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martedì 23 febbraio 2010

COLTIVAZIONE POMODORO RISCHIA DI SPARIRE IN PIANURA PADANA

FONTE: Coldiretti Ferrara


Accordo sul prezzo scontenta agricoltura e industria. Per Coldiretti Ferrara occorrono nuove regole che evitino dumping sociale ed economico del prodotto d’importazione. A rischio 7.500 e l’occupazione assicurata dalle industrie di trasformazione e dall’indotto.

La produzione di pomodoro da industria rischia di sparire dalla pianura Padana, e quindi anche dalla nostra provincia. L’allarme viene da Coldiretti che nel ricordare che nel nord Italia si produce un terzo dell’ormai ex oro rosso italiano con oltre 7.500 ettari in provincia di Ferrara, evidenzia che il rischio di abbandono è molto concreto dopo l’accordo sul prezzo del pomodoro per il 2010, siglato lunedì sera a Parma tra i rappresentanti degli agricoltori e quelli dell’industria. Il prezzo di 70 euro a tonnellata, con un calo di 9,50 euro rispetto all’anno scorso, è antieconomico per l’agricoltore, visto che il costo nei campi – sottolinea Coldiretti – è di circa 80 euro. Contemporaneamente l’industria si trova a fare i conti con i prezzi del mercato mondiale, mentre la riduzione delle semine nei nostri campi dovrebbe portare a un sottoutilizzo degli impianti industriali.

“In questa situazione- commenta il presidente di Coldiretti Ferrara, Mauro Tonello – il settore del pomodoro non è più in grado di creare reddito e diventa un settore antieconomico. L’unica soluzione è mettere in campo nuove strumentazioni e nuove regole che ridiano spazio alla capacità produttiva sia qualitativa, sia quantitativa del nostro Paese”.

La concorrenza del prodotto estero – ricorda Coldiretti – è fatta di prezzi bassi, ma di altrettanta bassa qualità. Le importazioni – sottolinea Coldiretti – nascondono fenomeni di dumping sociale, con i costi del prodotto ridotti ai minimi termini per assenza nel Paese d’origine di garanzie per i lavoratori, per l’uso in campagna di prodotti chimici da noi vietati, per industrie di trasformazione prive di sistemi adeguati di depurazione per tutelare l’ambiente circostante e per i grandi problemi sanitari dovuti soprattutto ai livelli di muffe presenti nel prodotto.

“Occorre che l’Italia è l’Europa – afferma Tonello – facciano una chiara scelta di regole per tutelare i propri cittadini consumatori. Ad esempio l’assenza di una chiara etichettatura d’origine per tutti i derivati del pomodoro che non sia la passata consente che il prodotto estero possa finire in prodotti spacciati per italiani, con conseguenza che la loro bassa qualità finisca per pregiudicare irrimediabilmente l’immagine del pomodoro italiano”.

Coldiretti ritiene fondamentale un maggiore controllo nei punti di entrata del prodotto importato, in particolare i porti, dove occorre specializzare personale che sappia gestire le importazioni non solo sul piano quantitativo, ma anche su quello qualitativo, in particolare per gli aspetti sanitari legati ai residui chimici e alle qualità organolettiche.

Un’attenzione particolare – secondo Coldiretti – bisogna porre nel cosiddetto “traffico di perfezionamento attivo”, che, tradotto, significa importazione di pomodoro da lavorare per conto terzi che deve poi essere riesportato totalmente. “In realtà – spiega Tonello – può succedere che venga importato una triplo concentrato di pomodoro, che venga lavorato e riesportato con una concentrazione più diluita. In termini di peso i quantitativi riesportati sono gli stessi, ma parte del concentrato resta in Italia e finisce all’interno di prodotti nazionali. Anche per ridurre i rischi di queste situazioni – conclude Tonello – è importante avviare con l’industria una riflessione sull’opportunità di continuare ad importare pomodoro in contemporanea con le nostre produzioni, ed arrivare anche a bloccare questo tipo di importazioni nei territori dove la produzione locale di pomodoro italiano sia abbondante e sufficiente a soddisfare la capacità lavorativa dell’industria”

lunedì 25 gennaio 2010

COLDIRETTI FERRARA: AVVICENDAMENTO ALLA DIREZIONE DELLA FEDERAZIONE PROVINCIALE. LUIGI ZEPPONI NUOVO DIRETTORE

FONTE: Coldiretti Ferrara

Con l’approvazione unanime del Consiglio Provinciale di venerdì 22 gennaio si è sancito l’avvicendamento alla direzione di Coldiretti Ferrara tra Andrea Crestani, che andrà a ricoprire un importante incarico presso l’Unione delle Bonifiche del Veneto, e Luigi Zepponi che assume il ruolo di Direttore nella nostra provincia.

Alla presenza del dott. Biso in rappresentanza di Coldiretti nazionale e del direttore regionale Lelli, il Consiglio Provinciale di Coldiretti Ferrara, tramite il Presidente Mauro Tonello, ha espresso il più vivo ringraziamento ad Andrea Crestani per la sua attività alla direzione di Ferrara dal marzo 2006, improntata ad un recupero di competitività della Federazione ed un profondo interesse per le imprese agricole associate, negli anni in cui più forte è stata anche la necessità di implementare il progetto Coldiretti per l’agricoltura italiana, avviando anche una sana “concorrenza” tra le associazioni agricole, lanciando una sfida a tutto campo nella costruzione di un modello di sviluppo per il made in Italy agroalimentare.

Un impegno forte, che Tonello ha riconosciuto a Crestani, che ha portato ad operare sia sul versante organizzativo interno, sia nelle attività economiche e sindacali della nostra provincia, i cui risultati sono evidenti nei numeri e nelle tante cose fatte in questi anni.

“Sarà un cambio di direttore – ha sottolineato Tonello – che non produrrà strappi od effetti bruschi, passeremo da una valida professionalità, ad un’altra altrettanto valida”.

Andrea Crestani nel salutare tutti i consiglieri ed il personale, ha ricordato questi anni trascorsi a Ferrara come un periodo intenso, un percorso volato in fretta, con tante cose fatte con un grande impegno ed uno spirito di squadra non comune,che ha permesso di affrontare anche le sfide più difficili, facendo crescere Coldiretti e portando molto di Ferrara nel progetto di Coldiretti nazionale.

Il saluto di Luigi Zepponi, nuovo direttore nella nostra provincia dopo molti anni di esperienza alla guida di altre federazioni (l’ultima quella di Asti), ha rimarcato il suo impegno nell’affiancare la dirigenza nel portare avanti il progetto di Coldiretti e dare alle imprese associate un servizio di massima efficienza e sostegno nella competizione sui mercati, mettendo a disposizione la sua esperienza in una realtà sicuramente non facile ma stimolante sotto molti punti di vista come quella ferrarese, ringraziando Crestani per il lavoro svolto e dando disponibilità a quello spirito di squadra che per Coldiretti è un valore aggiunto a disposizione dei soci.

mercoledì 13 gennaio 2010

IMPEGNO DI COLDIRETTI PER IL RIPRISTINO DELLE AGEVOLAZIONI ALL’ACQUISTO DEI TERRENI.

FONTE: Coldiretti Ferrara

La mancata proroga di fine anno sarà solo transitoria. Coldiretti ha sollecitato il Governo a reintrodurre le agevolazioni per i Coltivatori Diretti per l’acquisto dei fondi agricoli.

“Abbiamo registrato l’impegno del Governo per far sì che alle imprese agricole, dedite in modo professionale alla coltivazione dei terreni, soprattutto se giovani, venga ancora riconosciuta l’agevolazione fiscale per l’acquisto, così come era previsto dalla norma non prorogata dalla Finanziaria, o in altro modo equivalente”

In riferimento alla mancata proroga della cosiddetta “piccola proprietà contadina”, ovvero delle agevolazioni per i coltivatori diretti in sede di acquisto dei terreni da destinare alla attività agricola e nei quali prestare la propria attività manuale o imprenditoriale, Coldiretti Ferrara tramite il Presidente Tonello, rassicura sull’impegno dell’Organizzazione per il ripristino dell’agevolazione, che entro pochi mesi dovrebbe essere messa nero su bianco in un provvedimento ad hoc.

Non è la prima volta – ricorda Coldiretti - nella storia di questo provvedimento, che è sempre stato in proroga (da oltre 50 anni), che si sia “sforato” il termine di fine anno, ripristinando la norma nei mesi successivi, anche per motivi tecnici nella costruzione delle manovre finanziarie e quindi delle coperture relative.

Nel frattempo ricorda Coldiretti, è possibile comunque usufruire della aliquota ridotta per l’acquisto di terreni da parte degli Imprenditori Agricoli Professionali (DPR 131/86, parte prima, articolo 1, nota I) ovvero 8% del valore di stipula del fondo (e nel caso di giovani in possesso dei richiesti requisiti il 6%), oppure adottare la formula del cosiddetto “compendio unico”, che a fronte della costituzione di una estensione di terreno necessaria al reggimento del livello minino di redditività determinato dai Piani Regionali di Sviluppo Rurale, e con il vincolo indivisibilità e di diretta coltivazione decennale sui beni - terreni e relative pertinenze – prevede l’esonero dal pagamento di ogni genere di imposta (registro, ipotecaria e catastale, bollo), nonché la riduzione ad un sesto degli onorari notarili.

Pur trattandosi di norme emanate ormai da diversi anni sino ad ora sono stati pochissimi gli atti registrati in compendio unico, e forse può essere questa l’occasione per approfondire l’istituto e la sua pratica applicazione.