi per il mancato rispetto delle rese minime previste per l’erogazione della parte accoppiata del premio (rese minime pari al 70% della resa media storica di quella regione), in alcuni casi a causa di calamità naturali (precipitazioni o temperature troppo elevate), in altri a causa del mancato o rallentato ritiro da parte dell’industria. Il risultato - ha detto Tonello - è una assurda situazione di un mercato a due velocità, dove gli industriali e le cooperative corrette, che pagano i prezzi pattuiti, devono sopportare la concorrenza sleale, non solo di chi trasforma il prodotto cinese in Made in Italy, ma anche di chi pretende di produrre in Italia, a prezzi cinesi, per poi andare sullo scaffale con i prezzi italiani. Per la Coldiretti – ha concluso Tonello – serve:
- una forte iniziativa governativa a livello comunitario per l’approvazione di un sistema europeo di etichettatura obbligatoria dell’origine del pomodoro utilizzato in tutti i derivati e maggiori controlli sulle importazioni di concentrato di origine cinese;
- una soluzione al problema delle rese minime per evitare che le imprese agricole, oltre ai danni derivanti dai comportamenti, quanto meno scorretti, dell’industria, perdano anche la parte accoppiata del premio;
- la verifica, da parte ministeriale e regionale, dei comportamenti di industrie e organizzazioni dei produttori e il blocco delle eventuali agevolazioni/incentivi (Ocm, Psr, tariffe energetiche) per i soggetti che fossero risultati inadempienti rispetto agli obblighi contrattuali;
- la definizione di un tavolo ministeriale per definire alcune regole per la campagna 2011, tra cui la fissazione di una data di riferimento per la stipula dei contratti anticipata a fine anno, per permettere una corretta e serena programmazione degli investimenti agricoli e delle attività industriali e di una forma contrattuale di riferimento a livello nazionale, vincolando le agevolazioni/incentivi, al rispetto di tali regole;
- la definizione di un marchio etico per il Made in Italy, legato al rispetto dei contratti e dei lavoratori.