Fonte: Confagricoltura
“Non sorprende la bocciatura della Commissione Politiche Ue della Camera dell’emendamento volto ad aumentare la percentuale di frutta in succhi e bevande analcoliche a base di frutta portandola dal 12 al 20 per cento”. E’ questo il commento di Confagricoltura.
“La Commissione europea, già in passato, si è più volte pronunciata sulla questione – spiega l’Organizzazione degli imprenditori agricoli - ritenendo tale disposizione inapplicabile in quanto lesiva delle norme europee in materia di libera circolazione delle merci”.
“È evidente – osserva ancora Confagricoltura - che la situazione meriterebbe di essere affrontata, ma nelle giuste sedi, quelle comunitarie, con un’azione determinata da parte del governo. In tal senso il richiamo alle regole europee che anche il ministro Martina ha fatto oggi, al ‘question time” alla Camera sull’etichettatura”.
Se una bibita si chiama aranciata o limonata, ad avviso di Confagricoltura, “è giusto che abbia una percentuale minima di succo di arancia o di limone e non solo bollicine”.
“Confagricoltura – conclude la nota di Palazzo della Valle – non può che essere favorevole ad una soluzione in questi termini, che porterebbe benefici a tutti: un prodotto più sano e più gustoso, che avrebbe sicuramente un maggiore appeal verso il consumatore e un canale di sbocco più ampio per le nostre imprese”.
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mercoledì 26 marzo 2014
CONFAGRICOLTURA: “OCCORRE PIÙ FRUTTA NEI SUCCHI, MA LA QUESTIONE VA AFFRONTATA A BRUXELLES”
COLDIRETTI, SUCCHI DI FRUTTA “OSTAGGIO” DELLE LOBBY, E’ SCONTRO CON PRODUTTORI
Fonte: Coldiretti Ferrara
Le logiche delle lobby industriali sembrano prevalere su salute e qualità. L’innalzamento della percentuale di frutta porterebbe benefici sia ai produttori che ai consumatori.
“Rimaniamo interdetti per la decisione della Commissione Politiche dell’Ue della Camera di bocciare l’emendamento alla Legge europea 2013 finalizzato ad innalzare la percentuale minima di frutta nei succhi e bevande analcoliche dall'attuale 12% al 20%. Avevamo salutato con soddisfazione la volontà del Partito democratico, il primo partito italiano, di opporsi all’allora Governo Letta e di approvare, in Commissione Agricoltura, una misura che era nell’interesse dei consumatori e dei produttori italiani, ma dobbiamo prendere atto che le più bieche lobby industriali sono riuscite ad avere il sopravvento sulla logica della salute e della qualità”. E’ quanto denuncia il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nell’evidenziare che la decisione del Parlamento “getta nella più assoluta prostrazione i produttori di frutta, soprattutto del meridione, e danneggia i consumatori italiani, in particolare i bambini che avrebbero diritto ad alimenti di qualità superiore”. La Coldiretti ricorda che, con l’aumento al 20 per cento del contenuto minimo di frutta nelle bevande analcoliche prodotte e commercializzate in Italia, duecento milioni di chili di arance all'anno in più sarebbero “bevute” dai 23 milioni di italiani che consumano bibite gassate. “L’Italia con il primato europeo nella qualità e sanità degli alimenti – afferma Moncalvo - ha il dovere di essere all’avanguardia nella battaglia per cambiare norme che sono difese in Europa solo dalle grandi lobby industriali”. Innalzare la percentuale minima di frutta nei succhi e bevande analcoliche dall'attuale 12% al 20% avrebbe concorso a migliorare concretamente la qualità dell’alimentazione e avrebbe dato un colpo a quella intollerabile catena dello sfruttamento che al Sud colpisce gli agricoltori ed i trasformatori mentre le uniche ad aver vinto sono state le multinazionali dell’aranciata. Ora questa battaglia di verità e di trasparenza – conclude Moncalvo – si sposta nelle aule parlamentari. La Coldiretti garantisce il suo impegno ai produttori e ai consumatori italiani per rimuovere un atto di autentica ingiustizia”.
Le logiche delle lobby industriali sembrano prevalere su salute e qualità. L’innalzamento della percentuale di frutta porterebbe benefici sia ai produttori che ai consumatori.
“Rimaniamo interdetti per la decisione della Commissione Politiche dell’Ue della Camera di bocciare l’emendamento alla Legge europea 2013 finalizzato ad innalzare la percentuale minima di frutta nei succhi e bevande analcoliche dall'attuale 12% al 20%. Avevamo salutato con soddisfazione la volontà del Partito democratico, il primo partito italiano, di opporsi all’allora Governo Letta e di approvare, in Commissione Agricoltura, una misura che era nell’interesse dei consumatori e dei produttori italiani, ma dobbiamo prendere atto che le più bieche lobby industriali sono riuscite ad avere il sopravvento sulla logica della salute e della qualità”. E’ quanto denuncia il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nell’evidenziare che la decisione del Parlamento “getta nella più assoluta prostrazione i produttori di frutta, soprattutto del meridione, e danneggia i consumatori italiani, in particolare i bambini che avrebbero diritto ad alimenti di qualità superiore”. La Coldiretti ricorda che, con l’aumento al 20 per cento del contenuto minimo di frutta nelle bevande analcoliche prodotte e commercializzate in Italia, duecento milioni di chili di arance all'anno in più sarebbero “bevute” dai 23 milioni di italiani che consumano bibite gassate. “L’Italia con il primato europeo nella qualità e sanità degli alimenti – afferma Moncalvo - ha il dovere di essere all’avanguardia nella battaglia per cambiare norme che sono difese in Europa solo dalle grandi lobby industriali”. Innalzare la percentuale minima di frutta nei succhi e bevande analcoliche dall'attuale 12% al 20% avrebbe concorso a migliorare concretamente la qualità dell’alimentazione e avrebbe dato un colpo a quella intollerabile catena dello sfruttamento che al Sud colpisce gli agricoltori ed i trasformatori mentre le uniche ad aver vinto sono state le multinazionali dell’aranciata. Ora questa battaglia di verità e di trasparenza – conclude Moncalvo – si sposta nelle aule parlamentari. La Coldiretti garantisce il suo impegno ai produttori e ai consumatori italiani per rimuovere un atto di autentica ingiustizia”.
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